Instagram è il regno della perfezione. Piatti perfetti e perfettamente bilanciati, fisici perfetti, abiti perfetti, figli perfetti. Care mamme, in giro c’è troppa perfezione. Ma è solo apparente: la vita sui social è inevitabilmente più edulcorata e patinata di quella reale. Soprattutto quando si parla di celebrità dello star system, che al di là della vita più agiata che vivono si mostrano sui loro profili praticamente sempre al top.

C’è però chi va controcorrente, e per questo ci piace. Soprattutto perché parla di maternità in maniera sincera. È il caso di Anne Hathaway, che recentemente ha condiviso la notizia del suo nuovo pancione con un pensiero dedicato a chi, come lei, prima di arrivare a quel pancione è passato dall’infertilità.

Anne Hathaway, la sua infertilità è quella di tutte noi: perché il pensiero di Anne Hathaway riguardo alla difficoltà di restare incinta deve essere di ispirazione a molte

“It’s not for a movie #2. All kidding aside, for everyone going through infertility and conception hell, please know it was not a straight line to either of my pregnancies. Sending you extra love”: questo ha scritto l’attrice per descrivere l’immagine del suo secondo pancione!

“Non è per un film #2. A parte gli scherzi, per tutti coloro che stanno avendo a che fare con infertilità e concepimenti impossibili, sappiate che nemmeno per me è stata una linea dritta, arrivare alle gravidanze. Vi mando un sacco di amore”.

Un pensiero semplice, diretto, e soprattutto sincero. Perché quasi nessuno, soprattutto nello star system, ammette le difficoltà. Certo, le si possono immaginare nel momento in cui per avere un figlio si affidano a madri surrogate. Ma in generale l’infertilità sembra quasi un tabù, quando invece colpisce davvero moltissime coppie.

Oltre a questo importante post su Instagram Hathaway ha anche rilasciato ad Associated Press un’intervista in merito a questa questione. Ha deciso di farlo, dice, perché la difficoltà dell’infertilità porta spesso all’isolamento e alla solitudine, e per questo è importante parlarne.

“Credo che ci sia una concezione troppo standard e univoca del “restare incinte””, ha spiegato al reporter. “Nella maggior parte dei casi, resti incinta e sei felicissima. Ma sono moltissime le persone che ci stanno provando, e la storia è diversa. O comunque, la storia è solo una parte della realtà. Perché per arrivare a quella storia in realtà bisogna fare passi dolorosi, isolanti e pieni di dubbi riguardo a se stesse”.

Ha quindi aggiunto: “Non avevo una bacchetta magica, non ho detto “voglio rimanere incinta” e, wow!, ha funzionato. È più complicato di così.

Ciò che l’ha portata a scrivere quel semplicissimo e ispiratore pensiero su Instagram, quindi, sono state l’esperienza e l’empatia. “Sapevo bene che nel momento in cui avessi postato la notizia della gravidanza, qualcuno si sarebbe sentito ancora più isolato. Volevo solo fare sapere che in me trovano una sorella”.

Sorellanza: una parola bellissima, che dovremmo sdoganare e utilizzare anche in questo caso. Perché l’infertilità è una brutta bestia, e lo sa bene chi ci è passato attraverso, chi ci sta passando e chi conosce le sensazioni di impotenza, perdita delle speranze e frustrazione che ne derivano. Parlarne, però, fa davvero molto bene. Prendiamo quindi esempio da Anne!

Che sia per la paura del parto, che sia apparentemente (solo apparentemente!) immotivata, che sia per il timore del cambiamento incredibile della propria vita o per quello di non essere in grado di crescere un figlio: l’ansia può colpire le donne anche durante la gravidanza. E non importa se ne si soffre già in precedenza: può capitare a tutte, e non bisogna vergognarsene per niente al mondo.

L’ansia si manifesta in ogni persona in maniera differente. A volte può manifestarsi anche come depressione post-parto, ma per altre l’ansia compare già durante la gestazione, divenendo una paura disarmante.

Le mamme ansiose, insomma, non sono sole: moltissime soffrono di ansia. E ognuna può trovare il proprio modo per sconfiggerla, gestirla e superarla. Il primo passo è conoscersi, identificare questa ansia, rivolgendosi anche ad un terapeuta. E poi ci sono piccoli gesti che possono aiutarci, gesti che hanno aiutato in precedenza molte donne in attesa, e che possono essere seguiti in base al proprio sentire.

Come combattere l’ansia durante la gravidanza: alcuni consigli per gestire l’ansia pre-natale

Tenere un diario

Tenere un diario positivo può aiutare moltissimo. Senza nascondere i propri timori, ma, anzi, svelando anche le nostre emozioni, possiamo tenere un diario a noi stesse o al nostro futuro bambino, raccontando la gravidanza, le speranze, le cose brutte che accadono e, soprattutto, quelle belle, i sogni, le persone che ci circondano. Scrivere è terapeutico, così come rileggere le parole scritte.

Stilare delle regole

L’ansia, spesso, è seguita da cattive abitudini che ci fanno sprofondare sempre più nella nostra ansia, come un circolo vizioso. Capiamo dunque quali siano queste abitudini e cerchiamo di evitarle gradualmente, fissando delle regole. Ad esempio: la tv? Solo per 30 minuti al giorno. I pisolini? Solo uno ogni due giorni. Le camminate? Ogni giorno, fissando obiettivi! Il confort food? Cerchiamolo healthy.

Leggere

Non solo i libri che ci fanno stare bene e che ci “distraggono” (viva i romanzi densi di trama!), ma anche saggi e diari che ci spiegano meglio cosa stiamo passando in gravidanza. Come “Cose che non mi aspettavo (quando stavo aspettando)”, oppure “Il volo sereno della cicogna”, o ancora “Mamma in tre ore”.

Attività fisica e yoga

Se una gravidanza è fisiologica e il medico non vieta l’attività fisica, approfittiamone, cercando uno sport che ci piaccia davvero, che ci rilassi e che ci prenda. Anche la semplice camminata va benissimo, magari ascoltando podcast interessanti o musica classica. Così come lo yoga pre-parto, indicatissimo per rilassarsi e sconfiggere l’ansia.

Cercare un ginecologo che ci dia fiducia

Spesso crediamo di non poter cambiare ginecologo o ostetrica, ma non è così. C’è chi non ha bisogno di molto e chi, al contrario, ha bisogno di rassicurazioni costanti, spiegazioni scientifiche di ciò che accade e disponibilità più ampia. Se il medico che ci segue attualmente non soddisfa le nostre esigenze, chiediamo consiglio a chi è già passato dalla gravidanza e troviamo quello che fa al caso nostro. Senza sensi di colpa!

I tipi di miele più particolari

Giovedì, 01 Agosto 2019 09:36

I tipi di miele sono veramente moltissimi, ognuno con il suo peculiare sapore. Ma non esistono solo quello di acacia, il millefiori o quello di castagno (molto frequenti nelle nostre case e nei nostri mercati). Esistono infatti tipi di miele particolari e meno conosciuti, dalle proprietà benefiche interessantissime e dal sapore diverso dal solito.

Tutti hanno proprietà simili, comuni a tutti i tipi di miele, come quelle antinfiammatorie e antibiotiche, ma i benefici si differenziano. Così come il sapore: alcuni tipi di miele sono dolci e fruttati, altri inaspettatamente amari. Scopriamo quindi quali sono i mieli meno conosciuti, quelli più rari, tutti buonissimi e super benefici.

I tipi di miele più particolari: da quello di manuka a quello di corbezzolo, i tipi di miele meno conosciuti

Miele di Manuka

Il vero miele di Manuka è quello australiano e neozelandese. L’albero da cui deriva è infatti originario dell’Australia orientale e della Nuova Zelanda ed è da sempre conosciuto per sue proprietà lenitive, tanto da essere utilizzato per lenire le mucose arrossate e per contrastare la tosse. Ha anche proprietà antimicrobiche e il suo sapore ricorda quello del caramello.

Miele di tarassaco

Il suo sapore è molto intenso e pungente, rispetto al miele a cui siamo abituati, e la sua proprietà principale è quella diuretica, che lo rende ottimo per depurare organismo e reni. Deriva al dente di leone, fiore diffuso anche da noi, e in effetti la sua produzione si concentra in Lombardia.

Miele di sulla

Il miele di sulla deriva da una pianta foraggera che cresce in Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia. Ha un colore chiaro e una consistenza liquida e il suo sapore è molto delicato e floreale. Ricchissimo di vitamina A, B e C, è considerato diuretico, disintossicante e corroborante.

Miele di corbezzolo

Il corbezzolo è un arbusto poco conosciuto da cui deriva un miele altrettanto sconosciuto, molto amaro e dall’odore che ricorda i fondi di caffè. Di colore giallo e di consistenza cremosa, è antispasmodico, diuretico e antinfiammatorio.

Miele di lupinella

Anche il miele di lupinella è disintossicante e purificante, ma la sua azione non dà beneficio ai reni; piuttosto, fa bene al fegato. Chiaro e dal sapore delicato e fruttato, il miele di lupinella è abbastanza raro e prezioso e tra le sue proprietà troviamo il fatto di essere calmante, emolliente, antisettico e sedativo.

Miele di bergamotto

Se amate gli agrumi questo miele fa per voi. Lo producono soprattutto in Calabria, dove crescono rigogliose le piante di bergamotto, e il suo sapore è fruttato e acidulo come i frutti della pianta da cui deriva. Ha proprietà antibatteriche e antinfiammatorie e viene utilizzato per calmare le vie respiratorie infiammate.

Quanti sono i denti da latte

Mercoledì, 31 Luglio 2019 13:25

I denti da latte sono una delle prime preoccupazione di un genitore: a partire dai sei mesi (chi prima, chi poi) ai bimbi cominciano a spuntare i primi dentini, ed effettivamente sono guai, per il dolore che la fuoriuscita provoca e per la fatica dei bambini, che spesso non riescono nemmeno a dormire.

Questi denti da latte sono detti anche decidui, primari o temporanei, proprio perché poi, con l’avvicinarsi dell’età adulta, cadranno, per essere sostituiti da quelli definitivi. Sono spesso ritenuti meno importanti dei denti “definitivi”, ma in realtà i denti da latte sono fondamentali quanto quelli permanenti, dal momento che aiutano il bambino a parlare, a masticare e a mantenere il giusto spazio nella mandibola.

Ma quanti sono i denti da latte? E quando spuntano?

Quanti sono i denti da latte: i dentini dei bambini dai 6 ai 33 mesi

Fisiologicamente, i denti da latte sono venti. Sono presenti nella mandibola e nella mascella fin dalla nascita, ma spunteranno solo in prossimità dello svezzamento. Il primo dentino, infatti, inizia a crescere suppergiù attorno ai sei mesi, e via via tutti e venti spunteranno entro i 33 mesi di vita. Al raggiungimento dei sei anni di età, quindi, cominceranno a cadere (più o meno nello stesso ordine di crescita) per essere sostituiti dai denti permanenti.

I primi denti da latte che crescono sono gli incisivi, ovvero i due denti “davanti” superiori e i due inferiori. Il primo a spuntare solitamente è un incisivo inferiore. Questi quattro denti da latte dovrebbero spuntare nel giro di due mesi.

Tra i nove e i dodici mesi ad arrivare saranno quindi gli incisivi laterali, di nuovo sopra e sotto, ovvero i denti accanto ai primi incisivi, attorno ai 9-16 mesi.

Prima dei canini (che stanno accanto agli incisivi) arriveranno quindi i primi molari inferiori e superiori, attorno ai 13-19 mesi.

I canini spunteranno invece tra i 17 e i 23 mesi di età del bambino.

Ultimi ad arrivare saranno quindi i molari, quelli che si trovano più in profondità, terminando il processo di crescita dei denti da latte, dai 23 ai 33 mesi di età.

Quindi, ricapitolando, i denti da latte sono venti: due incisivi superiori e due incisivi inferiori; due incisivi laterale superiori e due incisivi laterali inferiori; due canini inferiori e due canini inferiori; due primi molari superiori e due primi molari inferiori; e infine due molari superiori e due molari inferiori.

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La scelta del seggiolino auto è tra le più importanti e delicate di un genitore: deve essere a norma (qui la nuova normativa), deve essere adeguato al peso e all’età del bambino (se vi interessa, qui l’articolo dedicato alla scelta del seggiolino auto) e deve essere sempre, sempre, sempre usato.

Detto questo, per aumentare l’efficacia e garantire ai bambini la sicurezza più totale, negli ultimi anni le aziende hanno sviluppato sia seggiolini auto dotati di sensori per evitare di lasciare i bimbi in macchina, sia applicazioni per smartphone e piccoli dispositivi che se utilizzati in abbinamento ai seggiolini “normali” permettono di evitare il rischio di abbandono in auto. Tutto questo in risposta ai troppi casi di cronaca che negli ultimi anni hanno riempito le pagine dei giornali.

Ecco dunque le app consigliate per evitare l’abbandono dei bimbi in auto per distrazione.

Le migliori app per evitare di dimenticare i bimbi in automobile: le app anti-abbandono per ridurre i rischio di abbandono dei bimbi in macchina

Tippy

Tippy è un dispositivo antiabbandono semplice, sicuro e leggero. Si tratta di un cuscinetto Bluetooth che va applicato sopra il seggiolino auto del bambino. Quando il bambino si trova nel seggiolino, Tippy - grazie a degli speciali sensori - ne rivela la presenza e consente, quindi, di scongiurare il rischio di dimenticare i bimbi in automobile. Nel momento in cui il bimbo è nel seggiolino e il genitore si allontana dall’auto un allarme sonoro indica che il bimbo è ancora in auto, dopodiché invia un SMS ai numeri di emergenza con le coordinate del luogo in cui la macchina si trova.

Remmy

Remmy è, come Tippy, un dispositivo universale, che può essere utilizzato con qualsiasi marca e modello di seggiolino e su qualsiasi auto. Viene venduto in settanta Paesi e segnala al genitore, quando spegne la macchina estraendo la chiave dal cruscotto, la presenza di un bambino sul seggiolino tramite un segnale sonoro. Ha poi una utilissima seconda funzione, che segnala al genitore un eventuale spostamento del bambino dal seggiolino.

Waze

Waze è la famosa App per smartphone di navigazione per monitorare traffico e strade. Molto utilizzata in Italia, pochi sanno che Waze ha anche una piccola ma utile funzione anti abbandono: si chiama “Promemoria bimbo in auto” e, semplicemente, avvisa chi sta guidando di controllare i sedili ogni volta che si arriva a destinazione.

BebèCare di Chicco e Samsung

BebèCare di Chicco e Samsung è una partnership che ha permesso di sviluppare nuovi prodotti che dialoghino tra loro e con i genitori, in modo da rilevare e monitorare, dentro e fuori casa, i movimenti del bambino, inviando notifiche ai genitori attraverso i device dell’ecosistema Samsung.

I genitori sono una risorsa per le aziende

Martedì, 30 Luglio 2019 13:48

…E a dirlo non è una persona qualsiasi, ma Katia Beauchamp, CEO di Birchbox, un’azienda americana di abbonamento di prodotti cosmetici che va davvero alla grande.

Durante una puntata del podcast Motherly l’imprenditrice ha parlato con la conduttrice riguardo alla sua esperienza con la maternità e il lavoro, chiacchierando non solo della sua esperienza come CEO e madre ma, soprattutto, come datrice di lavoro, notando come la maternità e la paternità rendano i lavoratori più focalizzati, determinati e aperti.

I genitori sono una risorsa per le aziende: perché i lavoratori che diventano genitori acquisiscono competenze uniche e non sono un peso, ma una ricchezza

Come dicevamo, Birchbox è un servizio di abbonamento mensile online offerto da un’azienda con base a New York, che invia ai propri abbonati una confezione con diversi campioni selezionati di trucco o altri prodotti cosmetici. La sua fondatrice Katia Beauchamp ha avuto l’idea nel 2010 e da allora ha rivoluzionato questo tipo di servizi, ideando l’azienda mentre frequentava la Harvard Business School. Le sue competenze, dunque, si basano tanto sullo studio quanto sull’esperienza.

In un episodio della seconda stagione di The Motherly podcast (podcast sulla maternità moderna che potete ascoltare, in inglese, sulle principali piattaforme, come iTunes e Spotify) Katia Beauchamp ha chiacchierato quindi con la co-fondatrice di Motherly Liz Tenety riguardo ad un argomento che conosce davvero bene: il lavoro e la maternità (dal momento che la maternità l’ha vissuta anche in prima persona, e non solo come datrice di lavoro).

Per prima cosa, Beauchamp ha dichiarato che la maternità è la cosa più bella che potesse accadere alla sua vita professionale, ricordando come, tornata al lavoro dopo i mesi a casa con i figli (ne ha avuti quattro), si fosse trovata più fresca, grazie al fatto di avere avuto del tempo lontano dalla scrivania senza davvero, per una volta, pensare al lavoro. Questo ha fatto sì, in prospettiva, che si trovasse con una nuova prospettiva, un nuovo sguardo sul suo lavoro, scoprendosi, allo stesso tempo, più rilassata, più creativa e più focalizzata.

Al di là della sua esperienza personale, che le ha permesso di sperimentare in prima persona i benefici mentali del parental-leave (il congedo parentale), Beauchamp ha raccontato durante il podcast che, in ogni caso, sapeva da sempre per esperienza che i genitori sono un assetto fondamentale per un’azienda, raccontando si come i suoi dipendenti si siano sempre dimostrati, dopo il congedo parentale, più efficienti nel gestire il loro tempo, più aperti, con più prospettive e più consapevoli delle emergenze e di come affrontarle.

La convinzione comune è però un’altra, ovvero che una persona senza figli sia più efficiente sul lavoro, perché ha meno pensieri e più tempo libero. Soprattutto quando si parla di mamme: si crede erroneamente che la maternità rallenti, che ridimensioni le ambizioni, ma, anche nelle parole della CEO, la realtà è un’altra: spesso e volentieri, infatti, le persone con figli sono più ambiziose (in senso positivo), più determinate, perché ci tengono a dare un futuro ai propri figli.

Ecco perché Beauchamp ci tiene a dire a tutti i datori di lavoro di non penalizzare i dipendenti (e soprattutto le dipendenti) che divengono genitori: i genitori sono una risorsa, un assetto, e supportarli significa non solo essere più giusti in termini di uguaglianza, ma, se vogliamo, significa portare beneficio alla propria azienda.

E come possono fare i datori di lavoro per supportare in maniera giusta i propri dipendenti genitori? Primo: non penalizzarli rispetto agli altri, trattandoli alla stessa maniera in termini di premi, richieste e paghe. Secondo: offrire, al momento della nascita, un congedo parentale rispettoso, lungo, anche nel caso dei papà, per permettere loro di connettere al meglio con i figli, godersi il momento e tornare ricaricati e con le nuove skill che in maniera così naturale acquisiranno. Terzo: niente mobbing. Ma qui è un altro discorso, che nemmeno dovremmo più fare…

3 ricette di pappa dolce

Martedì, 30 Luglio 2019 08:12

La pappa dolce è la soluzione ideale per cominciare ad introdurre il sapore dolce durante lo svezzamento, evitando invece i classici biscotti e dolcetti per bambini, pienissimi di zucchero e dunque non esattamente sani. Al contrario, la pappa dolce è naturale e delicata e per trovare la dolcezza si affida semplicemente al sapore naturalmente zuccherino degli ingredienti, come la frutta o le spezie più dolci, senza aggiungere zuccheri.

Ecco dunque tre ricette di pappa dolce per cominciare ad abituare i bambini al sapore dolce durante lo svezzamento.

3 ricette di pappa dolce: come preparare al bambino una pappa dolce durante lo svezzamento

Pappa alla mela

Scaldiamo in un pentolino 150 ml di latte di riso o avena, quindi aggiungiamo un po’ di farina di riso o di semolino a pioggia, regolando la densità della pappa (deve risultare un po’ densa, non liquida). Alla fine aggiungiamo anche 100 grammi di mela cotta frullata, mescolando molto bene. Serviamo tiepida, non troppo calda.

Pappa con crema di mais e tapioca

La crema di mais e tapioca è un ingrediente che si utilizza moltissimo durante i primi periodi dello svezzamento e, successivamente, può essere utilizzata anche per la pappa dolce.

In un pentolino scaldiamo 150 ml di latte di riso o di avena, dopodiché, mescolando bene e versandola a pioggia, versiamo la farina di mais e tapioca, come prima, ottenendo una crema densa e senza grumi. Alla fine aggiungiamo un frutto grattugiato o frullato (ottime le mele e le pere, ma in base alla stagione possiamo usare la prugna, la banana, la fragola…).

Pappa dolce alla banana, pera e cannella

Come dicevamo anche le spezie sono utili a inserire nello svezzamento il sapore dolce, e la cannella fa davvero al caso nostro.

Per preparare la pappa dolce banana, pera e cannella scaldiamo in un pentolino 70 ml di latte di riso insieme a 80 grammi di banana tagliata a pezzetti e a 80 grammi di pera sbucciata e sminuzzata. Scaldiamo a fuoco basso per un quarto d’ora, mescolando ogni tanto, quindi aggiungiamo un po’ di farina di riso mescolando bene (dovrebbero bastare 30 grammi) e un pizzico di cannella (facoltativa). Frulliamo tutto con un frullatore a immersione e serviamo!

Possiamo naturalmente sostituire la pera con la mela. Assicuriamoci sempre che la frutta sia biologica e di stagione!

I 3 prodotti top per l’idratazione

Martedì, 30 Luglio 2019 07:37

Cominciare ad idratare la pelle: non è mai troppo presto! Se infatti pensiamo che la cura della pelle sia una prerogativa di noi donne, dobbiamo sempre tenere a mente che la cute è un organo vitale importantissimo, e che la sua idratazione non va mai sottovalutata durante tutta la vita, anche nei bambini piccoli piccoli. Non solo attraverso i prodotti per il bagnetto e l’igiene, ma anche con creme specifiche da utilizzare fin dai primi anni di vita.

Ecco perché l’ideale quando compriamo i prodotti da tenere a casa e in bagno è scegliere creme adatte a tutta la famiglia, dai neonati a noi adulti, per assicurare un’idratazione ottimale. E allo stesso tempo questi prodotti devono essere delicati, naturali e sicuri, proprio come la gamma di preparati originali Fiocchi di Riso, che come saprete sono da sempre i nostri preferiti e che si trovano, sull’e-commerce Fiocchi di Riso, nelle migliori farmacie e nei migliori negozi di puericultura.

Il latte corpo Fiocchi di Riso

Il latte corpo è un prodotto davvero fenomenale per i bambini: grazie a questo balsamo nutriente la loro pelle resta idratata e morbida.
Il latte corpo Fiocchi di Riso è quindi la crema che consigliamo: sicuro e atossico, questo preparato è a base di olio di riso e olio di Argan biologico ed è ideale per tutti i tipi di pelle, anche la più sensibile, diventando un prodotto perfetto tanto per i nostri bambini quanto per noi. E poi la pelle ne esce non solo morbida e bellissima al tatto, ma anche rafforzata, poiché gli oli alla base di questo latte corpo aiutano le normali difese della cute.

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L’olio corpo Fiocchi di Riso

L’olio corpo di Fiocchi di Riso è davvero ideale per il massaggio dei più piccoli: è pensato apposta per questo e per supportare il film lipidico necessario per farla stare bene. Grazie al massaggio delicato con le mani penetra in profondità e le pelli sensibili e secche, come quelle irritabili, ne traggono moltissimo giovamento.

A base di principi attivi di origine naturale come l’olio di riso e l’olio di jojoba, l’olio corpo rispetta ogni tipo di pelle, nutre e rispetta l’equilibrio dermofunzionale della cute. Ed è a rapido assorbimento: questo significa che non lascia assolutamente la pelle unta o umida, ma solo morbida e idratata in profondità, non solo superficialmente.

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L’olio emudermico Fiocchi di Riso

L’olio emudermico della linea Dermo-Cura di Fiocchi di Riso è indispensabile a casa per due motivi: primo, perché è indicato per prepararsi al parto, massaggiando il perineo e rendendolo più elastico, e dopo il parto, per supportare la ripresa fisiologica dei tessuti nei due mesi successivi. Secondo: perché è ottimo anche per la pelle dei neonati. Questo olio è infatti indicato per la tonificazione della cute, in particolare quella più sensibile (come appunto quella del pavimento pelvico e del neonato).

Gli ingredienti principali? L’olio di emu, elasticizzante, lenitivo e cicatrizzante; l’olio di riso da crusca, emolliente e protettivo; e l’olio di jojoba, antiossidante.

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Annusare la testa, poi i piedini, la pancia… Non solo dopo il bagnetto, ma ad ogni ora del giorno. L’odore di un neonato è inconfondibile: è il profumo dell’amore. Ma non è solo una cosa sdolcinata: è scienza. E la scienza dice che il profumo di neonato dà dipendenza. È come una droga. E ora vi spieghiamo perché.

L’effetto del profumo di neonato sul cervello di una mamma: una ricerca scientifica spiega perché l’odore di neonato dà dipendenza

Nessuna mamma e nessun papà potrà mai dimenticare il profumo della testa del proprio piccolo appena nato. Un odore sottile, morbido, unico, dolce. Un odore che crea connessione, perché diciamolo, annusare la testa del bebè dà una sensazione di connessione incredibile. E in effetti è così: anche l’odore crea e rafforza il rapporto tra un genitore e il suo bambino.

Sullo Smithsonian Mag è uscito in questo senso un articolo interessantissimo, intitolato “L’odore di un neonato stimola gli stessi sistemi di ricompensa che stimolano le droghe”. Insomma: crea dipendenza. Quando, infatti, una mamma annusa il proprio neonato, si accendono nel cervello quei percorsi della dopamina associati con i sistemi di ricompensa.

I ricercatori hanno assunto per lo studio trenta donne. Di queste, quindici avevano appena partorito mentre le altre quindici non avevano figli. A queste donne è stato chiesto di annusare odori misteriosi, tra i quali l’odore di un neonato (prelevato da un baby pigiama).

Gli scienziati hanno quindi analizzato il loro cervello mentre annusavano queste sostanze attraverso un elettroencefalogramma. In generale, anche quando non riconosciuto l’odore di neonato era catalogato e percepito da tutte le donne come piacevole, ma il cervello ha indicato molto bene una differenza tra le donne che hanno avuto bambini e quelle che non ne hanno avuti, con reazioni molto più forti da parte delle prime.

Quando annusavano i pigiami dei neonati, nel loro cervello i percorsi di dopamina associati con i sistemi di ricompensa infatti si accendevano, nello stesso modo in cui in altri soggetti si accendono quando soddisfatti da buon cibo, sazietà sessuale e voglia di droghe.

Questo significa che per una mamma - spiegano i ricercatori - annusare la testa del proprio bambino dà lo stesso effetto della soddisfazione dell’appetito. Non si sa esattamente il perché. Potrebbe essere un effetto del cambiamento ormonale che le porta ad avere un picco di dopamina dopamina in questo modo, oppure semplicemente l’effetto dell’abitudine a questo tipo di esperienza.

Detto questo, è importante sapere questa curiosità perché ci permette di capire ancora meglio il rapporto che ci lega ai nostri bambini. L’aumento di dopamina, infatti, è una reazione chimica che, a ben vedere, ci porta a connettere ancora di più con i nostri figli e a volere - anche inconsciamente - stare sempre di più con loro, proprio come una droga.

A livello ancestrale e primitivo, quindi, è utile per la sopravvivenza dei bambini, che hanno sempre bisogno di noi, e a livello quotidiano è utile perché permette di rafforzare il rapporto e, non ultimo, a rilassarci in maniera naturale, proprio come una benefica droga. Tanto che in Svezia, addirittura, alcuni ricercatori stanno studiando se è possibile utilizzare il profumo di neonato per combattere la depressione.

Il primo bagnetto del bambino è un momento molto importante, ma anche una fase un po’ difficoltosa per una mamma. Questo perché non bisogna mai dimenticare che la cute di un neonato è molto delicata: la pelle non è ancora giunta alla maturazione, quindi si dimostra sottilissima e facilmente soggetta ad irritazioni. Ecco perché è necessario scegliere sin da subito i detergenti giusti, per evitare queste conseguenze e capire anche come comportarsi quando si cura l’igiene del piccolo.

La pelle di un neonato

C’è una differenza notevole fra la pelle di un bimbo e quella di un adulto: la prima, infatti, si dimostra sempre molto secca perché non produce ancora sebo ed è dunque sprovvista del film idrolipidico. Proprio la mancanza di quest’ultimo, quindi espone la pelle del bimbo all’azione degli agenti esterni, visto che si parla di una vera e propria protezione cutanea. In secondo luogo, non essendosi ancora formata del tutto, la pelle di un neonato si dimostra delicatissima a prescindere dall’assenza del film.

Come fare il bagnetto e che prodotti usare

Molte mamme non sanno che, nel corso dei primi giorni passati insieme al piccolo, nei primi bagnetti basta semplicemente l’acqua e non emerge la necessità di usare un detergente. Se però in questo modo non vi sentite sicure, è comunque possibile usare qualche prodotto particolare a patto che sia naturale e testato, come nel caso dell’amido di riso e dell’olio di mandorle: si tratta di soluzioni ottime per la pelle del bimbo per via delle loro proprietà idratanti ed emollienti. Ad ogni modo, mai usare prodotti contenenti profumi e altri elementi chimici, i quali si dimostrano molto aggressivi con la pelle a questa età.

Il cambio del pannolino

Anche durante il cambio del pannolino serve lavare e pulire la pelle del bimbo, e farlo nel modo corretto. Per prima cosa bisogna stare molto attenti agli ingredienti utilizzati: una buona idea, in questo caso, è usare i prodotti per bambino da farmacia, controllando anche online quelli che sono i più appropriati per la sua pelle in base all’età. Per fare un esempio, le creme all’ossido di zinco si rivelano ottimali per combattere gli arrossamenti da pannolino, mentre un sapone liquido e delicato è da preferire agli altri. Infine, non bisogna mai utilizzare dei prodotti contenenti elementi pericolosi come i petrolati e la paraffina liquida.

I prodotti da evitare assolutamente

Alcune delle sostanze proibite per l’igiene del neonato le abbiamo già viste in precedenza, eppure la lista è molto ampia e include anche alcuni interferenti endocrini come i parabeni. In linea generica, prodotti come gli shampoo e i bagnoschiuma dovrebbero essere evitati a prescindere, perché tendono a disidratare la pelle del neonato, già secca per sua natura. Anche le acque di colonia rientrano in questa black list, e lo stesso discorso vale per il borotalco e gli altri prodotti in polvere: queste piccole particelle, difatti, possono causare danni ai polmoni del bimbo a seguito dell’inalazione. Da evitare pure i prodotti disinfettanti: anche in questo caso infatti la pelle del bimbo non sarà ancora pronta per entrarvi in contatto.

Quando si parla di bagnetto, bisogna fare molta attenzione, dato che la cute del bimbo soffre alcuni prodotti che noi usiamo nel quotidiano. Perché, essendo debole e sprovvista di film idrolipidico, è più soggetta alle irritazioni e alla disidratazione.

 

Cecilia

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