Come parlare ai bambini della violenza sessuale

Un tema difficile, difficilissimo, ma allo stesso tempo importante e fondamentale, di cui parlare. Perché purtroppo la violenza e gli abusi sono una realtà ancora presente nella nostra società. Non solo sui telegiornali, ma spesso nella vita di chi ci sta attorno.

L’abuso sessuale, soprattutto nei confronti dei nostri figli, è qualcosa che ci terrorizza, ma non per questo non bisogna parlarne. Anzi: la consapevolezza e il dialogo sono fondamentali. Soprattutto se pensiamo al rischio che i bambini e le bambine corrono durante la loro vita, perché i casi di abuso sessuale si trovano tanto in famiglia quanto da parte di conoscenti o sconosciuti. Mettere in guardia i nostri figli, quindi, è un nostro dovere. E anche se è difficile parlarne, ci sono alcune strategie che possiamo mettere in campo, frasi da dire e conversazioni da intavolare che possono aiutare i nostri figli ad essere consapevoli del pericolo, a proteggersi e a parlarne.

Come parlare ai bambini della violenza sessuale: informare i nostri figli sui pericoli degli abusi è importante quanto insegnargli ad attraversare la strada

Essere informati dei pericoli è il primo passo verso la sicurezza. Ecco perché dovremmo parlare con i nostri bambini dei pericoli degli abusi sessuali e della violenza, in maniera diretta ma alla loro portata, comprensibile ma efficace. Non risolverà il problema e non proteggerà i bambini totalmente, ma almeno daremo loro qualche strumento in più per ridurre il rischio. Proprio come quando insegniamo loro ad attraversare la strada in sicurezza, o ad utilizzare le forbici senza farsi male, o a non accettare passaggi dagli sconosciuti: sono tutti consigli e regole che diamo per proteggerli. E anche se questo non eliminerà il pericolo, i nostri figli sapranno comunque muoversi un po’ meglio nel mondo, un pochino più protetti.

Ciò che fa paura è naturalmente l’argomento, perché è molto delicato e scioccante, non c’è dubbio. Temiamo che parlare loro degli abusi sessuali possa traumatizzarli, rubare la loro innocenza… Ma basta parlarne in determinate maniere per rendere la conversazione efficace, naturale e meno traumatica.

Innanzitutto, è bene parlarne in un momento tranquillo, libero da stress. Come per ogni dialogo e conversazione importanti, quando c’è paura e stress i bambini lo sentono, e il pericolo è che tutto si trasformi in qualcosa di terrorizzante, stressante o preoccupante. Quando invece c’è tranquillità, i bambini non solo ascoltano con maggiore attenzione, ma recepiscono anche i messaggi in maniera più profonda e duratura. Cerchiamo quindi la tranquillità e parliamone in maniera delicata, senza rendere la cosa un tabù (come quando parliamo del sesso, ad esempio).

In questo modo i bambini capiranno che è qualcosa di cui si può parlare con noi, e quando si sentiranno in pericolo sentiranno che potranno esprimersi senza sentirsi sbagliati o in colpa (perché questo è anche uno dei motivi per i quali tanti bambini abusati non dicono nulla, finché è troppo tardi).

Ma quando cominciare a parlarne? Fin da subito, già dai 2-4 anni. E possiamo cominciare in maniera tranquilla e calma, spiegando innanzitutto l’anatomia. Cosa significa? Quando gli facciamo il bagnetto o la doccia, indichiamo le “parti private”, i genitali, mettendo in chiaro che mamma e papà (e loro stessi) possono lavarli, ma che nessun altro può toccarle.

Anche nominare i genitali con i loro nomi esatti è importante. Come diciamo “pancia”, “testa” o “ginocchio”, allo stesso modo insegniamo ai bambini le parole “vagina”, “pene” e “ano”, spiegando (anche in base all’età) l’anatomia, aiutandoci anche con libri per bambini che parlano del corpo umano. Molti bambini abusati non ne parlano o non riescono a parlarne perché non sanno indicare e identificare la parte del corpo in cui sono abusati. E soprattutto non sanno capire che quelle zone sono private, intime, e che chi cerca di avvicinarsi sta facendo loro del male.

Tutto sta, insomma, nel fare passare il concetto che le loro zone private sono importanti, che i genitali sono speciali, che non sono un tabù ma nemmeno qualcosa da condividere con tutti, se non con chi si prende cura di loro (ad esempio durante la doccia, o dal medico…). Facendo capire loro che il tocco e le sensazioni del “lavare” o “curare” sono diverse da tutte le altre li aiuterà inoltre a sapere riconoscere quando sta accadendo qualcosa di diverso. Ed è importante insegnargli a dire quando qualcosa li sta facendo sentire a disagio o quando qualcosa gli fa male: mettiamogli bene in testa di dircelo subito!

Anche trasmettere l’idea che il corpo sia loro e non di qualcun altro è importante. Per questo, è bene spronare a parlare del disagio quando non si sentono di fare qualcosa relativo al loro corpo, o a dire “no” quando sentono di dover dire “no”. Come ad esempio quando si sentono obbligati ad abbracciare o baciare i parenti: spesso siamo noi adulti che li spingiamo a fare qualcosa che li fa sentire a disagio, ma se loro per primi capiscono il disagio e sanno comunicarcelo, allora questo diventerà una loro arma di difesa.

E poi non dimentichiamoci di parlare sempre della violenza come di qualcosa di sbagliato, da condannare: nessuno dovrebbe venire ferito o aggredito, in qualunque parte del corpo, ma soprattutto nelle parti intime.

Infine, cerchiamo di creare in famiglia un ambiente sano e aperto, confortevole, nel quale i bambini sentano di potersi esprimere liberamente: diciamogli sempre che condividere segreti con mamma e papà non significa svelarli, perché rimarranno comunque un segreto; e che se credono di essere in pericolo o se qualcuno gli sta facendo del male non succederà nulla se ne parlano, anzi. Spesso i bambini hanno l’idea di essere nei guai, in colpa per qualcosa che sta accadendo loro. Mettiamoli invece nella condizione di parlarcene liberamente, senza conseguenze, ma facendogli capire che, anzi, siamo orgogliosi di questo, senza mostrare paura o arrabbiature.

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Cecilia

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