I modi per superare la fase in cui un bambino non mangia

I bimbi che non mangiano sono moltissimi. Ma non parliamo di “capricci”. È normale, e dipende soprattutto (nella maggior parte dei casi) dalle abitudini che diamo loro. Esiste tuttavia una fase che non dipende né dal gusto del bambino né dalle abitudini, ma che fa semplicemente parte della crescita naturale del bambino.

La fase del “non mangio” capita quindi quasi a tutti i bambini soprattutto negli anni in cui stanno costruendo la loro autonomia e la loro indipendenza (solitamente intorno ai 15-20 mesi). È come un test, se vogliamo: decidono cosa mangiare e cosa non mangiare per testare noi come genitori e per testare loro stessi come esseri umani indipendenti.

Da cosa riconosciamo questa fase? Non tanto dal “non mangio”, quanto dal fatto che i bimbi sembrano non mangiare cibi che fino a cinque minuti prima gli piacevano moltissimo. Non allarmiamoci, quindi, ma cerchiamo di rendere questa fase il meno drammatica (per noi!) e il più scorrevole possibile. Qui i nostri consigli.

I modi per superare la fase in cui un bambino non mangia: come rendere la fase del “non mangio” meno drammatica e più armoniosa

Innanzitutto, possiamo rendere i pasti sempre coinvolgenti. Questo significa cercare di cucinare insieme ai bambini, lasciando che pasticcino insieme a noi o che ci aiutino nelle faccende alla loro portata (come mescolare, disporre gli alimenti, lavarli, eccetera). Sentendosi protagonisti della preparazione i bambini saranno più invogliati anche ad assaggiare ciò che hanno fatto con le loro mani.

Cerchiamo di renderli anche divertenti, questi pasti: un bambino è un bambino, e come sapete a volte basta trasformare qualcosa che ai loro occhi pare noioso in qualcosa di più interessante per “ingannarli”. Formine, faccine, piatti colorati, piatti a loro dedicati, spiedini divertenti, polpette… Assecondiamo il loro gusto visivo ed estetico e rendiamo per loro il pasto qualcosa da scoprire ogni volta.

Il nostro esempio, poi, è fondamentale. Rendiamo i pasti un’abitudine con delle regole e dei tempi, evitando (prima di tutto noi genitori!) di mangiare fuori pasto e mangiando sempre a tavola insieme, come un rituale, nel quale tutti fanno la propria parte.

L’esempio allo stesso modo vale per ciò che mangiamo e non solo per l’abitudine dei pasti. Non possiamo obbligare un bambino a mangiare un piatto di verdure che noi non mangiamo perché non ci piace. Scegliamo quindi, piuttosto, verdure o cibi che piacciono a tutti, almeno in questa fase. Crescendo i bambini impareranno che è importante assaggiare tutto e non rifiutare qualcosa solo perché non ci garba in quel momento.

Detto questo, facciamo comunque attenzione alle abitudini alimentari dei bambini. Tenendo sempre a mente che questa può effettivamente essere una fase temporanea, se nel giro di qualche mese non passa possiamo iniziare a pensare alle abitudini alimentari in senso più stretto (come li abbiamo abituati?).

Ma soprattutto è utile fare attenzione al peso dei bambini: mangiano troppo? Mangiano poco? Crescono di peso o sembrano non crescere? Queste sono tutte domande importanti che dopo una prima osservazione vanno sottoposte al medico pediatra di fiducia, che saprà indicarci se ci sono scompensi, intolleranze, situazioni particolari o disordini da sistemare.

Giulia Mandrino

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