Il Circle Time, un metodo educativo che stimola l'inclusione

Da anni e anni (se non secoli) siamo abituati a immaginare le lezioni in classe con un’impostazione standard, e cioè la frontalità: l’insegnante che spiega l’argomento alla cattedra o alla lavagna e gli alunni che ascoltano dal loro banco, in una relazione quasi univoca.

Qual è il limite di questo metodo? Certamente questa univocità, che implica l’insegnamento uguale per tutti, un insegnamento che passa dalla maestra agli alunni senza differenza. Tuttavia i bambini sono tutti differenti, hanno esigenze diverse, personali; ognuno ha i suoi tempi, i suoi interessi, i suoi punti forti e le due difficoltà.

Come dicevamo siamo abituati da troppo tempo a considerare questa didattica come standard e insostituibile, ignorando come invece esistano altri metodi più inclusivi, pensati con un occhio rivolto agli alunni! Uno di questi metodi è il Circle Time. Di cosa si tratta? Eccovelo spiegato.

Il Circle Time, un metodo educativo che stimola l'inclusione: una metodologia davvero utile ed efficace contrapposta alle solite lezioni frontali

Questo metodo, ovvero il Circle Time, non è nuovo, ma è già adottato (fortunatamente) da molte scuole italiane, essendo stato ideato durante gli anni Settanta nell'ambito della psicologica umanistica. Non solo: spesso quando le maestre optano per la disposizione dei banchi a ferro di cavallo forse non sanno che stanno già sperimentando un metodo molto vicino a quello del Circle Time!

Nello specifico, il Circle Time è un momento di lezione durante il quale gli alunni si dispongono con le loro sedie in cerchio. In questo cerchio ci sarà anche l’insegnante, allo stesso livello degli alunni, poiché lo scopo è proprio quello di suggerire una visione d’insieme che sia di parità tra tutti i componenti del cerchio. In questo modo ognuno può esprimere i suoi dubbi, le sue riflessioni e tutto ciò che vuole.

Questo del Circle Time dovrebbe essere un appuntamento a cadenza fissa durante la settimana scolastica, e gli insegnanti dovrebbero prepararlo come si deve, in modo da sfruttarne tutte le potenzialità. Ma vediamo quali sono questi benefici!

Innanzitutto, durante l’ora del Circle Time possono essere affrontati gli argomenti più disparati, da quelli sociali a quelli ecologici, da quelli sulle materie didattiche a quelli più “liberi”. L’insegnante ne propone uno (anche in base a ciò di cui la classe ha bisogno in quel dato momento) e da lì, fungendo sempre da mediatore, fa partire la discussione, alla quale ogni bambino può dare il suo contributo con pensieri, dubbi, proposte, critiche e così via.

Prendendo questa abitudine i bambini, pian piano, inizieranno a sviluppare capacità di problem solving, di empatia, di indipendenza, di cooperazione, di autostima e di confronto, tutte skill utili nella vita reale e adulta. E, allo stesso modo, impareranno a gestire le situazioni difficili, anche quelle tra gli alunni stessi (bullismo, incomprensioni, gelosie), che in questo modo potranno essere affrontate con più calma e tranquillità in un luogo nel quale ognuno può sentirsi protetto.

Non solo: per sua conformazione il cerchio mette tutti l’uno di fronte all’altro, e quando un bambino parla tutti lo ascoltano (con più attenzione rispetto a quando i banchi sono disposti “normalmente”, in maniera frontale). Di conseguenza nella classe si creerà una consapevolezza delle differenze di ognuno, che possono essere valorizzate.

Ma soprattutto si capiranno i punti forti e i punti deboli del gruppo e di ognuno, anche in relazione alle materie (non solo alle tendenze comportamentali), e questa consapevolezza potrà essere sfruttata tanto dall’insegnante quanto dagli stessi bambini durante le lezioni “normali”: i bambini tenderanno più facilmente ad aiutarsi a vicenda, creando un circolo virtuoso ed empatico di scambio di competenze e arricchendosi a vicenda; e gli insegnanti, dal canto loro, sapranno creare percorsi didattici migliori, che non siano meramente univoci e uguali per tutti.

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Cecilia

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