Flexitariana, la dieta quasi vegetariana per chi non vuole rinunciare alla carne

Scegliere una dieta vegetariana è sempre più diffuso, e non solo per (validissimi) motivi animalisti. Ora anche il pianeta ce lo sta chiedendo: l'industria alimentare degli allevamenti intensivi è, dopo il riscaldamento, la fonte principale di inquinamento in Italia.

Molte persone, tuttavia, non riescono a rinunciare alla carne e ai derivati come i salumi e gli insaccati. A questo proposito si sta facendo sempre più largo il concetto di flexitarianism, ovvero essere flexitariani, adottando una dieta flessibile che preveda la carne pochissime volte a settimana o al mese.

Chi sono i flexitariani

i flexitariani sono quelle persone che, pur non essendo del tutto vegetariani, scelgono di limitare molto il consumo di carne. Queste persone vengono anche chiamate semi-vegetariane, proprio perché di fondo tendono ad una alimentazione vegetariana, facendo eccezioni di tanto in tanto.

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Naturalmente non c'è una regola precisa riguardo a cosa questa dieta contenga, ma possiamo suppergiù descriverla in questa maniera: i flexitariani consumano prevalentemente verdure, ortaggi, cereali e legumi, inserendo la carne, il pesce, i derivati e i latticini solo poche volte a settimana, preferendo quelli acquistati direttamente in fattoria e dai contadini.

Un altro tipo di alimentazione simile a quella flexitariana? La pescatariana, che prevede l'assenza di carne con saltuarie eccezioni per il pesce.

I motivi della scelta

Perché una persona dovrebbe voler diventare flexitariana? Sembra un paradosso o un'inutilità, ma così non è. I motivi sono due: limitare il consumo di carne e latticini perché consapevoli dell'impatto ambientale degli allevamenti intensivi e dell'industria casearia; ma anche perché di fondo c'è la volontà di fare meno male agli animali, scongiurandone la macellazione e riducendo il consumo di latte e derivati, che significano comunque sfruttamento.

Motivazioni assolutamente valide: su Science Direct, alcuni studiosi hanno ipotizzato che se tutti seguissero una dieta flexitariana, in Europa si potrebbero ridurre le emissioni di ammoniaca del 33%.

Quando però non si riesce a rinunciare del tutto alla carne, è meglio scegliere una dieta flexitariana rispetto a continuare a consumare carne, salumi e derivati con la stessa frequenza di prima.

Oltretutto, seguire una dieta flexitariana può facilmente diventare una porta verso l'alimentazione vegetariana o vegana, poiché mostra concretamente (nei giorni in cui non si mangia carne) le possibilità che l'essere vegetariani porta con sé.

I consigli per diventare flexitariani

Ciò che si può mettere in atto per diventare flexitariani è prima di tutto la consapevolezza. Prima di prendere una decisione, è bene osservare quanta carne si consuma davvero ogni settimana. Spesso non ci si fa caso, ma in una famiglia tipica, il consumo di carne e derivati è davvero alto. Per prima cosa si può quindi provare a segnare su una agenda quanta carne si mangia in un mese, scrivendo i menu consumati ed evidenziando (proprio graficamente con un evidenziatore!) tutte le volte che compaiono pollo, carne, ragù, prosciutto, mortadella, salame, tacchino... 

Dopodiché, si può provare a limitare la carne solo al weekend, o solo a un paio di sere a settimana, o ancora solo quando si esce per cena al ristorante.

Ognuno può trovare il proprio equilibrio, cercando di trovare tutto il buono di un'alimentazione vegetariana senza sentire le privazioni (che tuttavia quando le motivazioni sono forti non si percepiscono più come privazioni, ma come opportuinità).

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Sara

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Cecilia

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