Ftalati e altri materiali dannosi della plastica

La notizia non è nuova, ma un servizio andato in onda ieri sera nella puntata di Report ha rimesso in luce un problema che rimane da tempo latente: tutta la plastica che ci circonda è deleteria. Siamo sicuri che non ci stia uccidendo?

Ftatati e altri materiali dannosi della plastica: quanto è emerso dall'inchiesta di Report e cosa possiamo fare per correre meno rischi

Il 90% degli imballaggi alimentari è in plastica: questo dato è sintomatico della nostra società, che ormai produce praticamente tutto con questo materiale, che oltre a comporre gli oggetti quotidiani avvolge anche ciò che noi mangiamo ogni giorno.

Qualche frase significativa in questo senso l'hanno pronunciata proprio a Report ieri sera: 

“Faccio colazione mangiando uno yogurt nel suo vasetto di polistirolo e un muffin nella sua carta oleata. Alle 11 pausa caffè nel bicchierino di plastica fumante. A pranzo stendo la mia tovaglia antimacchia verso nella padella antiaderente un po' di tonno e pomodoro confezionati nelle loro lattine rivestite con una resina epossidica e mescolo il tutto con un cucchiaio di melamina. Poi siccome ho fretta metto in forno a 180 gradi un contorno nella sua vaschetta in PET. A merenda prendo il preparato di una torta confezionato in una busta di plastica e riempio una tortiera con tanto di carta per dolci. A cena due uova fritte nel tegamino antiaderente con una paletta in melamina e un bel minestrone surgelato, confezionato in una busta di plastica che cucino usando un mestolo di nylon. Poi lo verso nel frullatore, anche questo in plastica, e lo servo in un piatto di melamina; ma siccome ne resta un po’ lo conservo in un altro contenitore di plastica che scalderò nel forno al microonde il giorno dopo”. (http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-55b85b62-3186-4ebd-a9fe-7eb7c5cb79b1.html)

La plastica, non è un segreto, è composta da un sacco di sostanze, soprattutto chimiche: è inevitabile, quindi, che queste sostanze, almeno in piccola parte, contamino i nostri cibi, se pensiamo che stanno davvero a strettissimo contatto tra loro (pensiamo alle pellicole protettive, ai sacchetti, ai contenitori, alle schiscette, ai piatti...).

Sappiamo anche che l'Unione Europea ha stabilito, chiaramente, un limite per il Bisfenolo A, sostanza che compone moltissime delle plastiche utilizzate nell'industria alimentare. Ma dalla Francia arriva un campanello d'allarme: per loro quel limite consentito per il Bisfenolo A (contenuto in tantissime lattine per la conservazione, ad esempio) non è sicuro. E ragionando su questo “limite consentito” saltano alla mente subito altre considerazioni: ma il limite consentito tiene conto di quanto un adulto venga a contatto con il bisfenolo A durante tutta la giornata? In altri termini: la somma di tutti i contenitori raggiunge o no la dose massima giornaliera tollerabile? Ma soprattutto: qual è questo limite per i bambini, dato che quello a cui ci riferiamo è calcolato per un adulto di sessanta chili?

Ad aumentare i livello di allarme ci hanno poi pensato alcuni studi specifici, come ad esempio quello sulle tende delle docce, che, a quanto pare, quando a contatto con il calore dell'acqua calda sprigionano qualcosa come 108 sostanze tossiche dannose per fegato, sistema riproduttivo, nervoso e respiratorio. Oppure quello sulle bottiglie di plastica, che per prendere quelle forme così curve e sottili hanno bisogno di passare in forni ad almeno 100 gradi. Il calore, però, rilascia alcune sostanze, come ad esempio la formaldeide e l'acetaldeide, cancerogene e tossiche, che - anche se in minuscole quantità – riescono poi a migrare nell'acqua contenuta nelle bottiglie.

Il problema si fa ancora più serio quando pensiamo alle temperature che possono raggiungere i liquidi contenuti nelle bottiglie durante il trasporto: si toccano anche i 50 gradi, all'interno dei camion sotto il sole o in alcuni depositi. E il discorso delle sostanze che vengono rilasciate con il calore torna ad emergere...

La plastica, insomma, non è mai sicura. Mai. Cosa fare allora per proteggersi?

Innanzitutto, eliminando le bottigliette di plastica. Se avete la fortuna di vivere in città dove l'acqua del rubinetto è potabile, preferite sempre quella rispetto a quella confezionata, bevendola da brocche di vetro. Se invece preferite dell'acqua confezionata, scegliete sempre e comunque le bottiglie di vetro, cercando anche di riciclarle per riempirle di acqua delle fontanelle. In questo senso, quando fate sport, uscite di casa o avete bisogno di portare con voi liquidi, non comprate le bottigliette di plastica, ma nemmeno le borracce solite: basta comprarne una BPA-free e portarla sempre con sé.

Se, tuttavia, non potete evitare la bottiglietta di plastica, fate almeno attenzione a non lasciare in macchina, sotto il sole o in un luogo troppo caldo le confezioni, in modo da non surriscaldarle ed evitare ulteriori rilasci di sostanze pericolose. Idem per quanto riguarda il microonde: il suo problema è che i cibi vengono spesso cotti nelle confezioni di plastica, e il calore, ormai lo sappiamo, è deleterio.

Per eliminaee tutte le confezioni di cibi in plastica sarebbero semplicemente da preferire i cibi freschi, non conservati e non contenuti in contenitori di plastica o latta. Anche le lattine (e quindi anche le bibite) sono piene di BPA! In questo senso basterà scegliere i prodotti conservati sotto vetro e quelli sfusi, da inserire in confezioni personali portate da casa, in vetro o BPA-free.

Al supermercato cercate sempre, quando inevitabile, di preferire il tetrapak alla plastica “normale”. Anche questo materiale contiene plastica, ma la sua composizione è fatta di polietilene e polipropilene, e non di Bisfenolo A, rendendo quindi i contenitori più sicuri.

E per i bambini? Date loro giocattoli in legno, in stoffa o in carta, e quando in plastica puntate sulla a-tossicità certificata. Sono loro i più a rischio: meglio quindi giocattoli sicuri (e più belli!), senza cadere nella trappola di colori accesi e accattivanti (che in realtà sono pure controproducenti per l'attenzione).

 

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Sara

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Cecilia

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