I genitori sono una risorsa per le aziende

…E a dirlo non è una persona qualsiasi, ma Katia Beauchamp, CEO di Birchbox, un’azienda americana di abbonamento di prodotti cosmetici che va davvero alla grande.

Durante una puntata del podcast Motherly l’imprenditrice ha parlato con la conduttrice riguardo alla sua esperienza con la maternità e il lavoro, chiacchierando non solo della sua esperienza come CEO e madre ma, soprattutto, come datrice di lavoro, notando come la maternità e la paternità rendano i lavoratori più focalizzati, determinati e aperti.

I genitori sono una risorsa per le aziende: perché i lavoratori che diventano genitori acquisiscono competenze uniche e non sono un peso, ma una ricchezza

Come dicevamo, Birchbox è un servizio di abbonamento mensile online offerto da un’azienda con base a New York, che invia ai propri abbonati una confezione con diversi campioni selezionati di trucco o altri prodotti cosmetici. La sua fondatrice Katia Beauchamp ha avuto l’idea nel 2010 e da allora ha rivoluzionato questo tipo di servizi, ideando l’azienda mentre frequentava la Harvard Business School. Le sue competenze, dunque, si basano tanto sullo studio quanto sull’esperienza.

In un episodio della seconda stagione di The Motherly podcast (podcast sulla maternità moderna che potete ascoltare, in inglese, sulle principali piattaforme, come iTunes e Spotify) Katia Beauchamp ha chiacchierato quindi con la co-fondatrice di Motherly Liz Tenety riguardo ad un argomento che conosce davvero bene: il lavoro e la maternità (dal momento che la maternità l’ha vissuta anche in prima persona, e non solo come datrice di lavoro).

Per prima cosa, Beauchamp ha dichiarato che la maternità è la cosa più bella che potesse accadere alla sua vita professionale, ricordando come, tornata al lavoro dopo i mesi a casa con i figli (ne ha avuti quattro), si fosse trovata più fresca, grazie al fatto di avere avuto del tempo lontano dalla scrivania senza davvero, per una volta, pensare al lavoro. Questo ha fatto sì, in prospettiva, che si trovasse con una nuova prospettiva, un nuovo sguardo sul suo lavoro, scoprendosi, allo stesso tempo, più rilassata, più creativa e più focalizzata.

Al di là della sua esperienza personale, che le ha permesso di sperimentare in prima persona i benefici mentali del parental-leave (il congedo parentale), Beauchamp ha raccontato durante il podcast che, in ogni caso, sapeva da sempre per esperienza che i genitori sono un assetto fondamentale per un’azienda, raccontando si come i suoi dipendenti si siano sempre dimostrati, dopo il congedo parentale, più efficienti nel gestire il loro tempo, più aperti, con più prospettive e più consapevoli delle emergenze e di come affrontarle.

La convinzione comune è però un’altra, ovvero che una persona senza figli sia più efficiente sul lavoro, perché ha meno pensieri e più tempo libero. Soprattutto quando si parla di mamme: si crede erroneamente che la maternità rallenti, che ridimensioni le ambizioni, ma, anche nelle parole della CEO, la realtà è un’altra: spesso e volentieri, infatti, le persone con figli sono più ambiziose (in senso positivo), più determinate, perché ci tengono a dare un futuro ai propri figli.

Ecco perché Beauchamp ci tiene a dire a tutti i datori di lavoro di non penalizzare i dipendenti (e soprattutto le dipendenti) che divengono genitori: i genitori sono una risorsa, un assetto, e supportarli significa non solo essere più giusti in termini di uguaglianza, ma, se vogliamo, significa portare beneficio alla propria azienda.

E come possono fare i datori di lavoro per supportare in maniera giusta i propri dipendenti genitori? Primo: non penalizzarli rispetto agli altri, trattandoli alla stessa maniera in termini di premi, richieste e paghe. Secondo: offrire, al momento della nascita, un congedo parentale rispettoso, lungo, anche nel caso dei papà, per permettere loro di connettere al meglio con i figli, godersi il momento e tornare ricaricati e con le nuove skill che in maniera così naturale acquisiranno. Terzo: niente mobbing. Ma qui è un altro discorso, che nemmeno dovremmo più fare…

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Cecilia

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