I prodromi di travaglio

Cosa succede quando iniziamo a sentire dei dolori a fine gravidanza? Cosa sono i prodromi? Ma un travaglio può durare 20 ore? Ecco le domande di noi mamme a fine gravidanza. Allora facciamo un po' di chiarezza sui prodromi di travaglio con l'ostetrica ospedaliera Gabriella Di Gregorio nel nostro libro "mamme pret a porter, gravidanza, Mental Fitness Publishing, in tutte le librerie.

"L'inizio del travaglio mette in campo corpo e mente insieme, e riuscire ad armonizzare il tutto rimane la chiave per affrontare le ore successive con serenità, fiducia e soprattutto consapevolezza di ciò che sta per accadere.

Se si fa riferimento alla nascita del primogenito, si devono mettere in conto un po' di "giri a vuoto", cioè momenti di incertezza, in cui si è indecisi sull'andare o meno in ospedale, per poi, il più delle volte sentirsi rimbalzati con frasi del tipo: "non è ancora il momento giusto, vedrà che saprà riconoscerlo!" oppure "questo è niente, torni a casa, faccia un bagno caldo e vedrà che tutto si metterà a tacere o tornerà con le contrazioni vere". Per questo ritengo sia importante seguire un corso di accompagnamento alla nascita. Per seguire tappa dopo tappa l'evoluzione del nostro bimbo, i cambiamenti del corpo e della mente della donna in attesa, ma anche per vivere il famoso momento del "ci siamo" in tutta calma. Quello di cui faccio cenno sono i famosi prodromi di travaglio; ore in cui si hanno contrazioni molto irregolari, talvolta scarsamente avvertite, definite come "mal di schiena" o "tipo dolori mestruali", ma che preparano il collo dell'utero, che diventerà più morbido, si accorcerà e incomincerà a dilatarsi. Se non è successo nelle settimane precedenti, queste ore può esserci l'altrettanto famosa "perdita del tappo mucoso", che non è motivo per correre a sirene spiegate in ospedale, ma sicuramente un segnale che qualcosa si sta muovendo per il verso giusto e che di lì a poco probabilmente inizieranno le contrazioni del travaglio, molto più regolari, ravvicinate e intense... decisamente avvertite come dolorose.
Qui mi sento di precisare che ogni donna è fatta a modo suo, che ogni essere umano ha una soglia del dolore distinta dall'altro e quantificare il dolore non è cosa facile... ma di sicuro a chi ci dice di aver travagliato per 24 ore, io proprio non crederei!
Si definisce travaglio avviato quando il collo dell'utero si presenta modificato nei caratteri che ho descritto sopra e quando le contrazioni regolari non hanno intervalli maggiori di 10 minuti. Anche qui inutile cercare di quantificarle e tenere il conto con l'orologio alla mano... ritengo sia fonte di stress stare lì nel vano tentativo di creare un grafico attendibile dell'andamento del "dolore" come spesso (sorridendo dalla tenerezza) mi è capitato di vedere. Ma poi ci torneremo nel punto successivo...
Pronti partenza via... innescato il meccanismo, nessuno ci ferma più e da lì, sempre tenendo conto del fatto che stiamo parlando dell'arrivo del primo bambino con tempi decisamente più lunghi se paragonati ai travagli di donne al loro secondo o addirittura terzo bimbo, la dilatazione del collo dell'utero avverrà al ritmo di un centimetro ogni ora, motivo per cui si considerano almeno 6-7 le ore di travaglio effettivo.
Ulteriore e ultima precisazione in merito... ci sono sempre le fortunate che non avvertiranno i prodromi di travaglio, quelle che arriveranno in ospedale con una dilatazione che è giunta già a metà strada, quelle che avranno un travaglio veloce tanto da dimezzare i tempi sopra citati e quelle che giungeranno in ospedale quasi solo per recidere il cordone ombelicale... e quelle che, invece, seguiranno passo passo come da manuale tutte le fasi sopra descritte quasi a volerci ricordare quali sono i tempi di cui il nostro corpo ha bisogno affinché il parto abbia luogo".

Giulia Mandrino

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