La settimana scorsa, ospiti di Orogel, abbiamo conosciuto non solo un’azienda rispettosa e molto valida, ma anche un’altra piccola realtà che ci ha colpito il cuore. Federica era infatti lì, nel prato, con il suo food truck, Green Pepper, a proporci una cucina di strada gustosa eppure leggera, verde e deliziosa.

Abbiamo chiacchierato con lei e abbiamo scoperto che il suo Green Pepper è molto di più di un furgoncino che porta in giro cibo e bevande. È una scelta etica di ristorazione, un nuovo modo di portare al pubblico il buon cibo naturale. Perché ormai il cibo di strada non è più solo junk food, ma si trovano delle realtà, come quelle di Federica Zammarchi, assolutamente di qualità, sane e buonissime!
Federica Zammarchi ha lavorato nella ristorazione per qualche anno. Ma non le bastava. Sentiva che poteva fare molto di più. Ha così preso in mano la sua vita e ha deciso di mettersi in proprio, creando una realtà che potesse rappresentarla fino in fondo, seguendo i suoi ideali, la sua filosofia e le sue aspirazioni più vere.
Federica voleva essere un “camaleonte capace di spostarsi in varie situazioni”, in varie realtà, realtà diverse tra loro ma mantenendo sempre un filo conduttore comune, quello dei prodotti di qualità, stagionali e della zona in cui lavora, quella di Cesena, anche se per natura non sta mai ferma!
Già, perché c’è un’altra caratteristica: Federica non si voleva fermare, fossilizzandosi in un luogo che non la rappresentava appieno.
È nato così Green Pepper, food truck che si muove sulla strada, che non si ferma mai e che porta il buon cibo a tutti mantenendo sempre la sua bellissima identità.

Potrà quindi capitarvi di imbattervi nel furgoncino Citroen un po’ retrò color turchese di Federica, la cucina itinerante delle meraviglie. Qui troverete di volta in volta piatti differenti, a seconda della zona e della stagione. Gazpacho deliziosi, pancake al grano saraceno, verdurine saltate, pranzetti veloci, pranzetti leggeri, pranzetti gustosi, piatti un po’ etnici, humus, panini… Di tutto di più, quindi, con la costante del gusto, del rispetto per le materie e della naturalezza.

Green Pepper fa quindi catering a domicilio, eventi aziendali, mercatini, concerti e varie realtà, sempre con l’idea di smontare la vecchia idea del catering pesante, lungo e costoso. E attraverso il suo buon cibo trasmette non solo la bontà delle ricette semplici, ma anche la preziosità della biodiversità del territorio nel quale lavora.
Il futuro di Federica? Mantenere questo messaggio spargendolo sempre più nel mondo, affiancando a Green Pepper “Green Bean”, la roulotte azzurra e bianca, per creare uno spazio nel quale tante piccole realtà locali possano prendere parola. Perché portare il buon cibo alla gente non significa solo nutrire il corpo, ma anche le menti e lo spirito, raccontando ciò che sta dietro ad ogni realtà.

Giulia Mandrino
Energetica e saporita, la smoothie bowl a forma di orsetto è una delle merende preferite dai miei bambini, in particolar modo in estate, perché è davvero fresca e deliziosa! Per renderla ancora più divertente e appetitosa io la trasformo in un animaletto sfruttanto tanti super alimenti come i semi e la frutta fresca.
Bruschetta finta, fake bruschetta, bruschetta dolce... I miei figli la chiamano in tanti modi ma la sostanza non cambia: per divertirci il pomeriggio prepariamo le bruschette, ma le facciamo in versione dolce, con la frutta di stagione per darci la forza più nutriente!
Ecco quindi la nostra semplicissima bruschetta dolce con frutta, per merenda, colazione o per un semplice spuntino spezza fame!
Ci sono bimbi che non stanno mai fermi, che urlano, che corrono, che spingono gli altri bambini al parco, che con le gambe sotto al banco non ci vogliono proprio stare. Sono i bambini iperattivi, quelli con diagnosi di ADHD, che attirano gli sguardi della gente. Quella gente che sa solo giudicare. Giudicare i bambini dei bulletti, dei maleducati. E giudicare mamma e papà dei cattivi genitori. Ma quand’è che riusciremo a capire che l’iperattività va conosciuta, che bisogna sensibilizzare su questo tema?
Recentemente è uscito “La felicità non sta mai ferma” di Chiara Garbarino. Perché ci piace? Perché non è il solito libro scientifico o psicologico sui disturbi dell’attenzione, uno di quei tomi che annoiano solo a guardarli. Ma è la storia vera di Leo e della sua mamma. Per capire cosa significa davvero “disturbo dell’attenzione e di iperattività”.
Chiara Garbarino è la mamma di Leonardo. Leonardo è un bambino con ADHD, ovvero disturbo dell’attenzione e di iperattività. Leo non sta mai fermo, già da quando era nella pancia della sua mamma. Da piccolo non dormiva, piangeva continuamente, e crescendo è diventato un bambino frenetico, incapace di stare fermo, sempre intento a montare e smontare oggetti, a correre, a spingere gli altri bambini, a sbattere di qua e di là.
La vita con Leonardo è di certo difficile, anche per una mamma amorevole, paziente e disposta a tutto per il suo bambino. La difficoltà vera è però avere a che fare con gli altri. Soprattutto con gli altri adulti, sempre pronti a puntare il dito e a giudicare, definendo “teppista” Leonardo e “cattiva madre” Chiara. Ecco perché mamma Chiara nel 2017 ha deciso di aprire un blog su Leo, “Leo il teppista”. Con ironia ha iniziato a raccontare la loro storia, per fare capire a tutti, ma davvero a tutti, cosa significhi vivere con l’ADHD. Ed ora questa bella storia è diventato un libro edito da UTET, "La felicità non sta mai ferma".

Le loro storie sono come quelle di tutti i genitori e di tutti i bambini, con le loro risate, i loro momenti divertenti ma anche i loro disastri. Con più disastri del solito, naturalmente, perché la natura frenetica di Leo porta inevitabilmente a questo. E Leo non è l’unico bambino iperattivo sulla faccia della Terra, no? Anzi: l’iperattività è diffusissima e quasi tutti noi abbiamo a che fare con essa nella nostra quotidianità. C’è chi ha un figlio che ne è affetto, ma anche chi ha un nipote, un compagno del figlio, il figlio di amici iperattivo. Perché quindi non ci si sofferma un po’ di più per capire di cosa di tratta (e come comportarsi) invece di sbuffare e giudicare?
Chiara ha provato in tutti modi a calmare Leo. Ha provato a fidarsi delle parole di pediatri, nonni e maestre che le dicevano “prima o poi si tranquillizzerà”. Si è chiesta perché mai non riuscisse a farlo comportare “a modo”. Ma non si è lasciata sconfortare dalle parole degli altri, perché sa che Leo non è solo il “teppista”, ma è anche un bambino intelligentissimo, dolce, attento e affettuoso. E la diagnosi di “disturbo dell’attenzione” ha solo confermato la sua sensazione, cioè quella che Leo non è un cattivo bambino, ma semplicemente un bambino iperattivo, affetto da una sindrome ancora poco conosciuta.
Ma è proprio il fatto di essere “poco conosciuta” a rendere questa sindrome pericolosa. E non a causa del bambino, ma a causa di chi gli sta intorno. Leggendo quindi le storie quotidiane di questa famiglia ci si potrà informare, si potranno aprire gli occhi e si potrà provare ad entrare empaticamente in contatto con loro, con tutti i bambini e con tutte le famiglie con un bimbo iperattivo. Solo così si uscirà dal circolo vizioso che ci spinge a giudicare una mamma per i comportamenti del proprio bambino e un bambino solo in base ai suoi comportamenti e non al suo essere.
Giulia Mandrino
Sembra qualcosa che tocca poche donne, poche famiglie. Qualcosa che si vive nel proprio profondo e basta, quasi come se parlarne sia irrispettoso, inelegante o da evitare. Ma l’aborto spontaneo colpisce una gravidanza su quattro e spesso il silenzio è davvero deleterio.
Quando una gravidanza si interrompe spontaneamente le sensazioni che si provano sono moltissime. Ma sembra quasi che dobbiamo viverle nel nostro privato e nel nostro cuore, senza esternarle, facendo finta di nulla, perché, beh, “capita”. Sì, è vero, capita. Ma ciò non significa che non possiamo soffrire, superare, restare sempre ancorate ad una brutta esperienza o cercare di sentirci finalmente comprese. È ora di dare voce a tutte le donne che si sono sentite dire “Non c’è battito, mi dispiace” e che attorno a loro hanno trovato ancora troppa poca voglia di ascoltare.
Come ogni situazione della vita, una donna vive un aborto spontaneo come si sente. C’è chi non accetta la cosa, chi piange, chi si dispera, chi per mesi (o anni) si porta dentro una sensazione di vuoto (nonostante altre gravidanze, magari), chi non ne parla, chi lo dice senza problemi. C’è chi non supera questa emozione orrenda e chi invece riesce a staccarsene, a viverla tranquillamente come qualcosa di naturale. Perché sì, è qualcosa di naturale, ma è anche qualcosa che ci fa dire “Dio, Natura, siete proprio terribili”.
Il problema non è come una donna vive l’aborto spontaneo, ma come lo affronta il mondo. Perché la società, soprattutto la nostra occidentale, tende a minimizzare la cosa, a trattarla come qualcosa di superficiale, o, al contrario, da ignorare. Perché è qualcosa “da vivere solo nel privato”, quando in realtà parlarne farebbe benissimo a moltissime donne.
Chi ha sofferto di un aborto spontaneo (e sono in molte: i numeri parlano chiaro, quasi il 25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre) sa di cosa parliamo. Parliamo delle frasi di circostanza. Su tutte il “capita”, seguito da “Ma sì, ci saranno altre occasioni”, “Hai già dei bambini, stai tranquilla”, “Eh, anche mia cugina” e da mille altre parole che, ok, sono dette con l’intenzione più nobile (quella di consolare), ma che nascondono non solo la pietà ma soprattutto la banalizzazione della situazione. No, non è che non si soffra perché “di bambini ne ho già altri” o perché “sono rimasta incinta comunque dopo poco tempo”. Si soffre e basta, e non ci sono rimedi o ripieghi.
È vero che il “capita” a volte fa bene, in base alla donna che se lo sente dire. Perché significa che “succede”, che non siamo da sole, che (purtroppo) è normale. Ma non è mai bello ascoltare quel “capita”. Perché irrazionalmente certe donne continuano a sentire il peso della responsabilità, non capendo che non è colpa loro, o del loro corpo. E altre volte ancora senza avendone coscienza la mamma non vuole superare la cosa, temendo di dimenticarsi di questo bambino perduto. Quando è impossibile, o quasi, dimenticare.
Il problema è che non ci sarebbe bisogno di tutte le frasi di cui parlavamo, ma di pura e semplice empatia. Mostrare di sapere che la donna che ci sta di fronte sta soffrendo (o, anche se l’ha superata, ha sofferto in passato) è il minimo che possiamo fare. Soprattutto, c’è bisogno di ascolto.
C’è bisogno di fare sapere che ci siamo per ascoltare, per parlarne, per esternare, per confrontarci. Per non nascondere le emozioni. Perché il dialogo fa sempre benissimo. Parlare di ciò che ci fa soffrire fa molto, molto bene. E una donna che non ha sentito il battito del proprio bambino nell’ecografo ne ha bisogno più di tutti, perché è ancora un argomento di cui non si parla, che si nasconde, che si bisbiglia.
Smettiamo di bisbigliare, urliamo. Lasciamo che il nostro corpo soffra, che la nostra mente viva il lutto e il dolore. Lasciamo che se ne parli, senza nasconderci dietro all’”è stato solo un intoppo, vedrai che passerà”. Perché magari non passerà, ma non importa. L’importante, come in ogni lutto, è viverlo, e non appiattire le nostre emozioni.
Giulia Mandrino
È arrivato il momento di organizzare la cameretta? Hai alcune idee e necessità di orientarti nella scelta? Se hai letto il mio articolo precedente “1+1=3 e a casa come ci sistemiamo?” sai che progetto camerette di ispirazione montessoriana, ascoltando i desideri dei genitori e sedendomi ad altezza bambino, per meglio comprendere le sue esigenze.
Il bambino è competente fin dalla nascita ed estremamente ricettivo, per questo è necessario creare un ambiente stimolante che lo incuriosisca senza iperstimolarlo. Riflettere e domandarsi con consapevolezza “cosa voglio comunicare?” può aiutarti nel prendere le decisioni giuste; questo perché secondo Maria Montessori lo spazio è un insegnante silenzioso. Per esempio: un libro accanto ad una poltrona, a cosa ti fa pensare? A me fa venire voglia di sedermi e leggerlo. Allo stesso modo considera che ogni arredo e materiale che posizionerai nella cameretta invierà un messaggio al bambino.
Lo spazio deve favorire la libertà e l’indipendenza; allo stesso tempo deve essere ospitale, funzionale e sicuro.
Quali sono i criteri da tenere in considerazione per creare una cameretta secondo questi principi?
- scegliere un ambiente spazioso, poiché sarà il luogo di giochi e scoperte, oltre che del riposo;
- delimitare le aree - è utile utilizzare dei tappeti - il bambino deve comprendere facilmente quale attività può svolgere in quell’area;
- progettare una cameretta flessibile e trasformabile poiché dovrà crescere con il bambino per continuare a rispondere ai suoi bisogni;
- collocare arredi a misura di bambino che siano accessibili, per favorire la sua indipendenza nel vedere - da neonato - e prendere - appena ne sarà capace - i materiali in autonomia.
- utilizzare colori neutri e accoglienti per decorarla e arredarla, perché il bambino passerà qui molto tempo e i giusti colori aiutano a rilassare la vista, a stimolare la concentrazione e a non innervosirsi;

Una volta organizzato lo spazio, i criteri per scegliere i materiali in stile montessoriano sono i seguenti:
- devono essere integri e completi, cioè non rotti e offerti insieme se composti da più parti, per non essere pericolosi e confondere il bambino. Per esempio: che senso ha proporgli un incastro se mancano parti da incastrare? Pensaci!
- chiari, e quindi non confusivi, senza troppi stimoli;
- naturali
- reali, e cioè della vita di tutti i giorni;
- poveri, in modo che stimolino la fantasia e consentano l’esplorazione senza un percorso guidato.
Come proporre i materiali?
- Ponendoli ad altezza bambino, ovvero su un piano che possa raggiungere in autonomia. Ricorda: “ciò che vede può essere suo, ciò che non vede scegli tu quando e come proporlo”
- Disponendoli con ordine in modo che siano presentati con chiarezza e facili da riordinare;
- Proponendone pochi per evitare la iperstimolazione e caoticità;
- Scegliendoli riconoscibili in modo che possa conoscerli gradualmente e farne esperienza progressivamente.

Continua ad osservarlo chiedendoti di tanto in tanto: che bisogni ha in questo momento e come vive l’ambiente circostante? In base alle risposte che ti darai, ritira alcuni materiali e proponigliene altri. Ruota, insomma, i giocattoli e i materiali.
Se ti interessa approfondire l’argomento, ti aspetto il mese prossimo con la pubblicazione di un nuovo articolo in cui tratterò il tema dell’organizzazione delle aree della cameretta in stile montessoriano.
Passione a Mano Libera di Chiara Palmieri
Chiara Palmieri, pedagogista, curatrice del sito "Passione a mano libera"
Via Borgo di San Pietro, 134 | 40126 Bologna| tel.3294559295 | Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
"Brownies senza burro": sembra un ossimoro, no? Un controsenso. Qualcosa che non può esistere. E invece noi li abbiamo provati e sono deliziosi! Vi facciamo una promessa: non vi faremo rimpiangere i soliti brownies al cioccolato ciccioni e poco sani. Anzi: godrete di tutto il loro gusto ma con meno sensi di colpa!
State già pianificando le gite estive? Avete voglia di esplorare insieme ai bambini e scoprire cose nuove divertendovi in famiglia? Abbiamo un consiglio per voi: se amate la natura e la storia, a Boario Terme c’è l’Archeopark, che sorge lungo le pendici del Monticolo e che propone alle famiglie un viaggio nella preistoria!
Se sugli adulti la storia esercita sempre un grande fascino, pensate sui bambini, che stanno iniziando ora a scoprire il mondo e a capire da dove arriviamo. I primi libri storici, soprattutto quelli sulla preistoria e sulle modalità con le quali l’uomo viveva quando non esisteva la tecnologia moderna, sono sempre super interessanti e curiosi agli occhi dei nostri figli, che si immaginano come dovesse essere vivere a quel tempo. Ora, grazie all’Archeopark, pensato e voluto dall’archeologo Ausilio Priuli, possiamo visitare la preistoria!
A Boario Terme, in provincia di Brescia, ecco l’Archeopark, parco divertimenti immerso nella natura che attraverso esperienze manuali, sensoriali e visive vuole re-immergere i visitatori nella storia più antica.
Vi troviamo una grotta esattamente identica a quelle di 10.000 anni fa, una di quelle nelle quali l’uomo preistorico dipingeva sulle pareti i bottini di caccia e nelle quali trovava riparo sottoroccia. C’è poi la fattoria neolitica, nella quale i bambini e le famiglie potranno osservare tutti gli strumenti degli antichi agricoltori, dalla zappa al falcetto. E poi c’è il magnifico villaggio di palafitte, ricreato per essere il più possibile uguale a quelli di 4.000 anni fa, appoggiato sulle rive di un lago tra canne palustri.

Ma ci sono anche un villaggio fortificato come quelli di 3.000 anni fa (un castelliere) e un grandissimo labirinto impreziosito da incisioni rupestri sulle rocce di Luine, Capodiponte e Cimbergo.
Il parco non finisce però qui, e non sono previste solo visite a questi bellissimi e super affascinanti luoghi. I bambini possono infatti fare esperienza diretta di tutto ciò che riguarda la preistoria e le attività degli uomini antichi: ci sono laboratori di archeologia sperimentale con animatori culturali che guidano i bambini nelle attività più disparate, dall’imparare ad accendere il fuoco con gli strumenti offerti dalla natura al fondere i metalli, dal costruire i vasi in argilla al cuocere il pane, macinare il grano, tirare con l’arco, navigare il lago su una zattera…

Con i bambini, quindi, possiamo passare una giornata sperimentando la vita vera di 10.000, 4.000 e 3.000 anni fa, mostrando la bellezza della natura, della tecnologia analogica e dell’ingegno dei nostri antenati.
Il parco è aperto dall’1 marzo fino al 30 novembre, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18 (con qualche variazione in base alla stagione. Troviamo tutte le info sul sito ufficiale del parco). I prezzi sono super accessibili: per gli adulti il biglietto ha un costo di 8 euro, per i bimbi dai 4 ai 13 anni di 7 euro. E per le famiglie ci sono promozioni interessantissime: gli adulti pagano l’intero mentre i due o più figli 6 euro a testa (dai 4 ai 13 anni).
Giulia Mandrino
Noi li chiamiamo "Grancereale fatti in casa" perché ricordano moltissimo i classici biscotti confezionati. Ma volete mettere la soddisfazione di farli in casa con tanto, tantissimo amore? Si possono scegliere i cereali preferiti e renderli ancora più golosi con ciò che più amiamo. In questo caso abbiamo messo l'uvetta, ma sono deliziosi anche con delle gocce di cioccolato fondente!
Un diario creativo non è solo per artisti. È per tutti, e a dimostrarlo è il successo di tutti quei libri colorabili e pasticciabili per adulti che tanto vanno di moda in questi ultimi anni. Perché scarabocchiare, disegnare, colorare e lasciare che la penna segua un suo percorso slegato dai pensieri è davvero terapeutico, oltre che estetico.
Ecco perché consigliamo a tutti di provare a cimentarsi in un diario creativo: non importano le capacità tecniche, non sono importanti le competenze artistiche. Ciò che conta è la creatività, il pensiero, lo svago che segue la matita che disegna.
Ma come cominciare? Ecco qualche idea!
Innanzitutto, è bene comprare (o riciclare!) gli strumenti base che ci serviranno: un diario, un taccuino o un bloc notes a pagine bianche (o con righe e quadretti molto leggeri); delle matite colorate; dei pennarellini a punta fine; delle forbici; e poi tutto ciò che di creativo troviamo in casa (vecchie riviste, cartoncini colorati, acquerelli dei bambini…).

Possiamo poi cominciare con dei mandala, geometrici e ripetitivi, da lasciare in bianco e nero oppure colorare all’interno degli spazi.

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Anche se non sono dei mandala veri e propri, interessanti sono anche gli sfondi scarabocchiati a linee, quadrati o triangoli: disegnandoli svuotiamo la mente e lasciamo andare la mano ed è super rilassante.

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L’importante è sbizzarrirsi. Un’idea è quella di raccogliere foglie o petali per creare dei pattern affascinanti, incollandoli direttamente alla pagina: pian piano seccheranno e lasceranno bellissimi disegni.

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Anche i collage sono ottimi per iniziare: possiamo realizzarli astratti, con le immagini che ci capitano tra le mani, oppure utilizzare biglietti aerei, del treno, stralci di giornale con parole particolarmente toccanti, fotografie…

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Nessuno vieta poi di mescolare immagini e parole, trasformando un classico diario personale in qualcosa di più artistico. Anche in questo caso le fotografie e i fiori possono essere un punto di partenza molto interessante.

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Per i più esperti di certo gli acquerelli sono una scelta azzeccatissima: sono delicati e permettono di realizzare disegni concreti o astratti, impressionisti o espressionisti, mettendo su carta lo stato d’animo del momento.

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E possiamo portare con noi il nostro diario creativo anche al museo, oppure durante la lezione di arte, replicando i nostri più amati classici.

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La parola d’ordine quindi è sbizzarrirsi e non pensare alle regole. Disegnare ciò che in quel momento ci passa per la testa. Colorare con i colori del mood del momento.

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Giulia Mandrino