Prima di addentrarci nell’articolo, un suggerimento: cerchiamo di avere un feed sano. Perché l’influenza dei social media su ciò che mangiamo sta proprio lì.
Ognuno di noi, è semplice, vede i social media in maniera diversa. Non in senso figurativo, ma proprio oggettivo. In base agli amici che abbiamo, alle pagine che seguiamo, ai fotografi a cui mettiamo il follow e così via, il nostro feed (ovvero la “bacheca”, che sia di Facebook o Instagram) appare diversamente. Ogni feed è quindi unico.
Detto questo, i social media negli ultimi anni sono stati letteralmente invasi dal tema cibo. Ricette, foto di piatti, consigli sui ristoranti… E non solo le pagine e i blogger. Anche i nostri amici (quelli che conosciamo personalmente e che abbiamo tra gli amici social) postano spesso le proprie abitudini alimentari.
Vista questa tendenza, un nuovo studio ha cercato di capire se questa tendenza a conoscere le abitudini alimentari degli altri abbia un impatto sulla propria dieta e sul proprio indice di massa corporea. Ovvero: ciò che vediamo sui social può predire il nostro stato di salute alimentare? E le norme social, ovvero l’etichetta online su cosa è eticamente giusto postare o meno, ha effetto?
L’articolo è stato pubblicato su Appetite e condiviso du Science Direct e suggerisce esattamente che potremmo essere influenzati dai social molto di più di quanto pensiamo. E non solo a livello conscio (quando proviamo a replicare piatti o ricette che ci hanno colpito), ma anche a livello inconscio. Insomma: è anche il nostro subconscio a suggerisci cosa mangiamo, basandosi sulle scelte alimentari degli altri (di chi posta, ovviamente).
Lo studio ha preso in considerazione circa 370 studenti universitari e ha chiesto loro le abitudini riguardo il consumo di frutta, verdura, snack, bibite, così come le loro abitudini social, ovvero quanto e come passassero il loro tempo sui social media. Soprattutto, le domande hanno riguardato le amicizie online.
Il risultato è stato abbastanza chiaro, perché tutti, anche alle domande dirette, hanno risposto che le abitudini alimentari di certi gruppi seguiti online influiscono sulle loro scelte. Ad esempio, se un determinato gruppo di persone seguite mangia molta verdura, di conseguenza la mangiano anche loro.
Allo stesso modo lo studio ha analizzato anche come le norme social possano avere un effetto sugli utilizzatori. E si è visto che queste norme sono davvero molto efficaci e importanti. Per “norme” si intende la tendenza a promuovere qualcosa di “giusto” evitando di postare qualcosa di sbagliato. Anche inconsciamente, come fossero campagne offline contro il bere quando si guida o contro il fumo, queste norme (o tendenze) portano gli user dei social a modificare positivamente il loro comportamento. E di conseguenza anche la tendenza a postare cibo e ricette sane ha un ottimo impatto sulla salute.
Non è quindi una stupidaggine: curare il nostro feed ed eliminare chi spinge diete ipercaloriche o chi posta sempre piatti grassi, privilegiando le pagine che promuovono studi di vita sani e soprattutto piatti leggeri, benefici e salutari, fa bene al nostro corpo in maniera indiretta.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Purtroppo è un pericolo poco percepito, ma da temere. Perché internet è per noi adulti qualcosa di semplice, di chiaro e di cristallino, ma che per i nostri bambini può diventare un luogo davvero pericoloso.
I genitori non hanno paura dei social network (e a dirlo sono dei sondaggi), non temono i meandri del web. Ma dovrebbero. E prima di tutto, dovrebbero prendere qualche precauzione per proteggere i propri figli online.
Quali sono i pericoli? Il cyberbullismo, la pedopornografia, gli adescamenti, le truffe… Ma senza allarmare oltre i genitori, è bene sapere che proteggere i minori da tutto questo non è difficile. Basta seguire poche regole e prendere piccole precauzioni per dormire sonni davvero tranquilli.
Innanzitutto, uno strumento che in pochi conoscono ma che è molto utile ed efficace sono le connessioni sicure come le VPN. Di cosa si tratta? Di una rete privata virtuale, ovvero un tunnel sicuro tra il computer di casa e internet per proteggere il traffico web privato da intercettazioni, interferenze e censura.
Installando una VPN sul computer o sul router di casa (nel caso in cui si utilizzino diversi dispositivi in casa) possiamo così criptare la connessione e rendere la navigazione in rete anonima. Qual è il vantaggio? Semplice: essendo una navigazione privata, sarà più difficile per gli hacker accedervi e rubare le informazioni private. Inoltre, una VPN può migliorare anche la velocità complessiva della connessione ad internet; per controllare la propria velocità attuale è possibile visitare www.speedcheck.org e fare un test.
Dopodiché, le regole sono semplici, ma vanno sempre seguite. Prima di tutto, non dobbiamo esitare a controllare l’attività dei nostri figli su internet, nemmeno quando “semplicemente” guardano i cartoni animati su YouTube o quando eseguono esercizi e attività didattiche. Trovare contenuti inappropriati e trovarsi in luoghi del web nei quali non si dovrebbe è un attimo.
Sfruttiamo anche i parental control, soprattutto nei servizi video che abbiamo sulle smart tv e sui programmi come YouTube, così come sulle App che utilizzano i nostri figli. E scegliamo sempre App adatte a loro e pensate proprio per l’infanzia, in modo che non inciampino in tranelli.
Dobbiamo poi parlare ai nostri figli di internet, insegnando loro ad utilizzarlo al meglio e in sicurezza, proprio come se dovessimo dare loro una “patente”.
Evitiamo anche di iscrivere i nostri figli a social network non adatti alla loro età, e quando si iscriveranno non esitiamo a dare regole precise e a proibire l’amicizia con sconosciuti.
Parliamo anche delle password, della loro importanza e di come custodirle: saranno anche problemi “da adulti”, il furto di identità e delle carte di credito, ma spesso i nostri figli maneggiano i nostri device ed è giusto responsabilizzarli.
Infine, parliamo, parliamo e parliamo senza stancarci della vera natura di internet, che sembrerà virtuale ma che ormai è reale. Ovvero: tutto ciò che non faremmo nella realtà, è bene non farlo mai neanche online. Perché tutto ciò che scriviamo e inviamo online resta, gira, non si cancella. E le persone sono comunque persone, anche dietro ad un avatar. E spesso queste persone non sappiamo nemmeno chi siano, potendo fingere e potendo nascondersi dietro a delle foto e a degli avatar. Mai scambiare foto con sconosciuti!
Non stanno mai fermi, si dimenano, urlano, faticano a concentrarsi… Sono i bambini che soffrono di ADHD, ovvero di Sindrome da Deficit di Attenzione. Sono i bambini iperattivi, a cui è stato diagnosticato, quindi, un disturbo del neurosviluppo, una vera e propria malattia. Che, tuttavia, deve essere diagnosticata e solo se confermata trattata in maniera medica o attraverso l’educazione. Insomma: prima di emettere diagnosi casalinghe, è sempre bene rivolgersi al medico, che saprà indirizzare al meglio.
Detto questo, l’ADHD è un vero e proprio disordine che causa inusuali livelli di iperattività e di impulsività, che si manifestano in maniera e intensità differenti a seconda dell’età e della situazione personale. Ecco perché è difficile da diagnosticare, ed ecco perché è bene prestare attenzione ai piccoli e ai grandi segni, per poter descrivere al meglio la situazione a chi di competenza.
I primi segnali di Disturbo dell’Attenzione possono apparire attorno ai 3-6 anni, ovvero durante il periodo prescolastico, ma ciò non vuol dire che non ci siano segni nei bambini più piccoli, o che i segnali possano cominciare ad apparire più avanti, fino all’età adulta.
Nei bambini piccoli è certamente difficile fare una diagnosi, ed è anche precoce e forse controproducente, ma i segnali possono comunque esserci, anche se sono difficili da cogliere, dato che la maggior parte dei bambini in questo periodo è super energico e senza freni. Se questa energia però è effettivamente troppa (con il bambino che non sembra stancarsi proprio mai, che si agita per casa arrampicandosi su tutto, che è sempre pronto a partire, che parla senza fermarsi o che salta di gioco in gioco senza concentrarsi), allora forse potremo trovarci in presenza di ADHD.
In questo caso, essendo la diagnosi difficile ed essendo i bambini molto piccoli, se si tratta effettivamente di ADHD i medici tendono a optare per una terapia comportamentale, piuttosto che farmacologica.
Nei bambini un po’ più grandi, e quindi in quelli che frequentano la scuola, i segnali possono essere un pochino più chiari e marcati, pur difficili da diagnosticare (perché, di nuovo, siamo di fronte a bambini, ovvero a esseri umani che hanno solitamente l’argento vivo addosso per natura!). In generale, possiamo dire che tutto ciò che è esagerato può essere un segno di iperattività.
Ovvero: tutti i bambini possono essere vivaci, possono interrompere continuamente, possono fare mille domande, possono piangere e ridere, ma quando tutto questo si fa estremo e continuativo, allora potremmo trovarci di fronte ad una sindrome da deficit dell’attenzione.
Ecco quindi i segnali a cui dovremmo stare attenti:
- Comportamenti spesso egocentrici
- Inquietudine quando si tratta di aspettare il proprio turno
- Interruzione continua degli altri
- Esplosioni di rabbia, capricci o esplosioni di gioia
- Difficoltà a giocare con tranquillità
- Difficoltà a finire ciò che si inizia
- Difficoltà a stare seduti o a stare fermi a lungo
- Difficoltà a seguire delle istruzioni
- Difficoltà a concentrarci, soprattutto quando un compito richiede preventivamente attenzione (come i compiti a casa)
- Tendenza a dimenticare molte cose
- Sognare ad occhi aperti
- Difficoltà ad organizzarsi
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
L’esempio è il primo strumento di educazione. E questo potrebbe essere anche espresso in un altro modo, più diretto: è il NOSTRO comportamento a guidare il comportamento dei nostri figli. Detta così, forse, sembra più dura e pesante, ci fa sentire maggiormente il peso della responsabilità. Ma è così, non possiamo farci nulla. E non possiamo riempirci la bocca di belle parole sull’”esempio” se poi quell’esempio, nella realtà di tutti i giorni, non lo diamo.
Ciò che dobbiamo fare è riflettere, osservarci e provare a cambiare. Ovvero: riflettiamo su ciò che vorremmo insegnare ai nostri figli; osserviamoci per capire se in prima persona noi stessi agiamo nel rispetto di quegli insegnamenti; e, infine, cerchiamo di modificare le nostre abitudini in positivo. Perché sì, si tratta di abitudini, spesso e volentieri. Quindi piccoli gesti a cui non diamo molto peso ma che rappresentano proprio l’ESEMPIO di cui ci riempiamo la bocca.
Ecco quindi le cattive abitudini di cui non ci rendiamo conto che dobbiamo abbandonare per far sì che i nostri figli raccolgano davvero un buon esempio da parte nostra.
Si parla spesso di “persone tossiche” da lasciarci alle spalle. Si tratta di quelle sempre negative, che vedono solo il brutto nelle cose che accadono. E se quelle persone, anche in minima parte, fossimo noi? Quanto ci lamentiamo del lavoro? Delle faccende domestiche? Del poco tempo? E quanto, invece, cerchiamo di trarre il meglio e di mostrare il lato positivo di tutto?
“Mamma mia come sono grassa”. “Sto perdendo i capelli, sarò calvo e brutto”. “Che palle "le mie cose"”. Magari non in questi termini e in maniera più blanda, ma quante volte ci capita di parlare male di noi stessi, anche in maniera inconscia? Diciamo sempre che dobbiamo insegnare ai nostri figli ad accettarsi per ciò che sono, ad amare la diversità, e poi che facciamo?
Questa è una tendenza delle persone che cercano di essere sempre accomodanti. Che non è di per sé una cattiva caratteristica, ma che diventa difetto nel momento in cui ci si annulla e si cerca di accettare tutto da parte degli altri anche quando non ci fa stare bene.
I nostri figli, da grandi, si ricorderanno prima di tutto le relazioni dei loro genitori. E impareranno come si sta insieme proprio guardandoci. Se vedranno due persone che stanno bene, armoniosamente insieme, litigando quando serve e rispettandosi e facendo pace in maniera equilibvrata, con dei ruoli equilibrati all’interno della coppia, allora probabilmente cercheranno una relazione così. Se cresceranno con genitori che stanno male tra loro, litigando sempre anche di fronte a loro, anche in maniera violenta, crederanno che le relazioni sono tendenzialmente così. Se cresceranno in una famiglia allargata che va d’accordo (dove i genitori hanno saputo allontanarsi perché era impossibile stare insieme), cercheranno l’armonia. Se vedranno uomini violenti cresceranno credendo che deve per forza essere così, e viceversa. E così via. Ogni coppia è a sé, è vero, ma il rispetto deve esserci sempre, così come l’impegno, e questo va mostrato ai nostri figli.
Proprio come le persone che si lamentano sempre, essere pessimisti può essere deleterio. Perché alla lunga fa vedere tutto nero, anche quando ci sarebbe bisogno di un po’ di sana speranza!
Anche in famiglia, anche nella nostra privacy. Spesso ci lasciamo andare a commenti o pettegolezzi, è normale purtroppo. E anche se lo facciamo con leggerezza e senza intenti cattivi, sarebbe sempre meglio evitarlo, soprattutto davanti ai bambini, ma soprattutto per noi stessi e per gli altri!
Diciamo sempre che dobbiamo mangiare in maniera sana, includendo tanta frutta e tanta verdura nella nostra dieta, evitando il junk food e facendo attività fisica. Ma lo facciamo anche noi? Tutti quei piccoli stappi alla regola si sommano, e i nostri bimbi li vedono eh!
Dopo avervi parlato dello sci di fondo per bambini, oggi vi parliamo di uno sport invernale molto più diffuso tra i più piccoli, ovvero lo snowboard per bambini. Sono moltissimi, infatti, i piccoli snowboarder sulle piste italiane, spesso figli di altri snowboarder, oppure figli di sciatori affascinati dalla tavola.
Ma quando è possibile cominciare a mettere la tavola ai piedi? E come cominciare? In questo articolo cerchiamo di rispondere a tutte le domande, mettendo anche in chiaro i benefici dello snowboard per bambini.
Come per tutti gli sport, il primo approccio deve essere certamente ludico, anche per assecondare l’amore dei bambini per la neve, che la vedono come un grande parco giochi per scivolare. La prima regola, quindi, è quella di affidarsi ad una scuola certificata FISI con insegnanti di snowboard qualificati e specializzati sull’insegnamento ludico.
Intorno ai 3 anni, quindi, è possibile già provare a mettere i bimbi sulla tavola da snowboard, che tuttavia, resterà una sorta di slittino con cui giocare. Si potrà addirittura metterli sulla tavola con dei doposcì normali, e non con gli scarponi, in modo da farli sentire a proprio agio e più liberi con i movimenti, passando solo in un momento successivo agli scarponi da snow veri e propri.
La fase più seria, invece, comincerà intorno ai 4-5 anni, quando i bambini potranno iniziare ad apprendere regole più tecniche e posizioni più performanti.
Fin da subito, anche giocando, i bambini impareranno le tecniche dello scivolamento, che sono molte e diverse, e che permettono diversi tipi di discesa. E rispetto allo sci, imparare sarà più veloce.
Certo, all’inizio si cade spesso, è vero, molto più spesso che con gli sci. Ma non si tratta di cadute rovinose, quanto fastidiose. I primi tempi, quindi, si potrà utilizzare della biancheria fatta apposta per attutire i tonfi, da mettere sotto la tuta impermeabile (come questi pantaloncini con imbottitura). E, naturalmente, si utilizzerà sempre il casco (come questo), così come i guanti (dato che le mani saranno spesso a terra, sulla neve), una maschera per schermare gli occhi dalla luce del sole (molto più forte dal momento che si riflette sul bianco della neve) e una tuta comoda.
I benefici dello snowboard per bambini sono davvero molti: innanzitutto, i bambini allenano il loro equilibrio, e imparano allo stesso tempo a impostare il loro corpo in posizioni solitamente non stimolate, dal momento che devono scendere lungo una parete inclinata con i piedi fissati in un attrezzo.
Impareranno, poi, il senso della sicurezza, dal momento che lo snowboard è tutto un frenare e accelerare per trovare la velocità ottimale.
E sfatiamo un mito, per concludere: mettere un bimbo sullo snowboard non significa precludergli la possibilità di imparare a sciare. Sci e snowboard non sono in contrapposizione: sono semplicemente modi diversi di divertirsi. Se si hanno le possibilità economiche (perché non possiamo negare che lo sci e lo snowboard siano sport costosi) e se il bambino mostra interesse per entrambi gli sport, nessuno vieta che possa impararli e svolgerli contemporaneamente!
La maggior parte delle volte non lo manterranno, è vero. Ma nel mondo dei “segreti” ci sono troppe insidie, soprattutto quando si parla di bambini, che non sanno ancora distinguere tra i segreti innocenti e quelli pericolosi.
Uno dei miei primi ricordi riguarda la scuola materna. Mia madre era amica della maestra e stavano parlando del carnevale, scambiandosi le idee per i costumi. Le chiesi, in presenza di mia mamma: “Maestra, da cosa ti vesti?”. E lei me lo disse, dicendomi che però, attenta!, era un segreto e che dovevo promettere di mantenerlo. La prima cosa che feci fu naturalmente entrare in classe e dire alla mia compagna preferita che la maestra a Carnevale si sarebbe vestita da Cappuccetto Rosso. Sì, me lo ricordo ancora.
Mia madre, che vide la scena, mi rimproverò, e fu quel giorno che capii l’importanza di mantenere un segreto che qualcun altro ci chiede di custodire. È difficilissimo, e ancora oggi faccio fatica. Ma dall’altra parte mi insegnò anche che ci sono segreti e segreti, e che non tutto va nascosto. In questo caso era un argomento sciocco e pure divertente, e avevo fatto una promessa, ma che fare in altri casi?
Il problema si pone infatti quando un bambino SA tenere un segreto. Ovvero: quando chiediamo ai bambini troppe volte di mantenere qualcosa per sé, loro ad un certo punto, beh, imparano a farlo.
Se imparano a farlo, però, c’è un rischio: mantenendo tutti i segreti, anche quelli stupidi e divertenti (quelli che si bisbigliano nelle orecchie!), se accadrà (e si spera di no con tutto il cuore) qualcosa di inappropriato o di pericoloso, allora anche quello rimarrà per loro un segreto. Perché se un adulto dice loro: “Mi raccomando, non lo dire a nessuno!”, loro seguiranno le sue parole.
Il problema, infatti, è che i bambini non sanno spesso discernere ciò che è leggero da ciò che è pesante. Anche perché siamo noi adulti, ora come ora, a dire quali sono le cose importanti e quali no. E se qualcuno dirà loro che un segreto pesante è un nonnulla, loro lo catalogheranno così.
Ecco perché dovremmo, di norma, insegnare ai nostri bambini che tendenzialmente non va bene tenere i segreti. Soprattutto quando a chiedere di mantenerli sono degli adulti. E che ci sono argomenti che anche se detti tra bambini come segreti andrebbero comunque discussi con i genitori, senza paura, soprattutto quando ci fanno sentire a disagio anche se non sappiamo perché (qui un articolo su come parlare ai bambini della violenza sessuale).
Questo non significa naturalmente non insegnare il valore della riservatezza. È chiaro che da genitori man mano che i nostri figli cresceranno e avranno la capacità di capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato dovremo insegnare loro che quando qualcuno ci affida un segreto (positivo!) dobbiamo mantenerlo, e noi per primi dobbiamo dare l’esempio, evitando quindi di spettegolare in casa o con le amiche in loro presenza (cosa che dovremmo fare comunque, e non solo per dare l’esempio…).
Ma, in ogni caso, meglio mettere le cose in chiaro e catalogare tendenzialmente i segreti come qualcosa di “no”. Saremo bacchettoni, ma almeno i nostri figli saranno più sicuri.
Gli sport all’aria aperta sono certamente sul podio tra le attività migliori per i bambini (e infatti anche la camminata in montagna è tra questi). E tra gli sport outdoor invernali ce n’è uno che spesso non si associa ai bambini, ma che invece è perfetto, stimolante e consigliato anche per loro: si tratta dello sci di fondo, praticato nelle zone nevose nei mesi invernali.
Quando iniziare, quindi, con lo sci di fondo per bambini? Che attrezzatura utilizzare? E quali sono i benefici? Ecco tutto ciò che dobbiamo sapere riguardo allo sci di fondo praticato con i nostri bimbi.
Innanzitutto, non c’è un’età consigliata per quando cominciare con lo sci di fondo. Come sulle piste da sci (zeppe di bimbetti di tutte le età che provano sci e snowboard), anche sulle piste da sci di fondo troviamo bambini di tutte le età, anche se è più raro perché leggermente meno conosciuto. E per molti genitori che non vogliono cominciare da subito con lo sci “normale” (quello di discesa), il fondo è perfetto per iniziare a frequentare la montagna innevata in famiglia.
Anche perché il fondo è uno sport, oltre che sicuro (si svolge in piano e a velocità moderate), davvero bellissimo per chi ama le escursioni e le passeggiate: si può praticare in compagnia, in fila, sciando per chilometri e chilometri in zone magnifiche dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. E permette di connettersi in maniera profonda con la neve, elemento amatissimo dai bambini, che lo trovano affascinante.
A livello sportivo, poi, il fondo è super completo e permette quindi di dare la possibilità ai bambini di eseguire l’attività fisica consigliata fin dall’infanzia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Per i movimenti messi in campo, infatti, lo sci di fondo allena tutti i muscoli del corpo, sia della parte alta che della parte bassa, e stimola allo stesso tempo l’equilibrio e il senso del ritmo.
Quando cominciare, quindi, con i bambini? Nei paesi scandinavi, ad esempio, mettono gli sci di fondo ai loro piedi già dai due anni, come qui - spesso - accade con gli sci da discesa. Questo significa che come accade in quasi tutti gli sport (come il nuoto, lo sci…) i bambini potrebbero potenzialmente cominciare nel momento in cui sono molto stabili sulle gambe, ovvero quando camminano, corrono e saltano con sicurezza.
Nel momento in cui decidiamo, dunque, basta cercare una zona dove fanno sci di fondo (solitamente nel Nord Italia, nelle zone alpine in cui le nevicate sono ancora belle abbondanti tutto inverno) e dove abbiano una scuola specializzata in questo sport, con maestri certificati FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) che sappiano insegnare lo sci di fondo in maniera sicura e ludica, con momenti di gioco e metodi specifici per insegnare la tecnica ai bambini.
Naturalmente, ci sono precauzioni da prendere. Ovvero: utilizzare dell’attrezzatura sicura e vestirsi adeguatamente, in modo da non fare prendere freddo al bambino, ovvero con una tuta termica non troppo spessa (con vari strati al di sotto), i guanti, della biancheria intima termica, degli occhiali da sole.
Dopodiché, possiamo, almeno per le prime volte, noleggiare l’attrezzatura, ovvero gli sci, gli scarponi e le racchette.
Tutto qua! Fatto questo, sarà possibile cominciare a godere dello sci di fondo appieno, in famiglia o singolarmente. Perché lo sci di fondo è soft, tranquillo, meno competitivo, piacevole… Ma non per questo meno duro e performante a livello fisico, anzi! E poi è super conviviale, ecologico e outdoor (e una volta imparato e una volta che abbiamo la nostra attrezzatura, anche economico! Non ci sono biglietti per le piste).
Lezioni Sul Sofà, MyEdu, Google Classroom… Non si sa ancora per quanto tempo le scuole delle zone gialle colpite dal Coronavirus CoVid-2019 resteranno chiuse (ufficialmente, per ora, fino a sabato 29 febbraio), ma insegnanti e studenti (e soprattutto i genitori, che si sono trovati la quotidianità stravolta!) non stanno con le mani in mano. Stare troppi giorni senza scuola, infatti, non è entusiasmante come potrebbe sembrare per i primi giorni. Anche perché poi per recuperare il programma servirebbe correre, e questo non piacerebbe nemmeno ai ragazzi. L’inattività, insomma, non fa bene a nessuno.
Bene, non si sa ancora per quanto la situazione resterà così, ed è per questo che in molti si sono organizzati o si stanno organizzando con gli strumenti digitali.
Come sappiamo, l’apprendimento digitale è importantissimo di questi tempi. E ora come ora, in questa situazione d’emergenza, diventa preziosissimo e ancora più utile. Perché se non è possibile andare a scuola, la scuola può arrivare a casa, consentendo agli studenti di rimanere allenati e agli insegnanti di continuare con il programma, evitando così le corse al rientro.
Molti insegnanti stanno quindi organizzando le proprie lezioni su piattaforme come Google Classroom o Edmodo, e in quel caso è proprio l’insegnante stesso o la scuola a comunicare le modalità di insegnamento a ragazzi e genitori.
Se invece, e i casi sono moltissimi, la scuola non ha organizzato nulla (per mancanza di tempo o di risorse), i genitori possono comunque affidarsi alla tecnologia, cercando lezioni ed esercizi in linea con il livello dei propri figli e a seconda della classe e della materia, facendo sì che rimangano in allenamento e che, allo stesso tempo, si divertano. Perché la didattica digitale permette anche questo: di applicare i concetti interattivamente.
Ci sono quindi piattaforme come MyEdu che propongono esercizi e lezioni per tutte le materie, sia per le scuole sia per le famiglie. In questo caso, basterà scegliere la sezione “MyEdu Family” per proporre ai bambini tutte attività presenti sulla piattaforma.
Perché non sfruttare, poi, lo smartphone e il tablet? Ci sono moltissime app perfette per imparare, come quelle in inglese oppure quelle per imparare partendo dal metodo Montessori.
In questi giorni c’è anche chi ha costruito un sito apposta. E questo “chi” è addirittura uno scrittore premio Andersen, che insieme ad altri scrittori per ragazzi ha messo su una piattaforma (Lezioni sul Sofà) proprio per i bambini a casa da scuola a causa del Coronavirus, con lezioni, letture, racconti… Il tutto, naturalmente, caratterizzato da un livello di qualità e di piacevolezza altissimo, proprio grazie al fatto che l’idea di Lezioni Sul Sofà sia venuta a degli scrittori.
“LEZIONI SUL SOFÀ (AUTRICI E AUTORI DI LIBRI CONTRO IL CORONAVIRUS). C’è in giro un virus che si chiama Corona. Le scuole sono chiuse. In giro consigliano di non andare. Come fare a scacciare la noia? Ci pensiamo noi scrittrici e scrittori italiani: facciamo noi lezione! Sulle cose più diverse, su quelle che ci piacciono, su quelle che vi piacciono, su quelle che non conoscevate, e su quelle che amate. Sono lezioni a casa, sono lezioni sul sofà. Con Andrea Valente ho pensato di radunare un gruppo di amici, autrici e autori che stimo, intorno a un progetto sperimentale: le lezioni sul sofà, per tutti quei ragazzi (e sono centinaia di migliaia) costretti a casa perché le scuole son chiuse, causa Coronavirus. Non lasceremo soli i nostri ragazzi in balia dei compiti e dei malefici videogame!! ;) Così le lezioni le facciamo noi”: questo ha scritto lo scrittore Matteo Corradini sulla sua pagina Facebook per spiegare il progetto, che a noi pare bellissimo.
(N.B. A causa dei server in sovraccarico, potrebbe essere difficile collegarsi al sito, ma da Facebook fanno sapere di stare provvedendo! Non desistiamo!).
Non dimentichiamo, infine, i buoni vecchi libri: molto probabilmente si tratterà di una o due settimane di stop forzato a casa. E quale occasione migliore per leggere per piacere allenando così lettura e altre skill?
Se i vostri bambini non sono amanti della lettura, potete provare con qualche trucchetto (oppure attraverso le sfide di lettura: qui un articolo!). Se invece già amano leggere, lasciate che leggano ciò che vogliono, dai libri gialli per bambini a quelli contro il razzismo. Se volete consigli di lettura, nella nostra sezione dedicata ne troverete moltissimi!
Ps. Qui trovate un nostro articolo sul Coronavirus, che spiega perché i bambini vengono colpiti meno.
Se anche questo venderà quanto i suoi libri “normali”, potremo dire che Dan Brown è lo scrittore di bestseller davvero per tutti. Che piaccia o no, i suoi thriller sono tra i più letti al mondo (e come sempre, noi di mammapretaporter siamo convinte di una cosa, ovvero: se fanno leggere, che male c’è? Non ci sono libri di serie A e libri di serie B). E a settembre scopriremo se la sua penna saprà avvicinare anche i bambini alla lettura.
Per Rizzoli, infatti, uscirà “La sinfonia degli animali”, il primo libro per bambini di Dan Brown. E ora vi sveliamo ciò che già si sa.
Non servirebbero presentazioni, ma le facciamo lo stesso: Dan Brown è l’autore del “Codice da Vinci” e di “Angeli e Demoni”, è lo scrittore che ha venduto nel mondo oltre 220 milioni di copie di libri, è praticamente una rock star della letteratura.
Da sempre appassionato di musica (e musicista in prima persona), lo scrittore americano ha deciso ora di dedicare un libro all’infanzia, prendendo ispirazione dai classici più classici (come Pierino e il Lupo) e facendo interagire musica e parole. E proprio per questo i libro sarà interattivo e multimediale, perfetto per questa nuova generazione di lettori nativi digitali.

Al libro “La sinfonia degli animali”, illustrato dall’artista ungherese Susan Batori, si accompagnerà dunque anche un’opera musicale, composta proprio da Dan Brown, un album di musica classica per rendere completa la fruizione di quest’opera di lettura musicale (apprezzabile tanto dai bambini quanto dagli adulti).
Ma come si ascolterà e leggerà questo libro? In maniera molto semplice e smart. Innanzitutto, ci sarà l’opera “tradizionale”, ovvero il libro cartaceo da sfogliare, esattamente come un libro normalissimo. E ci sarà poi un’app interattiva da scaricare gratuitamente per il proprio smartphone, che permetterà di ascoltare le composizioni musicali (che saranno una per ogni animale protagonista del libro) mentre leggiamo le pagine.
Il libro, che comprenderà quindi lettere, arte visiva (perché le illustrazioni sono altrettanto interessanti e coinvolgenti) e musica per un’esperienza che coinvolgerà più sensi contemporaneamente, arriverà nelle librerie italiane per Rizzoli in contemporanea con tutto il mondo (il titolo originale è “Wild Symphony”), ovvero l’1 settembre 2020.
La storia parlerà del maestro Mouse, un simpatico direttore d’orchestra che con la sua bacchetta iconica porterà i bambini a conoscere tutti gli animali del libro, tutti musicisti, trattando temi come la pazienza, il rispetto e la compassione, la fiducia e la mindfulness, le responsabilità e la società. Il tutto condito con indovinelli degni del “papà” di Robert Langdon (interpretato al cinema da Tom Hanks).
Chissà perché, quando i bambini vengono abituati fin da piccoli alla montagna, poi tendenzialmente mantengono questa passione anche in età adulta. La montagna affascina: o la ami, o la odi. Ma si può anche imparare ad apprezzarla pian piano, con i propri tempi, e i benefici sono moltissimi. Soprattutto per i bambini, che possono stare a vero e stretto contatto con la natura, imparando anche a rispettarla, e che mettono in moto tutto il loro corpo in maniera armonica, stimolando al contempo la creatività che la vita all’aria aperta stimola in maniera automatica.
Primo: è un’attività che possiamo svolgere in famiglia e che ci permette di legare. Secondo: è uno sport gratuito, praticamente. Terzo: ci immerge nella natura più vera. Ecco perché camminare in montagna con i bambini è altamente raccomandato!
Innanzitutto, non sottovalutiamo il potere fisico del camminare in montagna. L’OMS parla chiaro (come spiegano anche sul sito del Ministero della Salute): anche i bambini hanno bisogno di attività fisica, non importa quanto piccoli. Si parla, ad esempio, di almeno tre ore di attività fisica giornaliera per i bimbi tra uno e due anni, e di tre ore di attività fisica di cui almeno una di forte intensità per i bimbi tra i due e i quattro anni.
La montagna, dunque, può diventare un’ottima attività fisica (che non significa solo “sport”, ma soprattutto movimento), affiancata al classico sport che i nostri bimbi praticano settimanalmente. E non si tratta di strappare altro tempo: il weekend è infatti perfetto per le gite fuori porta.
Entrando nello specifico, come spiegano anche su Uppa la camminata in montagna è davvero benefica per adulti e bambini, è alla portata di tutti, attiva i muscoli della respirazione, favorisce l’ossigenazione dell’organismo e migliora il sistema cardiocircolatorio. È un toccasana per tutto il corpo, quindi.
E poi fa benissimo alla mente, soprattutto nel caso dei bambini, che se avvicinati all’ambiente-montagna fin da piccoli ne potranno trarre tutti i benefici fin da subito. Come tutti i luoghi naturali, infatti, la montagna favorisce il benessere psicologico, scaricando lo stress e le tensioni (anche a livello ottico, con la vista che corre lontano dagli schermi!) e ascoltando l’ambiente attorno e ciò che abbiamo dentro.
A livello più “sportivo”, il bello della camminata in montagna per i bambini è che è sì un’attività fisica che richiede sforzo e impegno, ma in maniera non competitiva. La competizione, anzi, è più “personale”, con i bimbi che si trovano a migliorare ed alzare l’asticella di camminata in camminata.
Infine, ciò che la montagna insegna è senza prezzo, anche a livello educativo. Per camminare in montagna, infatti, serve sempre il senso di responsabilità, che i bambini alleneranno fin da piccoli osservando i genitori. Anche per le escursioni più semplici, infatti, è necessario fare sempre attenzione, preparare il percorso prima della partenza sapendo già dove si andrà, seguire i sentieri (scegliendo sempre quelli adatti al proprio livello), essere preparati con acqua, cibo, vestiti puliti, protezione per la pioggia, bussola e mappe, guardare sempre dove si mettono i piedi, non strappare i fiori e gli arbusti, non gettare i rifiuti a terra ma portarli a valle, rispettare la natura…

Per divertirsi in montagna con i bambini ci sono moltissime possibilità e attività. Possiamo semplicemente organizzare camminate nei luoghi vicino a casa, cercando i rifugi o preparando un pranzo al sacco (controlliamo però prima sempre il livello di difficoltà dei sentieri! Ce ne sono per tutti, inesperti ed esperti, e soprattutto con i bambini è fondamentale scegliere quelli più adatti a noi).
Oppure possiamo organizzare delle ciaspolate nel bosco in inverno, sui sentieri più piani e tracciati (solitamente li troviamo vicino alle piste da sci di fondo).

L’attrezzatura? Non serve molto: degli scarponcini pensati per essere anche impermeabili (in modo da essere pronti anche alla pioggia), che siano perfetti sia per l’estate che per l’inverno (come questi, ad esempio). Dell’abbigliamento sportivo, con pile e giacche pesanti ma traspiranti (nel caso di camminate invernali). E delle racchette da trekking, una borraccia, dei guanti e uno spolverino impermeabile.
Nel caso delle ciaspolate o delle camminate nella neve, anche i pantaloni e la tuta da sci andranno benissimo!