Smartphone e tablet ai bambini? Vietati fino ai 3 anni

Vediamo bambini nel passeggino intenti a guardare il loro cartone animato preferito su YouTube durante le passeggiate in centro. Li guardiamo picchiettare sullo schermo di un tablet e ci chiediamo “Ma come fanno?”. Ridiamo e scherziamo, dicendo che sono già praticamente più bravi di noi con la tecnologia (ed è verissimo: da nativi digitali cresceranno disinvolti e preparatissimi, digitalmente). Ma questa abitudine è parecchio deleteria, soprattutto se si cominciano a dare in mano ai bambini i device tecnologici prima dei tre anni.

Perché? Perché interferiscono con la loro crescita e con le esperienze reali che devono fare per crescere bene. E a dirlo sono gli stessi pediatri, sia quelli di Uppa (Un pediatra per amico) che quelli della Società Italiana di Pediatria, attraverso un documento ufficiale pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics.

Smartphone e tablet ai bambini? Vietati fino ai 3 anni: a dirlo sono gli stessi pediatri che mettono in guardia i genitori e gli educatori

Che i bambini prendano confidenza con la tecnologia non è un male. La tecnologia ci aiuta, ci rende la vita più comoda, ci insegna moltissimo. Ed è giusto che i nostri bambini ne crescano consapevoli, dal momento che sono prima di tutto nativi digitali e dal momento che, non ultimo, vivranno in un mondo tecnologico e molto digitalizzato. Detto questo, c’è un tempo per tutto. E il tempo per avvicinare i bambini alla tecnologia non deve arrivare prima del compimento dei tre anni, almeno.

Diciamoci la verità: come la televisione, ormai smartphone e tablet sono considerati dei babysitter in scatola. Moltissimi genitori li utilizzano per calmare i bambini, per distrarli o semplicemente per tenerli occupati in un momento particolarmente frenetico. Questo diventa però un problema in due casi: quando questo “babysitter” diviene una costante (ovvero: se ne abusa) e, soprattutto, quando si comincia a mettere i bambini davanti agli schermi prima dei tre anni.

Nel documento ufficiale citato prima i pediatri italiani hanno così studiato la situazione e le conseguenze dell’abuso. La premessa è semplice: il progresso tecnologico sta portando i bambini a vivere in un ambiente saturo di schermi che trasmettono cartoni, giochi o videogames e l’età media di utilizzo si sta abbassando, dato che moltissimi genitori cominciano a mostrare questi device e questi schermi a partire dai 6 mesi di età. Di conseguenza, i bambini già in età prescolare si ritrovano ad utilizzare i device, a guardare trasmissioni e a giocare a giochi interattivi (spesso senza nemmeno la guida dei genitori, che lasciano che i bambini imparino da soli).

In un articolo apparso su Uppa i pediatri sono però fermi sulla loro opinione, ovvero: meglio evitare smartphone e tablet prima dei tre anni. Perché? A rispondere è Paola Cosolo Marangon, consulente ed educatrice del centro Psicopedagogico di Piacenza, che senza demonizzare le nuove tecnologie (come noi, anche lei le ritiene utili, se utilizzate in maniera corretta e se approcciate ad un’età consona!), parla chiaro.

Primo: lo smartphone-babysitter sta togliendo ai genitori la capacità di interagire con i bambini, e soprattutto di educarli, di farli stare buoni, di calmarli e di fargli esprimere le emozioni in maniera salutare. Zittire il bambino con un cartone animato o alleviare la sua noia con un tablet è la soluzione?

In secondo luogo, è importante capire i pericoli della tecnologizzazione dei bambini in età troppo precoce. Dargli in mano device digitali prima dei tre anni gli preclude infatti (o quantomeno limita) la possibilità di entrare in contatto con il mondo reale, con la vita vera, quella fatta di sensazioni, tatto, gusto, olfatto… I bambini per crescere hanno un bisogno naturale e fondamentale di esplorare il mondo con il loro corpo, toccando, annusando, leccando, sporcandosi, e, soprattutto, ascoltando le proprie emozioni e le proprie reazioni, che vengono invece inibite nel momento in cui “guardano” e “toccano” lo schermo.

Soprattutto, i device azzerano la relazione con l’altro (che siano gli altri bambini o che siamo, soprattutto, noi genitori), fondamentale per la crescita.

Il nostro consiglio è semplice: dal momento che noi genitori siamo il primo esempio dal quale i bambini prendono ispirazione, almeno a casa cerchiamo di staccare un po’ la spina, spegnendo il telefono la sera o comunque nei momenti dedicati ai bambini. In questo modo anche i bambini si sentiranno meno attratti da questo oggetto, e i benefici saranno innumerevoli, per tutti, anche per noi grandi ormai schiavi (nel bene e nel male) di questi aggeggi.

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Cecilia

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