Dobbiamo insegnare le emozioni ai nostri figli maschi

“Corri come una femmina”. “Sei proprio una femminuccia”. Frasi che un tempo erano normali, e che anche adesso, purtroppo, continuiamo a sentire. Nonostante la ricerca della parità dei sessi, nonostante la lotta al sessismo, si sentono ancora bambini (e adulti) pronunciare queste parole. Perché? Perché le sentono a casa, in televisione, in giro…

E qual è la peggiore? “Piangi come una femminuccia”. Già. Come se piangere fosse un diritto solo del genere femminile. Come se solo le donne e le bambine fossero autorizzate a provare emozioni.

Per fortuna il mondo sta cambiando, ma il cambiamento deve partire da noi genitori. Che per colmare il gap tra maschi e femmine possiamo partire dall’esempio e dall’educazione, modificando la percezione culturale partendo dalle parole che offriamo ai nostri figli maschi.

Dobbiamo insegnare le emozioni ai nostri figli maschi: perché l’educazione emotiva deve essere di tutti, non solo delle femmine

L’educazione emotiva, fortunatamente, sta cominciando a prendere il posto che merita, sia a casa che a scuola. Ma ciò non significa che siamo arrivati al traguardo, anzi. Ancora oggi troppo spesso si ritiene l’emotività come una caratteristica prettamente femminile. Ma questo è deleterio, non tanto per le femmine, ma soprattutto per i maschi, che, per colpa del retaggio del machismo dei secoli precedenti, si ritrovano a dover nascondere le proprie emozioni per la paura di essere tacciati come “femminucce”.

Molti bambini maschi si vergognano ancora a piangere. Certo, in generale il pianto è ancora visto come qualcosa di privato, come se dovessimo nascondere le nostre emozioni. Ma, in generale, il vento sta cambiando. Solo che per i maschi questo è ancora un tabù. Alle femmine, quindi, il pianto viene “perdonato” (anche se non è nulla di cui vergognarsi!). I maschi, invece, vengono ancora indicati come deboli.

Ma le emozioni non sono debolezza. Sono forza. Perché i sentimenti fanno parte dell’essere umano, e riconoscerli è fondamentale per essere persone equilibrate, sicure di sé, capaci di stare al mondo. Lasciando che la società tacci i maschi di essere “femminucce” quando esprimono le proprie emozioni significa dunque precludere loro la possibilità di crescere in maniera sana e armoniosa, come uomini completi, forti e deboli allo stesso tempo, sicuri e insicuri a seconda della situazione (perché la vita è fatta di questo!). Perché nascondere le proprie emozioni ha conseguenze deleterie: aggressività, chiusura, paura…

Che fare per cambiare questa cosa? Semplice. Lasciare che anche i nostri figli maschi leggano i propri sentimenti, cerchino di interpretare le proprie emozioni e che, soprattutto, le esprimano nella maniera che ritengono più opportuna.

Il dialogo, come sempre, è la prima chiave per aprire questa porta importante. Ogni qualvolta i nostri figli maschi sembrano voler esprimere qualcosa o sembrano sul punto di piangere, lasciamo che lo facciano. Coccoliamoli. Evitiamo come la peste le frasi fatte del tipo “I maschi non piangono”, “Sii forte”, “Fai l’ometto”, “Non piangere, altrimenti sembri una femmina”. Lasciamo che parlino di ciò che sentono, e che, soprattutto, sfoghino le emozioni come vogliono.

E poi, non ultimo, cerchiamo di evitare gli stereotipi di contorno. Ovvero, non solo nel momento del pianto e dell’emozione, ma anche nella vita quotidiana. Prima di tutto, a partire dai giocattoli, non imponendo le armi e le jeep arroganti quando i bambini vorrebbero invece, che so, l’aspirapolvere giocattolo.

E tutto questo non è un qualcosa a favore delle donne e delle bambine. Non è femminismo inteso come “diritti alle donne”, ma come uguaglianza per tutti. Perché il diritto alle emozioni è di tutti, maschi e femmine, ed essere femministi significa volere una vera e sincera parità di diritti.

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Cecilia

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