Un sapore diverso dai nostri, ma che risulta strano solo ad un primo assaggio: l'Anko, o marmellata di fagioli rossi Azuki, è un preparato giapponese che, come tutti i piatti etnici, titilla le nostre papille gustative facendo loro provare sapori e consistenze diverse. Ed è davvero delizioso: si tratta di una marmellata, o crema se vogliamo, a base di fagioli e zucchero. Non una marmellata tipica, quindi, ma altrettanto deliziosa, non estremamente dolce e molto morbida sul palato (un po' come una crema di nocciole, se vogliamo).

I miei figli la adorano semplicemente sui cracker, anche prima di cena come aperitivo, ma a me piace abbinarla anche ai formaggi e alle verdure crude (come le carote e il sedano!). In Giappone, invece, la usano per farcire i loro dolcetti a base di farina di riso, o addirittura per accompagnare il gelato.

Anko, la marmellata di fagioli rossi Azuki giapponese: come preparare la crema dolce giapponese a base di fagioli

 

A volte non riusciamo proprio a superare questa fissazione (io per prima, anche se sto cercando di cambiare!): quando in casa vediamo i nostri bambini camminare a piedi nudi, senza ciabatte e senza nemmeno delle calze antiscivolo, li rimproveriamo subito, oppure gli corriamo dietro con calze, scarpe e pantofole per infilargliele al volo. Perché? Perché siamo convinti che camminare a piedi nudi non faccia bene. Che sia malsano a livello igienico e a livello climatico, perché piedini freddi significa corpo freddo e di conseguenza malanni di stagione.

In realtà camminare a piedi nudi fa benissimo, e non solo al corpo, ma anche alla mente. A dirlo sono i podologi pediatrici (che studiano i benefici di questa abitudine sulla crescita ossea e posturale dei bambini) e gli studiosi, consapevoli che la mente guadagna serenità e benessere soprattutto dal benessere fisico, che si raggiunge anche così.

Camminare a piedi nudi, per i bambini moltissimi benefici fisici e mentali: perché dovremmo lasciare che i bambini camminino scalzi

Come spiega la podologa (specializzata in podologia pediatrica) Tracy Byrne al The Guardian, fare indossare scarpe ai bambini in età troppo precoce potrebbe essere controproducente, poiché intaccherebbe il naturale sviluppo fisico e neurologico dei bambini. E per capire il perché, basta osservare i bambini piccoli: quando cominciano a camminare, se lo fanno a piedi nudi tengono la testa molto più alzata verso il mondo rispetto a quando indossano scarpe, poiché il contatto diretto con il pavimento o la terra li fa sentire più radicati, più sicuri, più bilanciati, e non hanno dunque bisogno di continuare a guardare in terra per mantenere l’equilibrio.

Di conseguenza, camminare scalzi è certamente più consigliato, perché permette ai bambini di imparare a camminare in maniera più armonica e naturale, guardando avanti, guardando il mondo, guardando in alto. E questo ha conseguenze positive soprattutto sullo sviluppo neurologico, anche perché aumenta nel bambino la propriocezione, ovvero la consapevolezza del proprio corpo in relazione allo spazio, che gli servirà per crescere forte, con equilibrio e armonico.

Dall’altra parte, poi, ci sono i benefici fisici: camminare scalzi, spiega Byrne, aiuta lo sviluppo dei muscoli e dei legamenti del piede, e rafforza allo stesso tempo la forza dell’arco plantare (prevenendo anche il piede piatto) e la stabilità della postura corretta.

Aiuta poi la circolazione, perché quando i piedi e i muscoli sono più liberi il sangue scorre in maniera più corretta, e migliora la respirazione. Anche il sistema immunitario ne esce rafforzato, al contrario di quanto crediamo: camminare su superfici fredde (ma non ghiacciate, naturalmente!) stimola la produzione del calore corporeo e protegge così dai malanni stagionali, alzando le difese immunitarie.

Ricapitolando, quindi, camminare a piedi nudi è fondamentale per i bambini, che ne beneficeranno a livello fisico e mentale. Per questo, anche la scelta delle scarpine deve essere ponderata e sicura: oggigiorno è impossibile camminare sempre scalzi, e per questo la scelta della scarpa per bambini è importante e deve in qualche modo assecondare la crescita in maniera poco invasiva.

Anche perché, molti non lo sanno, il piede del bambino non è uguale al piede dell’adulto, anzi: alla nascita non vi sono ossa, ma solo cartilagine che con il tempo si calcifica divenendo ossa. Il processo tuttavia è lungo: dura fino all’adolescenza.

Evitiamo, quindi, scarpe troppo rigide, senza flessibilità, con troppo tacco.

Certo, il mondo in cui viviamo non permette molto di stare scalzi, ma il suggerimento è quello di approfittarne ogni volta che possiamo, togliendo le scarpe e le calze ai nostri bambini per farli camminare a piedi nudi nel mondo. Su un prato, in casa (un’abitudine preziosa!), in spiaggia, in montagna… Ogni luogo, quando non troppo cementato o pericoloso, è buono per il barefooting.

Coccole, delicatezza, contatto, cura: il momento del cambio pannolino è speciale. Grazie al contatto pelle a pelle che stimola la sensorialità si rafforza, infatti, la relazione tra genitori e bimbi. Prendersi del tempo per farlo, rendendolo un rituale quotidiano piacevole è fondamentale e consigliato.

L’importanza del cambio pannolino non è solo in questi dettagli di contatto e di rapporto. È anche una cura nei confronti di una pelle delicata e indifesa, quella dei neonati, particolarmente sensibile e soggetta agli agenti esterni.

Per il cambio pannolino è importante utilizzare dei prodotti quotidiani delicati e rispettosi della pelle del bambino e scegliere preparati specifici da utilizzare nel momento del bisogno, quando la cute richiede un’attenzione speciale (quando, ad esempio, si presenta arrossata ed irritata).

Quali prodotti, quindi, tenere sul fasciatoio sempre a portata di mano?

I 3 migliori prodotti per il momento del cambio pannolino:

1. Detergente intimo Mioderm

La prima regola da seguire per un cambio pannolino perfetto è la delicatezza. Questo significa che dobbiamo tenere conto delle funzioni naturali che la pelle del bambino già ha in sé.
Il detergente intimo per i più piccoli deve essere delicato e rispettare le mucose delle parti intime. Intimo Mioderm di Fiocchi di Riso è specifico per neonati: a base di olio di babassu, Mioderm è un preparato pensato proprio per la pelle più sensibile, che viene detersa attraverso agenti schiumogeni naturali, venendo allo stesso tempo nutrita e protetta.

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2. La Pasta Cambio Fiocchi di Riso

Come vi abbiamo spiegato in questo articolo nel quale vi parliamo della nostra esperienza con la Pasta Cambio Fiocchi di Riso, questo preparato è davvero speciale perché sicuro e delicato, pensato proprio per l’utilizzo quotidiano.
Per il cambio di tutti i giorni, infatti, è meglio scegliere una pasta che sia delicata, efficace e rispettosa del pH naturale della pelle del neonato. Possiamo usare questo preparato ogni giorno, più volte al giorno, dopo aver lavato bene la zona urogenitale ed averla asciugata.

La Pasta Cambio Fiocchi di Riso non contiene ossido di zinco e favorisce la traspirazione prevenendo gli arrossamenti.

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3. La Pasta Emu

Se la Pasta Cambio è adatta all’utilizzo quotidiano, nel momento in cui i nostri bimbi hanno il sederino arrossato (soprattutto tra le pieghe, sulla zona genitale e alla base delle cosce), la Pasta Emu è quello che fa per noi. A base di olio di emu (che nutre a pelle in profondità), il preparato originale di Fiocchi di Riso è l’ideale per lenire quando necessario, dando sollievo al bimbo e rigenerandone allo stesso tempo la cute.

Pasta Emu serve, quindi, proprio nel momento del bisogno, per lenire e disinfiammare la cute irritata.

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Conoscete l'Associazione CAF? Dal 1979 è in prima linea nell’aiuto ai minori e alle famiglie, ed è il primo centro italiano dedicato interamente all’accoglienza, all’aiuto, allo studio e alla terapia in ambito di maltrattamento e abuso infantile.

La sua fondatrice, Ida Borletti, l’ha pensata come luogo innovativo nel quale potessero affluire i bambini e le famiglie in difficoltà, dove trovare aiuto, curare le ferite relazionali nate in seno alla sfera familiare e rompere così il circolo vizioso che troppo spesso porta i minori vittime di abusi, disagi o maltrattamenti in adulti violenti e disfunzionali.

Ma come aiutare CAF? Donando e informandosi, e, se vogliamo, comprando il nuovo Chicco di Felicità in limited edition, una borsa per le mamme (ma non solo!) davvero bella, pratica, comoda e di stile. Perché con pochi euro possiamo davvero fare la differenza!

Il nuovo Chicco di Felicità, la borsa Chicco e Camicissima a sostegno di CAF: un sostegno per l’associazione che si occupa di famiglie e bambini in difficoltà

Qualche giorno fa, se ci seguite, avrete visto che abbiamo partecipato all’evento di presentazione del Chicco di Felicità by Camicissima. Nelle nostre stories e su Facebook avrete quindi visto la madrina d’eccezione (bellissima e dolcissima!) Rocío Muñoz Morales, che come noi ha visto subito le potenzialità e il bene di questa iniziativa!

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Come ogni anno, Chicco ha pensato ad un Chicco di Felicità, ovvero un piccolo oggetto d’uso comune in edizione limitata, attraverso il cui acquisto è possibile aiutare un’associazione davvero benefica e impegnata come CAF, che vuole restituire serenità ai bambini e alle famiglie in difficoltà.

Quest’anno il Chicco di Felicità è nato quindi dalla collaborazione con Camicissima: una borsa capiente, bella, leggera e comoda in 100% cotone, versatile e con una pratica base rigida e una tasca interna (che, da mamme, si apprezza sempre moltissimo per non perdere i piccoli oggetti che portiamo ogni giorno con noi!).

Le borse Chicco di Felicità Camicissima sono bellissime, ve lo posso assicurare dopo averle toccate con mano, e sono disponibili in più colori (pink, blue navy e beige), per adattarsi allo stile di ognuna di noi. E il bello è che possiamo anche personalizzarle, portandole in un punto vendita Camicissima e facendoci ricamare le nostre iniziali (o quelle dei nostri figli, se decidiamo di usare la borsa come borsa per il cambio!).

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Quindi, ricapitolando: il nuovo Chicco di Felicità è bello, fashion, versatile e comodo. Ed è pure accessibile a tutti: lo troviamo nei Negozi Chicco in Italia, nei negozi Camicissima e sull’e-commerce Chiccoshop.it al prezzo di 15 euro. Con pochi euro potremo quindi avere un oggetto davvero carino e utile, ma allo stesso tempo daremo speranza a moltissimi bambini che vivono in situazioni di disagio. E possiamo anche decidere di regalare il Chicco di Felicità, facendo del bene due volte, con un pensiero per chi amiamo e uno rivolto ai bambini che beneficeranno della nostra generosità.

Portare è una modalità di risposta a un bisogno innato e fisiologico del neonato: il contatto.

Come aiutare quindi i bambini a sentirsi più tranquilli e al sicuro? Facilitando e aumentando il contatto con la mamma.

Alcuni benefici del portare in fascia i bambini: perché il babywearing è benefico, sano ed educativo

Portare in fascia i bambini può aiutare a ricreare un ambiente il più possibile vicino a quello uterino, offrendo al neonato un luogo dove sentirsi accolto, protetto e dove potersi lasciare andare.  Attaverso il contatto fisico viene secreta l'ossitocina,l'ormone dell'amore. Un ormone potentissimo in grado di diminuire stati emotivi e sentimenti come aggressività, paura, stress, ansia; inoltre, rallenta la frequenza cardiaca e la pressione del sangue, provocando nel bambino un senso di benessere che favorisce l'aumento della curiosità e delle capacità mnemoniche. Allo stesso tempo la madre, attraverso il proprio corpo, può trasmettere al bambino sensazioni di fiducia e apertura verso il mondo esterno.

Le modalità di portare il neonato pancia a pancia e sul fianco corrispondono alle particolarità anatomiche di quest'ultimo:

Le anche: in posizione pancia in su, le anche del neonato non stanno dritte e non possono andare indietro rispetto all'asse corporale, ma assumono la posizione leggermente divaricata.
La colonna vertebrale: alla nascita presenta una curvatura a C, che diventerà ad S nel corso del primo anno di vita. Questa curvatura deve essere rispettata e non forzata.

L'uso di supporti adeguati garantisce che venga rispettata la naturale divaricazione delle gambe e che non si crei una pressione sulla colonna vertebrale, in quanto le fasce o i supporti strutturati ergonomici vanno a sostenere e ad avvolgere il neonato.

Portare ha anche dei risvolti positivi legati al movimento. Molti studi evidenziano come l'oscillazione verticale abbia un maggiore effetto calmante rispetto all'oscillazione orizzontale. Probabilmente la ragione di ciò risiede in un retaggio biologico.

Alcuni zoologi e biologi inseriscono il neonato nella categoria dei portati attivi. Portato in quanto necessita di essere spostato e trasportato dopo la nascita dalla madre o da chi si prende cura di lui, finchè non sarà in grado di muoversi in autonomia. Inoltre assomiglia molto ai propri genitori, è maturo dal punto di vista sensoriale e viene allattato frequentemente. Attivo perchè dispone del riflesso di Grasping nelle mani e nei piedi e grazie a questo è in grado di aggrapparsia chi lo sta portando. Questa capacità consente al bambino di ricercare equilibrio,provare ad adattare la sua postura e in poco tempo a controllare il capo raffozando da un lato il tono muscolare e dall'altro abbassando la propria tensione muscolare, il che favorisce il rilassamento e quindi l'addormentamento. 

Inoltre il bambino viene sottoposto a una stimolazione pluri sensoriale costante che favorirà la sua crescita e il suo benessere psichico e cognitivo.

8 ricette con il tofu per la primavera

Venerdì, 12 Aprile 2019 13:26

Sapete come cucinare il tofu? Questo derivato della soia ricchissimo di proteine è un’alternativa molto valida e saporita della carne, sia per chi non la mangia per scelta, sia per chi decide di ridurla, sia per chi vuole provare un sapore nuovo e delizioso!

Ecco quindi 8 idee per mangiare il tofu in primavera, con ricette pratiche, veloci, variegate e sane.

8 ricette con il tofu per la primavera: come cucinare il tofu nella stagione primaverile

Sandwich con tofu, avocado e peperoni

Possiamo utilizzare il tofu o come crema (frullandolo con un filo d’olio, poca acqua e del pepe) oppure al naturale tagliandolo a fettine. Lo utilizzeremo per farcire due fette di pane integrale tostato insieme a delle fette di avocado fresco e a dei peperoni grigliati.

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Insalata con tofu grigliato

Il tofu è delizioso anche grigliato: basta oliare leggermente una padella antiaderente o una griglia e cuocere a fiamma alta delle fette di tofu cosparse delle nostre spezie preferite. Questo andrà poi in una ciotola insieme a dell’insalatina, a degli edamame, pomodorini, porro, uova sode e avocado (o con gli ingredienti che più amiamo, in base alla stagionalità), da condire poi con salsa di soia (o, in alternativa, con il classico olio, sale e pepe).

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Zuppa di miso

La classica zuppa di miso, rivisitata e semplificata, è perfetta nei mesi primaverili, quando il caldo non ha ancora invaso le nostre giornate. Facciamo scaldare dell’acqua e quando bolle aggiungiamo due cucchiaini di miso e qualche rondella di cipollotto, lasciando insaporire qualche minuto. Prima di servire, aggiungiamo del tofu a cubetti e gustiamo calda in piccole ciotole.

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Crema spalmabile di tofu e olive

Questa crema è davvero una delizia e io la preparo davvero molto spesso, perché diventa sia un accompagnamento su dei crostini, sia un pinzimonio alternativo, sia un condimento per i panini del pranzo. La ricetta è qui.

Ramen rivisitato

Con il brodo di miso di cui parlavamo sopra possiamo preparare anche un veloce piatto di ramen: basta aggiungere dei noodles cotti, un uovo sodo, qualche cubetto di tofu e dell’erba cipollina tagliata fine, mangiando tutto ben caldo con un cucchiaio e delle bacchette.

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La carbonara vegana

In questa ricetta troverete come preparare una deliziosa carbonara utilizzando al posto delle classiche uova il tofu! Non l’avete ancora provata? Beh, fatelo presto!

Tofu strapazzato

Ricetta semplicissima i cui ingredienti sono dei cubetti di tofu e delle spezie, oltre ad un po’ d’olio d’oliva. Scaldiamo in padella antiaderente tre cucchiaini di olio di oliva, quindi aggiungiamo il tofu a cubetti e mescoliamolo con un cucchiaio di legno, sfaldandolo bene. Aggiungiamo anche del curry e della curcuma (e se vogliamo un po’ di paprika), quindi continuiamo a mescolare sfaldando il tofu. Cuociamo per 5-10 minuti e serviamo quando ben dorato.

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Tofu alla menta all’indiana

Infine, una ricetta super, dal risultato visivamente bellissimo e pazzesca a livello di gusto: gli ingredienti sono tofu, menta, youry, cumino, pepe e coriandolo, e la ricetta la trovate qui.

Giovanni Bollea è stato il padre della moderna neuropsichiatria infantile. Dagli anni Cinquanta fino alla sua morte nel 2011, il professore ha rivoluzionato questo campo, introducendo per primo attività come la psicanalisi e la psicoterapia di gruppo anche per l’infanzia. Fu lui il fondatore dell’Istituto di Neuropsichiatria Infantile di Roma ed è tra i più rinomati professori a livello internazionale.

Per cominciare a conoscere la sua opera, vi consigliamo i bestseller editi da FeltrinelliLe madri non sbagliano mai” e “Genitori grandi maestri di felicità”.


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Ma nel frattempo, ecco per voi le sette regole di Giovanni Bollea per educare tutti i bambini!

Le sette regole di Giovanni Bollea per educare i bambini: dal padre della moderna neuropsichiatria infantile, ecco le regole per crescere i nostri figli

1. Dategli meno. Hanno troppo, non c’è dubbio. Il consumismo fa scomparire il desiderio e apre le porte alla noia.

2. Quella che conta è l’intensità, non la quantità di tempo passato con i bambini. I primi venti minuti del rientro a casa dal lavoro sono fondamentali. Devono essere dedicati al colloquio e alle coccole. E non certo a chiedere dei compiti o dei risultati.

3. I giochi più educativi sono quelli che passano attraverso la fantasia della madre e le mani del padre: bastano due pezzi di legno, ma i genitori ormai non sanno più inventare.

4. Dai tre ai cinque anni è bene avviare i bimbi ai lavoretti a casa, assieme ai genitori. È utile che sappiano stirare con un piccolo ferro o attaccare un bottone.

5. Sport. Prima di tutto deve essere lui a desiderarlo. Meglio se lo fa in gruppo, facendo capire che agonismo significa emergere con fatica e non diventare campioni. Ottime due o tre ore di palestra alla settimana. Poca competizione, grande beneficio fisico.

6. Va incoraggiata la cultura artistica abituandoli al bello. Teatro, musica, arti visive creano il desiderio di migliorare. I soldi spesi per la cultura sono quelli che rendono di più.

7.  Ultimo suggerimento: ho una mia teoria e forse mi prenderanno in giro. La chiamo: la donna a tre quarti del tempo. Le donne che lavorano, la maggioranza, a fine giornata pensano già ai figli, alla spesa, agli impegni di casa e rendono poco. Non sarebbe meglio lasciarle uscire mezz’ora prima? I figli, tornando da scuola, le avrebbero a casa meno stressate e più disponibili. Più che di corsi, è di questo che i bimbi hanno bisogno.

Cosa impariamo da Giovanni Bollea? Che non serve riempire di beni materiali i nostri bambini, che la qualità del tempo passato insieme è la cosa più importante, che dobbiamo essere genitori coinvolti ed entusiasti, che i giochi semplici sono i giochi migliori, che la crescita passa anche dalle responsabilità in casa, che la cultura va insegnata e trasmessa, che le mamme possono essere lavoratrici senza sensi di colpa, ma con un aiuto in più, che lo sport è un grande educatore.

Tutte cose magari scontate, semplici, ma importantissime, che è bene non dimenticare. E a volte avere un reminder fa molto bene!

 

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“No, di nuovo Michelangelo!”. “Aspetta, forse questo pezzo della Primavera mi mancava, anche se sembra simile”. “Sìììì, finalmente la maschera di Tutankhamon!”. Frasi strane? Ok, facciamo un passo indietro, perché questo progetto merita di essere spiegato molto bene!

Maschi o femmine, grandi o piccoli, nessuno ci scappa: il fascino dell’album di figurine è innegabile, eterno e trasversale! Tutti abbiamo collezionato le figurine dei calciatori, degli sportivi, dei cartoni animati, dei cuccioli… Perché per ogni passione c’è un album di figurine!

Tuttavia ne mancava proprio uno. Quello dedicato alla storia dell’arte! È chiaro, quindi, che la sua uscita sta provocando scalpore, entusiasmo e impazienza. Ma finalmente lo troviamo in tutte le edicole: “Artonauti” è il nuovo album di figurine che i nostri figli non possono lasciarsi scappare!

“Artonauti”, l’album di figurine dedicato alla storia dell’arte che è già un cult: collezionare figurine d’arte per imparare, familiarizzare e appassionarsi

Si chiama “Artonauti”, e probabilmente ne avrete già sentito parlare, perché sta diventando già un must, e non solo tra i bambini: già, perché l’album di figurine dedicato alla Storia dell’Arte è il sogno di tutti gli appassionati di figurine e di arte, che, anche se cresciuti, stanno ricominciando il gioco del “Ce l’ho, manca”, con entusiasmo e meraviglia.

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Ma non è solo l’album in sé ad essere bellissimo, interessante e imperdibile (costa 3 euro - compresi i primi tre pacchetti di figurine - e lo troviamo in tutte le edicole): anche la sua storia è fantastica. Già, perché a idearlo è stata una giovane impresa sociale no profit di Milano, che ha pensato a questo album come ad un modo perfetto e stimolante per fare scoprire ai bambini i tesori dell’arte, parlando la loro lingua. L’azienda si chiama Wizart ed è stata fondata da Daniela Re (insegnante, mediatrice culturale ed esperta in riabilitazione cognitiva, con ampia esperienza nel mondo educativo nella scuola primaria) e Marco Tatarella, da 11 anni alla guida di una casa editrice che si occupa di libri d’arte e architettura.

Oltre alle figurine, nell’album si trovano giochi, curiosità, indovinelli e aneddoti, con i bambini che vengono accompagnati tra le pagine dai protagonisti della storia, due ragazzi suppergiù della loro età.

Completare la primavera di Botticelli, vedere la Cappella Sistina che si compone davanti ai propri occhi passando per le grotte di Lescaux, fare un giro del Louvre imbattendosi via via in nuovi capolavori, arrivando fino a Van Gogh, agli impressionisti e agli artisti contemporanei: il doppio gioco di “Artonauti” è davvero prezioso, perché prima di tutto permette di appassionarsi alla storia dell’arte attraverso la storia di due ragazzi come i nostri figli (Ale e Morgana, con il cagnolino Argo!). E poi perché imbattendosi più volte nelle immagini, nei nomi e nelle correnti (attraverso l’iconico “Ce l’ho, manca, ce l’ho, manca!”) i bambini si immergono gradualmente e concretamente nell’arte, familiarizzando con lei e appassionandocisi proprio come fanno con le loro squadre del cuore e con i personaggi dei loro cartoni animati preferiti.

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Volete qualche numero? L’album è composto da 64 pagine, 216 figurine che completano le pagine, un racconto introduttivo, 28 illustrazioni, 65 opere d’arte, 20 quiz e indovinelli e 2 pagine di giochi. Ogni bustina, inoltre, contiene 5 figurine e una Twin Card. Collezionando tutte le 25 coppie di Twin Card, i bambini le mischieranno coperte per divertirsi con “memory”, scoprendole due a due. Ciascuna coppia di carte “gemelle” raffigura un’opera d’arte contenuta nell’album.

“Artonauti” permette quindi di diventare per la prima volta collezionisti, piccoli collezionisti in erba, scoprendo le curiosità, le tecniche e le vite degli artisti e curando con amore il proprio album, che diventa una piccola Wunderkammer d’arte. I bambini lo porteranno con sé, apriranno le buste di figurine, le sfoglieranno, rimarranno delusi, contenti o affascinati. E noi con loro, perché vi assicuriamo che questo album è irresistibile, e alla fine vorremo completarlo insieme!

Adoro tutti i formaggi! E anche mio figlio ne va matto. Anche se non li posso mangiare spesso per la mia intolleranza al lattosio, quando mi hanno proposto questo tour non ho potuto che accettare entusiasta. Sabato 30 Marzo io e mio figlio Luca siamo stati invitati a partecipare a una visita dello stabilimento Galbani di Casale Cremasco-Vidolasco (CR): è proprio in questo luogo che nasce la magica Crescenza Certosa di Galbani.

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Lo stabilimento si trova a circa un'ora da Milano, nel parco del fiume Serio. Dopo la nostra trasferta in pullman siamo arrivati in azienda, accolti calorosamente dal direttore dello stabilimento e dal team che si occupa di Certosa Galbani. Dopo un breve ma ricco buffet e qualche spiegazione di rito, abbiamo iniziato a prepararci per il tour nel cuore dello stabilimento. E nella foto ci potete vedere mentre gironzoliamo per la linea produttiva.

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Durante il tour mi sono subito resa conto che il tema della sicurezza è molto sentito in azienda. Sicurezza per i lavoratori che sono l’anima dello stabilimento, ma soprattutto sicurezza per i consumatori. Questo si traduce in circa 3000 controlli analitici al giorno, svolti in ogni fase della produzione, così che ci sia una garanzia di qualità del prodotto.

La qualità non è data solo dalla sicurezza, ma soprattutto dagli ingredienti che compongono la ricetta classica: latte, caglio, fermenti lattici e sale. Il latte è 100% italiano proveniente da allevamenti del Piemonte e della Lombardia: più di 500 stalle collaborano fianco a fianco con Galbani per garantire la qualità della materia prima. Inoltre, la filiera del latte Galbani è una filiera certificata, e ogni singolo passaggio - dalla raccolta del latte fino al prodotto finito - è tracciato da un ente terzo e indipendente.

Un altro ingrediente fondamentale per avere un prodotto di qualità sono i fermenti lattici vivi, i batteri buoni che come ben sappiamo sono fondamentali per la salute del nostro intestino e quindi del nostro organismo. Nello stabilimento della Certosa, è presente anche un’area dedicata alla coltivazione degli stessi. I fermenti presenti nella Certosa sono quindi esclusivi dell’azienda Galbani ed è anche questo elemento a rendere così caratteristico il suo gusto e così di qualità i prodotti Galbani.

Ok, vi ho parlato della qualità dello stabilimento e dei prodotti. Ma non siete curiosi di sapere come viene fatta la Certosa?!

Il processo a parole è abbastanza semplice, ma vi assicuro che girare per lo stabilimento, percepirne la grandezza (qui ogni giorno arrivano 1,2 milioni di litri di latte e ogni anno vengono prodotti 15000 tonnellate di crescenza!) guardando le diverse fasi di lavorazione, fa capire come sia complesso il processo di realizzazione.

Partiamo dall’inizio: il latte che viene ricevuto e pastorizzato quotidianamente è preparato per la fase 2, cioè la coagulazione. Questa fase prevede che il latte venga unito al caglio, che innescherà il processo di coagulazione e quindi di “solidificazione” del prodotto. Il nostro latte coagulato viene quindi tagliato in piccoli cubetti così che il siero (la parte liquida) venga divisa più facilmente dalla parte solida del prodotto.

Contestualmente la cagliata (latte+caglio) viene messa in stampi preformati così che possano riposare e prendere la forma e la consistenza che conosciamo tutti noi (questo grazie anche all’aiuto di alcuni robot gialli che girano gli stampi per dare omogeneità e uniformità di umidità al formaggio).

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Si passa poi alla fase di salatura e di “riposo”. Nella fase di salatura la quasi-Certosa viene immersa in una soluzione salina, così che il gusto del formaggio sia quello che conosciamo tutti noi. Ecco quindi il riposo, una fase che prevede che il formaggio rimanga per 7 giorni al fresco.

Per finire, la parte più scenografica del tour: il confezionamento e l’imballaggio in confezioni che vengono spedite subito in tutta Italia. Pensate che più di 1000 famiglie vengono raggiunte ogni giorno dalla Certosa Galbani.

E, sapete? La Certosa Galbani esiste addirittura in 4 diverse ricette! Certosa Classica, Certosa Antica Ricetta (la preferita di Luca, super cremosa e facile da spalmare!), Certosa Light e - la mia salvezza - Certosa senza Lattosio. Per me è una soluzione davvero pratica e veloce per le giornate in cui non ho voglia di cucinare, oppure in vista delle serate estive.

Ok, il giro per lo stabilimento è finito, ma la sorpresa più grande deve ancora arrivare. Già, perché da Galbani anche i bambini preparano il formaggio con le loro mani! Nel Laboratorio che Certosa Galbani aveva preparato per noi mamme del blogtour, c’erano infatti ad attendere i nostri bimbi due vere e proprie scienziate del formaggio. Sì, come potete immaginare, i bimbi sono impazziti! Armati di cappellino da cuoco, grembiule e retina per i capelli, hanno preparato il formaggio più fresco del mondo (e ovviamente Luca l’ha anche mangiato!). Qui sotto vedete la gioia dei bimbi con il loro diploma di mastro casaro!

La giornata è stata splendida, Luca si è molto divertito (“da pazzi!”, come dice lui!) e io ho potuto assaporare con gli occhi, con le mani e con le papille gustative un prodotto di qualità incredibile, che da oggi mi dà ancora più fiducia.

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Post realizzato in collaborazione con Galbani Italia.

Noi lo sappiamo: quante cose avete perso tra asilo, scuola, piscina, calcio, corsi e compagnia bella? I bambini sembrano lasciare qua e là tutto, dalle matite all’accappatoio, dai quaderni alle scarpe (ma come faranno??). E soprattutto sembrano mischiare tutto con i loro compagni e amici! Che è una cosa bella, significa che sono generosi o che sanno condividere. Ma, ahi noi, quante cose si perdono!

La soluzione è semplice, e si chiama “etichette adesive”. Ma anche qui ecco l’intoppo: è difficile trovare etichette adesive e termoadesive per bambini che siano di qualità, che durino e che non si stacchino!

Ecco perché quando abbiamo trovato quelle perfette non ce le siamo lasciate scappare: si chiamano Stickerkid, sono semplicissime da applicare e davvero resistenti, e da quando le abbiamo scoperte utilizziamo solo quelle!

Stickerkid, le etichette super comode per bambini: le etichette adesive e termoadesive per non perdere nulla, dai vestiti alla cartoleria

Si applicano su tutto, sono adesive o termoadesive, sono belle da vedere, sono fatte con materiali di qualità con inchiostri e colle senza solventi e sono super resistenti: basterebbe questo a farvi capire perché le etichette per bambini Stickerkid ci piacciono. Ma il bello è che sono versatili e che ce ne sono di tantissime tipologie, in modo da trovare il nostro stile e, soprattutto, in modo da scegliere l’etichetta adatta ad ogni situazione.

Per i bambini più piccoli (che alla scuola materna capita che vengano cambiati spesso) e per quelli delle elementari (che si cambiano per l’ora di motoria o dopo lo sport) sono perfette, ad esempio, le etichette termoadesive per vestiti, che troviamo tonde, rettangolari semplici o rettangolari con grafiche spiritose.

E possiamo anche scegliere di caricare il simbolo della scuola materna del bambino, per applicarle su coperte, vestiti e accessori in maniera molto più semplice rispetto alla cucitura, avendone molte di più rispetto a quelle fornite dall’asilo, per non perdere proprio nulla!

Queste etichette termoadesive si stirano sui tessuti con il ferro da stiro, in maniera pratica e veloce, resistono in lavatrice e sono praticamente eterne!

Altro materiale che sappiamo perdersi sempre nei meandri degli zaini (altrui) e della scuola sono le matite e le penne. Sembra sempre che diminuiscano magicamente! Ma con queste etichette adesive, sarà molto più semplice non perderle di vista, perché non verranno confuse con quelle degli altri compagni. Ci sono le etichette rettangolari lunghe con il nome, quelle più larghe con il logo e le etichette per i quaderni e i libri. Insomma, la scelta è vastissima!

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E per i lettori di mammapretaporter ecco uno sconto dedicato del 10%! Basta inserire in fase di check-out il codice: mammapretaporter. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire!

Giulia

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Cecilia

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