Proporre fin dallo svezzamento colori e consistenze diverse; cucinare insieme; fare un piccolo orto, in giardino o sul terrazzo. E poi, a quanto pare, guardare insieme i programmi di cucina!
Una buon notizia che riguarda la televisione, insomma, c’è, perché a quanto pare guardare i programmi di cucina spingerebbe i bambini a mangiare meglio.
La notizia è apparsa recentemente su Ansa e ci ha subito incuriosito, perché come sapete da sempre proponiamo metodi semplici ed efficaci per far sì che i nostri bambini mangino sano fin da piccoli, gustando ciò che hanno nel piatto e apprezzando un po’ di tutto.
La notizia, quindi, ci pare interessante perché evidenzia come i programmi di cucina, che spopolano in televisione (su tutte le piattaforme), siano uno strumento molto utile per avvicinare i bambini e i ragazzi al mangiare sano.
A dirlo è uno studio condotto in un’Università olandese, l’Università di Tilburg nei Paesi Bassi, pubblicata sul Journal of Nutrition Education and Behavior. Questo studio ha preso in considerazione 125 bambini tra i 10 e i 12 anni, che hanno guardato dieci minuti di un programma di cucina, dopodiché hanno accettato uno spuntino.
Dopo aver seguito il programma di cucina salutare che gli era stato proposto, quasi tutti i ragazzini hanno scelto, di fronte ad una alta gamma di prodotti proposti loro (tra cui junk food), un cibo salutare, come un frutto, al posto delle classiche patatine o dei mini salatini.
Lo studio è semplice e ridotto, forse, ma ciò non toglie che sia molto significativo e che possa diventare uno spunto per quei genitori che non sanno come fare mangiare ai loro figli delle pietanze sane, soprattutto nel caso di bambini abituati al cibo spazzatura o di bambini con una dieta molto limitata, che difficilmente si spostano dalle loro abitudini.
L’autore principale dello studio, Frans Folkvord, evidenzia come i risultati “indicano che i programmi di cucina possono essere uno strumento promettente per promuovere cambiamenti positivi nelle preferenze, negli atteggiamenti e nei comportamenti legati all'alimentazione dei bambini”.
Insieme ai bambini possiamo dunque scegliere i programmi di cucina salutare che più ci piacciono, e dedicare una mezz’oretta ogni due giorni a seguirli, cercando poi di riproporre insieme le ricette. Una buona idea tanto per mangiare meglio quanto per organizzare delle attività di qualità insieme!
Personalmente, le festicciole a casa sono quelle che preferiamo: i bambini si sentono a loro agio in un ambiente familiare, possiamo risparmiare, possiamo farci aiutare da partenti, amici e genitori degli amichetti dei bambini e, alla fine, esce sempre una giornata indimenticabile!
E non è vero che una festa di compleanno a casa è meno divertente, bella o coinvolgente, anzi! Ecco dunque qualche suggerimento per rendere la festa di compleanno pazzesca, con accessori e articoli per le feste che renderanno la giornata indimenticabile. L’unica regola è scegliere se seguire un determinato stile (scegliendo ogni accessorio in linea con gli altri, a livello di colore), oppure se realizzare una festa super colorata e sfavillante, con mille accessori e dettagli che urlino “party!”.
Naturalmente, come prima cosa non possono mancare le candeline per la torta, che ad un certo punto farà il suo ingresso nella stanza celebrando il festeggiato con tutti i crismi! Al posto delle classiche candeline, possiamo scegliere quelle a forma di lettera per augurare “buon compleanno” in grande stile, oppure le tradizionali candele con il numero.

Anche i festoni sono i protagonisti della festa perfetta. Bellissimi sono quelli a bandierina che augurano Happy Birthday, ma anche le semplici bandierine con motivo geometrico.

Per rendere la casa ancora più festosa, un trucco economico ma super efficace è sfruttare le stelle filanti. Sì, proprio quelle di carnevale! Basta soffiarle e appenderle con dello scotch al soffitto, creando un’atmosfera da discoteca anni Settanta davvero favolosa.
Accanto alle stelle filanti e alle bandierine, immancabili sono i palloncini. Bellissimi sono quelli pieni di coriandoli, ma i migliori e più d’effetto sono certamente quelli a forma di numero, che indicano l’età del festeggiato, argentati e davvero favolosi, da appendere o da lanciare qua e là.

Infine, non dimentichiamo la corona per il festeggiato e i cappellini per gli invitati (bellissimi quelli dedicati ai cartoni animati più amati, come Cars o le LOL) che immergono i bambini subito nella giusta atmosfera di divertimento e festeggiamenti.
Noi abbiamo acquistato le decorazioni per la festa sullo shop online di Festemix, un negozio dove è possibile trovare tutto il necessario per creare una festa a tema, per bambini e adulti, a prezzi vantaggiosi.
Puntare sull’usato per bambini non è una scelta che fa sorridere solo il portafogli, ma è un’abitudine che fa moltissimo bene al nostro pianeta. Insomma: che non si dica che comprare abiti e accessori usati per bambini è semplicemente “conveniente”. No: è cool, è sostenibile, è responsabile ed è una scelta che tutti dovremmo fare. Soprattutto perché i bambini crescono così in fretta che tanto gli abiti quando gli accessori e gli strumenti vengono usati pochissimo.
Comprare e vendere è quindi una buonissima idea. Ma dove farlo? Su La Soffitta di Gi, il negozio di usato più amato dalle mamme, creato da Andrée Pedotti Koen, una mamma digital che ha fatto della sostenibilità e della comodità un servizio per genitori consapevoli che vogliono risparmiare comprando dell’usato garantito e di qualità o vendere comodamente da casa.
La Soffitta di Gi è un negozio online di usato per bambini davvero speciale, perché semplicissimo da usare e perché davvero molto, molto fornito e di qualità. Sul sito è possibile non sono acquistare l’usato per bambini, ma anche vendere. Ma come funziona?
Le mamme e i papà che vogliono vendere abbigliamento e attrezzature per bambini usati (passeggini, trio, carrozzine, giocattoli, lettini…) creando un account venditore, una pagina sulla quale caricare, gestire e vendere i prodotti che il proprio bimbo non utilizza più.
Ogni prodotto e ogni scheda verranno quindi controllati meticolosamente dallo Staff de La Soffitta di Gi, in modo che tutto sia in regola e in perfette condizioni. Il prodotto comparirà quindi sullo shop, e una volta venduto lo staff si occuperà del ritiro e della spedizione (ma solo se i venditori sono residenti in Lombardia), con consegne in tutta Italia.
E chi vuole acquistare? Semplicemente, proprio come in un normalissimo negozio online, è possibile sfogliare le categorie in base a ciò che cerchiamo (abbigliamento, passeggini, seggiolini, accessori per il bagnetto, per la nanna, per la pappa, giocattoli…). Dopodiché passiamo all’acquisto, mettendo nel carrello il prodotto e pagando in maniera molto sicura. Le consegne arrivano in tutta Italia!
Su La Soffitta di Gi ci sono abitini bellissimi di marchi d’alta moda, abbigliamento da tutti i giorni, body ancora perfettamente nuovi, gonne, scarpine, cappelli, sciarpe…
E poi, soprattutto, gli accessori imprescindibili, quelli a volte troppo costosi, ma a cui non possiamo rinunciare. E che qui, invece, troviamo a prezzi super convenienti! Come i passeggini più comodi, quelli più performanti, i seggiolini auto di ultima generazione, i seggioloni più belli…
E non dimentichiamo i baby monitor, i peluche, le altalene, gli accessori per la piscina, i giocattoli, gli sterilizzatori…
E in più, acquistare e vendere attraverso La Soffitta di Gi significa metterci anche un po’ di cuore: mettendo in vendita i prodotti, infatti, le mamme e i papà possono scegliere di destinare tutto o parte del guadagno alla realizzazione del progetto "La vita è un viaggio..." dell’OBM Onlus Ospedale dei Bambini Milano - Buzzi!
Caratteristica imprescindibile? Deve avere le orecchie! Perché uno zainetto a forma di animale senza orecchie, che zainetto è?
Gli zaino animale sono bellissimi, comodi e utili, e sono un regalo perfetto per i bambini dai due ai cinque anni, ovvero i bimbi che frequentano la scuola materna. Ma non si tratta di zaini per l’asilo, semplicemente. Gli zaini a forma di animale sono comodi dappertutto, anche quando usciamo a cena (per infilarci giocattoli e pastelli!), quando facciamo le gite, quando andiamo a fare la spesa… Sempre, insomma. E ai bambini piacciono tantissimo, perché possono racchiudere il loro piccolo mondo e farli sentire indipendenti.
Gli zainetti di Lässig sono davvero bellissimi: ci sono la volpe, il procione, il leone, il koala… Il prezzo è contenuto, ma la qualità molto alta. E ai bambini piacciono da matti!
Questo zainetto è piccino piccino, ma davvero molto bello e stiloso, in finta pelle e a forma di volpe (e può essere acquistato nella versione color cuoio o color rosa pallido).
La testa di tigre peluche di Bibib è davvero favolosa, ruggente e piena di personalità!
Gli zainetti Skip Hop sono a forma di scimmia, giraffa, farfalla, ape… E sono tutti deliziosi! All’interno della confezione c’è anche una cinghia per non perdere i bambini nelle situazioni affollate (che, tuttavia, può essere tolta e non utilizzata del tutto).
Per i bimbi e le bimbe che amano i dinosauri questo zainetto a forma di T-Rex è davvero unico e incredibile!
Samsonite, infine, ha creato una linea davvero bellissima, con zainetti per bambini a forma di animale, dal koala alla volpe, dal dinosauro al riccio, fino al simpaticissimo alpaca!
E della stessa linea, Samsonite ha creato le cartelle a forma di animale, proprio come quelle di una volta! Ci sono la volpe, l’orsetto e il coniglio!

Durante i primi mesi di vita, il bambino spesso dorme o nel lettone oppure in una culla piazzata nella camera dei genitori (una posizione comoda, dal momento che in questo modo ci si può muovere più comodamente e più in fretta nel momento in cui i bambini si svegliano). Meno frequentemente, la culla sta già in cameretta, anche se sarebbe consigliabile tenerla vicino ai genitori (la culla in camera è uno dei modi per prevenire la SIDS). Ma quando arriva, quindi, il momento di passare dalla culla al lettino?
La culla, che sia in vimini, che sia quella del trio, che sia una culla per il co-sleeping o che sia una semplice scatola di cartone, è molto comoda per i genitori - perché permette di tenere i bambini vicini, in camera, e perché è mobile, e quindi movibile durante il giorno quando il bambino sonnecchia e noi stiamo facendo altro - e per i bambini, che in un ambiente stretto si sentono molto a loro agio.
Ad un certo punto, tuttavia, i bimbi raggiungeranno un’età e una dimensione che non permetterà più di dormire nella culla, e a quel punto sarà già il momento del lettino, che potremo scegliere di mettere già in cameretta oppure di tenere in camera matrimoniale ancora per un po’.
Solitamente, le culle sono pensate e disegnate per bambini fino agli 8 chilogrammi, ma oltre al peso un altro fattore che ci indica che è giunto il momento di andare nel lettino è la capacità del bambino di stare seduto da solo, oltre che di rotolarsi (e di essere più “attivo” in generale). Anche l’altezza, tuttavia, può essere un indicatore, e in questo caso vedremo semplicemente con i nostri occhi che il bambino starà un po’ stretto, con i piedini troppo vicini al bordo della culla.
Per quanto riguarda i mesi, la cosa più sicura da fare sarebbe, indicativamente, quella di cominciare ad usare il lettino intorno ai due mesi di vita, piazzandolo tranquillamente nella camera dei genitori, se pensiamo sia troppo presto per le notti in cameretta da soli.
Per rendere il lettino sicuro, ecco qualche consiglio: meglio evitare i peluche, soprattutto nei primi mesi, durante i quali i bambini si cominciano a muovere e rotolare, perché, per quanto confortevoli, possono risultare pericolosi per il rischio di soffocamento.
Utilizziamo, poi, dei cuscini appositi per i neonati, antisoffocamento, oppure non usiamo direttamente nessun cuscino.
Evitiamo, infine, di utilizzare più materassi: se i materassi per bambini sono così sottili c’è un motivo, e provare ad “alzarli” sovrapponendone diversi può essere davvero pericoloso.
L’argomento scatenerà certo un bel dibattito. Parliamo delle nanny notturne, ovvero delle tate che, ormai, spopolano nei paesi anglosassoni e in Francia e che si stanno diffondendo anche da noi. Si tratta di tate specializzate nella nanna. O meglio: di tate che permettono ai genitori di dormire, quando la situazione si fa insostenibile.
Fa storcere il naso, è vero. Soprattutto perché ad averle portate alla ribalta sono state notizie come quelle riguardanti Kim Kardashian, che ne ha assunta una perché stanca di non riuscire a dormire. Ma le tate notturne, quando servono, sono davvero preziose, se non ne abusiamo.
In Francia e nel Regno Unito questa figura è già molto diffusa. Si tratta delle tate di notte, babysitter e tate specializzate che vengono a casa e si occupano del bebè durante la notte, dando la possibilità ai genitori di dormire otto ore filate quando proprio non riescono più a reggere i ritmi di un bambino che la notte non dorme.
In Italia queste figure esistono, ma esistono soprattutto le tate che coniugano questo servizio con la rieducazione al sonno del bebè, attraverso consigli ai genitori, che possono poi metterli in pratica gradualmente nei giorni successivi.
“Franca e i bebè”, ad esempio, offre un servizio notturno completo, che non è un semplice “lasciare dormire i genitori”: “oltre ad affiancare i neo genitori per il bagnetto, medicazione del moncone ombelicale, dimostrazione del lavaggio nasale e controllo della poppata, verrà gestita direttamente la notte dei bebè”. I genitori, dunque, richiedono il servizio innanzitutto per dormire e riprendere le forze, che sono fondamentali, ma anche per regolarizzare le notti dei piccoli con i consigli delle tate e avere un sostegno completo.
Lo stesso fanno “Le tate della nanna”, specializzate proprio sull’educazione alla mamma, attraverso un metodo che si ispira al “Linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg, “convinta sostenitrice dell’importanza dell’autonomia dei bambini ma, nello stesso tempo, anche della necessaria funzione consolatoria dei genitori rispetto ai loro momenti di difficoltà”.
Ma analizziamo il perché di questa tendenza.
Uno: le donne sono più sole di un tempo. I genitori single sono moltissimi. Spesso i nonni sono lontani, e non c’è più quella rete di aiuto e assistenza affettiva che c’era una volta. E per quanto bravi, organizzati e sistematici, se un bambino non dorme, non dorme. E di conseguenza non dormono nemmeno loro.
Due: anche quando si è in due, spesso non si dorme entrambi, perché i bambini tengono alzati tutti, e la conseguenza è la deprivazione del sonno.
Non dormire fa malissimo. Non solo alla mente, ma anche al fisico. È un circolo vizioso che porta con sé fatica, sonnolenza, dolori, irritabilità estrema, difficoltà a concentrarsi, pericolo di errori… Non dormire fa impazzire, e lo sanno i genitori che hanno passato periodi praticamente in bianco, dormendo una o due ore a notte quando va bene. E tutto questo si riversa poi, inevitabilmente, sul bambino, anche a livello di sicurezza e non solo di armonia.
Quindi, senza scadere nella comodità fine a se stessa, nel momento in cui la situazione si fa troppo pesante, è giusto e doveroso chiedere aiuto. Che sia ai nonni, alle tate di notte, alle coach della nanna che ci indirizzino verso una soluzione naturale e duratura o a qualche amico che tende la mano, ben venga. Senza sensi di colpa.
L’autismo è, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un gruppo di disordini complessi dello sviluppo cerebrale. Sotto alla sigla ASD (Autism spectrum disorders) si raggruppano condizioni quali l’autismo e la Sindrome di Asperger, che sono caratterizzati dalle difficoltà nelle interazioni sociali, nella comunicazione, nelle attività e negli interessi, e da movimenti ripetuti.
Questo disordine dello sviluppo cerebrale (che colpisce un bambino ogni 160, sempre secondo i dati dell’OMS) può variare da soggetto a soggetto, e comporta una compromissione delle abilità sociali, del linguaggio e del comportamento, e dunque il modo di parlare, di agire, di rapportarsi agli altri…
Capire presto di essere di fronte ad una forma di autismo è davvero importante: permette infatti di intervenire subito, individuando gli eventuali deficit e i problemi, monitorandoli e, soprattutto, cambiando il decorso clinico per riacquisire molte capacità.
Il problema è che, ad oggi, le diagnosi vengono spesso fatte tra i due e i quattro anni, età nella quale i bambini sono già rimasti indietro rispetto ai loro coetanei, per quanto riguarda linguaggio, comunicazione e abilità sociali. Capire prima e intervenire precocemente potrebbe quindi aiutare a colmare questo divario, aiutando i bambini affetti da autismo a riabilitarsi meglio e con meno fatica.
Ma quali sono i segnali dell'autismo da cogliere?
Solitamente, i sintomi dell’autismo compaiono tra i 18 e i 36 mesi di età del bambino, ma ci sono alcuni aspetti che possono essere colti prima, permettendo ai genitori e ai medici di individuare precocemente la situazione, intervenendo e provando a stoppare sul nascere eventuali deficit.
Questi segnali sono per la maggior parte riferiti alla sfera della socialità e del comportamento del bambino, che si manifestano anomali rispetto a quelli dei coetanei.
Innanzitutto, sin da quando è piccolo, il mancato contatto visivo del bambino con i genitori può essere un campanello di allarme. Anche la mancanza di sorrisi entro i sei mesi dovrebbe fare preoccupare, così come la mancanza di espressioni facciali.
Quando un bambino non scambia espressioni e suoni con chi gli sta attorno entro i nove mesi; quando il bambino non risponde al suo nome entro i 12 mesi di vita; quando non “fa ciao con la manina” a 14 mesi; quando non parla ancora a 16 mesi; quando non gioca con gli altri a 18 mesi; quando non mette in fila due parole a 24 mesi; quando regredisce e disimpara parole precedentemente acquisite.
Tutti questi sono sintomi e campanelli di allarme dell’autismo. Se un genitore li nota, è bene rivolgersi subito al medico pediatra, appunto per effettuare una diagnosi precoce.
A quel punto, il pediatra potrà prescrivere le visite necessarie per arrivare a capire di cosa si tratta. Se dovesse trattarsi di autismo, a quel punto una diagnosi precoce sarebbe davvero una speranza, poiché permetterebbe di intervenire sul disturbo autistico in un momento cruciale dello sviluppo del bambino, quando il suo cervello è ancora molto plastico e ricettivo.
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Se state cercando il nome per il vostro bambino o la vostra bambina, starete certamente indugiando su delle scelte che per voi siano piene di significato. Spesso, quindi, cerchiamo nomi che siano per noi importanti (e che, a volte, non siano così comuni o diffusi). E quando non si tratta dei nomi di famiglia, molte volte si scelgono nomi di personaggi della letteratura che in qualche modo, anche se non fisicamente, hanno fatto parte della nostra vita.
Proprio come i nomi ispirati dalle grandi personalità o i nomi per bambine ispirate alle moderne eroine della storia, i nomi ispirati ai libri che hanno fatto parte della nostra vita sono belli e significativi, importanti e speciali.
Un nome preso dalle “Ultime lettere di Jacopo Ortis” di Ugo Foscolo.
Come Anna Karenina, eroina tragica di Lev Tolstoj, che ricorda atmosfere algide e rigide, ma anche lo sfarzo della nobiltà russa.
Un nome importante e antico, tradizionale, che tuttavia ameranno gli amanti di “Harry Potter” di JK Rowling, dato che è la trasposizione in italiano del nome del mago più amato di sempre. E sì, è letteratura, non “una saga per bambini”.
Sì, proprio come “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll, un nome che non passa mai di moda, semplice, corto e bellissimo.
Un nome molto diffuso nel veronese, bello, semplice e incisivo, ispirato ad uno dei capolavori della letteratura italiana, “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo.
Come Lucia Mondella, dei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni. Che se per molti è stato semplicemente il “romanzo da leggere al liceo”, per tantissimi è uno dei libri più belli, densi e significativi della propria storia di lettori.
Non è solo il Discepolo, ma è anche la trasposizione di “Tom”, protagonista delle “Avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain, capolavoro e caposaldo della letteratura per l’infanzia.
Micol è la protagonista de “Il giardino dei Finzi Contini” di Giorgio Bassani, la ragazza di cui si innamora Alberto, donna moderna nel suo vivere in un tempo passato, sfuggente e non inquadrabile in un ruolo prestabilito.
Per gli amanti del giallo, idea carinissima è dedicare il nome del proprio bambino alla creatura di Agatha Christie Hercule Poirot, il piccolo belga vanitoso ma favoloso (o, chiaramente, all'eroe della mitologia).
Per gli amanti della letteratura più nuova e moderna, Elena può ispirarsi a Elena Greco di Elena Ferrante, protagonista insieme a Lila de “L’amica geniale”.
Si ispira a due protagonisti: l’”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto o all’”Orlando” di Virginia Woolf, giovane aristocratico che un giorno si sveglia nei panni di una fanciulla.
Si chiamava così la ballerina della Scala di cui Antonio Dorigo, architetto, si innamorò negli anni Sessanta, nel bellissimo libro “Un amore” di Dino Buzzati.
Le lunghe file, le attese, i giorni di chiusura, i malanni buscati proprio in attesa del dottore… Non sempre andare dal pediatra è una passeggiata. E, d’altro canto, non lo è nemmeno chiamare il proprio pediatra per una visita a domicilio: i costi sono spesso alle stelle, i pediatri non sono disponibili alle uscite… Insomma, quando c’è bisogno di una visita pediatrica in brevissimo tempo perché il bambino è a casa malato con la febbre alta, ad esempio, trovare un pediatra è un’Odissea.
Ma non è più così! Come? Grazie ad una favolosa app per smartphone che permette di avere sempre a disposizione un pediatra a domicilio.
Quando la tecnologia si mette a disposizione della quotidianità rendendola più semplice, ci piace sempre molto. E quando la stessa si mette a disposizione per migliorare la vita, renderla più sicura e a servizio della salute, beh, ci piace ancora di più.
SOS Pediatra fa proprio questo: semplifica la vita dei genitori, che possono finalmente tirare un sospiro di sollievo quando pensano al pediatra a domicilio, e rende la vita più serena, facendo sì che i bambini possano avere un’assistenza dedicata senza le classiche tragedie tra file lunghissime e visite a domicilio negate.
Trovare un pediatra, lo saprete benissimo, è difficile soprattutto durante il weekend, prima delle vacanze, durante le vacanze e la sera. E, guarda caso, i malanni capitano sempre proprio in quei momenti. Ma come fare se il medico di famiglia non può?
Basta scaricare l’app SosPediatra, una nuova applicazione nata da un’idea di un gruppo di professionisti del settore medico e registrarsi con i propri dati anagrafici e la zona di residenza (attivando anche la localizzazione, in modo da trovare con più precisione i medici nei dintorni). SosPediatra con pochi clic permette di trovare un pediatra vicino a casa, prenotando una visita a domicilio, sette giorni su sette e ventiquattr’ore su ventiquattro.

Dopo che l’app ha trovato la nostra zona di residenza o di posizione, appariranno infatti una serie di pediatri disponibili nei dintorni (tutti professionisti certificati e registrati all’albo). Basterà poi sceglierne uno e richiedere una visita, e dopo qualche scambio di conferme e notifiche il medico arriverà in tempi brevi a casa per la visita a domicilio richiesta.
Dopodiché, si pagherà il servizio solo in caso di visita avvenuta direttamente al medico (che emetterà regolare fattura). I prezzi, fissi e calmierati, sono tariffe standard e sono indicati nell’app.
Stress, ansia e preoccupazioni vengono così spazzate via!
I nostri figli hanno troppi giocattoli, non giriamoci intorno. È così, anche quando cerchiamo di non viziarli. E il motivo è semplicemente la società in cui viviamo, estremamente diversa dal passato.
Il risultato sono camerette zeppe, disordinate, pienissime. Ma c’è anche un altro risultato, ovvero l’abbassamento della qualità del gioco, dal momento che i nostri bambini, iper stimolati, non si concentrano più come una volta. E, non ultimo, c’è l’inquinamento.
La soluzione? Ridurre i giocattoli. Oppure barattarli!
Dunque: innanzitutto, avere meno giocattoli stimola moltissimo i bambini. In secondo luogo, troppi giocattoli influenzano negativamente creatività e concentrazione. Ciò significa che dovremmo prendere una decisione, riducendo sensibilmente i giocattoli che attorniano i nostri bambini. È difficile, certo, ma non impossibile.
Se non riusciamo a ridurre la quantità, tuttavia, possiamo prendere un’altra benefica e virtuosa decisione, ovvero partecipare al baratto dei giocattoli, una pratica che si sta diffondendo sempre di più in Italia e che ha il pregio di ridurre gli sprechi, ridurre i rifiuti, stimolare il senso ecologico e diffondere l’altruismo.
Il primo motivo per cui il baratto dei giocattoli è importante, in ogni caso, è l’ambiente. Secondo il report del WWF “Fermiamo l’inquinamento da plastica”, come fa sapere Ansa, “il mare è il destino finale di ben 53 mila tonnellate di plastica ogni anno: il 4% vi arriva dai fiumi italiani. Il Po è responsabile del 3% (1.350 ton) della plastica che ogni anno finisce nel mare e rappresenta la 10° maggiore fonte di inquinamento da plastica del Mediterraneo. Solo la città di Roma, attraverso il Tevere, riversa in mare l’1% della plastica (600 ton l’anno)”. Ed essendo l’Italia uno tra i maggiori produttori di manufatti in plastica, ed essendo i giocattoli troppo spesso realizzati in questo materiale, cercare di allungare la vita dei giocattoli dei nostri figli evitando che vadano a finire nella spazzatura è un nostro dovere.
Barattandoli, ovvero scambiandoli con quelli di altri bambini, si evita così questa trasformazione in rifiuti.
Per trovare gli eventi di baratto di giocattoli in Italia basta fare una semplice ricerca su Google, cercando “baratto giocattoli” abbinato al nome della propria città, in modo da essere aggiornati. Ma possiamo anche organizzarli noi, presso le scuole dei nostri figli o durante le festicciole.
Come? Basta dire a tutti i bambini di portare 3, 4 o 5 giocattoli tra quelli che non usano più (tutti ne porteranno un numero uguale) e organizzare in casa o a scuola un angolo dedicato ad essi. Ad un certo punto della giornata, tutti sceglieranno tra i giocattoli raccolti quelli che preferiscono. Se ne hanno portati 3, ne sceglieranno 3, e così via.
Il risultato è che i bambini innanzitutto impareranno il valore dell’utilizzo di un oggetto, che quando non usiamo più possiamo donare a qualcun altro. Impareranno poi l’importanza del riciclo e dello scambio per evitare di creare altri rifiuti, imparando in maniera naturale il valore del consumo eticamente sostenibile. E si divertiranno!
E da genitori possiamo anche scegliere il baratto per tutto ciò che ci sta attorno, compresi i vestiti dei nostri bambini, i nostri abiti che non ci convincono più e gli accessori dei neonati, organizzando degli “swap party” (delle “feste del baratto”) con i nostri amici neogenitori, per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno gratuitamente e per offrire agli altri gli oggetti e gli accessori che, pur essendo ancora utilizzabili, a noi non servono più.