I parchi più strani da visitare in Italia

Di parchi e luoghi meravigliosi in Italia ce ne sono a bizzeffe. Basta girarsi di qua e di là per trovare siti bellissimi nei quali passare una giornata in famiglia. Se però avessimo voglia di cambiare un po’ le carte in tavola, scostandoci dalla solita rotta, potremmo scoprire che esistono anche luoghi magici, strani e bizzarri, da visitare insieme ai bambini per vederli con gli occhi sgranati.

I parchi più strani da visitare in Italia: da Bomarzo a Consonno, i luoghi più bizzarri in Italia per organizzare una giornata all’insegna delle stranezze

- Bomarzo è probabilmente il “parco strano” più famoso in Italia. Si trova in provincia di Viterbo e lo troviamo citato con vari nomi: il parco dei mostri, il Sacro Bosco o la villa delle meraviglie. Si tratta di un complesso monumentale davvero fantastico, immerso in un bosco e rappresentante animali mitologici, mostri e divinità. Tutte le sculture, in basalto, sono maestose, paurose (quanto basta!) e affascinanti, e una passeggiata in questo parco si trasforma facilmente in un’avventura con i bambini. Questo viaggio nel grottesco fu ideato addirittura nel XVI secolo, nel 1547, da Pirro Ligorio, architetto e antiquario che su commissione di Pier Francesco Orsini progettò tutta la pianta del bosco.

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- Un po’ più su, in Toscana, ecco il Giardino dei Tarocchi, un’idea della bravissima artista Niki De Saint Phalle (scomparsa nel 2002). Si trova a Capalbio, in provincia di Grosseto, e la sua costruzione è iniziata nel 1979. Dopo 17 anni il parco era completo: 22 sculture ispirate ai tarocchi (tutte in acciaio e cemento e ricoperte di vetro, specchi e ceramiche) e costruite grazie all’aiuto di vari scultori contemporanei (tra i quali il marito di Niki, Jean Tinguely, scomparso nel 1991) punteggiano questo giardino meraviglioso.

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(Il giardino dei Tarocchi)

- Pensate, poi, che a Consonno (in provincia di Lecco) esiste addirittura una città fantasma. Non è propriamente un parco, ma la si può visitare (esternamente: gli edifici sono pericolanti), facendo anche una tappa nel bar ricostruito nello stile dell’epoca. L’epoca alla quale ci riferiamo sono gli anni Sessanta, periodo nel quale il Conte Mario Bagno decise di costruire in questo paese una Las Vegas nostrana, fatta di alberghi, ristoranti, casinò, luci e attrazioni. Dopo aver raso al suolo le case esistenti (tranne l’antica chiesa del XIII secolo), costruirono così un castello medievale, un minareto, una pagoda cinese e vari alberghi. Tutti, appunto, abbandonati.

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- Torniamo in Toscana, perché a Siena, e più precisamente a Radicofani, è presente il Bosco Isabella, un parco costruito dalla famiglia Luchini a fine Ottocento, voluto da Odoardo Luchini, botanico che volle portare in questa zona varie piante provenienti da tutto il mondo creando un giardino intitolato alla moglie. Questo parco è definito romantico ed esoterico e in effetti passeggiandoci si provano proprio questi due sentimenti: ciò che ricorda l’esoterismo è in particolare una piramide a base triangolare, elemento molto massonico. Passeggiarci è molto interessante non solo perché si incontra questa piramide, ma per tutti i diversi alberi in cui ci si imbatte (sequoie del nord America, tassi, cedri del Libano, tigli, aceri…), per i resti di un fortino senese che monitorava la via Francigena e per tutta la natura che sta attorno.

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(Legendareum)

- In Sicilia, a Sciacca, ecco infine un vero Castello Incantato, quello di Filippo Bentivegna, ai piedi del monte S. Calogero. Filippo Bentivenga fu uno scultore che visse a cavallo tra Otto e Novecento. Dopo aver trascorso vari anni negli Stati Uniti (anni durante i quali un incidente alla testa durante una rissa gli causò seri danni mentali) tornò in Italia, trascorrendo una vita eremitica in questo castello e scolpendo una quantità enorme di teste, su pietre e su alberi, scavando cunicoli sotto al castello e dipingendo. Il castello e il suo giardino zeppo di queste sculture sono ora visitabili (a pagamento; sono aperti tutto l’anno) e passeggiarci con i bambini è un'esperienza davvero al limite del sogno.

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Giulia Mandrino 

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Cecilia

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