Non sono esattamente libri “per bambini”, se ci pensiamo: partono così, ma sono poi diventati cult del genere young adult, così come del fantasy. E in effetti, andando avanti con la saga, dopo i primi tre libri la trama si fa più complessa e a tratti cupa. Ma Harry Potter è qualcosa di magnifico, e per questo il nostro consiglio è quello di fare crescere i nostri bambini proprio insieme a lui, leggendo un libro all’anno a partire dagli 11 anni, facendogli trovare accanto ragazzi della loro stessa età.

Perché nel primo anno Harry compie 11 anni, e nell’ultimo ne ha 17. E, proprio come noi millennials che ogni uno o due anni attendevamo trepidanti l’uscita dei nuovi libri, così anche i nostri ragazzi potranno vivere la magia lasciandola sedimentare e godendosela appieno, senza abbuffarsi.

Ma perché è così importante leggere Harry Potter? Per molte, moltissime e nobilissime ragioni. Dunque, grazie J.K. Rowling!

Perché dovremmo trasmettere l’amore per Harry Potter ai nostri bambini: i valori positivi che si possono trarre dalla saga del maghetto

Per instillare l’amore per la lettura

Spesso sono proprio le saghe ad avvicinare le persone alla lettura: appassionando grazie ad una trama incalzante, mostrano come la lettura sia piacevole e coinvolgente, e non noiosa e obbligata dalla scuola.

Perché chi legge Harry Potter “è una persona migliore”

Non lo diciamo noi, ma uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Applied Social Psychology: chi ama Harry Potter è tendenzialmente “una persona migliore” perché impara ad avere un’attitudine positiva nei confronti dei gruppi più deboli e verso quelli più vittima di stereotipi (come gli immigrati, la comunità LGBTQ, i rifugiati…), perché si identifica meglio con i personaggi “buoni” e perché ha meno pregiudizi nei confronti dell’altro.

Per imparare il valore del rispetto, dell’empatia e della convivenza

Oltre all’inutilità dei pregiudizi, Harry Potter, attraverso moltissime storie che si intrecciano, insegna ai ragazzi a mettersi nei panni dell’altro, a difendere il più debole, a trovare pregi in ogni persona, anche la più bistrattata, a lottare per la libertà e il bene, a rispettare tutti. E lo fa in maniera indiretta, facendoci identificare con i personaggi e non snocciolando regole noiose.

Per capire il bene e il male

Sì, il bene e il male intesi come assoluti, ma anche il bene e il male intesi come qualcosa da analizzare, per non cadere nei famosi pregiudizi di cui parlavamo prima. Perché se avete letto tutti i libri, saprete che anche i personaggi più malvagi si redimono o mostrano lati iper positivi, che a volte il male è imposto da altri, che avere pietà e perdonare è fondamentale per Harry Potter e compagni.

Per capire che anche i giovani hanno voce in capitolo e possono cambiare il mondo

In Harry Potter gli eroi sono sostanzialmente ragazzi. Anche gli adulti aiutano, hanno potere decisionale, ma la differenza la fanno i più piccoli. Un grande messaggio in un mondo nel quale spesso gli adulti si macchiano del peccato di sottovalutare le intenzioni dei più piccoli, di ridicolizzarle (pensiamo alle derisioni nei confronti di Greta Thunberg) e di tarpare le ali anche quando hanno buonissime intenzioni.

Per imparare l’importanza delle responsabilità personali

A volte fare ciò che crediamo utile non è la scelta giusta per tutti. E spesso le nostre azioni hanno conseguenze, non sempre positive. Lo sanno bene i personaggi di Harry Potter, che spesso agiscono di impulso per poi trovarsi a riflettere e ad aggiustare il tiro. Sbagliando si impara, quindi, ma è anche giusto sapere e vedere che gli sbagli portano a conseguenze sull’altro.

Per capire che essere amici non è solo “stare bene insieme”

Harry litiga spesso con Ron ed Hermione. Harry deride inizialmente Neville, o Luna. Ma alla fine essere amici è anche questo: è scontrarsi, confrontarsi, tornare insieme. È capire di avere sbagliato, ascoltare davvero gli altri, vederli per ciò che sono e rimediare.

Per capire che ognuno di noi è coraggioso, ma a modo suo

Essere coraggiosi è importante. Ma non come vuole farci credere la società: un coraggioso non è solo uno che sfodera la spada (o la bacchetta), che si ribella, che affronta a viso aperto i nemici. È anche chi, con un po’ di paura, affronta i propri amici quando sbagliano (Silente docet). Oppure chi è stralunato ma se ne frega, chi non ascolta le risate nei corridoi, chi fa il provino per diventare portiere pur vergognandosene moltissimo. Tutti sono coraggiosi, solo che non lo sanno ancora.

Perché ci si può identificare

… In Harry per il coraggio, per la mancanza dei genitori, per la tristezza, per il peso della responsabilità. In Ron per la lealtà, per la frivolezza, perché ci fa capire che i soldi non sono tutto. In Hermione la “secchiona”, che ci mostra come l’intelligenza sia un dono. In Luna, nel suo mondo, che fa capire che l’essere diversi è bellissimo. In Neville, il più deriso, che alla fine cambia il mondo. Ma anche in Draco, cattivello e bullo, che alla fine soffre tanto quanto noi.

Perché è femminista

Perché ormai è una battuta vecchia, ma tanto vera… “Senza Hermione, Harry sarebbe morto nel primo libro”!

Auguri, genitori che state per avere un bimbo proprio in questo periodo! Significa che, come tanti altri, passerete le vacanze di Natale con un neonato. E sarà bellissimo, magico. Ma anche stressante, a causa dei parenti, del disordine, delle abbuffate…

Dovrebbero, quindi, esserci delle regole. Ma non tanto per voi, ma per noi che, con voi, spenderemo molto tempo. Perché il rispetto, la sicurezza e gli accorgimenti non servono per rompere le scatole, ma semplicemente per passare più armonicamente le feste tutti insieme! Perché un neonato ha esigenze precise, è molto delicato, come delicati sono gli equilibri che si stanno formando in famiglia.

Ecco dunque qualche accorgimento da tenere in considerazione se durante queste feste in famiglia ci sarà un nuovo arrivato.

Le regole per i parenti, per passare un Natale sereno con un neonato: come rispettare i neo genitori e il nuovo bimbi con questa serie di accorgimenti

Niente (o pochi) baci

Lo sappiamo: il primo istinto con un bambino è baciarlo. Sono così coccolosi! Eppure per un po’ sarebbe meglio tenere a freno le nostre labbra in cerca di quelle guanciotte. I pediatri, infatti, lo dicono chiaro ai genitori: meglio non lasciare che i bimbi vengano baciati da altra gente, a causa dei germi e delle malattie, dal momento che il loro sistema immunitario è praticamente a zero. Sarà difficile, è vero, ma è un segno di rispetto nei confronti di tutti. E quando ce lo ricorderanno, non offendiamoci! Non è un’offesa o un segno di “non amore”, ma si vuole essere più sicuri. Perché già è un gesto limite; pensiamo a quanti li bacerebbero durante le feste!

Rispettiamo la routine del sonno

I bambini molto piccoli hanno i loro ritmi di sonno-veglia, e anche se vorremmo sempre vederli svegli è meglio non interferire. Altrimenti i genitori si porterebbero, poi, le conseguenze per giorni. Meglio non dirgli: “Ma sì, rilassatevi, per una volta potete lasciarlo sveglio”. È normale che vogliano rispettare la tabella di marcia, perché poi si stresserebbero molto di più!

Laviamoci le mani

Siamo nella stagione delle influenze, e per lo stesso motivo del “niente baci” è necessario che ci laviamo le mani, spesso!

Non diamo consigli non richiesti

Un conto è se se ne si sta parlando tranquillamente, con i neo genitori che danno il loro parere e vogliono un confronto. Ma se nessuno ha chiesto opinioni riguardo ad allattamento, nanna, cambio pannolino ed educazione, evitiamo di dare lezioni ai neogenitori. Stanno già facendo scelte, e ogni scelta è condivisibile o meno. Ma non sta a noi criticarle. Meglio supportare, chiedendo quali siano le loro regole e aiutandoli e supportandoli!

Allo stesso modo evitiamo di commentare la dieta della mamma, anche se sta allattando. Se si beve quel bicchiere di vino è perché ne ha voglia!

Non monopolizziamo il bambino

Non importa se siamo la nonna, la zia, il cugino, la sorella… Lasciamo spazio anche agli altri per le coccole!

Lasciamo spazio alla neomamma e al neopapà

Avere un bambino è già un cambiamento enorme nella vita di una persona e di una coppia, e affrontare così presto le feste natalizie può scombussolare. È normale, dunque, avere voglia di ritirarsi per un attimo con il bambino per una coccola, per allattarlo o semplicemente per stare un attimo soli!

Non escludiamoli dimenticandoci di loro

Spesso i neogenitori si sentono invisibili. Gli occhi sono legittimamente rubati dal nuovo bambino, ma non dobbiamo dimenticarci della mamma e del papà! E non solo coinvolgendoli in maniera naturale, come prima, ma anche non dimenticandoceli quando, come detto prima, andranno un attimo a ritirarsi per il cambio pannolino, l’allattamento o un attimo di riposo. I regali, quindi, apriamoli quando ci sono anche loro, giochiamo alla tombola senza dimenticarceli e facciamo attenzione a non darli per scontati!

Le paure dei bambini

Martedì, 26 Novembre 2019 10:27

Il presupposto è molto semplice: la paura, nei bambini, è un sentimento assolutamente normale. Non solo: anche se ogni bambino ha paura di qualcosa in particolare, esistono certi tipi di fobie che sono tendenzialmente comuni nell’infanzia. Pensiamo alla paura del buio, a quella dell’abbandono…

Esistono poi paure “fisiologiche” e paure “patologiche”. Ma come fare per affrontarle? Come comunicare quando i bambini sono in preda alla paura?

Le paure dei bambini: quali sono gli elementi comuni della paura dei bambini e quali sono gli strumenti che possiamo utilizzare per stargli vicino

La paura è un’emozione naturale e primaria, legittima, tipica dell’uomo e degli esseri viventi, che per un istinto di autoprotezione si ritrovano a provare questo sentimento che aiuta ad attivare reazioni di difesa nei confronti dei pericoli che arrivano dall’esterno. Questo sentimento è dunque importante, perché aiuta l’uomo a rispondere alle circostanze agendo istintivamente di conseguenza, esortando a stare all’erta e, soprattutto, aiutandoci a costruire una consapevolezza che si fonda sulle esperienze precedenti. In altre parole, grazie alla paura impariamo a riconoscere le situazioni e a difenderci basandoci su ciò che abbiamo già vissuto.

Detto questo, la paura nei bambini è di tipo irrazionale, anche per il fatto che le esperienze di vita sono ancora in fase di sviluppo. Crescendo, poi, queste paure diventeranno sempre più razionali e complesse, e saranno legate alla sfera relazionale. Per intenderci: se da molto piccoli i bambini hanno paura del buio o dei mostri, quando crescono, ad esempio, possono avere paura del giudizio degli altri.

Pur essendo un sentimento naturale e normale, la paura nei bambini si può manifestare e sviluppare in due modi. La prima modalità è la paura “fisiologica”, quella che potremmo definire “normale”, più leggera. La seconda è quella “patologica”, che diviene molto intensa e che non permette al bambino di vivere certe situazioni serenamente. Questa paura patologica diviene quindi un ostacolo alla maturazione e alla crescita.

Ma come e quando nascono, le paure dei bambini? Verso l’ottavo mese di vita, il bambino comincia a sentirsi a disagio e a provare la paura nei confronti di ciò che non conosce. Questa prima paura si manifesta, quindi, nei confronti di luoghi, persone o situazioni sconosciuti.

Dall’età prescolare a costruirsi è invece la paura della separazione dai genitori e dalle figure di riferimento. Dai quattro anni, ecco dunque le paure nei confronti di alcuni animali e verso l’imprevedibilità dell’ambiente esterno. È in questa fase che i bambini cominciano ad avere paura dei temporali, dei lampi, dell’acqua, del vento, del buio (che è metafora di solitudine).

In età scolare, dai sei anni, i bambini cominciano a sviluppare paure più “concrete”, ovvero basate sull’esperienza di vita, e queste paure si manifestano nei confronti di situazioni più sociali, nei confronti degli altri, come la paura dei risultati scolastici o la paura di non venire accettati.

Dagli otto anni, infine, si sviluppa la paura della morte e degli incidenti.

Come comportarci, dunque, quando ci troviamo di fronte ad un bambino impaurito? Purtroppo, da adulti, ci è difficile immedesimarci in loro, e la nostra reazione immediata è quella di razionalizzare, non ascoltando il bambino (perché non diamo il giusto peso alla sua paura) oppure cercando di spiegargli in maniera cosciente e pragmatica l’insensatezza di quella paura. In realtà l’empatia è la soluzione migliore: ascoltare il bambino e cercare di capire a fondo cosa sta provando è il primo passo per capire che la sua paura non è assurda o stupida, ma vera, e per muoverci di conseguenza.

Altra reazione immediata sono le coccole, che sono assolutamente giuste, ma solo se intese non come strumento per eliminare la paura, ma come mezzo affettivo per accompagnare il bambino a comprendere meglio questo suo sentimento. A volte i bambini manifestano queste paure per un disagio profondo, per la necessità di venire “riconosciuti”, e queste loro paure vanno assolutamente riconosciute.

L’empatia possiamo dunque esprimerla in vari modi. La coccola, come dicevamo, va benissimo, è essenziale, ma allo stesso tempo dobbiamo chiederci - immedesimandoci - perché il bambino potrebbe stare provando quella paura e cosa potrebbe alleviarla (se noi la stessimo provando).

E, tornando al discorso iniziale, essendo la paura un campanello di allarme nei confronti di un pericolo esterno, qual è il pericolo che stanno percependo i bambini, a livello profondo?

Nei confronti delle paure più “concrete”, come quelle delle cadute o degli animali, la causa potrebbe essere stata un’esperienza precedente, come ad esempio il morso di un cane, una caduta rovinosa o una situazione in cui il bimbo si è fatto male. Nei confronti delle paure più irrazionali, invece, dobbiamo ricercare la causa in qualcosa di più profondo, come l’abbandono, la solitudine, il bullismo… Di conseguenza, dopo avere identificato le possibili cause, potremo agire al meglio, rendendo positive le esperienze negative.

Ci sono poi certe paure che sono insite nei bambini, come quella del buio e della notte. In particolare, sono moltissimi i bambini che hanno paura di andare a letto, perché identificano il momento dell’addormentarsi con il distacco dai genitori, la perdita dei sensi e la perdita di controllo razionale. In questo caso, molto utili sono le fiabe lette insieme nel letto: l’atto di leggere insieme innanzitutto rilassa il bambino, lo conforta, ma, soprattutto, leggere fiabe significa dare al bambino uno strumento in più. Perché?

Perché le fiabe, la maggior parte delle volte, mettendo nero su bianco certi sentimenti regalano al bambino dei simboli e delle metafore che gli permettono di identificare le sue paure in maniera più concreta, dandogli allo stesso tempo degli strumenti per affrontarle.

Riassumendo, per aiutare i nostri bambini ad affrontare e superare le loro paure, dobbiamo innanzitutto mettere in campo la nostra empatia, ascoltando i bambini e riascoltando noi stessi da bambini/ragazzi, in modo da comprendere meglio le paure di chi ci sta di fronte; dobbiamo poi scoprire le risorse del bambino, interne ed esterne, non costringendolo tanto ad affrontare le paure in maniera diretta, ma facendo capire che le paure sono legittime e fanno parte della vita.

Siamo di nuovo al periodo del Black Friday: ufficialmente sarà venerdì 29 novembre 2019, ma molti negozi e siti di shopping online (come Amazon) hanno cominciato a snocciolare offerte. È il momento giusto, dunque, per toglierci qualche sfizio e, soprattutto, per comprare ciò che ci serve approfittando degli sconti!

Ecco dunque la nostra selezione di accessori, giocattoli e oggetti per genitori e bambini da acquistare già scontati per il Black Friday!

Le migliori offerte del Black Friday di quest’anno per genitori e bambini: cosa acquistare nel Black Friday 2019

Il marsupio ergonomico

Per le mamme e i papà che amano il babywearing, ecco un marsupio ergonomico per trasportare i bambini ad un prezzo già di per sé accessibile, che durante il Black Friday si fa ancora più piccolo! Costa 35 euro ed è di Flok, è ergonomico, ha il sedile imbottito, si regola ed è adatto ai bambini fino a circa tre anni.

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La culla Next To Me

La culla per il co-sleeping è ormai scelta da moltissimi genitori, perché permette, nei primi mesi di vita del bambino, di farlo dormire praticamente nel lettone, in una specie di “prolungamento” del materasso, molto sicuro. In questi giorni è in offerta su Amazon a 129,99 euro al posto di 148.

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La Giraffa Sophie

Per i bambini che stanno mettendo i dentini è un must: parliamo della Giraffa Sophie, che, masticata dai bimbi, massaggia le gengive, è accarezzabile e mordicchiabile, alta 18 centimetri e realizzata in caucciù naturale dipinto con colori atossici alimentari. Ha ha un aspetto davvero tenero, ed è perfetta per la percezione dei bimbi così piccoli. E stimola tutti e cinque i sensi, dimostrandosi pedagogicamente utile oltre che confortante.

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La nave dei pirati educativa

Questa nave dei pirati raccoglie una serie di giochi educativi adatti ai bambini dai 36 mesi. La troviamo su Amazon a 14 euro, e al suo interno ha dei puzzle, il gioco del memory, un grande veliero 3D, un libro e molto, molto altro!

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Pallino


Per i nostalgici dei giochi anni Ottanta e Novanta, è l’occasione buona per acquistare Pallino, il gioco di Quercetti che ha riempito le nostre giornate, quello con le palline colorate da spingere attraverso i bottoni per creare pattern bellissimi, stimolando la manualità, la coordinazione occhio-mano e la logica dei bambini.

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Geomag

Anche i Geomag sono in offerta! Questa scatola la troviamo in vendita su Amazon a 25 euro al posto che 40. Un ottimo affare per un giocattolo davvero interessante, curioso, divertente ed educativo.

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Lego


Allo stesso modo, possiamo approfittarne per acquistare qualche ambientazione Lego, come questa Lego City che riproduce il centro di controllo della Nasa. Costa, in offerta, 84 euro.

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Maker’s Lab

Per i bambini e le bambine appassionati di scienza (ma anche per quelli che amano semplicemente gli animali!) ecco un gioco Clementoni Maker’s Lab in offerta che ci piace molto (a 18 euro invece di 29): assemblando i vari pezzi possiamo costruire un animale giocattolo che si muove (un gorilla, ma anche un cane, un insetto, uno squalo…) grazie ad un modulo motorizzato, proprio come un vero robot!

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Libri e gioco (soprattutto di ruolo) sono strumenti fondamentali per insegnare ai nostri bambini l’educazione, lo stare al mondo e tutto ciò di cui avranno bisogno durante la crescita. Idem l’esempio: per trasmettere ciò in cui crediamo e per impartire un’educazione sana, dobbiamo prima di tutto partire dal nostro comportamento, dal momento che i bambini prima di tutto imitano noi genitori.

Detto questo, possiamo approfittare della quotidianità e trasformare dei momenti “normali” in occasione di crescita e di insegnamento. Ecco come!

Insegnare i valori più importanti attraverso attività quotidiane: come trasmettere i valori educativi fondamentali attraverso le attività casalinghe e quotidiane

La responsabilità

Uno dei primi valori che i bambini possono imparare senza sforzo è l’importanza della responsabilità, dal momento che hanno sempre voglia di svolgere attività “da grandi” e di imitarci. Incoraggiamo quindi questa tendenza e lasciamo che ci aiutino affidando compiti specifici. In questo modo i bambini sentiranno il sano senso di responsabilità che sarà loro essenziale quando saranno grandi!

La gratitudine

Ci sono moltissimi modi per allenare la gratitudine (ed essere grati è davvero benefico, dal momento che ci rende più consapevoli di ciò che abbiamo, oltre che più gentili nei confronti di chi ci sta di fronte). In primo luogo, possiamo ogni sera elencare le cose belle accadute durante la giornata, o le persone a cui vogliamo bene. Oppure, prima di ogni pasto, possiamo ringraziare chi l’ha preparato e condividere, anche qui, le cose positive della giornata passata o a venire.

La pazienza

Ormai non conosciamo più la pazienza: spesso non sappiamo stare in coda, non sappiamo attendere. E la pazienza viene azzerata anche dagli smartphone, che riempiono gli spazi vuoti. Ma la pazienza è una dote importante, benefica, che ci rende capaci di non cedere alla frustrazione quando qualcosa non va come vogliamo e che ci fa sfruttare un sano autocontrollo e una sana calma. Con i bambini, dunque, non evitiamo i tempi morti, non evitiamo le situazioni che potrebbero suscitare nervosismo, ma cerchiamo di viverle e di affrontarle insieme nella maniera più opportuna.

La gentilezza

La gentilezza, fortunatamente, la si può allenare e dimostrare in moltissimi modi. Basta mettercisi! Cominciamo, ad esempio, mostrando ai bambini com’è bello fare regali, e non solo riceverli. Non serve spendere, basta un pensiero. E poi stimoliamo sempre il “grazie”, i sorrisi (anche agli sconosciuti!), la conversazione…

L’educazione

Essere educati è strettamente collegato alla gentilezza, perché spesso bastano un “grazie” e un sorriso per svoltare la giornata a qualcuno. Cerchiamo quindi di mostrare quanto siano importanti il “per favore”, il “grazie”, il “gentilmente”, utilizzando noi per primi frasi educate.

La cooperazione

Giocare da soli è importante, ma lo è anche farlo in gruppo, nei giochi di squadra, nei lavoretti collettivi… Attraverso queste attività, infatti, i bambini imparano la condivisione, i turni, il delegare agli altri, la fiducia, la responsabilità personale e di gruppo… Bene, quindi, gli sport di gruppo, ma anche i giochi collettivi.

Il rispetto

Valore fondante della vita e della società, il rispetto lo si insegna soprattutto attraverso il nostro esempio e attraverso l’insegnamento. Spieghiamo sempre ai bambini che ognuno è unico, che tutti siamo diversi, ma allo stesso tempo uguali perché esseri umani, e che ognuno deve essere trattato gentilmente, bene, alla stessa maniera in cui vorremmo essere trattati noi. E poi insegniamo che il rispetto è anche nei confronti degli oggetti che possediamo, e che una persona rispettosa tratta con rispetto tutto ciò che ha attorno, in cameretta, a scuola, nella natura…

La flessibilità

La flessibilità è una caratteristica importante, anche se spesso la si sottovaluta, che permetterà ai bambini, una volta adulti, di adattarsi alle situazioni. Stimoliamo anche in casa i piccoli cambiamenti:proponiamo attività che non abbiamo mai svolto e rendiamo le attività quotidiane diverse (come ad esempio scambiarsi i ruoli, il bimbo che legge a noi la favola della buonanotte, il campeggio in casa e non all’aperto, fare la cola-cena, ovvero il menu della colazione per cena…).

Le frasi da non dire a dei genitori adottivi

Giovedì, 21 Novembre 2019 14:52

Innanzitutto i genitori adottivi sono genitori, punto. Non servono altre parole aggiuntive. E qui ci siamo. Ma sapete quante altre frasi dette a sproposito si sentono dire?

Il problema, però, non è insormontabile, perché le frasi sono dettate spesso dalla leggerezza, dall’ignoranza (in senso buono: l’ignorare l’argomento) e dal non sapere che parole utilizzare.

Le frasi da non dire a dei genitori adottivi: quali sono le domande e le frasi da evitare e cosa dire al loro posto

“Che bella cosa! Siete proprio delle brave persone”

Certo, l’adozione è una bellissima cosa. Ma non è volontariato o beneficenza. È semplicemente un altro modo di formare una famiglia, di espandere il proprio amore. Così come: “Com’è stato fortunato vostro figlio a trovare voi”. Meglio dire: “Come siete fortunati, ad avere questo bambino!”.

“Quanto l’avete pagato?”

Innanzitutto, l’adozione nazionale è completamente gratuita. Quella internazionale costa, ma sono costi necessari per i documenti, la cura dei bambini negli istituti, il lavoro che svolgono gli enti autorizzati… Certamente i genitori ve lo spiegherebbero, ma in ogni caso quella domanda è molto, molto infelice e indelicata. L’adozione non è “comprare un bambino”, tutt’altro. Al posto di questa frase, è meglio chiedere sinceramente, se siamo interessanti, com’è stato il percorso che ha portato alla formazione della famiglia. Ve lo racconteranno con il cuore in mano, se ne hanno voglia!

“Vedrete che poi quando arriva resterai incinta!”

Benissimo! Ma non è quello il punto. C’è chi ai figli biologici non ci pensa, chi ha sofferto tantissimo per non essere diventata mamma di pancia, chi ci sta ancora pensando… Ma in generale l’adozione non è un ripiego, e invece, detta così, sembra proprio che lo sia.

“Ma la sua vera mamma/vero papà dov’è?”

“Perché, non sono una vera mamma?”, viene subito da pensare. Allo stesso modo, è frustrante e doloroso, per un genitore e per un bambino, sentire: “Ma quindi lui è vostro figlio? Un figlio vero?”. Tutti i figli sono veri, tutte le mamme sono vere, tutti i papà sono veri! Ve lo diranno con il sorriso, ma rispondere ad una domanda del genere fa male. Se la curiosità non si spegne, possiamo chiedere con tatto domande relative ai genitori biologici o d’origine. Ma i termini fanno la differenza!

“Come hanno preso l’adozione i tuoi figli? Intendo quelli veri”.


Stessa cosa. Evitiamo e basta.

“Sai, ho sentito che quella famiglia si è proprio distrutta, a causa dell’adozione”

…Eccetera eccetera. Ovvero: ogni storia dell’orrore relativa all’adozione, sentita in tv o passata tra amici. Certo che ci sono i casi di famiglie che hanno sofferto, ma come ogni famiglia! Che i bimbi siano adottati o biologici. I genitori adottivi arrivano all’adozione consapevoli dei problemi e delle difficoltà specifiche.

“Ma quindi avete adottato perché non potevate avere figli?”

Beh, i figli a quanto pare hanno potuto averli, dato che adesso sono una famiglia. Ma pensare sempre e solo alla gravidanza di pancia, e sentirsi sempre ribadire la disparità tra adozione e biologia, è frustrante. E poi sono domande davvero personali, che non dovrebbero essere fatte nemmeno a chi non ha figli.

“Adotterete un bambino nero/cinese/sudamericano?”

Non è tanto la domanda in sé, quanto il modo in cui la si pone. Presuppone innanzitutto la figura del white saviour, il salvatore dalla pelle bianca che salva i poveri bambini di colore del mondo. I motivi che fanno arrivare ad una adozione transrazziale sono moltissimi, e possiamo chiederli, ma in modo diverso. Ad esempio: “State per caso pensando ad una adozione transrazziale?”. “Cosa significherà, per voi, cercare di mantenere viva la cultura d’origine del vostro bambino?”.

Chi l’avrebbe mai detto che otiti e coliche sono strettamente legate all’uso del biberon? Sono molti, infatti, gli studi che hanno dimostrato come il modello di biberon utilizzato sia fondamentale per la prevenzione di questi due fastidi tipici dei neonati e dei bambini piccoli.

Perché? Sta tutto nei vuoti del biberon e nella pressione interna dell’orecchio, e ora vi spieghiamo meglio come funziona (e quale biberon scegliere per evitare problemi!).

Prevenire otiti e coliche con un semplice biberon: con i biberon J BIMBI riduciamo il rischio di mal d’orecchio e di coliche, grazie ad una semplice valvola

I biberon per neonati spesso hanno un problema: per la loro conformazione, creano all’interno una sorta di vuoto che porta il bambino a succhiare con forza per potersi nutrire. L’elevato numero di suzioni giornaliere (pensiamo che per ogni pasto un bimbo ne esegue circa quaranta) porta alla generazione di uno sforzo innaturale, che affatica e che, soprattutto, crea una pressione negativa all’interno dell’orecchio medio. Questa pressione è spesso causa di mal di orecchie, infezioni, infiammazioni e otiti.

Allo stesso modo, questo vuoto dei biberon porta i bambini a soffrire delle famose coliche, a causa dell’aria ingerita che rimane incastrata nell’intestino. La tettarella del biberon compensa infatti la mancanza di aria con l’ingresso di altra aria, e questo non accade con il capezzolo della madre attraverso l’allattamento al seno. L’aria, insomma, si mescola con il latte, creando bollicine che restano nell’intestino, provocando il fastidio nel bambino. E oltre alle coliche il rischio è quello di incorrere in rigurgiti e reflusso.

Che fare, dunque, per evitare questi problemi? La soluzione è molto semplice: è necessario scegliere un biberon che sia pensato esattamente per evitare questi problemi, attraverso una conformazione studiata al dettaglio.

In questo senso, ottimi sono i biberon J BIMBI, pensati proprio per prevenire tanto le otiti quanto le coliche. Tutto questo è possibile grazie ad una speciale valvola a basso vuoto brevettata, che riduce il vuoto nel biberon fino a cinque volte rispetto ai classici biberon e che permette al bambino di succhiare in maniera maggiormente fisiologica, ovvero con una suzione che si avvicina molto di più a quella attraverso il capezzolo.

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Allo stesso tempo, i biberon J BIMBI riducono anche il rischio di coliche e di problemi gastrointestinali nei neonati: per annullare il problema delle bolle di aria, i biberon per neonati di J BIMBI presentano infatti una cannula molto speciale all’interno, che impedisce la formazione delle famose bolle di aria.

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Man mano il bambino cresce, questa cannula non sarà più necessaria, ma ciò non significa che sarà necessario cambiare il biberon: semplicemente, la cannula potrà essere rimossa, senza buttare il biberon, mantenendo così i benefici della tettarella J BIMBI (ortodontica extra morbida in silicone medicale) per continuare a diminuire il rischio di otiti e mal di orecchio.

Oltre a tutte queste caratteristiche inestimabili, i biberon J BIMBI sono di qualità elevatissima: possono essere puliti e igienizzati facilmente (anche la cannula, grazie allo scovolino in dotazione!), hanno un sensore che cambia colore per rilevare la temperatura (per evitare che sia eccessiva) e sono compatibili con il tiralatte J BIMBI.

Sono inoltre in vetro borosilicato termoresistente, materiale naturale che preserva le caratteristiche del latte (anche materno) quando viene scaldato. Quello di J BIMBI è l’unico biberon in vetro anticolica e anti-otite, e il vetro è notoriamente un materiale perfetto per i primi mesi di vita del bambino e per l’allattamento con il latte materno, essendo un materiale naturale che non assorbe i sapori, gli odori e i colori delle bevande contenute e non rilascia alcuna sostanza anche ad alte temperature. Resiste inoltre ai cambi di temperatura, anche bruschi, e può essere quindi riempito subito, con il latte riscaldato, senza paura di rotture o crepe.

Se preferiamo i biberon non in vetro, possiamo invece scegliere la versione in polipropilene, materiale plastico senza Bisfenolo A, PVC e Ftalati, pensato proprio per la sicurezza dei bambini, che essendo leggero, antiurto e infrangibile può essere impugnato anche dal bambino quando più grande, quando, quindi, comincia a maneggiare il biberon da solo.

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Lo svezzamento parte dai sei mesi, e fin qui ci siamo. Ma ci sono ancora molti dubbi che attanagliano i neogenitori, che non sanno esattamente come comportarsi con l’alimentazione dei neonati.

Che stiano venendo allattati al seno o al biberon, i genitori si fanno molte domande, spesso indotte anche da credenze popolari un po’ datate. Tra queste, una tra le più gettonate è: ma i neonati hanno bisogno di acqua?

Perché non dobbiamo dare acqua ai bambini sotto i sei mesi: l’OMS mette in guardia i genitori dal dare ai bambini acqua nel biberon prima dello svezzamento

La risposta è no, e a dirlo chiaro e tondo è l’OMS, o WHO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, o World Health Organization. I bambini sotto ai sei mesi non hanno bisogno di bere acqua.

Nella sezione FAQ, domande frequenti, i medici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rispondono molto bene alla domanda: “Perché non possiamo dare acqua ad un lattante prima dei sei mesi di età, anche quando fa molto caldo?”.

La risposta è semplice: il latte di una mamma, o quello in formula, è composto dall’80% di acqua. Nel caso dell’allattamento al seno, la prima parte del latte che fuoriesce dal capezzolo è inoltre molto molto ricca di acqua. Di conseguenza, quando abbiamo l’impressione che il bimbo abbia sete, basta allattarlo.

Questo perché dare acqua è in realtà controproducente: l’acqua nei bambini molto piccoli aumenta infatti il rischio di diarrea, ma anche quello di malnutrizione. Nel primo caso, la diarrea potrebbe essere indotta a causa dei batteri contenuti nell’acqua.

In secondo luogo, dando ai bambini l’acqua, questi potrebbero perdere l’appetito nei confronti del latte, portando, alla lunga, ad un interruzione troppo prematura dell’allattamento, e causando di conseguenza la malnutrizione, dal momento che i nutrienti contenuti nel latte non sono contenuti nell’acqua.

In terzo luogo, da non sottovalutare è lo stimolo, nel caso dell’allattamento al seno. Cosa significa? Significa che come in un circolo vizioso, se il bambino beve acqua e perde appetito, questo porta ad una frequenza ridotta delle poppate, e questo provoca una riduzione del latte nel seno della madre, alla lunga.

Ricapitolando, quando pensiamo che il bambino abbia sete possiamo semplicemente allattarlo, con la certezza che la sua sete verrà placata grazie al latte. Anche nel caso di giornate particolarmente calde.

Ricordiamoci, infatti, che lo svezzamento parte dai sei mesi, e che nei mesi precedenti il bambino è considerato un lattante, ovvero una creatura che si nutre esclusivamente di latte, senza cibi o liquidi aggiuntivi (se non nel caso di una cura specifica prescritta dal pediatra o dai medici).

Mamme, sappiate che allattando al seno o con il biberon di latte in formula state già dando tutti i liquidi necessari al vostro bambino, in maniera molto più sicura rispetto all’acqua, proteggendo il vostro bambino da dissenteria e malnutrizione.

Dipendenza da tecnologia, come riconoscerla

Martedì, 19 Novembre 2019 14:30

Uno dei mali dei nostri tempi è certamente la dipendenza da tecnologia. Che non riguarda solo i genitori, ma purtroppo anche i bambini, e in particolare i preadolescenti e gli adolescenti.

Da nativi digitali, i nostri figli sono cresciuti vivendo la tecnologia come una parte integrante della vita reale. E questo non è necessariamente un male: ci sono app educative, si imparano molte cose, i nostri bambini imparano fin da subito ad utilizzare strumenti che serviranno loro da adulti… Ma allo stesso tempo il rischio che sviluppino una dipendenza dai device è reale.


Ma come riconoscere questa dipendenza? E che fare per guarire i nostri figli?

Dipendenza da tecnologia, come riconoscerla: tutto ciò che i genitori devono sapere riguardo la dipendenza dai device tecnologici

Ciò che dobbiamo mettere in conto è che la dipendenza da tecnologia e internet è molto seria. È difficile da identificare e da misurare, ma spesso è correlata (e spesso ne è causa) di disturbi del comportamento come l’ADHD.

Questo perché la tecnologia ci porta ad essere multitasking a livello di concentrazione, a saltare di pagina in pagina, di immagine in immagine e di argomento in argomento, e questo ci porta a non essere più capaci di focalizzarci.

Quando un bambino fatica a ricordare le cose e quando fatica a concentrarsi, può essere considerato un campanello di allarme.

Altri sintomi più o meno chiari sono il bisogno di utilizzare sempre più spesso i device; la riduzione di interesse per ogni altra attività, soprattutto “reale” e non “virtuale”; depressione, ansia e stress (anche nei bambini); la difficoltà a dormire bene e a lungo.

E poi, non ultimo, una riduzione delle relazioni interpersonali e degli amici, unita a cambi repentini di umore e alterazione della percezione del tempo. 

Anche a livello fisico possono esserci dei sintomi, come il mal di schiena, il mal di collo e il tunnel carpale, a causa delle posizioni errate che i ragazzi assumono al computer, al cellulare o al tablet.

Innanzitutto, per limitare il rischio che i nostri figli sviluppino questa dipendenza dobbiamo per prima cosa dare noi l’esempio. Ciò significa limitare il tempo di utilizzo dei device in casa, evitando di portali a tavola e, soprattutto, cercando di evitare di utilizzarli quando stiamo con i bambini. Facciamoci caso: a volte lo smartphone ci cattura, è normale, ma diventa pericoloso nel momento in cui ci ipnotizza e ci troviamo a rispondere in maniera automatica e sovrappensiero a chi ci sta attorno.

Seconda regola: insegnare fin da subito il modo corretto di utilizzare la tecnologia, sottolineando i pericoli e le potenzialità, navigando insieme ai nostri figli, controllandoli e lasciando che imparino, ma sotto la nostra supervisione.

Non dimentichiamo poi di passare più tempo possibile all’aria aperta e facendo attività diverse, giocando, camminando, correndo, facendo sport… In una società nella quale le attività indoor hanno preso il sopravvento, lo spendere il tempo nella natura, insieme e facendo diverse attività è assolutamente benefico.

Femminismo: non significa lottare semplicemente e meramente per i sacrosanti diritti delle donne. Significa, soprattutto, lottare per i diritti di tutti e per l’uguaglianza di genere.

A dare l’esempio di grande femminismo, allora, è Pink, la cantante statunitense che pochi giorni fa ha fatto un annuncio davvero interessante.

Pink, mamma lavoratrice, prende una pausa a favore del marito: perché Pink dicendo “stop” alla musica per lasciare spazio al marito ci dimostra un femminismo sano

La notizia è fresca e sta già facendo il giro dei mondo e dei social: la cantante Pink ha annunciato di prendersi una pausa dalla musica. Il motivo? Dare la possibilità al marito di poter fare carriera.

L’annuncio è arrivato durante un’intervista di Pink mentre era ospite del programma Entertainment Tonight, durante la quale Pink ha dichiarato: “Il 2020 è l’anno della famiglia. Mio marito, Carey, mi aiuta moltissimo, mi segue in giro per il mondo, quindi ora è il suo turno”. E ha aggiunto: “Siamo molto fortunati a stare insieme, combattiamo l’uno per l’altra”

La cantante Pink, al secolo Alecia Beth Moore, è sposata con Carey Hart, ex pilota motociclistico. I due hanno due figli, Willow, che ha otto anni, e Jameson, due. Da qualche anno Carey gestisce un’organizzazione di beneficenza che opera nel settore motori, la Good Ride.

Dopo un tour mondiale di due anni, la popstar ha dunque deciso di lasciare spazio al marito, per far sì che anche lui insegua i sogni di carriera e si possa dedicare al lavoro che tanto ama. Dopo quattordici anni di matrimonio. “Sono rimasta in piedi anche grazie a Carey”, ha spiegato durante l’intervista, “sono passata dal sentirmi una bambina perduta ad essere una donna, capendo chi sono e trovando la mia strada”.

Il marito l’ha sempre supportata, dimostrando come gli uomini siano fondamentali per l’uguaglianza di genere in una famiglia. Ma l’uguaglianza la si raggiunge soprattutto quando entrambi i partner possono sentirsi realizzati e in equilibrio. L’aiuto deve essere reciproco, i compromessi devono essere armoniosi, e in questo caso Pink sta mostrando come anche le donne più affermate possano essere il giusto tipo di femministe, quelle che non calpestano l’altro, ma cercano il supporto vicendevole.

Ciò significa che ora, dopo anni passati in testa alle classifiche e dopo la recente tournée mondiale, Pink resterà “a casa” ad occuparsi dei due figli, supportando Carey anche in questa maniera, per far sì che entrambi siano soddisfatti non solo a livello familiare (dal momento che sono già una famiglia affamatissima), ma anche professionale.

L’intenzione, certamente, sarà quella di mettere in stand-by la sua carriera, e non di abbandonarla del tutto. Ma, in ogni caso, questa decisione potrebbe risultare davvero benefica per la sua famiglia, che sarà così composta da persone senza rimpianti, che sappiano qual è il momento giusto per brillare individualmente e quando, invece, è tempo di rallentare.

Sara

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Cecilia

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