Rifare da capo, ovvero come trasformare una giornataccia

Non è che la vita da genitori sia sempre tutta rose e fiori. Anzi. Amiamo moltissimo i nostri bambini, ma non possiamo negare che quando abbiamo una giornata “no” per i fatti nostri questo mood di ripercuota sui nostri figli. Perché siamo esseri umani, e abbiamo emozioni, e sbagliamo, e ci pentiamo.

Ma questo non significa che possiamo essere gratuitamente aggressivi con i nostri figli. Il primo passo? Essere consapevoli della situazione. Fatto questo, tutto è recuperabile e tutto può essere risolto, senza rendere pesante e grave la giornata.

Rifare da capo, ovvero come trasformare una giornataccia: come tornare rispettosamente sui nostri passi per non fare pesare l’aggressività sui nostri figli

Dicevamo: le giornate “no” implicano inevitabilmente un umore pessimo che si ripercuote su chi ci sta vicino. I nostri compagni e compagne, prima di tutto, e poi sui bambini. Perché quando abbiamo una presentazione difficile al lavoro, o quando ci si sono accumulate le faccende di casa, o quando succede qualcosa di grave e destabilizzante, essere gentili e carini è difficilissimo.

Sia chiaro: è un nostro diritto sentirci tristi, arrabbiati, svogliati o nervosi. Ciò che sbagliamo, tuttavia, è il modo con il quale ci poniamo verso gli altri, che spesso pagano una situazione nella quale siamo impantanati solo noi. In altre parole: come vi sentite quando qualcuno vi sgarba senza motivo solo perché in quel momento è di pessimo umore? Male. E la reazione va dalla tristezza all’offesa, dall’arrabbiatura al nervosismo di riflesso.

Lo stesso accade con i nostri figli: anche quando non hanno combinato nulla, se la giornata ci sta mettendo alla prova ci rivolgiamo a loro in maniera sbrigativa, nervosa, arrabbiata o chi più ne ha più ne metta. E come dicevamo è assolutamente normale. Ma ciò non deve diventare una scusa verso il non-rispetto.

Essere consapevoli di stare sbagliando il tono è il primo passo. Il secondo è il sapere che i nostri figli non sono solo “bambini”, ma esseri umani, persone, individui. E che come noi risentono del tono di chi gli sta di fronte. Ciò significa che, esattamente come noi che ci sentiamo bistrattati quando qualcuno nervosamente ci tratta male, anche loro ne risentono.

Nel momento in cui ci rendiamo conto di avergli risposto male (“Svegliati, è tardi! Vedi di mettere al volo le scarpe altrimenti ti lascio qui” - quando magari i bimbi sono bell’e che pronti da un po’ - è solo un esempio per tutti), spesso vorremmo cancellare il momento, no? Ci diciamo: “Oddio, lo sto trattando proprio male anche se non ne ho motivo, non se lo merita”. E già questo è un passo.

Spesso però l’orgoglio e il nervosismo generale non ci permettono di andare avanti e di continuare con le belle azioni che questo pensiero nobile ci darebbe l’occasione di sviluppare. Perché se non fossimo nervosi torneremmo sui nostri passi spiegando la situazione ai bambini e chiedendo scusa (e svoltando la giornata anche a noi, ve lo assicuriamo: a volte un sorriso - anche forzato - in un momento “no” è la scintilla per stare meglio). Ma a volte proprio non ce la facciamo.

Eppure è proprio quello il segreto per svoltare la giornata (dando allo stesso tempo una lezione concreta di gentilezza, bontà e rispetto ai nostri figli): basterebbe chiedere scusa, spiegare le ragioni per le quali abbiamo alzato la voce e dire che non è colpa loro, ma che mamma o papà in quel momento hanno sbagliato perché sono arrabbiati per motivi loro e senza volerlo si sono sfogati su di loro.

Questo semplice gesto ha due effetti: il primo è il senso di rispetto che infonde nei bambini, che si sentono così considerati e rispettati. Il secondo è il buon esempio di autocritica: vedendo che i genitori sono a conoscenza dei propri difetti o dei propri comportamenti errati farà capire al bambino che è importante essere consapevoli dei propri limiti, dei propri errori. Ed essere consapevoli dei propri errori è il primo passo verso l’empatia, perché in questo modo riconosciamo che tutti gli esseri umani non sono infallibili. Insomma: capire noi per primi che si può sbagliare è la prima pietra su cui si fonda il rispetto per l’altro, che può sbagliare proprio come noi.

Tutto questo è per dire che spesso i genitori, soprattutto guidati da una vecchia impostazione educativa e pedagogica, faticano a chiedere scusa perché magari ritengono che le scuse minaccino l’autorità e il rispetto che i bambini devono provare nei confronti dei grandi. In realtà in questo caso l’aggressività è gratuita, ed è per questo che non chiedere scusa è assurdo e irrispettoso. Il rispetto lo si guadagna prima di tutto rispettando l’altro, e i bambini solo così imparano davvero cosa significhi.

Da grandi tutto questo sarà prezioso: certo che è più semplice crescere i figli imponendo regole, comportamenti e obblighi. Ma la facilità non porta da nessuna parte e a nessuna riflessione. Fondare l’educazione su insegnamenti concreti e sulla comprensione profonda dei motivi che stanno dietro alle regole: ecco il segreto per crescere figli consapevoli, rispettosi, indipendenti e corretti.

 

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