Ma fai un cesareo dai!

Domenica, 20 Aprile 2014 22:29

Risponde l'Ostetrica Gabriella Di Gregorio

 “In quanto Ostetrica mi sento di particolarmente coinvolta in  questa domanda, la più semplice ma aimé la più dibattuta negli ultimi decenni…”Rischioso”: questa parola tanto utilizzata suona a me quasi stonata quando si parla di un contesto fisiologico quale quello del parto spontaneo. Cito una definizione che mi  piace tanto, tratta da un manuale sul parto fisiologico: “Il parto spontaneo è un evento fisiologico che avviene con i soli meccanismi naturali, non presenta complicanze e ha un inizio, un decorso e un esito che non necessitano di interventi medici.”

Occhio però, non stiamo parlando di “Parto”, ma di “Parto spontaneo e fisiologico”!!! Questo per rassicurare tutti quelli che sono ormai convinti che esista un modo più sicuro per venire al mondo : quello chirurgico.

A tutti noi è capitato certamente di sentire racconti più o meno romanzati del parto, vissuto in prima persona o meno e non mi sento di escludere certo che in alcuni casi si verificano episodi che si allontanano un tantino da quella che è la nostra idea di parto fisiologico…ma da qui a sostenere che il taglio cesareo è più sicuro del parto spontaneo beh, io ci andrei cauta.”

 Tratto da Mamme pret a porter, Gravidanza, Trevisini Editore

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Risponde l'ostetrica Gabriella Di Gregorio

Ed ecco la tanto amata zia Ignazia….non conosco donna che non ne abbia almeno una, quella che ha sempre il consiglio al momento giusto (spesso gratuito e non richiesto). Ma che fare, ci tocca e lì, meglio giocare d’astuzia. Siamo ormai tutte donne emancipate, super tecnologiche, acculturate anche in ambiti che non ci competono come quelli dell’ostetricia, ma davanti ad una zia Ignazia tutte le nostre certezze crollano come un castello di sabbia. Non si sa perché, ma quando si parla di racconti del parto si rimane quasi affascinate e non si riesce a non ascoltare. Noi donne, quelle sane, forti come rocce, quelle che fanno mille cose insieme, che fanno le mamme, le donne in carriera, le casalinghe,mogli, le sorelle, le figlie, tutto insieme….alle quali sembra quasi essere richiesto tutto senza sconto di sorta, perché è dovuto, perché sei donna…beh,  per noi quel parto, quel momento unico è davvero l’unico momento di protagonismo assoluto che cattura ancora l’attenzione di tutti, del papà che quasi lo ha dimenticato e allora perché no, glielo ricordiamolo ogni tanto e lo anticipiamo anche alla cara nipote che partorirà di lì a poco così da rinfrescare la memoria e decorarci di una medaglia che nessuno ci concederà mai per il grande lavoro che svolgiamo quotidianamente…ma che succede? Succede che si ricama un pochino perché altrimenti si rischia di cadere nel banale, nello scontato, e questo non ci piace.

Voi mi chiederete….si ma io volevo sapere se davvero il suo travaglio è durato 3 giorni!!! Ebbene NO, impossibile, mai visto, praticamente fuori da ogni schema. Nessuna donna può travagliare così a lungo. L’utero non ne è capace, non ha le risorse necessarie per sopportare 3 giorni di contrazioni, il nostro corpo non le reggerebbe e soprattutto non ha le risorse per alimentarle e il nostro cucciolo non le sopporterebbe mai senza, ad un certo punto, alzare la bandiera bianca dicendoci “mi arrendo… tiratemi fuori”. Restiamo con i piedi per terra, abbiamo letto quali sono le fasi del travaglio, capito anche senza leggere troppi numeri (che a me non piacciono affatto), che il travaglio ha delle fasi ben distinte, in cui ogni cosa accade al momento giusto e se non accade è perché il nostro corpo e il piccolo non sono pronti e allora si aspetta, vigile attesa la nostra, quella dell’ostetrica che seguirà il travaglio, che saprà come favorire alcuni meccanismi con metodi naturali, senza intervenire,  osservandovi, ascoltandovi e consigliandovi se serve.”Siamo ormai tutte donne emancipate, super tecnologiche, acculturate anche in ambiti che non ci competono come quelli dell’ostetricia, ma davanti ad una zia Ignazia tutte le nostre certezze crollano come un castello di sabbia. Non si sa perché, ma quando si parla di racconti del parto si rimane quasi affascinate e non si riesce a non ascoltare. Noi donne, quelle sane, forti come rocce, quelle che fanno mille cose insieme, che fanno le mamme, le donne in carriera, le casalinghe,mogli, le sorelle, le figlie, tutto insieme….alle quali sembra quasi essere richiesto tutto senza sconto di sorta, perché è dovuto, perché sei donna…beh,  per noi quel parto, quel momento unico è davvero l’unico momento di protagonismo assoluto che cattura ancora l’attenzione di tutti, del papà che quasi lo ha dimenticato e allora perché no, glielo ricordiamolo ogni tanto e lo anticipiamo anche alla cara nipote che partorirà di lì a poco così da rinfrescare la memoria e decorarci di una medaglia che nessuno ci concederà mai per il grande lavoro che svolgiamo quotidianamente…ma che succede? Succede che si ricama un pochino perché altrimenti si rischia di cadere nel banale, nello scontato, e questo non ci piace.

Immagine tratta da http://birthbuddy.wordpress.com/

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Il termine Chakra significa "cerchio, ruota, vortice": secondo la tradizione yogica e di medicina ayurvedica sono i sette centri energetici del nostro corpo. Sono collocati lungo la colonna vertebrale fino al nostro capo.  In gravidanza è molto utile lavorare con visualizzazioni sui chakra, in quanto anche donne che non hanno mai lavorato su questi punti possono trarre grandi benefici con piccoli esercizi come questo che vi proponiamo. 

Troviamo una posizione comoda, cerchiamo di sciogliere le tensioni che riconosciamo nel nostro corpo (possiamo immaginare un nodo che si scioglie o un tessuto infeltrito che noi distendiamo, aprendo le maglie). Poi concentriamoci sul respiro, inondiamo il nostro corpo di aria, inebriandoci quasi, poi espiriamo dal naso con forza (una sola volta). Ora concentriamoci su una respirazione lenta e profonda, a ogni espiro l’aria scende verso il basso, aiutando il nostro bambino a venir fuori; poi visualizziamo il primo chackra, quello situato sul nostro osso pubico: è di colore rosso intenso e lo possiamo immaginare come un fiore di loto sbocciato, con i petali aperti. Poi passiamo al centro del nostro addome, dove il colore diventa….

Poi passiamo alla bocca dello stomaco, dove il colore sarà l’arancione; visualizziamo dopo il centro del nostro petto, dove il colore sarà un mix, ossia una spirale verde e rosa , i colori non si mischieranno mai; poi visualizzeremo la nostra gola, dove il colore sarà un azzurro cobalto molto intenso; poi saliremo sulla nostra fronte, circa tra un sopracciglio e l’altro, un paio di dita più in alto e troveremo il nostro penultimo chackra: qui visualizzeremo il colore indaco. Infine, sulla sommità del nostro capo visualizzeremo una fortissima luce bianca, che ci inonda di energia da capo a piedi.

I colori devono essere visualizzati come flussi di luce che partono dall’esterno e vanno verso l’interno.

Ovviamente dobbiamo allenarci prima del parto a questa pratica: saremo così in grado di effettuare la visualizzazione in tempi brevi, quindi tra una contrazione e l’altra, senza perdere di efficacia per la fretta.        

 

immagine tratta da www.mindbodygreen.com

 
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Giardinaggio e prodromi di travaglio?

Domenica, 20 Aprile 2014 20:53

Una pratica che sembra diffusa tra alcune ostetriche inglesi è il giardinaggio durante i prodromi e la prima fase del travaglio: munite di guanti ci si china nella posizione a farfalla e si travasa la terra, piante etc… la posizione velocizza ovviamente la dilatazione e si sfrutta a pieno la forza di gravità. Inoltre uscendo dalla struttura ospedaliera o dalla propria abitazione e svolgendo un’attività ci si concentra su un atteggiamento di “parto attivo” e non di passività al dolore. Come sappiamo l’atteggiamento mentale aiuta molto! Alcuni inoltre sostengono che la vicinanza con l’elemento terra aiuti la “discesa” del bambino. Per cui ecco un'ottima idea per fare qualcosa di utile durante la fase sei prodromi di travaglio: andiamo sul nostro balcone o in giardino e facciamo un po' di giardinaggio!

Siamo sicuri che l'ossessiva igiene abbia solo risvolti sani? Germofobi, forse abbiamo una cattiva notizia per voi. Che, in realtà, è una buonissima news per i nostri figli.

Oggi vi spieghiamo perchè i bambini più "sporchi" sono più sani: come l'igiene ossessiva e il non far sporcare i bambini siano nemici della salute

Non si esce più di casa senza una borsa preparata ad ogni sporca evenienza e si allestisce la propria casa in maniera sterile e asettica quanto un ospedale, ci avete fatto caso? Salviettine igienizzate, creme antibatteriche, disinfettanti. Ok, è giusto, a volte sono necessari. Ma forse bisognerebbe fare un passo indietro, in quei tempi passati in cui si giocava tranquillamente sul marciapiede sotto casa analizzando i movimenti dei millepiedi sulle proprie manine, quando ci si sbucciava le ginocchia e le si puliva con una passata di mano e si raccoglieva quel confetto caduto sul pavimento igienizzandolo magicamente con una soffiatina.

L'ha detto anche Mary Ruebush nel suo "Why dirt is good?", dal sottotitolo "Cinque modi per rendere i germi tuoi amici": quando un bambino si infila in bocca qualche oggetto esplora l'ambiente, e scaturisce in lui una reazione necessaria perché maturi in lui il sistema immunitario, benefica in quanto questo suo sistema immunitario inizia così a riconoscere cosa attaccare e cosa ignorare.
Alla nascita, il sistema immunitario è una lavagna bianca, un computer non programmato, uno smartphone ancora da riempire di applicazioni. Se il bambino non fa una genuina esperienza di questi batteri, il sistema non sarà più in grado di riconoscere i germi buoni e quelli cattivi, e le conseguenze saranno deleterie.

Ciò non significa che sia raccomandato vivere nella sporcizia. Significa solo che sarebbe meglio evitare di utilizzare tutti quei prodotti "igienizzanti per le mani" ora così in voga che in realtà danno solo un effimero senso di sicurezza, e che oltre ad essere spesso troppo pesanti talvolta non hanno nemmeno efficacia: i germi e i batteri sono dappertutto - sulle nostre mani, nei nostri capelli, nelle nostre case, sui nostri animali - ed è giusto sia così! Lavarsi semplicemente con acqua e sapone è sufficiente e sicuro per evitare le conseguenze negative.

Lo stesso vale per l'ossessione per la pulizia: lavarsi troppo, soprattutto nei bambini, comporta la scomparsa della maggior parte di questi batteri, a volte buoni. Non negate ai piccoli di camminare scalzi, giocare all'esterno toccando ciò che vogliono (chiaro, in sicurezza), sedersi a tavola senza lavarsi le mani (se non estremamente sporche!): tutti questi gesti normali (da considerare finalmente non pericolosi) aiuteranno il bambino e il suo sistema immunitario senza comprometterlo come potrebbe accadere facendo un eccessivo uso di prodotti igienizzanti.

Non solo: uno studio americano condotto dall'Università di San Diego (capitanato dal dottor Yu Ping Lai) ha svelato che l'ossessione per l'igiene non fa bene nemmeno in caso di ferite cutanee. Capiterà che il vostro bimbo si graffi o tagli, e in quel caso senza pulire eccessivamente con prodotti che uccidono ogni sorta di batteri (buoni e cattivi) il suo corpo reagirà meglio, portando ad una guarigione più sana e veloce. Questo perché la presenza di stafilococchi nella microflora della ferita è causa di una miglior reazione della pelle, che guarirà così più in fretta.

Aiutare i bambini a sviluppare un sistema immunitario forte lasciandogli fare esperienza dello "sporco" avrà su di loro solo benefici: le allergie si ridurranno, le reazioni del corpo alle malattie saranno più contenute (perché i batteri saranno appunto già conosciuti) e l'ansia sarà ridotta (perché collegata alla salute interna del corpo), così come le malattie autoimmuni. E, pensateci: instillare nel bambino l'idea che ciò che è sporco è pericoloso, e che esplorare il mondo esterno può essere fonte di paura, può avere conseguenze sulla sua psiche. Un bambino a cui vengono limitate queste esperienze sarà infatti un bambino a cui sono estranee la curiosità, l'esplorazione e la scoperta (o comunque frustrato in questo senso). La fobia per i germi dei genitori può trasformarsi in un rapporto conflittuale del bambino con il mondo esterno, e ciò è di gran lunga più pericoloso di un paio di piccoli germi! Non credete?

Ma non preoccupatevi se avete vissuto fino ad ora ossessionati dall'igiene: non è mai troppo tardi per ridimensionare questo aspetto della vita. Iniziate mangiando più cibi fermentati (come lo yogurt di soya per esempio o il kombucha del quale vi parleremo nei prossimi giorni) o assumendo fermenti lattici (ottimo LD1 della Named per i bambini).

Ma, soprattutto, iniziate ad uscire a sporcarvi le mani insieme ai vostri bambini: niente di più efficace per costruire un sano, robusto e preparato sistema immunitario!

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Mondi di mamme

Lunedì, 03 Marzo 2014 00:00

In questa rubrica, vi parlerò un po' dell'essere mamma nel mondo e delle mamme nel mondo. Anche se siamo cresciute dicendo che “le mamme sono tutte uguali”(e sappiamo che anche i nostri figli lo diranno), l'essere mamma è un esperienza differente in funzione del contesto e della cultura in cui si vive. E sono queste differenze e le curiosità che condividerò con voi in questo spazio. Per cominciare vi racconterò come viene tradotta la parola magica (Mamma) in alcune paesi del mondo:


Inglese: Mom
Spagnolo: Mamá
Portoghese: Mamãe
Francese: Maman
Tedesco: Mama
Irlandese: Mam
Russo: Mama
Indonesiano: Mama


Vedete come alla fine anche la parola Mamma è quase uguale in tutto il mondo?!

Alla prossima!

Tathi Saraiva

Il coniglio e i suoi doni

Sabato, 19 Aprile 2014 18:02

In questo mese di aprile tutti i paesi Cristiani festeggiano la Pasqua. In Brasile non sarà diverso. Come espressione della fede, nella domenica di Pasqua, le famiglie religiose vanno a messa prima di incontrarsi per il grande pranzo che segna la fine della Quaresima. Ma la Pasqua richiama, soprattutto per i bambini, immagini di svago e di dolcezze alimentari, trascorrendo le vacanze della Settimana Santa, in molti casi, in spiaggia e prendendo l'ultima tintarella dell'estate appena finita.

Nei negozi e nei supermercati brasiliani è comune vedere strutture ad arco in alluminio chiamate “parreiras”, nome che deriva dalla loro somiglianza con i sostegni delle vigne, totalmente coperte da centinaia di uova di cioccolato di ogni foggia e misura, appese una affianco all'altra, a formare dei tunnel luccicanti e multi colorati. Impossibile resistere alla tentazione di portarsi via un ovetto e mangiarselo prima della tradizionale ricorrenza.

Protagonista indiscusso dell'immaginario della Pasqua è il coniglio, animale capace di generare cucciolate di grandi dimensioni, che simboleggia la vocazione della Chiesa di produrre nuovi discepoli; è solitamente raffigurato come portatore delle uova di cioccolato. Ma per i bambini Brasiliani, l'immagine è legata soprattutto al divertimento, perché le uova vengono portate dal Coniglietto Pasquale a tutti coloro che si sono comportati bene durante l'anno, e si sa, i bambini si comportano sempre bene!

Il coniglio visita le case nella notte di sabato e nasconde le uova nei nidi o nei cestini che sono stati preparati anticipatamente dai bambini. La preparazione avviene a casa in un momento speciale di attività in famiglia o a scuola insieme ai compagni. Ai genitori rimane la responsabilità di preparare la scena durante il sabato notte. Anche se, nel sabato della vigilia i bimbi vanno prestissimo a letto nella aspettativa della domenica mattina. Con le mani sporche di farina, i genitori cercano di riprodurre le orme del Coniglietto sul pavimento di casa, mangiano un pezzo della carota lasciata per il protagonista della notte e preparano tutte le sorprese. E nella domenica di Pasqua le uova vengono cosi trovate dai bambini.

Per comunicare con i suoi piccoli fan, il coniglio ha anche un sito ufficiale: http://www.ocoelhodapascoa.com.br/ ,in cui i bimbi possono giocare o scrivergli una lettera, indicando quale tipo di uovo desiderano ricevere. E cosi, il Coniglio Pasquale viene visto come il Babbo Natale a dicembre o la Befana a gennaio.

Io adesso vi auguro una Buona Pasqua, perchè da mamma Brasiliana devo ancora preparare tutte le sorprese per la mia piccola, ma anche al suo papà, perchè il Coniglio in Brasile si ricorda anche dei grandi! Ma solo di quelli bravi!

 


Se hai qualche tradizione Pasquale da raccontarci, scrivici attraverso la mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

immagine tratta da:
http://artigoparafesta.com.br/blog/?cat=109

Molte di noi crescono pensando si di avere una famiglia e dei figli, ma sopratutto un lavoro. Così studiamo, lavoriamo, ci impegniamo per raggiungere i nostri piccoli grandi obiettivi, sogniamo di svolgere un lavoro che ci appaga, che ci fa esprimere le nostre potenzialità. Alcune di noi hanno la fortuna di veder realizzati questi sogni, altre no. Altre ancora dopo aver sudato 7 camicie per svolgere la professione dei sogni vedono questo progetto di vita andare in frantumi una volta diventate mamme, a volte perchè vengono discriminate in quanto soggetti "poco produttivi e poco affidabili", altre ancora perchè l'impegno lavorativo risulta incompatibile con la propria visione di maternità, ma in altri casi ancora perchè lavorare è un lusso con dei costi non sostenibili. Ed è proprio questo il caso di Erika, architetto che ha dovuto lasciare la sua professione una volta diventata mamma: lei ha avuto la forza e la capacità di reinventarsi, e questa è la sua storia stupenda. 

"La mia vita lavorativa da architetto è iniziata subito dopo la laurea, carica di entusiasmo, piena di speranze e orgogliosissima di me, lavoro in uno studio di progettazione con un contratto di apprendistato, soldi pochi ma non è importante all’inizio, devo crescere e dopo andrà meglio. Il mio lavoro mi appassiona, mi assorbe, mi ritengo una privilegiata che può fare ciò che le piace, nessun dubbio. Cambio città e studio di progettazione, il dipendente con contratto è una figura estinta negli studi professionali, scelgo molto liberamente se andare avanti o restare a casa e apro  la mia partita iva da “libera professionista”. Sei avvisata: le spese sono tante, contributi, tasse, commercialisa, iscrizione all’albo… le entrate sono da impiegato con paga base, tolte le spese non è proprio un gran guadagnare ma puoi sopravvivere...  Rimango ottimista, sono giovane la gavetta è necessaria, sarà un ottimo incentivo, lavorerò per altri professionisti e potrò crescere, cercare clienti miei, piccole pratiche... non ho ambizioni galattiche, voglio iniziare dal basso un passo per volta.

Investo su me stessa, frequento corsi, studio, leggo, mi aggiorno, divento certificatore energetico, coordinatore della sicurezza...ho un sacco di qualifiche su carta e tante altre nuove spese fisse ogni anno (assicurazione professionale obbligatoria, albo dei certificatori energetici, firma digitale obbligatoria, formazione obbligatoria,pec…). Lavoro full time in uno studio di Milano, mi sposto in treno, in metro, in tram, in bicicletta, la spesa di corsa, rientro in tempo per preparare la cena,... una tranquilla vita frenetica da donna e moglie lavoratrice.

Rimango incinta, la mia gioia è grandissima, mi sembra di sognare, la mia pancia inizia a crescere e il lavoro comincia a scarseggiare, si trasforma in part time… accetto di buon grado, la mia gravidanza è a rischio e mi devo riposare, anzi, mi devo proprio fermare. Nasce il mio bambino, la mia gioia più grande,  inizia la mia vita da mamma e per i primi mesi mi dedico esclusivamente a lui, il lavoro è sempre più in calo e qualcuno si sta occupando di sostituirmi, posso stare tranquilla, rientrerò dopo la maternità. Ho sempre pensato che non avrei smesso di lavorare dopo essere diventata mamma, ho sempre pensato che non dovevo mollare perchè avevo dedicato molto impegno e tempo alla mia professione, ho sempre pensato che nel 2014 qualsiasi mamma se stringe i denti può tornare a lavorare, anche senza l’aiuto dei nonni, conosco donne meravigliose che riescono a conciliare lavoro e famiglia senza fatica (almeno apparente), ho sempre pensato tanto ma non sono mai stata mamma.

La realtà non coincide con le mie aspettative:  il lavoro che avevo prima di partorire non esiste più, lo studio ha chiuso; nella ricerca di nuove occupazioni lo status di neomamma prevale su qualsiasi altra esperienza/competenza. In passato ho sempre impiegato poche settimane per ritrovare un  lavoro, ingenuamente mi porto dietro questo ottimismo e questa sicurezza,  ma non sono mai stata mamma prima di questo momento. Le mie convinzioni mi hanno provocato una grande sofferenza, un senso di inadeguatezza e di sconforto, la gioia infinita dell’io-mamma si scontra tutti i giorni con la delusione e il fallimento dell’io-architetto. Riuscendo anche  a trovare qualche piccolo cliente, qualche lavoretto, ho bisogno di tempo per lavorare ma il nido costa moltissimo e senza uno stipendio fisso non è proprio il caso rischiare, quindi niente nido, lavoro quando il bimbo dorme, lavoro la sera, lavoro la domenica, lavoro nel tempo che dovrei dedicare a me stessa, sono molto stanca. Alla fine dell’anno le spese sono sempre più alte dei guadagni e mi trovo a dover chiedere al marito i soldi per pagare i contributi. Basta, il mio lavoro che dovrebbe portare un entrata in famiglia in realtà porta solo uscite, un anno è di assestamento, ma dopo altri non vedo più un’uscita... getto la spugna, mollo tutto, chiudo la partita iva, mi cancello dall’albo degli architetti, sono arrabbiatissima… sono un fallimento.

Inaspettatamente rinasco, realizzo che fare la mamma a tempo pieno è un lavoro a tutti gli effetti,  mi concedo una tregua dai miei sensi di colpa, dallo stereotipo della donna-mamma-lavorarice perfetta, respiro. Ricomincio da capo, conosco mamme meravigliose che sono nella mia stessa situazione e non si sono perse d’animo, cerco una nuova strada e qualcosa di nuovo che mi appassioni e mi permetta di cercare o inventare un nuovo lavoro, continuo a respirare.

Al momento il lavoro è tutto un forse, di certo c’è il mio essere una mamma e donna più consapevole, sempre e comunque ottimista.

 

Erika




immagine tratta da steppingstonellc.com

Bici per mamme... e non solo...

Giovedì, 17 Aprile 2014 15:11

Nasce la bicicletta nel millennio scorso ed è subito rivoluzione, potete girarci attorno quanto volete, ma alla fine l’ingegno umano ha creato il mezzo meccanico da trasporto per eccellenza: efficienza e versatilità senza pari. Trasparirà, forse, da questo incipit una certa dose di parzialità di giudizio sui possibili usi della bicicletta, ma non vogliatecene è la verità, in bici si può fare tutto ed è sempre molto divertente.

Per non tirarla troppo per le lunghe cercheremo di andare subito al sodo, quello che ci interessa di seguito è presentarvi e farvi conoscere una categoria di biciclette che si sta diffondendo sempre di più: le cargobike. Se è vero che in bicicletta si può fare tutto è anche vero che ogni uso ha la sua bicicletta, certo potete andare a fare la spesa con la classica bici da città con sacchetti penzolanti dal manubrio e bambini urlanti nel seggiolino ma non si può proprio dire che sia una cosa divertente; ed è proprio pensando ad un uso quotidiano che nei paesi ciclisticamente più evoluti si sono sviluppate le cargobike. Tecnicamente una cargo bike non è nient’altro che una bici da trasporto, diciamo la versione moderna delle bici da panettiere che usavano in nostri nonni. Quando parliamo di versione moderna non intendiamo, ovviamente, la versione fighetta punto e stop di una bici degli anni ‘50, ma si tratta di innovazioni vere e proprie di accurati studi di geometria e componentistica per rendere le biciclette adatte ad essere usate con diversi tipi di carico.

Per conoscere praticamente il mondo cargo bikes vale la pena analizzare nel dettaglio qualcuno dei modelli più diffusi. Prima di buttarvi nella lettura, vi anticipiamo che tutti i modelli descritti sono disponibili sia in versione classica che a pedalata assistita e per quanto proveremo a descriverli nulla vale come una prova dal vivo per rendersi conto delle potenzialità di queste biciclette

 

CHRISTIANIA

Christiania è il trike con la T maiuscola, progettato e costruito sull’isola di Christiania (http://it.wikipedia.org/wiki/Christiania) a Chopenagen ha ormai 30 anni di esperienza alle spalle. Esistono versioni per il trasporto bambini con tutti i vari accessori paraintemperie e versioni da trasporto classiche. Ha un robusto telaio in acciaio con freno posteriore e due freni a disco sulle ruote anteriori, un comodo maniglione-manubrio e anche un freno di stazionamento. Non fatevi impressionare dalle dimensioni è lungo 208 cm (circa 20-30 in più di una bici normale) e largo 88 cm (tanto quanto una moto di grossa ciclindrata). Il box in compensato può portare fino a 100 kg ed essere accessoriato con due o quattro posti bimbo.

Essendo un trike la grande comodità e che non dovete preoccuparvi di tenerlo in equilibrio né quando andate piano, nè quando dovete metterci dentro il carico, (umano o non umano che sia). Tuttavia essendo un trike va guidato diversamente da una bicicletta, in curva non si piega e alcune manovre possono essere un po’ più difficoltose all’inizio, in compenso ha un raggio di sterzo molto ampio e gira bene anche in spazi stretti a differenza di altri trike che assomigliano tanto ai carretti del fiorista dei nostri nonni. Se vi piacciono le evoluzioni sappiate che in curva a tutta manetta la ruota esterna si alza, ma stiamo parlando di maschi adulti che vogliono impressionare femmine adulte con un machismo giovanile di ritorno.

                                                                                 

http://christianiabikes.com/en/product/model-city/

 

BAKFIETS

La versione due ruote del Christiania, anche in questo caso stiamo parlando del riferimento sul mercato per questa tipologia di biciclette. Bakfiets è una bici da trasporto lunga, col cassone ribassato che si interpone tra manubrio e ruota anteriore ed un rimando per il collegamento del manubrio con la ruota.

Guidarlo all’inizio è un po’ spiazzante, la ruota anteriore così lontana deve essere gestita, non si possono fare sterzate brusche altrimenti si impunta (ma questo succede anche con la vostra bici normale). Appena ci fate la mano, basta 1 km, vi dimenticate di essere su una cargo e, data la qualità dei materiali di costruzione, lo farete filare via liscio come la migliore delle city-bike. Quando vi fermate basta posizionare il robusto cavalletto centrale e potete caricarlo di materiali o far salire e scendere i bambini con tutta la sicurezza del caso. La partenza, se è molto carico, sarà più faticosa ma appena superata la soglia dell’equilibrio (6-7 km/h) è di una stabilità e di una agilità strabiliante. Certo che non ci fate lo slalom nel traffico, ma non pensate neanche di rimanere imbottigliati come delle sardine perché è più agile di quanto possiate immaginare. Anche per il bakfiets esistono accessori di tutti i tipi, dalla copertura antipioggia in colori diversi alle imbottiture per i sedili.

Esistono due versioni: long e short. La versione long è lunga 255 cm per 63 cm di larghezza e può contenere fino a quattro posti bimbo. La versione short è lunga 205 cm per 63 cm di larghezza e può contenere due bimbi. La scelta è totalmente personale, ma se dobbiamo esprimere un parere una  volta che siete in ballo ballate, nel long con le opportune copertine sul fondo fino a 3-4 anni si può anche fare un bel pisolino.

                                                               

http://bakfiets.nl/eng/modellen/cargobike/long/

http://www.lastazionedellebiciclette.com/site/vendita/page/milano-bakfiets

 

VELONOM PRANA

Se il cassone per voi è troppo e pensate che una bici più “normale” sia più adatta alle vostre esigenze, esiste una tipologia di cargo bikes che in gergo si definisce long tail (coda lunga). Queste biciclette sfruttano il vantaggio di avere il carro posteriore più lungo del normale e quindi un lungo e robusto portapacchi dove caricare bambini, spesa, tavola da surf, o quanto di diverso vi serva. Non preoccupatevi del carico, perché all’origine queste biciclette sono state pensate per trasportare sacchi di caffe nei paesi in via di sviluppo, potete andare tranquilli fino a 200 kg. La coda lunga dona una grande stabilità alla bicicletta, anche a pieno carico con due bambini urlanti e festanti sui due seggiolini, quella stabilità che sulla vostra bici di tutti i giorni non avete mai provato. Gli ingombri, lunghezza a parte, sono quelli di una normale bicicletta, e anche la guida è davvero poco differente.

Non essendo dotata di un cassone sempre a disposizione, come i due modelli precedenti, dovrete attrezzarvi con borse e accessori vari per il trasporto. Anche in questo caso il mondo degli accessori non finisce mai di stupire. Infine, se non avete la necessità di usare seggiolini da bambino (quelli grossi in plastica), sappiate che esistono accessori per portare fino a tre bambini sul capiente portapacchi.

La vera differenza con i due modelli precedenti è l’uso in caso di pioggia, potete trovare tutte le soluzioni che volete, ma indubbiamente le protezioni antipioggia che sono previste per il Christiania e per il Bakfiets sono decisamente più efficaci.  

Da ultimo ci sentiamo di consigliarvi caldamente l’uso del cavalletto centrale originale, costa un po’ di più dei normali cavalletti centrali, ma ha una stabilità unica e facilità molto l’uso della bicicletta.

                                                                         

http://www.velonom.com/

 

YUBA BODA BODA

Siamo sempre nel campo delle long tail, in questo caso con dimensioni un po’ più contenute rispetto alla Velonom. La Yuba Boda Boda è una bicicletta a passo lungo, in alluminio, incredibilmente leggera per le sue caratteristiche, con una infinita serie di accessori che vi permetteranno di personalizzarla a vostro gradimento. In totale è mezza ruota più lunga di una bici normale, ma il portapacchi di cui è dotata vi permette di montarci un seggiolino con anche le borse oppure, con le opportune modifiche, due piccoli cuscinetti con schienale adatti a bambini dai 4-5 anni in su. Boda Boda, se non volete osare troppo, è il primo gradino nelle mondo delle cargo

                                                                   

http://yubabikes.com/cargo-bikes/boda-boda/

 

BICICAPACE

L’anello mancante, a questo abbiamo pensato mentre si progettava e si realizzava Bicicapace. Bicicapace è il primo progetto di cargo bike completamente italiano, progettato e realizzato a km zero, possiamo dire con orgoglio made in Rogoredo (quartiere, non città). Abbiamo pensato ad una bici da trasporto per essere usata tutti i giorni, corta, compatta, eppure stabile. La ruota anteriore piccola ci ha permesso di inserire una borsa fissa da caricare a piacimento dove potete mettere la borsa della spesa, le cartelle dei bambini, le sacche della piscina… tutto senza pensarci troppo, si apre la borsa, si ficca dentro e si parte, addio lacci, laccini e laccetti. Per il trasporto bambini può essere attrezzata con un seggiolino posteriore ed uno anteriore appositamente pensato per bicicapace. La stabilità è sempre ottima grazie ad una geometria ottimizzata per l’uso col carico e le due larghe gomme, la posizione di guida è eretta e rilassate, la ruota anteriore di piccolo diametro gira in un amen. Se poi avete esigenze particolari nessun problema si possono realizzare su misura modifiche e accessori

                                                                           

http://www.lastazionedellebiciclette.com/site/vendita/page/bicicapace-mod-2026-bicicapace ,

http://www.bicicapace.com/

 


XTRACYCLE  FREERADICAL

Finiamo questa piccola carrellata di cargobike con una non bicicletta, infatti il kit extracyle si adatta alla vostra bicicletta e la trasforma in una long tail. Nel kit c’è tutto quello che vi serve per operare da soli la trasformazione, ci vuole un po’ di manualità e qualche attrezzo e la vostra di bici di tutti i giorni in un paio d’ore si trasforma in una cargo bike. Anche in questo caso gli accessori non mancano, dalle borse ai cuscinetti o addirittura un kit completo dal nome emblematico: family kit. Il vantaggio rispetto al Velonom è la leggerezza finale della bici, per contro se la bici di partenza è un rottame tale resterà, anche con l’extracycle. Potete anche considerarla una modifica temporanea… finchè non crescono i bambini…. ma una volta provata sarà difficile tornare indietro

                                                                                   

http://www.xtracycle.com/freeradical

 

Piergiorgio petruzzellis
Alias mister cargo
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Potete trovare tutte le biciclette qui illustrate nel negozio La stazione delle biciclette www.lastazionedellebiciclette.com

Spannoliniamo?

Giovedì, 17 Aprile 2014 14:55

Nell’ultimo periodo sto disperatamente cercando di convincere la mia bimba di due anni e mezzo che abbandonare il pannolino è bello, ma con scarso, scarsissimo successo.

Non so, capita anche a voi che i bambini si attacchino con le unghie e con i denti ai loro pannolini? E che più sono pesanti e più lo mollino malvolentieri? Qui fortunatamente dallo svezzamento in poi li usiamo solo per la pipì, ma bisogna comunque trovare il modo di dir loro ciao, così ho dato un’occhiata in giro per capire quali possano essere gli ausili per i genitori in questo difficile compito, ed ecco qui.

Parliamo di vasini e riduttori per wc. Qualche tempo fa mi è capitato di vedere in vendita a Londra il vasino con la luce che si accende non appena il sensore posto al suo esterno avverte del movimento. L’idea sarebbe quella di lasciare il vasino in giro per la stanza del pargolo durante la notte. In questo modo lui si alza da solo, raggiunge il vasino/faro, fa quello che deve fare e poi torna a letto. Mah. E poi? Sta col vasino pieno nella stanza per il resto della notte? Sono perplessa.

Preferisco offrire qualche spunto secondo me più utile. Sappiamo tutti com’è fatto un vasino, giusto? Ok, spesso la genialità sta nella semplicità: il vasino con la scanalatura per buttare nel wc il risultato degli sforzi del nostro bambino senza sgocciolare in giro. Si chiama Pourty e costa intorno ai 13 euro, quindi si tratta di un articolo decisamente accessibile, considerato che ho visto vasini arrivare a costare fino a 60 euro per accessori che, francamente, ancora non ho capito che utilità abbiano. Qui usiamo Pourty con soddisfazione quindi, approvato e consigliato!

                                                                            

Da annoverare tra i vasini è assolutamente Becopotty, il primo e unico vasino ecologico ed etico dalla produzione allo smaltimento: è infatti realizzato in materiali biodegradabili derivati da scarti vegetali, in particolare riso (anziché di plastica degradabile), il che significa che l'intero vasino si degrada in compostaggio, anche nel tuo giardino se ne hai uno! L'idea dell'azienda inglese infatti non è solo ecologica ma anche pedagogica, perchè insegna al bambino il valore dell'ecologia e del riciclo e favorisce un rito di abbandono del vasino molto utile a livello educativo. 

                                                                                      

Altro accessorio utile è il riduttore per il wc, soprattutto se si è in vacanza o fuori casa. Ci sono varie opzioni ed alla fine la nostra scelta è caduta su Potette Plus 2 in 1. Sapete perché? Perché in Inghilterra ho visto una mamma usarlo per la sua bambina in giro, sul marciapiede. Ok, io magari avrei cercato un posto un po’ più discreto, ma la sua versatilità mi ha colpita. Di cosa di tratta? E’ un riduttore per il wc con due alette che consentono di usarlo anche come vasino d’emergenza, grazie a degli speciali sacchettini che si agganciano alla sua base. Una volta fatto, il sacchettino si butta nella spazzatura.

                                                                                              

Ma anche l'Italia 

 

Trovo che possa essere una buona soluzione quando si è in giro con una femminuccia,  perché i maschietti si sa, sono agevolati dalla loro fisicità. Infatti per loro esistono cose come questa

                                                                                          

Cosa sono? Si chiamano Uriwell e sono delle speciali bottigline a soffietto atte a risolvere le emergenze liquide. Esistono da tempo per gli adulti, senza le ranocchiette ovviamente e  le mamme che le hanno recensite su amazon.co.uk se ne dicono entusiaste, quindi magari vale la pena valutarle. Occhio che in Italia le ho trovate fino a quattro volte tanto il prezzo su amazon inglese, quindi..valutate bene dove acquistarle!

E per i genitori green ma che amano viaggiare ecco che arriva in loro soccorso Pipin, vasino da viaggio in cartone riciclato con all'interno il sacchetto biodegradabile che dopo l'utilizzo può essere gettato nell'umido. 

                                                            

Sapete poi che esistono delle speciali mutandine che aiutano a contenere i danni dovuti agli inevitabili incidenti di percorso nei quali ci si imbatte durante lo spannolinamento? Si chiamano training pants o mutandine da addestramento. Il loro scopo è quello di evitare che un bambino che non riesce a trattenerla debba essere completamente cambiato. Noi abbiamo provato un paio di marche e ha vinto a mani basse Close pop-in. Vestono un po’ piccolo e costicchiano, ma hanno davvero funzionato, le poche volte che mia figlia mi ha concesso di provarle.

                                                                                      

Non abbiamo trovato grandi differenze sulla tenuta della pipì rispetto alle mutandine normali invece con le Bambino Mio. Peccato perché hanno un costo più basso e si trovano più facilmente. Da quello che leggo in giro immagino comunque che queste ultime possano funzionare bene con la pupù, ma non ho esperienza in merito

                                                                             

Mi sono imbattuta anche in alcuni piccoli “assorbenti” per bambini, da inserire nelle mutandine. Visti ed acquistati su amazon.co.uk attirata dalle buone recensioni, per ora non sono riuscita a testarli, ma spero di poter dare aggiornamenti presto, visto che se ne parla molto bene! Si chiamano Dry Like Me ed esistono in diverse misure a seconda delle necessità.

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Ed ora vi lascio con due chicche:

    

Ed ora un quesito, cosa sono questi conetti?

                                                                               

 

Sarà che la mia primogenita, come si è ampiamente intuito, è femmina e non li ho mai visti né ne ho mai sentito parlare, ma si appoggiano sulle nudità dei piccoli maschietti durante il cambio del pannolino, per evitare di essere investiti da un errante getto di pipì. Della serie “mai più senza”.

                                                                     

Bene, sto per avere il mio secondogenito, maschio. Dite che è il caso di averli? 

Somummy

www.somummy.it

 

Cecilia

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