L’esempio è il primo strumento di educazione. E questo potrebbe essere anche espresso in un altro modo, più diretto: è il NOSTRO comportamento a guidare il comportamento dei nostri figli. Detta così, forse, sembra più dura e pesante, ci fa sentire maggiormente il peso della responsabilità. Ma è così, non possiamo farci nulla. E non possiamo riempirci la bocca di belle parole sull’”esempio” se poi quell’esempio, nella realtà di tutti i giorni, non lo diamo.

Ciò che dobbiamo fare è riflettere, osservarci e provare a cambiare. Ovvero: riflettiamo su ciò che vorremmo insegnare ai nostri figli; osserviamoci per capire se in prima persona noi stessi agiamo nel rispetto di quegli insegnamenti; e, infine, cerchiamo di modificare le nostre abitudini in positivo. Perché sì, si tratta di abitudini, spesso e volentieri. Quindi piccoli gesti a cui non diamo molto peso ma che rappresentano proprio l’ESEMPIO di cui ci riempiamo la bocca.

Ecco quindi le cattive abitudini di cui non ci rendiamo conto che dobbiamo abbandonare per far sì che i nostri figli raccolgano davvero un buon esempio da parte nostra.

Le abitudini da abbandonare (perché siamo il primo esempio per i nostri figli): cosa NON fare ogni giorno per dare davvero il buon esempio ai nostri bambini

Lamentarci

Si parla spesso di “persone tossiche” da lasciarci alle spalle. Si tratta di quelle sempre negative, che vedono solo il brutto nelle cose che accadono. E se quelle persone, anche in minima parte, fossimo noi? Quanto ci lamentiamo del lavoro? Delle faccende domestiche? Del poco tempo? E quanto, invece, cerchiamo di trarre il meglio e di mostrare il lato positivo di tutto?

Parlare male del nostro corpo

“Mamma mia come sono grassa”. “Sto perdendo i capelli, sarò calvo e brutto”. “Che palle "le mie cose"”. Magari non in questi termini e in maniera più blanda, ma quante volte ci capita di parlare male di noi stessi, anche in maniera inconscia? Diciamo sempre che dobbiamo insegnare ai nostri figli ad accettarsi per ciò che sono, ad amare la diversità, e poi che facciamo?

Accettare tutto, anche quando ci fa male

Questa è una tendenza delle persone che cercano di essere sempre accomodanti. Che non è di per sé una cattiva caratteristica, ma che diventa difetto nel momento in cui ci si annulla e si cerca di accettare tutto da parte degli altri anche quando non ci fa stare bene.

Restare invischiati in relazioni negative

I nostri figli, da grandi, si ricorderanno prima di tutto le relazioni dei loro genitori. E impareranno come si sta insieme proprio guardandoci. Se vedranno due persone che stanno bene, armoniosamente insieme, litigando quando serve e rispettandosi e facendo pace in maniera equilibvrata, con dei ruoli equilibrati all’interno della coppia, allora probabilmente cercheranno una relazione così. Se cresceranno con genitori che stanno male tra loro, litigando sempre anche di fronte a loro, anche in maniera violenta, crederanno che le relazioni sono tendenzialmente così. Se cresceranno in una famiglia allargata che va d’accordo (dove i genitori hanno saputo allontanarsi perché era impossibile stare insieme), cercheranno l’armonia. Se vedranno uomini violenti cresceranno credendo che deve per forza essere così, e viceversa. E così via. Ogni coppia è a sé, è vero, ma il rispetto deve esserci sempre, così come l’impegno, e questo va mostrato ai nostri figli.

Essere pessimisti

Proprio come le persone che si lamentano sempre, essere pessimisti può essere deleterio. Perché alla lunga fa vedere tutto nero, anche quando ci sarebbe bisogno di un po’ di sana speranza!

Giudicare gli altri

Anche in famiglia, anche nella nostra privacy. Spesso ci lasciamo andare a commenti o pettegolezzi, è normale purtroppo. E anche se lo facciamo con leggerezza e senza intenti cattivi, sarebbe sempre meglio evitarlo, soprattutto davanti ai bambini, ma soprattutto per noi stessi e per gli altri!

Mangiare male

Diciamo sempre che dobbiamo mangiare in maniera sana, includendo tanta frutta e tanta verdura nella nostra dieta, evitando il junk food e facendo attività fisica. Ma lo facciamo anche noi? Tutti quei piccoli stappi alla regola si sommano, e i nostri bimbi li vedono eh!

Bambini sullo snowboard, come e quando iniziare

Venerdì, 28 Febbraio 2020 09:50

Dopo avervi parlato dello sci di fondo per bambini, oggi vi parliamo di uno sport invernale molto più diffuso tra i più piccoli, ovvero lo snowboard per bambini. Sono moltissimi, infatti, i piccoli snowboarder sulle piste italiane, spesso figli di altri snowboarder, oppure figli di sciatori affascinati dalla tavola.

Ma quando è possibile cominciare a mettere la tavola ai piedi? E come cominciare? In questo articolo cerchiamo di rispondere a tutte le domande, mettendo anche in chiaro i benefici dello snowboard per bambini.

Bambini sullo snowboard, come e quando iniziare: tutto ciò che c’è da sapere sullo snowboard per bambini

Come per tutti gli sport, il primo approccio deve essere certamente ludico, anche per assecondare l’amore dei bambini per la neve, che la vedono come un grande parco giochi per scivolare. La prima regola, quindi, è quella di affidarsi ad una scuola certificata FISI con insegnanti di snowboard qualificati e specializzati sull’insegnamento ludico.

Intorno ai 3 anni, quindi, è possibile già provare a mettere i bimbi sulla tavola da snowboard, che tuttavia, resterà una sorta di slittino con cui giocare. Si potrà addirittura metterli sulla tavola con dei doposcì normali, e non con gli scarponi, in modo da farli sentire a proprio agio e più liberi con i movimenti, passando solo in un momento successivo agli scarponi da snow veri e propri.

La fase più seria, invece, comincerà intorno ai 4-5 anni, quando i bambini potranno iniziare ad apprendere regole più tecniche e posizioni più performanti.

Fin da subito, anche giocando, i bambini impareranno le tecniche dello scivolamento, che sono molte e diverse, e che permettono diversi tipi di discesa. E rispetto allo sci, imparare sarà più veloce.

Certo, all’inizio si cade spesso, è vero, molto più spesso che con gli sci. Ma non si tratta di cadute rovinose, quanto fastidiose. I primi tempi, quindi, si potrà utilizzare della biancheria fatta apposta per attutire i tonfi, da mettere sotto la tuta impermeabile (come questi pantaloncini con imbottitura). E, naturalmente, si utilizzerà sempre il casco (come questo), così come i guanti (dato che le mani saranno spesso a terra, sulla neve), una maschera per schermare gli occhi dalla luce del sole (molto più forte dal momento che si riflette sul bianco della neve) e una tuta comoda.

I benefici dello snowboard per bambini sono davvero molti: innanzitutto, i bambini allenano il loro equilibrio, e imparano allo stesso tempo a impostare il loro corpo in posizioni solitamente non stimolate, dal momento che devono scendere lungo una parete inclinata con i piedi fissati in un attrezzo.

Impareranno, poi, il senso della sicurezza, dal momento che lo snowboard è tutto un frenare e accelerare per trovare la velocità ottimale.

E sfatiamo un mito, per concludere: mettere un bimbo sullo snowboard non significa precludergli la possibilità di imparare a sciare. Sci e snowboard non sono in contrapposizione: sono semplicemente modi diversi di divertirsi. Se si hanno le possibilità economiche (perché non possiamo negare che lo sci e lo snowboard siano sport costosi) e se il bambino mostra interesse per entrambi gli sport, nessuno vieta che possa impararli e svolgerli contemporaneamente!

La maggior parte delle volte non lo manterranno, è vero. Ma nel mondo dei “segreti” ci sono troppe insidie, soprattutto quando si parla di bambini, che non sanno ancora distinguere tra i segreti innocenti e quelli pericolosi.

Meglio non chiedere ai bambini di mantenere un segreto: perché è meglio insegnare il valore del dialogo e della sincerità piuttosto che i segreti

Uno dei miei primi ricordi riguarda la scuola materna. Mia madre era amica della maestra e stavano parlando del carnevale, scambiandosi le idee per i costumi. Le chiesi, in presenza di mia mamma: “Maestra, da cosa ti vesti?”. E lei me lo disse, dicendomi che però, attenta!, era un segreto e che dovevo promettere di mantenerlo. La prima cosa che feci fu naturalmente entrare in classe e dire alla mia compagna preferita che la maestra a Carnevale si sarebbe vestita da Cappuccetto Rosso. Sì, me lo ricordo ancora.

Mia madre, che vide la scena, mi rimproverò, e fu quel giorno che capii l’importanza di mantenere un segreto che qualcun altro ci chiede di custodire. È difficilissimo, e ancora oggi faccio fatica. Ma dall’altra parte mi insegnò anche che ci sono segreti e segreti, e che non tutto va nascosto. In questo caso era un argomento sciocco e pure divertente, e avevo fatto una promessa, ma che fare in altri casi?

Il problema si pone infatti quando un bambino SA tenere un segreto. Ovvero: quando chiediamo ai bambini troppe volte di mantenere qualcosa per sé, loro ad un certo punto, beh, imparano a farlo.

Se imparano a farlo, però, c’è un rischio: mantenendo tutti i segreti, anche quelli stupidi e divertenti (quelli che si bisbigliano nelle orecchie!), se accadrà (e si spera di no con tutto il cuore) qualcosa di inappropriato o di pericoloso, allora anche quello rimarrà per loro un segreto. Perché se un adulto dice loro: “Mi raccomando, non lo dire a nessuno!”, loro seguiranno le sue parole.

Il problema, infatti, è che i bambini non sanno spesso discernere ciò che è leggero da ciò che è pesante. Anche perché siamo noi adulti, ora come ora, a dire quali sono le cose importanti e quali no. E se qualcuno dirà loro che un segreto pesante è un nonnulla, loro lo catalogheranno così.

Ecco perché dovremmo, di norma, insegnare ai nostri bambini che tendenzialmente non va bene tenere i segreti. Soprattutto quando a chiedere di mantenerli sono degli adulti. E che ci sono argomenti che anche se detti tra bambini come segreti andrebbero comunque discussi con i genitori, senza paura, soprattutto quando ci fanno sentire a disagio anche se non sappiamo perché (qui un articolo su come parlare ai bambini della violenza sessuale).

Questo non significa naturalmente non insegnare il valore della riservatezza. È chiaro che da genitori man mano che i nostri figli cresceranno e avranno la capacità di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dovremo insegnare loro che quando qualcuno ci affida un segreto (positivo!) dobbiamo mantenerlo, e noi per primi dobbiamo dare l’esempio, evitando quindi di spettegolare in casa o con le amiche in loro presenza (cosa che dovremmo fare comunque, e non solo per dare l’esempio…).

Ma, in ogni caso, meglio mettere le cose in chiaro e catalogare tendenzialmente i segreti come qualcosa di “no”. Saremo bacchettoni, ma almeno i nostri figli saranno più sicuri.

Gli sport all’aria aperta sono certamente sul podio tra le attività migliori per i bambini (e infatti anche la camminata in montagna è tra questi). E tra gli sport outdoor invernali ce n’è uno che spesso non si associa ai bambini, ma che invece è perfetto, stimolante e consigliato anche per loro: si tratta dello sci di fondo, praticato nelle zone nevose nei mesi invernali.

Quando iniziare, quindi, con lo sci di fondo per bambini? Che attrezzatura utilizzare? E quali sono i benefici? Ecco tutto ciò che dobbiamo sapere riguardo allo sci di fondo praticato con i nostri bimbi.

Lo sci di fondo per bambini, sport completo e outdoor: perché lo sci di fondo è uno sport invernale molto adatto con i bambini

Innanzitutto, non c’è un’età consigliata per quando cominciare con lo sci di fondo. Come sulle piste da sci (zeppe di bimbetti di tutte le età che provano sci e snowboard), anche sulle piste da sci di fondo troviamo bambini di tutte le età, anche se è più raro perché leggermente meno conosciuto. E per molti genitori che non vogliono cominciare da subito con lo sci “normale” (quello di discesa), il fondo è perfetto per iniziare a frequentare la montagna innevata in famiglia.

Anche perché il fondo è uno sport, oltre che sicuro (si svolge in piano e a velocità moderate), davvero bellissimo per chi ama le escursioni e le passeggiate: si può praticare in compagnia, in fila, sciando per chilometri e chilometri in zone magnifiche dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. E permette di connettersi in maniera profonda con la neve, elemento amatissimo dai bambini, che lo trovano affascinante.

A livello sportivo, poi, il fondo è super completo e permette quindi di dare la possibilità ai bambini di eseguire l’attività fisica consigliata fin dall’infanzia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per i movimenti messi in campo, infatti, lo sci di fondo allena tutti i muscoli del corpo, sia della parte alta che della parte bassa, e stimola allo stesso tempo l’equilibrio e il senso del ritmo.

Quando cominciare, quindi, con i bambini? Nei paesi scandinavi, ad esempio, mettono gli sci di fondo ai loro piedi già dai due anni, come qui - spesso - accade con gli sci da discesa. Questo significa che come accade in quasi tutti gli sport (come il nuoto, lo sci…) i bambini potrebbero potenzialmente cominciare nel momento in cui sono molto stabili sulle gambe, ovvero quando camminano, corrono e saltano con sicurezza.

Nel momento in cui decidiamo, dunque, basta cercare una zona dove fanno sci di fondo (solitamente nel Nord Italia, nelle zone alpine in cui le nevicate sono ancora belle abbondanti tutto inverno) e dove abbiano una scuola specializzata in questo sport, con maestri certificati FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) che sappiano insegnare lo sci di fondo in maniera sicura e ludica, con momenti di gioco e metodi specifici per insegnare la tecnica ai bambini.

Naturalmente, ci sono precauzioni da prendere. Ovvero: utilizzare dell’attrezzatura sicura e vestirsi adeguatamente, in modo da non fare prendere freddo al bambino, ovvero con una tuta termica non troppo spessa (con vari strati al di sotto), i guanti, della biancheria intima termica, degli occhiali da sole.

Dopodiché, possiamo, almeno per le prime volte, noleggiare l’attrezzatura, ovvero gli sci, gli scarponi e le racchette.

Tutto qua! Fatto questo, sarà possibile cominciare a godere dello sci di fondo appieno, in famiglia o singolarmente. Perché lo sci di fondo è soft, tranquillo, meno competitivo, piacevole… Ma non per questo meno duro e performante a livello fisico, anzi! E poi è super conviviale, ecologico e outdoor (e una volta imparato e una volta che abbiamo la nostra attrezzatura, anche economico! Non ci sono biglietti per le piste).

Lezioni Sul Sofà, MyEdu, Google Classroom… Non si sa ancora per quanto tempo le scuole delle zone gialle colpite dal Coronavirus CoVid-2019 resteranno chiuse (ufficialmente, per ora, fino a sabato 29 febbraio), ma insegnanti e studenti (e soprattutto i genitori, che si sono trovati la quotidianità stravolta!) non stanno con le mani in mano. Stare troppi giorni senza scuola, infatti, non è entusiasmante come potrebbe sembrare per i primi giorni. Anche perché poi per recuperare il programma servirebbe correre, e questo non piacerebbe nemmeno ai ragazzi. L’inattività, insomma, non fa bene a nessuno.

Bene, non si sa ancora per quanto la situazione resterà così, ed è per questo che in molti si sono organizzati o si stanno organizzando con gli strumenti digitali.

Scuole chiuse per il Coronavirus? Ci sono le lezioni online (e i libri!): come fare per mantenere la mente in allenamento e non perdere troppo a causa delle scuole chiuse

Come sappiamo, l’apprendimento digitale è importantissimo di questi tempi. E ora come ora, in questa situazione d’emergenza, diventa preziosissimo e ancora più utile. Perché se non è possibile andare a scuola, la scuola può arrivare a casa, consentendo agli studenti di rimanere allenati e agli insegnanti di continuare con il programma, evitando così le corse al rientro.

Molti insegnanti stanno quindi organizzando le proprie lezioni su piattaforme come Google Classroom o Edmodo, e in quel caso è proprio l’insegnante stesso o la scuola a comunicare le modalità di insegnamento a ragazzi e genitori.

Se invece, e i casi sono moltissimi, la scuola non ha organizzato nulla (per mancanza di tempo o di risorse), i genitori possono comunque affidarsi alla tecnologia, cercando lezioni ed esercizi in linea con il livello dei propri figli e a seconda della classe e della materia, facendo sì che rimangano in allenamento e che, allo stesso tempo, si divertano. Perché la didattica digitale permette anche questo: di applicare i concetti interattivamente.

Ci sono quindi piattaforme come MyEdu che propongono esercizi e lezioni per tutte le materie, sia per le scuole sia per le famiglie. In questo caso, basterà scegliere la sezione “MyEdu Family” per proporre ai bambini tutte attività presenti sulla piattaforma.

Perché non sfruttare, poi, lo smartphone e il tablet? Ci sono moltissime app perfette per imparare, come quelle in inglese oppure quelle per imparare partendo dal metodo Montessori.

In questi giorni c’è anche chi ha costruito un sito apposta. E questo “chi” è addirittura uno scrittore premio Andersen, che insieme ad altri scrittori per ragazzi ha messo su una piattaforma (Lezioni sul Sofà) proprio per i bambini a casa da scuola a causa del Coronavirus, con lezioni, letture, racconti… Il tutto, naturalmente, caratterizzato da un livello di qualità e di piacevolezza altissimo, proprio grazie al fatto che l’idea di Lezioni Sul Sofà sia venuta a degli scrittori.

“LEZIONI SUL SOFÀ (AUTRICI E AUTORI DI LIBRI CONTRO IL CORONAVIRUS). C’è in giro un virus che si chiama Corona. Le scuole sono chiuse. In giro consigliano di non andare. Come fare a scacciare la noia? Ci pensiamo noi scrittrici e scrittori italiani: facciamo noi lezione! Sulle cose più diverse, su quelle che ci piacciono, su quelle che vi piacciono, su quelle che non conoscevate, e su quelle che amate. Sono lezioni a casa, sono lezioni sul sofà. Con Andrea Valente ho pensato di radunare un gruppo di amici, autrici e autori che stimo, intorno a un progetto sperimentale: le lezioni sul sofà, per tutti quei ragazzi (e sono centinaia di migliaia) costretti a casa perché le scuole son chiuse, causa Coronavirus. Non lasceremo soli i nostri ragazzi in balia dei compiti e dei malefici videogame!! ;) Così le lezioni le facciamo noi”: questo ha scritto lo scrittore Matteo Corradini sulla sua pagina Facebook per spiegare il progetto, che a noi pare bellissimo.
(N.B. A causa dei server in sovraccarico, potrebbe essere difficile collegarsi al sito, ma da Facebook fanno sapere di stare provvedendo! Non desistiamo!).

Non dimentichiamo, infine, i buoni vecchi libri: molto probabilmente si tratterà di una o due settimane di stop forzato a casa. E quale occasione migliore per leggere per piacere allenando così lettura e altre skill?

Se i vostri bambini non sono amanti della lettura, potete provare con qualche trucchetto (oppure attraverso le sfide di lettura: qui un articolo!). Se invece già amano leggere, lasciate che leggano ciò che vogliono, dai libri gialli per bambini a quelli contro il razzismo. Se volete consigli di lettura, nella nostra sezione dedicata ne troverete moltissimi!

Ps. Qui trovate un nostro articolo sul Coronavirus, che spiega perché i bambini vengono colpiti meno.

Se anche questo venderà quanto i suoi libri “normali”, potremo dire che Dan Brown è lo scrittore di bestseller davvero per tutti. Che piaccia o no, i suoi thriller sono tra i più letti al mondo (e come sempre, noi di mammapretaporter siamo convinte di una cosa, ovvero: se fanno leggere, che male c’è? Non ci sono libri di serie A e libri di serie B). E a settembre scopriremo se la sua penna saprà avvicinare anche i bambini alla lettura.

Per Rizzoli, infatti, uscirà “La sinfonia degli animali”, il primo libro per bambini di Dan Brown. E ora vi sveliamo ciò che già si sa.

“La sinfonia degli animali”, il libro musicale di Dan Brown per bambini: lo scrittore di bestseller per adulti ha scritto un libro per bambini

Non servirebbero presentazioni, ma le facciamo lo stesso: Dan Brown è l’autore del “Codice da Vinci” e di “Angeli e Demoni”, è lo scrittore che ha venduto nel mondo oltre 220 milioni di copie di libri, è praticamente una rock star della letteratura.

Da sempre appassionato di musica (e musicista in prima persona), lo scrittore americano ha deciso ora di dedicare un libro all’infanzia, prendendo ispirazione dai classici più classici (come Pierino e il Lupo) e facendo interagire musica e parole. E proprio per questo i libro sarà interattivo e multimediale, perfetto per questa nuova generazione di lettori nativi digitali.

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Al libro “La sinfonia degli animali”, illustrato dall’artista ungherese Susan Batori, si accompagnerà dunque anche un’opera musicale, composta proprio da Dan Brown, un album di musica classica per rendere completa la fruizione di quest’opera di lettura musicale (apprezzabile tanto dai bambini quanto dagli adulti).

Ma come si ascolterà e leggerà questo libro? In maniera molto semplice e smart. Innanzitutto, ci sarà l’opera “tradizionale”, ovvero il libro cartaceo da sfogliare, esattamente come un libro normalissimo. E ci sarà poi un’app interattiva da scaricare gratuitamente per il proprio smartphone, che permetterà di ascoltare le composizioni musicali (che saranno una per ogni animale protagonista del libro) mentre leggiamo le pagine.

Il libro, che comprenderà quindi lettere, arte visiva (perché le illustrazioni sono altrettanto interessanti e coinvolgenti) e musica per un’esperienza che coinvolgerà più sensi contemporaneamente, arriverà nelle librerie italiane per Rizzoli in contemporanea con tutto il mondo (il titolo originale è “Wild Symphony”), ovvero l’1 settembre 2020.

La storia parlerà del maestro Mouse, un simpatico direttore d’orchestra che con la sua bacchetta iconica porterà i bambini a conoscere tutti gli animali del libro, tutti musicisti, trattando temi come la pazienza, il rispetto e la compassione, la fiducia e la mindfulness, le responsabilità e la società. Il tutto condito con indovinelli degni del “papà” di Robert Langdon (interpretato al cinema da Tom Hanks).

Bambini in montagna, uno sport perfetto

Martedì, 25 Febbraio 2020 09:29

Chissà perché, quando i bambini vengono abituati fin da piccoli alla montagna, poi tendenzialmente mantengono questa passione anche in età adulta. La montagna affascina: o la ami, o la odi. Ma si può anche imparare ad apprezzarla pian piano, con i propri tempi, e i benefici sono moltissimi. Soprattutto per i bambini, che possono stare a vero e stretto contatto con la natura, imparando anche a rispettarla, e che mettono in moto tutto il loro corpo in maniera armonica, stimolando al contempo la creatività che la vita all’aria aperta stimola in maniera automatica.

Bambini in montagna, uno sport perfetto: perché la camminata in montagna con i bambini è un’attività fisica raccomandatissima

Primo: è un’attività che possiamo svolgere in famiglia e che ci permette di legare. Secondo: è uno sport gratuito, praticamente. Terzo: ci immerge nella natura più vera. Ecco perché camminare in montagna con i bambini è altamente raccomandato!

Innanzitutto, non sottovalutiamo il potere fisico del camminare in montagna. L’OMS parla chiaro (come spiegano anche sul sito del Ministero della Salute): anche i bambini hanno bisogno di attività fisica, non importa quanto piccoli. Si parla, ad esempio, di almeno tre ore di attività fisica giornaliera per i bimbi tra uno e due anni, e di tre ore di attività fisica di cui almeno una di forte intensità per i bimbi tra i due e i quattro anni.

La montagna, dunque, può diventare un’ottima attività fisica (che non significa solo “sport”, ma soprattutto movimento), affiancata al classico sport che i nostri bimbi praticano settimanalmente. E non si tratta di strappare altro tempo: il weekend è infatti perfetto per le gite fuori porta.

Entrando nello specifico, come spiegano anche su Uppa la camminata in montagna è davvero benefica per adulti e bambini, è alla portata di tutti, attiva i muscoli della respirazione, favorisce l’ossigenazione dell’organismo e migliora il sistema cardiocircolatorio. È un toccasana per tutto il corpo, quindi.

E poi fa benissimo alla mente, soprattutto nel caso dei bambini, che se avvicinati all’ambiente-montagna fin da piccoli ne potranno trarre tutti i benefici fin da subito. Come tutti i luoghi naturali, infatti, la montagna favorisce il benessere psicologico, scaricando lo stress e le tensioni (anche a livello ottico, con la vista che corre lontano dagli schermi!) e ascoltando l’ambiente attorno e ciò che abbiamo dentro.

A livello più “sportivo”, il bello della camminata in montagna per i bambini è che è sì un’attività fisica che richiede sforzo e impegno, ma in maniera non competitiva. La competizione, anzi, è più “personale”, con i bimbi che si trovano a migliorare ed alzare l’asticella di camminata in camminata.

Infine, ciò che la montagna insegna è senza prezzo, anche a livello educativo. Per camminare in montagna, infatti, serve sempre il senso di responsabilità, che i bambini alleneranno fin da piccoli osservando i genitori. Anche per le escursioni più semplici, infatti, è necessario fare sempre attenzione, preparare il percorso prima della partenza sapendo già dove si andrà, seguire i sentieri (scegliendo sempre quelli adatti al proprio livello), essere preparati con acqua, cibo, vestiti puliti, protezione per la pioggia, bussola e mappe, guardare sempre dove si mettono i piedi, non strappare i fiori e gli arbusti, non gettare i rifiuti a terra ma portarli a valle, rispettare la natura…

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Per divertirsi in montagna con i bambini ci sono moltissime possibilità e attività. Possiamo semplicemente organizzare camminate nei luoghi vicino a casa, cercando i rifugi o preparando un pranzo al sacco (controlliamo però prima sempre il livello di difficoltà dei sentieri! Ce ne sono per tutti, inesperti ed esperti, e soprattutto con i bambini è fondamentale scegliere quelli più adatti a noi).

Oppure possiamo organizzare delle ciaspolate nel bosco in inverno, sui sentieri più piani e tracciati (solitamente li troviamo vicino alle piste da sci di fondo).

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L’attrezzatura? Non serve molto: degli scarponcini pensati per essere anche impermeabili (in modo da essere pronti anche alla pioggia), che siano perfetti sia per l’estate che per l’inverno (come questi, ad esempio). Dell’abbigliamento sportivo, con pile e giacche pesanti ma traspiranti (nel caso di camminate invernali). E delle racchette da trekking, una borraccia, dei guanti e uno spolverino impermeabile.

Nel caso delle ciaspolate o delle camminate nella neve, anche i pantaloni e la tuta da sci andranno benissimo!

“I raffreddori” di André François

Lunedì, 24 Febbraio 2020 14:37

In questi giorni di starnuti, tosse, tamponi e paura, un sorriso vorremmo comunque strapparvelo, dandovi allo stesso tempo qualcosa di carinissimo da leggere: il 27 febbraio 2020, infatti, uscirà in libreria “I raffreddori”, libro illustrato con poche parole di André François che fa sorridere grandi e bambini giocando sul doppio senso di tutte le espressioni che utilizziamo per descrivere il raffreddore.

“I raffreddori” di André François: per sorridere del contagio, un libro sui doppi sensi sui malanni di stagione

“Il raffreddore si prende”, ed ecco un disegno di una macchia a forma di essere umano che prende per la coda un’altra macchia zoomorfa, proprio come se il raffreddore fosse un cane che ci fa compagnia.

“Il raffreddore è passeggero”: ed ecco che il raffreddore si trasforma in un vero e proprio passeggero a bordo della nostra automobile!

“Bisogna far passare il raffreddore”. E a questo punto, è d’obbligo un educato “Dopo di lei!”, per farlo passare davanti a noi, no?

Tutte le illustrazioni di “I raffreddori” (Orecchio Acerbo) sono così: simpaticissime, semplici e sdrammatizzanti, per parlare del raffreddore come di una malattia sì fastidiosa, ma anche inevitabile. E per ridere, soprattutto, quando siamo bloccati a letto proprio con un malanno stagionale insieme ai bambini, per fare passare le ore e per sorridere insieme interpretando le metafore e i modi di dire.

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La trama è semplicissima: il Raffreddore di questo libro (che ha 84 pagine a colori e sarà in vendita al costo di 10 euro - acquistabile qui) è un animale assolutamente non in estinzione. Anzi! Lo si vorrebbe evitare e seminare, ma continua a tornare ogni inverno. Ci sono i Raffreddori belli e i Raffreddori brutti, quelli che passano il loro tempo a letto con le persone e quelli che si fanno dare un passaggio…

Il bello di questo libro sta nell’intelligenza e l’eleganza con le quali tratta un argomento quotidiano ma che a volte fa paura, senza tirare in giro nessuno ma sfruttando i doppi sensi. L’autore, non a caso, è uno degli artisti più eclettici e fantastici del secolo scorso, André François, pittore, scenografo, scultore, cartoonist, illustratore, incisore… Sin da giovanissimo, questo artista dal tratto grafico surrealista ha realizzato locandine per le famose Galeries Lafayette, opere grafiche per l’Esposizione Universale del 1937, ha scritto libri che lo hanno reso famoso in tutto il mondo come “Les larmes de crocodile”, disegnato copertine per Vogue, Le Nouvel Observateur e il New
Yorker…

Questo libro, quindi, è un ottimo modo per avvicinarsi alla sua opera, ridendo e facendo passare il tempo anche quando siamo bloccati a letto (con un Raffreddore ovviamente!), contagiando tutti con la sua ironia e la sua genialità.

La pelle del sederino è tra le zone più sensibili del corpo. Soprattutto nei bambini, la cui pelle è più delicata della nostra e la cui zona intima, ahinoi, è continuamente stimolata a causa del pannolino. Ecco perché le dermatiti, gli arrossamenti e le ragadi sono un pericolo costante.

Le regole da seguire per evitare di sollecitare troppo la pelle sensibile e per arginare il rischio di incorrere in dermatiti e compagnia bella sono semplici, ma è bene seguirle. In primis, eseguire sempre una detersione leggera e delicata della zona intima, con saponi non troppo aggressivi; poi, utilizzare la pasta protettiva solo in caso di effettiva necessità (e quindi quando la cute è davvero arrossata); asciugare sempre la zona molto bene, anche nelle pieghe, per evitare la proliferazione dei batteri; e, infine, scegliere i pannolini giusti. Come i pannolini Lillydoo.

Quali pannolini scegliere per bambini con pelle sensibile: come scegliere i pannolini quando il nostro bambino ha la pelle delicata e a rischio dermatite

Prima regola: meglio evitare profumi e lozioni, che, sì, rendono più “piacevole” il momento del cambio pannolino (anche se è impossibile coprire gli odori!), ma rendono anche più irritata la pelle, dal momento che spesso sono proprio i profumi a provocare reazioni sulla cute. Idem le lozioni, che spesso contribuiscono ad inumidire una zona che dovrebbe stare il più asciutta possibile.

La cellulosa che compone i pannolini, poi, dovrebbe essere priva di cloro, sostanza tossica utilizzata per sbiancare i tessuti ma che andrebbe davvero evitata.

I pannolini Lillydoo sono quindi perfetti per i bambini con pelle sensibile. Sono al 100% privi di profumi e di lozioni e la cellulosa che li compone è 100% priva di cloro (EFC), oltre che essere derivata da foreste gestite in modo responsabile (qualità che ci piace molto).

Altra regola, è scegliere pannolini che siano definiti “per pelli sensibili”, ma che siano in questo senso controllati e certificati.

Per essere certi che i pannolini siano il più possibile tollerati dai bambini con cute sensibile e soggetti a dermatiti, Lillydoo affida i test sui pannolini all’Istituto Hohenstein, che verifica la delicatezza dei tessuti sulla pelle e il minimo rischio allergico dei prodotti. Per farlo, applicano i materiali che compongono il pannolino sulle cellule della pelle per oltre 24 ore, monitorandole. Il risultato è la dicitura (controllata e verificata!) “Per pelli sensibili” e “Ipoallergenici”, poiché, appunto, i materiali non causano reazioni sulla pelle né allergie.

Anche le certificazioni internazionali sono un buon indicatore di qualità. E in questo senso, i pannolini Lillydoo sono di nuovo super affidabili, perché i primi al mondo ad aver ottenuto la certificazione MADE in GREEN di OEKO-TEX, essendo testati per le sostanze nocive secondo i criteri di sostenibilità delle linee guida OEKO-TEX. Questa certificazione certifica che i pannolini sono testati per sostanze nocive, ma non solo: ci rassicura anche sul fatto che vengono prodotti in stabilimenti ecosostenibili.

E tutto questo coniugando la sicurezza e la delicatezza con la comodità: i pannolini Lillydoo, infatti, arrivano direttamente a casa grazie ad un abbonamento mensile flessibile e personalizzabile, che permette anche di risparmiare e di evitare di uscire migliaia di volte ad acquistare i pannolini rischiando di rimanere senza nei momenti più sconvenienti. Per provare la qualità e la comodità di Lillydoo, è possibile anche ricevere un pacchetto prova con i loro pannolini e le salviette umidificate all’acqua, pagando solamente le spese di spedizione!

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Una critica che è stata mossa attorno al tema della legge salva-bebè sui dispositivi antiabbandono, che vuole tutelare i bambini riducendo il rischio di dimenticarli in automobile, ha riguardato il lato economico. Ovvero: non essendo spese leggere, perché tutti devono essere obbligati a cambiare i seggiolini che già hanno incorrendo in altre spese, enormi?

In realtà, non è necessario cambiare il seggiolino auto dei bambini acquistandone uno che sia “antiabbandono”. Esistono infatti in commercio molti dispositivi antiabbandono, ovvero dei sensori da applicare ai seggiolini che già abbiamo in uso. E da oggi è possibile anche chiedere un contributo statale del valore di 30 euro, proprio per acquistare uno di questi device contro l’abbandono dei bambini in automobile.

Come richiedere il contributo di 30 euro per i dispositivi antiabbandono: per l’acquisto dei dispositivi anti abbandono lo stato italiano mette a disposizione 30 euro per bambino

Dal 20 febbraio 2020 è possibile fare richiesta per un contributo statale di 30 euro per l’acquisto dei dispositivi antiabbandono, che sono dal 7 novembre 2019 obbligatori per legge se trasportiamo in automobile bambini fino ai 4 anni di età. Dal 6 marzo 2020 saranno in vigore anche le multe: chi non sarà in regola riceverà una multa dagli 83 ai 333 euro (che si riducono a 58 e 100 euro se si paga entro cinque giorni) e la sottrazione di 5 punti dalla patente. E se l’infrazione verrà commessa nuovamente entro due anni, allora scatterà la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.

Per richiedere questo contributo statale basta visitare il sito dedicato del Mit (il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), Bonus Seggiolino, e registrarsi nell’area dedicata. Per farlo, tuttavia, è necessario avere le credenziali SPID (il Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Dopo la registrazione e la richiesta, il contributo di 30 euro per l’acquisto del dispositivo anti abbandono sarà ricevuto dal richiedente in forma di un buono-spesa elettronico associato al codice fiscale del bambino per il quale sarà acquistato il device (e infatti il contributo può essere richiesto per più bambini, ma al massimo uno per bambino). E questo buono spesa elettronico ricevuto potrà essere speso entro un mese dalla sua emissione.

La scelta del dispositivo sarà poi a discrezione dell’acquirente. E non essendoci ancora specifiche omologazioni, basterà sceglierne uno venduto con un certificato di conformità del produttore, che certificherà le caratteristiche che per legge, per ora, devono avere i dispositivi. Ovvero: devono avere segnali che si attivano automaticamente ad ogni utilizzo (senza quindi doverli attivare ad ogni accensione dell’automobile); devono avere segnali visivi e acustici e di vibrazione; e infine devono avere segnali visibili e ascoltabili sia dall’interno che dall’esterno dell’automobile.

Qualche tempo fa vi avevamo consigliato iSave, un dispositivo anti abbandono davvero semplice da utilizzare e molto sicuro, da applicare a qualunque tipo di seggiolino già in uso.

E per chi già aveva acquistato un dispositivo antiabbandono prima di questa notizia? In questo caso, è possibile fare richiesta di rimborso, sempre sulla stessa piattaforma, entro sessanta giorni a partire dal 20 febbraio 2020, allegando una copia della fattura o dello scontrino fiscale. Entro 15 giorni, poi, si riceveranno i 30 euro di rimborso.

 

Cecilia

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