Spazzatura? No, giocattoli

Lunedì, 16 Marzo 2020 09:58

Non fatevi ingannare dal nostro titolo: non vogliamo assolutamente che i nostri e vostri figli giochino con il bidone della spazzatura! Giammai! Semplicemente, il nostro spirito green ci ha fatto scoprire un nuovo volto della maggior parte degli oggetti che gettiamo nella spazzatura e nella differenziata: moltissimi oggetti vecchi e per noi inutili, infatti, sono - una volta puliti - recuperabilissimi come giocattoli per bambini.

La chiave, tuttavia, sta nell’abbracciare una filosofia di vita sostenibile il più possibile. E questo significa non comprare compulsivamente giocattoli! Perché, appunto, già moltissimi oggetti che abbiamo in casa sono potenziali giochi educativi.

Ecco qualche esempio!

Spazzatura? No, giocattoli: come recuperare i vecchi oggetti che butteremmo via per trasformarli in giochi per bambini

Le vecchie scarpine

Le scarpine di quando i nostri bimbi erano neonati hanno la caratteristica di non avere una suola rigida o delle parti pericolose, perché solitamente sono cucite in un tutt’uno o sono fatte all’uncinetto. Se ne abbiamo di questo tipo (senza parti che potrebbero staccarsi) possiamo realizzare un giochino semplicemente legando alla fibbia un vecchio nastro. Si creerà un giochino semplice ma sensoriale per i bambini, una “scarpa con cordicella” che li terrà impegnati.

Le carte da gioco

Non buttiamole! E non buttiamo nemmeno i barattoli dei gelati. Infiliamo le carte nel barattolo, chiudiamolo bene e diamolo ai bambini. Sarà per loro una bella maracas!

carte-gioco

I vecchi biglietti da visita

Quando facciamo decluttering e gettiamo via tutto ciò che non ci serve più, solitamente saltano fuori centinaia di biglietti da visita di lavoro o di piacere (degli hotel, dei ristoranti)… Prima di riciclarli, usiamoli allo stesso modo delle carte!

Le bottigliette di plastica

Ormai la maggior parte di noi usa le borracce (per fortuna!). Ma se per caso ci ritroviamo con una bottiglietta di plastica da gettare nella differenziata, prima di buttarla puliamola bene e riempiamola per metà con del riso (magari scaduto! Proprio per non sprecare nulla). Altre maracas casalinghe!

I tappi delle bottiglie di plastica

Anche i tappi non si buttano: buchiamoli al centro e infiliamoli in un filo di lana. Altro giocattolo sensoriale o braccialetto da studiare!

baby-toy-7.jpg

https://playtivities.com/recycled-diy-toy-baby/

I vecchi telecomandi

Ai bambini gli oggetti tecnologici piacciono da matti, chissà perché. E ci rubano sempre il telecomando… Per ingannarli, diamo loro un vecchio telecomando senza pile, tutto loro!

I vecchi telefonini

Idem con i vecchi telefonini! Così i nostri per un po’ resteranno in pace.

I vecchi vestiti

Giustamente, i vecchi vestiti ancora utilizzabili e in buona forma vanno donati. Ma quelli rovinati e in cattivo stato? Noi li teniamo e li mettiamo in un cesto di vimini che diventa il nostro “cesto dei travestimenti”. Abiti, cappelli, guanti… C’è un po’ di tutto, ed è divertentissimo ogni tanto fare la serata travestimento o scenetta!

I bicchieri usa e getta del caffè to-go

Quando non abbiamo il nostro bicchiere, ce ne facciamo dare uno dal bar e passeggiamo con quello. Il bello di questi bicchieri, che altrimenti butteremmo, è che possono essere lavati con un po’ di acqua ed essendo il coperchio fatto apposta per essere incastrato possono essere un bel gioco per bambini: diamoglielo e lasciamo che lo riempiano con ciò che vogliono, creando strumenti musicali o semplicemente allenando la manualità fine con questo coperchio che implicherà un bell’impegno.

 caffè-starbucks.jpg

Le 10 cose da sapere sui figli unici

Venerdì, 13 Marzo 2020 14:16

Sono viziati, sono strani, sanno risolvere meglio i problemi, si sentono soli, sono dei coccoloni… I luoghi comuni - o le convinzioni - riguardanti i figli unici sono moltissimi. E si sono sviluppati soprattutto negli ultimi due secoli, non cambiando mai. Ma gli studi rivelano altro, spesso, rispetto agli stereotipi!

E se è vero che ogni famiglia è diversa, che ogni figlio è diverso e che ognuno di noi è un individuo a sé, ci sono certe tendenze che ci portano a dire che i figli unici sono davvero diversi da come li pensiamo. E certamente chi non ha fratelli si ritroverà in queste 10 cose da sapere sui figli unici!

Le 10 cose da sapere sui figli unici: i fatti su chi non ha fratelli e gli studi che smentiscono moltissime convinzioni

La sindrome del figlio unico? Non esiste

No, i figli unici non crescono egoisti e viziati perché non hanno fratelli. Quella che per decenni si è chiamata “la sindrome del figlio unico” in realtà non esiste, e a dirlo sono degli studi scientifici.

Hanno un legame più forte con i genitori

Come si legge su Focus, nel 1986 la psicologa Toni Falbo condusse nell’Università del Texas uno studio che prese in considerazione 200 individui tra fratelli e figli unici, trovando una sola differenza: i figli unici sembrerebbero avere un legame più forte con mamma e papà rispetto a chi ha fratelli o sorelle. Ed è un legame che non passa in età adulta: sì, spesso gli amici con fratelli non capiscono il legame di un figlio unico con i genitori, con le telefonate quotidiane e il rapporto strettissimo, ma è davvero unico e prezioso!

Non sono per forza viziati

Come scrive Susan Newman nel libro “The case for the only child”, i genitori tendono sì a viziare materialmente un figlio unico, ma ciò non significa assolutamente che i figli unici siano più viziati della popolazione con fratelli. Dipende dall’educazione, da quanto un genitore insegni ad essere grato e riconoscente.

Hanno più autostima

Di nuovo Toni Falbo ci chiarisce questo punto, in un’intervista a Vice: i figli unici non hanno un’autostima incredibilmente più alta degli altri, ma sicuramente leggermente più sviluppata rispetto a quella di chi ha fratelli.

Sanno interagire meglio con gli adulti

Sempre Toni Falbo nella stessa intervista racconta un fatto interessante: molti insegnanti le hanno detto - a riprova delle sue teorie - che i figli unici si contraddistinguono dagli altri studenti perché sembrano molto più a loro agio a interagire con gli insegnanti. Questo accade meno con chi viene da famiglie molto numeroso o con i fratelli più piccoli. Perché i figli unici passano effettivamente molto tempo tanto con i genitori quanto con gli amici dei genitori e con i nonni!

Hanno standard molto alti rispetto a se stessi

E non perché sono pieni di sé, anzi. Proprio perché vogliono essere all’altezza delle persone con cui passano la maggior parte del tempo, ovvero i genitori. Per questo spingono e spingono e cercano di riuscire in tutto ciò che fanno, spesso e volentieri.

Preferiscono fare che delegare

Essendo abituati a giocare da soli, a fare da soli e a stare da soli, i figli unici spesso, anche crescendo, tendono a non condividere e a non delegare, preferendo prendere in mano le situazioni. Ecco che allora preferiscono le ricerche da soli rispetto a quelle in gruppo, spesso scelgono di essere i leader dei progetti e, sul lavoro, preferiscono non avere stagisti, perché per loro delegare è faticosissimo!

Hanno moltissimi amici…

Spesso si pensa che i figli unici si sentano soli, ma la maggior parte delle volte non è così. Anzi, hanno un equilibrio molto marcato tra solitudine e compagnia, e spesso hanno molti più amici rispetto a chi ha fratelli, proprio perché essendo da soli hanno più possibilità di passare il tempo con loro, passando i pomeriggi gli uni dagli altri o facendoli dormire alla propria casa (non avendo fratelli, spesso c’è spazio). E anche per il fatto che “sono da soli”, i genitori tendono a incoraggiare le loro amicizie.

…Ma sanno anche stare da soli.

Come dicevamo, anche lo stare da soli è un tratto del figlio unico, che sa gestire i momenti di compagnia e di solitudine. Per un figlio unico avere del tempo per sé è normale, e anche quando crescerà tenderà a cercare dello spazio di sana solitudine, senza sentirne il peso ma, anzi, godendolo appieno. Senza per questo essere per forza introverso.

Non amano i litigi e i confronti

Leggendo questo studio sugli adolescenti figli unici si legge tra le righe anche una caratteristica comune a molti “only child”, ovvero la tendenza a non sopportare i litigi e i confronti, che siano con gli amici, con il capo, con i colleghi, sui social… Perché? Semplice: perché non hanno avuto la “fortuna” di poter litigare quotidianamente con un fratello o una sorella quasi coetaneo, imparando a gestirsi e a gestire la situazione. Ciò non vuol dire che non svilupperanno la capacità di risolvere i problemi. Anzi! Semplicemente, il litigio non sarà mai nelle loro corde.

Da qualche tempo spopolano i libri da colorare con migliaia di mandala e disegni (o parolacce!) per adulti. Io ne vado matta e posso dire che possono diventare un vero toccasana, aiutando i nervi a distendersi e aiutando la mente a staccare per un attimo.

Anche i bambini possono beneficiarne! E anche se non siamo prettamente delle fan dei disegni da colorare (solitamente consigliamo attività creative più libere e fantasiose), in questo caso possiamo dire che sono davvero una buona cosa. Perché se utilizzati in maniera diversa, e non solo come un: “Stai lì e colora”, anche i disegni da colorare per bambini, proprio come quelli per adulti, possono diventare qualcosa di speciale.

Proprio come questi che vi proponiamo oggi, realizzati da Maria Grazia Vitiello in occasione di questa quarantena da coronavirus (ma che potremo poi utilizzare sempre!) che troviamo sul sito Mamme a Milano.

Colorare Milano per combattere noia e coronavirus: Mamme a Milano e Maria Grazia Vitiello ci offrono uno spunto colorato per imparare e per divertirci

Il progetto di Maria Grazia Vitiello si intitola “Tutti colorano Milano”, e come potete immaginare si tratta di una serie di disegni che raffigurano il capoluogo lombardo nei suoi luoghi più iconici.

Maria Grazia Vitiello insegna alla Scuola Primaria dell’IC Ilaria Alpi e ha deciso di dare la possibilità a tutti i bambini (e a tutti gli adulti!) di divertirsi e di imparare il volto di Milano attraverso questo bellissimo progetto sui suoi luoghi simbolo, dal Duomo all’Arco della Pace, dal Politecnico al Cenacolo, dal Cimitero Monumentale al Vicolo dei Lavandai.

I luoghi simbolo sono quarantasette, moltissimi, bellissimi, tutti da colorare e da interpretare.

Ad ogni disegno, poi, è associata una didascalia per cercare sul web insieme a mamma o papà il luogo, per avere un riferimento e per imparare ancora di più.

Come fare per colorare questi disegni? Basta andare sulla pagina di Mamme a Milano dedicata proprio a “Tutti colorano Milano” e cliccare sulla prima e sulla

E per rendere la cosa ancora più creativa e interessante possiamo proporre ai bambini di colorare questi disegni di Milano con una tecnica differente ad ogni pagina (qui trovate un nostro articolo dedicato proprio alle diverse tecniche per colorare).

Grazie a “Mamme a Milano” e Maria Grazia Vitiello, dunque, che in questi giorni difficili ci offrono letteralmente! - un po’ di colore!

Visitiamo i musei da casa!

Giovedì, 12 Marzo 2020 10:23

Stiamo a casa! Stiamo - a - casa! Punto. Ma che fare in questi lunghissimi giorni? Vi abbiamo parlato della didattica digitale da remoto e di cosa guardare in tivù (per bellissime serate cinema e per imparare attraverso i documentari). Quella che vi proponiamo oggi, invece, è un’attività diversa dal solito, che ci permetterà, come famiglia, di uscire un po’ di casa, ma solo metaforicamente!

Già, perché moltissimi musei in Italia e nel mondo offrono la possibilità di fare dei tour virtuali. Ed è bellissimo poter studiare l’arte e fruirne anche da casa! Naturalmente in vista di visitarli dal vivo quando la situazione coronavirus si risolverà (speriamo al più presto! Forza!).

Come prepararsi? Con dei documentari sugli artisti e sui musei, con dei libri per bambini dedicati all’arte (come questo favoloso di David Hockney, sulla storia dell’arte), oppure, semplicemente, senza nulla, lasciandoci sorprendere da ciò che questi meravigliosi luoghi contengono!

Visitiamo i musei da casa: i tour virtuali dei musei per godere dell’arte comodamente da casa

I Musei Vaticani

I Musei Vaticani di Roma hanno un servizio di tour virtuale tra i migliori al mondo. Basta andare su questa pagina e scegliere le stanze che insieme ai bambini vogliamo visitare, direttamente da casa. Dalla Cappella Sistina a quella Nicolina, dalle Stanze di Raffaello al Museo Chiaramonti: sono tutte disponibili nella loro magnificenza!

1280px-Musei_Vaticani._Braccio_Nuovo.JPG

La National Gallery

A questo link ecco il tour virtuale della National Gallery di Londra, nelle stanze dedicate ai capolavori del Rinascimento europeo. Riuscite a scovare la Vergine delle Rocce di Leonardo?

La National Portrait Gallery

Anche la National Portrait Gallery ha una pagina dedicata ai tour virtuali. La NPG è la sezione della National Gallery di Londra dedicata ai ritratti ed è divertentissimo visitarla, oltre che affascinante, perché oltre a vedere la bellezza dei dipinti (e delle fotografie, per la sezione contemporanea) possiamo scovare volti noti della letteratura e della storia, emozionandoci o provando anche a indovinarli con i bambini.

national-portrait-gallery.JPG

Il National History Museum

Google mette a disposizione anche il tour del Museo di Storia Naturale di Londra, affascinante e bellissimo per i bambini che amano la natura, i dinosauri e la storia.

La Pinacoteca di Brera

La Pinacoteca di Brera è casa del Cristo Morto di Mantegna, dello Sposalizio della Vergine di Raffaello, della Sacra Conversazione di Piero della Francesca… Come visitarla in questi giorni di quarantena? Con il loro virtual tour, ben curato e coinvolgente.

Il MET

Il Metropolitan Museum di New York è uno dei musei più belli e iconici. E a disposizione del pubblico lontano mette il virtual tour a 360 gradi dei suoi spazi più famosi!

The_Metropolitan_Museum_of_Art.jpg

Il Louvre

Forse il museo più famoso del mondo, dove riposa la Monna Lisa di Leonardo. Lo visitiamo online?

Gli Uffizi

A Firenze ecco la Galleria degli Uffizi, che online permette di fare un tour. Basta cliccare, a questo link, sulle varie stanze per visitarle una alla volta.

uffizi.jpeg

Coronavirus e bambini: bisogna parlargliene? E come? Quanto capiscono di questa situazione? Piccoli o grandi, i bambini stanno vivendo tanto quanto noi questa assurda e serissima situazione. Ecco perché è giusto trovare un modo per coinvolgerli, per non lasciarli all’oscuro, per fare capire loro di cosa si tratta. Con le giuste parole e con il giusto tatto. Anche perché sono anche loro in prima linea insieme a noi nel combattere il virus, con i loro gesti di prevenzione.

I quattro Musei dei Bambini italiani (Children’s Museum di Verona, Explora il Museo dei Bambini di Roma, MUBA - Museo dei Bambini Milano e La città dei bambini e dei ragazzi di Genova) hanno quindi pensato di fare rete e di promuovere una bellissima guida per bambini, bambine, mamme e papà per fare capire cosa sta succedendo e come dobbiamo comportarci.

La Guida Galattica al Coronavirus (per bambini!): i Musei dei Bambini italiani promuovono una guida gratuita per spiegare il CoVid-19 ai bambini

Si chiama Guida Galattica al Coronavirus: si tratta di un supporto online gratuito, scaricabile dai siti dei Musei dei Bambini italiani, presentato in tutto il mondo all’associazione internazionale Hands On! (International Association od Children in Museums), pensato esattamente per parlare ai bambini del coronavirus.

Sempre in doppia lingua (nel nostro caso italiano e inglese), scritta con un font ad alta leggibilità per tutti, questa Guida vuole spiegare alle famiglie, con un linguaggio leggero ma serio, non paternalistico e molto chiaro, cosa sia il Sars-CoV-19, partendo dalla sua storia. 


Si tratta infatti di un nemico microscopico che arriva da lontano e che dobbiamo sconfiggere tutti insieme, aiutando gli eroi (i medici e gli scienziati) che lo stanno combattendo, attraverso i gesti di prevenzione quotidiani.

guida-galattica-al-corona-virus-a-curious-guide-for-courageous-kids_dragged.jpg

Conoscere il coronavirus ed essere consapevoli di cosa stiamo passando è fondamentale per i bambini. Senza spaventarli, è giusto parlarne mettendo in chiaro la serietà della situazione: anche loro sono esseri umani e in quanto tali sanno tirare fuori le unghie in situazioni toste come questa!

"I Musei dei Bambini”, fanno sapere i portavoce, “si rivolgono per loro natura ai piccoli che in una parola sono il Futuro di questa Nazione. Abbiamo quindi l'occasione in un momento terribile di insegnare loro valori civici e fiducia nell'approccio scientifico. L’idea del bilinguismo nasce invece sia per una visione internazionale che questi musei sono abituati ad avere per i moltissimi stranieri che ogni anno li visitano, sia per poter raccontare il nostro Paese che ha (e continua tuttora ad avere) come primo "prodotto di esportazione" la cultura. Se è vero che il Rinascimento è partito dall'Italia questo è un modo per ricordarlo a noi e al resto del Mondo con uno strumento che sta in questo momento facendo capire a migliaia di bambini che cosa stia realmente accadendo”.

guida-galattica-al-corona-virus-a-curious-guide-for-courageous-kids_dragged_2.jpg

Obiettivo? Tradurre la Guida Galattica al Coronavirus in quante più lingue possibili per permettere a tutti i bambini del mondo di leggere e condividere. I quattro musei sono quindi alla ricerca di professionisti madrelingua per coprire le lingue mancanti. Se fate al caso loro, non esitate a contattarli (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)!

Nel frattempo, ecco la guida per noi italiani, a questo link, gratuita e da diffondere a quante più persone possibile!

Certo, la televisione non è il massimo della vita. Non è giusto piazzare i pargoli davanti alla scatola nera che li assorbe completamente. Ma è anche un piacere, a volte, se dosato con cura. Soprattutto in un momento eccezionale come questo: il Coronavirus COVID-19 ci sta costringendo tutti a casa (e mi raccomando, non fate i furbi: STATE A CASA!), e i disagi possono essere molti.

Da chi lavora in casa e non sa come tenere occupati i bambini a chi ha i bambini troppo piccoli per poterli lasciare da soli, da chi lavora per forza fuori casa a chi non ha i nonni vicini… I fastidi possono essere molti, ed è per questo che Italia1 e Rai Cultura hanno deciso di venire incontro alle famiglie italiane, cambiando la programmazione e dedicando il palinsesto di questi giorni ai bambini e ai ragazzi!

Italia 1, RaiPlay e Netflix, la programmazione dedicata ai nostri ragazzi: la televisione in questi giorni di coronavirus può diventare uno svago educativo

Non serve dirlo: normalmente non piazzeremmo i bambini davanti alla tv. Ma senza fare gli ipocriti, possiamo anche dire che i cartoni in televisione sono uno dei migliori ricordi della nostra infanzia. Quindi in un momento così drammatico come quello che ci sta facendo vivere il coronavirus perché non approfittarne? I bambini sono a casa tutto il giorno, per forza, e riempire le 16 ore in cui sono svegli non è così semplice.

Compiti, studio, ripasso da remoto: fatto. Leggere un po’ rilassandosi: fatto. Fare un esperimento: oggi magari no, che l’abbiamo fatto ieri. Giocare alle Lego o con le bambole: fatto. Guardiamo un po’ di tv? Ma sì, dai! Che male c’è?

Nessuno, soprattutto se in tv c’è qualcosa pensato proprio per i bambini. Italia1, in questo senso, ha deciso di cambiare la sua normale programmazione e, da canale prediletto della nostra infanzia qual è, ha deciso di dedicarla tutta ai bambini (fino alle 18 circa). E Rai Cultura ha aggiunto ore e ore di programmi per aiutare le istituzioni scolastiche,

Ecco che quindi su Italia 1 in questo mese di quarantena troveremo alle 8.30 i documentari naturalistici della BBC (meravigliosi! Anche i bambini restano affascinati dalle meraviglie della natura), per continuare alle 9.30 con “The Flash”, il telefilm sul supereroe. Da dopo pranzo restano i Simpson e “The big bang theory”, e alle 16 (ecco la novità più grossa!) un film per famiglie (mai accaduto in questa fascia): da “Cinderella Story” a “Paddington”, da “La bella e la bestia” a “Shrek”, ogni giorno ecco un film diverso da guardare tutti insieme inventando una “giornata cinema” a casa.

Rai Cultura, invece, ha aumentato i programmi di Rai5 e Rai Storia per venire incontro ai ragazzi a livello educativo, proponendo tutti i giorni “Viva la scuola” (un programma in 24 puntate costruito insieme agli alunni e agli studenti di tutta Italia, dalle elementari al liceo, con domande e quiz riguardanti ogni giorno un argomento diverso) e lasciando a disposizione su RaiPlay una quantità enorme di programmi culturali per ragazzi (in homepage troviamo in evidenza proprio la sezione “Learning”, oltre a quella “Bambini”, con i cartoni animati). Noi adoriamo “Per un pugno di libri” e tutti i documentari!

Non dimentichiamo, poi, tutti i servizi on-demand che ci permettono di guardare programmi sempre di qualità ed educativi senza rinunciare all’intrattenimento. In questi giorni possiamo approfittarne per guardare i bellissimi documentari che troviamo su Netflix, come “Il nostro pianeta”, “Notte sul pianeta Terra”, o i cartoni animati (hanno caricato tutto “Siamo fatti così”!). Divertente e molto carino è anche “I giocattoli della nostra infanzia”.

E perché non fare una serata con i film e cartoni di quando eravamo piccoli noi? Sempre su Netflix ci sono “Richie Rich”, “Dennis la Minaccia”, “I Flinstones”, “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato”, “Ella enchanted”, “La famiglia Addams”, una stagione dei “Puffi”, “Jurassic Park”, “La storia infinita”, “Space Jam”…

Purtroppo è difficile ancora per troppe di noi. Dire “mestruazioni” e parlare apertamente di ciclo non è ancora un dato di fatto, anzi. Per secoli la nostra cultura ci ha imposto di non parlarne, di trattare il ciclo mestruale come qualcosa di impuro, come un tabù. Ma un tabù non dovrebbe più esserlo!

Ora pensiamo alle nostre figlie adolescenti. Arriva il menarca, il loro corpo cambia, i pensieri si affollano, i dubbi si sommano… Parlarne, insomma, non è così semplice, né con noi né con le loro amiche. Forse anche a causa di quel tabù di cui parlavamo. Ecco perché questo libro lo consigliamo davvero a tutte, tutte, tutte le ragazzine: “È tutto un ciclo” è un graphic novel che ispira, che rappresenta, che presenta e che scioglie molti dubbi,, con delicatezza, concretezza e coinvolgimento!

“È tutto un ciclo”, una graphic novel per ragazzi per parlare di mestruazioni: con il linguaggio adolescenziale e la forma-fumetto possiamo togliere l’aura di tabù al tema del ciclo mestruale

La prima cosa che balza all’occhio è il colore: “È tutto un ciclo” (edito da Il Castoro - potete acquistarlo qui) è una graphic novel, ovvero un racconto a fumetti, non in bianco e nero, ma in rosso e nero. Una caratteristica simpatica, ironica, che ci piace moltissimo! Perché parla proprio di loro. Delle ROSSE. Anzi, chiamiamole con il loro nome: delle mestruazioni.

In un momento delicato ed enorme come quello dell’arrivo del ciclo mestruale, questo libro per ragazze (e per ragazzi! Anche loro possono beneficiarne, assolutamente) è favoloso perché è uno di quei fumetti che vorresti divorare, perché la storia è deliziosa, e che alla fine ti lascia moltissimo, perché risponde a moltissime domande alle quali le ragazze non hanno risposta, soprattutto quando molto giovani.

E le risposte sono a domande tanto pratiche quanto “psicologiche”. Si parla di quali assorbenti usare, di come alleviare i dolori che sembrano lacerarci, di come andare in piscina, di come non vergognarsi, di come fare squadra… Il tutto raccontando la storia di quattro amiche, Brit, Sasha, Christine e Abby.

L’oiccasione per parlarne giunge quando una delle quattro amiche, appena arrivata nella nuova scuola, senza accorgersene si macchia. Esatto: ci siamo passate tutte (chi macchiandosi davvero, chi temendo la macchia rossa sui pantaloni chiari). Così come siamo passate da altre situazioni descritte magnificamente nel libro (come, ad esempio, quando Brit ha dolori lancinanti e deve fare controlli più approfonditi, o i dubbi di Christine su chi le piace). Ed è tremendo, soprattutto alle medie, con gli occhi di tutti su di noi. Ma diviene subito meno tremendo proprio grazie all’amicizia e grazie, finalmente, al fatto di togliere la patina di tabù dall’argomento.

è-tutto-un-ciclo.JPG

Il libro è stato scritto da Karen Schneemann con Illustrazioni di Lily Williams, e ci piace proprio perché attraverso una storia adolescenziale di amicizia aiuta le nostre figlie e i nostri figli a conoscere i cicli del corpo femminile, a capire che il ciclo mestruale non è un tabù ma qualcosa di naturale e a conoscere allo stesso tempo se stesse e se stessi.

Da quell’episodio si snoda quindi una narrazione davvero super, avvincente e coinvolgente, perfetta per appassionare i ragazzi e le ragazze alla lettura. Solitamente a quest’età il fumetto è una forma che piace, e che avvicina all’oggetto-libro. In questo caso, dunque, possiamo prendere due piccioni con una fava: fare leggere le ragazze e i ragazzi attraverso una forma piacevole e insegnare concetti importantissimi con la leggerezza del loro linguaggio adolescenziale.

 

Qui un articolo dedicato proprio alla prima mestruazione delle nostre figlie.

Per viaggiare in auto è necessario pianificare gli strumenti di base per un viaggio sicuro: la revisione dell’auto aggiornata e la documentazione periodica sono fondamentali. E se uno dei membri dell'equipaggio è un bambino, è necessario prestare attenzione. In ogni caso, i bambini di età inferiore a 10 anni devono essere sistemati sul sedile posteriore del veicolo, utilizzando adeguati dispositivi di sicurezza.

Ogni età ha un seggiolino specifico per bambini. L'indicazione è che i bambini fino a un anno devono essere ospitati in un ovetto, che garantisce la sicurezza per il bambino nella sua forma anatomica, che ricorda un nido. Per trasportare bambini da uno a quattro anni, è necessario utilizzare un seggiolino per auto. Da quattro a sette anni e mezzo, viene utilizzata l’alzatina. Un modello versatile che può essere utilizzato in queste due fasi è Auto Star Plus, in quanto ha anche una funzione booster senza schienale. Dopo questa età, il bambino può usare solo la cintura di sicurezza. Tutta l’attrezzatura deve essere collegata a una cintura a tre punti.

I medici indicano che anche il peso e l'altezza del bambino devono essere presi in considerazione al momento dell’acquisto dell'attrezzatura. Prendere in considerazione solo l'età è infatti limitante. La maggior parte dei bambini non raggiunge il peso e l’altezza ideali per usare la cintura senza l’attrezzatura all'età di sette anni e mezzo.

Un suggerimento è leggere attentamente i manuali di istruzioni dell'apparecchiatura per vedere cosa indica ogni produttore. In base a questo possiamo scegliere l’opzione più adatta per il bambino. Per quanto riguarda il fissaggio, il dispositivo più sicuro è il sistema internazionale ISOFIX, che collega il sedile direttamente al telaio dell'auto. Ogni macchina deve essere progettata con questa tecnologia. È il modo migliore per agganciare il seggiolino al sedile, senza dubbio.

E se state già pensando di cambiare automobile, non c’è bisogno di preoccuparsi, perché non sarà necessario acquistare un altro modello di seggiolino. Se l'auto è già dotata di sistema ISOFIX, una buona soluzione è acquistare una base BBC Terni. L’attrezzatura viene fornita con due punti di ancoraggio e una barra anteriore per una maggiore stabilità, oltre ad essere agganciata a qualsiasi sedile e con regolazione in altezza per diversi veicoli.

Un’informazione di sicurezza: infrangere le regole in automobile è un'infrazione molto grave. Se l’autista viene fermato in una situazione inadeguata rispetto al seggiolino, verrà punito con una multa, sette punti della patente e potrà continuare a viaggiare solo quando il bambino sarà sistemato in sicurezza.

È possibile ordinare qualsiasi parte auto del seggiolino per bambini sul sito autoparti.it.

 

Che siamo in zona rossa, zona arancio, zona gialla o zona rosa shocking non fa differenza. Deve entrarci in testa: DOBBIAMO STARE A CASA.

Se in tutta Italia hanno chiuso le scuole per il coronavirus Covid-19 un motivo c’è. Perché rischiare di allungare potenzialmente in maniera esponenziale il contagio solo per non privare nostro figlio della compagnia degli amici o di una festa di compleanno?

Le scene di ragazzini accalcati nei centri commerciali a vedere il loro idolo, di partitelle al parco tutti sudati, di feste di compleanno non rimandate e di inviti a casa per fare i compiti tutti insieme fanno riflettere. Non sono scelte innocue, anzi.

Si tratta di una situazione di EMERGENZA. Non è la normalità. E per un po’ possiamo anche resistere, per il bene di tutti. Anche di noi stessi.

Perché in questo momento dobbiamo stare a casa e dire di no alle festine e alle uscite con gli amichetti: la situazione CoVid-19 è pesante, ma dobbiamo seguire le regole

Le scuole sono chiuse in tutta Italia. Certo, è un disagio. Non sappiamo dove lasciare i bambini, non sappiamo come lavorare, e allo stesso tempo non sappiamo cosa accadrà a livello culturale e istruttivo, se resteranno fermi per troppo tempo. È una situazione assurda e gigantesca. Ma proprio perché è così assurda dobbiamo capire che è serissima.

Se le scuole hanno chiuso è per un motivo semplice: i bambini sono uno dei veicoli più efficaci di germi. Non hanno, come noi adulti, il senso dei confini. Si toccano, stanno vicinissimi, si soffiano il naso e si stringono le mani, starnutiscono senza mettere la mano davanti nonostante il migliaio di volte che glielo abbiamo ripetuto… E questo virus, non bastasse, è molto ma molto più contagioso di molti altri, e non abbiamo né difese né vaccini.

Perché, quindi, organizzare feste di compleanno, gruppi di studio e giornate di gioco a casa degli amichetti? Così vanifichiamo totalmente il lavoro delle istituzioni. Che non ci stanno obbligando a tenere i bambini a casa perché gli va, ma perché degli ESPERTI ci stanno mettendo in guardia. Molto seriamente.

La festina potremo farla a situazione sotto controllo. I gruppi di studio saranno consigliatissimi quando il virus sarà sconfitto. Ma in questo momento il gioco non vale la candela.

Ognuno di noi pensa di essere una goccia nel mare, di non fare la differenza. Pensa di non essere contagioso perché non ha nemmeno un sintomo. Ma basta una persona, bambino o adulto, anche asintomatica, a scatenare una catena di contagi potenzialmente enorme, anche senza rendersene conto. E a quel punto la situazione non tornerà più alla normalità, no? Stare a casa, al contrario, significa poter spezzare questa catena e tornare mooooolto più velocemente alla tanto amata routine, alle tanto agognate festicciole e - a quanto pare - ai tanto adorati gruppo di studio.

Non solo. Si parla sempre di “anziani” e “persone già compromesse”. Ma è giusto dare un volto a queste persone, anche in maniera egoistica. Si tratta dei nostri genitori, dei nostri nonni, dei nostri amici che stanno passando o hanno passato brutti periodi a livello di salute. Cosa accadrebbe se nostro figlio tornando da una festicciola, pur asintomatico, attaccasse il virus a loro? Ecco.

Le regole sono semplici e chiare, basta seguirle senza trovare cavilli. Perché i cavilli non fanno bene né a noi né agli altri, alla lunga. “Le rinunce che si stanno facendo per l'emergenza sono per il bene di tutti. Seguiamo le regole e l’Italia si rialzerà”, ha dichiarato proprio nelle scorse ore il premier Giuseppe Conte.

Cerchiamo di stare a casa. È difficile, è vero. Ma non impossibile. Stare a casa significa cercare di non uscire e cercare di vedere solo le solite persone che vivono con noi. Bisognerebbe evitare di vedere anche i nonni, soprattutto quelli più anziani, per il loro bene. Le soluzioni sembrano non esserci, ma ci sono, e anche quando è inevitabile uscire e andare a lavorare fuori casa, cerchiamo di lasciare i bambini con i nonni o con gli zii, o comunque con persone vicine, senza cambiare troppo spesso.

Evitiamo poi di uscire se non è necessario anche a livello extra lavorativo. Si può uscire con i bambini, certo, ma solo per recarsi in zone aperte e con poca gente. Sì, quindi, alle passeggiate in montagna in zone non troppo battute, ma no alle passeggiate in centro o - soprattutto! - nei centri commerciali. Ci saranno anche degli eventi non cancellati, ma è assolutamente sconsigliato andarci. È lì che il pericolo di assembramento è al 100%.

Laviamoci molto spesso le mani ed evitiamo di toccarci il viso.

Cerchiamo di stare sempre ad un metro di distanza dalle altre persone.

Cerchiamo di uscire per fare la spesa solo se necessario, e quando lo facciamo stiamo attenti, cercando anche di andarci in orari non di punta, se possibile. Stiamo ad un metro dagli altri, non tocchiamoci la faccia, laviamoci le mani prima e subito dopo…

Quando incontriamo qualcuno che conosciamo, anche se è difficile (siamo italiani!), non abbracciamoci, non baciamoci e non stringiamoci la mano. Sarà strano e imbarazzante all’inizio, ma vale davvero la pena.

Chi ha la febbre, anche bassa, deve necessariamente stare a casa. Punto. Anche se non si è entrati in contatto con persone positive al Coronavirus. Potrebbe essere semplice influenza, ma potrebbe anche essere Covid-19. E se anche non fosse Covid-19, se è in corso un’influenza le nostre difese immunitarie sono più basse e potremmo prendere il Coronavirus più facilmente, con un decorso clinico più difficile.

E i nonni? Facciamoli stare a casa. Per molti sarà difficile non uscire per la passeggiata o non andare al bar con gli amici, ma è per il loro bene. E, sì, sarà estremamente difficile, ma è meglio non abbracciarli né baciarli.

Se invece temiamo di avere contratto proprio il coronavirus, atteniamoci alle disposizioni della nostra Regione e del governo, chiamando sempre il 112 e non andando direttamente in Pronto Soccorso, telefonando al numero unico per le informazioni (1500) oppure contattando i numeri verdi che variano di regione in regione:

LOMBARDIA: 800.894.545

VENETO: 800.462.340 

PIEMONTE:  800.192.020

EMILIA ROMAGNA: 800.033.033

TRENTINO ALTO ADIGE: 800.751.751

FRIULI VENEZIA GIULIA: 800.500.300

TOSCANA: 800.556.060 

CAMPANIA: 800.909.699

MARCHE: 800.936.677 

CALABRIA: 800.767.676 

VALLE D’AOSTA: 800.122.121 

UMBRIA: 800.636.363

Chi l’ha detto che i disegni devono essere per forza colorati? E chi l’ha detto che il bianco e il nero non sono colori? Ok, tecnicamente uno dei due NON lo è, ma ciò non significa che devono venire per forza snobbati.

Ci sono molti modi per creare opere d’arte solo con questi due colori, che siano con la tempera, con i pastelli, con l’acquerello, sulla tela, sul foglio o che siano collage. Ecco dunque qualche idea per riscoprire il colore attraverso questi due toni così distanti sullo spettro.

Arte con i bambini: giocare con il bianco e nero

Un disegno con il bianco

Siamo abituati, e i nostri bambini come noi, ad utilizzare una tela bianca, disegnandoci sopra con una matita e colorandola poi con delle tempere o con degli altri tipi di colori. Stravolgiamo per una volta questa impostazione: compriamo delle tele nere. Diventeranno una base perfetta per sperimentare il negativo, dipingendo sopra solo con il colore bianco. Le potete acquistare qui o in tutti i negozi specializzati in arte.

Sperimentare con consistenze e pennelli

Essendo il bianco bianco e punto, possiamo provare a fare sperimentare ai bambini diverse texture, consistenze e tecniche. Il colore sarà sempre lo stesso, dunque, ma basterà stenderlo sulla tela con diversi strumenti (pennelli a punta fine, pennelli a punta larga, spatole, spugne…) per creare disegni diversi.

Allo stesso modo possiamo farlo con il colore nero su una tela bianca.

Un dipinto super astratto

Prendiamo ora una tela bianca e utilizziamo sia la tempera nera, sia la tempera bianca, lasciando che i bambini studino questi due colori e li accostino come vogliono, creando quadri super astratti.

photo-1541542509806-6371b7b0a265.jpeg

Un collage semi astratto

Questo quadro è di Robin Brooks  e ci può guidare verso un esperimento artistico con i bambini. Basterà ritagliare tanti pezzetti neri dalle riviste che abbiamo in casa e creare così dei disegni (come in questo caso un bosco). Non un collage astratto, dunque, ma qualcosa di riconoscibile. Che alla fine sarà affascinantissimo, essendo in bianco e nero.

unnamed.jpg


Replichiamo Jackson Pollock

Se abbiamo molto spazio e possiamo quindi rendere lo spazio di lavoro a prova di schizzi (coprendo il pavimento e le pareti con dei vecchi giornali) possiamo sperimentare la dripping art di Jackson Pollock, stendendo il foglio o la tela a terra e lasciando sgocciolare i pennelli pieni di colore. E, tornando all’inizio, possiamo anche utilizzare le tele nere con i colori bianchi, creando così due opere opposte.

photo-1577639275749-f0e71ef0db20.jpeg

 

Cecilia

Untitled_design-3.jpg