(Foto credits: Moomin.com)
Conoscete i Mumin? Sapete quanto amiamo la Finlandia e la sua avanguardia in fatto di istruzione ed educazione pedagogica, quindi non possiamo negarvi che siamo innamorate anche del simbolo per eccellenza dell’infanzia finlandese: esatto, i Mumin!
In realtà si chiamerebbero Moomin, ma l’italianizzazione è passata anche da loro. Ecco quindi i piccoli troll in forma di ippopotamo che affascinano da più di mezzo secolo la Finlandia, ma che sono arrivati in tutto il mondo.
Guardandoli, sembrano ippopotami bianchi. Ma sono molto di più! Nella mente di Tove Jansson, l’illustratrice che li ha creati (nata a Helsinki nel 1914), questi esserini buffi che vivono a Muminland sono personaggi naïf, ingenui e bonaccioni che attraverso le loro avventure insegnano ai bambini ad apprezzare tutti gli aspetti della vita, anche quelli spaventosi e meno belli. Perché nella loro ingenuità Troll Mumin, Mamma Mumin, Papà Mumin e tutti i loro amici e parenti - Adipella, la fidanzata del figlio; la vicina di casa signora Sgarzolini, apprensiva e ossessionata dall’ordine; Sniff, Mietta, Pipetta, Puzzetta... - prendono la vita sempre con il sorriso, in maniera un po’ sprovveduta, simpatica e avvincente.
Tove Jansson li disegnò per la prima volta, da bambina, sul muro del suo bagno, dopo una lite con il fratello. Voleva creare un personaggio brutto, spaventoso, e nacque questo “troll” che in realtà si è trasformato in un tenerissimo ippopotamo antropomorfo. Le prime volte li utilizzò come corredo a libri per l’infanzia da lei stessa scritti, ma non ci volle molto perché le illustrazioni diventassero esse stesse protagoniste, in fumetti (inizialmente commissionati dal londinese The Evening News e poi pubblicati anche in Italia sulla storica rivista comic “Linus” e su “Alterlinus”), libri, cartoni animati, film e gadget.

(Foto Credits: Moomin.com)
Le illustrazioni, nella loro semplicità, sono davvero bellissime e riconoscibili, d’altri tempi, e le storie sempre avvincenti e divertenti: i piccoli lettori, infatti, una volta che entrano nel meccanismo della famiglia Mumin capiscono che tutto non è preso sul serio, nemmeno i casi “thriller”, nemmeno i poliziotti. Perché alla fine il senso è proprio quello di prendere la vita in prospettiva, trovando il divertente dappertutto, esaltando quell’ingenuità che non deve essere per forza un difetto.
Un’altra bellissima caratteristica di questi libri per bambini è l’amore per la natura che emerge da ogni pagina. Una caratteristica che deriva direttamente dalla vita dell’autrice: nel 1920, infatti, la sua famiglia si trasferì sull’isola di Pellinge. Qui Tove vedeva panorami bellissimi e scorci naturali unici, gli stessi che la sua matita ha poi trasposto nei libri, sia illustrati che non, dei Mumin. Anche la famiglia Mumin, infatti, è innamorata del mare, delle barche e della vita all’aria aperta. E anche la Seconda Guerra Mondiale ha influenzato questo amore: se prendiamo ad esempio il libro “Mumin e la cometa”, è palese la metafora della cometa che quasi distrugge la valle dei Mumin che rappresenta la bomba atomica che ha raso al suolo Hiroshima e Nagasaki.
In Italia si possono ancora trovare moltissimi libri delle serie dei Mumin. Molti sono inediti nella nostra lingua, altri non si trovano più in commercio (ma chiedete in biblioteca!). Molti altri, pur essendo cult, invece si trovano: “Le memorie di papà Mumin”, ad esempio, o “Magia di mezza estate”, “Magia d’inverno", “Racconti della valle dei Mumin”. E poi quelli illustrati, come “E adesso che succede?”, “Piccolo Knitt tutto solo”, “Mumin e i briganti”, "Mumin e i marziani”, “Le follie invernali di Mumin” e “Mumin e la cometa”. Questi ultimi sono una (relativa) novità: la casa editrice Black Velvet, prima di chiudere i battenti, ha infatti riproposto i libri di Tove Jansson in bellissimi cartonati che non potranno mancare sulle librerie dei nostri figli!

(Foto Credits: Moomin.com)
E poi sul sito ufficiale dei Mumin (anzi, dei Moomin!) si trovano anche dei bellissimi poster: non sono meravigliosi per le camerette dei bimbi?
Recentemente ci siamo imbattuti in un video su Vimeo, la piattaforma sulla quale i video-maker e i creativi caricano le loro realizzazioni.
L’autrice si chiama Kaukab Basheer, è californiana e per lavoro disegna personaggi animati e inventa storie. Insomma, è una creatrice di cartoni animati, una di quelle professioni che affascinano tantissimo i bambini.
Il video di cui stiamo parlando si intitola Dechen, dal nome del suo piccolo protagonista, un apprendista monaco tibetano impegnato nella vita di monastero. È bellissimo, e il messaggio che arriva dopo i cinque minuti di visione è davvero importantissimo.
Una favola è degna di tale nome solo quando alla fine insegna una morale. Lo è dai tempi dei miti dei nostri antenati, lo è da quando Andersen raccontava le avventure della Sirenetta e da quando i fratelli Grimm inventavano le loro storie tra il divertente e il macabro.
Anche questa è quindi una fiaba, una favola. Cortissima, ma pur sempre una fiaba. Potrebbe un po’ ricordare il piccolo principe, dal momento che il soggetto è un piccolo bambino che si prende cura della sua rosa. Ma non è così, perché, primo, questo bambino è un monaco tibetano in erba e, secondo, il messaggio dietro all’accadimento di questa rosa è assolutamente diverso.
Se infatti il Piccolo Principe insegnava l’importanza di prendersi cura delle altre persone, in questo caso Kaukab Basheer ci mette davanti ad un’altra questione, e cioè a quella dell’essere troppo possessivi. Con le cose ma anche con le persone.
L’attaccamento è infatti una buona cosa, se parliamo si affetto e di accudimento (proprio come nel caso del Piccolo Principe di Antoine Saint Exupery). Ma quando diventa estremamente legante e possessivo ecco che si trasforma in qualcosa di sbagliato e di negativo.
Quando ci prendiamo a cuore una persona, una situazione o un oggetto a noi particolarmente caro, non dobbiamo mai dimenticarci del suo essere. Perché noi siamo qualcuno, e lui è qualcosa. E non possiamo forzarlo ad essere qualcosa che non è, o a sopportare una situazione che non gli appartiene.
Non solo: le difficoltà fanno parte della vita, non esiste felicità senza tristezza. E come in questo video dobbiamo provare a fare come Dechen: lasciare andare, perdere il controllo per un attimo, andare nella giusta direzione e capire che anche se le cose non ci appartengono o non stanno sotto al nostro controllo non significa che sia sempre negativo. Ogni situazione può insegnare qualcosa, ogni situazione può essere guardata da un altro punto di vista, ma soprattutto ogni situazione, per quanto dolorosa o sfuggente al nostro controllo, ha sempre una soluzione, che anche se fatichiamo a vedere o ad accettare può rivelarsi davvero benefica.
Infine: amare non significa possedere. Non significa cercare di cambiare qualcuno, pur pensando di fare il suo bene. Non significa non lasciargli essere ciò che davvero è perché abbiamo paura che si faccia male! Prendiamo gli affetti con più tranquillità, accettiamo gli altri per quelli che sono e senza provare a cambiarli accompagniamoli semplicemente nel loro cammino. Accanto a noi, mano nella mano. Ma con una mano che non strattona, spinge o tira; una mano che semplicemente c’è.
Ne siamo certe: se i vostri bambini amano leggere, conosceranno sicuramente Greg Heffley. Chi è? Ma naturalmente il protagonista di “Diario di una schiappa”, la serie letteraria per ragazzi con protagonista un bambino alle prese con la vita (terribilmente difficile!) alle scuole medie.
L’idea del libro (che poi è diventata una serie) è dell’autore Jeff Kinney, scrittore statunitense che da dieci anni a questa parte regala ai ragazzi le avventure di Greg, tra amicizia, scuola, recite, avventure, disavventure e problemi quotidiani.
A fine mese Jeff sarà in Italia: perché non approfittarne per portare i vostri figli a conoscere la penna che sta dietro a uno dei loro idoli?
Noi di mammapretaporter seguiamo una filosofia ben precisa quando si tratta di libri: appassionare un bambino alla lettura non è impossibile, nemmeno se apparentemente la odia proprio. Il sistema è semplicissimo: abituarlo fin da piccolo a vedere (con il nostro esempio adulto) la lettura come un passatempo piacevole e normale, ma soprattutto lasciargli leggere ciò che vuole e quando vuole, senza storcere il naso, senza forzare letture troppo complicate ma senza nemmeno obbligare a non leggere qualcosa perché, beh, ha 6 anni e il libro dice “dagli 8 in su”.

E poi lo dicono anche dalla casa editrice (Il Castoro, quella del nostro amatissimo “Buonanotte”): Jeff Kinney con Diario di una Schiappa è riuscito a conquistare tantissimi “lettori riluttanti!
“Diario di una schiappa” (vincitore del premio Andersen della letteratura per ragazzi), come molte saghe per ragazzi, è davvero un bel prodotto. Questo perché è semplicissimo e parla ai ragazzi in maniera naturale, trattando tantissimi argomenti quotidiani e importanti, sempre con il sorriso ma anche con una buonissima morale.

Sono moltissimi i bambini che ne sono appassionati (o che, siamo sicuri, si appassioneranno in futuro) e quindi l’occasione è d’oro: a fine marzo, infatti, è previsto un piccolo tour che porterà Jeff Kinney in giro per l’Italia! Il 30 marzo alle 17.30 sarà a Milano e il 2 aprile alle 11.30 a Bologna (in entrambi i casi incontrerà i piccoli lettori presso le Librerie Feltrinelli), mentre il 31 marzo passerà addirittura a salutare, dandogli il suo sostegno, i ragazzi delle zone colpite dal terremoto, fermandosi nelle scuole di Amatrice e Norcia.
I bambini potranno incontrarlo, ascoltarlo, fargli tutte le domande che vogliono, scoprire la sua storia e guardare un video dedicato agli aneddoti e ai personaggi della serie. E poi via con i selfie con l’autore!
Jeff Kinney lo sa: la promozione della lettura per i ragazzi passa certamente attraverso il divertimento, e non l’imposizione (sostiene infatti da sempre le biblioteche e le scuole pubbliche per far sì che siano attente al tema lettura!). Per questo l’incontro con lui pò diventare un’occasione in più per mostrare ai bambini quanto sia bello questo mondo, quello dei libri, questi sconosciuti che ti portano in mondi differenti e ti fanno vivere milioni di vite diverse!
Nel mondo delle applicazioni per smartphone ora è pieno di sistemi per monitorare i bimbi, tenere segnati gli impegni e compagnia bella. Ma non tutti sono utili, e non tutti rendono davvero la vita dei genitori più semplice mettendo sempre al centro le esigenze dei bambini.
Noi abbiamo scoperto eMyBaby e ci piace proprio perché è completa, comoda e assolutamente concentrata su ciò che di importante c’è nella vita. E cioè la famiglia.
Disponibile su iTunes e su Google Play per Android, eMyBaby è l’applicazione lanciata da Miniland Baby, azienda leader per quanto riguarda i giocattoli e gli accessori per i nostri figli.
Questa applicazione è davvero, davvero completa: permette di segnare in agenda tutti gli impegni con una vista comoda e intuitiva che raccoglie tutto ciò che dobbiamo ricordarci; possiamo segnare tutti i dettagli importanti che magari col tempo ci dimenticheremmo (come la crescita di nostro figlio, l’altezza e il peso alla nascita, la sua primissima fotografia...); ha una sezione dedicata all’albero genealogico della famiglia; una scheda medica completa e funzionale, nella quale segnare tutti gli esiti degli esami ma anche le vaccinazioni e gli appuntamenti con il pediatra e i dottori...

Soprattutto, eMyBaby può essere collegata ad altri device fisici comodissimi e imprescindibili per la cura del bambino, come ad esempio il termometro, BeMyBuddy, il tenerissimo elefantino per fare sentire i bambini sempre coccolati anche quando non siamo accanto a loro, o i vari sistemi di vigilanza remota (i baby monitor Miniland, per intenderci). Già, perché eMyBaby può essere collegata a distanza con questi strumenti e registrare tutto ciò che ci può essere utile e avvisarci quando la temperatura corporea sale troppo rispetto al solito o farci sentire che il bambino nell’altra stanza s’è svegliato.
Noi, ad esempio, non lo nascondiamo: siamo abbastanza sbadate, soprattutto perché siamo tutte mamme lavoratrici. Non vogliamo però mettere in secondo piano la famiglia! Ed è anche grazie ai nuovi sistemi tecnologici se riusciamo a coniugare serenamente tutto. Insomma: quando la tecnologia viene in aiuto senza invadere troppo o senza sostituire le cose importanti è sempre un bene.
No, le agende cartacee non bastano più: ci si sovrappone tutto, dimentichiamo di guardarle, non segniamo cose di cui davvero avremmo bisogno... Mettendo tutto su un calendario unico, eMyBaby ci permette quindi di monitorare con costanza e sicurezza tutto ciò di cui i nostri bambini hanno bisogno.
E la possibilità di segnare vaccinazioni, visite ed esami è per noi estremamente preziosa! Esatto: quante volte avete accumulato i fogli e gli esiti di qua e di là in casa, e quante volte non trovate più il libretto delle vaccinazioni che eravate sicuri di avere appoggiato su quella mensola? A noi moltissime.
Non diciamo quindi che la tecnologia sostituisca i documenti cartacei, ma state certi che semplifica di tantissimo la vita di noi mamme disordinate! E per quelle precise e ordinate, invece, questa App è davvero un tesoro: sarà tutto ordinato, al suo posto, e sappiamo anche noi (nel nostro caos!) quanto è bello avere tutto sotto controllo!
Tenendo sempre presenti le buoni abitudini dello svezzamento, e cioè la naturalezza dei cibi, la varietà e i nuovi sapori (essendo lo svezzamento il periodo di assoluta novità per il bambino, è bene abituarli subito all’apprezzamento delle nuove proposte alimentari, non fossilizzandosi su cibi sempre uguali!), c’è un’altra regola non detta, che tuttavia le mamme dovrebbero conoscere, per venire incontro alle esigenze di scoperta del mondo del bambino: il mangiare con le mani! Che, se ci pensiamo, è assolutamente in linea con i principi di Maria Montessori, generali e sullo svezzamento naturale: secondo la pedagogista, infatti, le mani sono il principale organo di conoscenza dei bambini!
Avevamo già accennato al fatto che giocare con il cibo è assolutamente salutare, ma vediamo insieme cosa significa davvero, in termini di benefici, lasciare che il bambino, durante lo svezzamento, mangi con le mani.
Riprendendo ciò che diceva Maria Montessori, e cioè che “le mani sono il principale organo di conoscenza del bambino”, il mangiare con le mani diventa uno strumento imprescindibile per la scoperta e l’esplorazione del mondo. Il bambino tocca, pasticcia, spalma, assaggia, annusa... Tutto questo usando praticamente tutti i suoi sensi. Il cucchiaio, la forchetta o l’imboccarlo limitano tutto questo.
Il secondo motivo? È divertente. Ma non pensate che sia un motivo futile. Il gioco è il lavoro del bambino, come l’esplorazione è il suo strumento per scoprire il mondo, e rendere un’attività divertente significa stimolarlo.
Se inizialmente le pappe sono perlopiù liquide o fluide e il “mangiare con le mani” è un bel pasticcio (ma ogni tanto lasciateglielo fare!), pian piano si passa a pezzetti di cibo più solidi, piccoli e sicuri. Se il bambino inizia a maneggiarli, imboccandosi da solo, toccandoli, annusandoli e gustandoli, si abitua sin da subito a conoscerli personalmente. Insomma, acquisisce più familiarità con il cibo, che diventa “suo amico”, e in questo modo la sua alimentazione in futuro ne beneficerà.
Perché? Perché prendendo questi pezzetti di cibo in piccole dosi il bambino capisce pian piano il valore nutrizionale del singolo pezzetto, molto di più rispetto all’essere imboccato con pappe frullate che nascondono il cibo. Questa abitudine va però presa sin da subito, perché altrimenti il bimbo che vede sempre frullato tutto pretenderà, giustamente, che i cibi (soprattutto le verdure) vengano sempre “nascosti”, e, come dicevamo, non capirà il valore energetico di certi cibi ricchi di vitamine e minerali.
Un bambino sempre imboccato imparerà molto più tardi a mangiare da solo. Se invece inizia sin da subito a nutrirsi con le mani (il primo strumento di cui può usufruire, dal momento che le posate, ovviamente, potranno essere maneggiate solo in un secondo momento) comincia immediatamente a intraprendere la strada per l’autonomia.
Pensateci: lo svezzamento è il primo passo verso l’autonomia dalla mamma e dal papà, dal momento che è la prima attività che imparerà a fare da solo. Mangiare con le mani è quindi innanzitutto una scorciatoia verso l’autonomia e l’indipendenza, concetti che come ben saprete Maria Montessori ha sempre messo in primo piano nell’educazione del bambino! Insomma, se lasciate che vostro figlio mangi con le mani, imparerà più prontamente a servirsi da solo e la sua autostima ne trarrà un grande beneficio.
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Niente sbarre, ché non è una prigione. E poi il più basso possibile. Di cosa stiamo parlando? Naturalmente del lettino montessoriano, quello teorizzato da Maria Montessori nel secolo scorso, la pedagogista il cui studio si è (correttamente) incentrato sull’autonomia e sull’indipendenza del bambino.
Secondo Maria Montessori il lettino del bambino deve essere assolutamente basso, con l’altezza (comprensiva del materasso) che non supera i trenta centimetri. Perché? Perché il bambino deve essere libero di salirvi e scendere senza problemi, in tutta sicurezza, iniziando sin da subito ad eseguire movimenti indipendenti che lo aiuteranno nella sua crescita. Non abbiate paura: qui vi abbiamo spiegato tutti i benefici di questo letto basso e vi abbiamo rassicurato sull’assenza di pericoli (anzi, è molto più sicuro dei lettini con le sbarre!).
Ora è tempo di vederne uno realizzato da cima a fondo con questa filosofia, apposta e non per caso. Perché da quando abbiamo scoperto questa azienda italiana che li realizza in legno bio ed ecologico ci siamo davvero innamorati e non possiamo non parlarvene!
Scorrendo il sito di ArgDesign vi accorgerete che hanno addirittura una linea chiamata “Montessori”: questo perché i loro lettini non sono semplicemente “bassi” ma ispirati esattamente alla pedagogia montessoriana. Per favorire l’autonomia, quindi, questi lettini sono progettati perfettamente per lasciare che il bambino si corichi e si alzi da solo.
Non solo “indipendenti”, però. Questi lettini sono anche bellissimi da vedere (e seguono proprio le linee guida di Maria Montessori, secondo la quale i materiali dei mobili e dei giocattoli presenti nella cameretta montessoriana devono essere il più naturali possibile) ma soprattutto sono biologici ed ecologici, perché quest’azienda, prima di tutto, è una delle più affermate e sicure. Da più di 25 anni, infatti, ArgDesign lavora il legno, esegue ricerche e punta sulla lavorazione artigianale.
Ma sapete qual è il bello di questi lettini (oltre all’essere meravigliosamente montessoriani e quindi perfetti per la vostra cameretta)? ArgDesign non si limita a pensare al lettino, ma pensa a tutta la vita del bambino, che presto crescerà. Quando il lettino quindi non basterà più, questo si trasformerà in qualcos’altro di bellissimo e utilissimo!
Prendiamo Bibidì, il primo lettino che troviamo nello store. Una volta pensionato tenetelo in cameretta: si trasformerà in una bellissima libreria dalle linee dritte ed eleganti!

Bobidì, il secondo lettino montessori di ArgDesign che stavolta è anche un piccolo “dondolo” che culla il bambino, diventerà una libreria appesa dalla forma tondeggiante.

Infine ecco Bù, un mix dei due lettini che alla fine si trasformerà in una curvilinea libreria da terra.

Spegnete la TV: è tempo di giocare. I benefici sono innegabili, e non siamo noi a dirlo, bensì Rudolf Steiner, il pedagogista dello scorso secolo che ha ideato il metodo Waldorf, quello che vuole sviluppare l’individualità libera del bambino attraverso le sue peculiari propensioni.
Spegnere la TV è solo il primo passo: secondo il pedagogista, infatti, ciò che dev’essere fondamentale per il bambino è il gioco libero, attività che permette di sviluppare l’individualità, di raggiungere l’indipendenza, di inventare situazioni (e risolvere problemi, anche se immaginari) e di acquisire capacità che gli saranno utili per il resto della vita.
Il secondo passo? Eliminare i soliti giocattoli plasticosi, pensati per una sola attività e impostati in modo da limitare il bambino nel gioco. Abbandonateli, e optate invece per questi materiali e giochi steineriani, strumenti che aiuteranno il bambino a crescere in armonia.
Iniziamo dalla prima regola, e cioè che è sempre meglio “meno” che “più”. Meno giocattoli, quindi, ma che si prestano a diverse attività. Secondo accorgimento, è scegliere sempre giocattoli che siano costruiti con materiali il più naturali possibili. Perché? Perché solo i giocattoli naturali stimolano i sensi dei bambini (il tatto ma anche, ad esempio, l’udito: il ritmo è fondamentale per i bambini, che ascoltano i ticchettii dei materiali; cosa che con la gomma, beh, non accade). La plastica è dura, inamovibile, fredda... Il legno, la stoffa e compagnia bella sono invece molto più versatili, toccabili, modificabili e danno sensazioni più vive e vere (e poi, diciamolo, non sono molto più belli?).
Non serve spendere un patrimonio: per un bambino anche un legnetto è un giocattolo; anche un cucchiaio di legno diventa uno strumento divertente; anche un pezzo di stoffa stimola la fantasia! E proprio per stimolare al meglio la fantasia, i giochi steineriani sono spesso poveri in dettagli. Pochi colori, poche espressioni (nel caso dei pupazzi), pochi dettagli. Perché più un giocattolo è dettagliato meno lascia spazio alla creatività, non solo artistica ma anche “situazionistica”, e cioè una creatività nell’inventare situazioni e nel rendere un oggetto qualcos’altro (attività tipica dei bambini).
In questo stesso senso, lasciateli liberi di giocare senza immischiarvi troppo: solo così troveranno davvero la loro strada, arrangiandosi ed esprimendosi appieno. Soprattutto, impareranno a concentrarsi sul gioco, senza cercare sempre che la mamma o il papà gli dica cosa fare, e in questo modo il tempo speso a giocare sarà davvero fruttuoso, poiché non ci saranno inutili interruzioni.
Ecco quindi una semplice classificazione dei giocattoli steineriani, che vi farà capire quanto più efficaci e divertenti possono essere rispetto a tutti quei giochi che sembrano riempirci le case.
Innanzitutto, come abbiamo già citato, le bambole. Le bambole Waldorf o steineriane si riconoscono perché sono semplicissime: sono in stoffa, ma soprattutto hanno due occhietti e una boccuccia minuscoli. E c’è un perché: i bambini, in questo modo, possono proiettare le emozioni del gioco sul viso della bambola, che ai loro occhi cambia espressione (da triste a felice, da arrabbiata a concentrata e così via) a seconda del ruolo che le danno in quel momento. Cosa che assolutamente non accade con quelle bambole fatte e finite dalle espressioni statiche e irremovibili!

Accanto alle bambole troviamo poi le marionette, di nuovo semplicissime e realizzate in materiali naturali (legno e stoffa al massimo), da infilare sulle dita o sulle mani. Sono uno strumento imprescindibile per esercitare il gioco di ruolo e la narrazione, ma anche per lasciare che i bambini si proiettino in un mondo diverso, magico o simile a quello reale, nel quale possono comportarsi come vogliono, creando le situazioni e i problemi e risolvendoli come credono.

Un’altra tipologia di giocattoli sono i rami, i legnetti e i materiali in legno sfusi. Il bambino, quando in cameretta dispone di un bel cesto pieno di questi giochi, può costruire, inventare, giocare ed esprimersi con questi elementi apparentemente semplicissimi ma che nella sua mente diventano importantissimi, con ruoli infiniti.
Lo stesso vale per le stoffe: i ritagli di tessuto (giocattolo quindi super ecologico e di recupero) stimolano la creatività poiché possono essere impiegati in progetti artistici, ma come il legno possono diventare “altro”, rappresentando gli oggetti che in quel momento i bambini stanno utilizzando nella loro storia inventata.
Non solo ritagli e pezzetti sfusi: anche quando si tratta di costruzioni, i pezzi devono essere in materiali naturali, semplici, non troppo colorati. La costruzione per un bambino è un gioco fondamentale, che permette di sperimentare la progettualità e la fantasia, il rigore e il senso della realizzazione. Spesso le costruzioni steineriane includono pezzi destrutturati e colori arcobaleno da ricreare: anche l’armonia, infatti, è un elemento imprescindibile della didattica. Ottimi scarti di legno di falegnami, chiaramente per rifiniti per non essere pericolosi per i bambini.

Infine, ecco un giocattolo che non è un giocattolo, ma che per il bambino è un gioco inestimabile: e cioè l’imitazione della vita adulta. Lasciate che giochi con i materiali della vita vera, cucinando, costruendo insieme al papà, stendendo i panni, lavando le stoffe, pulendo il camino, azionando la lavatrice... Rendeteli partecipi, lasciate che vi aiutino sul serio e vedrete che il naturale passo successivo sarà il gioco a tema: i legnetti, le stoffe, le bambole, le costruzioni e i vostri giochi steineriani si trasformeranno magicamente nei ferri del mestiere e il gioco libero diventerà finalmente il centro del loro mondo.
Comprare prodotti bio e con un INCI perfetto è facile: il difficile sta nel trovare prodotti di buona qualità a un prezzo abbordabile, di facile reperibilità e magari anche scontati attraverso coupon (oggi infatti ti spieghiamo quali acquisti fare su sephora con sconti.com: basta cliccare sul link ed entrare. Vedrete tutto l’elenco degli sconti che in questo momento Sephora ha in corso, in modo da approfittarne e scegliere quello giusto per voi!).
Nella cosmesi moderna non sempre i prodotti sono al 100% naturali. E la naturalezza è uno dei requisiti fondamentali quando compriamo qualcosa che poi applicheremo sulla cute: come saprete, la pelle è l’organo che collega l’esterno con l’interno ed è fondamentale prendersene cura in maniera responsabile e consapevole. Ecco perché è bene leggere sempre le etichette e l’INCI, controllando che non ci siano parabeni (i conservanti più comuni in questo settore) né siliconi (composti che in natura non esistono e che le case cosmetiche utilizzano perché meno oleosi, ma anche pericolosi perché creano uno strato non traspirante sulla pelle, di fatto disidratandola).
- Fondotinta Bare Minerals
Fondotinta Original SPF 15
Con un fattore di protezione SPF 15 questo fondotinta dona una copertura impeccabile con una consistenza leggera. Non contiene conservanti, talco, siliconi e parabeni.

- Bare Minerals
Fondotinta Matte Spf 15
È un fondotinta della linea di trucco minerale di Sephora realizzato da Bare Minerals. Inci molto valido e risultato egregio.

- Bare Minerals
Bronzè
È il bronzer della linea di trucco minerale di Sephora sempre realizzato da Bare Minerals.

- Maschera Charcoal
È una maschera esfoliante, regolatrice di sebo ma anche idratante a base di carbone: perfetta per pelli grasse e miste

- Spugnetta Morbida Esfoliante in Konjac
Dalla famosa tradizione di bellezza coreana ecco la spugna realizzata attraverso la pianta asiatica del Konjac: questa spugna lascia la pelle purificata, morbida e luminosa stimolando non solo una deterzione profonda ma anche una buona bonificazione in quanto stimola il microcircolo.

A partire dai 6 mesi di vita il nostro bambino potrà finalmente cominciare ad essere svezzato, alternando al latte materno qualche pappa di verdura e un po’ di frutta. Queste pappe possono essere buone, sane e saporite, e non solo tristi come ce le immaginiamo: la regola è sempre quella del pensare “ma io, lo mangerei”? I nostri bambini stanno infatti sviluppando il gusto e il senso del cibo, e uno svezzamento naturale vario e ragionato è il modo migliore per accompagnarli nella crescita.
Alla base delle pappe c’è sicuramente il brodo, alimento semplice ma nutriente, ricco di tutti gli elementi necessari ad una buona crescita. Inizialmente lo si mischierà solo con della farina, per ottenere una sorta di cremina per fare sentire il sapore ai bimbi; dopodiché le verdure utilizzate per la bollitura o meglio ancora cotte a vapore potranno essere omogeneizzate, rendendo il tutto più gustoso.
Questo brodo, però, deve essere preparato con cura e sicurezza. I brodi pronti, infatti, non sono una delle scelte più sane… Se tuttavia pensate che sia una fatica prepararlo a casa, non preoccupatevi: non è così, ma soprattutto una volta che inizierete a prepararlo con le vostre mani vi renderete conto che è davvero un’altra cosa. Naturale, saporito, colorato… Niente a che vedere con le brodaglie già pronte in bottiglia! E il bello è che potrete scegliere voi le verdure da utilizzare, in base a stagionalità e preferenze.
Ecco quindi una semplice guida al brodo: come prepararlo, come scegliere le verdure e quale strumenti di cottura scegliere.
1. La prima regola della preparazione del brodo durante lo svezzamento è partire da verdure base (zucchine, carote, zucca) per poi aggiungerne pian piano di nuove, sempre seguendo la stagionalità. Iniziate con una verdura per volta, e aggiungete le altre sempre singolarmente ad ogni nuovo brodo: solo in questo modo si terranno sotto controllo eventuali intolleranze o allergie del bambino, in quanto si potranno individuare facilmente gli alimenti che hanno provocato reazioni.
2. La seconda regola è quella di non utilizzare il sale almeno per i primi mesi dello svezzamento.
3. Inoltre, l’olio andrebbe sempre aggiunto alla fine, a crudo, in modo da non soffriggere durante la cottura e non aumentare così i grassi.
4. Le solanacee come il pomodoro, le patate, i peperoni e le melanzane, dovrebbero essere introdotte dopo l’anno a causa del contenuto elevato di solanina presente in esse: questa sostanza, un alcaloide glicosidico, può innalzare i livelli di infiammazione dell’organismo.
Ed ecco ora il procedimento per ottenere un brodo perfetto. Prendete una verdura per tipo, lavatele e sbucciatele e tuffatele in un litro d’acqua fredda (mai utilizzare l’acqua già calda: solo partendo dall’acqua fredda le verdure rilasciano il loro sapore fino in fondo). Mettete la pentola sul fuoco e portate ad ebollizione, abbassando poi la fiamma e lasciando cuocere per circa un’ora.
Passato il tempo necessario, colate il liquido (lasciando quindi fuori le verdure). Ed ecco che il vostro brodo è pronto per essere gustato o utilizzato come base per le ricette da svezzamento.
La prima pappa che potete preparare è semplicemente del brodo stemperato con della crema di riso: mettine 3 o 4 cucchiai in 160 grammi di brodo, mescolando fino ad ottenere una cremina non troppo liquida.
Tornando quindi al procedimento, vi abbiamo detto che il tempo necessario per preparare un brodo è di circa un’ora. Questo vale per le pentole normali. Con quelle a pressione potete invece abbassare il tempo, lasciando cuocere per soli venti minuti.
Esistono poi dei praticissimi robot da cucina pensati proprio per le pappe dei bambini. Per la preparazione dei soli pasti per bimbi, invece, noi utilizziamo il cuocipappa Easy Meal, che cuoce a vapore, omogeneizza, frulla e trita, riscalda e scongela (e di bello ha che è realizzato in polipropilene 0%BPA, e quindi è davvero sicuro per i bimbi): in questo caso otterremo il brodo dall'acqua rilasciata dalle verdure durante la cottura a vapore.
Giulia Mandrino
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Le giornate si stanno allungando, i cappotti più pesanti vanno in soffitta, il sole comincia a fare capolino... Sì, sta arrivando la primavera! E anche se naturalmente passare il tempo all’aria aperta è una prerogativa di tutto l’anno (anche quando fa freddo!), la primavera in effetti fa venire molta più voglia di uscire!
Ecco allora le nostre proposte per passare giornate diverse in famiglia, uscendo dalle mura di casa per avventurarsi in luoghi magici e divertenti!

(foto: https://www.tulipani-italiani.it/informazioni-per-i-visitatori/bloom-report)

(foto http://outdoor.valdisole.net/it/Ponte-Sospeso-Cascata-Ragaiolo/)