Casalinga e femminista, un connubio possibile

Il femminismo è qualcosa di potentissimo. Cambia negli anni, seguendo le priorità della società e le necessità di cambiamento che caratterizzano un determinato periodo, ma continua ad esserci e a fare moltissimo. È molto importante non abbassare la guardia: è anche attraverso la forza di noi donne (e degli uomini che ci sostengono) che si ottengono diritti e si conquista l’uguaglianza.

Tuttavia spesso il concetto di “femminismo” è interpretato in maniere completamente opposte e ci si dimentica il senso che lo accompagna, il pilastro di fondo. E ciò che si rischia è pensare che solo le donne indipendenti, lavoratrici, in prima linea o forti esternamente siano vere femministe.

Non è così e tutte (proprio tutte) possiamo essere femministe. Anche a casa, accudendo i figli e scegliendo di fare questo esclusivamente. Perché prima di tutto il femminismo predica l’uguaglianza, ma soprattutto la libertà di scelta.

Casalinga e femminista, un connubio possibile: essere femministe significa prima di tutto sostenere la libertà di ogni donna e per questo scegliere di fare la mamma a tempo pieno non è assolutamente da criticare

Lo sappiamo, noi donne tra noi a volte sappiamo essere molto cattive. La solidarietà e la sorellanza passano in secondo piano, di tanto in tanto, quando ci troviamo di fronte donne che hanno scelto strade diverse dalla nostra. E quando non entrano in gioco l’empatia e la consapevolezza che ogni donna è libera le conseguenze sono attriti e giudizi assolutamente inutili e deleteri.

Ciò che dobbiamo metterci in testa è che non esiste un modo unico di essere donne e non esiste un modo unico di essere femministe. Come il femminismo stesso, che si evolve a seconda del periodo e che si esprime in maniera differente a seconda del contesto, ogni donna può essere femminista a suo modo.

Così come un uomo può essere femminista (e ce ne sono tantissimi!), anche una mamma a tempo pieno e casalinga può esserlo, alla faccia di crede che la sua scelta di vita vada completamente contro gli stessi principi del femminismo. Perché non è assolutamente così.

Il femminismo esiste per smuovere le coscienze e giungere ad una situazione nella quale le donne possano scegliere ciò che vogliono per la propria vita, al pari degli uomini. E questo riguarda la sfera lavorativa, quella affettiva, le scelte sul proprio corpo, quelle sul modo di vivere… E basta ragionare solo per un secondo per capire che una mamma casalinga può essere incredibilmente femminista: la sua è una scelta, non più un’imposizione, e per questo il suo stile di vita può diventare, paradossalmente, un baluardo del nuovo femminismo.

Siamo fortunate a vivere in un periodo storico come questo. C’è ancora molto da raggiungere, ma se pensiamo a cinquant’anni fa ciò che abbiamo conquistato è preziosissimo. Sì, oggi più o meno una donna può scegliere ciò che vuole essere. E se sceglie di essere casalinga non si sta escludendo la possibilità di militare nella sorellanza femminista, anzi. Sta semplicemente godendo della possibilità di scelta data dalle conquiste del femminismo, con consapevolezza, e attraverso questa consapevolezza praticherà il suo femminismo.

Alle sue figlie e ai suoi figli non insegnerà di certo i ruoli stereotipati del “mamma casalinga/papà lavoratore”, perché non è stato questo status a portarla verso la scelta di fare la mamma a tempo pieno, ma semplicemente la reale voglia di stare con i bambini, di curare la casa e di dedicarsi a questo, senza obblighi esterni. Alle sue figlie e ai suoi figli non insegnerà la superiorità di un genere rispetto all’altro, ma saprà mostrare come tutti siamo uguali. Alle sue figlie e ai suoi figli non insegnerà altro che la possibilità di scelta e della responsabilità, dell’entusiasmo e dell’importanza che seguono a questa scelta.

Dunque i figli di una mamma casalinga a tempo pieno non cresceranno assolutamente non-femministi o legati ancora ad un concetto che va verso la disuguaglianza di genere. Perché questo non c’entra con l’educazione. Perché l’esempio che diamo loro li guiderà e basterà mostrare loro come la scelta della mamma sia una scelta consapevole e felice, che in realtà comunque tutti contribuiscono in casa, che papà rispetta la mamma in maniera profonda…

Perché non basta essere una mamma lavoratrice per essere femminista. Anzi: pensiamo a quante mamme in carriera predicano bene e razzolano male, dimenticando chi ci ha precedute e vivendo lontane dai principi dell’uguaglianza umana. Oppure pensiamo a quando avere una carriera e lavorare a tempo pieno non è una scelta, ma una necessità. Le sfumature sono moltissime, ma mostrano semplicemente un fatto: quale che sia la nostra scelta, il nostro femminismo non viene scalfito, se ci crediamo davvero.

Giudicare e fare sentire in difetto una donna per le sue scelte personali è quanto di più anti-femminista possiamo compiere. Rispettiamo ogni donna, ogni madre, ogni lavoratrice, ogni professionista, e il nostro femminismo sarà davvero potentissimo.

Giulia Mandrino

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Cecilia

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