Il ciuccio, o succhietto, è uno di quegli argomenti che dividono il mondo delle mamme. E alla base dei dubbi c’è principalmente una preoccupazione: che il ciuccio modifichi il palato, portando in età infantile e adulta ad avere problemi di dentizione.

Beh, l’altro giorno ho partecipato ad un interessantissimo incontro con il prof. Levrini, presidente vicario corso di laurea Igiene Dentale Università degli studi dell'Insubria e con la dottoressa Acquavita dell’Osservatorio Chicco, che oltre ad avere affrontato questo tema hanno anche chiarito moltissimi dubbi e fornito un sacco di informazioni utili per i genitori alle prese con la decisione di dare al proprio figlio il ciuccio e di come dovrebbe essere fatto.

Tutto ciò che c’è da sapere riguardo al ciuccio: una guida utile per tutti i genitori

Per partire, ecco un dato significativo: il 77% dei bambini usa il ciuccio. E questo numero così alto non è un caso. I bambini, infatti, hanno bisogno di succhiare. La suzione, come spiegano il prof. Levrini e la dott.ssa Acquavita, è fondamentale, primaria e fisiologica per i bambini per entrambe le funzioni: nutritiva e non.

Succhiando il bambino, infatti, ricrea il contatto con la mamma, e attraverso la suzione del ciuccio non solo si sente confortato, ma andando avanti con i mesi fa sì che il ciuccio diventi uno strumento di transizione positiva per il naturale distacco dai genitori, come un pupazzo o un giocattolo particolare. Ecco perché l’utilizzo del ciuccio è assolutamente raccomandato.

Il ciuccio è insomma lo strumento principe per appagare questa voglia e questa necessità primaria del bambino. E non fa male. L’importante è utilizzarlo nel modo e nei tempi corretti e prestare attenzione alla sua forma.
Ma quando fa male? Innanzitutto, quando viene utilizzato prima di un allattamento ben avviato perché, in questa fase delicata, può rendere la suzione al seno meno efficace. La prima regola, quindi, è cominciare a dare il ciuccio solo ad allattamento ben avviato, normalmente dopo il primo mese. La seconda è di evitare di utilizzarlo in caso di otite media e la terza di non usarlo mai intinto nello zucchero o nel miele.

Una volta avviato l’utilizzo del ciuccio, sappiate che i benefici sono moltissimi: innanzitutto, riduce il rischio di SIDS, riduce la sensazione dolorosa in caso di particolari necessità mediche (analisi, vaccinazioni, ecc…) e aiuta il bambino nei primi momenti di distacco dalla mamma e in tutti i momenti di particolare stress e supporta la nanna perché la suzione aiuta la produzione di serotonina. Tra gli altri benefici, evita il pollice in bocca, che influisce negativamente sullo sviluppo della bocca, è meno igienico ed è più difficile da togliere.

E per quanto andrebbe usato il ciuccio? Il ciuccio dovrebbe essere interrotto entro i 3 anni.

Per toglierlo, è bene usare la gradualità: i genitori dovrebbero far sì che il bambino cominci a limitare l’uso del ciuccio dai due anni in poi utilizzandolo prima solo in casa, poi solo in camera, poi solo a letto, poi solo di notte… Così via fino a che naturalmente il bimbo non lo cercherà più. Oltre alla limitazione spazio-temporale è importante affiancare più momenti mamma-bambino o papà-bambino al posto dell’utilizzo del ciuccio: ad esempio, possiamo leggere insieme una storia, abbracciandoci o giocare. Il momento ideale per toglierlo? Sempre quando c’è tranquillità, come durante una vacanza, quando i genitori sono più disponibili, o in un periodo particolarmente rilassato e mai nei momenti di stress, come un trasloco o l’inizio della materna, ad esempio.

Detto questo, ecco come dovrebbe essere il ciuccio ideale. Innanzitutto, dovrebbe avere una forma fisiologica, ovvero aderire perfettamente al palato in modo da permettere la posizione corretta della lingua (in avanti e in alto) che è fondamentale per un corretto sviluppo ortodontico. Inoltre, questa forma stimola l’avanzamento di mandibola e lingua supportando, così, la respirazione fisiologica. Non deve essere troppo bombato e dritto, ma con tettina rivolta all’insù per garantire la corretta funzione della lingua.

Deve essere poi di dimensioni adeguate all’età: no, quindi, ai ciucci più piccoli rispetto all’età (per la paura che quelli più grandi influiscano sul palato), ma sì a quelli pensati apposta per l’età del bambino. Un ciuccio più piccolo non sarebbe correttamente posizionato sul palato. E per quanto riguarda il periodo di vita del ciuccio, questo andrebbe sostituito ogni paio di mesi, che sia in caucciù o silicone.

Per questo Chicco ha sviluppato e scelto per tutti i suoi succhietti PhysioForma, con l’esclusiva forma concava, sottile e rivolta all’insù, che guida in avanti e in alto la lingua lasciando spazio alla sua posizione naturale, favorendo, così, la respirazione fisiologica e il corretto sviluppo ortodontico.
Speciali rilievi sulla tettina riproducono le naturali rugosità del palato (le uniche rughe positive, suggeriva il Prof. Levrini!), punti di riferimento che guidano attivamente la lingua nella posizione fisiologica.
Fondamentale, quindi, una forma specifica, mentre riguardo la scelta di materiali o design dello scudo ci si può maggiormente sbizzarrire.

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Per semplificare la scelta, Chicco ha ideato la Try Me Box: una confezione con all’interno tre differenti modelli di succhietti Chicco PhysioForma. Con Try Me Box i genitori sono tranquilli di dare al proprio bambino un prodotto sicuro, perché tutti e tre hanno la stessa forma – PhysioForma -mentre i bambini possono provare e scegliere tra materiali (caucciù o silicone) e design diversi. Chicco ha, così, pensato ad una combinazione per garantire ai neo-genitori una soluzione comoda, di qualità e sicura….lasciando al bebè la possibilità di scegliere quello più di suo gradimento in quello specifico momento.

In conclusione? Assolutamente sì al ciuccio, scegliendolo sicuro, di qualità ma sempre con la giusta forma, come PhysioForma di Chicco, seguendo i suggerimenti di modalità e i tempi che vi ho raccontato. Ricordate: è importante offrirlo al bambino dopo il periodo di avvio all’allattamento e utilizzarlo correttamente al massimo fino ai tre anni di età.

Decorare casa in maniera stilosa, originale e fresca è davvero semplice e veloce. Soprattutto, è una buonissima idea, perché con pochi elementi possiamo cambiare aria alla nostra casa, dare un tocco nuovo e rendere tutto speciale, senza spendere una fortuna e senza stravolgere e incasinare tutto.

Oltre a dipingere le pareti di un nuovo colore e puntare sui tessili (azioni che rendono immediatamente la casa “nuova” e diversa), per decorare le stanze possiamo puntare sugli adesivi murali, sticker semplicissimi da applicare e non troppo invasivi che tuttavia contribuiscono a dare un’aria unica, personale e bellissima alla casa e alla cameretta dei bambini.

Ma quali scegliere? Ecco qualche idea!

I più begli adesivi per la cameretta e per la casa: quali sticker da parete scegliere per rendere la casa e la camera dei bambini un ambiente fresco, unico e personale

Gli adesivi da parete non sono una buona idea solo per la cameretta dei bambini. In realtà, ne esistono di meravigliosi per tutta la casa, per dare un tocco originale e cool a tutte le stanze, puntando su disegni che riempiono le pareti e che si inseriscono alla perfezione nello stile della casa, sottolineando gli ideali della famiglia.

In salotto, ad esempio, si potrebbe scegliere di prendere degli adesivi famiglia da incollare dietro il divano al posto di un semplice quadro, puntando su disegni o scritte.

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Molto belli sono anche gli stickers pensati per racchiudere le fotografie di famiglia, con riquadri nei quali posizionare i ritratti puntando su composizioni davvero uniche e originali, che rendono la camera o il salotto confortevoli ed emozionanti.

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Per i bambini, molto belli sono gli adesivi per bambini per la porta: una piccola idea carina per personalizzare la loro cameretta, facendola sentire loro, rendendola il loro luogo magico e sicuro. Per le porte bianche, è possibile scegliere adesivi di qualsiasi colore, tranne quelli troppo chiari. Per le porte scure, sono consigliati degli adesivi bianchi o molto chiari, che creano un bel contrasto visivo.

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Dentro la cameretta, invece, possiamo sbizzarrirci, puntando ad esempio su disegni leggeri che rendano l’ambiente pieno di pace e rilassante, come gli animaletti del bosco sopra la culla del bambino. Oppure, in generale, è bello scegliere adesivi da parete che riportino disegni riguardanti le passioni dei bambini. Ci sono, ad esempio, quelli con il planisfero (bellissimi e d’effetto, sembrano quasi una grande carta da parati!), oppure quelli con gli animali, con gli areoplani, con le ballerine, con le farfalle, con i dinosauri, con i mostri…

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Per i ragazzi più grandi, stupendi sono i pianeti da appiccicare sopra la scrivania, oppure i profili delle metropoli del mondo che ricordano lo skyline.

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L’economia domestica come materia? Sì, grazie. E no, non pensiamo che sia qualcosa di obsoleto, antico o retrogrado. Retrogrado lo è solo nel momento in cui queste materie vengono irrispettosamente insegnate solo alle bambine. Ma nel momento in cui l’insegnamento delle faccende di casa e dei lavori manuali viene impartito ad entrambi i generi, diviene materia preziosissima, poiché permette di dare ai nostri figli le competenze base che ormai, oggigiorno, si stanno perdendo.

E non solo a livello pratico. Già, perché l’insegnamento dell’economia domestica, quando ben fatto, porta con sé benefici anche a livello educativo, di crescita, mentale. Lo sanno bene in Finlandia, dove questa materia è importantissima.

Economia domestica a scuola, per promuovere parità e competenze: perché l’insegnamento delle abilità base tecniche e domestiche dovrebbe essere reintrodotto nelle scuole

Esatto, come leggete nel titolo, l’economia domestica dovrebbe essere reinserita nelle scuole. Certo, non come una volta: un tempo, infatti, ai maschi veniva insegnata la falegnameria, mentre alle femmine tutto ciò che serviva per occuparsi al meglio della casa e della famiglia. Ma basta scomporre e ricomporre questa impostazione per trovare una soluzione piena di benefici: basterebbe, infatti, reintrodurre l’economia domestica come materia per tutti, maschi e femmine.

L’economia domestica è quella materia scolastica nella quale si impara a cucire, stirare, lavare, pulire, costruire, tenere i bilanci della famiglia… Gli insegnamenti sono molti e vari, e sono tutti molto, molto utili. Soprattutto nella società odierna, nella quale ai ragazzi vengono impartire moltissime nozioni e pochissime tecniche e abilità.

In Finlandia, ad esempio, l’economia domestica è una materia come le altre, e viene insegnata già dalle scuole medie. Questa materia apparentemente retrograda insegna in realtà ai ragazzi moltissimo: li prepara alla vita, ai problemi pratici, ma anche alla collaborazione e alla responsabilità.

Non solo: insegnando a maschi e femmine tutti questi concetti e tecniche, si appiana naturalmente e in maniera efficace il divario tra i sessi, mettendoli entrambi sullo stesso piano, insegnando che la cura della casa, delle persone e delle cose è condivisa da donne e uomini.

Insegnare sin dalle scuole medie (ma anche prima, insegnando ai nostri bambini le faccende di casa fin da subito) l’economia domestica significa dare un nuovo equilibrio ai ruoli di genere, significa combattere alla radice gli stereotipi, significa dare alle ragazze la possibilità di imparare cose utile e ai ragazzi di fare altrettanto, dando ad entrambi le abilità necessarie per dividersi, da adulti, i compiti, dando la possibilità sia alle donne che agli uomini di scegliere la propria strada senza obblighi dovuti ad abitudini sociali sbagliate.

E poi, in ogni caso, l’economia domestica è utile a tutti: oggigiorno i nostri adolescenti non sono spesso in grado di cucinare una pasta, di fare un caffè senza la macchinetta, di fare una lavatrice senza chiedere aiuto a noi o a Google, di pulire un pavimento o di cambiare un pannolino ai fratelli, di piantare un chiodo nel muro o di usare una bolla per appendere i quadri, di calcolare il risparmio sulla spesa o di stare dentro ad un budget prestabilito. Sembrano frivolezze, ma le abilità tecniche e manuali servono per sopravvivere nel mondo, per crearsi una propria strada, per essere indipendenti e per stare con gli altri. E poi servono per capire le responsabilità, per avere competenze quando si tratta di dover risolvere problemi, per vivere al meglio la vita quotidiana.

Potremmo quindi cambiare il nome della materia: da Economia Domestica a Competenze per la Vita. Perché di questo stiamo parlando: di competenze che serviranno loro per sempre, in qualunque settore i nostri figli decidano di costruire la loro strada.

Dire sì, per rafforzare il legame positivo

Mercoledì, 26 Giugno 2019 06:51

Se mi seguite, saprete già che l’educazione positiva è per me importantissima e imprescindibile. I “no” non mancano nel mio stile educativo: servono per crescere, per rendere indipendenti e responsabili i nostri bambini e per dare loro delle linee guida importanti per la vita, per insegnare loro a prendere la strada giusta.

Detto questo, è importante anche saper dosare questi no. O meglio: è importante sapere dire “no” quando va detto, riconoscendo tuttavia i momenti in cui sono i “sì” ad essere più educativi.

Perché quando un “sì” è consapevole è fortissimo. È dolcissimo, è potente, è uno strumento perfetto per rafforzare un legame unico!

Dire sì, per rafforzare il legame positivo: quando i “sì” aiutano a crescere e a rafforzare il legame familiare

I “no”, dicevamo, sono necessari all’educazione. Da genitori sappiamo quando dirli, quando evitarli, quando impuntarci per far sì che i nostri principi vengano trasmessi ai nostri figli. Ed è giusto così: siamo le loro guide, e anche i nostri “no” li indirizzano sulla strada della vita e li aiutano a prendere le decisioni giuste.

Ma a volte troppi no scombussolano le carte. Ci rendono più stanchi, ci stressano, ci allontanano, ci frustrano (sia noi genitori, che loro). Lo saprete, ad esempio, se vi è capitato di dire quel “no” mille volte, per poi concedere un “sì” consapevole che rende tutto più leggero, piacevole e costruttivo.

Qualche esempio? Pensate a quelle volte in cui abbiamo intimato ai nostri figli “Non piangere”. Quel “no” è proprio inutile, proprio come se lo dicessero a noi mentre abbiamo un momento di nervosismo. Inoltre così facendo rinneghiamo le loro emozioni, facendoli sentire “fuori posto”. È invece quando arriva il “sì”, il “ti capisco”, il “parlami”, il “sono qui per te!”, che le cose cambiano, che prendiamo in mano la situazione rendendola un’occasione per imparare qualcosa, per leggere le proprie emozioni, per fare capire ai nostri figli che ci siamo sempre per loro.

Pensate a quelle volte in cui abbiamo deciso di utilizzare l’empatia al posto delle nozioni lette su un libro in gravidanza! A volte ci affidiamo agli esperti, ed è giusto che sia così, ma solo vivendo capiamo che ogni famiglia è diversa, che la nostra famiglia è unica, e a volte quei “no” di cui tutti parlano non vanno affatto bene per noi, perché i nostri figli sono più sensibili, o più riflessivi, o più agitati nel comprendere il mondo rispetto a quelli scritti sulla carta.

Pensate a quelle volte in cui ci siamo lasciati andare, lasciando da parte le regole ferree, per concedere ai nostri figli (e noi stessi!) una giornata diversa, fatta di divertimento, libertà e pazzie. Un “sì” a un pomeriggio lavorativo passato invece al cinema con un pacchetto di caramelle da condividere è un “sì” ricchissimo!

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E poi ci sono quei “no” impostici dalla quotidianità, dalla società, dallo stile di vita contemporaneo. I “no” detti perché non abbiamo tempo, perché ci troviamo sempre a rimandare. Ma alla domanda “Giochiamo?”, “Guardiamo un film sul divano tutti insieme?” o “Posso cucinare con voi?” sono i “sì” che dovremmo sempre dire. Perché insieme ai “sì” educativi, questi sono i momenti perfetti per creare un legame, per rafforzare il rapporto, per alimentare un amore fatto anche di momenti divertenti insieme.

Questi sono i valori che vengono espressi nella campagna di Fruittella “Il potere di un sì”, che con le sue caramelle con succo di frutta, senza coloranti artificiali con solo aromi naturali e senza glutine promuove da sempre gioia, amore, positività e complicità, condivisione e spensieratezza. Vi va di sapere qualcosa di più? Basta visitare il sito!

Post in collaborazione con Fruittella

7 esperimenti per bambini della materna

Martedì, 25 Giugno 2019 13:59

Quando si parla di esperimenti scientifici si pensa subito ai bambini delle scuole elementari. Certo, è un dato di fatto che spesso per imparare cose nuove gli esperimenti sono il miglior modo, e i bambini delle elementari stanno imparando moltissimo. Ma perché non estendere questo concetto anche ai bambini della scuola materna?

Anche i bimbi più piccoli, quelli che frequentano l’asilo, possono fare un sacco di esperimenti scientifici. Basta che siano alla loro portata. In questo modo, anche loro impareranno qualcosa, cominciando a mettere basi (semplici ma pur sempre basi) per i concetti che impareranno più a fondo in futuro.

Ecco dunque 7 esperimenti per i bambini della scuola materna, per imparare la scienza divertendosi!

7 esperimenti per bambini della materna: quali sono gli esperimenti scientifici adatti ai bambini che frequentano l’asilo

Il vulcano di sabbia

Il vulcano di sabbia è uno degli esperimenti che più divertono i bambini. Insieme a mamma e papà possono quindi costruire un vulcano con la sabbia, che erutterà schiuma coloratissima. Costruite una bella montagna attorno ad una bottiglia di acqua in plastica. Lasciate scoperto il buco dell’apertura della bottiglia. Versateci quindi 3/4 di acqua tiepida, un goccio di detersivo per piatti, qualche cucchiaio di bicarbonato di sodio (aiutandovi con un imbuto) e una tazza di aceto di vino (se volete, potere colorarlo con del colorante alimentare): ecco che il vulcano esploderà e si riempirà di lava!

L’oceano in bottiglia

I bambini possono riempire una bottiglia e ricreare così un piccolo oceano, nel quale osservare la vita marina: l’esperimento lo trovate qui (https://www.mammapretaporter.it/educazione/gioco-stimoli-mb/l-esperimento-dell-oceano-in-bottiglia) ed è davvero semplice e divertente.

L’insalata nella spugna

Prendiamo una spugna naturale pulita, dei semi di crescione e un piatto. Mettiamo la spugna nel piatto e cospargiamola con i semini. Aggiungiamo un po’ di acqua nel piatto, e dopo un giorno i bambini potranno osservare i semini che cominciano a schiudersi. Nel giro di una settimana prima metteranno radici, e poi cresceranno le foglie. Un bell’esperimento per vedere come cresce la verdura, che una volta matura possiamo mangiare!

I graffiti con i pastelli a cera

Questo esperimento creativo è bellissimo: prendiamo tanti pastelli a cera e un foglio di carta, infine una penna senza punta (quelle a clic, che si possono chiudere). Coloriamo il foglio di carta con tanti colori, facendo varie fasce come un arcobaleno. Dopodiché coloriamo tutto di nero, sopra. Con la penna senza punta i bimbi potranno disegnare rimuovendo il primo strato nero, lasciando così un bellissimo disegno-graffito.

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La farfalla elettrostatica

Un primo approccio con l’elettricità può essere fatto attraverso questo esperimento: facciamo ritagliare al bimbo da un foglio di carta velina due ali e incolliamole su un cartoncino incollandole solo per il lembo interno. Gonfiamo poi un palloncino: avvicinandolo, le ali si solleveranno!

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I fiori arcobaleno

Bastano dei barattoli, dell’acqua, del colorante alimentare e dei fiori bianchi. In ogni barattolo mettiamo dell’acqua con qualche goccia di diverso colorante alimentare. I fiori andranno poi appoggiati ognuno in un barattolo e cambieranno, dopo qualche ora, colore dei petali! In questo modo i bambini vedranno che anche i fiori bevono!

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Lo xilofono d’acqua

Per mostrare ai bambini che la musica può essere fatta con qualunque oggetto, e anche per mostrare come, di base, gli strumenti musicali operano, bellissimo è questo esperimento. Di nuovo, prendiamo qualche barattolo e riempiamolo con acqua. Ogni barattolo dovrà avere un diverso livello di acqua. Mettiamo i barattoli in fila, dal più vuoto al più pieno: i bambini dovranno “suonarli” colpendoli con un bastoncino o una forchetta, notando così le diverse note che producono.

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L’olio di Neem per curare la micosi

Martedì, 25 Giugno 2019 08:45

La micosi sono quei fastidiosissimi funghi dei piedi che colpiscono davvero moltissime persone. Sono in sostanza funghi della pelle che si manifestano sui piedi e sulle unghie dei piedi, essendo questi un luogo nel quale prolificano vari microrganismi patogeni. Questi patogeni si trovano esternamente, solitamente su piante e fiori, ma quando raggiungono la pelle vi si stabilizzano, causando la micosi (o dermatomicosi).

Il problema della micosi è che è di difficile risoluzione. I funghi sembrano sempre proliferare, faticano a sparire, e curarla richiede tempo.

Un valido aiuto è tuttavia l’olio di neem, un olio estratto da una pianta indiana conosciuto da secoli per le sue proprietà antibatteriche ed emollienti.

L’olio di Neem per curare la micosi: come utilizzare l’olio di neem per combattere i funghi dei piedi

Come dicevamo, la micosi sono i funghi dei piedi e delle unghie. Questa malattia è facilmente prevenibile (basta fare attenzione ai nostri piedi, cambiando spesso scarpe, tenendoli freschi e puliti in ogni stagione, asciugandoli molto bene, anche tra le dita, dopo la doccia, e lavandosi molto bene dopo le giornate in palestra o piscina), ma difficilmente risolvibile, se non con antimicotici prescritti dal medico, ovvero dei medicinali che uccidono, appunto, i funghi.

Un altro strumento per combatterli è però l’olio di Neem (di cui vi abbiamo parlato in questo articolo), un olio vegetale estratto a freddo dalla spremitura dei semi di Azadirachta Indica, albero della famiglia delle meliacee, da secoli utilizzato in tutto il mondo (soprattutto quello orientale) per le sue proprietà antibiotiche, antibatteriche, antinfiammatorie e antiparassitarie, e viene utilizzato esternamente (mai ingerendolo!) applicandolo sulla pelle (o addirittura sulle piante, come antiparassitario naturale).

Essendo un antibatterico e antiparassitario, la sua applicazione aiuta dunque a uccidere definitivamente questa micosi dei piedi, soprattutto quando lieve (altrimenti è bene sempre consultare il medico curante). Ne bastano poche gocce (sotto consiglio del medico o dell’erborista, che sapranno indicarci le modalità di utilizzo in base al prodotto comprato).

Solitamente questo olio non si utilizza puro: è molto forte, anche a livello olfattivo, e viene quindi diluito in altri oli vegetali come quello di mandorla o di karitè. Per combattere la micosi, tuttavia, è bene associarlo ad altri oli dalle stesse proprietà antibatteriche e antibiotiche, come ad esempio quello di palmarosa, disinfettante, o quello di tea tree.

A confermare queste proprietà anti-fungo dell’olio di neem non è però solo la credenza popolare. In particolare, ci sono due studi pubblicati nel 2009 e nel 2011 che sottolineano come effettivamente l’olio di neem aiuti a risolvere il problema della micosi e del “piede dell’atleta”.

Il primo studio è stato pubblicato sulla rivista Toxins e mostra come l’olio di neem intacchi realmente la crescita e la diffusione di diversi tipi di funghi. Gli studiosi non spiegano come questo olio uccida i funghi, ma si sbilanciano affermando che probabilmente nella sua composizione ci sono diversi elementi che li repellono.

Il secondo articolo è stato pubblicato sul “Journal of Microbiology” e mostra come l’olio estratto dalle foglie di neem sia efficace per trattare diverse tipologie di micosi quando associato a dell’etanolo organico. L’olio di neem, durante il loro studio, è risultato avere un effetto tossico su 19 funghi (su 22) che solitamente attaccano gli esseri umani, tra cui Aspergillus flavus, Aspergillus fumigatus, Aspergillus niger, Aspergillus terreus, Candida albicans e Microsporum gypseum. 

Qualche tempo fa vi abbiamo parlato della pedagogia di Donald Winnicott e della sua teoria della mamma sufficientemente buona. Una teoria, quella di Winnicott, che si fonda sul rapporto tra genitori e bambini e sullo sviluppo emotivo e psicologico di questi ultimi, concentrandosi tanto sugli oggetti di transizione quanto sulla figura della madre.

Ma perché le sue teorie pedagogiche sono sempre valide e attuali? Beh, innanzitutto perché la sua teoria della madre sufficientemente buona è assolutamente in linea con i tempi attuali, e nonostante sia stata sviluppata nel secolo scorso sembra avere anticipato benissimo la nostra società.

Perché la pedagogia di Winnicott è ancora attuale: quanto la teoria della madre sufficientemente buona può ancora ritenersi valida

Secondo Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista statunitense, i primi mesi del bambino sono fondamentali per il suo sviluppo e la sua crescita, e ad essere importantissimo è il rapporto con la madre. La madre, però, non è la classica madre perfetta dipinta dalla società nella quale viveva: Winnicott sosteneva infatti che il bambino non ha bisogno di una mamma perfetta, ma di una madre brava, buona, che supporti i suoi bisogni.

La madre sufficientemente buona, insomma, è ciò di cui ha bisogno il bambino per crescere armoniosamente, avvicinandosi gradualmente alla sua indipendenza. Da solo non sarà mai in grado di farlo, anche se ne ha le capacità, ma una madre sufficientemente buona (e possiamo allargare il concetto ai genitori sufficientemente buoni) è fondamentale.

In questo senso, Donald Winnicott sembra avere anticipato i tempi: la perfezione non esiste, e questo è un concetto che fortunatamente oggi è conosciuto e rispettato. L’importante, dunque, non è aspirare alla perfezione, ma essere presenti per i propri bambini in maniera giusta e corretta, provvedendo ai loro bisogni.

La società odierna, dunque, non può che guadagnare da questa sua teoria: la madre casalinga che si dedica solo ai figli annullando se stessa non esiste più, e, anzi, è controproducente, poiché spesso questo ruolo imprigiona la donna in una gabbia che non la rappresenta, e questo porta a non essere serene, con conseguenze pesanti sulla famiglia e sui bambini.

Una donna, quindi, deve sentirsi realizzata, come persona, lavoratrice, mamma, moglie, ma in ogni caso sa che non può e non deve essere perfetta! Lo dicevamo anche in questo articolo: a volte essere una mamma felice è più importante di essere una mamma a tempo pieno (e non ci riferiamo solo al fatto di avere o meno un’occupazione professionale, ma anche allo spazio che ognuna si ritaglia per se stessa).

Attualissime sono anche le teorie attraverso cui Winnicott eleva il gioco ad attività principe dei bambini. Già lo psicanalista, infatti, parlava del giocare (soprattutto di ruolo e soprattutto attraverso la creatività) come al compito principale dei bambini, che attraverso il gioco esprimono la loro personalità, esplorano il mondo e imparano sulla loro pelle a vivere, grazie alla sospensione del giudizio di verità sul mondo. Una sorta di “simulazione”, insomma, attraverso la quale, senza le regole imposte dall’esterno, i bambini possono sperimentare creativamente la vita.

La priorità di una famiglia? Certamente l’incastro. L’incastro di impegni, l’incastro del tempo di qualità tutti insieme, l’incastro dei compiti, delle lavatrici, della cucina… Già, della cucina: perché spesso pensiamo alla cucina come a qualcosa che toglie tempo agli impegni e ai momenti passati insieme. In realtà, cucinare è un momento importantissimo, un po’ per la cura che ci mettiamo (segno del nostro amore), un po’ perché diventa un’occasione per stare insieme a casa.

Spesso, però, intendiamo il cucinare come qualcosa di dispendioso a livello di tempo. Quando in realtà dovremmo concentrarci sui metodi che ci permettono di incastrare tutto, cucinare in maniera sana e non perdere attimi preziosi. Uno di questi metodi è certamente la cottura a pressione: versatili, comode e sicure, le pentole a pressione ci permettono di cuocere in meno tempo e con meno strumenti (e quindi meno stoviglie da lavare!), senza rinunciare al benessere della sana cucina.

Sapete, ad esempio, che con la pentola a pressione si può preparare un risotto in sette minuti? Proprio così! E non solo risotti, ma moltissime altre ricette che solitamente richiederebbero molto più tempo.

La nostra pentola a pressione preferita? Quella di Lagostina, storica, tradizionale, sicura e perfetta!

Pentola a pressione, lo strumento ideale in famiglia: perché cuocere con la pentola a pressione è consigliato per risparmiare tempo con i bambini

Risotti, pappe, minestroni, sughi, cotture lente che diventano veloci senza perdere sapore e nutrienti: scegliere di utilizzare la pentola a pressione è davvero un’ottima idea. Soprattutto nelle famiglie moderne, quelle che non si fermano mai e che cercano di incastrare tutto senza rinunciare alle cose vere e belle della vita.

Risparmiare tempo in cucina significa infatti guadagnarlo per altre cose importanti e piacevoli: come diciamo sempre, non è importante la quantità, ma la qualità, ma quando si cominciano a risparmiare trenta minuti in cucina, beh, le occasioni per stare insieme con i bambini iniziano a fioccare, e la qualità di vita familiare ne risente in maniera super positiva!

Lo dico per esperienza: da quando utilizzo la pentola a pressione Lagostina la mia vita è davvero cambiata. Se prima per un risotto impiegavo quaranta minuti, ora ne impiego una decina. Le pappe per i bimbi? Ci metto la metà del tempo. E anche quando preparo i miei sughi da congelare per averli pronti per i giorni più incasinati, non perdo tutta la mattinata del sabato come mi accadeva prima.

Cosa faccio con il tempo risparmiato? Carico lavatrice e asciugatrice (togliendomi l’impaccio di farle dopo cena), preparo insieme ai bambini un pinzimonio e facciamo un aperitivo insieme, organizzo i weekend in maniera più smart (appunto perché non mi ritrovo più a spadellare tutta mattina!), ne approfitto e gioco con i bambini una buona mezz’ora in più…

E le mie ricette preferite sono di certo quelle sane e gustose, come sempre. Perché utilizzare la pentola a pressione non significa rinunciare a qualcosa, ma solo guadagnare. Ad esempio, in famiglia adoriamo la vellutata di piselli arricchita con uova di quaglia, che è deliziosa anche in estate, lasciata raffreddare come un gazpacho verde!

Per prepararla bastano la pentola a pressione Lagostina, 400 grammi di piselli, 1 cipolla rossa, 1 patata, 200 grammi di pecorino grattugiato, sale, pepe, olio evo e acqua. E poi qualche ovetto di quaglia!

Tagliamo la cipolla finemente, quindi mettiamola a rosolare nella pentola a pressione con un filo d’olio, a fuoco basso. Aggiungiamo anche la patata sbucciata e tagliata a dadini, e dopo un minuto i piselli ben lavati. Saliamo e copriamo con l’acqua (la quantità varia in base alla consistenza che si vuole ottenere: se copriamo completamente i piselli uscirà più liquida, se li copriamo a filo un po’ più densa).

Dopodiché, chiudiamo la pentola a pressione, mettiamo la valvola aprendola a pressione 1 (che preserva le vitamine, fino al 35% in più rispetto alla cottura in pentola normale!) e cuociamo per dieci minuti.

Nel frattempo, cuociamo le uova di quaglia in modo che rimangano un po’ rosse (non troppo sode, quindi): basteranno 3 minuti in un pentolino con acqua bollente.

Togliamo dal fuoco e frulliamo tutto con un frullatore ad immersione, aggiungendo anche il pecorino e aggiustando con sale e pepe. Serviamo in un piatto completandolo con le piccole uova di quaglia sbucciate.

I giocattoli montessoriani sono molto e vari, e ce ne sono per tutte le età. Per i bimbi più piccoli, della scuola materna, ce ne sono di diversi, tutti utili per sviluppare tanto la manualità fine (che servirà per la vita e alle elementari per la scrittura) quanto le abilità tecniche per raggiungere l’indipendenza. Ecco dunque una selezione di giochi Montessori per i bambini che frequentano la scuola materna!

8 giochi Montessori per bambini della materna: i giocattoli montessoriani perfetti per i bambini che frequentano la scuola materna

La lavagna

Come dicevamo in questo articolo dedicato ai giochi montessoriani che possiamo trovare da Ikea, la lavagna è un oggetto molto utile, che ai bambini piace perché permette di pasticciare e cancellare e che permette di sviluppare l’espressività e la creatività.

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Le mollette per il bucato

Con le mollette per il bucato i bambini possono fare davvero moltissimo: non solo stendere (gioco di imitazione della vita adulta molto importante), ma anche costruire sculture incastrando tra loro le mollette. Questi oggetti infatti hanno un meccanismo perfetto per allenare le dita e permettono di sviluppare in modi inaspettati la creatività.

Il set per imparare a forare

Molto utile e divertente è il gioco del punteruolo, per ritagliare forme con una modalità nuova e diversa. Come per le forbici, il punteruolo (usato sotto la supervisione di un adulto) permette di sviluppare un’altra abilità, ovvero la comprensione del pericolo. I bimbi devono stare attenti, usare precisione, e imparare a non farsi male, attraverso un gioco semplice ed educativo.

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La tavoletta della pazienza

Con tanti buchi e tanti nastri, la tavoletta della pazienza è un gioco, è un’attività creativa ed è uno strumento che calma i bambini facendoli concentrare a lungo.

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La casetta Montessori

La mia casetta Montessori” presenta tanti ambienti disegnati nei quali posizionare i vari oggetti della casa. In cartone (materiale naturale), è davvero bella e divertente e i bambini allenano non solo l’indipendenza, ma anche l’osservazione e la coordinazione occhio-mano.

L’alfabeto tattile

In vista della scuola elementare, i bambini possono imparare l’alfabeto grazie all’alfabeto tattile di Maria Montessori (qui trovate un alfabeto da realizzare insieme ai bambini), per imparare le lettere e la loro forma e allenare la mano ai percorsi che dovrà compiere con la matita.

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La tavola delle curve

Utile in questo senso è anche la tavola delle curve, una tavola di legno con fresature a curve nelle quali i bambini possono seguire il percorso con una sorta di matita di legno, allenando così le dita, la mano e il polso alla scrittura.

La maggior parte dei pannolini usa e getta, anche se non ce ne rendiamo conto perché non ci pensiamo, contengono davvero moltissime sostanze dannose. Non è un segreto: basta annusarli per capire che tra profumi e lozioni sono zeppi di elementi di cui ignoriamo la composizione e la provenienza.

Tuttavia, non dovremmo ignorare questo fatto, ma, anzi, dovremmo farci attenzione. Pensiamo solo a questo: i nostri bambini almeno per due anni della loro vita indossano un pannolino. Un pannolino che sta a contatto praticamente ventiquattr’ore su ventiquattro con la loro pelle, un organo di vitale importanza per il corpo umano. Proprio come l’abbigliamento, dovremmo quindi pensare a cosa mettiamo loro addosso.

Meglio evitare, quindi, i pannolini con certe sostanze dannose, come il cloro, i coloranti, i profumi, gli ftalati e le lozioni. Ma perché? E quali pannolini scegliere, in alternativa?

Perché scegliere pannolini senza profumazione e senza lozioni: con Lillydoo i bambini sono molto più al sicuro, grazie ai pannolini privi di sostanze dannose

Qual è il pericolo del profumo nei pannolini? Semplice: spesso e volentieri, non ne si conosce la composizione, poiché sulla confezione è riportata la dicitura “Perfume”. Stop. E anche quando la composizione è nota, nella maggior parte dei casi si tratta di profumi realizzati con sostanze chimiche non esattamente delicate né sicure per il contatto con la pelle.

Anche quando sicure, tuttavia, non siamo al sicuro al 100%. Questo perché i profumi, naturali o chimici, sono spesso causa di irritazioni, dermatiti e problemi della pelle fastidiosi e difficili poi da debellare. Tanto più per la pelle dei neonati e dei bambini, molto più delicata della nostra, non abituata a niente, immatura e ipersensibile. Ma perché i produttori li utilizzano, allora? Semplice.

I profumi servono solitamente a coprire gli odori, tutto qua. Come per gli assorbenti femminili (altro prodotto che bisognerebbe comprare privo di sostanze e profumi), i pannolini per bambini vengono arricchiti con profumo per evitare che gli eventuali odori di pipì e pupù escano all’esterno. Ma è semplicemente una copertura, un arginare gli odori. Non si risolve il problema, lo si copre soltanto. Con il rischio, dall’altra parte, di irritare la pelle.

Anche le lozioni sono meglio da evitare. Alcuni produttori di pannolini arricchiscono i pannolini con creme e lozioni per aiutare la pelle dei bambini a rigenerarsi, a non irritarsi e a proteggersi. In realtà, queste lozioni sono spesso ricche di profumi (e torniamo al discorso precedente), ma, soprattutto, non svolgono la stessa funzione delle creme e delle lozioni che mettiamo sulle parti intime dei bambini durante il cambio.

Essendo direttamente sul pannolino, le lozioni in questione stanno sempre esposte all’umidità e ai germi. Le creme, di regola, andrebbero messe sulla pelle asciutta e lasciate asciugare, prima di mettere il pannolino: è un controsenso, quindi, optare per un pannolino che al suo interno abbia lozioni, che, di loro volta, contribuiscono a rendere l’ambiente umido. E un ambiente umido è cosa di irritazioni, infezioni e problemi dermatologici, come sappiamo. Un cane che si morde la coda, insomma.

Quali pannolini scegliere, insomma? Semplicemente, quelli privi di lozioni e profumi, quelli certificati e sicuri e quelli comodi e pensati per il benessere vero del bambino. Caratteristiche che troviamo in toto nei prodotti del marchio Lillydoo, che produce pannolini bellissimi, comodi e sicurissimi, acquistabili con un abbonamento mensile versatile e super conveniente. Se non li conoscete, vi consigliamo il loro pacchetto prova: al suo interno si trovano i pannolini senza lozioni e senza profumazione, insieme alle salviette umidificate all’acqua.

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Lillydoo è davvero una marca di pannolini ottima, che sa il valore della naturalezza dei pannolini, e per questo li produce il più semplici possibili e il più naturali possibili, offrendo la stessa delicatezza nei prodotti per la cura del bambino, quelli da utilizzare durante il cambio!

Meno lozioni nei pannolini, più cura durante il cambio: una filosofia che da sempre sosteniamo e che per sempre sosterremo.

Sara

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Cecilia

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