Bambini e tic, cosa fare

Venerdì, 17 Aprile 2020 12:35

Piccoli scatti degli occhi, piccoli scatti della bocca, movimenti ripetuti continuamente, dita che tamburellano ripetutamente… Di tic non ce n’è solo un tipo, e soprattutto i tic non colpiscono solo gli adulti. Al contrario: sono moltissimi i bambini che presentano questi scatti involontari del corpo o della voce, che nascondono disturbi passeggeri oppure più duraturi.

Vediamo insieme i tipi di tic nei bambini, perché insorgono e come comportarsi.

Bambini e tic, cosa fare: quali tipi di tic esistono, perché insorgono e cosa fare per eliminarli

La prima grande divisione vede i tic raggruppati essenzialmente in due gruppi. Esistono infatti i tic motori (lo schiacciare le palpebre, il tamburellare le dita, le spalle che si alzano, i movimenti improvvisi e ripetuti della testa…) e quelli vocali. In questo caso i bambini solitamente raschiano spesso la gola, tossiscono leggermente ma con costanza, tirano su con il naso… E oltre a queste due grandi tipologie, ne esistono poi altre, che le combinano, come ad esempio la Sindrome di Tourette, che associa i tic vocali a quelli motori.

In ogni caso, possiamo trovarci di fronte a forme di tic lievi o a forme più marcate e durature nel tempo. Nel secondo caso è sempre meglio optare per una visita dal medico di famiglia e da un neuropsichiatra infantile, che saprà capire a fondo la genesi di questi tic involontari.

Solitamente i tic in età infantile insorgono intorno ai cinque o sei anni, in concomitanza con l’inizio della scuola, e sono più frequenti se in famiglia ci sono giù stati casi analoghi. In prevalenza sono i maschi a soffrirne, ma anche le femmine non ne sono esenti.

Quando si tratta di tic passeggeri, potrebbe darsi che siano situazioni esterne di tensione a scatenarli. I grandi cambiamenti, le situazioni di disagio, i traslochi, la sensazione di aspettative esagerate sulle proprie spalle… Questi episodi influiscono moltissimo sulle emozioni dei bambini, che se non riescono ad esprimerle le sfogano in questa maniera.

In generale, i tic potrebbero protrarsi e durare più a lungo per lo stesso motivo e per la stessa predisposizione a non esprimere esternamente i sentimenti: i bambini tendenzialmente più controllati e precisi, infatti, tendono a non esternare il loro sentire e le loro emozioni, non piangendo, non urlando e non parlandone, sfogandoli così attraverso i tic. In generale, anche questi tic non si allungano al di là dell’adolescenza, ma è bene non sottovalutarli.

In generale, che si tratti di tic transitori o più duraturi, l’importante è non sottolinearli troppo al bambino. Spesso loro nemmeno se ne accorgono, e fare notare i tic o cercare di correggerli potrebbe essere controproducente. Meglio cercare di capire quali siano i trigger, ovvero le situazioni scatenanti, individuandole e cercando soluzioni più generali.

Spesso, infatti, a causare i tic è lo stress, legato a vari aspetti della vita a seconda della situazione. Da genitori, ciò che possiamo fare è capire da dove si generi questo stress e cercare di tranquillizzare il bambino, facendolo sfogare attraverso uno sport che ama, scegliendo attività che stimolino il relax (come la musica o lo yoga) e cercando di non sottoporlo alle situazioni che gli generano disagio.

Se c’è bisogno, possiamo anche parlarne con gli insegnanti, chiedendo di non mettere il bambino in situazioni di stress estremo, che gli causano vergogna o ansia.

Attenuare lo stress dovrebbe dare già i primi frutti, con i tic che potrebbero sparire nel giro di qualche mese. Se la situazione, invece, si protraesse oltre l’anno, allora sarebbe bene rivolgersi ad un medico specializzato. In ogni caso, per i primi tempi cerchiamo di osservare, annotare e capire la natura di questi tic, in modo da avere la situazione sott’occhio e così da agire di conseguenza.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

L’estate si avvicina, le giornate iniziano ad allungarsi e la temperatura sale; la voglia di bella stagione è dietro l’angolo e si porta con sé anche un approccio più fresco all’alimentazione. In primavera e in estate, infatti, è molto comune preferire cibi freschi e più salutari proprio come la frutta esotica. In particolare, uno tra i frutti più apprezzati nel nostro territorio è il cocco, ormai molto conosciuto. Oltre a essere un frutto fresco e dolce, che è impossibile non associare alle calde giornate in spiaggia, si tratta però anche di un alimento ricco di proprietà. Vediamo quindi qualche curiosità sul cocco e quali sono le ragioni per cui ogni mamma dovrebbe introdurlo nella propria dieta.

Qualche curiosità sul cocco

La palma da cocco ha origine nella lontana Indonesia e viene considerata una pianta molto comune nei paesi tropicali, oltre che longeva, in quanto può superare i 100 anni di vita. Sebbene abbia origini lontane, oggi è comunque molto facile da trovare anche nel nostro paese grazie alle grandi compagnie che lo esportano anche qui in Italia e, come avviene per esempio con il cocco Fratelli Orsero, si assicurano che sia sempre controllato e maturo al punto giusto. Si tratta di un frutto molto versatile, e infatti non molti sanno che se ne possono utilizzare tutte le componenti, anche le parti non commestibili. Con le foglie, infatti, si fabbricano cesti e stuoie, dal guscio si possono ricavare scodelle e ciotole, mentre il fiore serve per ottenere una bevanda alcolica consumata nei paesi tropicali. Ma vediamo quindi quali sono le sue particolarità nutrizionali che lo rendono un frutto così prezioso.

Un frutto molto nutriente

Sebbene a un primo sguardo possa sembrare leggero, in realtà il cocco è particolarmente nutriente, ragion per cui è necessario dosarlo bene soprattutto se si sta seguendo una dieta dimagrante. 100 grammi di polpa di cocco corrispondono a circa 360 calorie, meglio quindi non abusarne e dosarlo sempre all’interno del proprio regime alimentare.

Ha un’acqua estremamente idratante ed energizzante

Una delle caratteristiche del frutto è che, alla sua apertura, si può subito gustare l’acqua, ricca di sali minerali e dissetante. Dal cocco, poi, si ricavano anche il latte e l’olio, motivo per cui è considerata una pianta molto nutriente. Si tratta infatti di un frutto che contiene alti livelli di potassio, magnesio, rame, fosforo, zinco e ferro. Per quanto riguarda le vitamine, invece, sono presenti quelle del gruppo B, C, E e K.

Aiuta lo sviluppo di ossa e denti

Sono tanti i benefici di questo frutto e tra questi troviamo anche il supporto nello sviluppo di denti e ossa, proprio perché aiuta il nostro organismo ad assimilare meglio il calcio e il magnesio. Il cocco viene spesso consigliato anche per prevenire l’osteoporosi, che colpisce la densità delle ossa ed è una malattia particolarmente pericolosa soprattutto nel corso della vecchiaia.

Un ottimo alleato contro il colesterolo

Infine, il cocco è un frutto molto apprezzato da chi ha necessità di regolare il livello di zuccheri nel sangue e tenere sotto controllo il colesterolo. Infatti, nonostante il suo apporto calorico non sia da sottovalutare, è tra i frutti con il più basso contenuto di zuccheri, circa 5,9 grammi ogni 100.

Ecco quindi tutti i motivi per portare in tavola il cocco, un frutto esotico dalle molteplici proprietà utili al nostro organismo.

Addio Luis Sepúlveda, e grazie

Giovedì, 16 Aprile 2020 13:40

Kengah e il suo uovo salvato dal petrolio, Zorba che deve mantenere le tre promesse, il branco di gatti dai nomi altisonanti che si prendono cura della piccola gabbiana che è rimasta in tutti i nostri cuori… Sono moltissimi i bambini che si sono appassionati alla lettura grazie a Luis Sepúlveda. Sepúlveda che, purtroppo, ci ha lasciato proprio a causa del Coronavirus.

Addio Luis Sepúlveda, e grazie: la notizia della scomparsa dello scrittore a causa del coronavirus ha rattristato il mondo

La notizia della scomparsa è arrivata oggi, 16 aprile 2020, dopo che il mondo già sapeva del suo contagio: Luis Sepúlveda, di ritorno da una cerimonia in Portogallo per ritirare un premio, aveva contratto il Coronavirus. Ed è stato proprio il virus a portarlo in terapia intensiva e poi a portarcelo via. Lui, scrittore per tutti, scrittore di tutti, che nel 1996 uscì con “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, parlando a tutti di temi ambientali (era molto ecologista!), di responsabilità, di amicizia, di differenze…

Il libro, letto da adulti e bambini in tutto il mondo, divenne anche un film d’animazione, “La gabbianella e il gatto”, diretto da Enzo D’Alò. Da allora la storia è tra le più conosciute e apprezzate, e ha saputo davvero avvicinare moltissimi ragazzi alla lettura e ai temi dell’ecologia e del rispetto dell’altro.

Nato a Ovalle, Cile, il 4 ottobre 1949, lo scrittore cileno aveva compiuto 70 anni lo scorso ottobre e la sua vita è tra le più piene e vitali: arrestato due volte e esiliato durante la dittatura di Pinochet, si stabilì in Europa, prima ad Amburgo e poi in Francia, riottenendo la cittadinanza cilena solo nel 2017. Dal 1996 viveva a Gijon, in Spagna, con la moglie Carmen Yáñez.

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Il romanzo d’esordio, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, parlava proprio parzialmente della sua vita e dei sette mesi passati nella foresta amazzonica insieme agli Indios, quando nel 1977, espulso appunto dal Cile, si unì a una missione dell’Unesco.

L’ultimo pubblicato in Italia, invece, è “La fine della storia”, dal titolo quasi premonitore, e di nuovo ripercorre alcuni dei momenti della sua esistenza, come quelli passati a fianco del presidente Salvador Allende, attraversando tuttavia la storia di tutto il Novecento.

Per bambini, invece, non scrisse solo “la gabbianella”. Ci sono anche “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”, “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”, “Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà” (raccolte in “Tutte le favole”), “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa”, 

A dare la notizia della scomparsa è stata in Italia la casa editrice Guanda, che ha pubblicato tutti i suoi romanzi sin dagli esordi: “La sua opera di narratore, che ha conquistato milioni di lettori italiani, ha comunque anche avuto, va detto, un carattere fortemente innovativo”, scrive Luigi Brioschi, presidente di Guanda. “Rispettoso com'era verso la tradizione del boom latinoamericano, Sepúlveda ha però saputo dar forma, limpidamente, a uno stile proprio, inconfondibile, lo stile di una nuova generazione, com'è evidente fin dalla pubblicazione del suo libro più classico, Il vecchio che leggeva romanzi d'amore. Vi è poi l'amicizia, con tutti noi: tutti. Il rapporto con Sepúlveda, mi vien da dire, o era d'amicizia o non era. E l'amicizia, sentimento forte e certamente antico, entrava in ogni discorso, in ogni progetto, in ogni ricordo”.

Addio, quindi, Luis, e grazie per tutte le parole. "Vola solo chi osa farlo".

Solitamente le donne, che hanno i piedi più freddi, si infilano a letto con le calze. Con i compagni uomini che se ne lamentano e che non riescono a capire il perché di una cosa apparentemente così scomoda. “Ma come fai a dormire con i calzini?”. Ma chi ama dormire al calduccio non capisce il perché di questa domanda e risponderebbe: “Ma come fai tu a dormire a piedi nudi?!”.

Insomma: ci sono davvero due fronti opposti.

La buona notizia, però, è solo per chi ama andare a dormire con le calze: pare, infatti, che questa abitudine sia davvero benefica!

Dormire con le calze è davvero una buona idea: i benefici del portare i calzini anche a letto

Dormire con i piedi freddi è davvero difficile. Anzi: rende quasi impossibile dormire. Perché avere i piedi e le mani fredde dà la sensazione di freddo al corpo nella sua interezza. I piedi freddi, infatti, costringono i vasi sanguigni, e in questo modo il sangue fatica a circolare. Ecco perché scaldarli prima di coricarsi è uno dei modi migliori per assicurarsi un sonno ristoratore. A dirlo è sleep.org, il sito dell’americana "National Sleep Foundation”, la Fondazione Nazionale del Sonno, specializzata proprio sul benessere del sonno.

“Può sembrare normale o poco normale, ma indossare calze può essere una soluzione intelligente se hai problemi ad addormentarti. C’è qualcosa di vero nei vecchi consigli che dicevano di scaldare i piedi per accelerare il viaggio verso sognolandia”, dicono sul sito.

Scaldando i piedi i nostri vasi sanguigni, infatti, si dilatano, e quando questo avviene nelle mani e nei piedi, il sangue si ridistribuisce più velocemente in tutto il corpo, preparandolo meglio al sonno.

“Di fatto, alcune ricerche hanno mostrato che più vasodilatazione abbiamo nelle mani e nei piedi e più velocemente ci addormentiamo. La relazione tra mani e piedi caldi e l’addormentamento potrebbe essere la ragione dei vecchi detti secondo i quali tenere una borsa di acqua calda ai piedi del letto sia una buona cosa per il sonno. Il verdetto? Le calze nel letto non saranno sexy, ma nemmeno i piedi freddi lo sono!”, dicono dalla National Sleep Foundation.

La soluzione per dormire bene, quindi, non sta tanto nelle calze (che sono tuttavia una buonissima idea!), ma nel calore sui piedi. Chi non ama le calze perché le trova fastidiose ma vuole comunque beneficiare del tepore che fa addormentare meglio, è possibile ricorrere ad altri metodi.

Una soluzione è appoggiare una coperta aggiuntiva ai piedi del letto, sopra il piumone o sopra il copriletto, in modo da coprire i piedi.

Anche la vecchia borsa dell’acqua calda (che oggi esiste in versione elettrica) è una buona idea, e anche in questo caso piuttosto che sulla pancia possiamo tenerla ai piedi del letto.

Infine, possiamo tenere i piedi al caldo proprio prima di dormire, lasciandoli poi nudi (ma già caldi) sotto le coperte. In questo caso, la sera cerchiamo di utilizzare calze calde o pantofole pelose, o addirittura facciamo un pediluvio caldo prima di entrare nel letto.

Tornando invece ai benefici delle calze, non sono finiti qui. Indossare le calze quando dormiamo, infatti, aiuta a prevenire i talloni screpolati (possiamo addirittura combatterli spalmando i piedi di crema e indossando le calze tutta notte!); aiuta le donne che soffrono di vampate di calore (sembra un paradosso, ma regolarizza la temperatura!); aiuta a raggiungere l’orgasmo; e, infine, aiuta la circolazione in chi soffre di mani e piedi freddi che si gonfiano.

Certo che cucinare i muffin, colorare con le tempere, costruire una casa con i rotoli di carta e la colla vinilica, giocare con lo slime (magari fatto in casa!), disegnare con le mani e tutte queste stupende attività ci fanno storcere il naso. Non siamo robot! Il disordine, essendo noi adulti, ci fa leggermente venire la pelle d’oca. Perché poi saremo noi a pulire! E perché poi CHISSÀ se tutto tornerà lindo!

Allo stesso tempo però sappiamo che il gioco disordinato e libero è molto importante per i bambini. E se in questo momento non vi vengono in mente dei motivi validi, ve li ricordiamo noi! Per farvi sorridere e per dare un senso a quel casino che i vostri figli stanno combinando sul bancone della cucina.

Abbracciamo il gioco disordinato e i nostri bambini cresceranno meglio: perché la creatività che sporca è tra le più benefiche

È normale: spesso ci viene naturale avvicinarci e guidare le manine dei nostri figli. In modo che non sporchino eccessivamente. Lo facciamo quando mangiano da piccoli e lo facciamo soprattutto quando crescendo cominciano a giocare disordinatamente con materiali che sembrano fatti apposta per macchiare. Ma è sbagliato, e lo sappiamo: stiamo limitando i nostri figli.

Il gioco disordinato non ci piace, ma dovremmo abbracciarlo e accettarlo. Perché è alla base della crescita dei nostri figli, che acquisiranno, grazie a queste attività caotiche, abilità di problem solving e sicurezza in se stessi. E poi pensiamo a quanto sono felici i nostri bambini quando, in mezzo al casino che hanno creato, ci tirano fuori la loro creazione: sono momenti che rimarranno indelebili nella loro mente.

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A livello di crescita, come dicevamo il gioco caotico (come il disegnare con le tempere su fogli molto grandi, i lavoretti con glitter, il cucinare qualche pastrocchio…) è molto utile e benefico, e lo sviluppo dei bambini passa anche da lì. Attraverso esso, infatti, i nostri figli esprimono loro stessi in moltissimi modi, cercando sempre nuove vie per fare esplodere la loro creatività e - di conseguenza - il loro essere.

Esplrano il mondo, poi, con tutti i sensi, e non solo attraverso una penna o una matita, ma con tutto il corpo, perché spesso creare in maniera disordinata significa usare le mani, i piedi, il naso, annusare, guardare, toccare, ascoltare…

Anche la motricità fine si rafforza, nonostante pensiamo il contrario. Certo, i nostri figli non stanno creando con precisione qualcosa, ma stanno comunque usando le mani e gli occhi coordinandoli in maniera diversa dal solito, e aumentando così le loro capacità.

A livello mentale, poi, il gioco caotico aiuta molti bambini addirittura a superare le ansie e le arrabbiature, ed è quindi terapeutico e utile per esplorare l’emotività.

Qualche esempio di gioco disordinato? L’action art ispirata a Jackson Pollock, ad esempio, ma anche i dipinti con le spezie, i giochi sensoriali, la pasta di sale profumata...

Anche in un periodo particolare e insolito come questo bisogna tenere a mente l’importanza della sostenibilità in casa, e questo vale per tutta la famiglia, per i grandi ma anche per i più piccoli. Per trasmettere ai bambini il valore del rispetto dell’ambiente basta seguire alcuni consigli che, per quanto semplici, riescono a far sviluppare una certa consapevolezza di questo tema così importante al giorno d’oggi.

E non è tutto, perché il fatto di dover trascorrere molte più ore in casa rispetto al normale porta a un consumo di risorse molto maggiore, e avere le idee chiare su come rendere più “leggero” il proprio impatto ambientale è di grande aiuto dal punto di vista educativo ma anche per quanto riguarda il risparmio. Vediamo come fare!

I consigli per rispettare l’ambiente anche in casa

Cosa possono fare i genitori per abituare i più piccoli a rispettare l’ambiente anche stando in casa? Prima di tutto bisognerà farli entrare in contatto diretto con la natura: in questi casi è meglio mettere da parte smartphone e tablet e concedere loro di “sporcarsi le mani”, magari rendendoli partecipi di alcuni lavoretti di giardinaggio, come raccogliere le foglie, innaffiare le piante o coltivare un piccolo orticello. Così facendo i bambini potranno entrare in sintonia con l’ambiente che li circonda, sentendolo proprio e imparando a rispettarlo.

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Bisogna poi fare attenzione alle loro abitudini di consumo, educandoli sin da piccoli: troppo spesso capita di tralasciare questo particolare, con la convinzione che siano troppo immaturi per capirne l’importanza, ma è un errore al quale poi diventa difficile rimediare. Le regole dettate dal buonsenso sono quindi valide anche e soprattutto per loro, ed è meglio trasmettergliele sin da subito: mai lasciare scorrere l’acqua del rubinetto mentre ci si lava i denti o ci si insapona, ricordarsi di spegnere sempre l’interruttore della luce quando si esce da una stanza, non lasciare accesa la tv o altri dispositivi elettronici quando non vengono utilizzati e così via. Anche la raccolta differenziata può diventare divertente, se proposta come un gioco e non come un’imposizione, a patto che vengano spiegati anche i motivi per i quali è bene farla sempre.

Altri accorgimenti utili per una casa davvero green

Ci sono degli altri suggerimenti che possono rivelarsi senz’altro utili per aumentare il livello di sostenibilità in casa. Una delle cose alle quali bisogna porre maggiore attenzione è la quantità di rifiuti prodotta, in particolar modo per quanto riguarda la plastica, cercando di ridurla il più possibile (usando borse di stoffa per la spesa al supermercato, ad esempio).

Dato il maggiore uso di risorse energetiche in casa tipico di queste settimane, poi, diventa necessario valutare la convenienza della propria fornitura di luce e gas in casa, passando magari a un operatore che abbia nel suo ventaglio di offerte una proposta green, come Acea Energia, per dirne uno. Così facendo si potranno sfruttare delle fonti di energia rinnovabili, alimentando la cosiddetta “economia circolare”. Infine, mai dimenticare l’importanza del riciclo: che si tratti di elettrodomestici, giocattoli, vestiti o accessori, è sempre bene prendere in considerazione questa possibilità, facendo vivere una “seconda vita” a tutti quegli oggetti che sono ancora in buone condizioni o che possono essere utilizzati diversamente dal previsto.

Leoni, dinosauri, delfini, gorilla, maiali, zebre… Gli animali di plastica sono uno dei giocattoli più diffusi e più amati dai bambini, che amano giocare ed esplorare, prendendo l’occasione per imparare moltissime cose sull’habitat e sulle abitudini degli animali che tengono in mano, oltre che per inventare situazioni e divertirsi così con l’importantissimo gioco di ruolo.

A volte, però, ci impantaniamo su giochi e attività sempre uguali tra loro, limitando le potenzialità di questi animali giocattolo.

Ecco quindi qualche attività divertente ed educativa per sfruttare appieno uno dei giocattoli preferiti dai bambini, gli animaletti in plastica.

Giochi diversi con gli animali di plastica: come sfruttare gli animaletti giocattolo per attività e giochi divertenti ed educativi

Utilizzando delle teglie da forno, possiamo riempirle con dell’erba o della sabbia (anche quella cinetica va benissimo!), del ghiaccio o dell’acqua, lasciando che i bambini ci giochino come preferiscono e incoraggiandoli a piazzare gli animali all’interno di una o dell’altra teglia in base all’habitat.

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https://www.pinayhomeschooler.com/2016/10/preschool-animal-habitats-using.html

Per creare un habitat naturale, possiamo scendere in giardino e sbizzarrirci! Legnetti, pigne, rametti di rosmarino, fiori, terra, sassi… Disponiamoli in modo da creare situazioni e luoghi di provenienza degli animali, giocando poi al loro interno.

Il bello è che possiamo farlo in mille modi diversi, costruendo ogni giorno l’habitat perfetto per ogni animale.

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https://theimaginationtree.com/natural-animal-small-world-play/

Prendiamo del pongo o della plastilina (oppure della pasta fatta con acqua e farina, proprio come l’impasto del pane) e giochiamo a indovinare le impronte delle zampe degli animali.

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https://montessorifromtheheart.com/2017/01/03/identifying-animal-tracks-footprints-in-snow-play-dough/

Con dei rotoli di carta igienica finiti costruiamo dei piccoli binocoli giocattolo. Dopodiché nascondiamo gli animaletti per tutta casa e lasciamo che i nostri piccoli esploratori li trovino!

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https://raeannkelly.com/mini-makers-tp-roll-binoculars-fall-walk

Per i bambini più piccoli (due/tre anni) che devono allenare la manualità fine (e per noi che vogliamo tenerli occupati per un attimo!) questo è un gioco così semplice eppure così ingegnoso! Basta incollare ad una superficie piana gli animaletti usando del nastro adesivo. I bambini dovranno “salvarli”, staccandoli. Sembra facile e banale, ma per le loro manine non lo è!

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https://busytoddler.com/2018/09/animal-tape-rescue/

Infine, i nostri bimbi possono trasformarsi in archeologi creando dei fossili di animali (il meglio è con gli insetti). Per farlo, utilizziamo del pongo marrone o grigio, stendiamolo e premiamoci sopra gli animaletti, studiando poi le impronte con una lente di ingrandimento. 


Con i bimbi più grandi possiamo anche utilizzare della pasta di sale o del das, da lasciare poi seccare e indurire ottenendo dei fossili duraturi.

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http://plainvanillamom.com/2016/05/bug-fossils-play-dough-invitation.html

Ci sono periodi di emergenza in cui ci troviamo costretti a farlo (come durante questo isolamento, durante il quale il lievito comincia a scarseggiare al supermercato), oppure semplicemente ci va di provare a creare in casa qualcosa “from scratch”, come dicono in inglese, ovvero “dal niente”: il lievito di birra possiamo anche farlo in casa! Basta averne una bustina o un panetto avanzato per ricrearlo potenzialmente all’infinito.

Ecco dunque una ricetta davvero molto preziosa, da stampare e da utilizzare ciclicamente per non restare più senza lievito in frigorifero.

Lievito fatto in casa: la ricetta del lievito di birra da moltiplicare a casa per non restare mai senza agenti lievitanti

 

Se la vitamina C è così famosa (potremmo tranquillamente chiamarla la star delle vitamine) un motivo ci sarà. La sua importanza per il nostro organismo è provata, conosciuta e innegabile, e lo sapevano bene in passato i poveri marinai che, per mancanza di frutta e verdura fresche, si ritrovavano con lo scorbuto.

Lo scorbuto non è altro che la mancanza dell’acido ascorbico, meglio conosciuto come vitamina C. Esserne carenti, infatti, porta a moltissimi problemi, come le anemie, i disturbi digestivi, le emorragie e le iperpigmentazioni cutanee.

Oggi incorrere nello scorbuto è difficile, certo, ma non è così difficile essere carenti di vitamina C, perché purtroppo non sempre attraverso l’alimentazione riusciamo ad ottenere le dosi giornaliere raccomandate.

E per i bambini? La vitamina C è altrettanto importante, se non di più. Vediamo quindi di cosa si tratta e come assicurarsi di assumerne a sufficienza.

Vitamina C e bambini, l’importanza di assumerne abbastanza: perché è giusto integrare la vitamina C e sceglierla NATURALE.

Facendo un passo indietro, la vitamina C è una vitamina idrosolubile, che si scioglie quindi in acqua. Per questo motivo il nostro organismo non riesce ad accumularla, ma deve continuare a procurarsene attraverso l’alimentazione.

Il ruolo della vitamina C per l’organismo è fondamentale, perché è grazie a essa se riusciamo a sintetizzare gli aminoacidi, gli ormoni e il collagene, oltre che a mettere in atto molte reazioni metaboliche. Oltre a questo, sono noti i suoi benefici: aumenta le difese immunitarie del corpo, previene il rischio di tumori, aiuta a neutralizzare i radicali liberi…

Come accennato, non potendo accumularla, il nostro organismo deve sempre cercare di assumerla, attraverso cibi freschi (e non cotti, dal momento che la vitamina C è un elemento molto sensibile al calore e viene distrutta durante la cottura in acqua calda). Frutta e verdura fresca ne sono piene, in quantità maggiori o minori in base alla varietà.

Le arance, ad esempio, ne contengono moltissima, così come i kiwi, l’acerola, i pomodori, i broccoli…

Ma come fare se non abbiamo a disposizione sempre frutta e verdura fresche e se i nostri bambini non gradiscono ciò che gli offriamo? Non possiamo certo lesinare sulla vitamina C, che anche per loro è importantissima (tanto nei mesi freddi quanto in quelli caldi).

L’ideale, in questo caso, è puntare su degli integratori di vitamine naturali. E NON chimiche! Cosa significa? Significa fare attenzione a scegliere integratori che siano composti da vitamine naturali, e non create in laboratorio. Vari studi dimostrano infatti che le vitamine naturali sono molto più efficaci di quelle chimiche, essendo assimilabili più velocemente ed eliminabili più lentamente e garantendo così una percentuale di vitamina molto più alta. È il caso, ad esempio, della vitamina C estratta dal succo di acerola rispetto a quella prodotta chimicamente.

Tra i vari integratori uno molto valido - per mia esperienza personale! - è Arkovital Acerola 1000 di Arkopharma , un integratore di vitamina C naturale 100% e vegetale che non contiene nulla di chimico, né tra gli ingredienti, né tra gli eccipienti, né tra i coloranti. Fonte di vitamina in questo caso è proprio l’acerola, di cui parlavamo, un piccolo frutto che ricorda la ciliegia originario dell’America Latina, ad altissimo contenuto di acido ascorbico.

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L’ho provato perché già conoscevo i benefici dell’acerola, frutto che tuttavia fatico a trovare qui in Italia. Ho dunque acquistato Arkovital Acerola, e l’abbiamo assunto sia io che il mio bambino, che aveva bisogno di ritrovare un po’ di energia a causa del cambio di stagione, che ci lascia sempre tutti un po’ fiacchi. La vitamina C dell’acerola è infatti perfetta per ristabilire le energie e per diminuire la stanchezza, oltre che essere indicata per contrastare lo stress ossidativo e l’invecchiamento cellulare.

E per chi fuma è davvero consigliato, questo integratore! Fumare, infatti, riduce la quantità disponibile di vitamina C, rispetto al non fumare.

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Come vi ho detto, sia io che il mio bambino l’abbiamo assunta: Arkovital Acerola è pensata per bambini dai 6 anni che possono assumerla nella misura di mezza compressa al giorno, in modo da rinforzare le difese immunitarie e combattere lo stress e la stanchezza.

Come rilasciare la rabbia per stare meglio

Giovedì, 09 Aprile 2020 14:37

Arrabbiarsi per le piccole fatiche e per i piccoli (e grandi) fastidi quotidiani è una normale risposta allo stress. Il nostro corpo, insomma, cerca di difendersi dai litigi con i colleghi, dalle lavatrici dimenticate, dai compiti dei bambini che non hanno voglia di studiare, dalle scadenze delle tasse…

Ma provare sempre rabbia è comunque deleterio per la mente e il corpo e arrabbiarsi continuamente fa alzare la pressione sanguigna e aumenta il senso di ansia.

Ciò che dovremmo fare è rilasciare queste arrabbiature in maniera sana e positiva, benefica, incanalandole e lasciandole andare ciclicamente. Come? Ecco qualche strategia.

Come rilasciare la rabbia per stare meglio: i metodi per rendere le arrabbiature più sopportabili, sentendosi meglio mentalmente e fisicamente

Respirare

Molti lo trovano banale o inutile, ma il respiro gioca un ruolo fondamentale nell’equilibrio del nostro benessere. Nei momenti in cui ci sentiamo più frustrati e arrabbiati, cerchiamo quindi un angolo tranquillo e silenzioso e una sedia comoda (oppure sediamoci a terra in una posizione che troviamo agevole). Rilassiamo le spalle, chiudiamo gli occhi e respiriamo a pieni polmoni con il naso, ascoltando la pancia che si allarga. Espiriamo quindi dalla bocca. Ripetiamo finché non ci siamo calmati e finché non sentiamo che il senso di rabbia è uscito insieme all’aria attraverso le nostre narici.

Visualizzare

Non la nuvoletta di rabbia, ma piuttosto il luogo felice nel quale vorremmo essere in quel momento. Sempre in un angolo tranquillo, sempre respirando, pensiamo ad un luogo immaginario o reale nel quale ci sentiamo felici, sereni e sicuri e visualizziamolo in tutta la sua interezza, non solo visiva ma anche olfattiva, uditiva e tattile. Respiriamo, guardiamoci attorno e lasciamo che l’ansia pian piano si calmi.

Urlare

Per molti la rabbia è come un’esplosione inespressa, rimasta bloccata dentro. Ma urlare e sfogarsi non è sempre possibile, e questa continua a montare. Se tuttavia sentiamo di non farcela più, cerchiamo un modo per farlo. Come attraverso un cuscino, o in automobile quando siamo da soli.

Muoversi

La rabbia e l’ansia sono sensazioni mentali, ma anche fisiche, e spesso anche senza rendercene conto in certe posizioni, come da seduti, le acutizziamo. Nei momenti più difficili, quindi, cerchiamo di alzarci, di muoverci, ma con consapevolezza, rilasciando mentalmente le emozioni negative, scuotendole. A volte anche solo camminare aiuta, ma sono ancora più efficaci lo yoga, l’attività fisica e il danzare senza regole.

Cambiare prospettiva

A volte rimettere nella giusta prospettiva i problemi è davvero un toccasana. Perché i problemi esistono, ma si superano anche, e soprattutto possiamo guardarli con altri occhi. Per esempio, con gli occhi dei “noi del futuro”, di domani mattina, di quando ci sveglieremo e saremo più freschi.

Cambiare prospettiva DAVVERO

E con DAVVERO intendiamo fisicamente. Se la rabbia ci sta facendo del male e ci sta sopraffacendo, usciamo dal luogo in cui siamo, spostiamoci, facciamo un giro. Farà bene ai nostri occhi, alla nostra mente e al nostro corpo.

 

Cecilia

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