Neonato che non dorme? Ecco qualche consiglio

“Dormono, mangiano e piangono”. Ecco cosa pensa la gente dei neonati, riducendo all’osso la meraviglia della vita. E, soprattutto, facendo sentire “sbagliati” i genitori dei bambini un po’ più irrequieti. Perché se non dorme, significa “che non è bravo”. 

Ma non è così. Soprattutto nel caso dei neogenitori, la nanna dei neonati può essere stressante e difficile da gestire, diventando un compito che prende praticamente tutta la giornata. Soprattutto in un momento come quello del post-parto (per le mamme), nel quale gli ormoni sono imbizzarriti.

E, no, non tutti i bambini dormono, mangiano e piangono. Alcuni faticano a dormire, proprio come i bimbi più grandi. Ma non disperate: ci sono piccoli trucchi che possono aiutarci a ottimizzare il sonno dei bambini, ad abituarli alle routine e a rendere la nanna più piacevole e duratura.

Neonato che non dorme? Ecco qualche consiglio

Innanzitutto, il consiglio è quello di rivolgersi ad un consultorio della propria zona. Solitamente, queste strutture pubbliche dispongono di esperti del sonno, dell’allattamento e dell’educazione, professionisti che sapranno insegnarci le tecniche migliori, valutando la situazione nella sua specificità. 

Un neonato passa più o meno tra le 16 e le 18 ore al giorno dormendo. Le altre ore sono adibite alla nutrizione, al cambio pannolino, alle piccole interazioni con il mondo… Queste ore, tuttavia, non sono filate, ma spezzettate. Ogni ciclo di sonno dura più o meno tra l’una e le tre ore, perché il loro orologio biologico si sta formando. Di conseguenza, il primo mese sarà caratterizzato da questi brevi cicli di sonno durante la giornata e durante la notte.

Attorno alle sei settimane, tuttavia, per molti bambini il sonno comincia a prendere una forma diversa, con cicli di sonno più lunghi (5-6 ore) durante la notte. A 12 settimane, invece, i bambini cominciano a dormire anche fino a 12 ore. Ma ogni bambino è diverso, e sarà anche il pediatra a capire quale sia la situazione in cui ci troviamo, nel caso il nostro bimbo non dorma affatto.

Detto questo, quando i bambini non dormono la situazione si fa certamente pesante, perché insieme a loro non dormiamo nemmeno noi, forzando il nostro corpo ad alzarsi ogni poche ore e dormendo sempre praticamente in maniera leggera. 

Forzare il sonno non è possibile, questo è chiaro. Ma detto questo, possiamo con delicatezza cercare di fare tutto ciò che possiamo per far sì di trovarsi nella situazione migliore per favorirlo.

Nelle prime due settimane di vita, è fondamentale costruire un legame nutritivo profondo, stabilendo un buon contatto mentre allattiamo il nostro bimbo. Dopodiché, nelle settimane successive è necessario osservare i nostri bimbi, capendo quando sono davvero stanchi, per non metterli a dormire quando sono troppo esausti. A volte i bimbi tollerano pochissime ore svegli, sta a noi capirlo dai loro segnali.

Una buona abitudine può essere anche quella, nelle prime settimane di vita, di lasciare al bambino la possibilità di addormentarsi da solo. Ciò non significa lasciarlo da solo al buio a piangere quando ha bisogno di noi (anzi!), ma lasciare, nel momento in cui mostra i primi segni di stanchezza, che il bimbo si addormenti da solo nella sua culla, nel lettino o nell’ovetto, adagiandolo prima che abbia gli occhi già chiusi. In questo modo, assocerà la comodità della posizione al sonno, come un “allenamento” al dormire. Se, invece, questo metodo non funzionerà, con il bimbo che piangerà perché non vorrà addormentarsi da solo, meglio non lasciarlo nella culla: piuttosto, assecondiamo il suo bisogno, coccoliamolo, stringiamolo, e lasciamo che dorma dove preferisce, anche nel passeggino, tra le nostre braccia o sul divano accanto a noi. L’importante è che riposi.

Altra regola è rendere l’ambiente della nanna super rilassante e consono. Il lettino e il materasso devono essere scelti con cura, deve esserci il giusto buio (perché la luce sballa il ciclo circadiano), deve esserci silenzio, non deve fare troppo freddo o troppo caldo… Tutto questo sia nel caso della cameretta, sia nel caso della camera matrimoniale se il nostro bimbo dorme con noi.

Importantissimo nelle prime settimane è poi fare capire al bambino la differenza tra giorno e notte. Dopo aver stabilito le ore notturne e quelle diurne (di solito la “notte” dei bambini comincia tra le 19 e le 21, mentre la mattina verso le 7), cerchiamo di mantenere delle abitudini costanti. La prima è la pappa della mattina, ovvero la “colazione”: diamogliela appena svegli, in una zona soleggiata della casa. Man mano che allattiamo durante la giornata, mentre si fa sera cerchiamo zone sempre meno luminose dove allattare, in modo che la melatonina scenda gradualmente e in modo che il corpo cominci a capire quando è giorno e quando è notte. 

Per i bambini che fanno fatica a dormire, poi, una buona abitudine sembra essere la fasciatura: a volte i riflessi della fase REM svegliano anche noi adulti. Pensate quindi ai bambini. La fasciatura (che va usata solo fino alle 10-12 settimane, ovvero prima che i bambini imparino a rotolare) diviene quindi fondamentale per evitare che questi riflessi della fase REM (che nei neonati incorre immediatamente, addormentandosi) spaventino e sveglino, assicurando un sonno più profondo ed efficace.

In ogni caso, ricordiamo sempre che il sonno è una conquista graduale, che c’è bisogno di pazienza, di aiuto da parte di professionisti e di riposo anche da parte nostra. Accettiamo quindi gli aiuti che ci arrivano dall’esterno: la mancanza di sonno è molto pericolosa, oltre che stressante per tutta la famiglia!

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Cecilia

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