Bambini e tic, cosa fare

Piccoli scatti degli occhi, piccoli scatti della bocca, movimenti ripetuti continuamente, dita che tamburellano ripetutamente… Di tic non ce n’è solo un tipo, e soprattutto i tic non colpiscono solo gli adulti. Al contrario: sono moltissimi i bambini che presentano questi scatti involontari del corpo o della voce, che nascondono disturbi passeggeri oppure più duraturi.

Vediamo insieme i tipi di tic nei bambini, perché insorgono e come comportarsi.

Bambini e tic, cosa fare: quali tipi di tic esistono, perché insorgono e cosa fare per eliminarli

La prima grande divisione vede i tic raggruppati essenzialmente in due gruppi. Esistono infatti i tic motori (lo schiacciare le palpebre, il tamburellare le dita, le spalle che si alzano, i movimenti improvvisi e ripetuti della testa…) e quelli vocali. In questo caso i bambini solitamente raschiano spesso la gola, tossiscono leggermente ma con costanza, tirano su con il naso… E oltre a queste due grandi tipologie, ne esistono poi altre, che le combinano, come ad esempio la Sindrome di Tourette, che associa i tic vocali a quelli motori.

In ogni caso, possiamo trovarci di fronte a forme di tic lievi o a forme più marcate e durature nel tempo. Nel secondo caso è sempre meglio optare per una visita dal medico di famiglia e da un neuropsichiatra infantile, che saprà capire a fondo la genesi di questi tic involontari.

Solitamente i tic in età infantile insorgono intorno ai cinque o sei anni, in concomitanza con l’inizio della scuola, e sono più frequenti se in famiglia ci sono giù stati casi analoghi. In prevalenza sono i maschi a soffrirne, ma anche le femmine non ne sono esenti.

Quando si tratta di tic passeggeri, potrebbe darsi che siano situazioni esterne di tensione a scatenarli. I grandi cambiamenti, le situazioni di disagio, i traslochi, la sensazione di aspettative esagerate sulle proprie spalle… Questi episodi influiscono moltissimo sulle emozioni dei bambini, che se non riescono ad esprimerle le sfogano in questa maniera.

In generale, i tic potrebbero protrarsi e durare più a lungo per lo stesso motivo e per la stessa predisposizione a non esprimere esternamente i sentimenti: i bambini tendenzialmente più controllati e precisi, infatti, tendono a non esternare il loro sentire e le loro emozioni, non piangendo, non urlando e non parlandone, sfogandoli così attraverso i tic. In generale, anche questi tic non si allungano al di là dell’adolescenza, ma è bene non sottovalutarli.

In generale, che si tratti di tic transitori o più duraturi, l’importante è non sottolinearli troppo al bambino. Spesso loro nemmeno se ne accorgono, e fare notare i tic o cercare di correggerli potrebbe essere controproducente. Meglio cercare di capire quali siano i trigger, ovvero le situazioni scatenanti, individuandole e cercando soluzioni più generali.

Spesso, infatti, a causare i tic è lo stress, legato a vari aspetti della vita a seconda della situazione. Da genitori, ciò che possiamo fare è capire da dove si generi questo stress e cercare di tranquillizzare il bambino, facendolo sfogare attraverso uno sport che ama, scegliendo attività che stimolino il relax (come la musica o lo yoga) e cercando di non sottoporlo alle situazioni che gli generano disagio.

Se c’è bisogno, possiamo anche parlarne con gli insegnanti, chiedendo di non mettere il bambino in situazioni di stress estremo, che gli causano vergogna o ansia.

Attenuare lo stress dovrebbe dare già i primi frutti, con i tic che potrebbero sparire nel giro di qualche mese. Se la situazione, invece, si protraesse oltre l’anno, allora sarebbe bene rivolgersi ad un medico specializzato. In ogni caso, per i primi tempi cerchiamo di osservare, annotare e capire la natura di questi tic, in modo da avere la situazione sott’occhio e così da agire di conseguenza.

 

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Cecilia

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