Cosa accade nel cervello di una mamma quando un bambino piange?

Il nostro cervello influenza moltissimo il rapporto madre-figlio (ricordate l’articolo che parlava del perché le mamme solitamente portano i bambini sul fianco sinistro?). Non solo a livello emotivo, ma anche fisico. Ovvero: le connessioni neurali, gli ormoni e mille altri fattori influiscono notevolmente sulla nostra vita e sul nostro sentire. Anche nel caso dell’accudimento dei nostri bambini: siamo geneticamente predisposte per farlo e a confermarlo è uno studio che mette in luce come il pianto del proprio neonato susciti nel cervello di una mamma una reazione unica.

Cosa accade nel cervello di una mamma quando un bambino piange: la reazione cerebrale al pianto di un bambino è diversa nelle donne e negli uomini

Lo studio di cui stiamo parlando è stato pubblicato sulla rivista Nature ed è stato condotto dai ricercatori Bianca J. Marlin, Mariela Mitre, James A. D’amour, Moses V. Chao e Robert C. Froemke. In questo studio il tema è l’ossitocina e come questa attivi un comportamento materno, bilanciando l’inibizione corticale (ovvero, limitando le inibizioni della corteccia celebrale). Cosa significa? In parole un pochino più comprensibili, che l’ossitocina è la responsabile dell’istinto materno, ossia dell’attivazione di certi comportamenti che altrimenti non verrebbero stimolati.

Lo studio è stato così condotto: aggiungendo ossitocina nell’organismo di alcuni topi femmine, si è notato che in loro cambiava il modo con il quale reagivano al suono del pianto di un cucciolo, aiutandole a riconoscerlo e rispondere meglio ad esso. L’ossitocina è un ormone rilasciato dal corpo in dosi massicce durante il travaglio e il parto, che secondo molti (e questo studio lo conferma) è “l’ormone della maternità”, poiché in effetti aumenta la sensibilità verso i bambini e in particolare verso il loro pianto. Quando una madre sente il pianto del suo bambino, quindi, l’istinto naturale è quello di aiutarlo poiché il pianto è per le sue orecchie un segno di pericolo e di bisogno di aiuto.

L’ossitocina aumenta questo istinto, lo amplifica, facendo sentire alla madre insieme al pianto un senso di urgenza, un bisogno di correre in aiuto del proprio bambino. E, con il tempo, sarà sempre l’ossitocina a renderci più consapevoli dei bisogni dei bambini. Ovvero: ogni pianto corrisponde a un bisogno e pian piano la mamma acquisirà la capacità di decifrarlo.

Un’altra ricerca che sembra confermare questa teoria è quella pubblicata su NeuroReport dal titolo “Gender Differences in Directional Brain Responses to Infant Hunger Cries”, condotta da Nicola De Pisapia Marc H. Bornstein, Paola Rigo, Gianluca Esposito, Simona De Falco e Paola Venuti. Il titolo suggerisce già lo scopo dello studio: “Le differenze di genere nelle risposte direzionali del cervello ai pianti di fame di un bambino”. Ciò che i ricercatori volevano capire era se il cervello degli uomini e delle donne rispondesse in maniera diversa al pianto di un bambino. E in effetti è così.

I risultati parlano chiaro: il cervello delle madri ha una sensibilità maggiore al pianto di un neonato rispetto a quello dei padri e a confermarlo sono i cambiamenti neurologici che sono stati osservati in 18 donne e 18 uomini. Nel momento in cui sentivano il pianto di un neonato, nelle donne è stato osservato un cambiamento immediato, un’immediata urgenza, mentre l’attività cerebrale dei padri non variava.

Questo studio può essere confermato da vari genitori. Spesso è la mamma a svegliarsi per prima e a chiamare il papà durante la notte. Tuttavia la maggior parte delle volte sono anche i maschi a svegliarsi. Questo perché indipendentemente dalla risposta cerebrale il pianto di un neonato è biologicamente programmato per essere sentito sia dalle donne che dagli uomini anche durante il sonno. Ecco perché veniamo svegliati entrambi. A cambiare sarà però la risposta.

Insomma, il suono del pianto di un bambino penetra nel nostro cervello a prescindere dal sesso, ci sveglia entrambi, ma l’ossitocina instilla certamente nelle madri un senso di cura più profonda, un’urgenza maggiore e un senso di emergenza più percepibile.

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