I benefici della coppetta mestruale

Lunedì, 06 Luglio 2020 12:59

Le fazioni sono due, senza sfumature: c’è chi la odia (“Oddio, che schifo, non potrei mai usarla”) e chi la idolatra (con la conseguenza di fare proselitismo tra tutte le amiche, anche con insistenza). Ma la verità, come spesso accade, sta nel mezzo: la coppetta mestruale, infatti, è uno strumento davvero favoloso per alcune persone, mentre davvero scomodo per altre.

In generale, sono più i benefici rispetto agli svantaggi, questo è innegabile. Ma se una donna non la trova comoda, beh, non significa che è sbagliata: ogni donna è diversa e ogni vagina è diversa!

Ma come capire se la coppetta mestruale può fare per noi? Ecco qui una piccola, breve ed essenziale guida che vi introduce ai vantaggi della coppetta, valutando i pro e i contro e capendo così se può fare al caso vostro.

I benefici della coppetta mestruale: i pro e i contro della coppetta mestruale rispetto agli assorbenti esterni e ai tamponi interni

Innanzitutto, la coppetta mestruale è ecologica. Dura fino a 10 anni, ma anche cambiandola ogni 3 anni riduciamo i rifiuti e risparmiamo nettamente sull’acquisto degli assorbenti usa e getta. A fronte di 1000 assorbenti (tra esterni e interni) usati in quattro anni, quindi, possiamo utilizzare una sola coppetta.

Il secondo beneficio sta nel fatto che è molto comoda. Non le prime volte, questo no (e questo è un contro: non è così immediata come gli assorbenti). Servono 3 o 4 cicli mestruali per prendere confidenza appieno con la coppetta. Ogni vagina, infatti, è diversa, e soprattutto ogni cervice è diversa. In base a questo e grazie all’uso ripetuto capiremo quale coppetta è più adatta a noi (partendo generalmente da una distinzione: se abbiamo avuto figli useremo la taglia più grande, se non abbiamo partorito quella più piccola), e capiremo soprattutto quali movimenti eseguire per inserirla al meglio evitando le perdite.


Piccole perdite, soprattutto all’inizio, sono infatti normali. Piano piano, tuttavia, si acquisisce una manualità tale da evitarle del tutto. I primi tempi, quindi, è consigliato utilizzare, soprattutto nei giorni di flusso abbondante, dei salvaslip (magari lavabili come questi, per evitare quelli usa e getta).

A volte a frenare sono semplicemente due idee: lo “schifo” che provano alcune donne pensando di toccare il sangue (cosa che non avviene se inseriamo bene la coppetta) e la scomodità dell’inserire qualcosa di così “grosso” nel canale vaginale.

In realtà, se già si usano i tamponi interni non c’è molta differenza. Rispetto a questi, tuttavia, la coppetta mestruale è decisamente più igienica (se la utilizziamo seguendo le regole). I tamponi, infatti, assorbono il flusso, che ingloba anche ossigeno, mentre la coppetta lo raccoglie nella sua “ventosa”. L’ossigeno, quindi, non viene a contatto con il sangue, che rimane così privo (quasi del tutto) di batteri fino a che non estraiamo la coppetta. Questo riduce anche il rischio di TSS, o sindrome da shock tossico.

Inoltre non assorbendo, rispetto ai tamponi interni la coppetta lascia anche la vagina più idratata e meno secca.

Per inserirla, poi, non serve niente di più rispetto ad un tampone interno senza applicatore. La coppetta si inserisce infatti piegandola a “C” o a stelo, diventando poco più grande di un tampone, e sistemandola un attimo con le dita per assicurarsi che sia in posizione corretta.

Una domanda ricorrente, tuttavia, è questa: ma come può essere igienico? Come facciamo nei bagni pubblici? Semplicemente, la coppetta va svuotata nel water e risciacquata con acqua corrente. Solitamente, nei bagni troviamo anche un rubinetto, ma se non lo abbiamo a disposizione possiamo utilizzare una bottiglietta di acqua, oppure delle salviettine usa e getta fatte apposta (come queste, confezionate singolarmente e quindi molto comode) o, ancora, semplicemente della carta igienica, lavando poi la coppetta sotto acqua alla prima occasione. L’importante è lavarsi sempre la mani prima di toglierla e inserirla (abitudine igienica normale e sacrosanta).

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Contiamo, poi, che per le donne con un flusso nella media non serve cambiare la coppetta così spesso come un assorbente o un tampone. Questo ci porta all’ennesimo beneficio, perché significa che possiamo tenerla inserita fino a 12 ore, evitando di svuotarla nei bagni pubblici e togliendola una volta nel nostro bagno.

Possiamo poi fare il bagno, nuotare, fare sport... Proprio come un assorbente interno. Con il vantaggio di non doverlo cambiare ogni 3-4 ore.

Alla fine delle mestruazioni, invece, basterà lavarla bene con acqua e sapone, sterilizzandola prima dell’inizio del ciclo successivo, bollendola in acqua per cinque minuti o usando i contenitori per sterilizzazione in microonde.

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Quale coppetta acquistare, dunque, se stiamo pensando di abbandonare gli assorbenti una volta per tutte?

Per cominciare, possiamo provare con una coppetta mestruale “base”, come la Organicup, tra le più famose. La troviamo nella taglia A/piccola  e nella taglia B/grande.

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Ci sono poi quelle più ergonomiche, come questa, e quelle senza taglia, adatte a tutte.

I vantaggi e i benefici, quindi, sono moltissimi (come abbiamo visto). Il consiglio è quindi quello di provare la coppetta mestruale, capendo concretamente se fa al caso nostro oppure no, con la consapevolezza che, una volta non gettata la spugna, la soddisfazione ecologica, economica e personale può essere davvero altissima. E se non troviamo faccia al caso nostro? Beh, nessun problema. Non siamo tutte uguali, e il mondo è bello per questo!

Barbecue fa estate, è proprio vero. Ma è altrettanto vero che non tutti mangiano carne, e che altri vorrebbero evitare le abbuffate di derivati animali tipiche delle grigliate estive.

La verità, tuttavia, è che possiamo fare delle pazzesche grigliate vegetariane a base di alimenti di origine naturale che non hanno nulla da invidiare ai classici barbecue di carne! Ecco quindi una selezione di alimenti da grigliare al posto dei tradizionali hamburger di carne, bistecche e spiedini.

Grigliata vegetariana, l’alternativa al classico barbecue: come organizzare la grigliata senza carne

I peperoni

Semplici e colorati, basta tagliarli a metà e pulire l’interno, grigliandoli bene e condendoli con sale e olio.

Le zucchine e le melanzane

Classiche e intramontabili, le zucchine grigliate e le melanzane grigliate sono ottime sia da sole che come accompagnamento. Tagliamole a fette non troppo sottili, così avranno una bella polpa succosa!

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Del formaggio stagionato

È uno strappo alla regola ed è adatto solo ai vegetariani, non ai vegani, ma il formaggio sulla griglia è qualcosa di strepitoso! Meglio usare del formaggio duro, con crosta, in modo da farlo cuocere lentamente e a lungo, oppure delle fette spesse di formaggio nostrano.

Le pesche

Esatto, le pesche! Sono deliziose, acidule e dolci al punto giusto, e con la bruciacchiatura del barbecue acquisteranno un sapore ancora più irresistibile. Tagliamole a metà e appoggiamole sulla griglia, lasciando che si “righino” con il calore.

L’avocado

Idem l’avocado: tagliamone uno non troppo maturo a metà, ancora con la buccia, e cuociamolo sulla griglia così, senza nient’altro. Possiamo poi condirlo e mangiarlo con un cucchiaino.

Le pannocchie

In America sono abituati, noi un po’ meno, ma sono deliziose: basta pulirle bene, tagliare le estremità e lasciarle sul fuoco finché morbide e ben colorate.

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Degli hamburger di ceci o di broccoli

Al posto dei classici hamburger di carne, basta scegliere quelli veg, come quelli di ceci (di cui trovate una ricetta qui) o di broccoli, sempre buonissimi e dal sapore curioso.

Gli spiedini

Naturalmente con tutto possiamo fare degli spiedini, mettendoci ciò che più amiamo (zucchine a rondelle, melanzane a cubetti, pesche, pezzetti di peperoni…) e grigliandoli sul barbecue con un po’ di marinatura.

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Camminare con i bambini è una delle attività più consigliate in assoluto. Lo si può fare fin da quando sono piccolissimi, è economico ed ecologico, fa bene alla salute, ci dà lo stimolo per muoverci e ci dà l’opportunità di visitare luoghi ogni volta che vogliamo, spostandoci di pochissimo da casa. E poi abituando fin da piccoli i bambini (alle camminate in città come alle camminate in montagna, daremo loro la possibilità di diventare adulti amanti delle camminate e della natura.

Ma come fare per rendere fin da subito le camminate divertenti e stimolanti anche per quei bambini che apparentemente non le amano proprio? Ecco 10 attività da svolgere mentre siamo intenti a camminare con i bambini, per coinvolgerli, divertirli e stimolarli!

Come rendere più divertente la camminata di famiglia convincendo anche i bambini più reticenti: le attività per dare un tocco in più alla classica camminata serale o del weekend con i bambini

La caccia al tesoro

Classica e senza tempo: la caccia al tesoro è un must, e quando camminiamo possiamo renderla più semplice e immediata. Come? Prima di partire stampiamo un elenco (come questo, che potete salvare e stampare), portiamo con noi una matita e spuntiamo ogni volta che troviamo uno degli elementi elencati. Vince chi trova tutte le cose per primo!

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Camminiamo di sera

Che sia vicino a casa quando camminiamo dopo il lavoro o in montagna in estate, proviamo a rendere più speciale l’attività uscendo con il buio e le torce (e l’abbigliamento adatto, ovvero con dei catarifrangenti che segnalino la nostra presenza!): sarà un’avventura!

Il monopattino, la bici o i pattini

Se stiamo camminando in città per la camminata serale, se i bambini preferiscono lasciamo che ci seguano con il loro monopattino o con i pattini, o con la loro bicicletta. Insomma, ogni forma di movimento è eccellente!

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Doniamo sorprese

Perché non rendere speciale la camminata? Soprattutto quella quotidiana: per renderla diversa dal solito, scriviamo con i bambini dei bigliettini dedicati a quelle persone alle cui case passeremo accanto camminando, lasciando poi la sorpresa affettuosa nella cassetta della posta!

Conosciamo la flora e la fauna

Sia vicino a casa che in montagna, portiamo con noi un bel libro dedicato agli animali e alle piante e cerchiamo di capire il tipo di flora e fauna che circonda i luoghi che visitiamo o in cui abitiamo.

Collezioniamo

Pietre, foglie, fiori di campo, rametti… Di volta in volta scegliamo un elemento e raccogliamone più che possiamo, studiandoli poi una volta a casa o utilizzandoli per i nostri lavoretti.

Organizziamo il picnic

Ma facciamolo insieme ai bambini, rendendolo così più interessante e coinvolgendoli, facendoli sentire “responsabili”: in questo modo avranno molta più voglia di fare la passeggiata!

Fotografiamo

Portiamo con noi la macchina fotografica e lasciamo che i bambini sperimentino il lavoro del reporter!

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Facciamo esperimenti

Raccogliamo non solo sassi e rametti, ma anche insetti morti, fiori, foglie cadute… Una volta a casa potremo usare la lente d’ingrandimento o il microscopio per studiarli!

Cerchiamo strade nuove

Solitamente - ed è assolutamente normale! - tendiamo a tenere sempre le stesse rotte. Nella camminata serale, tendiamo a fare sempre lo stesso giro del vicinato o ad andare sulla solita ciclabile, e in montagna tendiamo ad andare sui sentieri che conosciamo. Cerchiamo, invece, di variare sempre, tenendo sempre alti l’attenzione e il divertimento!

Sotto l'ombrellone o all'ombra di un grande albero montano, oppure durante la siesta pomeridiana a casa o la sera nel letto: l'importante è leggerli! Ecco una selezione di libri per bambini imperdibili, perché tradizionali, coinvolgenti, divertenti e indimenticabili, da divorare in un pomeriggio d'estate o da gustarsi per tutta la vacanza.

I 10 libri per bambini da leggere quest'estate: i libri da leggere sotto l'ombrellone o in montagna, per bambini amanti della lettura

Le avventure di Pinocchio

Perché? Perché è una storia tradizionale e magnifica, da leggere ad alta voce con i genitori o per la prima volta da soli, seguendo le avventure del piccolo burattino che vuole diventare bambino. E poi è appena uscita la versione illustrata dai MinaLima (insieme alla Bella e la Bestia), che è un gioiello da tenere in libreria.

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Le fatiche di Valentina

Chi l'ha letto lo sa: ne cominci uno e poi non smetti più per tutta la saga! Perché Angelo Petrosino parla di una bambina classica nella quale tutti si possono rispecchiare, e in ogni libro della serie sono affrontati i vari problemi della vita con leggerezza, serietà e simpatia. Valentina piace un sacco a tutti! Il primo libro della serie è questo.

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Sherlock

Per i bambini amanti dell'avventura, dei misteri e delle sorprese, e per chi vuole mettere alla prova il proprio istinto, ecco Sherlock: un classico della tradizione crime adatto anche ai ragazzi, soprattutto in questa versione. 

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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Purtroppo Luis Sepulveda ci ha lasciato a causa del Coronavirus. Quest'estate 2020, dunque, è perfetta per ricordarlo nel migliore dei modi: leggendo il suo libro per bambini più famoso al mondo. Ci sono un sacco di insegnamenti!

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Il GGG

Il GGG, ma anche "Le streghe", o "La fabbrica di cioccolato". Insomma, tutti i libri di Roald Dahl! Lo scrittore inglese è tra i preferiti dei bambini, e un motivo c'è: basta leggere uno dei suoi libri per capire che è impossibile, poi, staccare gli occhi dalle pagine.

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Harry Potter

Quale periodo migliore per cominciare una saga che sappiamo ci terrà incollati alle pagine per tantissimo tempo? L'estate è fatta apposta per appassionarsi al mondo del maghetto. Qui trovate il primo volume con la copertina "vecchia", quella originale di quando uscì negli anni Novanta.

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È tutto un ciclo

Per le ragazzine e i ragazzini (sì, anche loro!) che vanno verso le scuole medie, consiglio "È tutto un ciclo", una graphic novel bellissima che parla del tabù delle mestruazioni e dei rapporti tra i ragazzi alla scuola media, sempre così delicati e paurosi!

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Diario di una schiappa

Sempre per i ragazzi in vista delle scuole medie, perfetto è "Diario di una schiappa", che parla proprio delle difficoltà del cambiamento, con ironia, disegni, divertimento e serietà allo stesso tempo!

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Le avventure di Huckleberry Finn

Quella del selvaggio e ribelle Huckleberry Finn in viaggio sulla zattera con Jim è una delle storie più avventurose ed entusiasmanti di tutti i tempi, perfetta per un'estate appassionante!

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L'occhio del lupo

Tutti i bambini che lo leggono ne restano affascinati, e del resto Daniel Pennac è uno degli scrittori per adulti e per ragazzi più bravi di sempre. L'occhio del lupo parla di un lupo che viene dall'Alaska e di un ragazzo che viene dall'Africa, e delle loro storie incredibilmente intrecciate. 

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Alcuni faranno fatica a crederci, ma ogni donna incinta sa che una di queste frasi prima o poi ce la si sente rivolgere. Non sono rare, quindi, ma, anzi, diffusissime! Che fare per cambiare la situazione? Semplicemente evitarle, sfoggiando invece il buon vecchio tatto, il buon vecchio buon senso e la buona vecchia discrezione.

Ecco quindi le 10 frasi più inappropriate da evitare quando si parla con una donna in dolce attesa.

Le 10 cose inappropriate da NON dire ad una donna incinta: le dieci frasi più comuni (e più fastidiose) che le donne in gravidanza si sentono dire

“Ah, ma aspetti un bambino!”

Ecco, questa è una domanda da non fare a nessuna donna, soprattutto quando non siamo certi al 100% che sia in dolce attesa. Perché la pancia pronunciata potrebbe derivare da mille motivi, non solo da un bambino nell’utero! Evitiamo questi commenti spiacevoli e usiamo invece tatto, empatia, buon senso e discrezione.

“Ho sentito dire che un calcio nei gioielli fa male quanto il parto”

Questa frase solitamente esce, nel 99,9% dei casi, da una bocca maschile. No, NON È LA STESSA COSA! No uterus, no opinion.

“Sarà sicuramente una femmina/un maschio”

Le zie Ignazie del mondo amano queste previsioni, e le snocciolano con una sicurezza tremenda, come avessero in tasca la verità. Carine, eh, ma ad un certo punto basta…

“Ah ma quindi sei così acida per gli ormoni”

Sì, gli ormoni provocano anche (ma non sempre) sbalzi d’umore e cambiamenti emotivi, ma nessuno dà il diritto di farlo notare. Anche perché se gli ormoni stanno davvero facendo il loro lavoro, la donna incinta in questione potrebbe sbranarvi, e con tutto il diritto!

“Allora, ti sei già depilata laggiù? Guarda che altrimenti in ospedale ti rovinano”

Sì, alcune persone lo chiedono. E la frase non ha bisogno di commenti, no?

“Niente nausea mattutina? Non è un buon segno…”

Questo è solo un esempio dei tantissimi consigli non richiesti che possono anche aumentare le ansie inutilmente! Lasciamo che le mamme raccontino la loro esperienza, se vogliono, ma evitiamo commenti di questo genere.

“Sei sposata quindi?”

Really? Nel 2020?

“Speriamo sia maschio!”

Really? Nel 2020?

“Ma continuate a fare sesso?”

Mah, saranno affaracci della coppia, no?

“Finalmente adesso hai le tette!” / “Chissà che taglia enorme ti verrà!”

Non ci sono tette giuste, sbagliate, troppo piccole o troppo grosse, ma cervelli troppo piccoli sicuramente sì.

I bambini hanno infinite risorse, e lo sappiamo: cerchiamo sempre di tenerli al sicuro, ma il mondo è difficile, la vita è difficile. Ma non per questo i bambini soccombono, anzi. Hanno una resistenza e una resilienza incredibili, e ce ne rendiamo conto ogni giorno. Soprattutto in questo periodo: non capita a chiunque di vivere in un periodo di pandemia mondiale. E per quanto cerchiamo di proteggere i nostri bambini dalle notizie e dal clima che si respira, stanno vivendo anche loro il coronavirus.

Sentono le notizie, percepiscono il cambiamento, rispettano le regole, si adattano alle nuove abitudini stravolte… Spesso con il sorriso. Ma capita, e non bisogna vergognarsene o preoccuparsi eccessivamente, che certi bambini vivano questo periodo con ansia e paura. È normale, è fisiologico. Soprattutto nel momento in cui si rendono conto del pericolo.

Che fare? Cosa dire? Ecco alcune frasi e alcuni consigli per aiutare i bambini a vivere la pandemia da Coronavirus con serietà ma senza eccessiva ansia e preoccupazione.

3 modi per tranquillizzare i bambini preoccupati per il Coronavirus: le frasi e i gesti per contenere l'ansia da coronavirus nei bambini

Innanzitutto, cosa sanno i bambini del Coronavirus? Se percepiamo che si sentono preoccupati e che hanno dubbi, la prima cosa da fare è indagare e dialogare. Sediamoci con i bambini, creiamo un ambiente tranquillo e confortevole in casa, quindi chiediamo loro cosa sanno di questa situazione.

Anche se non ne parliamo apertamente e crediamo che i bambini non sappiano cosa stia accadendo, o che ne sappiano lo stretto necessario, anche i più piccoli captano, ascoltano e percepiscono ciò che sta attorno a loro, e di conseguenza sanno molto più di quello che crediamo. Meglio, quindi, cercare di capire cosa sanno, cosa credono, cosa hanno sentito. C’è verità? La loro mente ha ingigantito o ridotto la cosa? Certe notizie false hanno raggiunto anche loro?

In questo modo possiamo fare chiarezza, parlare con sincerità e insegnare ai bambini le cose vere e le cose false, rimediando alla mala informazione che potrebbero avere assimilato. Essere informati è anche il primo passo verso la tranquillità: sapere è potere, anche sulle emozioni. E per sapere ancora meglio, possiamo affidarci agli strumenti per bambini, come questa guida.

Il secondo passo è insegnare ai bambini a focalizzarsi su ciò che possiamo fare in prima persona. Spesso la paura è data dall’imprevedibilità della situazione e dal non sapere cosa accade. Ma per arginare il contagio possiamo noi per primi metterci in gioco: lavarsi benissimo le mani, indossare la mascherina, non toccarsi la faccia, non toccare gli altri anche quando giochiamo, cercare di proteggere i nonni… In questo modo possiamo prendere in mano la situazione, e farà meno paura, perché faremo ciò che è in nostro potere per lasciare il virus fuori dalla porta!

Infine, cerchiamo di capire cosa fa paura in concreto ai bambini. La loro paura di certo è diversa dalla nostra. Parliamone. Ci sono bambini che hanno paura della malattia, o di attaccarla a qualcuno, e in quel caso il punto precedente è ottimo per far fronte alla preoccupazione. Ci sono invece bambini che temono più di tutto la distanza sociale dagli amici e dai compagni. In questo caso, via libera a videochiamate e a ristrette uscite con gli amichetti, sempre in sicurezza (magari all’aperto, dove possiamo stare distanti). E chi invece teme lo stravolgimento delle abitudini e che non si torni più alla vita di prima, cerchiamo di mantenere il più possibile le abitudini precedenti e le routine consolidate, concedendo un po’ di più gli “sfizi” confortevoli.

Le cose più strambe che fanno i bambini!

Mercoledì, 01 Luglio 2020 07:47

Sarà capitato a tutti di chiedersi “Ma perché?!”. Perché i bambini fanno certe cose? Perché sono così strani? Ma saranno solo i miei così bizzarri?

No, non sono solo i vostri! E le loro stramberie sono davvero carine!

Le cose più strambe che fanno i bambini: tutte le bizzarrie dei nostri bambini, che ci fanno pensare “Ma perché?!” e che ce li fanno amare ancora di più

Ad esempio… Perché ridono sempre? Anche quando è PALESE che non hanno capito la battuta? Perché, diciamocelo, a volte ci escono battute tra noi adulti che è impossibile capiscano, eppure loro si sbellicano davvero!

E poi, a chi non è mai capitato di trovare i propri figli addormentati sul pavimento? Senza cuscini, senza coperte… Eppure non sembrano dormire in maniera paradisiaca, come se fossero su letto di piume?

Fantastico, poi, quando stanno facendo qualcosa di veramente, ma veramente carino e coccoloso, o divertente. Ma basta prendere in mano il telefono per registrarli che, puf!, magicamente lasciano perdere ciò che stavano facendo. E non lo rifanno mai più.

A volte mi chiedo anche cosa abbiano lavatrice, asciugatrice e lavastoviglie, per i nostri bambini… Quando osservano questi elettrodomestici sembrano degli scienziati!

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Parliamo poi della forza disumana che hanno. Una forza che sfoderano essenzialmente quando tentiamo di tirargli fuori qualcosa dalla bocca, o durante il cambio pannolino, solitamente quando fanno quella liquida che arriva fino alla schiena…

E quando gli compriamo giocattoli su giocattoli, e loro si ostinano a giocare SOLO con la scatola vuota dei cereali o con la confezione delle salviettine igienizzanti?

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Ci sono poi bambini che adorano portare con sé borse e marsupi. Ma a che vi servono?! Avete un portafoglio? Un cellulare? Dei documenti importantissimi da portare con voi?!

Ricordate, poi, nei primi mesi, quando il vostro bambino ha imparato a tossire per finta? Sì, per finta! Perché è chiaro come il sole che quella tosse è fasulla! Ma in realtà è qualcosa di positivo: nostro figlio ci sta “ingannando”, e ridere gli farà capire che c’è riuscito! Sono i primi approcci sociali, insomma.

Non parliamo, poi, di quei bambini che farebbero girotondo per tutto il giorno, facendoci venire la nausea a forza di girare! Qui la ragione sta nel senso dell’equilibrio e nel loro sistema vestibolare, che cercano di stimolare e regolare.

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E di quelli che annusano tutto? Non solo i cibi, ma soprattutto i peluche, i vestiti e i nostri capelli! Che teneri… In quel caso, stanno richiamando alla mente sensazioni di pace, perché l’olfatto è uno dei sensi più potenti per le emozioni!

I vostri figli, poi, si spoglierebbero dappertutto? A volte si tolgono tutti i vestiti e stanno nudi in casa, anche facendo i compiti…

E che buona l’acqua della vasca da bagno! Sì, anche io mi preoccupavo, ma a quanto pare è impossibile evitarlo del tutto…

Per finire, parliamo di quel libro che leggono, e rileggono, e rileggono ancora, e imparano a memoria fino a che non lo sappiamo a menadito anche noi? Non si stufano mai, e noi non possiamo nemmeno azzardarci a cambiare titolo!

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Una ricerca mostra come l’utilizzo di tecnologia prima di andare a letto influisca negativamente sul sonno di alcuni bambini, ovvero quelli che faticano ad auto-regolare i propri comportamenti. Gli schermi prima della nanna, insomma, rendono più breve il sonno notturno di quei bambini con un effortful control (e cioè la capacità di auto-regolare i propri comportamenti in base al contesto) più debole. Ma vediamo insieme di cosa di tratta e come fare per far sì che il sonno non ne risenta, dal momento che i disturbi del sonno dei bambini non sono da sottovalutare.

Tv e tablet prima di dormire disturbano il sonno di alcuni bambini: uno studio mette in luce come per alcuni bambini i device prima della nanna non siano affatto positivi

Lo studio di cui parliamo è stato condotto dal dipartimento di psicologia dell’Arizona State University ed è stato pubblicato su Science Daily e sulla rivista Psychological Science. I ricercatori hanno preso in considerazione 547 bambini tra i sette e i nove anni per una settimana, dotandoli di uno speciale orologio per monitorarne i movimenti (l’actigrafo, che misura anche la luce naturale) e lasciando che i genitori segnassero su un diario le ore in cui guardavano tv e tablet e le ore di sonno, segnalando tutti i comportamenti dei bambini.

Il risultato è variegato, ma parla sostanzialmente di due situazioni: nei bambini con un effortless control più forte, le ore di tecnologia pre-nanna non hanno influenzato quasi in alcun modo la qualità del sonno. Nei bambini più difficili, invece, e cioè in quelli con un auto-controllo più difficoltoso, guardare tv, tablet e smartphone prima di andare a dormire ha influenzato nettamente le ore a letto.

In base al temperamento dei bambini, quindi, l’abitudine di guardare la tv o di utilizzare i media tecnologici alla sera prima di dormire può davvero fare la differenza. In generale, infatti, i bambini presi in considerazione dormivano in media ogni notte per otto ore, utilizzando i device in media cinque sere a settimana. I bambini che non usavano alcun device dormivano in media 23 minuti in più a notte, andando a dormire 34 minuti prima rispetto agli altri. Il fatto che fa riflettere riguarda tuttavia i bambini con meno auto-controllo (circa il 35% dei partecipanti), dal momento che questi, quando utilizzavano la tecnologia e guardavano i video alla sera, dormivano in media quaranta minuti in meno per notte.

Il motivo è semplice: i bambini con un auto-controllo più basso faticano a distogliere l’attenzione da ciò che stanno guardando, rilassandosi invece per andare a dormire (dato che rilassarsi è fondamentale per addormentarsi meglio). La loro mente, insomma, continua a voler fermarsi lì, su ciò che stavano guardando.

Oltre a tutto questo, c’è naturalmente il fatto riguardante la luce blu: adulti o bambini, la tecnologia alla sera non fa bene agli esseri umani, dal momento che sballa la produzione di melatonina.

Ecco perché alla sera è sempre meglio spegnere un po’ prima la tv o i device, dedicandosi invece a qualcosa di calmante e rilassante, e soprattutto analogico, come la lettura di un libro o un’attività rilassante insieme, abbassando un po’ le luci e godendosi il relax che sale. Perché il benessere del sonno è fondamentale!

Sonic è velocissimo. E velocissimo, definitissimo e bellissimo è il suo film! Arriva in questi giorni in home video, infatti, il film dedicato al riccio blu supersonico amato dai bambini di due generazioni: la nostra (cresciuta con i suoi videogiochi negli anni Novanta!) e quella dei nostri figli!

Quale film più perfetto, quindi, per una serata-cinema sul divano di casa con popcorn e bevande fresche per tutti?

Sonic in DVD, il videogioco-mito anni Novanta diventa un film: DVD, Blu-ray e 4K Ultra HD per godere appieno il film del riccio blu supersonico a casa!

L’avete già visto al cinema? No? Beh, arrivano le edizioni home video apposta! Sì? No problem: nel DVD, nel Blu-Day e nella versione 4K Ultra HD non c’è solo il film, ma un sacco di contenuti speciali! Ma facciamo un passo indietro.

Conoscete Sonic? Sonic è il riccio blu supersonico protagonista dei videogiochi SEGA degli anni Novanta (non ha bisogno di molte presentazioni!). Arrivato al cinema, ora è disponibile anche nelle versioni home video con Universal Pictures Home Entertainment Italia.

Dal 10 giugno lo troviamo in DVD, in Blu-ray (che ha una risoluzione 6 volte migliore rispetto al DVD e degli extra esclusivi), Blu-ray Steelbook, 4K Ultra HD (in una confezione doppia che include il 4K Ultra HD Blu-rayTM e il Blu-rayTM) e Digital HD! Il 4K Ultra HD è la migliore esperienza visiva per la visione di un film, perché presenta la combinazione della risoluzione 4K di quattro volte superiore al classico HD, la brillantezza dei colori dell’High Dynamic Range (HDR) e una resa audio immersiva e multisensoriale! Immaginate, quindi, che bella serata: sembrerà di stare al cinema.

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La trama del film (che è una co-produzione giapponese-statunitense) è super accattivante ed è pensata per tutta la famiglia: interpretato da Ben Schwartz, Jim Carrey (sì, proprio lui!), James Marsden e Tika Sumpter, il film racconta di Sonic che, arrivato sulla Terra e deciso a farne la sua nuova casa, attira l’attenzione del cattivo Dr. Robotnik (interpretato da Jim Carrey). Si instaura così una corsa attraverso tutto il globo per impedire al malvagio dottore di dominare il mondo, con l’aiuto dello sceriffo Tom Wachowski.

Ma non sarà solo il film a intrattenere la famiglia nella serata-cinema: in tutti gli home-video, infatti, sono presenti un sacco di contenuti speciali come un nuovo corto animato, i bloopers (i famosi strafalcioni e le papere durante le riprese!), le scene eliminate, il lavoro di Jim Carrey per diventare il Dr. Robotnik, le origini di Sonic, il commento del regista...

Un'avventura imperdibile!

Si parla spesso di burnout, ovvero di “surriscaldamento” e di stress estremo, accostandolo al lavoro e alla carriera. Ed è vero: nella maggior parte dei casi il burnout è causato da situazioni di eccessiva ansia professionale. Ma questo non significa che questo stress enorme e debilitante non riguardi anche altri aspetti e momenti della vita. Come la maternità. Che è di per sé stressante, e che a volte ci mette a durissima prova.

Il problema è che quando il burnout colpisce lo fa in maniera subdola, anche quando si tratta di maternità, e ci lascia spompati, depressi, senza forza e senza voglia di prendere in mano la situazione. Ma come riconoscere se siamo davvero preda del burnout o se si tratta “solo” di un periodo particolarmente stressante?

Maternità e burnout, quando lo stress è troppo: come riconoscere i segnali di burnout, perché anche le mamme ne soffrono

Innanzitutto, il burnout si differenzia dal semplice stress perché ci lascia completamente in balia degli eventi. Ovvero: quando siamo stressati sentiamo di essere stressati, e in qualche modo cerchiamo di alleviare lo stress mettendo in ordine le giornate e la vita e soprattutto cercando, appena possibile, una valvola di sfogo e un momento di relax. Quel relax, insomma, lo agogniamo, lo vogliamo.

Quando una mamma si trova in fase di burnout il problema è che non se ne rende quasi conto, lasciando che lo stress prenda il sopravvento e mettendo il pilota automatico: ci si alza, si fa il proprio dovere, si torna a dormire. Senza pensare davvero.

Ma quali sono i segni che dovrebbero farci preoccupare?

Primo: il non sentire motivazione per nulla. Tutto ci scorre accanto e addosso, e non sentiamo la spinta verso niente. Nemmeno verso la cura di noi stesse.


Secondo: sentiamo un peso sulle spalle, fortissimo ma indecifrabile, come qualcosa che ci àncora a terra e non ci fa agire.

Terzo: proviamo negatività costante, ci sentiamo frustrate, ci sentiamo deboli e incapaci di cambiare le cose.

Quarto: non sentiamo la felicità, quella vera, appagante e dolcissima che dovremmo invece provare per la nostra vita.

Perché tutto questo? Cosa causa il burnout? Non c’è una risposta univoca, ma l’importante è avere bene a mente una cosa: non è colpa di nessuno. Non è colpa di chi sta soffrendo. Perché il burnout è la conseguenza di una serie di situazioni interne ed esterne che si sovrappongono, affollando la mente e la quotidianità e facendo “surriscaldare” (da qui la parola “burnout”) la persona. In questo caso la mamma.

Spesso, in maternità, questo avviene perché la mamma inconsciamente si annulla, mettendo davanti a sé i bisogni di tutti gli altri e accantonando i suoi, collassando poi per la stanchezza. Si mettono anche davanti le aspettative della società e della famiglia, a volte, e questo è altrettanto stressante. Il tutto condito dal classico stress dell’essere genitore, che è per sua natura un ruolo estenuante.

Importante è dunque riconoscere i segnali, parlarne, dirsi che non è colpa propria. Un consiglio è sempre quello di rivolgersi ad un professionista, come uno psicoterapeuta di fiducia, che saprà indicare il percorso più adatto per tornare a stare meglio davvero, ricominciando a focalizzarsi di nuovo su se stesse (perché questo è il primo e fondamentale passo!), per stare meglio con noi stesse e con tutta la famiglia.

 

Cecilia

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