Pipì a letto, un problema comune a molti bambini

Enuresi notturna: questo è il nome scientifico della pipì a letto, un problema che riguarda molti bambini, che continuano a bagnare le lenzuola nel sonno anche una volta spannolinati. Solitamente, l’enuresi notturna riguarda i bambini dai 5 ai 14 anni, ed è un problema che va affrontato subito, e non evitato.

Le conseguenze, infatti, non sono tanto fisiche, quanto psicologiche: la pipì a letto provoca nel bambino ansietà anche grave. E anche la famiglia ne risente. Ma vediamo nello specifico cosa fare.

Pipì a letto, un problema comune a molti bambini: l’enuresi notturna, perché è bene parlarne apertamente

Fare la pipì nel sonno è un problema che riguarda molti bambini: si ritiene che circa il 5-10% dei bambini intorno ai sette anni bagna regolarmente il letto nel sonno in maniera involontaria, portandosi poi il problema negli anni successivi.

Al di là del bagnare il letto in sé, l’enuresi notturna provoca ansia e disturbi. In primo luogo perché il sonno ne risente moltissimo, con le notti passate a svegliarsi e risvegliarsi, a cambiare le lenzuola, eccetera. In secondo luogo, porta il bambino e la famiglia a soffrire di ansia.

Ciò che dobbiamo però sfatare, è l’origine psicologica dell’enuresi notturna. Non è l’ansia a provocarla, ma l’ansia ne è una conseguenza. Le cause sono più fisiche e meccaniche, quindi. Nella maggior parte dei casi i bambini che bagnano il letto lo fanno per una semplice sovrapproduzione notturna di urina, o perché la vescica, per dimensione, non riesce a trattenerla, e i bambini, nel sonno, non percepiscono lo stimolo.

Come fanno sapere dall’Ospedale Bambin Gesù, poi, la pipì a letto è un disturbo ereditario: nel 70% dei casi circa almeno un familiare del bambino ha sofferto in gioventù dello stesso problema.

L’ansia, tuttavia, come dicevamo è una conseguenza frequente: i bambini si sentono meno sicuri di sé, ed è quindi importante trattare il problema con il giusto tatto e con degli strumenti efficienti.

Ma come evitare la pipì a letto? Come risolvere il problema delle lenzuola bagnate la notte dal bambino, evitando il problema e, soprattutto, le conseguenze psicologiche? Non basta aspettare fiduciosi, questo è certo.

Innanzitutto, è importantissimo parlarne con il bambino, facendo capire chiaramente che non è colpa sua, né di nessun altro. I bambini sentono una sorta di senso di colpa per aver provocato questa noia, e questo aumenta l’imbarazzo e il malessere generale.

Evitiamo, poi, le sfuriate o le arrabbiature, anche quelle “involontarie”. Sappiamo che svegliarsi la notte o trovarsi la mattina questo problema fa perdere la pazienza, ma è importantissimo rimanere positivi, spiegando al bambino la situazione e non aumentando il senso di colpa che già naturalmente sente.

Per essere certi che non ci siano cause fisiche importanti, poi, è fondamentale chiedere il parere del pediatra. Quando il bambino bagna la notte, insomma, è bene prenotare una visita, in modo che anche il medico sappia indirizzarci o su una terapia, o semplicemente su qualche consiglio pratico per arginare i risolvere il problema dell’enuresi notturna.

A volte, ad esempio, anche la stitichezza può causarla. Se il bimbo non si svuota regolarmente, l’intestino preme sulla vescica, e questo porta alla pipì a letto. Spesso, quindi, anche solo regolarizzando l’alimentazione la minzione notturna cessa.

Nel caso in cui i problemi fisici siano più importanti, sarà il medico a prescrivere gli esami necessari e i farmaci che possono aiutare il bambino, ma solo, appunto, se il problema è più grave.

Un altro consiglio, oltre a regolare l’alimentazione e a parlarne in maniera tranquilla, è quello di rieducare i bambini alla minzione. Ovvero: insegniamo che non è giusto trattenere, anche durante il giorno, la pipì; educhiamoli a bere frequentemente, in modo da allenare e allargare la vescica; e, infine, evitiamo le bibite almeno la sera.

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Ti potrebbe interessare anche

Pipì del neonato: tutto quello che c'è da sapere
 

Cecilia

Untitled_design-3.jpg