Il difficile bambino "tanto motorio"

Giovedì, 26 Febbraio 2015 09:21

Tendenzialmente ho difficoltà a interfacciarmi con una categoria di persone: quella prive di passione per la vita e per ciò che può offrire. Sono davvero in difficoltà perchè non so cosa dire e cosa chiedere, di cosa parlare. Credo che questa categoria si declini in due categorie: le persone che hanno come obiettivo arrivare a fine giornata, e quelle che vorrebbero guadagnare di più per comprare cose, tendenzialmente oggetti o esperienze che abbelliscano l'apparenza. Il mio non è un giudizio ma una constatazione: il mio essere si pervade di tristezza, quasi di angoscia. Il vuoto che emerge da queste conversazioni è alienante.
Allo stesso tempo ammiro in queste persone la loro serenità, la pace che probabilmente in se stessi hanno mentre io non posso che definirmi tendenzialmente irrequieta (e non poco).
Vorrei che i miei figli prendessero da me la voglia di fare, di scoprire e di amare la vita, coniugando però una buona dose di razionalità e più di ogni altra cosa serenità e sicurezza in se stessi. Questo è ciò che auguro ai miei figli dopo la salute, non l'amore, non tanti soldi, ma serenità e passione per la vita che forze in una parola potrebbero essere racchiusi in "lungimiranza".
Ci stiamo per affacciare alla scuola elementare e il mio timore che sia una scuola che mini tutto ciò è tanta.
Ieri la mia grande che frequenta il terzo anno di asilo mi dice: "mamma non voglio più andare a scuola". "E perchè amore mio?" le domando. "Perchè mi fanno stare tanto seduta e io non ci riesco, mi viene persino male alle gambe". L'ho accompagnata a scuola e arrivata lì è subito entrata a giocare con le sue amiche, così ne ho approfittato per parlare con la maestra che come immaginavo mi ha confermato la sua difficoltà a stare ferma. Mi ha però ricordato che il prossimo anno dovrà stare seduta per almeno 6 ore al giorno: "La scuola italiana è così, si apprende da seduti, da fermi." mi dice la maestra mentre io avverto una forte nausea all'ascolto di queste parole.
IL lunedì la mia bimba fa inglese a scuola con una maestra che insegna 4 parole e li fa colorare nei contorni per il resto dell'ora; da qui è derivato il suo: "mamma io odio fare inglese". Ho dovuto fare un lavoro di mesi per spiegarle che lei non è che odi l'inglese, ma solo l'ora di inglese a scuola: a casa infatti è una bambina che deve essere quasi frenata nell'apprendimento, sa contare, fare addizioni e sottrazioni fino a 20, legge parole semplici e sopratutto chiede continuamente come si dice questo o quello in inglese. Noi cerchiamo di frenare questa sua curiosità affinchè non arrivi a scuola e si annoi, ma indubbiamente mi sembra una bambina interessata e curiosa. Ma lei era convinta di odiare l'inglese perchè "non sono brava a fare inglese", perchè non riusciva a stare seduta e giustamente si rompeva le balle a colorare dentro i contorni per un'ora. Pensate che dopo aver iniziato l'ora di inglese alla scuola materna non mi chiedeva più nulla in inglese. Non credo sia il caso di aggiungere altro.
Mi affaccio alla scuola primaria con fiducia: ho avuto la fortuna di avere una maestra che ci faceva leggere libri sdraiati su cuscinoni e tappeti, per cui non posso che sperare che il mondo sia pieno di maestre così.
Ma se dovessi vedere che la sua passione e la sua voglia di fare siano non veicolati in maniera sana ma soffocati, che lui perda la voglia di fare e la fiducia in sè stesso, a costo di fare 30 minuti in macchina tutti i giorni non potrò che scegliere una scuola steineriana dove i bambini non siano classificati in "bambini motorio" e "bambino bravo", ma in bambino, semplicemente e splendidamente bambino con la passione per imparare e scoprire il mondo. E tendenzialmente non inchiodati alla sedia.

Papavero 3

I vecchi tempi

Mercoledì, 25 Febbraio 2015 12:13

Incontro un vecchio amico per caso. Siamo della stessa città e capita di incrociarsi. Un tempo si usciva insieme, un paio di volte ci siamo scambiati kleenex piangendo storie naufragate o in procinto di... Abbiamo condiviso periodi analoghi, con esiti più o meno simili, finché... apriti cielo, a fatica, cominciamo a credere in una storia duratura. Nel periodo in cui ognuno di noi si fidanza, ci perdiamo di vista. Io trasferita a Milano, lui preso dalla sua nuova storia che lo impegna in modo totalizzante. Qualche volta, nel tempo, mi capita di incrociarlo, ma a testa bassa, mi evita. Poi nel giro di due anni la mia storia si trasforma radicalmente, rimango incinta, si cambia ritmo, priorità, necessità... Lui mi guarda con sempre meno diffidenza, finché ricominciamo a parlarci... Il pretesto della novità, della gravidanza e della bimba in arrivo lo rasserena, come se potesse finalmente riavvicinarsi a me... Non più quella che cercava se stessa, ma qualcuno che ha trovato un baricentro. Così, ritrovo in lui la fiducia che per mesi avevo dimenticato. Dopo qualche mese, anche lui, mi annuncia l'arrivo di un figlio. Me ne parla con serenità, ma con una punta di rassegnazione, come qualcosa che nella vita deve capitare e che anche nella sua vita... è capitato. Arriva l'attesa creatura. Casa che cambia, auto che cambia, moto che si vende, casa che si rende più funzionale, indipendenza ridotta all'osso, forse, addirittura, per mesi, ridotta a qualche momento in cui si esce per andare al lavoro. Nei mesi capita spesso che lo incontri. In lui c'è sempre più stanchezza. Le occhiaie ormai sono solchi indelebili. Un po' di affaticamento è comprensibile; la bimba non dorme, ma c'è un altro tipo di stanchezza che lo trasfigura. Ha a che vedere con la rassegnazione, come una metamorfosi che lo sta investendo, mutandolo fisicamente. Il suo corpo, un tempo atletico e muscoloso, diventa secco, magro e nervoso. Il suo volto diviene triste. Il suo senso dell'umorismo, vera perla dei nostri scambi, diventa dimesso, timido. Lo vedo spegnersi... e non ho modo di chiedergli che cosa gli stia accadendo. Un po' mi preoccupo, ma imputo la sua fiacchezza fisica ai cambiamenti in atto.
Poi, a distanza di due anni, lo incontro poco prima di Natale. Finalmente lo rivedo più disposto a comunicare. Più spigliato ed energico. Lo scambio torna ad essere amichevole, senza filtri. Mi confessa di sentire una grande mancanza delle nostre serate; a bighellonare senza una vera meta... Capitava che ci sentissimo insaziabili, desiderosi di trovare sicurezza verso un futuro che potevamo solo intravedere. Si parlava per ore di che cosa sarebbe successo. Ci chiedevamo (e chiedevamo alle nostre vite) qualcosa di più, continuamente... esattamente quel qualcosa di più che viviamo adesso... Qualcuno dice che, se desideri profondamente qualcosa e sei in grado di figurartelo, è come se si fosse già avverato... Ecco che cosa siamo diventati ora... non siamo più soli... Adesso, forse, siamo solo un po' invecchiati; quel tanto che basta per non avere più voglia di continuare a vagheggiare un futuro tutto da costruire... Siamo qui e non siamo in quell'altrove che ci piaceva immaginare ovunque, con chiunque, ordinario o straordinario...
"Suoni ancora?" gli chiedo
"Poco... la chitarra ormai la lascio a Francesca (sua figlia) per dilettarsi, emettendo qualche strano suono che la sorprende. Però qualche mese fa ho organizzato un piccolo concerto nel bar di un amico. Ti ho pensata... Ricordo che cantavi da dio la Edith Piaf. Ho pensato di chiamarti"
"Bello, perché non mi hai chiamata? sarei venuta a cantare!"
"Uno dei nostri soliti sogni... Chissà, tra qualche anno ne rideremo... Ti ricordi quando volevo andare a vivere a Berlino? Ahahahahah! "
"Ahahahahahah!!! Si, ogni volta ce ne inventavamo una!"
Poi si fa più amaro, il tono della voce serio e pacato "Non sai quanto mi manca quella libertà. Anche solo di uscire per andare a bere una birra con un amico... So che non c'è niente di male, ma Roberta non capirebbe, si sentirebbe esclusa, trascurata... ed alla fine me ne privo come fosse la strada più semplice".
"Io sto facendo un po' di cose che mi piacciono... credo che non ci si debba annullare né per pigrizia né per quieto vivere. Ma capisco che a volte è più difficile spiegare perché si è fatti in un certo modo, quando si è tanto diversi dalla propria compagna o dal proprio compagno, piuttosto che dimenticarsi di come siamo fatti noi..."
"So che non capirebbe, ma guarda caso mi sono scelto una donna così diversa da me... Una donna come me mi avrebbe fatto paura."
"Ti capisco..." Commento. Lui prosegue.
"Non rinnego ciò che è diventata la mia vita... Non posso pensare di tornare in una casa vuota come succedeva prima!"
"Idem"! Commento. E lui come avesse preso l'abbrivio
"Dai, una sera, però, ci andiamo a fare una birra insieme!"
"Si, dai, volentieri!"

Che poi... chissà perché, quella birra non ce la faremo ancora per lunghissimo tempo...

 

Sara Donati

saradonatifilmaker.com

I MIEI figli

Mercoledì, 25 Febbraio 2015 12:08

Vorrei condividere un'esperienza. Quella di possesso... I figli sono nostri, nel senso che, fintanto che sono piccoli, dipendono totalmente da noi. E lo sono a tutti gli effetti, perché decidiamo noi per loro... Noi siamo i genitori e sappiamo, o dovremmo sapere, che cosa è meglio. Spesso, peraltro, anche quando subentra la volontà del piccolo, è un po' fuorviante seguirlo in tutto e per tutto. Mia figlia, per esempio, laverebbe sempre tutto... Ora che ha imparato a fare pipì nel vasino, diventa una meravigliosa scusa per lavare ogni oggetto sia presente nel bagno. Ed è bello e da valorizzare che abbiano degli slanci di autonomia. Ricordo che una volta, che voleva bere nel bicchiere di vetro, mi imposi e glielo impedii. Capii dopo di avere sbagliato. Insomma, noi dobbiamo evitare che si facciano male, che incappino in problemi che potrebbero essere irreparabili, ma nel limite del possibile, dovremmo favorire la loro voglia e desiderio di fare esperienze. Il nostro compito di genitori implica una costante applicazione del sesto senso, per capire che cosa viene fatto per il piacere di oltrepassare un limite e che cosa, invece, nel rispetto della propria voglia e bisogno di capire il mondo, sperimentarlo in tutta la sua ricchezza e meraviglia. Propendo molto per l'idea che ogni esperienza fatta con la guida del genitore, può produrre uno slancio verso la conoscenza. Ed avendo questa idea mi sorprendo quando sento alcune mamme parlare dei propri figli come fossero una propria appendice. Una frase tipica è: "Ti ha dormito?" "Ti mangia?" Una banale forma di espressione, forse così comune perché è comune pensare ai bambini come se ci appartenessero fin nel midollo. Eppure a me corre un brivido lungo la schiena. Perché penso che l'indipendenza dei bambini vada valorizzata e non sia giusto pensarli come una parte di sé. Spesso il desiderio di diventare madre è tanto forte da superare la consapevolezza che non sia una cosa che facciamo per noi... Noi ci siamo, siamo i genitori, ma i figli non sono Nostri. Sono del mondo nel quale si immergono dal momento in cui vengono al mondo. Mi piace pensare che ogni bambino ha una sua anima grande, immensa, forse più grande di quella di un adulto che ha una valanga di sovrastrutture che lo soffocano e rendono opaco. Ho capito che tutto ciò che si fa nello slancio dell'apprendimento, è qualcosa di prezioso, che dobbiamo preservare. Sarebbe un peccato che le nostre imposizioni generassero paura di capire e di sperimentare. Quindi io starei attenta a pensare che le richieste, apparentemente assurde, dei nostri bambini, siano banali capricci... Spesso quelli che interpretiamo come capricci sono bisogni. Spesso il nostro immenso potere di genitori va limitato... Siamo depositari di una tutela, guidata dall'amore, dalla comprensione e dal rispetto. Il nostro potere di genitori non deve darci alla testa, non dovrebbe diventare una sfida a chi è più forte. E' chiaro, fisicamente, siamo noi i più forti! Quindi mettiamo da parte le prove di potere e lasciamo che i nostri figli facciano qualche pasticcio!

Sara Donati

saradonatifilmaker.com

Fiori di Bach per una gravidanza serena

Lunedì, 23 Febbraio 2015 13:47

La gravidanza è una vera rivoluzione per noi donne, avvengono grandi cambiamenti a livello fisico ma anche psicologico e quotidiano. L'attesa, gli esami clinici, i consigli non richiesti, la relazione con il partner e con il mondo lavorativo hannodavvero un forte impatto in noi. I fiori di Bach sono uno strumento davvero importante per la futura mamma per affontare questo periodo con serenità e per riequilibrare stati emotivi impegnativi: non solo, molti studiosi del settore sostengono che l'utilizzo della floriterapia in gravidanza abbia efetti anche sul nascituro, facendo sì che abbia un carattere più facile da gestire e in generale più sereno. Questo sembra principalmente collegato al fatto che in questo caso ha trascorso 9 mesi in grembo a una mamma che gli trasmette emozioni positive ed equilibrate. Ecco quindi alcuni fiori utili in gravidanza, da usare singolarmente o in sinergia:

- Scleranthus: utile in caso di nausea gravidica, ottimo in abbinamento a walnut per favorire l'adattamento alla nuova situazione. 

- Clematis: è il fiore che ci rende più concrete e organizzate, per cui è utile sia in gravidanza sia dopo la nascita nel caso in cui ci si isoli dal mondo e si tenda a vivere in una iper-realtà.

- Walnut: è il fiore che ci aiuta ad adattarci alle novità, dalla pancia che cresce a nuove paure e responsabilità.

- Crab Apple: un ulteriore aiuto nel caso in cui non riusciamo ad accettare i cambiamenti del nostro corpo.

- Mimulus: benefico per affrontare le paure concrete, come la paura del parto, della diagnosi prenatale, del diventare mamma.

- Aspen: è il fiore che ci viene incontro per scardinare le paure e le ansie a cui non sappiamo dare un perchè, quelle sensazioni che a volte prendono alla gola e ci fanno sentire impaurite e agitate ma senza spiegazione.

- Rescue Renedy: in casi di grande difficoltà fisica ed emotiva e durante il parto Rescue Remedy è il nostro più prezioso alleato. 

Basta recarsi in un'erboristeria e domandare la formulazione (4 gocce di Rescue Remedy e 2 degli altri rimedi diluiti in acqua e Brandy) oppure il rimedio singolo da noi . consigliato è 4 gocce sublinguali per 4 volte al giorno sia nel caso del singolo rimedio che della sinergia.

Giulia Mandrino

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

L'interazione con il neonato e primi giochi

Lunedì, 23 Febbraio 2015 12:26

Già dal primo mese di vita il bambino ha interesse a scoprire la vita, in primis il proprio corpo e i confini di esso: per questo motivo pratiche come il portare in fascia, il wrapping ossia la fasciatura e ancor più il massaggio sono da considerarsi strumenti davvero importanti di interazione, stimolo e benessere del nostro pupo e dovrebbero essere praticate già nei giorni successivi alla nascita, in ospedale oppure a casa. Iniziare il massaggio infantile ha 3 mesi ha poco senso in quanto le colichette nel 90% dei casi sono passate e il bambino talvolta lo rifiuta in quanto non è abituato a fruirne. Nel nostro libro puoi trovare tutte le indicazioni che ti servono per praticare il massaggio al tuo bimbo mentre qui le informazioni per fasciarlo. Ricordiamoci che ogni bambino è a sè per cui insistere nel fasciare a tutti i costi un bambino che rifiuta non è mai una buona idea. 

Dal punto di vista uditivo cantare filastrocche e leggere libri sono uno stimolo eccellente per il sistema nervoso in formazione (incrementa la sopravvivenza dei neuroni) e sembra prevenire problematiche dello sviluppo e dell'apprendimento negli anni successivi. In una ricerca Giapponese di circa 10 anni fa si è misurata l'influenza della voce materna con una forma di spettroscopia: venivano infatti collocati dei sensori sul capo di neonati dormienti ai quali la propria mamma leggeva una storia ad alta voce e successivamente un estraneo ripeteva la stessa lettura. Durante l'ascolto venivano valutati i flussi cerebralei nell'area frontale. Mentre leggeva la mamma è stato rilevato un aumento del flusso vascolare nella regione orbitofrontale (quella che maggiormente ha bisogno di esperienze socioaffettive per svilupparsi) rispetto a quello emerso durante la lettura di un estraneo. E' quindi importante leggere non solo dopo i sei mesi ma anche prima!

Leggi anche i consigli della psicoterapeuta dell'età evolutiva Rossana Pescarolo

Giulia Mandrino

 

Infertlità: esperienze raccontate vol 2

Lunedì, 23 Febbraio 2015 12:11

Esperienze...raccontate!

Ringrazio le donne...le coppie che mi hanno aperto il loro cuore!

Episodio 2.

" Andrea è nato! Sta bene...pesa 3250 gr...ha tutte le 5 dita di mani e piedi...dicono che mi assomigli molto, ma sinceramente non mi sembra proprio, anzi! Gli altri non sanno!

Ho il cuore pieno di gioia, sono felice...sono stanca...mi si sta sciogliendo tutta la tensione, tutta la fatica di questi anni. Ancora non ci posso credere!

Andrea è arrivato dopo una lunga serie di esami, visite, dottori, di nuovo esami, visite, viaggi all'estero, pianti, tentativi falliti...che solo chi ha intrapreso questa esperienza può capire.

Andrea è frutto di ovodonazione.

Non è stato facile, anzi, la mia forza è stata l'unione, l'amore del mio compagno...non ci siamo mai accusati a vicenda, abbiamo affrontato con serenità ogni difficoltà ed insuccesso...ci siamo preparati fisicamente e psicologicamente a questo commino e ci siamo dati un limite...e proprio nel nostro ultimo tentativo è arrivato LUI!"

Ps. Rimanete connesse...to be continued!

Ostetrica Daniela Pergola

ostetricadanielapergola.blogspot.it

Già dai primi mesi di gravidanza le mamme si danno da fare a preparare i vari mezzi di trasporto che saranno utili al bebè nei primi mesi di vita: carrozzina, passeggino, marsupio, fascia..e seggiolino per l'auto.
Il mercato ne offre svariati modelli, ma sappiamo cosa acquistare?
Facciamo una premessa e raccogliamo un pò di dati.
Secondo fonti WHO (World Health Organisation) si stima che i bambini vittima di incidenti siano ogni anno centinaia di migliaia, e questa rappresenta la prima causa di morte o di danno permanente cerebro-spinale.
In Europa ogni anno sono 164.000 a perdere la vita in incidenti in età compresa tra 0 e 18 anni (anche se la variazione da un paese all'altro è elevata, aumenta anche di 1,6 volte nei paesi con condizioni socio-economiche medio-basse).
Ogni giorno 115 dei "nostri figli" perdono la vita per incidenti, la metà dei quali potrebbero essere evitati se fossero adottate adeguate normative di sicurezza.
La convenzione della Nazioni Unite sui diritti del bambino si è prefissata l'obiettivo di diminuire dei 2/3 le vittime di incidenti entro il 2015. Obiettivo che può essere raggiunto solo con molta determinazione e collaborazione.
Bisognerà attuare tre tipi di prevenzione: primaria (evitare che avvengano gli incidenti), secondaria ( diminuire il rischio di lesioni una volta che l'incidente è accaduto), terzaria ( diminuire le conseguenze dell'infortunio fornendo soccorsi adeguati).
Si è stimato che rispettando le norme di sicurezza diminuirebbero della metà sia i morti che gli invalidi permanenti.
Noi adulti rivestiamo un ruolo fondamentale nella sicurezza dei nostri figli, resi più vulnerabili dalla loro condizione: la loro conformazione fisica li rende infatti più suscettibili a infortuni sia per numero che per gravità in rapporto all'energia meccanica che viene scaricata durante un impatto stradale.
Pionieri della sicurezza stradale in Europa sono la Svezia e la Norvegia che già dai primi anni sessanta stanno investendo in materia di sicurezza stradale sottoforma di infrastrutture (strade ecc) e sviluppo di presidi di sicurezza da utilizzare sui mezzi di trasporto (seggiolini, caschi, cinture).
Quindi siamo chiamati in causa per proteggere i nostri figli ... fin dal concepimento!

Per quanto riguarda l'utilizzo di seggiolini questi sono obbligatori dalla nascita fino al 36 kg di peso: quindi no alle navicelle e si al seggiolino auto fin dall'uscita in ospedale. 

ECE R 44/04 sottolinea il concetto di utilizzo dei seggiolini in senso contrario rispetto al senso di marcia almeno fino ai 15 mesi , ma più si prosegue meglio è (le ditte all'avanguardia in questo campo stanno sviluppando seggiolini e adattatori per bambini anche più grandi). Inoltre vengono introdotti gli agganci Isofix che riducono al minimo la possibilità di agganciare in modo scorretto i presidi.

E' fondamentale questo cambiamento perchè il posizionare il seggiolino in senso opposto a quello di marcia permette di ridurre notevolmente il rischio di danni. Infatti, sempre considerando un impatto frontale , un bambino che procede in senso uguale a quello di marcia subirebbe una sollecitazione meccanica di almeno 200 kg ( sempre che l'auto viaggi a 50 km/h); nel caso opposto, quindi in senso contrario, questa sollecitazione si ridurrebbe a 60 kg....chiunque ne può intuire i vantaggi. Non dimentichiamo infatti la struttura anatomica e funzionale del bambino, che non è un piccolo uomo! La testa in proporzione al corpo occupa un volume maggiore e la colonna vertebrale è ancora elastica e ha una struttura ancora in pieno sviluppo. L'utilizzo dei seggiolini del gruppo 2/3 (i cosiddetti "rialzi") sono consentiti dalla legge, ma bisogna fare alcune valutazioni. L'itegrazione della norma ECE R44/04 con la i-size prevede una attenzione maggiore alla combinazione di altezza e peso del bambino , anziché solo al peso e all'età.

Molto utile e obbligatorio in alcuni paesi europei l'utilizzo di appositi cuscinetti da inserire intorno al collo del bambino così da sostenere la nuca durante l'addormentamento. 

La normativa i-size prevede che tutti i seggiolini vengano prodotti con agganci isofix a eccezione del gruppo 2/3. Si è indicata fino a poco tempo fa l'età di tre anni (quindici kg circa) come passaggio all'utilizzo di rialzi . Con le nuove normative questo non basta. Si può passare all'uso del booster solo quando le spalle del bambino superano di 2 cm le fessure più alte delle cinture di sicurezza, con il poggiatesta nella posizione più alta. Pur essendo i booster adatti dai 3 anni e mezzo circa, fino ai 7 o 8 anni presentano dei limiti non indifferenti. La testa e il corpo del bambino non sono protetti lateralmente e durante i sonnellini dei bambini la testa tende a penzolare in avanti e a rotolare di lato: devo essere io medico di pronto soccorso a dirvi cosa può succedere se si verifica un impatto in queste condizioni di tale vulnerabilità? Inoltre mi preve ricordarvi che la cintura di sicurezza non deve mai arrivare all'altezza del collo. Consiglio quindi vivamente, per avere una maggiore sicurezza, l'utilizzo di un seggiolino per bimbi dai 18 ai 36 kg, dotato quindi di maggiori rinforzi laterali, supporto per la testa e schienale.

Alcune note aziende prodruttrici di supporti da viaggio per bambini stanno immettendo sul mercato seggiolini con sistemi di ritenuta a cinque punti (cioè cinque principali punti di attacco delle cinture); in questo modo viene assicurato il fatto che il bambino venga trattenuto attraverso le parti più rigide del corpo (spalle e anche) trasferendo le forze che si sviluppano durante un impatto proprio a queste zone (oltre che al seggiolino). Di facile intuizione il fatto che rimangono comunque più saldi all'interno del seggiolino permettendo alle parti non in grado di sopportare carichi elevati (collo, addome per esempio) una protezione migliore. Infatti se il bambino fosse trattenuto nella parte inferiore dell'addome, in caso di incidente, complici anche i riflessi non ancora sviluppati, potrebbe piegarsi facilmente sulla cintura che provocherebbe un trauma addominale importante. Sono comunque in corso studi per la valutazione dei carichi di forze realmente sopportabili da addome e torace (studi condotti da esperti della technical university di Berlino). Ovviamente le cinture a cinque punti sono regolabili in altezza in modo da ancorare sempre le spalle seguendo la crescita del bambino.

Non va mai comunque dimenticato che le dinamiche stradali in corso di incidente studiate durante i crash test non riproducono in modo fedele gli incidenti reali, in cui di solito è tutto molto più complesso . A tal proposito si stanno approfondendo gli studi riguardo soprattutto il capottamento (comunque si vede ancora che dopo due capottamenti consecutivi il manichino viene sbalzato fuori dall'auto).

Dott.ssa Laura Scarpa, medico chirurgo esperto in Medicina d'urgenza, medico di pronto soccorso

AGGIORNAMENTO ALL'8 OTTOBRE 2019:

Da ieri sera è passato l'obbligo di installazione dei dispositivi antiabbandono sui seggiolini per i bambini di età inferiore ai 4 anni. A firmare il decreto attuativo dell'articolo 172 del Nuovo Codice della Strada per prevenire l'abbandono dei bambini nei veicoli è stata la ministra Paola De Micheli.

Questo obbligo prevede che sul seggiolino ci sia un sistema di allarme che, connesso allo smartphone, ricorderà al guidatore tramite un avviso sonoro della presenza del bambino ancora a bordo, ancor prima che il guidatore scenda dal veicolo.

Questo importantissimo decreto sarà operativo non appena legge sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni.

Pignoramento degli animali? No grazie!

Lunedì, 23 Febbraio 2015 11:46

Non voglio certo annoiarvi con particolari burocratici, non ho forse abbastanza conoscenza della materia per poter scrivere un trattato sulle leggi che regolano la giustizia italiana sui recuperi forzosi dei crediti, ma è notizia di questi giorni una proposta di legge per rendere impignorabili i nostri animali. Ebbene sì, i nostri pet sono considerati oggetti asportabili dalle autorità giudiziari ed è al momento possibile che vengano messi all'asta per la vendita, il cui ricavato servirà per sanare il debito contratto.
Per chi è interessato (spero molti, anzi tutti!) potete trovare maggiori informazioni tecniche e specifiche sul sito "La coscienza degli animali".
La cosa più importate è che se digitate "petizione giù le zampe" troverete tutte le informazioni necessarie ed utili per poter firmare una petizione importantissima. Dobbiamo rendere i nostri animali impignorabili!!!
Possiamo essere un grande paese e siamo, ne sono convinta una grande generazione, noi stiamo cambiando il momento, lo vediamo da piccole cose anche solo rispetto alle convinzioni dei nostri nonni o dei nostri genitori, noi siamo quelli del biologico, biodegradabile, ecologico, ecosostenibile, ecocompatibile, vegetariano e/o vegano, macrobiotico... Noi siamo quelli che non mettono le pellicce, non comprano piumini e piumette, non usano pellami, cercano il cruelty free e la fatto vedere dura a Green Hill (tanto per citarne una).
Ora senza troppo andare lontano pensate alle rate da pagare, alla finanziaria, al mutuo in banca, alle rate della macchina, alle bollette, le spese condominiali, alla tv a rate, all'ultimo modello di smarphone, agli elettrodomestici, alle vacanze ed a tutto quello che avete o state pagando a rate... immaginate il vostro animali, qualunque esso sia, possa essere pignorato e venduto all'asta...
Non possiamo permettere che la vita, qualunque vita e che l'amore, qualunque amore possa essere considerata un oggetto da vendere, non lo possiamo permettere, no, non noi!
Informatevi e firmate, è importante, davvero importante. Grazie!

Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è variabile

Dott.ssa Laura Scarpa

Giovedì, 12 Febbraio 2015 11:50

Sono Laura, 32 anni, medico chirurgo. Nata e vissuta in brianza, mi sono laureata a pieni voti in medicina e chirurgia nel 2008 e successivamente mi sono trasferita in liguria dove vivo e lavoro attualmente. Ho iniziato dalla medicina di base per poi passare al 118 (centrale operativa e automedica) e al pronto soccorso, dove lavoro da alcuni anni. Proprio questo impiego mi ha permesso di appassionarmi alla medicina d'urgenza e di dedicarmi alla stesura di un progetto di formazione per mamme e bambini in campo di prevenzione e gestione di emergenze e urgenze (progetto che dirigo , insieme a mio marito).

Esperta in medicina d'urgenza, agopuntura, auricoloterapia, fiori di bach, iridologia. Appassionata di alimentazione in particolare vegetariana e vegana (campo in cui spero di arricchire presto le mie conoscenze) e di yoga. Vivo con mio marito e due bimbi pelosi... ma siamo in attesa del nostro primo cucciolo di uomo, Ethan, che sarà tra noi a brevissimo.

Questa gravidanza mi ha permesso di avvicinarmi al mondo delle "happy natural mommy" e di capire che potevo dare il mio contributo con le mie conoscenze...quindi, stay tuned!! la medicina non avrà (quasi ) più segreti!

Come fasciare un neonato?

Martedì, 10 Febbraio 2015 20:31

L'abitudine di fasciare il neonato è molto antica ed è praticata ancora oggi dalle mamme in tutti i Paesi del mondo. Ognuna di loro, almeno una volta, nei primi mesi del bambino, ha fasciato il piccolo con una copertina per placare il pianto e per consolarlo. Il neonato in fascia resta più a lungo nella fase di sonno REM e ha minori possibilità di essere svegliato durante la notte da movimenti riflessi involontari. La fasciatura, inoltre, ricrea una condizione di contenimento fisico simile a quella dell'utero materno: tale sensazione è motivo di profonda rassicurazione per il neonato. L'uso della fasciatura è molto utile da 0 a 12 settimane e i neonati più sensibili o che piangono molto troveranno molto beneficio nella fasciatura. Il bambino può essere fasciato in ogni momento della giornata, anche per molte ore. Ottima è la fasciatura per il pianto delle ore serali.

Ma come fare?

- Porre il neonato al centro della fasciao del lenzuolino.

- Avvicinare prima un braccio e poi l'altro incrociandole sopra la pancia e chiuse come a formare un pacchetto

Angela Dinoia, Il neonato e i suoi segreto, Mental Fitness Publishing

 immagine tratta da www.kidsfashionreview.com

 

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Sara

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Cecilia

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