Un papà non è un babysitter, è un genitore

La strada per l’uguaglianza di genere? È ancora molto, molto lunga. Perché se è vero che finalmente il nostro secolo sta rivoluzionando lo standard dei ruoli in famiglia, è altrettanto vero che certi stereotipi faticano a cancellarsi.

Come quello del papà, visto da sempre e per sempre come l’aiutante della mamma, come il babysitter, come colui che aiuta ma che ha un ruolo secondario. Non è così, o perlomeno non dovrebbe essere così.

Un papà non è un babysitter, un genitore: perché ai padri dovrebbe essere riconosciuto un ruolo maggiore rispetto a quanto siamo abituati a pensare

“Il papà aiuta la mamma con i figli”. Una frase che sembra normale, o innocua, ma che nasconde moltissimo. In primis, nasconde l’abitudinaria considerazione che un padre sia semplicemente colui che aiuta la mamma, in secondo piano, con un ruolo secondario.

Ragioniamo: certo, è vero che la mamma ha per forza, fisiologicamente (soprattutto nei primi mesi), una funzione primaria, poiché, soprattutto durante l’allattamento, il bimbo dipende da lei. Ma non appena l’allattamento termina, o non appena si creano i presupposti perché questa dipendenza non sia più così forte (pensiamo a quando i bimbi crescono, o all’adozione, ad esempio), perché rimane la convinzione che il papà sia sempre e comunque un aiuto secondario?

Soprattutto, questo “aiuto” è ancora troppo spesso considerato eccezionale. I papà devono lavorare, tornare a casa tardi, sedersi sul divano. Sono le mamme a fare tutto. È ancora questa l’immagine che abbiamo. Tuttavia, è anche vero che i ruoli si stanno amalgamando, e anche se stiamo effettivamente combattendo per la parità di genere forse è arrivato il momento di accelerare il processo. Perché a pensarci è assurdo, che i padri vengano considerati ancora così poco importanti nella vita di tutti giorni dei nostri bambini.

Lavorare insieme, equamente: dovrebbe essere questa la situazione ideale, no? Oggi l’aiuto che i papà danno alle mamme sembra essere eccezionale, da babysitter, appunto; nel senso che entrano in gioco solo quando la mamma non può.

In realtà bisognerebbe calibrare le cose, anche in base al tempo che mamma e papà passano a casa o al lavoro. È logico che se uno dei due ha un lavoro più flessibile o che copre meno ore (e, sì, spesso sono le mamme) allora sarà lui/lei ad occuparsi di più dei bambini. Ma dato che viviamo in un’epoca nella quale le mamme lavoratrici sono ormai normali (e per fortuna!), perché tocca sempre a loro il ruolo di casalinghe?

Dividersi i compiti e gli orari: ecco, basterebbe questo. La mamma la mattina, il papà la sera. O viceversa. Ma comunque, sarebbe bello che entrambi fossero equamente presenti. E senza eroismo: non è che se un papà si dedica a lavare i piatti, i bambini e a preparare lo zaino è un supereroe. Per caso, una mamma lo è? No. È una mamma. È un genitore. Così come lo è il papà.

L’avevamo visto bene nel video recentemente lanciato da Indesit, riguardante il dividersi le faccende domestiche. E ora lo ribadiamo: non è che un papà è un babysitter, non è che debba occuparsi solo eccezionalmente dei bambini.

Lasciate che si prendano i loro spazi domestici, le loro faccende, aiutandovi e alleggerendo così a vicenda il “peso” genitoriale. Lasciateli essere papà e non babysitter. Né supereroi. Solo genitori. Proprio come lo siamo noi mamme! E riconoscetegli ciò che sono: non sono un aiuto. Sono un genitore. Che è ancora più importante e gratificante!

 

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Cecilia

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