La terribile crosta lattea, entità che tormenta tante mamme disperate devono ascoltare i consigli più disparati per provare a eliminarla.
Regola numero 1: conosci il tuo nemico.
CHI SEI? dicesi crosta lattea quella crosticina biancastra che si presenta sul capo dei lattanti tra le 2 e le 12 settimane di vita. In passato si pensava che fosse legato all’alimentazione del piccolo, in realtà la causa è da ricercarsi in una fervida attività delle ghiandole sebacee stimolate dagli ormoni materni presenti nel latte. È una dermatite seborroica e come tale va trattata, è una condizione transitoria.
Può diventare molto estesa e arrivare fino alla fronte e alle sopracciglia, brutta da vedere sicuramente ma non pericolosa.
Regola numero 2 : trovane i punti deboli.
Sappiamo che è una dermatite seborroica quindi possiamo iniziare a dire che ci serve qualcosa che rallenti la produzione delle ghiandole sebacee come la verza. La verza è un ortaggio mitico, ricco di vitamina A che aiuta a mantenere sana la pelle e contrasta le eruzioni cutanee (acne e brufoli compresi), ha proprietà cicatrizzanti, aiuta il corpo a combattere ulcere, reflussi e gastriti (buono a sapersi per chi ne soffre!).
Può essere utile mantenere morbide le croste usando olio di calendula o di camomilla su un batuffolo di cotone e tamponare la zona interessata e poi con un pettine si può delicatamente rimuovere
un po’ di crosta. Un olio molto efficace sulla pelle grassa è quello di borragine che è nota per le sue capacità di regolazione dell’attività sebacee, ha proprietà astringenti sulla pelle (è anche un ottimo antirughe!!)
Quindi abbiamo capito che per tenere sotto controllo la crosta lattea è importante usare prodotti a base di verza (consiglio di chiedere un erboristeria un preparato naturale) o di borragine. Anche il decotto di foglie di menta può aiutare, la menta ha ottime capacità contro la pelle grassa. Non si gratta via la crosta, questo potrebbe provocare microlesione del cuoio capelluto e non è risolutivo!
Ostetrica Silvia Bianchi
immagine tratta da www.lemamme.it
Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.
Chi è genitore di più figli sa quanto sia impegnativo e difficile a volte gestire le dinamiche relazionali tra fratelli, gli scontri, i litigi, le botte ... quanto sia faticoso dedicare tempo ed energie ad ognuno di loro, con le loro molteplici attività e le loro mille esigenze. Ma c'è anche l'altra faccia della medaglia: ci sono le possibili difficoltà che incontrano i genitori di figli unici, forse apparentemente meno impegnativi da gestire, che in teoria vantano tempo ed energie tutte per sé ... ma è proprio così tanto più semplice come sembra?
Se siete genitori di figli unici, ecco i nostri consigli per voi!
- Cercate per quanto possibile di non diventare genitori "chioccia". La vostra attenzione è diretta esclusivamente verso il vostro unico figlio ed è facile trovarsi nella situazione in cui ci si senta di doverlo proteggere dalle frustrazioni della vita, dai pericoli, piccoli o grandi che siano, di aiutarlo, di facilitarlo, magari sostituendoci a lui. E' importante però riuscire, quando la situazione lo consente, a fargli fare esperienze in autonomia, a fargli rischiare di sperimentare piccoli fallimenti, a farlo volare con le proprie ali. Ciò gli consentirà di sentire più sicuro di sé, più competente, capace di affrontare le prove che la vita gli proporrà potendo contare sulle proprie forze emotive.
- La vita relazionale del figlio unico spesso ruota intorno al mondo degli adulti, le esperienze sociali proposte prevedono spesso la presenza degli adulti ma non quella dei coetanei. Fondamentale invece è la frequentazione anche di altri bambini, per fare in modo che sviluppi competenze come la collaborazione, la condivisione, la negoziazione.
- Altro possibile rischio è l'assecondare il bambino in ogni suo desiderio. Spesso è molto difficile per noi genitore dire dei "no"; comportano frustrazione del bambino, gestione delle sue reazioni comportamentali, eventuale imbarazzo e giudizio sociale ... sarebbe così bello poter sempre dire sì ai nostri figli, senza creare tensioni, senza dover lottare per farsi rispettare, senza dover imporre! Ma sappiamo bene quanto i bambini abbiano invece bisogno anche di limiti, di contenimento, di "no" che li facciano crescere! Il genitore di figlio unico è un po' più incline degli altri genitori ad assecondare le richieste del bambino, proprio perché è il suo unico figlio, a volte perché ha maggiori disponibilità economica da investire in quanto non è da suddividere per più figli. Tenete duro comunque! Limitate comunque le sue richieste, indipendentemente dal fatto che ve lo possiate permettere economicamente o meno; il principio secondo cui assecondare i desideri del bambino deve sempre essere su base educativa.
- Se da una parte è molto piacevole per il bambino non dover dividere i genitori con nessun altro e avere a disposizione per sé i genitori per tutto il tempo utile, dall'altra i genitori si trovano spesso ingabbiati in una relazione col figlio, senza spazi personali. Il bambino per sua natura vuole giocare e i genitori sono le uniche figure con cui può farlo. E' quindi importante che la famiglia si crei una rete relazionale circostante, fatta di nonni, zii, amici o parenti, possibilmente anche con la presenza di altri bambini, che possano supportarla e dedicarsi al bambino, in modo che i genitori possano ogni tanto riprendersi i loro spazi da adulti.
Dott.ssa Monica Contiero
Immagine tratta da www.alianzchicureo.cl
Pochi giorni fa cenavo con due persone per me molto importanti, due maestri, che mi hanno conosciuta incinta del mio primo cucciolo e mi hanno detto: "Caspita, quanto sei cresciuta da allora!?".
Cresciuta? Io in piena rielaborazione del mio secondo parto, perchè, avete mica notato che i vostri cuccioli compiono circa un anno e mezzo e voi tornate prepotentemente a quando sono nati? Succede qualcosa, che vi riporta lì..
Ecco, io in piena rielaborazione del mio secondo, stupendo, parto... "Mi sento solo più bianca e strapazzata di un cencio...", ho risposto!
E lì, quando accadono queste cose, piccole parole seminate, cerco il filo rosso che unisce tutte le Donne, penso alle mamme che ho incontrato e noto cose potenti..
Oggi, una delle sagge ostetriche con cui collaboro mi ha detto: "La maternità mette in ginocchio". È vero, accade proprio questo!
L'amore ci fa chinare così tanto il capo e ci chiede cotanta abnegazione, ci impone di lasciare le vesti da Donna, da Amante, per passare ad indossare quelle di Madre!
Il segreto è spesso, permettere che questo accada, permettere questa trasformazione, in un mondo sempre di corsa, e lasciare che accada, forse, la rende a noi meno dolorosa..
E crea una Donna nuova, una Donna capace di dare, di dare ai propri bambini!
Credo che il "darei la Vita per loro" derivi proprio da quello, dall'aver provato quel tipo d'annichilimento..
L'annichilimento, l'essere senza difese, il divenire piccole piccole, il sentire anche di "stare per morire" lo possiamo davvero provare davanti ai nostri bimbi?
Ebbene, per me si, a periodi, anche quotidianamente..
E a questo pensiero mi sono vista, come ho visto amiche, e mamme che ho accompagnato..
Lo troviamo in una gravidanza "difficile", per esempio, che ci blocca inchiodate nel letto per mesi,
lo troviamo in bimbi malati o che decidono di non rimanere,
lo scopriamo in un parto che non volevamo,
addirittura nel subire quelle che si definiscono "violenze ostetriche",
o in un allattamento partito male ed additato...
In nottate insonni, senza forze con una sveglia puntata alle 6.30 per andare al lavoro,
nella solitudine,
nel non sentirsi comprese o credute,
nel senso di soffocamento e la voglia di voler scappare o di non voler continuare,
nella giornata di novembre, che non passa mai, nell'attesa che rientri "papà",
in ansie incontrollabili,
in forze che mancano e non si sa dove trovarle,
in pensieri indicibili,
in depressioni post parto,
in cuccioli, più o meno grandi, capaci di chiedere "quella cosa" o di toccare "quel nervo"..
E poi, e poi..
La maggior parte delle Mamme ce la fa, ne viene fuori, esce da quella porta, con quel cucciolo in braccio o per mano..
Il tempo è spesso piccolissimo o smisurato, o ancora non misurabile..
Ma se ne esce!
Un po' una Persefone che risale dall'Ade e torna rinnovata, rinnovata come la Primavera ma anche molto più potente e capace.
Le Mamme, le Donne son così..
Come le rende la maternità?
Più forti? Direi più potenti, più in grado di "sentire", di "capire", di sentirsi "connesse" alle altre Mamme..
Più in grado di provare compassione, non intesa come pietà, come disprezzo ma intesa come la sua stessa etimologia la richiama: le Mamme diventano in grado di "prendere parte della sofferenza altrui"..
Credo il nocciolo sia proprio qui: una Mamma che nel suo tragitto riesce ad affrontare le sue ombre, riesce poi ad accettare quelle altrui e, con le altre Donne (cum) insieme (patir) soffrire, ma anche gioire e sentirsi parte di un Tutto..
Siamo parte di un Tutto, parlate delle vostre sofferenze, poi risolverle sta a voi ma essere insieme, rende già, un pochino, più forti!
Cora Erba
Pedagogista e Doula
3391206776
Ecco una ricetta facile e veloce con l'amanto, cereale gluten free particolarmente proteico e ricco di preziosi nutrienti!
In queste settimane il tema del biologico è molto dibatutto in Italia. Ma in realtà che cos'è l'agricoltura biologica?
L'agricultura biologica è semplicemente l'agricoltura dei nostri bisnonni. Non si accarezzano le piante al suono di flauti, non si fanno danze della pioggi o riti sciamanici. E' un'agricoltura che ha come obiettivo non solo il prodotto finale, il pomodoro da vendere, ma l'intero ecosistema che porta poi ad avere il pomodoro, il vero pomodoro, ottenuto senza l'ausilio di prodotti di sintesi. Per avere un prodotto buono, è necessario un terreno ed un ecosistema buono: per i nostri figli è un grande messaggio, insegna loro che non basta correre, che con conta solo ciò che luccica, ciò che conta è la sostanza, il rispetto per il mondo in cui viviamo, l'esistenza di ecosistemi, di relazioni, di rispetto. Un contenimento del consumismo frenato, partendo dalle radici.
Così vi segnaliamo un progetto davvero delizioso di NaturaSì: attraverso le storie di 6 diversi protagonisti di quaderni scolastici, i bambini ed noi genitori possiamo scoprire con facilità e semplicità i valori che sono alla base dell'agricoltura biologica: collegandosi alla pagina www.naturasi.it/scuolasi grandi e piccini possono comprendere divertendosi l'importante lavoro svolto dagli amici lombrichi che vivono in un terreno morbido e che trasformano i rifiuti organici in humus donando fertilità alla terra; da Mica, la mucca che dona il latte e il prezioso letame utilissimo per concimare in modo naturale la terra; da Nella, la coccinella che mangia gli afidi, parassiti dannosi per le piante, da Lalla la farfalla che trasporta il polline, dalla Banda dell'Orto, un gruppo di bimbi che con i nonni ha riportato in vita l'orto urbano e ha scoperto quanto sia bello lavorare la terra, e dalla famiglia Mangiabene, che con la sua passione per il mangiare sano mostra il funzionamento di un'azienda biologica.
Ciascuna storia narra la vita quotidiana di questi amici che vivono a stretto contatto con l'agricoltura biologica e con la terra fertile. Amici che trasmettono ai più piccoli semplici ma preziosi consigli per far loro capire quanto il rispetto della terra e dell’ambiente, anche attraverso la produzione agricola, faccia bene anche all’uomo.
Al momento dell’acquisto di uno dei quadernoni, presso la cassa dei supermercati NaturaSì viene consegnato un buono spesa da 5 euro, utilizzabile entro il 30 settembre su una spesa minima di 50 euro, per permettere di conoscere meglio l'ampia gamma di prodotti bio.

Giulia Mandrino
La nostra prima notte non è certo stata quella che mi sarei aspettata, a dire il vero nulla è più stato come me lo sarei aspettato.
Nell’altra casa non avevamo molto spazio ed avevamo ricavato un posto sicuro a prova di coniglio, la gabbietta era stata posizionata sotto il lavandino del bagno, in modo che avesse sempre luce dalla finestra, aria fresca e niente pericoli tipo fili elettrici o mobili di legno, ma niente con lei è come sembra….
Io – Ok amorino ora a nanna qui c’è la tua gabbietta,dentro dai… notte
Tutti a nanna, luci spente…
Crac, trac, tum, sbam…
Io – Ma cos’è, lo senti sto’ rumore… un rosicchiare metallico, uno sbatacchiare… un boh…
Lui – Mmmmmmm
Silenzio
Sbam, sbam, trac…
Io – Lo risenti… ascolta
Sbam, sbam, sbam…
Io – E’ il coniglietto, povero
Lui – Povero un paio di nacchere è la una di notte
Io – Sai quante volte tu mi svegli alla una perché russi… Amore cosa c’è…
Sono sveglia, apri la gabbietta, sono sveglia
Io – No scusa, ti ho chiuso perché pensavo dormissi così… ok adesso aprimo
Ecco un saltino e sono fuori, andiamo, devo giocare
Io – No amore è tardi ora si dorme, dove vai, in sala, dai mi siedo un po’ sul divano e tu fai un giretto
Appena seduta lei si accovaccia vicino al mio piede, appoggiata e inizia a leccarmi
Sei mia, bacino, ora chiudo un attimo gli occhietti così stiamo insieme
Dopo circa un’ora lui mi sveglia
Lui – State dormendo tu seduta sul divano e lui appoggiato al tuo piede come una ciabattina di peluches
Io – Ok mi alzo, andiamo Ringhio
Ok ti seguo, dove andiamo, mi ero giusto appisolata
Io – Allora stai qui, chiudo solo la porta, se vuoi puoi sgranchirti le zampine girando qui ma solo qui, la porta la devo chiudere, notte
Crac, crac, crac, crac…
Io – Lo senti, sembra un…
Lui – Un topo che rosicchia, caz… sono le due e mezza e il tuo roditore sta casinando con non so cosa
Io – Dai è la prima nostra notte, magari è spaventato, deve abituarsi, povero
Apro la porta del bagno
Oh libera, ora faccio una corsetta, sono sveglia, cosa facciamo?
Io – Topino dai è tardi… ma che bravo… vieni a vedere ha fatto un salto, guarda…
Lui - Mmmmmmmmmmmmm
Sì guarda ne faccio un altro, guarda come corro veloce, tavolo, muro, divano, sotto, saltino…
Io – Ok pasticcino sono le tre, ora vai a nanna
Lui – Fatto?
Io – Sì, si è fermato tra una corsa e un salto, chiudeva gli occhietti e gli ciondolava un po’ la testa, ora è stanco, notte
Crac, Crac … Le quattro, Tum, Tum … Le cinque e venti … domenica ora sei e trenta tutti svegli
Io – Che notte, pareva un neonato alle prese con le poppate
Lui – Ora noi siamo svegli, lui ronfa sul tappeto e guarda il risultato…
Tappeti del bagno a pezzi, sfilacciati e pieni di buchi, porta e stipite rosicchiati per almeno dieci centimetri in altezza e un musino baffuto che ronfava sonoramente in un angolo.
Io – Da oggi ci si organizza, casa a prova di coniglio tipo i fili del computer… capperi sono…
Lui – Mi sa che stanotte tu ti sei addormentata e lui ha lavorato di denti sui fili…
Ma cosa ci volete fare, poi si impara a predisporre tutto per un nuovo arrivato, ci si organizza, lei si abitua e tu impari a contare i danni e capisci, ora più che mai, che nulla è eterno, figuriamoci gli angoli dei mobili o dei muri, le tue ciabatte, il divano, i fili e….. un sacco di altre cose che a te non vengono in mente, ma a lei sì!
C’è chi proprio non concepisce come possa accadere. E c’è invece chi pensa che sia fin troppo facile che accada. La vita quotidiana è affollata di appuntamenti, di incombenze, commissioni, cose da fare e da ricordare. Soprattutto per i genitori, che devono fare i salti mortali per incastrare la gestione della famiglia col lavoro.
E così succede. Capita a mamme ed a papà, a dispetto dell’amore più forte. Può succedere di non ricordare di avere il proprio bimbo in macchina, di non fermarsi a lasciarlo all’asilo e tirare dritto fino in ufficio. Scendere dalla macchina e lasciarlo lì. Come mamma, non posso immaginare, e nemmeno voglio farlo, il dolore incommensurabile dei genitori coinvolti in simili, terribili, episodi. Cronaca giornalistica a parte, questa è una cosa che spezza il cuore. E però può succedere. Nessuno è immune dalla distrazione.
Per fortuna esiste chi si è chiesto come fosse possibile che ai nostri modernissimi tempi, nei quali esiste un dispositivo per qualsiasi necessità umana, non ce ne fosse uno ideato per evitare tali tragedie. Qualcosa che mettesse al riparo i genitori, i nonni, chiunque si prenda continuativamente cura di un bambino, da questi terribili ed involontari cali di attenzione.
E fino al 2013 non esisteva nulla nel nostro Paese. Per fortuna che due papà, sconvolti dall’ennesimo accadimento, hanno pensato di crearlo. Così è nato Remmy, dall’idea di due papà. Italiani.

Remmy è un dispositivo universale, che può essere utilizzato con qualsiasi marca e modello di seggiolino e su qualsiasiauto. Viene venduto in settanta Paesi ed ha una doppia funzione. La funzione Remindersegnala al genitore, quando questi spegne la macchina estraendo la chiave dal cruscotto, la presenza di un bambino sul seggiolino tramite un segnale sonoro. Un meccanismo semplicissimo, che rileva un peso sul seggiolino e lo segnala al guidatore distratto. Salvando due vite, quella del bambino e quella del genitore.
La seconda funzione ha lo scopo di segnalare al genitore un eventuale spostamento del bambino dal seggiolino. Sappiamo bene quanto siano vivaci alcuni piccoli, che riescono a divincolarsi dalle cinghie che li assicurano ai seggiolini, sgusciando fuori da essi. Grazie alla funzione Alert di Remmy, anche questa problematica è sotto controllo.

I due papà di Remmy, Carlo Donati e Michele Servalli, hanno voluto progettare un dispositivo che fosse il più semplice possibile, facile da installare e da interpretare, che fosse utilizzabile anche dalle nonne e che non avesse costi proibitivi. Insomma, il loro obiettivo era quello di inventare un prodotto utile, buono ed etico. E ci sono riusciti, Remmy si monta in tre semplici passi e per evitare qualsiasi errore, hanno anche montato un video dimostrativo della durata di, udite udite.. ben 1,35 minuti! Fattibile da chiunque!
Remmy è stato ideato e prodotto interamente in Italia e garantisce l’assenza di malfunzionamenti e falsi allarmi.I test effettuati da Quattroruote e sicurauto.it ne certificano, inoltre, l’alta affidabilità durante ogni spostamento.
Remmy non è l’unico dispositivo di questo tipo, ce ne sono alcuni con funzionamento simile anche negli Stati Uniti, ma questo è il primo e fino ad ora unico prodotto di questo genere ideato e prodotto in Italia.
Remmy è acquistabile on line, sul www.remmy.it ed è disponibile sia in versione singola che in versione doppia, da utilizzare quando i bimbi in auto sono due. I prezzi? Onesti. 45,00 euro il singolo e 60,00 euro la versione per due seggiolini.
Una spesa che vale la sicurezza che regala.
So Mummy
AGGIORNAMENTO ALL'8 OTTOBRE 2019:
Da ieri sera è passato l'obbligo di installazione dei dispositivi antiabbandono sui seggiolini per i bambini di età inferiore ai 4 anni. A firmare il decreto attuativo dell'articolo 172 del Nuovo Codice della Strada per prevenire l'abbandono dei bambini nei veicoli è stata la ministra Paola De Micheli.
Questo obbligo prevede che sul seggiolino ci sia un sistema di allarme che, connesso allo smartphone, ricorderà al guidatore tramite un avviso sonoro della presenza del bambino ancora a bordo, ancor prima che il guidatore scenda dal veicolo.
Questo importantissimo decreto sarà operativo non appena legge sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni.
Ho sempre pensato che sarei stata una brava mamma, che i miei figli sarebbero stati bimbi che amavano giocare da soli e che io avrei fatto tante cose con loro.
Daltronde io sono sempre stata una bambina vivace ma allo stesso tempo autonoma: mia mamma mi racconta che lei stirava e io giocavo con le bambole lì vicino per ore.
Mia mamma è insegnante di italiano, storia e geografia alle medie: ha trovato il suo equilibrio tra erudizione, ansia, senso estremo del dovere e qualche libertà. Io sono stata cresciuta con "prima il dovere e poi il piacere", con "non è importante ciò che c'è fuori ma ciò che c'è dentro" per cui ora et labora, non essere esteticamente sciatta, concediti anche qualche sfizio ma senza esagerare. Sono cresciuta con l'aspettativa di avere un lavoro conciliabile con la famiglia, di avere un posto fisso, magari vicino a casa, busta paga a fine mese, di avere sempre più o meno la casa in ordine e i panni profumati come li aveva lei, avere due soldini da parte, magari ecco... un po' più morbida.
Ora mi ritrovo come credo moltissime di voi con un lavoro super precario, due bimbi che quando sono da soli spesso si sbranano e che chiedono continuamente di giocare con me.
A leggerla così sembra ci sia qualcosa che non va, in realtà se ragioniamo logicamente vediamo che il mondo è cambiato, noi siamo donne diverse rispetto alle nostre mamme, sopratutto alle mamme di un certo tipo come la mia, quelle che se svieni per la stanchezza battendo la testa non è un grosso problema e ti dicono "va bè, succede" ma se vengono in casa e hai il letto sfatto si preoccupano seriamente, il loro mondo va davvero sottosopra. Il loro mondo è fatto di organizzazione, disciplina, moderazione. Il mio mondo è fatto di passione e poi di tanti doveri; credo che però non potrei vivere se le passioni prendessero completamente il sopravvento sui doveri, lo spiraglio per respirare sarebbe troppo stretto.
Si è ben consapevoli delle differenze, sia a livello teorico che a livello pratico: mia mamma vede l'allattamento a richiesta come una dittatura del bambino, vede l'omeopatia come stregoneria e il mio lavoro di giornalista come un brutto vizio di stare al pc. Poi ami e apprezzi i suoi lati positivi e tutto quello che di grande ti ha dato, riconosci il suo modo di amare e lo accetti così com'è, anche se ogni tanto fa male. Ho letto molto durante la gravidanza, ho conosciuto ostetriche e donne splendide che mi hanno aperto gli occhi su molte cos "dell'essere mamma".
Mi sento molto diversa da lei... ma... quando non dormi, quando nel tempo libero lavori e fai lavatrici, quando ti senti non compresa, rispettata e sostenuta dal papà dei tuoi figli, quando a mala pena arrivi a fine mese e l'aspettativa di tua mamma è che tu metta dei soldi da parte rinunciando a quel piccolo sfizio che ti sei concessa o la pasta buttata e sprecata dopo la terza volta che la riscaldi... a volte escono lati di te nascosti, di cui nemmeno ti rendi conto... che SEI UGUALE A TUA MADRE!!! Terribile ma vero, dici le stesse frasi che ti dicevano quando eri piccola, hai le stesse reazioni di stizza di tua madre quando vede alcune cose che fanno i tuoi figli... li vedi come piccoli dittatori che ti vogliono succhiare l'anima e ignori le loro richieste legittime di contenimento perchè devi fare assolutamente la lavastoviglie, adesso, altrimenti non sai come contenere il casino mentale che percepisci intorno.
Poi ritorni in te, e ti ricordi che sei stanca, tanto stanca, e che la cosa importante forse è accorgersene e saper chiedere scusa ai tuoi figli quando ti rendi conto di aver sbagliato. Ti ricordi che non sei tua madre, che la tua priorità non è il lavandino che brilla a tutti i costi, che ti piace giocare a schizzarsi per vedere il sorriso dei tuo figli anche se cadranno goccioline sullo specchio, che te ne freghi se sono le 20.00 e ti sei persa via e non sai assolutamente cosa fare per cena... Ti ricordi che non vuoi crescere un adulto che accetti un "no perchè no" senza chiedere il perchè, ma un uomo che accetta limiti dopo averli compresi, non subiti. Ma ogni tanto, inconsciamente, ti escono strane aspettative... Forse non è importante essere mamme perfette, precise, con il letto sempre rifatto, con le idee sempre chiare, con regole inflessibili ma mamme e donne consapevoli, con la voglia di mettersi in discussione e di amarsi, rispettarsi e accettarsi così, esattamente come si è. Insegnare questo ai nostri bimbi sarebbe già qualcosa di grande.
Papavero3
Immagine tratta da terracottasavannah.com
"Quando hai il termine?"
"Quando hai la scadenza?"
"Quando nasce?"
Stiamo parlando della famosa data presunta del parto, ovvero quel preciso giorno che segna l'inizio della quarantesima settimana di gravidanza, calcolabile conoscendo con la data dell'ultima mestruazione, o tramite datazione ecografica in caso di cicli irregolari o ultima mestruazione dubbia. Questa data designa, esattamente, l'inizio della quarantesima settimana di gravidanza. Punto. Niente più.
Mi capita spesso di parlare con donne al terzo trimestre di gravidanza – o specie prossime alla data presunta del parto – che non ne possono veramente più di sentirsi interrogate sul quando dovrebbe nascere il loro bambino. Con la costante angoscia di ricevere telefonate, sms, whatsapp, email e piccioni viaggiatori ogni 5 minuti dallo scoccare della "scadenza" in poi, per sapere se il bambino è sano, è nato, che è successo, come mai non nasce (roba che neanche Cenerentola, del resto, era stata così esattamente puntuale). Queste domande inquisitorie, specie se ripetute con insistenza, possono generare ansia nella futura mamma, che già magari non vede l'ora che la gravidanza termini, un po' per poter finalmente abbracciare il proprio figlio, un po' perché il peso della pancia, il sonno disturbato e le caviglie gonfie stanno iniziando a creare non pochi disturbi.Tanto che c'è chi mente spudoratamente ad amici e parenti posticipando di un paio di settimana la data.
Dal momento che quella data non è affatto una data di scadenza stile formaggio, né il fine del countdown di una bomba ad orologeria, possiamo imparare ad utilizzare le giuste parole per definirla: data PRESUNTA del parto (la famosa 'dpp'). Presunta, proprio perché statisticamente solo il 3-4% delle donne partorisce quel preciso giorno. E le altre, allora?
Nonostante pare che talvolta molti ginecologi si divertano a fare prognostici sul quando le proprie pazienti partoriranno – "la testa è bassa", "il collo è modificato", "il bambino è ben incanalato"...tutto cose forse normali, ma interpretate da alcuni medici con non so quali strumenti di lettura, cose che manco Mosca con il suo pendolino –occorre capire una volta per tutte che circa il 70% dei bambini nasce dopo la famosa data presunta del parto. Stupite?
Vi stupirà ancor di più sentire quante donne, durante la loro gravidanza, hanno vissuto con l'ansia del "Signora, lei non arriverà al termine". E, personalmente, mi verrebbe proprio da chiedere: "In che senso, scusi? Nel senso che morirò? Ma soprattutto, dato che il neonato è già 'a termine' – ovvero non più prematuro – dalla 37esima settimana di gravidanza...di quale termine stiamo parlando??" Ai posteri...
E dunque, se si arriva alla dpped il bambino non è nato, che fare?
Niente, se non continuare ad attendere con fiducia. E' normale che accada così, ed è meglio capirlo dall'inizio. Per aiutarci in questo ultimo periodo di attesa, possiamo darci alle cose che creano piacere, evitare lo stress (le scale non servono per indurre il travaglio), mangiare bene, respirare, camminare, coccolarsi e farsi coccolare. Gli ormoni del travaglio sono gli ormoni del piacere...e dunque, ricerchiamo il piacere!
Ostetrica Eleonora Bernardini
www.acasaconte.com
Ok, una domanda facile. Cos'è questo oggetto misterioso?
Un seggiolino auto? Eheh, giusto ma non solo! Viste le ruote? Guardate a cosa servono nel video al termine dell'articolo.
Visto? Eureka! Io sono rimasta sbalordita. Questa sì che è una novità vera! Come spesso succede, un papà designer, dopo aver avuto una bambina, si è reso conto di quante cose servano ai genitori per garantire sicurezza e comodità per sé stessi e per i propri pargoli, così si è dato da fare ed ha creato Doona, chiamato così dal diminutivo di Danielle, il nome della bambina che lo ha ispirato.
Cos'è Doona? Si presenta come un normale seggiolino auto, di quelli adatti dalla nascita fino ai 13 kg di peso, da usare in senso contrario alla marcia, ma una volta arrivati a destinazione, quando siamo pronti a lasciare la nostra auto per una bella passeggiata, non dobbiamo più armeggiare con telaio ed agganci dell'ovetto, di norma riposti nel bagagliaio. Dovremmo estrarre l'ovetto dalla macchina, schiacciare un pulsante ed aspettare qualche secondo che le ruote, normalmente riposte dietro allo schienale del seggiolino, scendano, permettendoci di trasformare in un attimo il nostro sistema di trasporto sull'auto in un comodo passeggino, da usare dalla nascita fino ai 13 kg circa.

Immaginate come questo sistema potrebbe semplificare la vita dei genitori ogni giorno. Davvero, quando andate a fare commissioni, e magari tocca raggiungere due o tre posti diversi con l'auto, quante volte malediciamo il pesante e complicato telaio del nostro trio, soprattutto se piove, dovendolo aprire e chiudere per quattro o sei volte di seguito?
Parliamo solo di quando andiamo a fare la spesa..io ad esempio ho un bambino di due mesi ed una di neanche tre anni ed ho sempre il bagagliaio interamente occupato da telaio e carrozzina, pertanto la spesa mi tocca metterla sempre sul sedile davanti, dovendomi inventare ogni volta i più fantasiosi incastri. Se avessi il bagagliaio libero non avrei problemi. Ed in viaggio? Quando bisogna prendere un aereo e portarsi seggiolino e passeggino, col rischio che questo, se messo nella stiva, ci torni a brandelli? O quando per qualche motivo dobbiamo prendere il taxi, dove in barba ai rischi che si corrono, è permesso trasportare bambini senza alcuno strumento di ritenuta? Con Doona avrete sempre con voi il vostro passeggino con l'ingombro di un seggiolino auto e la certezza di aver provveduto al trasporto dei vostri bambini sempre in sicurezza.
Ora veniamo ai costi. Al momento Doona in Italia non è disponibile, lo sarà probabilmente in autunno,ma in Inghilterra c'è già e costa 299 sterline, ovvero circa 380 euro. Tantini, ok, ma se pensate che con questo sistema si ottiene tutto ciò che garantisce un trio, con meno costi, meno sprechi e meno ingombro, penso che si possa tenere in considerazione.
Doona è stato testato per la sicurezza sia per il suo uso come seggiolino auto categoria 0+, sia come passeggino. Ha un peso di 7 kg, quindi molto leggero, ed una grande scelta di accessori, dalla borsa, alla zanzariera, alla base isofix.
Ha un'unica posizione, nella quale il bambino rimane sempre sufficientemente inclinato per farsi comodamente un riposino. Potrebbe essere un po' riduttiva per i bimbi più grandicelli, che potrebbero avere la tendenza a rimanere seduti in posizione maggiormente eretta nella modalità passeggino, ma non dovrebbe essere un grande problema. Non è possibile girare il passeggino fronte strada od il seggiolino nella direzione di marcia. Per la prima, ogni mamma conosce il suo bimbo e sa se la mancanza di questa opzione può costituire una difficoltà, mentre per la seconda, meglio. Perché più a lungo i bambini viaggiano in direzione contraria al senso di marcia e più sono sicuri. Addirittura nei Paesi del Nord Europa è obbligatorio fino ai 4 anni viaggiare in senso contrario. Ma questa è un'altra storia!
Cosa ne pensate? Io non vedo l'ora di vederlo dal vivo.
Adoro i prodotti che ci facilitano la vita!
SoMummy