Chi dice che in smartworking (o home-working) si lavori di meno e si abbia più tempo per la casa e la famiglia si sbaglia di grosso, e molti lavoratori che in questi mesi di pandemia da covid si sono trovati a sperimentare questa modalità di lavoro da casa si sono ricreduti. Spesso ci si ritrova a non staccarsi dal pc perché “ma sì, tanto sono a casa”, a sistemare cucina e salotto a bocconi e a seguire i bambini e le loro lezioni non trovando più tempo per il resto. E così anche l’alimentazione ne risente.
Ma non dev’essere per forza così. Perché non avere tempo per fare da mangiare non vuol dire trovarsi inevitabilmente a ingozzarsi al volo di schifezze o cibi pronti che di sano non hanno nulla. Basta fare delle scelte più intelligenti per far sì che i pranzi durante lo smart working siano comunque salutari, gustosi e soddisfacenti. Per tutta la famiglia.
Panini? Sì, ma con qualche attenzione in più. Evitiamo di comprare i sandwich e i tramezzini già pronti, confezionati in tantissima plastica e zeppi di conservanti. Compriamo a inizio settimana qualche panino integrale dal fornaio e mettiamolo in freezer. Basterà toglierlo dal congelatore al mattino per averlo bello morbido a mezzogiorno. Dopodiché possiamo farcire il nostro panino con formaggio spalmabile, frutta secca, avanzi del giorno prima, verdure alla julienne, humus o guacamole, salmone, avocado, uovo… Basta sbizzarrire la fantasia ed evitare gli insaccati.
Anche i pasti pronti sono ok (e quante volte ci salvano la vita!), ma solo se sani e salutari. Il delivery intelligente, ad esempio, è quello di Nutribees, un servizio di cibo a domicilio che permette di non pensare al pranzo e alla cena da preparare quando abbiamo poco tempo, ma assicurando benessere ed equilibrio. Non è la classica pizza, insomma: si tratta di pasti completi di tutti i nutrienti, bilanciati e variegati, preparati con ingredienti freschi e di qualità, senza conservanti, da farsi arrivare a casa tramite ordine o abbonamento flessibile e da consumare entro quindici giorni seguendo le indicazioni di cottura.
Da poco è possibile anche ordinare 20 piatti in un unico box risparmiando e acquistando ricette per tutta la famiglia, scegliendo in base ai gusti di ognuno. I piatti sono adatti anche ai bambini e preparati come li prepareremmo noi a casa con ingredienti di ottima qualità e sempre freschi. E poi grazie alla varietà dei piatti Nutribees diventa occasione perfetta per fare assaggiare piatti diversi ai bambini, proponendo pesce, legumi, frutta e verdura in maniera diversa.Queste sopra, ad esempio, sono polpette di ceci, mentre queste qui sotto sono polpette al tonno in sugo.

A volte una pastasciutta al pomodoro, veloce e semplice, è un’ottima soluzione. Per renderla più veloce e facile da preparare scaldiamo l’acqua in un bollitore prima di metterla sul fuoco e scegliamo la pasta fresca integrale che troviamo nel banco frigo del supermercato, più buona e dalla cottura più veloce.
Per fare prima possiamo aprire le buste, ma se abbiamo cinque minuti in più è sempre preferibile comprare la verdura fresca da lavare e tagliare. A questa aggiungiamo ingredienti semplici che abbiamo in frigorifero: della feta, delle noci, i semi, la frutta (ci stanno benissimo i frutti rossi, le mele o le arance!), le olive… Un’insalatona, insomma, è sempre una buona idea.

Una cosa intelligente è preparare, alla sera, quantità più abbondanti di cibo. Tendenzialmente abbiamo più tempo per cucinare e quindi prepariamo alimenti più elaborati e sani. Invece di preparare le solite tre o quattro porzioni, aggiungiamone altrettante (in base a quanti mangeranno a casa anche il giorno dopo) e il giorno dopo riscaldiamo il tutto. A volte i cibi acquisiscono ancora più sapore!
L’olio di cocco è un prodotto versatile e naturale che, grazie alle numerose sostanze antiossidanti contenute al suo interno, è l’alleato numero uno per contrastare i segni dell’invecchiamento, un rimedio naturale che risponde a domande tipo come togliere il crespo dai capelli? O come combattere dermatiti, herpes e acne?
Questo particolare tipo di olio, infatti, è un naturale emolliente e protettivo per il corpo e per il viso, aiuta a proteggere i capelli dalla secchezza e dai pidocchi e può essere utilizzato anche in cucina per sostituire burro e margarina.
L’olio di cocco viene ricavato dalle noci della pianta Cocos Nucifera, una pianta originaria delle coste tropicali, e viene estratto direttamente dalla mandorla della noce, detta copra. È caratterizzato da un elevato contenuto di grassi saturi, per questo per molto tempo è stato considerato potenzialmente pericoloso per la salute cardiovascolare.
Soprattutto in ambito alimentare per lungo tempo si sono scontrate due fazioni riguardanti l’utilizzo dell’olio di cocco: da un lato c’era chi lo sconsigliava appunto per l’alto contenuto di grassi saturi dannosi per il colesterolo LDL; dall’altro c’era chi invece lo promuoveva in quanto questi grassi non sono sempre nocivi.
In realtà infatti i grassi saturi di quest’olio, non essendo acidi a catena lunga, permettono di fare scorte di energia senza andare ad alzare il livello del colesterolo ma, anzi, secondo alcuni studi scientifici, risultano essere utili proprio nel contrastare il colesterolo cattivo favorendo quello buono.
L’olio di cocco possiede anche altre proprietà benefiche. È costituito infatti per il 50% di acido ialuronico, un grasso saturo fondamentale per il nostro corpo che ci aiuta a combattere virus e batteri.
Ricco di vitamine E e K e di ferro, nutrienti fondamentali per la salute e il benessere del nostro organismo, l’olio di cocco possiede al suo interno anche l’acido caprico che ha un’attività antifungina tanto che viene utilizzato contro le infezioni, come per esempio la Candida, e viene usato anche per combatte i microbi.
Per quanto riguarda la cosmesi, l’olio di cocco viene utilizzato per realizzare numerose creme e saponi. Ha infatti un’azione lenitiva ed emolliente che idrata la pelle donandole elasticità e tono. L’acido ialuronico, inoltre, dona a questo olio un potere antivirale e antinfiammatorio che garantisce ai cosmetici che lo contengono una funzione antisettica.
L’olio di cocco ha un gran successo anche per quanto riguarda la cura dei capelli. Utilizzato per creare maschere e impacchi, l’olio di cocco aiuta a combattere la secchezza, l’opacità e la formazione delle noiose doppie punte, garantendo ai capelli morbidezza e lucidità.
Come già accennato, gli acidi grassi contenuti nell’olio di cocco non sono grassi a catena lunga. Questo conferisce all’olio di cocco la capacità di combattere e prevenire i problemi di peso, aiutando il funzionamento della tiroide e del sistema endocrino e andando addirittura a velocizzare il metabolismo.
L’olio di cocco aiuta anche a prevenire le malattie del fegato, dei reni impedendo la formazione dei calcoli, migliora la secrezione di insulina e tiene sotto controllo gli zuccheri nel sangue. In ultimo previene l’aterosclerosi in quanto aiuta a controllare il livello di colesterolo nel sangue e la pressione arteriosa.
In cucina l’olio di cocco può essere usato in vari modi. È sconsigliato cucinarlo ma può essere usato in aggiunta ad altri cibi. Può infatti essere utilizzato al posto dello zucchero, nel caffè o nel tè, ma anche nei dolci in quanto ha un sapore dolciastro, con pane e marmellata oppure nella preparazione di frullati, nello yogurt o insieme al latte. È anche un ottimo sostituto dell’olio di oliva donando ai piatti un sapore più esotico.
L’olio di cocco può infine sostituire il burro sia nella preparazione di cibi dolci che di cibi salati, diventando così un’ottima alternativa per coloro che seguono una dieta vegetariana e vegana in quanto è un prodotto vegetale al cento per cento.
L’olio di cocco è quindi ricco di proprietà benefiche che possono essere sfruttate sia in campo alimentare che in quello della cura del corpo. Secondo alcuni studi scientifici, inoltre, l’olio di cocco porta con sé ulteriori benefici anche a livello cerebrale in quanto facilita i processi metabolici nel funzionamento cerebrale. L’utilizzo di questo olio, infatti, aiuta a rafforzare il cervello, migliorando le prestazioni intellettuali tanto da essere consigliato a chi soffre di Alzheimer.
Non finisce qui perché l’olio di cocco aiuta l’intestino a mantenere il regolare equilibrio della flora batterica combattendo gli agenti patogeni e proteggendo la mucosa intestinale e, grazie al potere antibatterico e antinfiammatorio, fa bene anche ai denti semplificando l’assorbimento del calcio e impedendo la formazione di carie e infiammazioni gengivali.
Infine, sempre grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche, l’olio di cocco è ottimo anche in caso di febbre e influenza.
L’esperienza del parto varia da donna a donna: chi non sopporta i dolori e chi dà alla luce il proprio bambino senza urlare; chi già odia le contrazioni Braxton; chi ha bisogno di aiuti farmacologici, chi del cesareo e chi dell’epidurale; chi ama avere al proprio fianco il proprio compagno e chi preferirebbe essere sola. Ognuna è una persona diversa, e come tale vive questo magico momento.
Allo stesso modo, ognuna recupera le forze e la forma fisica (ma anche quella mentale) con i suoi personali tempi. Non c’è una regola, tutto dipende da come una donna è; tuttavia recenti studi hanno formulato una teoria che mette al centro i tempi di recupero standard per le donne che hanno appena partorito.
Lo studio parte da un’affermazione che le mamme si sentono spesso ripetere da medici e ostetriche: “probabilmente, recupererà la sua forza e la sua forma fisica in circa sei settimane”. Ma siamo sicuri che sia davvero così? In realtà la maggior parte delle donne ha bisogno di molto, molto più tempo per rimettersi, e non è strano. Anzi, è quasi la normalità, quindi non preoccupatevi se dopo sei settimane non vi sentite né vedete come tornate a prima della gravidanza!
A condurre lo studio è stata la dottoressa Julie Wray, ricercatrice della Salford University, che in maniera molto semplice si è basata sulle testimonianze di diverse mamme nelle diverse fasi del recupero post-partum: hanno quindi parlato donne che avevano partorito da due settimane, da tre, da tre mesi, da sei mesi e così via.
Il risultato è stato praticamente unanime, e cioè ognuna di queste mamme ritiene la regola delle sei settimane un’assoluta “fantasia”, una bugia bella e buona, che non solo mette in allarme nel momento in cui non ci si vede “guarite” ma soprattutto fa sentire inadeguate, per il non essere riuscite a recuperare la forma pre-gravidanza secondo i tempi standard.
Be’, tranquille: questi tempi non sono assolutamente standard. Come accennato, ogni donna è diversa, e come tale vivrà il post-partum come meglio riesce; ma soprattutto i tempi, se proprio vogliamo parlare di misure “standard”, sono molto più lunghi. Secondo la maggior parte delle donne intervistate, infatti, ci vuole un anno intero per recuperare del tutto.
Recuperare significa tornare a quella forma fisica che non prevede stanchezza, mal di schiena, peso sopra la normale media e disagi in genere, e quasi tutte hanno concordato che questo avviene molto tempo dopo rispetto alle sei settimane suggerite, e che le neo mamme avrebbero bisogno di aiuto e supporto ben oltre quel periodo. Anche perché questi disagi non sono solo fisici, ma anche mentali (soprattutto per le primipare, che si trovano stravolte come mai lo erano state in precedenza).
Le sei settimane spesso, quindi, non bastano per sentirsi completamente riprese, e soprattutto le mamme lavoratrici, che speravano di tornare al più presto al lavoro, si trovano spiazzate e ancora stanche. Tutto questo è frustrante, se sommato alle pressioni che il mondo esterno pone sulle spalle delle mamme: sentire il ginecologo che parla delle sei settimane, vedere sui tabloid le celebrities perfettamente in forma ad un paio di settimane dal parto, parlare con altre donne che, magari, hanno davvero recuperato in tempo record… Tutto questo si somma ad uno stato mentale e fisico inevitabilmente cambiato e un po’ più fragile del solito, e la conseguenza può essere una frustrazione abnorme.
Quindi, sarebbe meglio mettere un’altra regola, al posto di quella delle “sei settimane”. E cioè la regola del “tempo personale”, quello che ogni mamma ci mette a tornare nella sua forma perfetta, che non deve essere intesa in maniera estetica, quando salutare. Insomma, una mamma avrà recuperato del tutto solo nel momento in cui si sentirà bene con se stessa, in forze, in forma e tranquilla. E questo potrà avvenire solo se non ci sarà pressione sulle spalle, solo se ognuna avrà la possibilità di vivere i tempi di recupero (che oltretutto corrispondono con il tempo in cui si vive finalmente il proprio bambino) con la propria attitudine e la propria tranquillità.
Quest’anno Halloween salterà. Giusto così: è necessario che facciamo tutti la nostra parte per stoppare la diffusione del Covid-19! Ma non significa che non possiamo festeggiare la notte di tutti i Santi in famiglia, tra le confortevoli mura di casa, che per una sera potrà trasformarsi in un paurosissimo e divertentissimo luogo diverso dal solito.
Nel pomeriggio possiamo cominciare a cucinare qualche manicaretto pauroso, come queste ricette di Halloween terrificanti!

Dopodiché, i bambini possono dedicarsi ai lavoretti di Halloween (come questi oppure ai disegni paurosi dedicati a questa festività anglosassone ormai tradizionale anche da noi. Qui trovate qualche disegno da scaricare e colorare, e qui altre opere dedicate al Dia de los Muertos messicano.
Decoriamo poi casa con ragnatele finte (le si crea semplicemente allungando e strappando del cotone idrofilo!), con pipistrelli disegnati e ragni finti, condendo il tutto con delle vecchie e tradizionali zucche, perfette per la stagione.

Verso sera, usciamo un po’ in giardino (se possiamo) e godiamoci l’aria frizzantina nel nostro costume. Quale costume? Qui trovate qualche idea da realizzare a casa senza troppo sforzo, anche se a volte vestirsi da streghe tutti di nero oppure da fantasmi con un vecchio lenzuolo in testa è sempre l’idea migliore.

Alla sera, quindi, leggiamo un libro dedicato alla paura, guardiamo dei film paurosi per bambini, mangiamo i dolcetti preparati nel pomeriggio: anche una serata “tranquilla” senza dolcetto o scherzetto può essere super paurosa!

Come il cucito, anche il ricamo è un’attività per bambini davvero stimolante ed educativa, che coinvolge la coordinazione occhio mano e che permette di mettere in campo la propria creatività. È infatti molto semplice, soprattutto se il ricamo viene svolto più “libero” e senza troppe regole come una volta (non parliamo del punto croce, ecco), e permette di “disegnare” ciò che vogliamo realizzando piccole opere d’arte soddisfacenti e variegate.
Per iniziare bastano un cerchio per il ricamo, del filo colorato e un ago. Facendo un nodino in fondo al filo infilato nell’ago si partirà infilando la punta nel tessuto da dietro a davanti e si continuerà “disegnando” piccoli trattini uscendo e rientrando con l’ago sulla tela.
Le prime volte è possibile usare aghi senza punta (di plastica) con fili spessi e tessuti a trama larga, come la iuta, per passare man mano ad aghi sempre più appuntiti e sottili.
Inizialmente possiamo provare diversi punti insieme ai bambini, senza regole, sperimentando prima di tutto la creatività.

https://www.artbarblog.com/embroidery-and-stitching-with-kids/
Dopodiché si passa ai pattern, ovvero ai disegni ricalcati sul tessuto e poi ricamati. Si seguono essenzialmente le righe con ago e filo disegnando così le figure che preferiamo. A questa pagina troviamo una decina di pattern tra cui questo bellissimo del cono gelato.

Altra bellissima idea è prendere direttamente i disegni dei bambini, anche di quando erano più piccoli, replicandoli sulla tela e ottenendo così degli scarabocchi deliziosi! Che, diciamolo, ricordano un po’ l’abito da sposa di Angelina Jolie.

http://littleworldsbigadventures.com/kids-art-work-embroidery-from-drawing-to-keepsake/
Altre idee bellissime sono la pioggia arcobaleno…

https://www.pinterest.it/pin/83387030590785209/
Le casette con diverse tecniche di punto…

https://www.pinterest.it/pin/8233211813860566/?nic_v2=1a1cyRp6A
I fiorellini con i bottoni…

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Oppure le pecorelle con il divertentissimo nodo francese (da imparare per creare un bellissimo effetto 3D!).

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Le nuove disposizioni che vogliono scongiurare un altro lockdown e un’altra pericolosa impennata dei contagi hanno messo uno stop anche a tanti sport di squadra che tenevano occupati i nostri bambini nei pomeriggi dopo scuola. Il movimento, però, è importantissimo, e rispettando comunque i protocolli (e facendo così la nostra parte e il nostro dovere contro la diffusione del covid!) possiamo tenere i bambini in forma e in movimento.
Ecco le attività dentro e fuori casa per continuare a stimolare i bambini a livello fisico.
Il moto è fondamentale per la crescita sana e armoniosa dei bambini e soprattutto per la loro salute presente e futura. In periodo di pandemia, però, si ritrovano in una condizione di fermo forzato, con gli sport di squadra rimandati a data da destinarsi. Ognuno di noi deve fare la propria parte e anche se è difficilissimo queste precauzioni sono da accettare, in quanto dovere civico nei confronti delle fasce più deboli.
Certo, è molto difficile, ingiusto e soprattutto sfiancante, e spesso da genitori ci dobbiamo barcamenare tra moltissimi impegni, e cercare di far fare del moto in casa o fuori casa ai bambini quando le scuole di calcio, basket, nuoto e danza sono chiuse non è sempre possibile.
Ma se abbiamo un po’ di tempo possiamo provare a dedicarlo all’attività fisica indoor e outdoor, in modo da dare la possibilità ai bambini di non abbandonare proprio del tutto lo sport e i suoi benefici.
Lo possiamo fare nel weekend in mezzo alla natura, oppure possiamo semplicemente sfruttare i tempi che abbiamo e decidere di andare a piedi a scuola invece che in macchina. In ogni caso la camminata, che sembra semplice e “inutile”, è sempre una buonissima idea.

Non serve comprare un tavolo da pingpong, basta la rete da applicare al tavolo della cucina. Attenzione ai vasi, ma i bambini si divertiranno e si muoveranno moltissimo.
Su YouTube ci sono un sacco di video per guidare i bambini nello yoga o nel pilates. Possiamo prenderci una mezz’oretta prima o dopo cena, per rilassarci anche in vista della nanna.
Sproniamo i bambini a uscire a giocare in bicicletta e a spostarsi con questo mezzo ecologico insieme a noi.

In casa, in cortile, in giardino: è divertente e semplice, circense e acrobatico! Qui tutti i benefici.
Ecco qualche attività di movimento da svolgere in casa senza rompere nullaa.
Un gioco evergreen che un po’ tutti abbiamo in casa e che possiamo sfruttare come “attività motoria” educativa e stimolante quando siamo chiusi in casa.
Tappeto e stereo: basta questo per ballare in libertà con i bambini, divertendosi, sfogandosi e tenendosi anche in forma.

“Gentle parenting” significa soprattutto gentilezza, tempo di qualità, concentrarsi sui propri figli, cercare di non seguire gli scatti istintivi e gestire le cose più razionalmente. Significa sfruttare il potere della calma, del rallentare e del parlare apertamente.
“Gentle parenting”, però, significa anche dire “sì”, e non distribuire solo i soliti e noiosi “no che fanno crescere”. Perché il “sì” è davvero portentoso!
Sabato scorso abbiamo seguito sulla pagina di Fattore Mamma la diretta di Fruittella (le caramelle con succo di frutta davvero buonissime e amate da tutti) con la psicologa Carolina Ochsenius e alcune mamme. “Quanti no dovremmo dire ogni giorno ai nostri figli? Non sarebbe bello poter dire anche qualche sì?”: queste sono solo alcune delle domande alle quali la psicologa Carolina Ochsenius ha risposto durante la diretta live, mostrando ai genitori quanto l’approccio consapevole all’educazione sia fondamentale, e non naive.
“Unico fattore predittivo sullo sviluppo positivo oggigiorno”, ha spiegato la dottoressa, “è l’acquisizione da parte del bambino di un senso di sicurezza dato dal sentire una persona per lui durante la crescita”. In altre parole, significa che avere genitori presenti è fondamentale per uno sviluppo armonico futuro! Ecco perché dobbiamo puntare sul tempo di qualità e non alla quantità ed ecco perché dobbiamo sfruttare la razionalità e la calma, cercando di praticare la pazienza e soprattutto di trattare i bambini con rispetto, gentilezza e apertura. Parlare, dialogare, frenare un attimo: anche nei momenti più disperati la genitorialità gentile ripaga.
Perché? Perché la calma e la gentilezza, ha detto la psicologa, aiutano i bambini a tornare nel tempo presente e a incanalare meglio a voce ferma le proprie emozioni. Una volta calmati, e non urlando, possiamo spiegare i comportamenti giusti e sbagliati e mostrare gli altri modi per affrontare le cose.
In generale, poi, è giusto anche concentrarsi sul “sì”. Si parla sempre dei “no”, vero? E invece anche i sì hanno un potere incredibile: il potere di rafforzare il legame, che è fondamentale per la crescita, proprio perché, come detto inizialmente, per i bambini è fondamentale sentire la presenza di una persona che si dedica a loro. Non solo con il compito di educarli, quindi, ma anche vivendo insieme i momenti felici.
Strumento utile è il Barattolo del Sì. Fruittella ha suggerito questo esercizio davvero interessante e utile, soprattutto per i genitori molto impegnati che faticano a ritagliarsi del tempo di qualità con i bimbi! Basta prendere un vecchio barattolo di vetro ed etichettarlo come “il barattolo del sì”. Al suo interno si inseriscono tanti bigliettini diversi, ognuno dedicato ad un’attività che il bimbo vorrebbe fare con la mamma o il papà per passare insieme del tempo di qualità.

Colorare insieme, guardare un film, andare al parco, fare una camminata in montagna, giocare insieme ai videogiochi, saltare sul lettone, mangiare le caramelle (come quelle monodose di Fruittella La Fattoria, una bellissima scatola che dà felicità piena di caramelle gommose senza gelatina per scoprire tutti gli animali e tanti gusti!). Nei momenti di difficoltà o di noia possiamo usare il barattolo per rafforzare il legame, semplicemente estraendo un bigliettino e dedicando venti minuti (o quanto vogliamo!) solo a quell’attività, senza distrazioni.
Sembra semplice e banale, ma è una scusa per fare qualcosa. Perché spesso le scuse che si trovano sono per evitare qualcosa. In questo caso, non possiamo tirarci indietro! Dobbiamo solo divertirci con i nostri bambini, alimentando il legame positivo in maniera naturale e spensierata.
Le contrazioni preparatorie (che sono diverse dalle contrazioni di Braxton Hicks) ci dicono, per prima cosa, che il nostro bambino sta per arrivare. Ma ci dicono anche che il nostro corpo è capace di provocarci moltissimo dolore! Durante il travaglio queste contrazioni dell’utero, che fanno decisamente male, si fanno sempre più regolari e intense, fino ad arrivare al momento dell’espulsione del bambino, che viene spinto lungo il canale del parto proprio grazie a queste contrazioni.
Possiamo tuttavia alleviarle in maniera naturale, tenendole sotto controllo e sentendo un pochino meno dolore durante il travaglio, semplicemente sfruttando certe posizioni e certi rimedi naturali che qui vi presentiamo.
La donna in preda alle contrazioni può, per alleviarle, dondolare il bacino in avanti e indietro. In questo modo, cullata dal movimento, sentirà leggermente meno il dolore e favorirà allo stesso tempo l’apertura del bacino.
Anche camminare può essere benefico, soprattutto al momento della contrazione vera e propria. Stare in piedi e muoversi, infatti, fa sentire meno il dolore e la forza di gravità aiuta il bambino a scendere lungo il canale vaginale.
Questa posizione non solo allevia il mal di schiena del travaglio, ma, come per la camminata, diventa un valido aiuto per far sì che il bambino scenda più facilmente in basso, velocizzando così il parto.
Sciogliendo i muscoli e le tensioni, l’acqua calda diventa un prezioso alleato per alleviare naturalmente le contrazioni del parto. Molti medici suggeriscono infatti durante il travaglio che la futura mamma faccia una doccia calda (con il getto indirizzato sulla pancia) o un bagno caldo per trovare sollievo e rilassarsi prima della fase di espulsione.
La grande palla che si utilizza in palestra è utile anche ad alleviare il dolore del travaglio. Sedendosi sopra o sdraiandosi e scivolando la partoriente può massaggiare la schiena e la pancia, trovando la propria posizione.
L’ostetrica o i partner possono provare varie tecniche di massaggio che non solo aiutano con i fastidi delle contrazioni preparatorie, ma favoriscono anche dei piccoli spostamenti del bambino che facilitano la sua uscita dal canale vaginale.
Soprattutto nei primi giorni dopo il parto può capitare che il seno fatichi a riconoscere la stimolazione del neonato e che tenda quindi a produrre poco latte. Non c'è da preoccuparsi, soprattutto perché è molto probabile che piano piano la quantità del latte prodotto si stabilizzerà e, non ultimo, perché esistono alcuni semplici metodi per stimolare questa produzione.
La stimolazione del seno per la produzione del latte materno è importantissima soprattutto dai primi giorni di vita del bambino, periodo durante il quale i suoi bisogni aiutano il seno della mamma a produrre il nutrimento giusto per lui.
Stando sempre rilassate e senza farsi assalire dalla paura di non essere all'altezza e di non riuscire ad avere sufficientemente latte – atteggiamento che rischia di essere davvero controproducente dal momento che il bambino lo avverte e, stressato, non riesce a poppare – potete quindi adottare alcuni accorgimenti per stimolare ancora di più questa produzione.
Il primo passo è quello di attaccare il più possibile il bambino nei primi giorni di vita. Come dicevamo, sono i giorni più importanti per il ciclo di produzione del latte, poiché è proprio in questo momento che mamma e bambino iniziano a sintonizzarsi. Più il bambino si attacca, quindi, più il seno capisce di quanto c'è bisogno. L'allattamento va incoraggiato, quindi, e parallelamente va sempre soddisfatto nel momento in cui il bambino sembra richiederlo.
Il secondo suggerimento è quello di non saltare le poppate. È sbagliato ritenere che saltando un pasto a quello successivo il bambino avrà più latte, perché la sua produzione viene stimolata proprio durante la suzione. Insomma, più il bambino poppa più latte ci sarà; meno viene allattato più il latte diminuirà.

Verificate quindi la posizione del bambino durante la poppata. Anche questa incide sulla produzione del latte, poiché se attraverso una posizione sbagliata il bambino non succhia nella maniera giusta il latte non esce, ed è proprio come il discorso del saltare una poppata. Non importa la posizione, che deve essere sempre quella più comoda per mamma e bambino; l'importante è che la sua bocca succhi da tutto il seno, e cioè sia dal capezzolo che dall'areola compresa. Per farlo il naso del neonato deve trovarsi proprio attaccato al seno (senza ovviamente essere schiacciato), con labbra bene aperte (più sono aperte più l'areola entra nella sua bocca) e nessuno schiocco che indichi passaggi di aria.
Per evitare poi che il bambino perda interesse durante la poppata provate a cambiare seno, girando il bambino. Questo “movimentare la situazione” stimolerà sia il suo interesse sia la produzione del latte.
Alcune mamme trovano che anche i massaggi possano essere efficaci. Soprattutto uno: quello eseguito sui seni con le nocche e le mani chiuse a pugno. Parendo dalle costole (quasi sotto alla ascella) proseguite fino al capezzolo, ripetendo varie volte.
Infine, se il latte continua ad essere apparentemente poco, consultate la vostra ostetrica. Vi saprà sicuramente dare indicazioni calibrate sulla vostra situazione, saprà dirvi se effettivamente c'è bisogno di maggiore stimolazione, oppure saprà consigliarvi e prescrivervi alcuni rimedi naturali, come ad esempio le tisane al finocchio, alla galega e al fieno greco (da assumersi però come sempre durante la gravidanza e l'allattamento sotto il controllo del vostro medico curante).
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Serve a disinfiammare dopo gli infortuni sportivi, a depurare la pelle, a dare una spinta alla pelle spenta, a combattere i radicali liberi… L’argilla è conosciuta da secoli per le sue proprietà benefiche sull’organismo, e non solo come materiale per creare manufatti artistici. E anche se si fa di tutta l’argilla un fascio, ne esistono moltissimi tipi, ognuno con i suoi benefici e, soprattutto, con il suo colore specifico. Si va dalla bentonite all’argilla gialla, passando per quella rosa, e ognuno può trovare quella perfetta per la propria situazione.
È l’argilla più diffusa ed è quella utilizzata soprattutto per le maschere di bellezza contro le impurità. Essendo, infatti, un battericida naturale e un elemento purificante, è consigliata per regolare la pelle particolarmente sebacea e grassa. È abbastanza delicata ed è quindi adatta anche alle pelli sensibili, e la si utilizza semplicemente mischiando la polvere di argilla bianca con dell’acqua, formando una cremina e spalmandola sul viso.
Dal colore intenso, quasi mattone, l’argilla rossa è ancora più purificante e oltre a regolare il sebo elimina anche le tossine della pelle.

Si tratta di un mix tra argilla bianca e argilla rossa ed è quindi un potente detossinante e un validissimo seboregolatore. Idrata e allo stesso tempo regola il grasso ed è quindi ottima anche per il cuoio capelluto. Come sempre, la si utilizza mischiandola con dell’acqua.
Questa argilla può essere utilizzata a livello topico come le altre oppure essere ingerita (sotto consiglio del medico o dell’erborista): è infatti molto depurativa e, a contatto con i liquidi, attira le tossine, che vengono poi espulse dal corpo insieme alla bentonite.
Tra le sue proprietà c’è quella cicatrizzante, oltre alle classiche depurativa e purificante. La si può usare quindi come maschera per il visto e per il collo. È perfetta per tutti i tipi di pelle, anche la più sensibile e soprattutto quella matura che presenta già qualche segno del tempo, ed è ricchissima di minerali.
