I sintomi del covid nei bambini

Giovedì, 25 Febbraio 2021 10:26

Tra zone gialle, arancioni e rosse, le scuole aprono e chiudono continuamente. Siamo già alla terza ondata di Covid (mentre scriviamo), e i genitori sono sempre più spaesati. Già, perché tra quarantene, sintomi o contagiati asintomatici, la preoccupazione va ai bambini, e non solo alla loro istruzione: il pensiero va anche al Covid. L'hanno preso? Quella febbre è data dal Coronavirus o è una semplice influenza? Dovremo fare il tampone? Ecco quindi una piccola guida per individuare i sintomi del covid nei bambini, da analizzare prima di chiamare il proprio medico di famiglia che saprà così indicarci meglio la strada da prendere.

Il Coronavirus

In generale, la malattia causata dal Coronavirus SARS-CoV-2 si chiama Covid-19 ed è una polmonite virale (nei casi più gravi), che può arrivare anche a provocare insufficienza negli altri organi. Non in tutti, però, sfocia in polmonite, ricordando un'influenza più o meno pesante, con alcuni sintomi comuni.

Come ormai sappiamo, esistono diverse varianti più o meno contagiose, e per proteggere noi e gli altri dobbiamo seguire alcune regole, come rispettare la distanza interpersonale, usare dispositivi di protezione come le mascherine e i guanti, evitare di toccarci il viso e lavarci spesso le mani, starnutendo nel gomito e gettando i fazzoletti dopo il primo uso.

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I sintomi del Coronavirus nei bambini

Stabilito che il Covid-19 può manifestarsi oppure rimanere silente (i casi asintomatici rilevabili solo con tampone), i bambini contagiati dal Coronavirus possono presentare questi sintomi:

- Febbre

- Tosse

- Senso di fatica e sonnolenza

- Dolori muscolari o articolari

- Perdita di gusto e olfatto

- Raffreddore

- Gola infiammata

- Dissenteria, nausea, mal di stomaco

- Mal di testa

Il Covid nei bambini nei casi più gravi

Essendo una malattia che colpisce le vie respiratorie, il Covid-19 può portare anche a sintomi e complicazioni più gravi, anche nei bambini (soprattutto se in presenza di condizioni pregresse, come l'asma o le malattie cardiopolmonari), come la difficoltà a respirare, la bronchite e la polmonite.

Cosa fare in caso di febbre nei bambini

La prima cosa da fare è monitorare la febbre, notando se cresce o se diminuisce. Allo stesso tempo, è fondamentale chiamare subito il pediatra o il medico di famiglia, che in base alla storia pregressa e alla situazione saprà consigliare il tampone o la terapia adatta.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Si parla sempre dell’importanza della routine della buonanotte, dell’importanza del sonno e dell’importanza dei pisolini: per i bambini tutte queste cose sono fondamentali, e a confermarlo ora arriva anche uno studio dell’Università del Delaware, che ha trovato una correlazione tra la mancanza di pattern serali e un aumento dell’Indice di Massa Corporea nei bambini.

Nanna dei bambini, perché è importante non sottovalutare il sonno

Quando un adulto dorme poco (o male), la mancanza di sonno si ripercuote sulla sua vita e sul suo benessere, con la stanchezza cronica che prende il sopravvento, le difese immunitarie che si abbassano e lo stress ossidativo che si fa strada. Lo stesso (e in maniera ancor più accentuata) vale per i bambini. Non si parla tuttavia solo di quantità di sonno (è bene che i bambini vadano a letto presto e che si sveglino riposati), ma anche e soprattutto di qualità. E la qualità è data anche dalla routine.

A livello fisico e psicologico, le routine sono fondamentali durante la crescita. Senza routine, i bambini si scombussolano e scombussolano tutta l’armonia fisica e mentale che stanno costruendo. Anche quando parliamo di sonno.

La “routine del sonno” è, in altre parole, il pattern che i genitori impongono ai bambini alla sera, prima di dormire: l’orario (il più possibile uguale tutte le sere), la lettura, l’igiene, le coccole… Non c’è uno schema uguale per tutti, ma ogni famiglia trova il suo.

Cosa accade quando la routine del sonno viene rispettata

Seguendo la routine della buonanotte, il bambino si sentirà più stabile e accudito, più sicuro, e soprattutto prenderà sonno prima e più facilmente, armoniosamente, poiché anche biologicamente il suo corpo saprà che quella è l’ora di chiudere gli occhi. E questo si ripercuoterà positivamente su tutti gli aspetti della quotidianità.

Se la routine non c’è, a rischio è la salute del bambino

I ricercatori dell’Università del Delaware hanno pubblicato uno studio (disponibile sulla rivista scientifica Science Daily) che mostra come i bambini che non seguono una routine consistente prima della nanna abbiano un Indice di Massa Corporea più alto.

“Da tempo sappiamo che l’attività fisica e la qualità dell’alimentazione sono forti indicatori riguardo al peso e all’IMC”, ha fatto sapere Lauren Covington a Science Daily, lead author dell’articolo di cui parliamo. “Credo che sia illuminante che anche il sonno abbia un ruolo importante, più di quanto credessimo”.

Anche il benessere economico gioca un ruolo decisivo

Altro aspetto della ricerca ha riguardato la relazione tra povertà e routine del sonno: gli studiosi hanno infatti rilevato che i bambini con le routine della buonanotte più deboli (e quindi quelli, tendenzialmente, con un Indice di Massa Corporea più alto) fossero quelli provenienti dalle famiglie meno benestanti. La povertà, infatti, porta i genitori a lavorare fino a tardi, a non affidarsi ad aiuti esterni e a barcamenarsi tra il lavoro e la gestione della casa, trovandosi senza orari stabiliti e portando i bambini a non seguire un pattern ordinato e stabilito, a discapito dell’abitudinarietà e delle ore di sonno.

Come rimediare

Pur consapevole delle difficoltà, la dottoressa Covington ha quindi voluto dare qualche consiglio. “Migliorare la routine della buonanotte rendendola più costante può essere un cambiamento che la famiglia può attuare. È più semplice rispetto al modificare la dieta acquistando cibo salutare dal fruttivendolo o al giocare all’aperto” (che, come sappiamo, non è sempre possibile, soprattutto quando i genitori non hanno tempo né risorse). “Anche solo una routine del sonno più costante può infatti dare un senso di stabilità ai bambini, con implicazioni positive anche sulla salute e sull’Indice di Massa Corporeo”.

6 lavori con il DAS per bambini

Martedì, 23 Febbraio 2021 10:05

Che sia pasta modellabile o che sia das (molto comodo perché si tratta di argilla che si asciuga all'aria, e non in forno), il gioco della creazione di sculture e della modellazione è bellissimo, educativo, creativo e fantasioso. Ecco perché dovremmo proporre i lavoretti con il DAS frequentemente, assecondando anche la creatività dei nostri bambini!

La regola principale è usarlo in maniera spontanea e creativa, ma se volete provare a dedicarvi ad alcuni lavori con il das più specifici, ecco qualche idea per alcune semplici creazioni con il das, dai porta candela ai sottobicchieri con timbri naturalistici.

Il bradipo

Usiamo il DAS rosso mattone e metà del lavoro è fatto; dopodiché, modelliamo l'argilla a forma di bradipo lasciando un bel buco nel centro, riempiamo lo spazio con della carta di giornale, lasciamo asciugare e dipingiamo, utilizzando poi il bradipo come piccolo vasetto.

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I sottobicchieri con il das

Prendiamo un pezzetto di das, lavoriamolo con le mani e stendiamolo su un piano con un mattarello, lasciando uno spessore di mezzo centimetro. Appoggiamo sulla superficie una foglia, un fiore o un rametto e imprimiamolo con un po' di pressione del mattarello (ma meno di prima, senza schiacciare troppo). Tagliamo poi il das con un coppapasta tondo o una formina per biscotti, trasferiamo su della carta forno e lasciamo asciugare per un paio di giorni, girando ogni tanto il nostro sottobicchiere in das.

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Il cuore-svuotatasche

Modellando il das a forma di cuore e lasciando dei bordi piuttosto alti otterremo uno svuotatasche davvero dolce, da dipingere in maniera pop.

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La mano di Fatima

In questo articolo trovate il procedimento per realizzare una bellissima ed evocativa Mano di Fatima con il DAS.

Il porta candela

Così semplice che non ha bisogno di spiegazioni. E per renderlo ancora più bello e divertente, possiamo renderlo "puntinato" cospargendo il das di pepe nero prima di modellarlo, aggiungendone in base al risultato finale che vogliamo ottenere.

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Il vasetto per fiori con il das

In questo caso basta realizzare un piccolo rotolo di das, piegarlo, fare un buchino sulla cima e lasciarlo asciugare così, aiutandosi eventualmente con dei fogli di giornale appallottolato per far sì che non crolli durante l'asciugatura.

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Credevo che le scuole chiudessero per poco tempo. Che stare chiusi in casa fosse solo una seccatura. Che l'emergenza rientrasse dopo qualche settimana. E invece... Ogni genitore, tra il 2020 e il 2021, ha dovuto ricredersi, risettarsi, riallinearsi, rimettersi in gioco.

Ecco tutto ciò che credevamo durante i primi giorni della pandemia, quando il Covid era una parola nuova e si diceva ancora "epidemia". È stato un anno difficile, che ci ha sconvolto, che ci ha insegnato e che ci ha fatto riscoprire la famiglia.

Credevamo che la scuola chiudesse per poco tempo

A fine febbraio 2020 sembrava quasi una precauzione, e non una misura necessaria. Si pensava che le scuole chiudessero per riaprire dopo pochi giorni, al massimo poche settimane. Sì, hanno riaperto, ma la Didattica a Distanza è ormai consolidata, i periodi a casa non sono ancora finiti e i bambini hanno dovuto abituarsi a un nuovo modo di andare a scuola. Sarà ancora lunga, a quanto pare. E noi che credevamo durasse pochi giorni...

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Credevamo che l'isolamento fosse solo negativo

Sì, è difficilissimo e ci segnerà a vita, ma abbiamo scoperto che stare a casa in famiglia non è così catastrofico. Abbiamo scoperto che cucinare insieme è divertente, che le routine sono fatte per essere stravolte e ricostruite, che le giornate in famiglia sono piacevoli, se le prendiamo per il giusto verso. Sì, i momenti no e le difficoltà sono all'ordine del giorno, ma abbiamo anche scoperto che guardare il lato positivo è necessario, altrimenti è la fine.

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Credevamo di dover stravolgere la nostra vita

E così è stato. Ma abbiamo anche capito che la nostra vita è nostra, che la stravolgiamo o che la manteniamo sempre uguale a se stessa. Perché chiusi o aperti, dobbiamo vivere con noi, con la nostra famiglia, e quello non cambia. Cambiamo noi e cambia il modo in cui affrontiamo le giornate.

Credevamo che tutto passasse in poche settimane

Ma quanto ancora manca, in realtà? Probabilmente più di quanto crediamo, sicuramente più di quanto speriamo. Perché finché il virus non sarà debellato, la nostra vita continuerà ad essere sconvolta e sottosopra. Ma ora sappiamo che c'è da mettersi il cuore in pace, impegnarsi per il bene comune e seguire le regole.

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Credevamo che tutto andasse bene...

Così non è stato. Per niente. Il virus ha ucciso tantissime persone, tantissimi cari. Ha spezzato famiglie. Ha lasciato a casa dal lavoro troppe persone. Ha tenuto chiusi in casa bambini e adolescenti privandoli della natura e della socialità. Ci ha relegato dietro agli schermi. No, non è andata bene. E dobbiamo sempre ricordarci di questo periodo. Ricordando, però, anche le opportunità che ci ha dato: l'opportunità di ripensare alla nostra vita, al nostro lavoro, alla nostra famiglia; l'opportunità di scegliere con chi passare il nostro tempo, capendo l'importanza degli affetti; l'opportunità di vivere con noi stessi, di leggere, di formarci, di scoprire cose piccole ma nuove.

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Credevamo, quindi, ma abbiamo dovuto ricrederci. Nel bene e nel male. Ma, ora, lasciateci sperare per un po' solo nel bene...

Con i bambini la sicurezza in auto è fondamentale, e i seggiolini sono la prima regola per viaggi sicuri. La normativa parla chiaro: seggiolino con schienale fino a 1.25 metri di altezza, sistema di aggancio Isofix o comunque sicuro, obbligatorietà del seggiolino in base all’età, ovetto nei primi mesi di vita… Ora, però, gli esperti aggiungono una regola importantissima: fare attenzione alle tute da sci e ai giubbini per bambini e bebè troppo imbottiti, perché potrebbero intaccare l’efficacia del seggiolino.

Seggiolino, perché i giacconi possono essere pericolosi

In inverno i genitori, giustamente, coprono i bambini con tute da neve e giacconi molto imbottiti. Questi giubbini, tuttavia, andrebbero tolti durante il tragitto in macchina, poiché in caso di incidente diminuiscono l’efficacia del seggiolino: l’imbottitura (che è soffice) si appiattisce infatti immediatamente a causa della forza dell’impatto, lasciando così dello spazio libero tra il corpo del bambino o del bebè e l’imbracatura. Questo spazio libero potrebbe, nei casi peggiori, far sì che il bambino scivoli attraverso le bretelle e che sbalzi in avanti.

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A sottolinearlo è l’American Academy of Pediatrics, secondo cui gli indumenti troppo imbottiti non andrebbero mai indossati sotto le cinture di sicurezza, soprattutto nel caso dei bebè e dei neonati.

Come fare per evitare il pericolo

L’American Academy of Pediatrics fornisce anche qualche consiglio per evitare il pericolo tenendo comunque al caldo i bambini.

Prima di tutto, è bene togliere la tuta da sci o la giacca super imbottita dal bambino prima di metterlo nel seggiolino, coprendolo con uno strato più leggero per tenerlo al caldo o appoggiando sopra le cinghie una copertina (senza coprire il volto, mai, per evitare il pericolo di soffocamento, soprattutto nel caldo dell’automobile).

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Il pezzo di seggiolino “staccabile” potrebbe poi venire tenuto in casa o in un luogo caldo, prima di infilare il bambino in macchina, in modo che non sia ghiacciato quando vi appoggiamo sopra il bebè. Accendere la macchina un attimo prima di mettere il bambino nel seggiolino e scaldarla, inoltre, è una buona idea.

Vestire i bebè a cipolla è un altro consiglio: a differenza delle imbottiture che si appiattiscono, vari strati più leggeri non fanno lo stesso effetto e non hanno lo stesso pericolo.

Infine, non dimentichiamo i guanti, le calze calde, il cappellino e gli scarponcini imbottiti, in modo che le estremità del corpo siano riscaldate.

Allacciamo poi le cinghie in maniera corretta, eventualmente stringendole un po’ di più se temiamo che l’imbottitura degli strati di indumenti sia troppo morbida.

Se avete preparato i nostri gnocchi (questi sono viola, ma potete usare anche il cavolfiore o le patate gialle per farli "normali" bianchi!) e non sapete come condirli, ecco una ricetta per voi: degli gnocchi con sugo vegetale davvero irresistibili e parecchio invernali.

Gnocchi con cavolo nero e frutta secca: la ricetta invernale che scalda il cuore

 

Il femminismo non è più facoltativo: in un mondo nel quale le parità di genere sono ancora lontane, è compito dei genitori educare i figli a trattare le persone per ciò che sono, e non per il loro genere. Soprattutto, dobbiamo capire che il femminismo non è “lotta di genere”, ma è “lotta per la parità di genere”, e ciò significa che non è il contrario di maschilismo (intendendolo dunque come un "volere la superiorità della donna"): il femminismo è lotta per i diritti per tutti, maschi o femmine, etero o gay, di qualsiasi colore della pelle. È lotta per superare gli stereotipi, che fanno del male non solo alle donne, ma anche agli uomini che si trovano ingabbiati in ruoli che sentono lontani.

Per cominciare, quindi, leggiamo qualche libro: si tratta di letture semplici e illuminanti per portarci sulla giusta strada educativa, in modo da sapere cosa trasmettere ai nostri figli, le parole da usare e i comportamenti da adottare. Se ognuno di noi li seguisse, il mondo sarebbe davvero migliore.

“Cara Ijeawele - Quindici consigli per crescere una bambina femminista”

La scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie ha scritto questo libriccino davvero illuminante e scorrevole: si tratta di una lettera ad un’amica che le chiede consigli sull’educazione di una figlia femmina. Io trovo che sia un libro per tutti, anche per i genitori con figli maschi, perché si tratta di regole e consigli universali e importantissimi che trattano di diritti, libertà, responsabilità e stereotipi. Lo potete acquistare qui.

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“Dovremmo tutti essere femministi”

Se vi è piaciuto “Dear Ijeawele”, il consiglio è quello di leggere anche “Dovremmo tutti essere femministi”, il saggio più noto di Chimamanda Ngozi Adichie, trascrizione di un suo Ted Talk che ci mostra, in poche parole, le ragioni per le quali tutti, uomini, donne, giovani, anziani, dovremmo essere femministi, perché il femminismo giova davvero a chiunque. È in vendita qui.

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Educare al femminismo. Come formare persone libere, sicure di sé e rispettose degli altri a prescindere dal sesso.

“Perché le bambine a partire dai sei anni si sentono meno intelligenti dei bambini? E perché i ragazzi sottostimano le capacità delle loro compagne di università? La colpa è degli stereotipi”: così recita la quarta di copertina di questo saggio davvero prezioso (che trovate qui).

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“Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne in ogni campo. Dati alla mano”

Un titolo che è un pugno nello stomaco (per le donne, che sanno di cosa di parla), perché sviscera senza tabù e con i dati reali la tendenza della società a ignorare sistematicamente le donne. È così, non ci si scappa, ma conoscere la situazione è il primo passo per combatterla. Un libro, soprattutto, per uomini, per padri che vogliono crescere persone che non ignorino l’altro sesso, l’altro genere, l’altro. “Invisibili” di Caroline Criado Perez è acquistabile qui.

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“Perché il femminismo serve anche agli uomini”

Sempre per i padri, “Perché il femminismo serve anche agli uomini” di Lorenzo Gasparini non ha bisogno di altre presentazioni. Dice già tutto il titolo, ed è davvero illuminante e necessario.

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“Corpi estranei”

“Corpi estranei” di Oiza Queens Day Obasuyi non parla esattamente di femminismo, ma di razzismo sistemico nel nostro paese. Spesso di pensa di essere esenti dal razzismo perché “la mia amica è nera” o “ho tanti colleghi che vengono dal Ghana”, ma i bias sono radicati in noi pur non volendolo. Ed è tutto un circolo virtuoso o vizioso: femminismo, antirazzismo, lotta per la parità… Informiamoci in maniera intersezionale ed educhiamo i bambini di conseguenza (prima di tutto con l’esempio). Trovate il libro qui.

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I libri di logopedia per genitori

Mercoledì, 17 Febbraio 2021 14:13

I difetti di pronuncia sono davvero molto comuni, soprattutto nei bambini dalla scuola materna alle elementari. I genitori, per risolvere questo problema variegato (si va dalla zeppola alla balbuzie, dall'incapacità di dire certe lettera alla difficoltà di articolare bene tutte le parole), si rivolgono ad un professionista, ovvero il o la logopedista. Esistono tuttavia libri e pubblicazioni pensate proprio per i genitori, per integrare i consigli del logopedista leggendo testi non prettamente accademici, e quindi alla portata di tutti, con nozioni e consigli pratici per aiutare nella quotidianità i propri bambini.

Ecco quindi i libri sulla logopedia più indicati per i genitori che vogliono correggere i difetti di pronuncia dei loro figli.

Parlare, un gioco a due

Questo libro (acquistabile qui) di Jan Pepper e Elaine Weitzman è un piccolo manuale per genitori e profesisonisti per imparare a fare i conti con il ritardo del linguaggio. Semplice e illustrato, aiuta a capire a cosa ci troviamo davanti e dà indicazioni su come comunicare con il bambino per favorire l'apprendimento del linguaggio durante la quotidianità.

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Storie con i fonemi

"Storie con i fonemi - Altre attività e racconti illustrati per allenare le competenze fono-articolatorie" di Valentina Dutto (lo trovate qui) contiene venticinque storie per aiutare i bambini a memorizzare e automatizzare il corretto schema fono-articolatorio di tutte le consonanti della nostra lingua, i dittonghi e altri gruppi, stimolando allo stesso tempo la passione per la lettura.

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Giochiamo con i fonemi

Sempre di Valentina Dutto è questo libro che fornisce ai genitori e ai logopedisti tante attività per stimolare la corretta pronuncia delle parole senza mai perdere l'attenzione da parte del bambino, ma coinvolgendolo in maniera divertente e semplice.

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Storie con prassie e onomatopee

"Storie con prassie e onomatopee" è un libro (acquistabile qui) per leggere insieme ai bambini storie fatte apposta per scoprire i suoni e la bocca, accompagnandoli in maniera coinvolgente verso la corretta pronuncia.

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Balbuzie

"Balbuzie. Fondamenti, valutazione e trattamento" è un libro più scientifico, pensato per i professionisti, che tuttavia i genitori di bambini balbuzienti possono leggere per capire meglio questo disturbo complesso e delicato.

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I disturbi del linguaggio

Stesso discorso vale per questo volume abbastanza tecnico ma molto prezioso per capire i disturbi del linguaggio in età evolutiva, integrando ciò che dirà il logopedista ai genitori.

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“E adesso “Chi lo veste (il bambino)”?”: a questa domanda vuole rispondere kiloveste.com, il primo portale e-commerce interamente dedicato all'abbigliamento di seconda mano da bambino.

Assoluta novità nel panorama delle vendite online, Kiloveste è un portale facile, veloce e snello, per acquistare abbigliamento al chilo invece che al pezzo. Esatto, al chilo! E ora vi spiego come funziona.

La filosofia dietro a Kiloveste

“Made in Prato”, Kilovese punta forte sul concetto di sostenibilità. La città laniera infatti, da sempre avanguardia nel campo del riuso delle materie prime tessili, è al centro della filiera internazionale del riciclo.

Come sappiamo, l’industria della moda e dell’abbigliamento è tra le più inquinanti. Solo in Italia, ogni anno vengono raccolte 110.000 tonnellate di abiti usati. Solo una piccola parte arriva all’incenerimento, però; tutto il resto passa dalle mani sapienti dei “cenciaioli” pratesi, che ogni giorno, da sempre, dividono, selezionano, riciclano le fibre tessili.

Ecco perché vestirsi in maniera sostenibile è sempre più imprescindibile, partendo dal seconda mano e dall’economia circolare che permette di evitare di produrre nuovi capi (con conseguenti sprechi): acquistare vestiti per bambini second hand (sappiamo quanto i bambini utilizzino i loro abiti per pochissimo tempo!) o vintage per noi è un’ottima scelta.

Kiloveste, addirittura, punta sulla vendita al chilo e non a singolo pezzo. “L’idea – spiega Thomas Gargano, ideatore del progetto – è nata in pieno lockdown. In quel periodo di riposo forzato, molte mamme, dovendo fare i conti con il cambio di stagione, la crescita dei figli e i negozi chiusi, letteralmente non sapevano come vestire i propri figli. Da lì KiloVeste, che al tempo stesso vuole essere una domanda e un'indicazione sulla tipologia di vendita”.

Come funziona Kiloveste

Realizzato dall'azienda pratese Trame Digitali, kiloveste.com permette di selezionare la fascia d’età (0-9 mesi, 9-18 mesi, 18-36 mesi, 4-6 anni, 10-14 anni), la quantità (1, 2 o 3 chilogrammi) e la stagione (primavera/estate o autunno/inverno). Sarà a questo punto che entrerà in azione una squadra composta da donne e uomini, mamme e papà, che selezionerà per il cliente un mix di vestiti tra magliette, tutine, pantaloncini, camicie, giubbotti e via discorrendo.

Dopodiché, il cliente riceverà l’abbigliamento selezionato e scelto appositamente per lui, impacchettato in un packaging-caramella sostenibile in cotone riciclato (riutilizzabile come tovaglia!).

Cime di rapa: proprietà, benefici e ricette

Lunedì, 15 Febbraio 2021 15:11

Non esistono solo le orecchiette con le cime di rapa (che, chiariamolo, sono una delle ricette più deliziose della cucina italiana! Le cime di rapa (o friarielli a seconda della preparazione e della regione) sono crocifere dalle proprietà fenomenali, dal sapore gustosissimo e dalla versatilità preziosa. Sono tipicamente invernali, ma si trovano anche surgelate (oppure possiamo congelarle noi!), e si prestano a molte preparazioni.

Ecco quindi una panoramica sulle cime di rapa, l'ortaggio amaro della famiglia di cavolfiori e broccoli che fa parte della tradizione culinaria del Bel Paese.

La cima di rapa, una crocifera

Le cime di rapa innanzitutto sono crocifere, ovvero fanno parte della stessa famiglia di verdure erbacee di cui fanno parte broccoli, cavolfiori e cavolo nero (detta anche famiglia delle Brassicacee Burnett) e si chiamano scientificamente Brassica Rapa Sylvestris. Si presentano in lunghe foglie tenere e piccole inflorescenze (i broccoletti), hanno un sapore amaro e intenso e il gusto ricorda quello dei broccoli.

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La diffusione maggiore la si ha in Puglia, Lazio, Calabria, Molise e Campania (a livello di coltivazione), ma le si mangia in tutta Italia.

Le proprietà delle cime di rapa

Come le altre crocifere, le cime di rapa sono ricche in vitamine (soprattutto la A, la K e la C) e di sali minerali (ferro, calcio e fosforo), oltre che di elementi antiossidanti e alleati del sistema immunitario, tanto che sono ritenute, oltre che buonissime, anche anticancro. Sono quindi utili in inverno e nel breve termine per rafforzare le difese contro i malanni stagionali, ma è consigliato mangiarne in grande quantità proprio per ottenere benefici a lungo termine.

Sono composte da acqua, proteine, grassi, carboidrati e fibre.

Altra sostanza in loro contenuta è il sulforafano, che oltre a prevenire certi tipi di tumore è benefica anche in caso di diabete e artriti di varia natura.

Come consumare le cime di rapa

Le cime di rapa, a differenza di broccoli e cavolfiori, non si presentano in cespi, ma in foglie lunghe, alle quali stanno attaccati i piccoli broccoli che danno il tipico sapore.

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Le si sbollenta in acqua calda oppure al vapore e possono essere ripassate in padella a seconda della ricetta.

Alcune ricette

La ricetta più utilizzata e conosciuta è di certo quella delle orecchiette alle cime di rapa (nel link tutti i passaggi), ma esistono altri modi per gustare i friarielli.

Innanzitutto, sulla pizza: sbollentati e ripassati in padella, possono essere abbinati alla salsiccia oppure da soli.

Buonissimo è anche il risotto con le cime di rapa: dopo averle sbollentate in acqua bollente per dieci minuti, scoliamole (tenendo da parte l’acqua di cottura!) e mettiamole in padella insieme al risotto mentre lo cuociamo (a dieci minuti dalla cottura), frullandone una piccola parte per creare la crema verde.

Qui invece trovate altre ricette generiche con le benefiche crocifere o crucifere.

 

Cecilia

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