Sfide su TikTok e pericoli dei social, i consigli della polizia postale

Le notizie di cronaca degli ultimi giorni sono preoccupanti e, anche se la verità deve ancora venire a galla del tutto (non sappiamo insomma, se i casi siano davvero legati a presunte sfide di TikTok o meno), è indubbio che i social network siano pieni di insidie, soprattutto per i ragazzini, che stanno ancora formando una loro coscienza e un loro senso critico e che si trovano in un ambiente piuttosto pericoloso e difficilmente controllabile.

Ecco quindi qualche regola da seguire per evitare di farci prendere dall’ansia assicurando che i nostri figli utilizzino consapevolmente i social e navighino in acque un po’ più sicure.

Sfide su TikTok e pericoli dei social, i consigli della polizia postale: perché è importante l’educazione digitale dei nostri figli e come proteggerli dai rischi dei social network

L’educazione digitale e virtuale è oramai imprescindibile: i nostri figli, nativi digitali, si trovano fin da piccoli ad utilizzare la tecnologia (anche se sotto la nostra supervisione) e passerà poco tempo prima che si ritrovino con il loro primo cellulare in mano. È innegabile. Perché, diciamocelo, è difficilissimo che arrivino ai diciotto anni senza.

Evitando quindi di stigmatizzare del tutto gli smartphone e i tablet ma guardando in faccia la realtà, è bene che i genitori non si nascondano e non caccino la testa sotto la sabbia, prendendo in mano la situazione ed educando i propri figli sin da subito, proteggendoli quando possibile e spiegando loro in maniera chiara i pericoli di internet e dei social e le corrette modalità di utilizzo, così come i rischi di imbattersi in malintenzionati. Pensiamola un po’ come l’educazione civica e quella sessuale: un tempo non c’erano, ma sono fondamentali. Lo stesso vale per l’educazione digitale.

Qualche consiglio, quindi, lo dà la polizia postale, che, come riporta Ansa, ha stilato delle regole dalle quali attingere.

Prima di tutto, è bene parlare apertamente ai bambini e ai ragazzi delle sfide che girano sui social, in modo da togliere quel velo di fascino che il “tabù” porta con sé e in modo che non si lascino affascinare e trascinare. Se ne venissero al corrente navigando da soli o ascoltando i coetanei e gli amici, infatti, il pericolo sarebbe maggiore.

Illustrando le sfide, chiariamone quindi i pericoli reali, cercando di essere oggettivi ma non esasperanti: i bambini e i ragazzi non hanno il nostro senso del pericolo, non capiscono appieno i rischi mortali di certe cose, e chiarire le conseguenze è quindi doveroso. Così come capire le conseguenze della “memoria dell’internet”: con esempi e spiegazioni chiare, esponiamo ai ragazzi il pericolo dei video e delle foto (soprattutto intime), di come la loro diffusione sfugga al controllo e di come rimangano scolpiti per sempre in internet, anche quando cresceranno, anche quando cercheranno lavoro.

Dopodiché, un buon monitoraggio è sempre consigliato. I device che i nostri ragazzi utilizzano non dovrebbero mai avere la password, o comunque dovremmo conoscerla in maniera tale da poter accedere in qualunque momento, controllando ciò che fanno e dove navigano.

In generale, comunque, un buon metodo per educare i bambini ai pericoli della rete è navigare insieme a loro, spiegando come e perché è meglio non entrare in certe pagine o non cliccare su certi link. Piano piano capiranno, anche seguendo il nostro esempio, di come ci si comporti in rete.

Infine, non esitiamo: se ci imbattiamo in sfide pericolose o in video particolarmente preoccupanti (anche a livello di maliziosità e compagnia bella) segnaliamoli alla polizia postale e a quella di Stato, che ha anche una pagina Facebook (dal titolo Una Vita da Social) in cui tiene aggiornati i genitori e gli interessati sui nuovi pericoli della rete.

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Cecilia

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