Le frasi positive per educare i figli autoritari

“Comandini”. Così chiamano una volta i bambini autoritari, un po' prepotenti, quelli che decidono i giochi da fare, che scelgono i ruoli quando si gioca, che non accettano altri colori rispetto ai loro preferiti… I “capetti”, insomma. Che fa sorridere, ma solo fino ad un certo punto.

Lo sanno bene i genitori di bambini autoritari, che si trovano a non sapere più cosa dire per non arrabbiarsi quando i propri figli non vogliono saperne di piegarsi alle preferenze degli altri. Certo, è bello avere una propria idea, avere sicurezza in se stessi, ma a volte si sfocia nell’antipatia e, soprattutto, nella maleducazione.

“No, adesso giochiamo a fare i cuochi”. “Tu fai quello, io faccio questo”. “Quelli sono i tuoi mattoncini, questi i miei”. “Disegna un dinosauro, io coloro la casetta”. Sono frasi comuni, ma che indicano un bambino autoritario nel momento in cui lui le snocciola come fossero ordini. Ma come fare per ammorbidire questa tendenza e per fare capire che la condivisione, i compromessi e la mediazione sono fondamentali per avere rapporti sereni con gli altri?

Le frasi positive per educare i figli autoritari: le frasi da utilizzare quando vostro figlio è “un capetto” e non vuole ascoltare le idee degli altri

“Non è molto divertente quando mi ordini cosa fare”

A volte essere diretti è la soluzione migliore. Invece che arrabbiarci e dire: “No, adesso io disegno la casetta perché ho voglia di farlo”, possiamo spiegare al bambino come ci fa sentire quando ci ordina qualcosa. In primo luogo, si stimolano il dialogo e l’espressione delle emozioni, che sono importantissimi per crescere, e in secondo luogo diamo la possibilità al bambino di mettersi nei panni dell’altro, e, soprattutto, di capire. Perché se ci poniamo come lui, ordinando cosa fare e impuntandoci, lui non capisce perché ci rifiutiamo. E, piano piano, capendo che non è divertente sentirsi comandati, capirà che c’è un tempo per tutto, per decidere e per ascoltare gli altri.

“Tu scegli cosa disegnare, io scelgo da me”

A volte il problema è che cediamo. Quando nostro figlio ci dice: “Tu adesso disegni una farfalla, io una papera”, ci troviamo a disegnare farfalle per tutto il giorno. Ma quando questa diventa l’abitudine, e quando l’atteggiamento si fa “bossy”, da “capetto”, allora cedere è controproducente, perché il bambino giustamente intuisce che i suoi ordini attecchiscono.

Quando questo accade, non cediamo: spieghiamo che in quel momento non abbiamo voglia di farlo, che sentiamo di voler disegnare altro, o di giocare ad altro, e che possiamo scegliere da noi. Dopodiché possiamo anche proporre un’alternativa, se questa scelta fa scontento il bambino, mostrando che si può scendere a compromessi.

“È bello poter comandare solo se stessi, no?”

A volte un bambino si sente dare del “comandante”. “Non è giusto che comandi gli altri, lascia che facciano quello che vogliono”. A volte questa frase può essere accolta dal bambino negativamente, che sente di aver fatto qualcosa di sbagliato, di essere sbagliato. Per fare capire che l’atteggiamento non è positivo e che è meglio comportarsi in maniera diversa, possiamo quindi sottolineare le cose positive dell’atteggiamento giusto, invece di sottolineare gli aspetti negativi dell’atteggiamento “comandino”.

“A volte è estenuante dover decidere per tutti, non credi?”. Oppure: “Mi piace che tu abbia delle idee così decise, ed è bello che tu stia prendendo una decisione per te stesso”.

“Tu fai il genitore, io faccio il bambino”

Come sempre, il gioco di ruolo può insegnare moltissimo ai bambini, perché gli permette di mettersi nei panni di tutti, traendo poi le proprie conclusioni. In questo caso, per qualche ora possiamo giocare al gioco dei ruoli opposti: il bambino farà il genitore e il genitore farà il bambino, ordinando e imponendo cosa fare. Dopodiché ci si scambierà i ruoli, e si rifletterà su come ci si è sentiti.

“Come potresti chiedere questa cosa in maniera più gentile?”

A volte gli ordini impartiti dai bambini sono legittimi e possono anche essere letti come suggerimenti o come idee su cosa fare, ma l’atteggiamento li rende pesanti da accettare, proprio perché sembrano detti in maniera aggressiva e autoritaria. Nel momento in cui sentiamo i bambini impartire un ordine, anche ai loro fratelli o amichetti, chiediamo loro come potrebbero chiedere la stessa cosa con gentilezza. È un po’ come il “Di’ grazie”: l’abitudine porta educazione.

“Mi stai comandando”

Una volta affrontato il discorso e una volta che abbiamo applicato queste frasi, ogniqualvolta si ripeterà l’atteggiamento, prima di arrabbiarci concediamo ai bambini di rendersi conto che lo stanno facendo. In altre parole: diciamolo chiaramente. “Mi sta comandando”. Basta questo per fare capire al bambino che sta di nuovo cadendo in quel meccanismo da “capetto”. Starà a lui cercare la soluzione giusta al problema, la frase giusta da dire e l’atteggiamento gentile da adottare.

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Cecilia

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