L’educazione positiva per contrastare i comportamenti negativi

Ci sono bambini che, indipendentemente dall’educazione che cerchiamo di impostare, fanno fatica a seguire le regole. Si sentono stretti, ci sfidano, spingono ogni confine al suo limite. È normale, soprattutto in certi periodi dell’infanzia durante i quali i bambini stanno crescendo e cercano di comprendere la loro indipendenza e il nostro potere.

Tuttavia a volte questi periodi non sembrano passare. Pare che l’atteggiamento di sfida rimanga e i genitori, per questo, fanno davvero molta fatica. Ci si sente stanchi, inutili, sbagliati (anche se di sbagliato non c’è nulla). E a volte si getta la spugna, perché sembra che nulla riesca a modificare e incanalare il comportamento del proprio figlio verso qualcosa di più positivo.

A volte, però, quando pensiamo che un’educazione ancora più autoritaria e rigida possa essere una soluzione, in realtà possiamo provare a cambiare rotta, puntando sulla positività. Cosa significa? Significa puntare sull’empatia piuttosto che sui castighi, sull’ascolto piuttosto che sulle urla. Sì, è difficile, necessita un po’ di pazienza. Ma ne vale davvero la pena.

L’educazione positiva per contrastare i comportamenti negativi: come un atteggiamento genitoriale empatico e positivo può aiutare con i bambini testardi e capricciosi

Ogni genitore con un bambino energico, testardo e irrefrenabile a casa sa di cosa parliamo: a volte non dipende da noi, i nostri figli possono davvero farci perdere la testa, non seguendo le regole, urlando, sfidandoci e tenendo comportamenti che in generale sono proprio all’opposto di ciò che insegniamo loro.

Quando i bambini infrangono le regole, è normale arrabbiarsi. È normale cercare, ad un certo punto, di inquadrarli e di indirizzarli verso il “giusto” anche attraverso punizioni o rimproveri autoritari. Ma quando questi comportamenti si susseguono senza fine, allora forse è arrivato il momento di capire che per questo bambino l’educazione rigida e autoritaria non ci porta verso i risultati sperati.

È a questo punto che possiamo provare ad utilizzare la positività invece dell’autorevolezza fine a se stessa. Anche perché spesso anche le punizioni o i castighi nell’angolino non portano alcun risultato, e non sembrano scalfire per nulla l’atteggiamento di sfida dei bimbi, non è vero?

Puntare alla positività significa cercare soluzioni alternative. Significa sedersi con i propri figli invece di farli sedere da soli nell’angolo del castigo, significa parlare e giocare con loro, abbracciandoli anche quando non ce la sentiamo e discutendo insieme a loro su ciò che sta accadendo.

Possiamo anche provare, nel caso di disastri concreti (quando i bambini fanno qualcosa che sporca casa, che crea disordine, che rompe qualche oggetto), a sistemare insieme le cose, mostrando ai bimbi che tutto può essere risolto e aggiustato.

Qualche esempio: se il bambino ha creato una bellissima opera d’arte sulle pareti di casa con un bel pennarello indelebile, possiamo spiegare tranquillamente che è sbagliato, perché ci sono altri spazi nei quali può esprimere la sua creatività, e ri-tinteggiare insieme la parete. O ancora: quando urlano perché non riescono proprio a stare fermi, chiediamo loro quale attività “tranquilla” preferirebbero fare in quel momento, dando quindi qualche possibilità e coinvolgendoli.

Dare più opportunità non significa scendere a compromessi, ma mostrare ai bambini che ci sono moltissimi modi per vivere e per esprimersi, per non annoiarsi e per stare bene. I bambini sentono di avere voce in capitolo, e già questo li pone in un atteggiamento più positivo.

Non ci stancheremo mai di ripetere, poi, che il dialogo è tutto, soprattutto nella genitorialità positiva. Anche quando siamo esasperati, fare un bel respiro e sedersi con il bambino a parlare, cercando di fargli esprimere a parole o a gesti ciò che sente, è un toccasana (per noi e per lui), e ha benefici sia a breve che a lungo termine.

Ciò che dobbiamo sempre tenere presente e pensare è che i bambini sono esseri umani come noi, e che sono capaci, in fondo, di riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ma che hanno anche sentimenti che faticano ad esprimere e che noi fatichiamo a visualizzare. La connessione è quindi la chiave di tutto. Perché attraverso essa i bambini non solo saranno più tranquilli perché daranno un nome alle loro emozioni, ma anche perché capiranno, grazie alle nostre parole, che noi ci siamo sempre, che siamo dalla loro parte e che ciò che facciamo, diciamo o imponiamo è per il loro bene.

E poi lavorare insieme a loro sugli atteggiamenti e i comportamenti ha davvero risvolti positivi e concreti: i bambini seguono sempre il nostro esempio e portare calma e tranquillità, rispetto ed empatia mostra loro come anche da parte nostra ci sia un impegno concreto di stare bene.

Per ottenere questa positività, quindi, concentriamoci su questi punti: cerchiamo l’empatia, ovvero caliamoci nei panni dei bambini come esseri umani capaci e indipendenti; teniamo sempre presente che anche noi siamo imperfetti, e che lo sono anche loro; ascoltiamo i nostri figli (davvero); cerchiamo soluzioni e non punizioni, insieme a loro; cerchiamo il contatto, anche attraverso gli abbracci; parliamo gentilmente, piano e con tranquillità; cerchiamo il contatto visivo con loro.

Perché la disciplina passa anche dalla gentilezza e dal rispetto.

Sara Polotti

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