Le pubblicità sessiste al contrario di Eli Rezkallah

Sì, il sessismo è ancora un problema nella nostra società. Abbiamo fatto passi da gigante dal secolo scorso, è vero (grazie, suffragette e movimenti femministi!), ma non possiamo affermare che questo problema sia stato estirpato.

Le grandi questioni rimangono (la parità salariale, gli stereotipi, la discriminazione, i problemi professionali legati alla maternità…), così come i piccoli gesti che viviamo quotidianamente e che riteniamo normali anche se dovremmo imparare a riconoscerli e a non accettarli.

Noi donne, insomma, siamo ancora discriminate. Il sessismo esiste ancora. Ma per fortuna c’è anche chi lo sa bene e cerca, attraverso l’arte, di smascherare questa tendenza per fare breccia nelle menti e cambiare piano piano la visione del mondo ancora troppo maschio-centrica. Come questo artista, il fotografo Eli Rezkallah, che ha prodotto uno dei lavori a nostro parere più forti, efficaci e ammirevoli in questo senso.

Le pubblicità sessiste al contrario di Eli Rezkallah: quando alcune immagini iconiche vengono capovolte, il sessimo e il maschilismo vengono smascherati

Come dicevamo, abbiamo fatto passi da gigante in merito al sessismo rispetto ai secoli scorsi. È vero. Ma nella quotidianità le discriminazioni non sono scomparse. Ecco perché a volte servono scossoni, come quelli che ha voluto dare alla società Eli Rezkallah, fotografo e fondatore della rivista Plastik Magazine.

Tra i suoi lavori ne troviamo uno che parla da sé. Si intitola “In a parallel universe”, “In un universo parallelo”, e vuole capovolgere l’immaginario collettivo oramai radicato per fare capire l’assurdità del maschilismo e del sessismo. In altre parole: come sarebbe il mondo se fosse al contrario? Se le donne fossero il “sesso forte” e se il sessismo esistesse nei confronti degli uomini?



Per farlo, Eli Rezkallah ha preso alcune vecchie immagini pubblicitarie degli anni Cinquanta e Sessanta e le ha interpretate al contrario. Gli uomini prendono qui il ruolo delle donne rappresentate e viceversa. Le immagini di finzione, quindi, ricreano delle reali pubblicità apparse sulle vecchie riviste della “Mad man era”, ovvero l’età d’oro della pubblicità nel secolo scorso, per farci riflettere su una questione ancora troppo attuale, mostrando immagini solo all’apparenza ironiche, che ad un secondo sguardo ci portano a ragionare sulla questione scottante dei ruoli maschili e femminili.

In questo suo universo parallelo troviamo dunque un uomo sculacciato dalla moglie perché non ha comprato il caffè più fresco al supermercato…

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Troviamo un marito ai fornelli rassicurato dalla moglie: “Non preoccuparti, caro, almeno la birra non l’hai bruciata”…

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Troviamo un uomo nel suo “habitat naturale”, la cucina, autorizzato a lasciarla solo se scapolo e senza figli, per farsi un hamburger al bar.

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Quest’ultima, in particolare, è fortissima. Prendiamo la frase della pubblicità (ricordiamo: è vera!) e decliniamola nelle due modalità. Quella maschile recita questo: “Gli uomini non lasciano la cucina! Tutti sappiamo che il posto di un uomo è a casa, a cucinare per la sua donna un pasto delizioso. Ma se ti stai ancora godendo la vita da miss e non hai un maritino a casa ad attenderti, allora vieni da Hardee’s per qualcosa di scialbo e preparato frettolosamente!”.

Leggiamola al femminile, esattamente come figurava sulle riviste ed esattamente come ogni donna leggeva, convincendosi del suo ruolo preconfezionato e deciso dalla società: “Le donne non lasciano la cucina! Tutti sappiamo che il posto di una donna è a casa, a cucinare per il suo uomo un pasto delizioso. Ma se ti stai ancora godendo la vita da scapolo e non hai una mogliettina a casa ad attenderti, allora vieni da Hardee’s per qualcosa di scialbo e preparato frettolosamente!”.

L’ironia c’è in entrambi i casi, ma il problema è che in quella originale, certo, si sorrideva, ma solo per quanto riguarda il marchio pubblicizzato, che vuole attirare i giovani scapoli a mangiare al fast food. Ciò che non fa ridere per niente è come viene dipinta la donna, schiava del marito e rinchiusa tra le mura domestiche.

Sarà anche esagerato, ma era così. E anche se oggi il politicamente corretto impedisce (fortunatamente) di utilizzare questi toni, i ruoli delle donne sono ancora troppo inquadrati e rinchiusi in stereotipi di genere. E noi non possiamo più stare zitte!

Giulia Mandrino

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Cecilia

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