Strambi e pelosi

Giovedì, 02 Aprile 2015 14:21

Tra cani, gatti, conigli ed animali della fattoria abbiamo tutti, chi più chi meno, la nostra conoscenza, anche sulle razze che ci circolano sotto gli occhi. Poi c'è una parte di animali esotici che non tutti abbiamo la fortuna di aver visto. Logicamente il modo migliore è vederli non certo al circo o negli zoo (!!!) ma nel loro ambiente naturale dove se si ha la fortuna di incontrarli sono veramente un regalo del cielo. Internet ci dà una mano e possiamo godere di immagini strepitose senza nemmeno fare i bagagli... a dirla tutta sarebbe meglio poter partire! Quando li trovo mi vedo i documentari ho trovato una serie di chicche
Sono gli animali strambi, come li definisco io, quelli che sono un incrocio tra uno scherzo della natura e la cosa più simpatica che si possa vedere. Sono dolcissimi, pelosissimi, non gli si dà mai la giusta importanza (come le ascelle della Dove) sono una scoperta e ce ne sono moltissimi... Alcuni li adoro tipo il Toporagno, una specie di criceto con la proboscidina, un amore! Il Garboa che definisco un topo-canguro. I Lemuri... li adoro scimmiette camminanti dalla coda rigata. I Bush Baby, ho avuto la fortuna di vederli in Africa, sono scimmiette notturne piccole che mandano dei gridi fortissimi dall'aspetto tenerissimo e dal caratterino mica da ridere. Altra scoperta è stato il Quokka, l'ho visto in un documentario, è strepitosamente teneroso, sembra un simil cangurello che sembra che sorrida. Ma quanto adorabile è il Capibara, mi assomiglia, io mi identifico un po', un mezzo maiale castoro tutto pelo e dentoni. Parliamone... il Vombato o vabbè io lo sbaciucchierei e lo coccolerei tutto... ma non so se apprezzerebbe. Ultimo, ma non ultimo il Echidna un mezzo riccio col muso lungo... patatoso.
E voi, siete cani, gatti o Capibara?

Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è variabile

Crisi di pianto del neonato causate dal sonno

Mercoledì, 01 Aprile 2015 16:29

Che cosa fare se la crisi di pianto è iniziata e il bambino ha sonno? Ce lo spiega l'ostetrica Angela Dinoia nel suo libro Il neonato e i suoi segreti, Mental Fitness Publishing
"Se il neonato ha sonno e non riesce a riposare, non c'è altra soluzione: bisogna calmarlo e facilitare l'addormentamento. Può esse utile consultare il diario della giornata del bambino per riflettere su come sono andate le ultime ore: quando ha mangiato per l'ultima volta, quando e quanto tempo ha riposato, se si è scaricato bene, se è tranquillo o agitato e così via.
Di seguito vi propongo alcune attività che potrebbero facilitare il sonno:
1. Dondolate il lettino o la culla in cui si trova il bambino. Il movimento deve essere energico, ma non troppo!
2. Riducete al minimo tutti gli stimoli intorno a lui. Provate a coccolarlo e a capire che cosa lo può infastidire.
3. Provate a calmare il bambino lasciandolo nella sua culla. Proponetegli un succhiotto intanto che lo accarezzate, facendogli sentire che siete lì vicino a lui.
4. Se il pianto prosegue, prendetelo in braccio e cullatelo dolcemente.
5. Portatelo in giro tenendolo molto vicino a voi nella posizione dell'allattamento classica e quando è più tranquillo provate a rimetterlo in culla.
6. Utilizzate la fascia porta bebè. Potreste portarlo fuori casa con la fascia oppure muovervi semplicemente stando in casa. L'essere trasportati con la fascia ha un effetto tranquillizzante.
7. Provate a sussurrare il suono "Shhhhh". È un suono che il bambino riconosce e che lo calma.
8. Uscite e passeggiate con il neonato nella carrozzina. Può essere un'alternativa per chi non possiede la fascia porta bebè o la trova poco adatta a lui.
9. Se avete provato tutti gli espedienti suggeriti sopra e ancora il neonato urla, provate a portarlo in giro in auto finché non si addormenta. Non è un metodo molto ortodosso, ma spesso, comerimedio estremo, funziona.

Angela Dinoia, Il Neonato e i suoi segreti, Mental Fitness Publishing

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

I bambini e la morte: come affrontarla

Martedì, 31 Marzo 2015 13:31

In questo articolo affrontiamo il difficile problema di come vivono i bambini il lutto di una persona a loro cara e come fare per poter essere loro d'aiuto. Innanzitutto è bene dire che non si è mai troppo piccoli per soffrire della perdita di una persona cara. La sofferenza che genera questa spiacevole esperienza della vita non ha età, ma solo forme diverse di manifestarsi. Spesso durante l'infanzia è difficile esprimere i propri vissuti attraverso la parola, molto più facilmente si parla attraverso il comportamento. E' quindi importante saper riconoscere i segnali di un bambino che sta provando dolore in conseguenza di un lutto.
I bambini possono provare: disperazione, senso di vuoto, senso di colpa, rabbia verso la persona scomparsa e verso gli adulti che rimangono a prendersi cura di lui, paura di subire altre perdite, solitudine, cambiamenti improvvisi dell'umore, blocco emotivo. Prima riusciamo a riconoscere la modalità con cui esprimono queste emozioni e meglio possiamo essere loro di valido supporto. Ogni individuo reagisce in modo proprio agli eventi, possiamo però cercare di categorizzare diverse possibili reazioni :
- i bambini che si isolano e si creano un mondo interno di sofferenza. Sono i bambini che non parlano, non giocano, non si relazionano con gli altri, si rinchiudono nel loro mondo di dolore senza manifestarlo palesemente. Sono i bambini che congelano le proprie emozioni, sia positive che negative, e rischiano di crearsi un blocco emotivo che comprometterà le loro relazioni anche future
- i bambini che apparentemente si comportano come sempre: giocano, ridono, sembra non abbiano ben capito cosa sia realmente successo, ma che poi somatizzano o mostrano improvvisi pianti o cambi d'umore più avanti nel tempo
- i bambini che non si esprimono con le parole, che non sanno verbalizzare il loro dolore ma lo mostrano con il comportamento. Sono i bambini che diventano irrequieti, difficili da capire e approcciare, provocatori e aggressivi.
- i bambini ostili e sospettosi. Alcuni bambini non si fidano più di niente e di nessuno. Hanno fatto esperienza che tutto può cambiare improvvisamente, che da un momento all'altro la persona che dice di amarli e che starà sempre al loro fianco, se ne vada per sempre. Mostrano quindi diffidenza, ostilità, chiusura emotiva, come per proteggersi da possibili nuovi traumi.
- i bambini ansiosi e maniaci del controllo. L'esperienza di perdere la persona cara senza poter far nulla per impedirlo, può portare alcuni bambini a voler controllare almeno il "controllabile". Diventano perciò maniaci di ogni forma di controllo, vanno in ansia se avvengono anche minimi cambiamenti rispetto alla loro routine, tutto deve rimanere al suo posto e tutto deve essere programmato. Non sono ammesse sorprese o cambiamenti di programma.

COSA FARE
Il processo di lutto segue tappe ben precise , ha bisogno di tempo per essere metabolizzato, ma sicuramente ci sono strategie comportamentali che facilitano questo processo. Vediamo quali.

- Parlare con loro e per loro della morte come processo naturale e ricordare insieme a loro la persona cara, le sue caratteristiche, arricchendo il loro bagaglio di ricordi positivi

- Trovare altre forme, oltre a quella verbale, per far loro esprimere il dolore ( disegno, musica, sport...). Individuare quale canale comunicativo sia più consono, offre la possibilità di far uscire la sofferenza che tengono dentro ... e poter esprimere il dolore è certamente un valido aiuto.

- Legittimare il loro dolore e il loro pianto. Non è solo una necessità quella di mostrare il proprio dolore attraverso il pianto, ma anche un diritto per un bambino. Permettiamo loro di piangere, di urlare, di sfogarsi, non ci sono bambini "già grandi" per non poterlo fare più ( non ci sono neanche adulti "troppo grandi" per non potersi permettere di farlo!).

- Essere loro vicino emotivamente, consolarli, accogliere il loro dolore. Le manifestazione affettive, le coccole, il permettere possibili regressioni di comportamento, sono assolutamente azioni positive e di sollievo emotivo.

- Farli partecipare al rito funebre per permettere loro di dare l'ultimo saluto alla persona cara e vivere l'esperienza del distacco. A volte si pensa sia troppo traumatizzante far partecipare il bambino al funerale e, per proteggerlo da un'ulteriore sofferenza, gli si impedisce di assistervi. In realtà quel momento può portare ad una reale consapevolezza dell'evento e dà la possibilità al bambino di salutare per l'ultima volta la persona cara, permettendole di andarsene.

- Accompagnarli emotivamente lungo tutto il processo di elaborazione del lutto, che richiede tempo

- Insegnare loro che il tesoro di ricordi della persona cara non si può perdere mai, sarà un bagaglio personale di esperienze fatte che lo accompagneranno per tutta la vita.

Dott.ssa Monica Contiero

Chi sono i bambini indaco

Sabato, 28 Marzo 2015 08:05

Mi sono avvicinata alla teoria dei bambini indaco grazie al mio primo figlio, come dire, molto intelligente ma sicuramente estremamente impegnativo, sia dal punto di vista fisico che mentale; la sua energia sembra infinita, così come la sua tenacia non può essere che definita come spiazzante. Inizialmente pensavo che fosse la mia modalità educativa a renderlo così impegnativo, ma con la nascita della mia seconda figlia, vivace ma completamente differente, ho compreso come si trattasse di caratteristiche sue personali, che prescindono dal tipo di educazione ricevuta.

Così ho iniziato a informarmi e a leggere libri in merito e dopo mesi di tentennamenti ho deciso di scrivere questo articolo, a voi la scelta se ritenerlo attendibile oppure no. 

Si definisce "bambino indaco" un bambino che manifesta alcune caratteristiche che spesso mettono in crisi i genitori che hanno l'arduo compito di seguire la loro educazione: è stato per me importante riconoscere mio figlio come un bambino indaco e comprendere che alcuni suoi atteggiamenti sono caratteristiche sue intrinseche che non devono essere ostacolate ma accettate e sapientemente veicolate. Ovviamente ogni bambino è unico ma sono stati evidenziati alcuni comportamenti comuni che li contraddistinguono:

- manifestano un senso di regalità fin dalla nascita con grande sopresa delle persone che sono loro attorno

- di conseguenza la loro autostima è generalmente solida, sopratutto nei primi anni di vita e se l'educazione dei genitori non è stata respessiva. Così pretendono attenzioni, moltissime attenzioni. 

- non accettano in nessun modo il "perchè no" senza spiegazioni e in generale tollerano poco le autorità assolute che loro non riescono a legittimare con una comprensione razionale

- così non sono a loro agio in realtà caratterizzate da azioni ritualistiche non non prevedono l'uso del pensioero creativo

- per cui tollerano pochissimo (anzi spesso si oppongono) ai sistemi precostituiti che tengono in conto di migliorarsi: i bambini indaco sono tendenzialmente molto propositivi (esatto propositivi non dittatoriali attenzione), per cui veder continuamente bocciate le loro idee è molto frustrante. In realtà questi bambini hanno una visione ad ampio spettro della situazionein cui si trovano, per cui razionalmente propongono dei miglioramenti ma vengono visti come i sindacalisti della situazione o demolitori del sistema. 

- tendono a circondarsi di loro simili e hanno fin dai primi anni le loro simpatie e antipatie. Trovano normalmente un paio di amici ai quali sono molto leali, il resto a loro poco importa.

- hanno la sensazione di "meritare di esssere qui" e la comunicano nelle loro azioni spiegando esattamente cosa vogliono

- non rispondono in alcun modo a metodi educativi che comunicano con il "senso di colpa", questo non attecchisce sulla loro persona

- hanno un'energia fisica molto forte, per cui stare fermi seduti non è per nulla semplice

- si rifutano categoricamente di fare alcune cose come per esempio fare la fila

La letteratura evidenzia diverse tipologie di bambini indaco, e nel prossimo articolo di lunedì parleremo proprio di questo! BUon week end!

Giulia Mandrino

Truvia, dolcificante naturale

Giovedì, 26 Marzo 2015 05:40

Da un mese ho iniziato a collaborare con Eridania, la celebre azienda italiana che produce zucchero e dolcificanti, per il marchio Truvía. Ma cos'è Truvia? Truvia è un dolcificante d'origine naturale ricavato da due prodotti, entrambi di origine naturale: la Stevia, pianta pianta originaria del Paraguay utilizzata già da centinaia di anni dalle popolazioni indigene per le eccellenti proprietà dolcificanti. Pensate infatti che la Stevia ha un potere dolcificate stimato circa 300 volte superiore allo zucchero tradizionale! Ma l'aspetto più insteressante di questa pianta è la totale assenza di potere calorico e la capacità di non impattare a livello glicemico, quindi è adatta anche per diabetici. 

Il secondo ingrediente è l'eritritolo, che nonostante il nome è un'altra sostanza totalmente naturale, un polialcol che si trova in natura in alcuni frutti come l'uva o il melone e in alimenti fermentati. Si tratta di un edulcorante ottenuto mediante fermentazione naturale, senza calorie e con indice glicemico pari a zero. In Truvia l'eritritolo viene utilizzato per dare corposità e per poter dosare facilmente il dolcificante.

Il suo prezzo è assolutamente abbordabile e si trova in tutti i supermercati in 4 formati:

Astuccio da 40 bustine (1,5 g cad.)
Vasetto da 270 g (180 dosi)
Doypack da 150 g (100 dosi)
Truvia 100 compresse (100 dosi)

Ho deciso quindi di creare 6 ricette per Truvia Eridania perchè la ritengo un'ottima alternativa allo zucchero bianco; trovare sul sito http://www.chiacchieredolci.it/ nelle prossime settimane

Giulia Mandrino

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Mamme, mettevi in testa che con l'approccio allo slattamento crescerete bambini sani ma aspettatevi una serie di critiche e consigli non richiesti: sarete considerate le fissate della situazione, le mamme ansiose che si sono fatte influenzare da correnti estremiste che attecchiscono a macchia  d'olio. Nei momenti di dubbio e di sconforto confrontatevi con altre mamme che seguono lo slattamento naturale (le community sul web sono di grande aiuto) e, se non avete la possibilità di farvi seguire da un pediatra o un omeopata che segua le linee guida indicate in questo libro, potete approfondire le tematiche qui affrontate sui libri che trovate indicati nella bibliografia di Mamme pret a porter, il primo anno insieme, Mental Fitness Publishing, da cui questo articolo è tratto. 

Se il bambino non mangia la carne dai sei mesi in poi, va in carenza di ferro

Come sostiene il Dott. Luciano Proietti in Figli Vegetariani, Edizioni Sonda, "l'anemia da carenza di ferro si verifi cava spesso quando, negli anni Cinquanta, il latte materno veniva sostituito con il latte vaccino fi n dal 3°–4° mese di vita, per cui diventava necessario introdurre un cibo ricco di ferro biodisponibile, come la carne: era indispensabile però renderla digeribile e assimilabile, omogeneizzandola e liofi lizzandola. Quando successivamente, negli anni Novanta, si è riconosciuta l'importanza di non somministrare il latte vaccino prima dei 12 mesi di vita, sostituendolo, in carenza di latte materno, con tipi di latte adattati, con quantità di ferro adeguate, non si è però modifi cata  di consigliare la carne fin dal 5°–6° mese, anche se non c'era più il rischio della carenza di ferro". Come abbiamo visto nel paragrafo dedicato alle proteine animali, i rischi legati alla loro assunzione precoce non sono da sottovalutare. 

Se non beve latte vaccino non cresce, e poi, "ai miei tempi, ce lo davano da quando avevamo 3 mesi e stavamo benissimo

"Il latte di mucca è il nutrimento naturale del vitello e il suo contenuto proteico è triplo rispetto al latte della donna; infatti il vitello ha una crescita molto più rapida del bambino, a poche ore dalla nascita si regge già in piedi e ha l'aspetto di un animale adulto. In altre parole, per crescere un vitello occorre una maggiore quantità di proteine che per far crescere un bambino" (da Figli Vegetariani del dott. Luciano Proietti). 

Se non metti il grana nella pappa, non prende calcio per le ossa! Ma neanche il formaggino nella minestra?

Non usate parmigiano, perché invecchiato con l'ausilio di additivi, né formaggi fusi e formaggini perché contengono conservanti e coloranti e sono di scarso valore nutrizionale"  dice la dott.ssa Tiziana Valpiana in Alimentazione Energetica; inoltre, come abbiamo visto, possiamo trovare gli stessi nutrienti in cibi vegetali che non provocano acidosi e quindi ci consentono di assorbire meglio i cibi e di non compromettere il nostro pH. Paradossalmente il parmigiano e i formaggini, che se analizzati singolarmente contengono moltissimo calcio, possono essere le concause di un malassorbimento di calcio: l'acidità urinaria favorisce la calciuria, ossia l'eliminazione di calcio nelle urine, impedendo quindi l'assorbimento del minerale e il deposito nelle ossa.

Ma è o non è allergico? Se non è allergico sono tutte fandonie!
Le intolleranze sono un fenomeno scientificamente provato e si verificano quando un alimento provoca disturbi fisici quali coliche, difficoltà di digestione, reflusso, ma anche comportamentali quali insonnia, irrequietezza, iperattività. Le allergie invece mettono in moto un processo più acuto, in quanto il corpo produce le immunoglobuline E. Entrambi i fenomeni sono da prendere in considerazione con il proprio pediatra.

Ma fagli un bel passato di verdura che gli fa bene!
Nel primo anno di età la fibra (quindi la polpa della frutta e della verdura) non deve essere mangiata in grandi quantità in quanto può irritare la mucosa intestinale ancora in formazione. Non mettergli le erbe nella pappe che puoi avvelenarlo! Niente di più sbagliato, in quanto, come dice la dott.ssa Tiziana Valpiana "nell'alimentazionen del bambino si rivelano utili, per insaporire i cibi, il prezzemolo, il cumino, la melissa, il basilico, la maggiorana, l'origano, la salvia, l'anice, il rosmarino, la santoreggia, il timo e i semi di finocchio. In particolare questi ultimi (anche polverizzati con il macinino del pepe e aggiunti sopra i cibi) attivano la funzione digerente ed eliminano i gas intestinali; questi semi sono leggermente alcalinizzanti e possono bilanciare eventuali sostanze acidificanti nella dieta (avena, carni, miglio, eccetera). Le erbe vanno aggiunte all'inizio della cottura se secche, alla fine se fresche, lasciando poi insaporire per qualche minuto lontano dal fuoco"5. Discorso diverso invece per le spezie, che non dovrebbero essere somministrate prima dei 2–3 anni, ad eccezione di una spolverata di cannella.

Ma gli dai sempre le stesse cose!!!
Il bambino è abituato per sei mesi a bere la stessa identica sostanza nella stessa identica forma, il latte, sia materno, che varia solo leggermente a livello di gusto a seconda di ciò che la mamma mangia, sia vegetale. Il suo palato è quindi predisposto ad assumere gusti differenti sotto la stessa forma: prima il latte, poi le pappe poi tutto il resto. Abbiamo un sacco di gusti e di combinazioni da sperimentare, a cominciare dai colori, come per esempio pappa bianca di cavolfiori e fagioli e pappa verde di zucchine e basilico; poi alterneremo gli oli, poi le erbe aromatiche. Potremo introdurre poi il gusto dolce con la pappa dolce e le mandorle. Avremo poi i semi oleosi e la frutta secca... e le merende con i budini e tutti i tipi di frutta. Insomma, c'è da sbizzarrirsi, altro che da annoiarsi! Certo che, se metteremo sempre le stesse quattro verdure e frulleremo tutto alternando la farina di mais e tapioca a quella di riso, il tutto potrà diventare molto monotono.

Ma almeno un assaggino, un cucchiaino di gelato... sei proprio fissata con 'ste cose, però!
Come abbiamo visto, i primi sei mesi di svezzamento sono un processo di scoperta incredibile e il suo e il nostro viaggio all'interno dei sapori sarà molto laborioso perché i prodotti saranno davvero tantissimi. L'esigenza di far assaggiare sapori differenti da quelli proposti non è dannosa in sé per l'assaggino, ma abbastanza frustrante per il bimbo, perché ovviamente non è una persona adulta e consapevole alla quale possiamo dire "ti faccio assaggiare questa cosa buonissima ma subito dopo non te la do più perché non è ancora il momento": il nostro bimbo non lo capirà e per lui sarà molto
frustrante assaggiare qualcosa di buono ed esserne privato senza capire il perché. Avrà tutta la vita per degustare gelati: quando sarà il momento li mangerà, ma per ora, se non li assaggia, non farà fatica a stare senza.

È un po' agitato: dagli una camomilla la sera.
Questo è il mito per eccellenza da sfatare, in quanto la camomilla non svolge una funzione rilassante ma ha proprietà digestive, ovviamente fondamentali per un buon riposo; al contrario, può essere fortemente stimolante se tenuta in infusione a lungo e assunta in grandi quantità: in soggetti particolarmente sensibili e facilmente ipereccitabili la camomilla, anche se lasciata in infusione per poco tempo, può essere comunque un eccitante. Per aiutare il sonno del bambino può essere utile una tisana di tiglio e melissa (si fa bollire l'acqua in un pentolino, si spegne il fuoco, si inseriscono le erbe, si copre poi il pentolino con un coperchio e si lascia in infusione per 5 minuti); invece, per favorire la digestione possiamo utilizzare semi di finocchio con una piccola aggiunta di radice di liquirizia (in questo caso si lascia bollire per qualche minuto l'acqua e la tisana).

Dagli del pane secco che si fa i denti...
Prima di tutto il pane secco, anche se durissimo, è molto pericoloso in quanto spesso il bambino lo succhia fino ad ammorbidirne grandi pezzi che rischia quindi di ingoiare; in secondo luogo, come abbiamo visto, il glutine e in generale il grano normale non è molto utile per il nostro organismo. È stato inventato un validissimo strumento che consente di poter dare al bambino frutta e verdura intere senza il rischio di soffocamento: è una retina, all'interno della quale possiamo appunto inserire frutta e verdura cruda, con un manico che il bambino tiene comodamente in mano.

Tratto da Contiero- Mandrino, Mamme pret a porter, il primo anno insieme, Mental Fitness Publishing

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

I formaggini nella minestrina serale

Martedì, 24 Marzo 2015 14:10

Come abbiamo visto, il latte vaccino e i formaggi non sono alimenti che favoriscono la crescita e il mantenimento di uno stato di benessere. Molte di noi però vedono nel formaggino specifico per i bambini, proprio quello che abbiamo mangiato anche noi, famosissimo, pubblicizzato come qualcosa pensato per farlo crescere in salute e per rinforzare le sue ossa, come qualcosa di straordinariamente benefico. E lo spiego nel mio libro Mamme preta porter, il primo anno insieme, edito da Mental Fitness Publishing

"Come per i biscottini, la differenza tra la pubblicità e la realtà non può essere più grande: anche questo formaggino favorisce l' acidosi e ha gli stessi contro del lattee del formaggio, con in più che "il valore dei tanto diffusi formaggini è inferiore a quello degli altri formaggi, perché le materie prime impiegate sono più scadenti. È assurdo ricorrervi per il bambino, in quanto per la loro produzione sono impiegati scarti e rese, trasformati in pasta omogenea con l'aggiunta di polifosfati e citrati, additivi che riducono l'assimilazione del calcio. I formaggini, inoltre, sono trattati ad alta temperatura,
contengono un'enorme quantità di acqua e spesso risina, un antibiotico che altera gli equilibri della flora intestinale (dott.ssa Tiziana Valpiana, L'alimentazione Naturale del Bambino)". 

La legge italiana inoltre prevede una importante serie di certificazioni per poter indicare nella confezione che l'alimento contenuto sia adatto ai bambini al di sotto dei 3 anni: così Nestlè propone nel suo portale una serie di prodotti specifici per bambini al di sotto dei 3 anni http://www.nestlebaby.it/prodotti/i-nostri-marchi/mio, ma come potete vedere non è presente il formaggino. 

Cosa mettere allora nella pappa del bambino? Prima di tutto è fondamentare abituare nostro figlio e ri-abituare noi stessi a gusti autentici, non troppo pasticciati: quindi ok bene le lasagne, ma dobbiamo abituare il nostro palato ad apprezzare il sapore autentico dei cibi integrali (ossia integri), delle verdure e della frutta. In questo modo sapremo distinguere da soli la qualità di ciò che portiamo dentro al nostro corpo. Io mi ricordo il sapore incredibile dei lamponi appena colti dalla pianta del giardino dei miei nonni: quello è il vero e autentivo gusto dei cibi, ciò che nutre il nostro organismo in maniera benefica, non minestrine che non hanno sapore di cereali e brodo di verdura, ma di un formaggino che ha persino poco del formaggio, dalla composizione per altro non adatta ai bambini (e neppure agli adulti). 

Lo so, non è semplice ri-abituarsi, il percorso è fatto di piccoli passi, ma con i nostri figli abbiamo la possibilità di insegnargli davvero a nutrirsi in maniera sana ed abituarli fin dall'infanzia al gusto vero degli alimenti.

Giulia Mandrino

immagine tratta da "Wedge of Laughing Cow spreadable cheese Original Creamy Swiss flavor" by Dwight Burdette - Own work. Licensed under CC BY 3.0 via Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Wedge_of_Laughing_Cow_spreadable_cheese_Original_Creamy_Swiss_flavor.JPG#/media/File:Wedge_of_Laughing_Cow_spreadable_cheese_Original_Creamy_Swiss_flavor.JPG

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

In questo portale cerco ovviamente di sostenere l'allattamento al seno come forma più utile, giusta e naturale per la mamma e il bambino. Ma la vita non è fatta di giusto e sbagliato, è fatta di situazioni, di persone che hanno una storia, un vissuto, è fatta di relazioni, di reti famigliari inesistenti, di difficoltà pratiche che si incontrano e sopratutto di mal informazione, che non significa solo non dare informazioni corrette ma nel darle anche in maniera sbagliata. E poi ci sono decisioni, che giustamente in quel momento sono giuste per quella mamma e quel bambino in quella situazione, perchè se il risultato corretto di 1+2 è 3, il risultato corretto di 1+2+3+4 è 10 e non 3, perchè se non arriva un -7 non si può fare, e sottolineo non si può proprio arrivare a 3. E il -7 non sempre si può fare perchè può essere un'ostetrica competente (e purtroppo non sono tutte competenti in materia di allattamento), può essere un pediatra illuminato e davvero favorevole all'allattamento non solo a curare la patologia, una rete famigliare e dia amiche che sostiene praticamente e fisicamente la mamma, o sempliucemente un bambino "facile". Ma a volte queste variabili non si imbattono nella nostra vita, e incontriamo i consigli di una zia Ignazia che ci dice che se il bambino sta attaccato al seno tutto il giorno vuol dire che il nostro latte non è nutriente e che lo stiamo viziando; magari incontriamo l'osteterica che non è in grado di darci le informazioni corrette e sopratutto di dirci che è tutto normale, che i neonati stanno spesso tutto il giorno attaccati al seno, che per noi mamme di oggi è talvolta un sentirsi in prigione e sopratutto che è normale che il bimbo pianga. Che siamo delle brave mamme e che è tutto ok. Ma anche che la mamma pianga o abbia voglia di farlo, perchè a volte è proprio tanto tanto dura. 

Come spiega la dott.ssa Monica Contiero in Mamme pret a porter, il primo anno insieme, Mental Fitness Publishing, "osservando i prototipi offerti dalla nostra società, mi rendo conto che in effetti le immagini relative all'allattamento rimandino, in gran parte, a un'idea di serenità, di beatitudine... queste
mamme con sguardo immacolato e sorriso incantato rivolti al loro bambino che succhia beato e semi-dormiente al seno materno rigoglioso, ricco di latte. Il tutto contornato da colori chiari, in contesti idilliaci... Un vissuto assolutamente positivo, apparentemente naturale. Al corso pre-parto poi ci dicono quanta importanza rivesta l'allattamento al seno, ci insegnano che il latte c'è sempre, che è solo una questione di pazienza, allenamento e meccanismo di domanda-offerta. Più lo attacchiamo al seno e più produrremo latte e in qualche giorno il gioco sarà fatto: latte a volontà! Nel nostro immaginario di future mamme, quindi, non vi saranno problemi; vogliamo garantire al nostro bambino uno sviluppo psico-fisico sano e completo e partiamo con le migliori intenzioni di allattare. Chi è già mamma sa che spesso c'è dell'altro, c'è un aspetto dell'allattamento di cui forse si parla ancora poco che riguarda la fatica che si fa per allattare a richiesta, la forza psico-fisica necessaria per affrontare giorni e notti a disposizione continua del bambino, che arriva a ciucciare anche ogni ora! Mi sembra importante, invece, parlarne, non certo per scoraggiare l'allattamento al seno (siamo tutti concordi nel sostenerlo), ma per preparare la mamma ad affrontare momenti di sconforto, di cedimento, in modo che si mettano in campo fin da subito tutti i mezzi necessari per un eventuale sostegno alla mamma stessa. Non sempre il seno è così rigoglioso, non sempre il bimbo dorme beato dopo la poppata, non sempre la mamma ha le energie per allattare... È comune, tra le mamme che allattano, provare senso di sconforto e di frustrazione, non capita solo a noi! Da una parte c'è la consapevolezza dell'importanza dell'allattamento, ci sono i giudizi sociali di chi lo sostiene a oltranza, la nostra assoluta decisione a farcela, dall'altra i momenti di stanchezza cronica con la percezione di avere il seno ormai prosciugato e il bambino che piange per la fame. Quello che voglio dire è che non tutti gli allattamenti sono facilmente sostenibili. Per questo è bene sapere che, se ci dovessimo trovare in una situazione di forte frustrazione, non stiamo vivendo nulla di patologico, non siamo mamme inadeguate o meno disponibili di altre al sacrificio per amore del nostro bambino: abbiamo solo bisogno di aiuto.
Se comunque sentissimo di non farcela più a sostenere i ritmi dell'allattamento a richiesta, sentiamoci libere di scegliere l'alternativa dell'inserimento del latte artificiale, dopo aver consultato il pediatra. Per il vostro bambino l'allattamento al seno è sicuramente importante, ma ancora più importante per lui è la possibilità di essere accudito da una mamma serena e riposata, che possa avere con lui atteggiamenti amorevoli e non di intolleranza o fastidio."

Giulia Mandrino

Ciuccio o dito? Questo è il dilemma

Martedì, 24 Marzo 2015 13:43

Ciuccio o dito? Questo è il vero dilemma. Il neonato ha uno stimolo innato di suzione molto forte: questo meccanismo è naturalmente predisposto affinché stimoli la produzione di latte succhiando il seno materno (sappiamo che più si stimola il seno più sinproduce latte): la bocca, infatti, è l'unica parte del corpo che il neonato è in grado di controllare; tutto il resto lo apprenderà nel corso del tempo.
Nei primi 40 giorni è vivamente sconsigliato l'uso del ciuccio, in quanto potrebbe interferire con l'allattamento al seno; successivamente è possibile, se il bambino lo accetta, darglielo quando vediamo che il bambino non ha fame ma ha voglia di succhiare. L'uso improprio del ciuccio è quello del tappabuchi: spesso quando viene usato impropriamente diventa une che silenziatore, uno strumento per zittirli invec e di fermarsi ad ascoltare, comprendere il vero bisogno e cercare di soddisfarlo in altro modo. 
Il ciuccio però non è obbligatorio, possiamo anche promuovere le manine o il dito in bocca. Eh sì, non gli diventeranno i denti storti, non si modificherà il palato e anche se se lo metterà in bocca fino ai 2 anni non succederà nulla! Teniamo ben presente che la suzione, in particolare quella delle dita, è molto utile per il bambino che comprende come le risorse per consolarsi le ha da solo, non ha bisogno di elementi esterni come appunto il ciuccio. Lo sapevate che già nel ventre materno i bambini si succhiano il pollice, e così se dopo la nascita avviciniamo il pugnetto loro iniziano a ciucciarlo con grand gusto!
Spesso però, anche se sappiamo che non ci sono pericoli ed è tutto normale, vedere un bambino soprattutto grande con le mani in bocca ci dà terribilmente fastidio. Perché? Perché sicuramente nella nostra infanzia siamo stati ripetutamente sgridati per questa modalità di auto-stimolazione che sarà stata definita come un brutto vizio. In realtà scoprire di avere delle modalità per auto calmarsi è estremamente appagante per loro (e anche per noi)!

Articolo tratto da Contiero-Mandrino, Mamme pret a porter, il primo anno insieme, Mental Fitness Publishing

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Allattamento: piccoli inconvenienti

Martedì, 24 Marzo 2015 13:42

Diciamocelo: allattare è un lavoro, un impegno. Soprattutto per le prime settimane, il primo mese, mese e mezzo, diverse mamme sperimentano difficoltà, intoppi, incidenti di percorso. Se la voglia di continuare c'è e se si ha accanto un reale supporto professionale, con pazienza e costanza i problemi possono essere risolti.

Come capire che qualcosa non va?

Se il vostro seno appare rosso in qualche zona, o se compare dolore, se il latte fatica a fuoriuscire, se avvertite male durante o dopo la suzione, se dal capezzolo esce sangue a causa della presenza di tagli (le ben note ragadi), se avete febbre, è possibile che abbiate bisogno di un aiuto. Ragadi, ingorghi,
dotti ostruiti, stasi del latte, vasospasmo, infezioni da Candida, mastiti sono alcuni dei più noti disturbi o problemi che le mamme sperimentano con l'allattamento al seno, e non sempre è facile distinguerli tra loro. Il nostro consiglio è quello di affidarvi alle cure di un'ostetrica esperta in allattamento o una consulente in allattamento per poter individuare bene il problema e ricevere i migliori consigli per risolverlo. Ci sono allattamenti che partono benissimo, nessuna ragade, il bimbo poppa ogni tre ore, mamme felici e appagate. Poi ci sono moltissimi altri casi, dove il bambino a volte non si attacca bene, oppure vuole stare attaccato al seno quasi 24 ore su 24, ci sono seni doloranti e mamme molto stanche e che hanno estrema difficoltà a stare inchiodate sul divano quasi tutto il giorno con il seno di fuori. Valutando bene la situazione, chiediamo l'aiuto di un'ostetrica e il supporto della nostra famiglia e ricordiamoci che l'allattamento al seno è una scelta che possiamo seguire se sentiamo che è qualcosa per noi tollerabile.


L'ingorgo mammario e la mastite

Prima di tutto è necessario differenziare l'ingorgo mammario dalla mastite: la seconda è un'infezione, mentre il primo è un ristagno di latte, in cui il seno diventa gonfio e dolente; spesso si hanno brividi. Con l'allattamento a orari e durata prestabilita si verificano con frequenza ingorghi, perché il bambino non viene lasciato libero di succhiare a richiesta. Bisogna in questo caso recarsi presso un'ostetrica che ci aiuterà con spremitura manuale o con il tiralatte a svuotare l'ingorgo.
Normalmente, se il seno è ingorgato, prende una forma tondeggiante, come una sorta di palla: in questo modo il bambino non riesce bene ad attaccarsi perché le sue labbra scivolano. In caso di infiammazione, ingorghi e stasi del latte, l'argilla verde ventilata è un ottimo aiuto. È possibile effettuare impacchi caldi o freddi a seconda del bisogno. Affidatevi a un esperto per i dettagli.

 

Se sono influenzata posso allattare?

Certo, anzi è proprio in quel momento che il bambino fa il pieno di difese immunitarie dalla mamma: il seno della mamma, infatti, nel giro di poche ore da quanto ha contratto la malattia incomincia a produrre le immunoglobuline specifiche per contrastare il virus in questione. Non c'è nessuna ragione per smettere di allattare in quel momento, anzi sarebbe molto rischioso, perchè il bambino sarebbe in contatto con il virus (respirando l'aria)
ma non avrebbe gli anticorpi per contrastarlo.

 

Se prendo un antibiotico posso allattare? 

Se dovete assumere farmaci potete chiamare il numero 800-883300: vi risponderà l''Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che ha riservato un numero telefonico per valutare la compatibilità fra farmaci e gravidanza/allattamento. Il servizio è attivo 24 ore su 24: basta comunicare il nome del principio attivo del farmaco presente sulla confezione e il dosaggio della terapia. 
 
Articolo tratto dal mio libro Mamme pret a porter, il primo anno insieme, edito da Mental Fitness Publishing

 

 Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale. 

Sara

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Cecilia

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