Qual è il momento giusto per andare in ospedale

Le contrazioni di Braxton-Higgs si stanno facendo sentire da qualche tempo, la data del parto si avvicina e i pensieri si affollano nella testa: quando inizia davvero il travaglio? Ma, soprattutto, quando è giusto andare in ospedale senza rischiare di andarci inutilmente o per un falso allarme? Qual è il momento adatto per salire in macchina, con la nostra borsa ben preparata?

Ecco qual è il momento giusto per andare in ospedale: come riconoscere i segnali che ci dicono che è iniziato il travaglio

Innanzitutto, le contrazioni inizieranno un attimo prima della fase vera del travaglio: potrete sentire piccoli dolori sulla zona lombare e sulla pancia. Sono di modesta identità e si chiamano "prodromi del travaglio". Siete ora nella fase latente, quella che pian piano accorcia il collo dell'utero in vista dell'espulsione. Il collo dell'utero, prima con contrazioni irregolari poi con alcune più regolari in durata e frequenza, si appiattisce e inizia a dilatarsi, con un dolore, come abbiamo detto, concentrato sul basso ventre e sulla schiena (vicino all'osso sacro), oppure nella parte alta delle cosce.

Al primo parto questi prodromi potrebbero essere percepiti per qualche giorno: è normale! Tuttavia, in ogni caso, non iniziate ad allarmarvi: ascoltate il vostro corpo e mettetevi in testa che è il primo passo verso il parto, ma che non sappiamo quanto potrà durare. Tenete tutto sottocontrollo, ascoltate il vostro organismo: sa esattamente cosa fare!

In questa fase state tranquille a casa: è un momento di preparazione fisica e mentale, ed è giusto sentirsi a proprio agio, rilassate e in pace. Fatevi massaggiare dal vostro compagno la zona lombare e i piedi, respirate profondamente, bevete dell'acqua zuccherata con sciroppo d'acero ricco di minerali o una tisana massiflora e malva per rilassarvi. Addirittura, se ve la sentite, fate una passeggiata. Insomma, fate tutto ciò che avete piacere di fare, sempre però accompagnate da qualcuno.

No, questo non è il momento di andare in ospedale. Sarebbe inutile, vi rimanderebbero a casa o vi terrebbero in osservazione, in un ambiente quindi sconosciuto e che potrebbe essere fonte di disagio, che non vi permetterebbe di rilassarvi, di riposare e di mantenere la concentrazione (rallentando quindi la nascita). Questi piccoli dolori ci sono, e né a casa né in ospedale possono essere alleviati!

Alcuni vi diranno di monitorare e cronometrare la durata dei dolori e la loro frequenza: noi lo sconsigliamo. Sarebbe solo una distrazione inutile, uno stress aggiuntivo che non vi permetterebbe di rilassarvi appieno, magari facendo anche un sonnellino (utile in vista del parto). Credeteci: il vostro corpo saprà quando è ora di andare!

E la rottura del sacco? Quella, attraverso la quale sentirete scendere tra le gambe un liquido caldo e quasi trasparente, può avvenire prima dei prodromi, durante essi o addirittura solo poco prima del parto: in quel caso è bene, con tranquillità, recarsi in ospedale (con più fretta se il liquido è verde). Qui i medici vi terranno in osservazione, decidendo se sottoporvi già a terapia antibiotica per proteggere voi e il bimbo in caso di tampone positivo, e entro quarantotto ore dovrebbe iniziare il parto vero e proprio (che, se non avviene naturalmente, verrà indotto).

Ma se le acque non di rompono, come riconoscere il momento giusto per recarsi in ospedale senza rischiare che ci rimandino a casa o che ci tengano inutilmente sotto osservazione?

Be', è meglio non andarci solo per la perdita del tappo (che avverrà qualche giorno prima, riconoscibile per una perdita di muco gelatinoso e striato di rosso, accompagnata da una pressione alla parte bassa dell'addome e della schiena: sarà solo un segno che qualcosa si sta finalmente muovendo, ma che non necessita una corsa a sirene spiegate in ospedale, anzi!) o se le contrazioni sono palesemente irregolari. Meglio stare a casa, in questo caso, e magari fare un bagno o una doccia caldi, stimolo utile per indurre le contrazioni vere!

Decidete invece di andarci nel caso in cui le contrazioni sono almeno due o tre nel giro di dieci minuti per almeno un'ora (senza cronometrare al millesimo di secondo: lo sapete, se sono regolari, no?). Senza fretta, preparate l'occorrente per l'ospedale, fermatevi un attimo per le contrazioni molto forti e fatevi accompagnare con calma. 

Nel caso in cui vi ritrovate ad avere perdite di sangue rosso vivo, molto più abbondanti di un semplice mestruo, recatevi in pronto soccorso senza ansia ma in tempi celeri. Mettete slip comodi e chiari e un assorbente (da non cambiare fino all'arrivo in ospedale): il personale valuterà l'entità della perdita e agirà di conseguenza. 

Per la rottura delle acque invece prendetevi tutto il tempo nessario: quando le sentite guardate l'ora (ve la chiederanno in ospedale!), fatevi con calma una doccia, indossate biancheria pulita e un assorbente (no salvaslip! Bagnereste tutti i sedili, è assicurato) e quindi partite con tutta la calma del mondo.

Fate attenzione anche nel caso in cui non sentiate più muoversi il bambino. Nelle ultime settimane è chiaro che si muova un pochino meno (non ha più spazio), tuttavia lo sentite comunque. Assicuratevi che ci siano sempre almeno dieci movimenti fetali nell'arco della giornata, e se non ci sono provate a stimolarlo (stando un'oretta sul fianco a riposo, bevendo qualcosa di zuccherato, mangiando). Se ancora non sentite nulla andate in ospedale: vi faranno un tracciato per valutare il benessere del piccolo. 

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