L’udito dei bambini è a rischio

Cuffiette, cuffie, tivù a volume altissimo (anche se non ce ne accorgiamo), tablet davanti alla faccia, musica sempre nelle orecchie. Ma queste povere orecchie soffrono. Soprattutto quelle dei bambini.

A dirlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e il pericolo è (purtroppo) davvero reale.

L’udito dei bambini è a rischio: l’allarme lanciato dall’OMS parla di un miliardo di ragazzi che rischiano il loro udito

Ne hanno parlato nel 2013, poi nel 2015, e anche nel 2016 (quando a riportare lo studio fu il quotidiano Francesoir). L’udito è a rischio, soprattutto quello dei ragazzi. Perché ormai non ci facciamo più caso, ma le cuffiette infilate nelle orecchie o le cuffie calate sulla testa sono davvero pericolose, nonostante sia ormai un’abitudine indossarle ed utilizzarle.

L’OMS parla di 1.1 miliardi di giovani: è il numero di ragazzi che probabilmente entro dieci anni scoprirà di avere problemi all’udito. Il numero non è indovinato a caso, ma si basa su dati reali e statistiche ferree.

Tra i ragazzi tra i 13 e i 17 anni, infatti, l’80% ascolta quotidianamente musica con lo smartphone, attraverso cuffie o cuffiette infilate nelle orecchie. Queste cuffie sono più pericolose della musica ascoltata in diffusione. Aumentano infatti i decibel, facendo raggiungere il picco di 89 decibel (quando normalmente non si dovrebbero superare i 55 di giorno e i 45 di notte).

Il 21% di questi ragazzi li usa per quattro ore al giorno. L’8% addirittura per più di quattro. E il 90% dei giovani sotto ai 24 anni (il 90%!) ascolta musica in cuffia per almeno un’ora al giorno. Fregandosene, probabilmente, del livello rosso che lo smartphone segnala quando si alza troppo il volume.

Parliamo quindi di ragazzi adolescenti o più grandi, ma l’attenzione va posta anche sui bambini più piccoli, a partire dai 3 anni. È infatti questa l’età nella quale iniziamo a fargli ascoltare musica in cuffia o a mostrargli programmi e video infilandogli le cuffiette.

I numeri sono quindi alti, e di tutti questi ragazzi il 25% è a rischio udito. La prevenzione può fare molto, ma in questo caso molti di loro hanno raggiunto un livello difficilmente recuperabile, e di conseguenza nel giro di un decennio si accorgeranno degli effetti irreparabili e irreversibili che questa cattiva abitudine ha prodotto nelle loro orecchie.

Quali sono, quindi, le misure preventive? Semplicissime, ma spesso difficili da seguire a causa del vizio, dell’abitudine ormai consolidata. L’unico modo è infatti quello di ridurre al minimo i momenti durante i quali i nostri ragazzi (e anche noi) ascoltano la musica in cuffia. Meno ore, ma anche meno decibel: bisogna fare attenzione a tenere il volume ad un livello sempre accettabile. Quindi occhio agli avvisi degli smartphone, ma occhio anche al buonsenso: meglio sempre insegnare a tenere il volume al minimo, riabituando le orecchie a sentire anche a volumi minori.

Come ha spiegato Antonio Cesarani, direttore dell'Unità operativa complessa di audiologia della Fondazione Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, a Repubblica, basterebbe quindi abbassare il volume dello smartphone e limitare l’uso delle cuffie a (massimo!) due ore al giorno. Attenzione anche in discoteca e nei luoghi rumorosi: ogni 90 minuti sarebbe sempre meglio uscire per almeno un quarto d’ora.

In questo senso la Commissione Europea ha anche abbassato i limiti dei volumi degli mp3. Dai 120 decibel a cui si poteva arrivare, oggi il limite è fissato a 80, in modo da limitare il rischio di eccedere.

Detto questo: evitiamo di abituare sin da piccoli i nostri bambini all'utilizzo delle cuffie e ai volumi troppo alti. Troppo presto si ritroverebbero parte di questa statistica. E lì sì che il loro udito sarebbe a rischio senza che ce ne accorgiamo!

 

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