Come dovrebbe comportarsi un futuro papà per esserci d’aiuto durante la gravidanza? Ecco i consigli della psicologa dott.ssa Monica Contiero nel libro Mamme pret a porter gravidanza, edito da Mental Fitness Publishing:
1. Dovrebbe far sentire la futura mamma competente nel suo ruolo materno, capace quindi di a rontare parto, dopo parto, allattamento, cura del bambino, gestione delle ansie... deve fare il tifo per lei!
2. Dovrebbe tollerare gli sbalzi d’umore, le reazioni eccessive... Se un momento si piange disperate perché il passeggino arrivato in regalo è rosso anziché blu scuro, come desiderato, portate pazienza, papà! Non siamo impazzite e non abbiamo cambiato personalità. Ritorneremo a posto... prima o poi!
3. Dovrebbe far sentire la futura mamma al centro dell’attenzione. Sono i suoi desideri ad avere la precedenza! Coccolatela, non prenderà il vizio! Si sentirà solo amata e supportata.
4. Dovrebbe far sentire la futura mamma bellissima e desiderabile. Avrà pure le caviglie gon e e i anchi più arrotondati, ma per voi è la più bella del mondo... almeno così dovreste dirle!
5. Dovrebbe accettare il fatto che lei potrebbe non aver voglia di avere rapporti sessuali come prima della gravidanza... con una buona relazione comunicativa e un po’ di complicità, riuscirete a trovare modi alternativi per l’amore sico... e con un po’ di pazienza ritornerà tutto come prima.
6. Dovrebbe ascoltarla quando ha bisogno di parlare delle sue emozioni, permettendole di aprirsi completamente, senza giudicarla o reprimerla.
7. Dovrebbe condividere pensieri, emozioni e vissuti legati a questo evento con la partner, esprimere liberamente ciò che prova.
8. Dovrebbe essere il più presente possibile, senza delegare impegni o scelte a lei o a terze persone... lei ci tiene che andiate anche voi a valutare se è meglio acquistare la culla in tessuto o in vimini!
9. Dovrebbe non far paragoni in negativo tra lei e le altre mamme in dolce attesa. Che non sia mai detto che lei è ingrassata già 10 chili mentre Sara soltanto 3!
10. Dovrebbe cominciare ad apprezzare il cibo take away o cimentarsi lui stesso in cucina!
Sono quattro gli oggetti che vi sconsigliamo di comprare e di farvi regalare nel primo anno di vita:
1. Girello:
"L’Italia è uno dei pochi paesi dove il girello è ancora in commercio. Questo strumento non deve essere usato: non solo non favorisce lo sviluppo motorio del bambino (molto spesso ritarda il cammino autonomo) ma è nocivo, in quanto ostacola la maturazione dell’equilibrio, la conoscenza dei propri limiti, la capacità di cadere senza farsi male e irrigidisce le punte dei piedi. Infatti fa sperimentare e imparare modalità di spostamento in piedi diverse da quelle utili nel cammino autonomo, come per esempio affidando l’equilibrio alle rotelle e non affi dando completamente il peso alle gambe (infatti spesso utilizzano le punte dei piedi). (tratto dal libro Mamme pret a porter, Mental Fitness Publishing)
2. Le apine sul lettino:
Fortemente sconsigliate in quanto è importante sottoporre ai nostri figli solo giochi che possono afferrare e mettere in bocca: fornire uno stimolo esclusivamente visivo va contro l'istinto del bambino. Inoltre, come spiega la neurospicomotricista, dott.ssa Laura Caronni, sono giochi ripetitivi, che stimolano in maniera molto limitata il bambino (leggi qui l'intero articolo).
3. Il box:
"Assolutamente sconsigliato, in quanto il bambino ha la necessità di muoversi liberamente, sperimentare lo spazio intorno a lui con i suoi “avvallamenti” e non linearità: sono proprio queste le cose che gli consentiranno di sviluppare capacità psicomotorie e avere basi sicure per imparare a gattonare e camminare. Se si ha la possibilità, tutta la stanza del bambino deve essere un box, quindi un luogo sicuro dove poter lasciare il bimbo a sperimentare e giocare; anzi, la casa stessa deve essere un luogo sicuro, un luogo a misura di bambino. La retina del box, inoltre, lo separa dal mondo esterno, in quanto gli consente di osservare la realtà intorno a lui da uno “schermo” che lo dissocia e lo fa sentire isolato dalla vita famigliare. Se vogliamo davvero favorire lo sviluppo psicomotorio di nostro figlio, dobbiamo a malincuore modificare temporaneamente la nostra casa e renderla una piccola palestrina sicura per lui: questo è davvero il regalo migliore e più efficace. Fatevi regalare coprispigoli per la casa!" (tratto dal libro Mamme pret a porter, Mental Fitness Publishing)
4. Il marsupio:
Sono davvero tanti i motivi per cui non usare il marsupio (a meno che non si ergonomico), e li trovate tutti riassunti in questo articolo.
Giulia Mandrino
Le prove praticità carrozzina e trio sono fondamentali per non sprecare soldi
e non trovarsi con un transatlantico persantissimo e scomodissimo da caricare in macchina o peggio ancora difficile da spingere. Ecco quindi i miei consigli tratti dal mio libro Mamme pret a porter, il primo anno insieme, edito da Mental Fitness Publishing.
1 Scegliete un supporto con un portapacchi ampio e comodo. Fate una prova pratica reclinando completamente la struttura base per c primo apire se, anche quando il bimbo dorme o è sdraiato, sia possibile inserire e prendere agevolmente borse e attrezzi vari dal portapacchi.
2 Ricordatevi che si deve sollevare il supporto e metterlo in macchina; quindi più leggero è, meglio è.
3 Se appendete una borsa sul manico (lo consigliamo vivamente) fate molta attenzione che non scivoli e che non ingombri spingendo la carrozzina/passeggino.
4 Prova gradino e curva: appoggiate nella carrozzina la borsa
, la giacca e tutto ciò che avete a disposizione e provate a fare curve e gradini. Vi accorgerete se è il modello giusto per voi.
5 Se siete amanti di viaggi ed escursioni, se volete utilizzare con facilità il passeggino anche in montagna e al mare sulla sabbia, optate per passeggini con una sola ruota davanti e fatevi consigliare dal personale un supporto con ruote off-road.
6 Provate a chiudere il passeggino: vi renderete conto subito se è una manovra facile o difficoltosa.
7 Da chiuso deve stare in piedi da solo.
tratto dal mio libro Mamme pret a porter, Mental Fitness Publishing
A partire dalla trentesima settimana è consigliabile tenersi pronte per il grande evento della nascita preparando una valigia con tutto l'occorrente per la neomamma e il piccolo. Ogni ospedale fornirà una lista con l'occorrente che potete integrare con le indicazioni che vi indichiamo in questo articolo.
Per la mamma:
ciabatte
2 camicie da notte che si possano facilmente aprire davanti con i bottoncini
vestaglia
2 reggiseni per l’allattamento (senza ferretto)
qualche coppetta assorbilatte (si trovano nelle farmacie, nei negozi di puericoltura, ci sono anche ecologiche!)
beauty con spazzolino, dentifricio, crema viso, crema/olio corpo (da mettere bene sulla pancia) e burro di cacao, perché spesso il caldo secco dell’ospedale screpola le labbra
assorbenti igienici del post-parto 100% cotone (farmacie e negozi di puericoltura)
slip intimi che potrete utilizzare nel caso non tolleraste quelli usa e getta (considerate che si macchieranno e molto probabilmente dovrete buttarli)
Rescue Remedy in spray per il travaglio (Fiori di Bach)
Arnica xmk per il travaglio
il kit di aromaterapia per il travaglio (oli essenziali)
cartellina con gli esami eseguiti durante la gravidanza, tessera sanitaria e carta d’identità
caramelline e qualcosa da mangiare e da bere (ottima la frutta secca e disidratata e le bacche di goji)
telefono cellulare... e caricabatteria!
Per il bimbo:
fasciatoio portatile o traversine per cambiarlo sul letto
salviette bio per i primi cambi di meconio se non potete recarvi in bagno a lavarlo
tutine per il rientro a casa o se richieste per l’ospedale (prendetele della taglia un mese; se fossero grandi, le utilizzerete in seguito, ma almeno non rischiate di trovarvi un bambino di 4 kg che dentro una zero mesi non ci sta proprio!)
pannolini, se non ve li fornisce l’ospedale o se li volete biodegradabili
fascia lunga per iniziare da subito la marsupioterapia e poter dormire tranquille con lui addosso (alcune ostetriche consigliano di non utilizzare la fascia nei primi 10 giorni di vita per far si che il bimbo non dorma troppo e si attacchi bene al seno; seguite sempre i consigli della vostra ostetrica ovviamente)
olio di mandorle dolci bio, oppure olio di cocco oppure burro di karitè puro al 100%, ovviamente senza profumo. Sono i tre prodotti ideali per idratare la sua pelle.
Tratto dal libro di Giulia Mandrino e Monica Contiero, Mamme pret a porter, Gravidanza, edito da Mental Fitness Publishing
Non so i vostri, ma i miei figli sono ghiacciolini dipendenti; anche con 30 sotto zero loro nel dubbio reclamano il ghiacciolo. Help! Finalmente ci stiamo appropinquando alla ridente stagione primaverile per cui per noi inizia la stagione del ghiacciolo sempre e comunque. Come non rimpinzarli di ghiaccioli confezionati composti da zucchero bianco e coloranti? Con il mio super estrattore Estraggo Pro!
La prima variante che vi propongo, sì perchè vedrete che nei prossimi mesi si scatena l’inferno di ghiaccio, è molto semplice.
E’ semplice, è facilissimo da fare e in primavera ed estate delizia davvero il palato. Ma se ci sono i bimbi, come fare? Nel mio articolo dedicato a questo tema su www.mammapretaporter.it potete trovare tutte le indicazioni sul tema te e tisane per bambini.
In generale il tè che vi consiglio di usare, sia che abbiate bambini oppure no è il Kuchika: è un tè ricchissimo di minerali, antiossidanti e privo di teina, per cui è adatto davvero a tutti.
Giulia Mandrino
Ottime per fare il pieno di energia e minerali, queste palline sono un delizioso snack adatto a grandi e piccini. Possiamo personalizzarle a piacere a seconda della frutta secca, semi e bacche che abbiamo a casa basta utilizzare una base di datteri e uvetta che faccia da collante.
Giulia Mandrino
Il cavolo viola è davvero un super alimento: come tutta la verdura viola è ricco di antiossidanti e inoltre contiene le proprietà delle crucifere, ottimi alimenti nella prevenzione dei tumori femminili di causa ormonale. Possiamo cucinarlo in vellutate, stufato con spezie, in polpettine oppure possiamo proporlo sottoforma di chips, assolutamente gradite anche ai bambini.
Giulia Mandrino
Quando siamo in gravidanza siamo giustamente positive, pensiamo che nulla possa andare storto e che lo scoglio più difficile sia il parto. Talvolta purtroppo le cose non vanno esattamente in questo modo e oggi vi voglio raccontare la storia di Patrizia, amica e mamma di tre splendidi bimbi, voglio raccontare la sua forza di donna e mamma, voglio raccontare la sua storia di felicità, perchè la felicità quella vera, si costruisce giorno per giorno, con tenacia e forza di volontà, proprio come ha fatto lei.
"Tommaso nacque il 18 maggio 2011, lo stesso giorno in cui nacque il papa buono. Ero sicura che quella data sarebbe stata di buon auspicio per lui. Quel giorno provai una felicità che non so descrivere; avere due bambini piccoli, mio marito attento e premuroso, era tutto ciò che potessi desiderare.
I venti giorni successivi alla nascita di Tommaso furono ricolmi di dolcezza. Ricordo che mio marito rientrando a casa, ogni giorno, mi ripeteva “siamo in quattro!” Ricordo il suo sorriso, ricordo i suoi progetti di ingrandire la casa, ci sentivamo completi, sentivamo di aver realizzato un sogno, ed era davvero così.
Amavamo I nostri figli totalmente, essere genitori ci aveva uniti ancora di più.
Avevo però iniziato a notare delle stranezze nel mio bambino. Ero diventata mamma per la prima vota solo venti mesi prima e i paragoni con la mia prima bimba erano inevitabili. Tommaso si muoveva molto poco, era ipotonico e inoltre, durante la notte, respirava in modo strano. Non mi sentivo preoccupata ma avvertivo qualcosa che non andava. Chiesi così una visita alla mia pediatra. Il modo in cui la dottoressa lo visitò, mi fece rendere subito conto che i miei sospetti non erano affatto infondati, al contrario l’ espressione e la voce del medico mi misero subito in allarme. Ricordo il battito del mio cuore che inizio’ ad accelerare non appena la pediatra richiese un consulto urgente in ospedale.
La mia vita cambiò, esattamente in quel giorno di giugno.
In ospedale fecero a Tommaso mille esami. La sua era un’ipotonia grave, i suoi riflessi erano pressochè assenti. Non mi capacitavo di come fosse possibile che solo venti giorni prima fossi stata dimessa senza che nessuno si fosse accorto di nulla. Tommaso era sempre stato così. Il suo pianto flebile, il suo tono muscolare poco tonico. Ogni esame a cui veniva sottoposto Tommaso dava esito negativo, sembrava tutto a posto, ma così evidentemente non era.
Poi, una domenica mattina, successe ciò che cambio’ per sempre il mio destino e quello di mio marito.
Il primario di pediatria raggiunse me e Alessandro in camera, io avevo Tommaso in braccio e senza troppi GIRI
di parole ci informo’ che, secondo la sua esperienza, il nostro bambino soffriva di una malattia genetica rara, l’ atrofia muscolare spinale. Ci disse che era una malattia degenerativa che avrebbe tolto a Tommaso ogni capacità di movimento, la possibilità di deglutire e di respirare, aggiunse che purtroppo non esisteva una cura. Posso dire con certezza che quel giorno fu il più brutto della mia vita." (tratto da Le storie di Agatha).
Invece di abbandonarsi alla disperazione Patrizia ha deciso di donarsi al 100% al suo piccolo e di vivere il poco tempo che la vita aveva destinato a loro con gioa assoluta: "Tommaso non sapeva di essere malato, aveva solo bisogno di me, della sua mamma, pensai che non conta la durata di una vita, ciò che conta è la qualità, conta quanto amore si riesce a donare e a ricevere. Decisi quel giorno che avrei messo il dolore in un angolo, che non avrei vissuto il tempo con Tommaso disperandomi, al contrario, avrei fatto di tutto per conoscerlo, per far giocare insieme i miei figli, per rendere la loro vita bellissima. In quell’ afoso pomeriggio di giugno avevo trovato una strada, solo dopo avrei pensato al dolore."
Tommaso è mancato dopo soli due mesi e una settimana, ma anche in questo caso la sua mamma e il suo papà hanno deciso di tirare fuori il meglio da questo dolore tremendo e hanno fondato un'associazione in suo nome, al fine di sostenere altre famiglie con bambini affetti da sma. Ecco cosa ci racconta Patrizia: "L’associazione Tommaso Boneschi Onlus nasce nel settembre 2011 per volontà dei genitori del piccolo Tommaso Boneschi. L’associazione conta ad oggi circa centoventi soci tra ordinari e sostenitori. L’associazione nasce per far fronte alle tante lacune istituzionali che gravitano attorno alla gestione della malattia ,che essendo considerata rara è poco attenzionata dalle istituzioni. La mission della onlus si rivolge in primis al sostegno delle famiglie che hanno al loro interno bimbi affetti da sma (spinal muscolar atrophy) .Le nostre attività si svolgono in piena collaborazione con il centro SAPRE( settore abilitazione precoce dei genitori ) che fa parte del policlinico di Milano.Questo centro risulta essere il punto di riferimento principale in Italia per tutti i genitori che hanno bimbi affetti da malattie neuromuscolari.
Le nostre attività sono volte da un lato a portare a conoscenza di tutti dell’esistenza della malattia, e dall’altro a sostenere psicologicamente ed economicamente le famiglie italiane con bimbi affetti da sma1 e sma2.
Uno dei nostri principali progetti , attivo dal 2013, è il progetto “L’abbraccio” volto a dare un sostegno psicologico gratuito ai genitori che hanno perso i loro figli a causa della sma .Il progetto ha visto coinvolti genitori residenti in tutta Italia, con sedute de visu ma anche via skype. La preparazione specifica relativa alla patologia e l’alto grado di professionalità e bagaglio esperienziale che contraddistingue la psicologa della nostra associazione ha reso possibile il raggiungimento di risultati molto buoni.
In questi anni la nostra associazione ha visto la collaborazione con diversi enti a partire dal centro Sapre di Milano del quale abbiamo sempre sostenuto il progetto “Mio figlio ha una quattro ruote”, oltre che finanziato il progetto”La parola che ascolta e le parole per dirlo”, Comune di Seregno , la Croce rossa di Desio con i quali abbiamo realizzato il progetto di manovre di disostruzione pediatrica rivolta ai docenti delle scuole di Seregno, Il centro Nemo dell’ospedale Niguarda col quale abbiamo realizzato un progetto di acquaticità per bambini affetti da patologie neuromuscolari.
Tutte le attività dell’associazione Tommaso Boneschi sono visionabili sul sito www.associazionetommasoboneschionlus.it e sulla pag Facebook Tommaso Boneschi onlus."
Giulia Mandrino
Un po' per noi, un po' per lei abbiamo deciso che era ora di ampliarci un pochino ed avere un pezzetto di giardino dove sfogare le frustrazioni cittadine. Certo il trasloco ed i piccoli e/o grandi lavori di ristrutturazione non sono certo una passeggiata... ma poi danno grandi soddisfazioni; la più preoccupata era Cucciola che vedeva man mano sparire pezzi di mobili dalla vecchia casa e comparire nuovi scatoloni da rosicchiare e smusettare... l'ultima a traslocare con noi è stata logicamente lei!
Io – Eccoci arrivati amore ti piace? Hai visto quanto spazio
Cucciola – Andiamo a casa? Non ho voglia di stare in vacanza
Io – Questa è la nostra nuova casa, c'è anche il giardino, vai a vedere
Cucciola – Io dalla mia gabbietta non esco finché non torniamo a casa
Dopo circa un'oretta...
Cucciola – Va bene esco ma... non c'è il mio odore, pipì qui e qui e qui e anche là... oh il nostro divano quasi lo rosicchio, così tanto per amicizia
Lui – Caz... adesso oltre agli scatoloni siamo nelle pozzette di piscia?
Io – Dai povera si deve ambientare, deve segnare il territorio
Lui – Povera? Piscia in sala ed è povera? Se cago in cucina cosa ne dici?
Io – Che sei proprio insensibile, superficiale e pure pirla... basta?
Intanto lei cammina incerta per casa, allungando il musino e tirando avanti le orecchie, facendo un frenetico movimento di naso per captare tutti gli odori, facendo dentro e fuori dalla sua gabbietta per capire se il rischio è che anche quella subisca un repentino trasloco, ma del giardino non ne vuole sapere.
Io – Sai cosa facciamo? Mettiamo la sua gabbietta in giardino, così quando esce da lì si trova sull'erba!
Cucciola – Oh che cavolo cos'è sta roba verdina sotto le zampe... siamo al parco? Quando torniamo a casa?
Io – Dai fai un giretto, non avere paura...
Giusto il tempo di dirlo e aveva fatto il giro del giardino correndo come una macchina da F1 e le curve degne della Moto GP, qualche salto a metà tra un camoscio e un cavallino che scalcia poi all'ombra della siepe si era già sbocconcellata gli unici, primi e teneri germogli delle piante che tentava ancora la crescita.
Io – Beh mi pare vada alla grande?
Lui – Sì, e il buco che sta scavando ora? Penso che per sera avrà raggiunto la Cina, potremmo farla assumere dalla Caterpillar
Io – Dai non iniziare, tanto il giardino è tutto da rifare, riseminare e ricoltivare
Lui – E vedremo che fine farà...
Cucciola – Mi piace, guarda come corro..
Io – Brava Cucciola, sei proprio brava, ma come sei veloce, sei proprio brava!
Cucciola – Sì sono Brava Cucciola! Mi piace questo parco!
Alla lunga si è rivelato quello che tutti sapevamo ma che nessuno osava dire:
1) non ha più avuto problemi ad uscire, il problema è piuttosto convincerla a tornare in casa
2) dopo aver rifatto, riseminato e ricoltivato il giardino, Cucciola continua tutt'ora a scavare dove le pare ed è una lotta tra il pollice verde il Lui e la foga di Lei nella costruzione di una (se pur inutile) tana a cunicolo
3) una volta capito che non era il parco, che non eravamo in vacanza e che ci saremmo rimasti in quella casa, ha smesso di fare pipì, di sbattere le zampine (*) per ogni minimo rumore e di scattare impaurita per nulla.
Inizia sempre così un ... "e vissero felici e contenti" ma sempre con mille aneddoti lapini, vedrete...
(*) Avete presente Tamburello, il coniglietto amico di Bambi? A volte sbatteva la zampina posteriore, tamburellava, per sottolineare un momento di felicità ed euforia. Non è proprio così nella realtà, anzi! I conigli sbattono entrambe le zampe posteriori in caso di pericolo. Tamburellando con i piedoni cosicché sia i conigli lontani che quelli che si trovano in quel momento nelle tane sotto terra, sentono le vibrazioni emesse del coniglio che è rimasto in superficie con l'incarico di far da vedetta, da palo, e che in quel momento può aver avvistato o fiutato, anche a molta distanza, un ipotetico o reale pericolo, in modo che sia lui, che tutti quelli del suo gruppo possano mettersi al riparo il più in fretta possibile.
Elena Vergani, autrice di Il mondo è bello perchè è variabile