I segnali dell’autismo

L’autismo è, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un gruppo di disordini complessi dello sviluppo cerebrale. Sotto alla sigla ASD (Autism spectrum disorders) si raggruppano condizioni quali l’autismo e la Sindrome di Asperger, che sono caratterizzati dalle difficoltà nelle interazioni sociali, nella comunicazione, nelle attività e negli interessi, e da movimenti ripetuti. 

Questo disordine dello sviluppo cerebrale (che colpisce un bambino ogni 160, sempre secondo i dati dell’OMS) può variare da soggetto a soggetto, e comporta una compromissione delle abilità sociali, del linguaggio e del comportamento, e dunque il modo di parlare, di agire, di rapportarsi agli altri…

I segnali dell’autismo: quali sono i sintomi dell’autismo e cosa fare per effettuare una preziosa diagnosi precoce

Capire presto di essere di fronte ad una forma di autismo è davvero importante: permette infatti di intervenire subito, individuando gli eventuali deficit e i problemi, monitorandoli e, soprattutto, cambiando il decorso clinico per riacquisire molte capacità.

Il problema è che, ad oggi, le diagnosi vengono spesso fatte tra i due e i quattro anni, età nella quale i bambini sono già rimasti indietro rispetto ai loro coetanei, per quanto riguarda linguaggio, comunicazione e abilità sociali. Capire prima e intervenire precocemente potrebbe quindi aiutare a colmare questo divario, aiutando i bambini affetti da autismo a riabilitarsi meglio e con meno fatica. 

Ma quali sono i segnali dell'autismo da cogliere?

Solitamente, i sintomi dell’autismo compaiono tra i 18 e i 36 mesi di età del bambino, ma ci sono alcuni aspetti che possono essere colti prima, permettendo ai genitori e ai medici di individuare precocemente la situazione, intervenendo e provando a stoppare sul nascere eventuali deficit. 

Questi segnali sono per la maggior parte riferiti alla sfera della socialità e del comportamento del bambino, che si manifestano anomali rispetto a quelli dei coetanei. 

Innanzitutto, sin da quando è piccolo, il mancato contatto visivo del bambino con i genitori può essere un campanello di allarme. Anche la mancanza di sorrisi entro i sei mesi dovrebbe fare preoccupare, così come la mancanza di espressioni facciali.

Quando un bambino non scambia espressioni e suoni con chi gli sta attorno entro i nove mesi; quando il bambino non risponde al suo nome entro i 12 mesi di vita; quando non “fa ciao con la manina” a 14 mesi; quando non parla ancora a 16 mesi; quando non gioca con gli altri a 18 mesi; quando non mette in fila due parole a 24 mesi; quando regredisce e disimpara parole precedentemente acquisite.

Tutti questi sono sintomi e campanelli di allarme dell’autismo. Se un genitore li nota, è bene rivolgersi subito al medico pediatra, appunto per effettuare una diagnosi precoce.

A quel punto, il pediatra potrà prescrivere le visite necessarie per arrivare a capire di cosa si tratta. Se dovesse trattarsi di autismo, a quel punto una diagnosi precoce sarebbe davvero una speranza, poiché permetterebbe di intervenire sul disturbo autistico in un momento cruciale dello sviluppo del bambino, quando il suo cervello è ancora molto plastico e ricettivo.

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Cecilia

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