C’è una differenza tra maternity blues e depressione post parto

Spesso li si confonde, o più semplicemente li si usa parlando intendendo la stessa cosa, scambiandoli. Ma i termini “maternity blues” e “depressione post parto” indicano due differenti condizioni.

Siamo convinte che l’uso delle parole sia importante: ecco perché è giusto e doveroso sapere quale sia la differenza tra questi due problemi che colpiscono le mamme (ma anche i papà!) dopo la gravidanza, in modo da conoscerli e da parlarne rispettosamente e responsabilmente.

C’è una differenza tra maternity blues e depressione post parto: quando parlare di “blues” e quando di reale depressione

L’argomento di cui stiamo parlando può essere racchiuso sotto ad una macro spiegazione, che al suo interno, tuttavia, trova importanti ramificazioni. Quello che andremo a spiegare, quindi, riguarda a grandi linee il senso di malessere psicologico che colpisce moltissime madri nei momenti immediatamente dopo e nei mesi successivi al parto, quello stato emotivo di fatica e tristezza che non sembra avere una causa “cosciente” e “logica”.

Sotto questo grande cappello, però, si trovano appunto il “maternity blues” e la depressione post parto, che sono due stati diversi. Partiamo dal maternity blues.

Esattamente come nel genere musicale, la parola “blues” indica uno stato di tristezza generale, una sensazione di depressione senza apparente motivo. Il maternity blues, quindi, è una tristezza relazionata proprio alla maternità, e può chiamarsi anche “Sindrome del terzo giorno”. Colpisce infatti moltissime madri nei giorni e nelle settimane immediatamente successivi al parto, facendo provare loro uno stato di tristezza profonda e di fatica insostenibile. Ma è normalissimo, così come sono normalissimi i pianti e gli sbalzi d’umore che ne conseguono, così come le ansie, le preoccupazioni e i dubbi che assalgono le neomamme riguardo al nuovo nato che devono accudire.

Questo blues può essere generico, ma può acuirsi anche e soprattutto nei momenti che inducono frustrazione, come quando non si riesce ad allattare, quando il bambino piange senza motivo o quando si è troppo stanche per riuscire a fare tutto “bene”.

In questo caso, come dicevamo si tratta di situazioni e di emozioni normali, dovute alle aspettative, agli ormoni, ai cambiamenti e alle preoccupazioni. Ciò che è importante è, da parte di chi sta accanto alle madri, supportare chi abbiamo di fronte, lasciando che si sfoghi, che si lasci aiutare, che pianga, evitando di perpetuare l’aspettativa sociale per cui una madre dovrebbe essere perfettamente felice. Il diritto alla frustrazione, alla tristezza e alla stanchezza è fondamentale per superare questo momento.

Se la maternity blues non passa, invece, siamo di fronte alla vera e propria depressione post parto, più profonda e duratura, e anche più pericolosa, oltre che più rara. In questo caso, la madre prova un senso estremo di incapacità e di inadeguatezza, di tristezza, di rabbia, di vergogna… E tutto questo si manifesta attraverso apatia, scatti di rabbia, insonnia e calo dell’appetito, ma anche con mal di testa, mal di pancia e calo della cura di se stesse.

I motivi che portano alla depressione postpartum sono diversi, personali, fisici e mentali, e spesso sono legati alla sensazione di “non essere brave” nel ruolo di madri, così come alla sensazione che il bambino sia troppo difficile da gestire.

Chi sta accanto a queste madri dovrebbe quindi fare attenzione ai campanelli d’allarme di cui parlavamo, cercando di sostenerle, di parlarne, rivolgendosi anche a del personale sanitario specializzato: l’aiuto esterno è fondamentale, così come i gruppi di sostegno.

 

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Cecilia

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