Dove comprare la fascia per neonato

Venerdì, 22 Marzo 2019 14:52

La fascia porta bebè è certamente uno degli strumenti più amati dai genitori: più versatile del marsupio e più comoda del passeggino, viene utilizzata sia in casa che fuori casa e ha il vantaggio di creare tra mamma e papà e bimbo un rapporto corporeo e sensoriale davvero molto forte (anche se, come sappiamo, ci sono alcuni bambini che non amano essere portati in fascia).

Di fasce ce ne sono davvero di tutti i tipi. Quando i nostri bimbi erano piccoli ne abbiamo provate diverse, e per questo sappiamo consigliarvi dove comprarle, scegliendo le migliori in relazione qualità-prezzo.

Dove comprare la fascia per neonato: quali sono le migliori fasce porta-bebè e dove comprarle

Fisicamente, le fasce porta bebè si trovano in quasi tutti i negozi per l’infanzia più forniti. Anche online, tuttavia, è possibile trovarne di diverse, per tutte le esigenze e per tutte le tasche.

Su Amazon, innanzitutto, ne troviamo davvero di bellissime, di tutti i prezzi. Come questa, ad esempio, di Laleni, in cotone 100% organico e adatta dalla nascita (per bimbi dai 3,5 kg) fino a 15 kg del bambino. È molto leggera rispetto a tante altre ed è pensata per essere il più possibile ergonomica. Costa 29,99 euro.

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Sempre su Amazon ecco la fascia in 100% cotone di Makimaja, con un carinissimo motivo e righe, che arriva a casa con un bavaglino e un’extra borsa da portare con sé. Costa 20,90 euro ed è adatta a bambini fino ai 15 kg.

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Su Mukako troviamo invece questa fascia in cotone biologico di Babylonia, semplice e leggera, adatta, stavolta, a bambini fino a 18 kg di peso. Costa 67,50 euro e la trovate qui.

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Molto comoda, sempre su Mukaku, è la fascia con anello e spalla imbottita di Babylonia: permette di portare bambini dalla nascita fino a 15 kg e assicura un supporto sia a mamma e papà che al piccolo in maniera perfetta. Costa 79,95 euro.

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Questa fascia per neonato la troviamo invece su RocketBaby ed è molto comoda In 100% cotone organico, porta bambini fino a 20 kg di peso ed è quindi perfetta per essere utilizzata un po’ di più delle altre, anche grazie al tessuto molto resistente. Costa 74,96 euro e le fantasie sono davvero deliziose.

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Infine, su RocketBaby troviamo anche questa fascia incrociata, diversa dalle altre perché non necessita di nodi o bottoni. Porta bambini fino ai 12 kg ed è disponibile in più taglie (S/M/L). È in 100% cotone organico ed è pensata per non affaticare mai la schiena di chi porta il bambino. Costa 54,96 euro e la troviamo qui.

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L’amicizia è anche sacrificio

Venerdì, 22 Marzo 2019 09:05

L’amicizia richiede sacrificio. L’amicizia richiede empatia. L’amicizia richiede amore incondizionato. Sembrano frasi semplici e banali, concetti conosciuti. Ma siamo sicuri di mettere in pratica tutto questo?

Perché l’amicizia richiede SACRIFICIO. E il sacrificio non è qualcosa di semplice, naturale o automatico. Il sacrificio è sforzo e impegno, e dovremmo ricordarcelo un po’ più spesso, per coltivare i nostri rapporti in maniera più profonda, vera e appagante.

L’amicizia è anche sacrificio: l’amicizia va coltivata, per stare bene mentalmente e fisicamente e per creare legami che non sono semplice “conoscenza”

Partiamo da un presupposto: l’amicizia non è qualcosa di accessorio, o un lusso, o qualcosa che ci concediamo. L’amicizia è un bene primario della nostra vita. È necessaria e vitale, perché ci fa stare bene, ci fa vivere meglio e più a lungo, ci procura benessere psicofisico.

Per capire meglio quest’importanza benefica dell’amicizia, basta pensare al suo contrario, ovvero la solitudine. La solitudine fa male, porta alla depressione, e la depressione crea scompensi psicofisici non indifferenti. Il malessere mentale che porta con sé la solitudine, insomma, si riversa concretamente sul nostro fisico, affaticandolo e facendolo stare peggio. Di conseguenza, è facile capire come l’amicizia sia di vitale importanza nella vita di una persona.

Naturalmente ognuno è come è: c’è chi ha un sacco di amici, chi preferisce la solitudine. Ma in ogni caso, c’è modo e modo di amare la solitudine, e anche il più burbero dei burberi sa che non esiste la vita senza amicizia. Perché non è il numero di amici ad essere importante, è la qualità. Potrebbero quindi essere dieci, mille, oppure uno. L’importante è avere qualcuno.

Questo qualcuno, però, va coltivato. Va amato. Ci vuole impegno, perché l’amicizia non cresce se non la annaffiamo. E ci vuole sacrificio.

Non basta quindi avere buoni amici. Bisogna essere buoni amici prima di tutto. E bisogna investire emozioni, tempo e impegno per esserlo.

Tutti abbiamo quell’amico che amiamo moltissimo e che qualche motivo non sentiamo spesso come vorremmo. A volte è solo per pigrizia, altre perché effettivamente il tempo scarseggia. Ma siamo certi di non trovare nemmeno un piccolissimo momento per fare una chiacchierata, per sentirsi, per bere un tè o una birra insieme?

Da adulti è (purtroppo) normale abbandonare alcune amicizie. A volte è giusto così, perché queste amicizie sono tossiche o perché effettivamente si è chiuso un capitolo della propria vita. Ma spesso, invece, si tratta solo di mancanza di voglia, impegno e sacrificio. Lo sappiamo che è difficile: la vita adulta è fatta di impegni, stress, lavoro, famiglia, hobby… Ma se trovassimo del tempo in più per l’amicizia, tutto sarebbe più bello, confortevole, benefico e soddisfacente.

Per coltivare queste amicizie, dicevamo, serve sacrificio. Ma questo sacrificio è solo iniziale, e si traduce in pochi gesti che tuttavia svolteranno il corso di queste amicizie, che ne beneficeranno in maniera incredibile.

Sacrificio significa farsi vedere, sia quando c’è bisogno in situazioni particolari, sia quando non c’è nulla di diverso dal solito, solo per passare del tempo insieme.

Sacrificio significa rinunciare a qualcosa per i propri amici. A qualcosa di confortevole, come il pisolino o la serata sul divano, per uscire di casa e vedersi. E a qualcosa di quotidiano solo per aiutare un amico in difficoltà.

Sacrificio significa esserci sempre, anche quando il vento cambia e l’amicizia non è tutta rose e fiori. Perché le amicizie più vere sono quelle che superano una tempesta.

Sacrificio significa fare sentire la nostra presenza, anche solo con un messaggino quando sappiamo che l’altro è preoccupato per qualcosa, o quando sta passando una giornata particolarmente orgogliosa, o quando semplicemente lo stiamo pensando.

Significa scegliere l’amicizia, che non è semplice “conoscenza”, ma un sentimento più profondo, una presenza più costante. Una presenza fondamentale per noi e per gli altri. Una scelta che facciamo perché sappiamo che è quella giusta, che darà benessere a noi e all’altro.

“Piagnucolare”: qualcosa di diverso dal semplice piangere. Qualcosa che tutti i genitori di bambini tra i due e i quattro anni (suppergiù) hanno fatto esperienza. Molta esperienza. Perché il piagnucolio dei bambini è qualcosa di unico, a livello uditivo.

Non è il classico pianto che indica un bisogno fisico del bambino, un bisogno primario, un bisogno immediato, come può esserlo il pianto da fame o il pianto per essere cambiati, o, ancora, quello delle colichette. Piagnucolare vuol dire richiedere l’attenzione dei genitori per qualcosa di più profondo. E se questo piagnucolio è, a detta di tutti i genitori, fastidioso, un motivo c’è. E a spiegarlo è la scienza.

Perché i bambini piagnucolano, secondo la scienza: se il piagnucolio è così fastidioso è perché nasconde qualcosa di più profondo

Quando un bambino piagnucola l’attenzione dei genitori viene catturata immediatamente, al pari dei casi in cui un bambino piange disperato. La reazione? La maggior parte delle volte, naturalmente, è fastidio, frustrazione, rabbia perché non capiamo immediatamente quale sia il bisogno.

Solitamente, il piagnucolio caratterizza i bambini tra i due e i quattro anni ed è uno dei suoni più efficaci di questo mondo. Proprio come il pianto vero e proprio. Anzi, di più: una ricerca pubblicata su Reuters mette infatti in luce come il piagnucolio sia uno dei suoni che più distraggono l’essere umano e che infastidiscono al pari delle unghie sulla lavagna o di una macchina che frena improvvisamente.

Ecco perché la reazione immediata e più frequente è infastidirsi chiedendo ai bambini di “smetterla di piangere”. Tuttavia, proprio come per un pianto normale, dovremmo invece reagire con empatia e ascolto. Questo perché dietro al piagnucolio ci sono varie ragioni, più profonde di quanto pensiamo.

Potrebbe essere infatti, innanzitutto, una semplice ma importante richiesta di aiuto o di attenzioni, dettata da stress o da fattori scatenanti che fanno regredire il bambino ad uno stato nel quale vorrebbe essere accudito proprio come se fosse un bambino piccolo. E in effetti se ci pensiamo questo pianto ricorda vagamente il pianto dei neonati, come se i nostri bambini volessero imitarlo, imitando allo stesso tempo le vocine acute dei bimbi piccoli che chiedono attenzioni.

Come sappiamo, questo è un metodo efficace per far sì che i genitori si accorgano di loro, perché il pianto di un bambino scatena reazioni a livello fisiologico che fanno sì che ci mettiamo subito all’opera per cercare di alleviare il bisogno del neonato e del bambino. In questo modo, i bambini sanno (inconsciamente) che molleremo tutto ciò che stiamo facendo per aiutarli. E la prima cosa da fare sarebbe chiederci cosa c’è davvero che non va, a livello profondo e non superficiale.

Alla stessa maniera il bisogno profondo potrebbe essere quello di avere bisogno di positività o di riconnettersi con mamma e papà, attirando la loro attenzione per avere il focus di uno dei due (o entrambi), come mostra una ricerca degli psicologi Richard B. Slatcher e Christopher J. Trentacosta (che spiega anche come il piagnucolio sia più frequente nei bambini provenienti da contesti familiari conflittuali). E in effetti nel momento in cui ci si concentra su di loro, mollando tutto, la situazione solitamente migliora. Meglio quindi provare ad ascoltare questo piagnucolio, piuttosto che smorzarlo con uno “smettila di piangere”, giocando per un attimo insieme o approfittandone per una coccola.

Altre motivazioni dietro al piagnucolare possono essere la difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni (e in questo caso ciò che possiamo fare è parlare e cercare di fare uscire i sentimenti dei bambini, parlando di tutte le emozioni) oppure l’essere troppo sensibili, troppo esuberanti (reagendo ad ogni situazione in maniera forte e sentita) o, ancora, perché sono consapevoli che piagnucolando otterranno qualcosa che vogliono in cambio (e in questo caso dobbiamo fare attenzione, poiché sarà difficile, poi, tornare indietro quando diventa un’abitudine).

In ogni caso il dialogo e l’ascolto sono d’obbligo e fondamentali tanto per la serenità della famiglia quanto per la crescita armoniosa del bambino. Ricordiamo sempre che ogni richiesta di attenzioni è sempre qualcosa di più: approfittiamone, quindi, per mettere tutto sul piatto, capire, scambiare sentimenti con i bambini, educandoli e dando sempre e comunque il nostro supporto quando ne hanno più bisogno.

Non chiamiamola semplicemente “fasciatoio”: la zona dedicata al cambio pannolino è per noi qualcosa di molto più figo, molto più complesso, molto più comodo. E per questo è più carino chiamarla con il nome anglosassone, e cioè la “changing station”, la stazione del cambio. Perché questa è proprio una postazione perfetta, se ben organizzata, nella quale abbiamo tutto l’occorrente non solo per il cambio pannolino ma anche per i massaggi, le coccole, la pulizia del nostro bimbo e tutto ciò di cui abbiamo bisogno durante la giornata.

E se i pannolini sono anche belli da vedere, tutto è più semplice: noi utilizzando i pannolini Lillydoo non solo abbiamo la certezza di non finirli mai (perché arrivano direttamente a casa grazie all’abbonamento!), ma amiamo metterli in mostra in cestini e scaffali, perché sono proprio fighissimi, con fantasie delicate e un po’ nordiche. (Se volete provarli, basta ordinare il pacchetto prova).

Ma come organizzare questa changing station? Ecco i nostri consigli per renderla davvero comoda, utile e completa, per rendere il momento del cambio pannolino qualcosa di non così tragico come certi film o pubblicità vogliono farci vedere, ma qualcosa di coccoloso e tenero, dove passeremo moltissimi momenti quotidiani con il nostro bimbo.

La changing station, lo spazio per il cambio bebè: come organizzare la changing station per cambiare il pannolino e lavare il nostro bimbo con tutto l’occorrente

Il luogo ideale nel quale posizionare la nostra changing station è certamente il bagno, perché siamo vicini al lavandino, alla doccia o alla vasca, ed è quindi perfetto per non fare troppi spostamenti quando dobbiamo lavare il nostro bebè. Tuttavia, se manca lo spazio, va benissimo anche in camera o in cameretta, oppure nello studio. Basta che siamo comodi noi!

Tra gli essenziali da avere nella nostra changing station, oltre ad una base morbida e lavabile sulla quale appoggeremo il nostro bambino, c’è il nappy organizer, ossia l’organizzatore di pannolini. Ce ne sono di tutti i tipi. Possiamo scegliere ad esempio quello da tenere accanto alla changing station, come un carrellino nel quale appoggiare i pannolini e tutte le creme e gli accessori che ci serviranno.

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Oppure di questo genere, da appendere al muro o accanto alla changing station, che è molto comodo perché permette di dividere i pannolini da giorno e da notte oppure di dividere i componenti dei pannolini lavabili (se utilizziamo questi).

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Altro genere sono i nappy organizer che possiamo appendere alla porta, molto molto comodi e pratici.

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Infine, ecco i nappy organizer da cassetto, se la nostra changing station presenta una cassettiera: possiamo comprarli con i divisori oppure creare noi la divisione sistemando nel cassetto più contenitori di differenti dimensioni.

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Per quanto riguarda la changing station vera e propria, anche qui abbiamo una vasta varietà di scelta. Per il bagno ce ne sono di questo tipo, da creare con le nostre mani e da fissare molto bene al muro e ottime soprattutto nei primi tempi, quando i nostri bimbi, ahinoi, si sporcano moltissimo con la pupù liquida, ritrovandosela su tutta la schiena.

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Il carrellino da spostare è molto comodo: possiamo trasportarlo nelle varie stanze in base alla necessità.

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Ci sono poi le changing station che possiamo trovare nei negozi di design, da appendere al muro (a scomparsa, e quindi molto comode)…

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Oppure quelle che possiamo costruire utilizzando moduli spostabili e intercambiabili, in modo da sfruttare tutto lo spazio della stanza in cui andremo a collocare la nostra changing station.

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Per arrivare a opzioni super smart, come l’armadio trasformato in changing station, con all’interno tutto ciò di cui abbiamo bisogno, dai cassetti al fasciatoio, dal nappy organizer alla zona nella quale riporre i vestitini e le creme.

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E quindi arriviamo all’ultimo elemento che non può cambiare nella nostra changing station: oltre al fasciatoio vero e proprio (il mobile) e ai nappy organizer nei quali organizzare i pannolini, non possono di certo mancare le creme per il cambio del pannolino, che dobbiamo scegliere con cura perché la pelle e il sederino dei nostri bambini sono davvero, davvero delicati.

Come sempre è bene affidarsi a creme naturali e di fiducia, sicure e leggere. Andranno organizzate anche queste in maniera smart, semplice e comoda, e le nostre scelte solitamente ricadono sugli organizer da parete (che possiamo appendere anche sul lato della nostra changing station o sulla porta).

I prodotti che sentiamo di consigliarvi sono certamente l’olio di mandorle bio, la crema protettiva emolliente e la crema idratante di Lillydoo, senza profumi e PEG e quindi super naturali e delicati sulla pelle del bambino!

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Le abitudini e le routine sono parte integrante dell’essere umano. E non parliamo solo dei bambini, ma anche di noi adulti. Pensateci: avere dei punti di riferimento, degli orari, dei luoghi confortevoli e delle abitudini ci fa stare bene. Come dopo una vacanza o un viaggio di lavoro: per quanto siamo stati bene, quanto è bello tornare alla propria casa e ai propri orari?

La vivacità della vita non si mette in dubbio: cambi di piano e avventure estemporanee sono altrettanto fondamentali. Ma, di base, la routine è importante per stare bene fisicamente e mentalmente. E fa bene anche alla famiglia, che dalle abitudini e dalla routine guadagna benessere, serenità e felicità.

Perché la routine è fondamentale per una famiglia felice: come le abitudini aiutano le famiglie ad essere serene, felici e unite

Nell’immaginario comune della società di oggi, che va veloce ed è sempre in movimento, le abitudini sono etichettate come noiose e tristi. La routine è additata come sintomo di vita piatta. Ma non è assolutamente così, perché, sopratutto in famiglia, la routine è molto positiva. Senza la routine, la vita diviene caotica, destrutturata, incasinata. E per quanto una giornata ricca di abitudini possa risultare prevedibile, in realtà è solo più consistente, confortevole e solida.

Per i bambini questo è un dato di fatto, ma in realtà lo è per tutte le età. Dall’infanzia all’età adulta fino alla vecchiaia, le abitudini quotidiane sono un punto fermo della vita, una rassicurazione. E in famiglia questo è ancora più vero, perché quando una famiglia ha una routine stabile e rodata e abitudini confortevoli, è più felice e rilassata.

Ma facciamo un passo indietro: per ogni essere umano avere delle abitudini è benefico prima di tutto perché aiuta ad essere più organizzati e ad avere la mente più fresca. Aiuta a raggiungere i propri obiettivi. E anche per i bambini è così.

Pensandoci superficialmente, è naturale pensare che i bambini abbiano più voglia di giocare, strafare, stravolgere la routine e divertirsi piuttosto che focalizzarsi sulle piccole routine quotidiane come fare i compiti, aiutare nelle faccende di casa, lavarsi i denti o andare a dormire ad una certa ora. Ma in realtà quando queste routine e abitudini mancano, allora se ne sente la mancanza. Le abitudini, infatti, sono un punto fermo della vita di un bambino, che permette di fare i conti con i cambiamenti, organizzarsi, rilassarsi dallo stress e fare di nuovo il focus della giornata.

Per il cervello umano è normale e naturale cercare l’abitudine, cercare ciò che conosce e resistere ai cambiamenti (pensiamo solo a quanto è difficile modificare un’abitudine). E anche il cervello dei bambini funziona così. Questo perché lo “sconosciuto” è spaventoso. Lo è per un adulto, figuriamoci per un bambino, che sta scoprendo un mondo per lo più sconosciuto in un corpo che cambia continuamente svelando cose prima sconosciute. Tutto è sconosciuto: dalle verdure nuove nel piatto ad un nuovo gioco, dal vedere una discussione accesa a conoscere nuova gente.

Le abitudini, quindi, aiutano i bambini ad affrontare ogni cambiamento, dal più piccolo al più grande, nella loro vita. E dato che la loro vita è in continuo cambiamento, ecco che la routine diviene un pilastro della giornata.

La routine aiuta i bambini, e aiuta quindi tutta la famiglia a vivere in serenità. Per vari motivi: perché il contesto familiare li conforta e li tranquillizza; perché i cambiamenti improvvisi destabilizzano i bambini, che se non trovano un punto fermo si ritrovano stressati e ansiosi; perché le abitudini insegnano ai bambini a controllarsi e a comportarsi in maniera costruttiva di fronte ad ogni situazione.

Non solo: la routine è un beneficio in quanto toglie dalla quotidianità lo stress dell’autorità. In altre parole: quando i bambini sanno già cosa devono fare e sono abituati a farlo, noi genitori non ci ritroviamo continuamente a doverli guidare o sgridare per fare quella determinata cosa.

E ancora, le routine insegnano ai bambini l’importanza della cooperazione, dell’indipendenza, del concetto del “prima il dovere poi il piacere”

Insomma: i benefici sono innumerevoli. Cerchiamo quindi una routine familiare stabile e serena, che non sia eccessivamente rigida (altrimenti rischiamo di incorrere in conseguenze negative), ma nella quale ognuno supporta gli altri e trova il suo spazio.

Nu3, lo shop online per chi ama il naturale

Martedì, 19 Marzo 2019 14:25

Se come noi amate utilizzare prodotti naturali, se state attenti al benessere e cercate sempre il meglio per l’organismo, saprete che non è semplice. Al supermercato, ma anche online, la maggior parte dei prodotti non è esattamente salutare e ci si ritrova sempre a leggere le etichette forsennatamente per non trovare spiacevoli sorprese.

Quando invece si trova uno shop che fa al caso nostro, è bene tenerselo stretto: è il caso di Nu3, il negozio online super fornito, il negozio online super fornito per l’alimentazione sana che tiene davvero al benessere, proponendo prodotti di qualità ad un prezzo davvero conveniente.

Nu3, lo shop online per chi ama il naturale: superfood, integratori, alimenti naturali e biologico in un solo shop super fornito

Nu3 è uno shop online davvero pazzesco: ci si trova di tutto, dai prodotti naturali (buonissimi!) per l’alimentazione quotidiana a quelli che non dovrebbero mancare nella dispensa di ogni sportivo (come i prodotti proteici o gli integratori), dagli integratori per la salute (dalla vitamina A, agli omega-3 fino allo zinco) alle farine più ghiotte e naturali fino ai sostituti dello zucchero e alle spezie.

Tutti i prodotti presenti sul sito (oltre ad essere davvero moltissimi) sono di ottima qualità: questo perché Nu3 vuole facilitare la vita a chi fa attenzione alla propria alimentazione e alla propria salute, facendo sì di trovare facilmente e semplicemente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Tutto viene selezionato da un team di nutrizionisti ed esperti, ed è questa la marcia in più di questo shop online.

Uno shop di superfood, potremmo definirlo. Perché da Nu3 c’è davvero il meglio della natura e tutti i prodotti provengono da coltivazioni biologiche certificate.

Qualche esempio? Ci sono i semi di chia biologici e il chia pudding per gli amanti di questo superfood (e anche la farina di chia, particolare e molto versatile!); la frutta secca più varia; l’olio di cocco spremuto a freddo da coltivazioni biologiche controllate; la farina di cocco (deliziosa per dolci alternativi!), quella di patate dolci e di mandorle; e poi tutti i sostituti dello zucchero per rendere molto più sani i nostri dessert, come lo sciroppo d’agave e lo sciroppo di fiori di cocco.

Per gli sportivi, poi, c’è una selezione imperdibile: su Nu3 troviamo infatti moltissimi mix proteici per frullati, anche senza zucchero, così come gli snack proteici più buoni e bilanciati e i burri d’arachide più deliziosi. E le proteine sono davvero varie: ci sono quelle del riso, della canapa, dei semi di zucca, della soia…

E per i lettori di Mamma Pret a Porter c’è uno sconto da non perdere: fino al 31 luglio inserendo al checkout il codice MAMMAPRETAPORTER15 riceverete uno sconto del 15% (valido su un solo acquisto per cliente). Insomma, cominciate a fare la spesa come noi su Nu3: facciamo incetta di cose buone, sane e naturali!

Giocare con i bimbi piccoli è uno spasso. Ma, diciamo la verità, a volte quando stiamo insieme tutto il giorno ci rendiamo conto che i nostri bimbi piccoli non si staccano mai da noi. È normale: preferiscono giocare con noi perché in questo modo ci scoprono, si sentono sicuri, si sentono guidati. Ed è quindi giustissimo assecondare questa loro volontà, anche perché il gioco insieme a mamma e papà è fondamentale per uno sviluppo armonioso.

Detto questo, anche il gioco indipendente è fondamentale per la crescita. Giocare da soli significa per un bambino sviluppare autonomia ed indipendenza, creatività, immaginazione, fantasia, problem-solving… E poi, diciamolo, anche noi ogni tanto abbiamo bisogno di riposo e di rientrare nel mondo adulto per un attimo! Ecco perché non dobbiamo sentirci in colpa, ma, anzi, ogni tanto è necessario stimolare i bambini a giocare in maniera indipendente.



Come fare? Ecco i nostri consigli!

Come incoraggiare i bambini a giocare da soli: qualche trucco per stimolare i bambini al gioco indipendente

Il primo consiglio è quello di dare la possibilità al proprio bambino di sviluppare e seguire la propria fantasia senza il nostro aiuto. È necessario, quindi, far sì che attorno a lui abbia materiali (di tutti i tipi, anche quotidiani) che possano stuzzicare la sua fantasia per inventare giochi immaginari.


A volte, ad esempio, bastano le lenzuola per dargli lo spunto di costruire un fortino in salotto con i cuscini, oppure della farina e delle ciotole per giocare alla cucina, dei fogli e dei colori per mettergli voglia di disegnare e dipingere, un cerchietto con orecchie per recitare la parte dell’orsetto…

Importantissimo è anche seguire la sua naturale tendenza e la sua età. È ovvio che non vorrà giocare con un giocattolo per bambini più grandi o più piccoli, ed è altrettanto logico che non avrà voglia di cimentarsi da solo in un’attività che non lo stimola. Se in quel momento ama cucinare, lasciamo che cucini. Se non mostra interesse per le macchinine, non proponiamole. Se i libri lo attraggono, lasciamogli a disposizione tutti quelli che abbiamo. Se è un bambino che ama il movimento, lasciamo che provi prima la balance bike e la balance board, poi la bicicletta senza rotelle… E così via.

Anche a livello sociale il bambino deve poi imparare l’indipendenza ed è quindi fondamentale che si interfacci con i bambini della sua età, per imparate ad interagire anche senza adulti attorno. Ed è anche bellissimo per noi mamme: quando andiamo al parco o invitiamo a casa qualche amichetto, sappiamo che avremo del tempo per noi mentre il nostro bimbo si divertirà e imparerà qualcosa. E in questo modo non sarà solo divertimento, ma anche crescita sociale e interpersonale.

Infine, quando i bimbi proprio non hanno voglia di stare sulle loro ma agognano per la nostra compagnia, non neghiamogliela, ma trasformiamo il tempo passato insieme in gioco: in questo modo, i bambini giocheranno e si divertiranno e noi faremo comunque ciò che dobbiamo fare. Per intenderci: lasciamo che ci aiutino, facendoli cucinare accanto a noi, o dandogli una scopa per spazzare il pavimento, stendendo i panni, dandogli carta e penna quando stiamo lavorando (possono fare finta di lavorare insieme a noi!).

In altre parole: lasciamo che intraprendano il gioco della vita adulta, imitandoci, provando a fare da soli, ma sempre accanto a noi. In questo modo sentiranno di stare facendo qualcosa insieme a noi, ci sentiranno vicini, ma sperimenteranno movimenti e pensieri assolutamente giocosi, educativi e stimolanti!

La delicatezza della pelle dei bambini ci porta a scegliere prodotti studiati appositamente per i loro bisogni. Non solo nell’igiene quotidiana, ma anche nei momenti in cui la loro cute necessita di cure più specifiche, sempre nel rispetto della fisiologia della loro pelle, particolarmente delicata.

In caso di arrossamenti è, quindi, importante scegliere un prodotto in grado di lenire e rigenerare la pelle dei nostri bimbi. Bene scegliere un preparato delicato, naturale e allo stesso tempo fisiologicamente efficace: Pasta Emu di Fiocchi di Riso è tutto questo!

Pasta Emu: preparato a base di olio di emu e Aloe Vera

Quando parliamo del cambio pannolino consigliamo sempre l’uso di creme delicate e naturali che prevengano gli arrossamenti e che mantengano la pelle nel suo stato fisiologico naturale. In caso di arrossamenti è necessario, invece, passare a prodotti specifici che contrastino in maniera delicata e naturale lo stato di irritazione.

In questo senso un valido aiuto ci arriva dalla Pasta Emu, preparato della linea Dermo cura di Fiocchi di Riso che protegge la pelle ma, allo stesso tempo, svolge le primarie funzioni di lenire gli arrossamenti cutanei e di favorire la rigenerazione della pelle.

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La sua composizione è davvero unica e sicura: con principi attivi naturali e dermocompatibili, assolutamente efficaci. Tra gli ingredienti principali della pasta Emu troviamo, infatti, l’olio di emu e l’aloe vera. Ma cos’è l’olio di emu?

Dalla forte azione nutritiva, lenitiva e cicatrizzante l’olio di emu ha un’alta concentrazione di lipidi naturali ricchi di Omega 3, 6 e 9. L’elevata presenza di acido oleico migliora, poi, la penetrazione dei principi attivi e stimola la rigenerazione cellulare fino agli strati più profondi della cute.

L’azione nutritiva e lenitiva dell’olio di emu si combina con quella dell’Aloe Vera, altro importante ingrediente di questo preparato: è un estratto vegetale dalle incredibili proprietà antinfiammatorie, ricco di amminoacidi che favoriscono la produzione di collagene e contrastano la disidratazione cutanea.

Grazie a questa formulazione la Pasta Emu aiuta la cute arrossata e irritata a ritrovare lo stato di benessere, nutrendo la pelle e rispettandone la fisiologia, svolgendo un’azione restitutiva e lenitiva, in particolare nella zona pannolino, la più sensibile. 


Il preparato Pasta Emu è senza ossido di zinco, dermatologicamente testato e privo di 1,4-Diossano e Nichel, adatto, quindi, anche alle pelli più sensibili.

Utilizzati dagli aborigeni e dalle popolazioni australiane da secoli, i fiori australiani sono essenzialmente un’alternativa a quelli di Bach: attraverso essi si sfruttano infatti le proprietà dei fiori, riequilibrando il corpo attraverso la mente.

In questo articolo vi abbiamo illustrato le proprietà benefiche di questi fiori australiani. Oggi, invece, vi proponiamo delle miscele di questi fiori australiani per il bambino, da utilizzare in base alla patologia o alla condizione che vogliamo curare, o semplicemente per stimolare la loro mente e il loro corpo a dare di più.


Come i fiori di Bach, infatti, anche i fiori australiani sono adatti ai bambini. Basta scegliere le miscele giuste, facendoci consigliare anche dal nostro erborista di fiducia.

5 miscele di fiori australiani per i bambini: quali miscele di fiori australiani utilizzare con il bambino

Per la scuola e la concentrazione

Per vivere con serenità la scuola dobbiamo scegliere essenze che aiutino il bambino tanto a stare bene nell’ambiente quanto a mantenere un certo equilibrio in classe, per concentrarsi meglio e per vivere così in maniera serena la giornata scolastica. I fiori più indicati sono quindi Bottlebrush (per stare sereni nell’ambiente, con gli amici e con i professori), Flame Tree (per l’inserimento in un gruppo, quindi molto adatto quando si cambia scuola o si inizia un nuovo percorso) e Black-Eyed Susan, per la calma.

Per rassicurare in periodi negativi

Il fiore australiano più adatto per superare le paure, le ansie e lo stress è Dog Rose. La sua proprietà è quella di rassicurare adulto e bambino rispetto alle paure che stanno vivendo e di conseguenza è indicato durante i periodi di cambiamento (lutti, separazioni, traslochi), che influenzano moltissimo i bambini.

Per gli eccessi di rabbia

Si consiglia di nuovo il Black-Eyed Susan, che aiuta a tranquillizzarsi e a calmare i nervi, e soprattutto il Mountain Devil, conosciuto come l’antidoto all’odio e alla rabbia. Questo non significa boccare le emozioni negative, ma semplicemente aiutare il bambino a interiorizzarle, capirle, canalizzare e gestirle, facendo uscire soprattutto l’amore che ha dentro.

Per controllare meglio il corpo

Come dicevamo, i fiori australiani sono utilizzati per guarire il corpo attraverso la mente. Tutto passa dalla mente, quindi, anche il controllo del nostro corpo. Per un bambino ai primi passi, o che sta scoprendo la sua fisicità, sarà quindi utile il fiore australiano Wild Potato Bush, indicato nei casi in cui una limitazione (mentale e fisica) non permette di progredire.

Per i disturbi da deficit di attenzione

In questo caso, è bene scegliere fiori australiani ed essenze che infondano tranquillità, ma, allo stesso tempo, favoriscano concentrazione e lucidità mentale. Il Bush Fuchsia favorisce la concentrazione e l’apprendimento, così come il Jacaranda; il Paw Paw aiuta la lucidità mentale; infine il Sundew contrasta la sonnolenza (che sembra un controsenso, ma serve anche questo a favorire la concentrazione).

Le mamme di figlie femmine lo sapranno bene (perché non ci si scappa: crescere figli maschi e figlie femmine è differente e dobbiamo mettere in campo risorse diverse). Si è praticamente sempre in bilico tra il voler essere “mamma amica” (Lorelei docet) o “mamma pressante”. E spesso, per il loro bene, tendiamo verso la seconda opzione, perché sappiamo che spingere le nostre figlie verso il meglio e fare il loro bene a volte significa dover fare la parte della mamma cattiva e rigida.

Be’, nessun problema: un recente studio mostra infatti come le mamme pressanti facciano davvero il meglio per le loro figlie. Ovvero: dare loro il tormento, essere rigide quando c’è da essere rigide e avere un polso fermo in fatto di educazione (soprattutto in adolescenza) alla lunga fa il loro bene.

Sì, essere mamme fastidiose ripaga: sarà il successo delle nostre figlie

Esatto, nel titolo lo diciamo: mamme fastidiose. Perché agli occhi delle nostre figlie quando siamo troppo presenti, quando ci impuntiamo, quando neghiamo una festa o un’uscita in discoteca, quando cerchiamo di spingerle sempre verso il meglio risultiamo fastidiose, pesanti, un tormento. Tant’è. Noi sappiamo che stiamo facendo loro del bene anche quando non ci comportiamo troppo da amiche.

Alzano gli occhi, rispondono male, sbattono le porte in faccia, si ribellano: arrivata l’adolescenza le figlie femmine passano inevitabilmente quel periodo nel quale lo scontro è all’ordine del giorno. L’abbiamo passato anche noi, no? Bene, questo delicato periodo è fondamentale, ed è fondamentale per noi mamme non recriminarci se ci sembra di utilizzare maniere troppo forti o severe.

A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Iser. Si intitola “Dietro ad ogni donna di successo c’è una mamma fastidiosa? Le adolescenti hanno più probabilità di successo quando hanno mamme assillanti”. E questo titolo dice tutto, no? Secondo la ricerca, essere un genitore assillante dà i suoi frutti, perché prepara le figlie al successo.


Questo, innanzitutto, perché aspettarsi molto dai nostri figli significa far sì che, anche inconsciamente, vogliano renderci orgogliosi e vogliano essere orgogliosi di loro stessi. E questo, secondo lo studio, si traduce in una probabilità minore - nel caso delle figlie femmine - di restare incinte in adolescenza, ma anche di avere più possibilità di frequentare l’università e di avere poi, da grandi, un lavoro soddisfacente a livello personale ed economico.

Lo studio è stato svolto nell’Università dell’Essex e ha preso in considerazione più di 15.000 ragazze tra i 13 e i 14 anni. Per la maggior parte di queste, il genitore con più “potere assillante” era la madre. In ogni caso, lo studio ha mostrato proprio come siano i genitori “fastidiosi” (agli occhi delle ragazze), quelli più presenti nella loro vita, a fare il bene a lungo termine delle proprie figlie.

La ricercatrice Ericka Gascon-Ramirez spiega meglio le ragioni dietro ai risultati. Secondo lei, infatti, per quanto ogni adolescente e giovane adulto pensi che sia giusto fare ciò che ritiene sia meglio per lui, alla fine le reminiscenze sui consigli dei genitori prima o poi escono, influenzando le scelte, anche quelle più personali.

Questo significa che inculcare alle nostre figlie l’importanza della scuola è giusto, ad esempio. Che inculcare il valore del rispetto degli altri e di se stessi è giusto. Che spingere ad essere sempre migliori è giusto. Che insegnare a fondo il valore dell’educazione è giusto. Che, insomma, trasmettere, anche severamente, l’educazione e il rispetto è giusto. E porterà benefici sulla loro vita.

Questo non significa che l’essere mamma-amica sia fuori discussione. Anzi. Le due cose certamente non si escludono: ci sono momenti per l’uno e momenti per l’altro. Basta che non ci sentiamo troppo in colpa se in certi periodi della vita ci ritroviamo, giustamente, a propendere verso il ruolo di mamma-severa-guida-tormento, soprattutto quando le nostre bambine hanno bisogno di essere guidate, accompagnate, consigliate e seguite.

In altre parole: essere presenti, controllare, essere intransigenti sulle regole base della vita e della convivenza e spingere le nostre figlie a dare sempre il meglio di sé alla lunga darà i suoi frutti. Siamo, quindi, mamme-amiche, ma siamo soprattutto mamme-guida.

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