Seggiolini auto: la nuova normativa

Lunedì, 02 Settembre 2024 09:58

L’entrata in vigore delle nuove norme rappresenta un passo importante verso una maggiore sicurezza stradale per i bambini. È fondamentale che i genitori siano informati e adeguino i propri comportamenti per garantire che i più piccoli siano sempre protetti al meglio durante i viaggi in auto.

----------

Garantire la sicurezza dei bambini durante i viaggi in auto è fondamentale, ed è per questo che le normative riguardanti i seggiolini auto sono in continua evoluzione. A partire dal 1° settembre 2024, entreranno in vigore nuove regole in Italia che riguardano l’omologazione dei seggiolini, con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la protezione dei più piccoli durante gli spostamenti in auto.

Quanto è importante il seggiolino auto

I seggiolini auto, noti come “sistemi di ritenuta per bambini”, rappresentano uno dei dispositivi di sicurezza più importanti per i giovani passeggeri. L’utilizzo corretto di un seggiolino può ridurre drasticamente il rischio di lesioni gravi o mortali in caso di incidente.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nonostante l’importanza di questi dispositivi, solo il 36% degli italiani utilizza la cintura di sicurezza posteriore, e in molti casi non viene utilizzato alcun seggiolino per i bambini. Questo dato è preoccupante se si considera che l’uso corretto del seggiolino auto riduce il rischio di morte del 70% nei neonati e del 54% nei bambini piccoli.

I seggiolini sono progettati per offrire una protezione ottimale ai bambini di diverse fasce d’età e peso. Esistono diversi tipi di seggiolini, adatti alle diverse fasi di crescita del bambino: dal “ovetto” per i neonati, ai seggiolini per i bambini piccoli, fino ai rialzi per i bambini più grandi. Ognuno di questi dispositivi deve essere omologato secondo le normative vigenti, che garantiscono che il prodotto sia stato sottoposto a test di sicurezza rigorosi.

Le nuove norme

A partire dal 1° settembre 2024, entrerà in vigore una nuova normativa che regolerà l’omologazione dei seggiolini auto in Italia. Questa normativa prevede che solo i seggiolini conformi alla norma ECE R129 (nota anche come i-Size) potranno essere prodotti e commercializzati. La norma ECE R129 è stata introdotta per migliorare ulteriormente la sicurezza dei bambini in auto, e rappresenta un’evoluzione rispetto alla precedente norma ECE R44/04.

Le principali differenze tra le due normative riguardano i criteri di classificazione dei seggiolini e i test di sicurezza. Mentre la normativa ECE R44/04 suddivide i seggiolini in base al peso del bambino, la nuova normativa ECE R129 li classifica in base all’altezza. Inoltre, la norma ECE R129 prevede test di impatto laterale, che non erano richiesti dalla precedente normativa, e incoraggia l’uso del sistema ISOFIX, che garantisce una maggiore stabilità del seggiolino e riduce il rischio di installazioni errate.

Da quando entrano in vigore

Le nuove regole sono entrate ufficialmente in vigore il 1° settembre 2024. Fino a quella data era ancora possibile acquistare e utilizzare seggiolini omologati secondo la vecchia norma ECE R44/04. Tuttavia, a partire dal 1° settembre, solo i seggiolini conformi alla normativa ECE R129 potranno essere messi in commercio.

Cosa fare dei vecchi seggiolini?

Chi ha già acquistato un seggiolino conforme alla normativa ECE R44/04 potrà comunque continuare a utilizzarlo fino alla fine del ciclo di vita del prodotto.

La decisione di passare alla nuova normativa è stata presa con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la sicurezza dei bambini in auto, allineandosi agli standard più recenti e ai progressi tecnologici. Chi non rispetterà le nuove regole rischierà sanzioni economiche che variano da 80 a oltre 300 euro, oltre alla decurtazione di punti dalla patente. In caso di recidiva, è prevista anche la sospensione della patente per un periodo che va da 15 giorni a due mesi.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

Tagliare le unghie di un neonato può sembrare un'operazione semplice, ma per molti genitori è una fonte di preoccupazione. Questa non è una domanda banale, perché le unghie dei neonati crescono rapidamente e possono facilmente diventare un problema se non curate correttamente.

Se lasciate troppo lunghe, le unghie possono graffiare il viso o gli occhi del bambino, causando piccoli traumi o irritazioni. Inoltre, mantenere le unghie pulite e ben tagliate riduce il rischio di infezioni, soprattutto se il neonato tende a mettere le mani in bocca. È quindi fondamentale sapere come tagliarle correttamente per garantire il benessere del bambino.

Che strumenti servono

Per tagliare le unghie di un neonato in sicurezza, è necessario disporre degli strumenti giusti. Non tutti i tagliaunghie sono adatti a un bambino così piccolo, e l'uso di strumenti inappropriati può aumentare il rischio di ferire il neonato. Gli strumenti principali sono:

  1. Forbicine per unghie per neonati: Devono avere punte arrotondate per ridurre il rischio di tagli accidentali.
  2. Tagliaunghie per neonati: Esistono modelli specifici con una presa ergonomica, ideali per mani piccole.
  3. Lima per unghie per neonati: Utilizzata per levigare eventuali angoli appuntiti dopo il taglio.

Assicurati che gli strumenti siano sempre puliti e in buono stato per evitare infezioni o tagli irregolari.

Come tagliare le unghie dei neonati

Prima di iniziare, è importante scegliere il momento giusto. Molti genitori trovano più facile tagliare le unghie del neonato mentre dorme o subito dopo il bagno, quando le unghie sono più morbide. Ecco i passaggi da seguire:

  1. Prepara gli strumenti: Disinfetta forbicine o tagliaunghie e assicurati che siano a portata di mano.
  2. Scegli la posizione giusta: Tieni il neonato in una posizione comoda e sicura, ad esempio sulle tue ginocchia o in una culla.
  3. Fai attenzione alle cuticole: Solleva leggermente la punta dell'unghia con il pollice per evitare di tagliare troppo vicino alla pelle.
  4. Taglia l'unghia: Con un movimento delicato e deciso, taglia l'unghia seguendo la curva naturale del dito. Non tagliare troppo corta per evitare che l'unghia si incarnisca.
  5. Lima gli angoli appuntiti: Se necessario, usa una lima per smussare gli angoli taglienti e rendere le unghie più sicure.

A cosa fare attenzione

Mentre tagli le unghie del neonato, è fondamentale prestare attenzione a diversi aspetti per garantire la sicurezza del bambino:

  • Non tagliare troppo corto: Tagliare le unghie troppo vicino alla pelle può provocare dolore o infezioni.
  • Evita movimenti bruschi: I neonati possono muovere improvvisamente le mani, quindi mantieni sempre una presa ferma ma delicata.
  • Controlla le unghie dei piedi: Anche le unghie dei piedi vanno tagliate, ma fai attenzione, in questo caso, a non arrotondare troppo i bordi per evitare unghie incarnite.

Cosa fare se si taglia

Nonostante tutte le precauzioni, può capitare di tagliare accidentalmente la pelle del neonato. In tal caso, non farti prendere dal panico. Segui questi passaggi:

  1. Pulisci la ferita: Lava delicatamente la zona con acqua tiepida e sapone neutro.
  2. Applica una leggera pressione: Usa un panno pulito o una garza sterile per fermare il sanguinamento.
  3. Non utilizzare cerotti: Evita di coprire la ferita con cerotti, poiché i neonati possono facilmente ingerirli.

Se la ferita è profonda o non smette di sanguinare, consulta il pediatra o la pediatra.

Ogni quanto farlo

La frequenza con cui tagliare le unghie del neonato dipende dalla velocità di crescita delle sue unghie. In generale, le unghie delle mani crescono più rapidamente di quelle dei piedi. È consigliabile controllarle almeno una volta alla settimana. Le unghie dei piedi, invece, possono essere tagliate ogni due o tre settimane, a seconda della necessità.

Scatti d'ira, rabbia ingiustificata, capricci: capita sempre più spesso, e non è un caso.

La ragione potrebbe essere la tecnologia. Se, infatti, i tablet possono offrire vantaggi educativi e di intrattenimento, è essenziale che i genitori siano consapevoli dei potenziali rischi associati a un uso eccessivo. Monitorare e limitare il tempo trascorso davanti agli schermi, promuovere attività alternative e fornire un supporto emotivo adeguato sono passi cruciali per garantire che i bambini possano sviluppare le competenze emotive necessarie per affrontare le sfide della vita.

Ma facciamo un passo indietro. L'uso del tablet nei bambini in età prescolare è un fenomeno in costante crescita. Sempre più spesso, i genitori ricorrono a questi dispositivi per intrattenere i propri figli, utilizzandoli quasi come dei "babysitter" virtuali (nessun giudizio: sono pochi i genitori che non l'hanno mai fatto). Anche se molti giochi interattivi ed educativi promettono di stimolare lo sviluppo cognitivo e le capacità motorie, il pericolo di un utilizzo eccessivo è reale e ben documentato. I tablet sono spesso visti come una soluzione pratica per gestire i momenti difficili, come i capricci o le attese, ma un nuovo studio pubblicato su JAMA Pediatrics suggerisce che il loro uso frequente potrebbe avere conseguenze negative sullo sviluppo emotivo dei bambini. E non solo perché interferiscono pesantemente con il sonno.

Il nuovo studio

Uno studio recente, condotto su un campione di 315 bambini in età prescolare in Nuova Scozia, Canada, ha esaminato il legame tra l'uso del tablet e le espressioni di rabbia e frustrazione nei bambini di età compresa tra 3 e 5 anni. La ricerca, realizzata durante la pandemia di COVID-19, ha seguito lo sviluppo di questi bambini in tre fasi: a 3,5 anni, a 4,5 anni e a 5,5 anni, analizzando l'utilizzo del tablet riportato dai genitori e le manifestazioni di rabbia e frustrazione, misurate tramite il Children's Behavior Questionnaire.

I risultati dello studio mostrano che un aumento nell'uso del tablet all'età di 3,5 anni è associato a un incremento del 22% nelle espressioni di rabbia e frustrazione all'età di 4,5 anni. Questo effetto non è unidirezionale: infatti, una maggiore tendenza alla rabbia e alla frustrazione a 4,5 anni è correlata a un ulteriore aumento nell'uso del tablet a 5,5 anni. Questo ciclo suggerisce che l'uso precoce dei tablet potrebbe contribuire a un circolo vizioso che ostacola lo sviluppo delle capacità di autoregolazione emotiva nei bambini.

Cosa significa

I risultati di questo studio sono preoccupanti, poiché indicano che l'uso del tablet nei bambini in età prescolare non è solo una questione di tempo trascorso davanti a uno schermo, ma anche di come questo possa influenzare negativamente il loro sviluppo emotivo. La capacità di autoregolazione è cruciale per il benessere a lungo termine di un bambino, influenzando tutto, dalle relazioni sociali all'apprendimento scolastico. L'incapacità di gestire emozioni come la rabbia e la frustrazione può portare a comportamenti problematici che possono persistere nel tempo, creando difficoltà non solo durante l'infanzia, ma anche nell'adolescenza e oltre.

Il fatto che l'uso del tablet e la manifestazione di rabbia siano correlati bidirezionalmente suggerisce che i bambini potrebbero utilizzare il tablet come una sorta di "valvola di sfogo" per gestire emozioni difficili. Tuttavia, invece di aiutare i bambini a sviluppare strategie efficaci per affrontare queste emozioni, il tablet potrebbe amplificare il problema, riducendo il tempo e le opportunità per imparare a gestire la rabbia in modi più sani.

Come prevenire e come evitare gli schermi

Alla luce di questi risultati, è fondamentale che i genitori adottino misure per limitare l'uso del tablet nei loro figli e promuovano attività alternative che favoriscano uno sviluppo emotivo sano. Ecco alcuni suggerimenti su come prevenire l'eccessivo utilizzo dei tablet e aiutare i bambini a sviluppare migliori capacità di autoregolazione.

Stabilire limiti chiari

È importante stabilire regole chiare riguardo all'uso del tablet. I genitori dovrebbero definire un limite di tempo giornaliero per l'uso dei dispositivi elettronici, basato sulle linee guida dell'American Academy of Pediatrics, che raccomanda non più di un'ora al giorno di schermi per i bambini dai 2 ai 5 anni. È altrettanto importante spiegare ai bambini perché questi limiti sono necessari, rendendoli consapevoli dei benefici di un uso moderato.

Promuovere attività alternative

Incoraggiare i bambini a partecipare a giochi fisici, attività creative o a trascorrere tempo all'aperto può aiutare a ridurre la dipendenza dai dispositivi elettronici. Queste attività non solo stimolano lo sviluppo fisico, ma offrono anche l'opportunità di imparare a gestire emozioni e frustrazioni in un ambiente reale, piuttosto che virtuale.

Educare all'uso consapevole

Quando i bambini utilizzano il tablet, è utile coinvolgerli in discussioni su ciò che stanno facendo e imparando. Chiedere loro di raccontare un gioco o un video che hanno visto può aiutare a trasformare il tempo di schermo in un'attività più interattiva e riflessiva, riducendo la passività e aumentando la consapevolezza del contenuto.

Essere un modello di comportamento

I bambini tendono a imitare i comportamenti degli adulti, quindi è importante che i genitori diano il buon esempio quando si tratta di uso degli schermi. Mostrare ai bambini che esistono alternative interessanti e gratificanti al tempo trascorso davanti ai dispositivi elettronici può incoraggiarli a fare lo stesso.

Creare un ambiente familiare supportivo

Infine, è fondamentale creare un ambiente familiare in cui i bambini si sentano sicuri e supportati nel gestire le proprie emozioni. Ascoltare le loro preoccupazioni, validare i loro sentimenti e offrire comfort nei momenti difficili può ridurre la necessità di ricorrere al tablet come meccanismo di fuga.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

La feta al forno con verdure è un piatto semplice e versatile, perfetto per chi cerca un pasto sano e saporito. Questa ricetta combina la sapidità della feta, un formaggio greco noto per il suo sapore deciso, con la dolcezza dei pomodorini e il gusto leggermente pungente delle cipolle rosse. Il risultato è un piatto colorato e ricco di sapori, che può essere facilmente personalizzato con gli ortaggi di stagione che preferisci. Per esempio, in autunno è ottimo con dei dadini di zucca e in primavera con gli asparagi tagliati a rondelle (senza nemmeno sbollentarli prima).

Che tu voglia prepararlo come antipasto, contorno o piatto principale, la feta al forno con verdure è una scelta gustosa e nutriente che conquisterà tutti a tavola.

Ed è davvero semplicissima da fare, oltre che versatile e personalizzabile: la preparazione è molto facile e il forno farà il resto.

Feta al forno con pomodorini e verdure: la ricetta facilissima

 

L'istituto comprensivo di Salice Salentino-Guagnano, in provincia di Lecce, ha recentemente preso una decisione che ha scatenato un acceso dibattito: dall'anno prossimo, i bambini della scuola dell'infanzia indosseranno un grembiule verde, al posto dei tradizionali rosa per le femminucce e azzurro per i maschietti.

L'obiettivo dichiarato dall'istituto è quello di promuovere l'uguaglianza di genere e crescere le future generazioni senza stereotipi. La scelta è stata accolta con favore da molti, ma ha anche suscitato polemiche, soprattutto a livello politico.

La decisione dei grembiuli verdi

La decisione dell'istituto di Salice Salentino-Guagnano non è nata dal nulla, ma è il risultato di una proposta avanzata nel 2023 dalla commissione Pari Opportunità del Comune. L'intento è chiaro: eliminare i rigidi stereotipi di genere che si insinuano fin dalla prima infanzia attraverso il simbolismo dei colori.

Tradizionalmente, il rosa è stato associato alle bambine e l'azzurro ai bambini, rinforzando implicitamente l'idea che esistano ruoli e aspettative diverse per i due generi. In questo contesto, il grembiule verde rappresenta un passo verso una società più equa, dove i bambini possano crescere senza essere limitati da etichette di genere. Il colore verde, simbolo di speranza, è stato scelto proprio per sottolineare la volontà di costruire un futuro in cui le differenze individuali siano valorizzate, piuttosto che confinate in categorie predefinite.

Nonostante la buona intenzione, la decisione ha sollevato critiche, soprattutto da parte di esponenti politici. Il deputato salentino di Fratelli d'Italia, Saverio Congedo, ha espresso il suo dissenso, preoccupato che questo possa essere un primo passo verso l'inclusione di concetti, a suo dire, controversi, come l'inesistenza delle differenze naturali tra uomo e donna, nell'educazione scolastica. Tuttavia, il sindaco di Guagnano, Francois Imperiale, ha risposto alle critiche sottolineando che non si tratta di un'iniziativa ideologica, ma di una scelta volta a costruire una società moderna, in cui i talenti e le inclinazioni dei bambini siano valorizzati indipendentemente dal loro genere.

Perché è una buona idea

La scelta di adottare grembiuli verdi al posto dei tradizionali rosa e azzurro non è solo un simbolo, ma rappresenta una presa di posizione importante nella lotta contro gli stereotipi di genere. Fin dai primi anni di vita, i bambini sono esposti a influenze culturali che determinano le loro percezioni di sé stessi e degli altri, spesso limitandoli in base a preconcetti legati al loro genere.

Diversi studi hanno dimostrato che i bambini sviluppano presto una consapevolezza di genere, spesso influenzata da segnali esterni come i colori, i giocattoli e le attività a cui vengono incoraggiati a partecipare. L'uso di colori specifici per identificare i generi può rafforzare l'idea che esistano ruoli e caratteristiche innate e distintive per maschi e femmine. Questa distinzione granitica può influenzare le aspettative su cosa sia appropriato per ciascun genere, limitando così le opportunità di crescita e sviluppo per i bambini.

Adottare un grembiule verde, un colore neutrale, può quindi contribuire a eliminare queste barriere invisibili. Questa scelta promuove l'idea che ogni bambino, indipendentemente dal genere, abbia il diritto di esplorare liberamente le proprie inclinazioni e talenti senza essere confinato in categorie predefinite. In altre parole, si tratta di una misura che può favorire l'eguaglianza di opportunità fin dalla tenera età, contrastando le dinamiche di potere e i pregiudizi che ancora oggi influenzano la società.

Inoltre, questa iniziativa non è isolata, ma si inserisce in un movimento più ampio che mira a rivedere e aggiornare i modelli educativi per renderli più inclusivi e rispettosi delle diversità. L'idea non è negare le differenze di genere, ma riconoscere che queste non devono essere un ostacolo per il pieno sviluppo delle potenzialità di ogni individuo.

Perché in Italia non c'è ancora parità di genere

La decisione di Salice Salentino-Guagnano mette in luce un problema più ampio: in Italia, la parità di genere è ancora lontana dall'essere raggiunta. Nonostante i progressi fatti negli ultimi decenni, persistono profonde disparità in vari ambiti della vita quotidiana, dall'occupazione all'istruzione, dalla rappresentanza politica alla divisione dei compiti domestici.

Un rapporto del World Economic Forum del 2023 colloca l'Italia al 79° posto su 146 paesi nel Global Gender Gap Index, indicando che il nostro paese ha ancora molta strada da fare per colmare il divario di genere. Le donne in Italia guadagnano mediamente meno degli uomini, sono meno rappresentate nelle posizioni di leadership e sono ancora spesso le principali responsabili delle cure familiari. Questo squilibrio è alimentato da una cultura che, in molti casi, continua a perpetuare ruoli di genere tradizionali e a considerare le differenze biologiche come giustificazioni per disuguaglianze sociali ed economiche.

In ambito educativo, l'Italia sta iniziando a fare passi avanti, ma permangono resistenze significative. Le iniziative volte a promuovere l'uguaglianza di genere, come quella dei grembiuli verdi, spesso incontrano ostacoli ideologici e politici. Molti considerano queste azioni come un attacco alla "tradizione" o una minaccia ai valori familiari, piuttosto che un'opportunità per costruire una società più equa e inclusiva.

Un altro fattore che contribuisce alla mancanza di parità di genere in Italia è la scarsa educazione alla diversità nelle scuole. Sebbene esistano programmi di educazione civica che trattano questi temi, sono spesso insufficienti o scarsamente implementati. La formazione degli insegnanti su come affrontare e superare gli stereotipi di genere è limitata, e questo si riflette nel modo in cui vengono gestite le dinamiche di genere all'interno delle aule.

Per promuovere un reale cambiamento, è necessario un impegno costante a tutti i livelli della società. Le iniziative come quella di Salice Salentino-Guagnano possono rappresentare un punto di partenza, ma devono essere supportate da politiche educative e sociali più ampie, che mirino a decostruire gli stereotipi di genere e a promuovere una cultura dell'uguaglianza e del rispetto per le diversità. Solo in questo modo sarà possibile avvicinarsi a una vera parità di genere in Italia.

L'aumento delle temperature globali e i cambiamenti climatici stanno alterando profondamente l'equilibrio ecologico del nostro pianeta, con conseguenze dirette sulla salute pubblica. Tra le problematiche più urgenti, vi è la diffusione di malattie virali trasmesse da vettori come zanzare e zecche, che fino a poco tempo fa erano prevalentemente confinati ai climi tropicali.

In Italia, queste malattie stanno diventando una realtà sempre più preoccupante, con un aumento significativo di casi di Dengue, Chikungunya e altre infezioni virali. Ecco perché la protezione dei bambini assume un'importanza cruciale: la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha lanciato un appello per sensibilizzare le famiglie sull'importanza di adottare misure preventive adeguate.

Malattie tropicali: allarme per la salute

Le malattie trasmesse da vettori come zanzare e zecche rappresentano una minaccia crescente in molte regioni del mondo, inclusa l'Europa. L'Italia, in particolare, sta assistendo a un aumento preoccupante di casi di malattie che fino a poco tempo fa erano rare o assenti nel nostro paese.

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 sono stati segnalati 283 casi di Dengue, 5 casi di Chikungunya e 4 casi di infezione da Zika-virus, tutti importati e riguardanti prevalentemente adulti. Il dato più allarmante è l'incremento di circa sei volte dei casi di Dengue rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Questi virus, un tempo confinati ai climi tropicali, si stanno diffondendo a causa dei cambiamenti climatici, che favoriscono la proliferazione di vettori come la zanzara Aedes, responsabile della trasmissione di Dengue, Chikungunya e Zika. Anche le zecche, vettori di malattie come l'encefalite da zecche (TBE) e il virus Toscana, stanno estendendo il loro raggio d'azione.

Nel 2024 sono stati segnalati 20 casi di infezione neuro-invasiva da TBE e 12 casi di infezione da virus Toscana, tutti autoctoni. Sebbene i casi pediatrici siano rari, è fondamentale mantenere alta l'attenzione, soprattutto perché i bambini sono una popolazione vulnerabile.

Zanzare e zecche: come proteggere davvero i bambini

La prevenzione è la chiave per proteggere i bambini dai virus tropicali trasmessi da zanzare e zecche. La Società Italiana di Pediatria ha stilato una serie di raccomandazioni che le famiglie possono seguire per ridurre il rischio di esposizione ai vettori.

  1. Utilizzo di zanzariere e repellenti specifici: L'installazione di zanzariere su finestre, porte e letti rappresenta una prima linea di difesa efficace contro le punture di zanzara. Per le uscite all'aperto, è consigliabile utilizzare repellenti specifici per bambini, da applicare solo sulle parti scoperte del corpo, evitando la pelle irritata o lesionata. È importante scegliere prodotti adatti all'età del bambino e seguire le istruzioni d'uso.
  2. Evitare l'accumulo di acqua stagnante: Le zanzare depongono le uova in ambienti umidi e in raccolte d'acqua. Per prevenire la loro proliferazione, è essenziale svuotare regolarmente i contenitori come sottovasi, secchi, bidoni e piscine per bambini. Questi ultimi, se non in uso, devono essere capovolti per evitare il ristagno dell'acqua. Anche i luoghi umidi, come cantine o garage, vanno mantenuti asciutti per ridurre l'habitat delle zanzare.
  3. Indumenti protettivi: Durante le escursioni o le passeggiate in aree verdi, dove è più probabile l'incontro con le zecche, è consigliabile far indossare ai bambini indumenti a maniche lunghe, pantaloni lunghi e scarpe chiuse. I colori chiari facilitano l'individuazione delle zecche sulla pelle o sui vestiti.
  4. Ispezione regolare del corpo: Dopo attività all'aperto, è buona norma ispezionare attentamente il corpo del bambino alla ricerca di eventuali zecche. In caso di individuazione di una zecca, è importante rimuoverla tempestivamente con una pinzetta e disinfettare la zona interessata.

Cosa dicono i pediatri

La Società Italiana di Pediatria, rappresentata dalla Presidente Annamaria Staiano e dal Professore Associato di Pediatria Vania Giacomet, sottolinea l'importanza di una consapevolezza diffusa e di una prevenzione attiva. Anche se i casi di malattie tropicali in Italia sono ancora relativamente pochi e perlopiù riguardano adulti, il rischio di un'ulteriore diffusione, soprattutto tra i più piccoli, non può essere sottovalutato.

La SIP evidenzia come i cambiamenti climatici stiano trasformando il panorama delle malattie virali trasmesse da vettori. In quest'ottica, è fondamentale che le famiglie siano informate e adottino le misure necessarie per proteggere i loro figli. La protezione dei bambini non riguarda solo la salute individuale, ma è una questione di salute pubblica, considerando che i bambini rappresentano una fascia particolarmente vulnerabile della popolazione.

Infine, la SIP invita le istituzioni e la comunità scientifica a intensificare gli sforzi per monitorare e prevenire la diffusione di queste malattie. La cooperazione internazionale, la ricerca scientifica e le campagne di sensibilizzazione sono strumenti essenziali per affrontare questa sfida globale. La prevenzione resta la migliore strategia per garantire un futuro sicuro e sano per i bambini e per l'intera società.

Un recente studio francese ha rivelato una scoperta affascinante: i neonati utilizzano l'odore della propria madre per riconoscere il suo volto.

Questo fenomeno, che emerge intorno ai quattro mesi di vita, dimostra come i piccoli siano incredibilmente sensibili agli stimoli multisensoriali fin dai primi giorni. La ricerca, condotta da un team di esperti della Université de Bourgogne, Université de Lyon, Institut Universitaire de France, Université de Lorraine, Centre Hospitalier de Nancy e Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS), è stata pubblicata sulla rivista Child Development e offre nuove prospettive sulla complessità dello sviluppo sensoriale nei neonati.

L'importanza dell'olfatto nei primi mesi di vita

L'olfatto è uno dei sensi più sviluppati nei neonati fin dalla nascita. I neonati sono in grado di riconoscere l'odore della propria madre poco dopo la nascita, un'abilità che li aiuta a stabilire un legame sicuro e a orientarsi nel mondo. Studi precedenti hanno dimostrato che il neonato è in grado di distinguere l'odore del latte materno da quello di altre donne e, in generale, può identificare l'odore specifico della madre rispetto a quello di altre persone. Questa capacità è cruciale per la sopravvivenza, poiché facilita l'alimentazione e rafforza il legame madre-figlio, contribuendo a un senso di sicurezza e protezione.

La nuova ricerca francese va oltre, dimostrando che l'olfatto gioca un ruolo ancora più sofisticato nel processo di riconoscimento facciale. In particolare, l'odore corporeo della madre non solo aiuta il neonato a identificare la sua presenza, ma facilita anche il riconoscimento visivo del suo volto. Questo suggerisce che i sensi olfattivi e visivi lavorano insieme nei primi mesi di vita per aiutare il bambino a sviluppare una percezione complessa e integrata del mondo che lo circonda.

odore-mamma-neonato-studio-2.jpg

Lo sviluppo della percezione visiva nei neonati

Il riconoscimento del volto è una delle abilità visive più rilevanti che i neonati sviluppano. Fin dai primi giorni di vita, i neonati mostrano una preferenza per i volti umani, una predisposizione che si crede sia legata all'evoluzione e alla necessità di stabilire rapidamente connessioni sociali. Tuttavia, nei primi mesi di vita, questa capacità visiva non è ancora completamente sviluppata. Gli occhi del neonato stanno ancora imparando a mettere a fuoco e a interpretare correttamente gli stimoli visivi.

occhi-neonato-mamma.webp

In questo contesto, l'odore materno agisce come un supporto per migliorare la capacità del neonato di riconoscere il volto della madre. Lo studio ha dimostrato che a quattro mesi di età, i neonati rispondono in modo più efficace al volto della madre quando accompagnato dal suo odore corporeo. Ciò indica che l'olfatto fornisce un'ancora di sicurezza e familiarità che aiuta il bambino a collegare i segnali visivi con la persona che rappresenta sicurezza e protezione.

Il ruolo dell'elettroencefalogramma nella misurazione della percezione sensoriale

Per comprendere meglio come i neonati integrano i segnali olfattivi e visivi, i ricercatori hanno utilizzato l'elettroencefalogramma (EEG) per misurare le risposte neurali selettive ai volti. L'EEG è una tecnica non invasiva che registra l'attività elettrica del cervello, fornendo informazioni in tempo reale su come il cervello risponde a diversi stimoli. Nel contesto di questo studio, l'EEG è stato utilizzato per monitorare l'attività cerebrale dei neonati mentre venivano esposti a volti con e senza l'odore della madre.

I risultati hanno mostrato che tra i quattro e i dodici mesi, la risposta neurale selettiva ai volti diventa più complessa e robusta, segnalando un miglioramento nella percezione visiva. Questo sviluppo si accompagna a una diminuzione graduale dell'effetto facilitante dell'odore materno. In altre parole, man mano che il neonato diventa più abile nel riconoscere i volti, la dipendenza dall'odore corporeo della madre diminuisce. Questo cambiamento riflette un processo di maturazione sensoriale in cui la visione diventa sempre più dominante rispetto agli altri sensi.

Implicazioni per lo sviluppo e l'attaccamento

Le scoperte di questo studio hanno implicazioni significative per la comprensione dello sviluppo infantile e dell'attaccamento madre-figlio. L'idea che i neonati utilizzino l'odore della madre per facilitare il riconoscimento del suo volto sottolinea l'importanza dell'ambiente sensoriale nei primi mesi di vita. In un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dagli stimoli visivi, è fondamentale ricordare che i neonati vivono un'esperienza multisensoriale. Questo studio suggerisce che il contatto fisico e olfattivo con la madre non è solo piacevole, ma svolge un ruolo cruciale nel supportare lo sviluppo cognitivo e sociale.

Inoltre, questi risultati potrebbero avere applicazioni pratiche per i genitori e i caregiver. Ad esempio, promuovere il contatto pelle a pelle e garantire che il neonato abbia frequenti esperienze con l'odore naturale della madre potrebbe rafforzare il legame emotivo e supportare un sano sviluppo sensoriale. Allo stesso modo, riconoscere l'importanza di un ambiente sensoriale ricco e variegato potrebbe aiutare a creare condizioni ottimali per la crescita e lo sviluppo del bambino.

Durante la gravidanza, una dieta equilibrata è fondamentale per garantire il benessere sia della madre che del feto. Tra i molti frutti disponibili, i fichi sono particolarmente apprezzati per il loro gusto dolce e la consistenza morbida. La buona notizia è che i fichi possono essere consumati in gravidanza e offrono numerosi benefici nutrizionali.

Tuttavia, è importante prestare attenzione ad alcune precauzioni per evitare possibili rischi legati alla loro consumazione.

Le proprietà dei fichi per mamma e feto

I fichi sono una fonte ricca di nutrienti essenziali che possono sostenere la salute della madre e lo sviluppo del feto durante la gravidanza. Questo frutto è particolarmente apprezzato per il suo contenuto di fibre, vitamine e minerali.

  1. Fibre: I fichi sono un'ottima fonte di fibre alimentari, che aiutano a prevenire la stitichezza, un problema comune durante la gravidanza. Le fibre facilitano la digestione e promuovono la regolarità intestinale, contribuendo a ridurre il rischio di emorroidi.
  2. Vitamine: I fichi sono ricchi di vitamina B6, che è importante per lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso del feto. Inoltre, contengono vitamina K, essenziale per la coagulazione del sangue e la salute delle ossa.
  3. Minerali: Questo frutto è una buona fonte di potassio, che aiuta a mantenere l'equilibrio elettrolitico nel corpo, riducendo il rischio di crampi muscolari. Il calcio presente nei fichi contribuisce alla formazione delle ossa del feto e al mantenimento della salute ossea della madre.
  4. Antiossidanti: I fichi contengono composti antiossidanti, come i polifenoli, che proteggono le cellule dai danni ossidativi e possono contribuire a ridurre il rischio di complicazioni durante la gravidanza.
  5. Energia: Con un contenuto di zuccheri naturali relativamente alto, i fichi possono fornire un rapido apporto energetico, utile soprattutto durante i momenti di stanchezza che spesso caratterizzano la gravidanza.

Si possono mangiare i fichi in gravidanza?

La risposta breve è sì, i fichi possono essere consumati durante la gravidanza, ma con alcune accortezze. Sebbene questo frutto sia nutriente e benefico, è essenziale prestare attenzione alla quantità e alla qualità del prodotto che si sceglie.

  1. Moderazione: Come con qualsiasi alimento, è importante consumare i fichi con moderazione. A causa del loro contenuto di zuccheri naturali, mangiare troppi fichi può contribuire a un aumento di peso indesiderato o a livelli elevati di zucchero nel sangue. Questo è particolarmente importante per le donne che gestiscono il diabete gestazionale.
  2. Freschezza: È preferibile scegliere fichi freschi e maturi, evitando quelli troppo molli o con segni di deterioramento. I fichi freschi hanno un contenuto di nutrienti più alto e sono meno suscettibili alla contaminazione da muffe o batteri rispetto ai fichi secchi, che devono essere conservati con maggiore attenzione.
  3. Origine: Scegliere fichi biologici o coltivati senza l'uso di pesticidi chimici riduce il rischio di esposizione a sostanze nocive che potrebbero influenzare negativamente la gravidanza.

Come mangiare i fichi in gravidanza

Per trarre il massimo beneficio dai fichi e minimizzare i rischi, è fondamentale adottare alcune precauzioni durante il consumo.

  1. Lavaggio accurato: Prima di consumare i fichi, è essenziale lavarli accuratamente sotto acqua corrente per rimuovere eventuali residui di terra, pesticidi o batteri presenti sulla superficie. Anche se i fichi vengono pelati, il lavaggio preliminare è sempre raccomandato per evitare la contaminazione durante il processo di pelatura.
  2. Senza buccia: Anche se la buccia dei fichi è commestibile, può essere più sicuro rimuoverla durante la gravidanza per ridurre ulteriormente il rischio di ingestione di residui chimici o contaminanti.
  3. Mani pulite: Assicurarsi di avere le mani pulite prima di manipolare e consumare i fichi. Lavarsi le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi aiuta a prevenire la trasmissione di batteri e virus, proteggendo sia la madre che il feto.
  4. Conservazione adeguata: I fichi freschi dovrebbero essere conservati in frigorifero e consumati entro pochi giorni dall'acquisto per mantenere la loro freschezza e ridurre il rischio di proliferazione batterica.

Quali sono i pericoli se non li si lava

Il mancato lavaggio dei fichi può comportare alcuni rischi per la salute, soprattutto durante la gravidanza, quando il sistema immunitario è più vulnerabile.

  1. Tossinfezioni alimentari: Se i fichi non vengono lavati correttamente, potrebbero essere contaminati da batteri come la Listeria o l'Escherichia coli, che possono causare gravi infezioni. La listeriosi, in particolare, è una preoccupazione durante la gravidanza, poiché può portare a complicazioni come il parto prematuro, infezioni neonatali o addirittura aborto spontaneo.
  2. Pesticidi e sostanze chimiche: I fichi non lavati possono presentare tracce di pesticidi o altri agenti chimici utilizzati durante la coltivazione. L'esposizione a queste sostanze chimiche durante la gravidanza è associata a un aumento del rischio di problemi di sviluppo nel feto e altre complicazioni.
  3. Parassiti: Sebbene raro, esiste la possibilità che i fichi non lavati possano essere contaminati da parassiti presenti nel terreno o nell'acqua utilizzata per l'irrigazione. Questi parassiti possono causare infezioni intestinali, che possono essere particolarmente pericolose durante la gravidanza.

fichi rappresentano un alimento nutriente e benefico che può essere tranquillamente inserito nella dieta durante la gravidanza, a patto che vengano adottate alcune precauzioni fondamentali. Lavare accuratamente i fichi, rimuovere la buccia e consumarli in moderazione sono misure essenziali per prevenire rischi e garantire un apporto sano e sicuro di nutrienti per la madre e il feto.

 

Mamma Pret a Porter non è una testata medica e le informazioni fornite hanno scopo puramente informativo e sono di natura generale, esse non possono sostituire in alcun modo le prescrizioni di un medico o di un pediatra (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, fisioterapisti, ecc.) abilitati a norma di legge. Le nozioni sulle posologie, le procedure mediche e le descrizione dei prodotti presenti in questo sito hanno un fine illustrativo e non devono essere considerate come consiglio medico o legale.

La pelle dei neonati è delicata, morbida e fragile, richiedendo un'attenzione particolare sin dai primi giorni di vita. Questa caratteristica deriva dal fatto che la pelle di un neonato è circa cinque volte più sottile di quella di un adulto e, di conseguenza, molto più sensibile agli agenti esterni e soggetta a irritazioni. Il ruolo della barriera cutanea è fondamentale per proteggere il bambino dalle aggressioni ambientali, mantenere l'idratazione e regolare la temperatura corporea. Tuttavia, la pelle dei neonati non è ancora completamente sviluppata, rendendola vulnerabile alla disidratazione e alle infezioni.

L'utilizzo di prodotti specifici per la cura della pelle diventa essenziale. Tra questi, l'olio corpo per neonati è uno degli elementi chiave per mantenere la pelle morbida e protetta. Questo tipo di prodotto, infatti, è formulato appositamente per le esigenze particolari della pelle infantile e offre diversi benefici che ne fanno uno strumento prezioso nella routine quotidiana di cura del neonato. Ma quali sono i motivi per cui l'olio corpo dovrebbe essere una scelta preferenziale per i genitori? Quali sono le sue caratteristiche e i vantaggi rispetto ad altri prodotti per la cura della pelle? Scopriamolo nei seguenti paragrafi.

L'importanza della cura della pelle del neonato

La pelle dei neonati, come accennato, è estremamente sensibile. Durante i primi mesi di vita, questa non ha ancora sviluppato appieno la sua funzione di barriera protettiva, il che la rende particolarmente suscettibile a secchezza, irritazioni e dermatiti. Le ghiandole sebacee, che producono il sebo necessario per mantenere la pelle idratata e protetta, non sono ancora completamente attive, il che può portare a una pelle più secca e vulnerabile rispetto a quella degli adulti.

Inoltre, l'ambiente esterno può influire negativamente sulla pelle del neonato. Fattori come il freddo, il vento, l'umidità, ma anche l'uso di detergenti aggressivi o di tessuti ruvidi, possono facilmente irritare la pelle del bambino. Per questo motivo, è cruciale scegliere con cura i prodotti da utilizzare, prediligendo quelli che rispettano la delicatezza cutanea e che possano contribuire a rafforzare la barriera cutanea.

I benefici dell'olio corpo per neonati

L'olio corpo per neonati rappresenta un'ottima soluzione per idratare e proteggere la pelle delicata del bambino. Grazie alla sua composizione, che spesso include oli naturali come l'olio di mandorle dolci, l'olio di jojoba o l'olio di camomilla, questo prodotto offre numerosi benefici. Questi oli, infatti, sono ricchi di sostanze nutrienti come acidi grassi essenziali, vitamine e antiossidanti che aiutano a mantenere la pelle morbida, elastica e ben idratata.

Uno dei principali vantaggi dell'olio corpo è la sua capacità di creare una barriera protettiva sulla pelle, che impedisce la perdita di acqua e mantiene l'idratazione per un periodo più lungo rispetto ad altre lozioni o creme. Questo è particolarmente utile dopo il bagnetto, quando la pelle tende a seccarsi rapidamente. L'olio corpo, inoltre, è generalmente privo di sostanze chimiche aggressive, come parabeni o fragranze sintetiche, che potrebbero irritare la pelle del neonato.

Un altro aspetto da considerare è che l'olio corpo ha una texture leggera e facilmente assorbibile, che non lascia residui untuosi sulla pelle. Questo permette un'applicazione agevole e piacevole, sia per il bambino che per il genitore, e riduce il rischio di occludere i pori o di creare un ambiente favorevole alla proliferazione di batteri.

Come scegliere l'olio corpo per neonati

La scelta dell'olio corpo per neonati non dovrebbe essere fatta in modo superficiale. È importante optare per un prodotto che sia stato appositamente formulato per la pelle delicata dei bambini e che contenga ingredienti naturali e sicuri. Gli oli vegetali, come l'olio di mandorle dolci, l'olio di cocco o l'olio di calendula, sono spesso preferibili perché offrono un'ottima tollerabilità cutanea e hanno proprietà lenitive e idratanti.

Al contrario, è consigliabile evitare oli minerali o prodotti contenenti derivati del petrolio, che possono creare una pellicola occlusiva sulla pelle e impedire la naturale traspirazione. Anche la presenza di fragranze o coloranti artificiali dovrebbe essere evitata, poiché questi ingredienti possono irritare la pelle sensibile del neonato.

Un altro aspetto importante è la certificazione del prodotto. È preferibile scegliere oli che siano stati testati dermatologicamente e che abbiano ottenuto certificazioni di qualità, come quelle bio o naturali, che garantiscono l'assenza di sostanze nocive.

Quando e come applicare l'olio corpo

L'olio corpo per neonati può essere applicato quotidianamente, soprattutto dopo il bagnetto, quando la pelle è più ricettiva all'assorbimento di nutrienti e idratanti. Dopo aver asciugato delicatamente il bambino, è possibile applicare una piccola quantità di olio sulle mani e massaggiarla dolcemente su tutto il corpo del neonato. Il massaggio, oltre a favorire l'assorbimento dell'olio, offre un momento di contatto e di relax, che può rafforzare il legame tra genitore e bambino.

L'olio corpo può essere utilizzato anche per trattare aree particolarmente secche o soggette a irritazioni, come le pieghe della pelle o il cuoio capelluto in caso di crosta lattea. In questi casi, è sufficiente applicare una piccola quantità di olio e massaggiare delicatamente fino a completo assorbimento. È importante ricordare di non utilizzare quantità eccessive di prodotto, poiché l'olio, se applicato in dosi troppo elevate, potrebbe occludere i pori e causare piccoli fastidi cutanei.

L’estate è un periodo dell’anno atteso da molti, soprattutto dai bambini che possono finalmente godere del sole, del mare e della spiaggia. Tuttavia, trascorrere il tempo in spiaggia comporta anche una serie di rischi che non devono essere sottovalutati. Proteggere i bambini dai raggi UV, prevenire i rischi legati all’acqua e ai colpi di calore sono solo alcune delle misure che i genitori devono adottare per garantire una giornata sicura e divertente.

Ecco i consigli pratici per proteggere i bambini e assicurarsi che l’esperienza in spiaggia sia piacevole per tutta la famiglia.

Protezione solare: creme,indumenti e ombra

Le creme solari per bambini

La protezione solare è fondamentale per prevenire le scottature e ridurre il rischio di sviluppare problemi della pelle a lungo termine. I bambini hanno una pelle più delicata e sensibile rispetto agli adulti, il che li rende più vulnerabili ai danni causati dai raggi ultravioletti (UV). È essenziale scegliere una crema solare con un fattore di protezione solare (SPF) 50+ e resistente all’acqua.

Le creme solari specifiche per bambini spesso contengono ingredienti meno irritanti e sono formulate per essere più delicate sulla pelle.

Indumenti protettivi

Oltre all’uso della crema solare, è importante vestire i bambini con abiti che offrano una protezione aggiuntiva dai raggi solari. Cappelli a tesa larga, magliette a maniche lunghe e pantaloncini sono ottime opzioni per ridurre l’esposizione diretta al sole. Esistono anche indumenti con protezione UV integrata che possono essere particolarmente utili per una protezione extra.

L'ombra

Quando si trascorre una giornata in spiaggia, è importante creare delle zone d’ombra dove i bambini possano riposarsi e rinfrescarsi. Ombrelloni, tende da spiaggia o semplici tettoie possono offrire un riparo efficace dal sole. Assicurarsi che i bambini trascorrano periodi regolari all’ombra aiuta a prevenire le scottature e il surriscaldamento.

Rischi dell’acqua: sorveglianza esicurezza

Sorveglianza costante

L’acqua rappresenta uno dei maggiori pericoli per i bambini in spiaggia. Anche se sanno nuotare, è essenziale una sorveglianza costante da parte degli adulti. I bambini possono essere travolti dalle onde o trascinati dalle correnti senza preavviso. Mantenere sempre un occhio su di loro e rimanere vicini quando sono in acqua è fondamentale per prevenire incidenti.

Uso del salvagente

Per i bambini più piccoli o per coloro che non sanno nuotare bene, l’uso del salvagente può fornire un ulteriore livello di sicurezza. I salvagenti dovrebbero essere certificati e adatti all’età e al peso del bambino. Tuttavia, è importante ricordare che il salvagente non sostituisce la sorveglianza di un adulto.

Educazione sulla sicurezza in acqua

Insegnare ai bambini le regole di base della sicurezza in acqua può fare una grande differenza. Spiegare l’importanza di non allontanarsi troppo dalla riva, di nuotare sempre con un compagno e di ascoltare le istruzioni dei bagnini può aiutare a prevenire situazioni pericolose. I bambini devono sapere come comportarsi in caso di emergenza e a riconoscere i segnali di pericolo.

Prevenzione delle scottature e dei colpi di calore

La crema solare, di nuovo

La crema solare deve essere applicata generosamente su tutte le parti del corpo esposte al sole, e deve essere riapplicata ogni due ore o dopo ogni bagno. Anche se la crema è resistente all’acqua, il contatto con la sabbia, l’acqua e l’asciugamano può ridurne l’efficacia.

Idratazione costante

Mantenere i bambini idratati è essenziale per prevenire il colpo di calore. L’attività fisica e il caldo possono portare a una rapida disidratazione. Assicurarsi che i bambini bevano acqua frequentemente, anche se non hanno sete, è una buona pratica. Le bevande zuccherate e gassate dovrebbero essere evitate poiché possono aumentare la disidratazione.

Pause regolari

Incoraggiare i bambini a fare pause regolari dal gioco sotto il sole è importante per evitare il surriscaldamento. Trovare momenti per sedersi all’ombra, rinfrescarsi con dell’acqua e riposarsi permette al corpo di recuperare. Le attività fisiche più intense dovrebbero essere limitate alle ore più fresche della giornata, come la mattina presto o il tardo pomeriggio.

Attenzione alla sabbia: infezioni e infortuni

Protezione dei piedi

La sabbia può nascondere oggetti pericolosi come vetri rotti, conchiglie affilate e altri detriti. Indossare sandali o scarpe da spiaggia aiuta a proteggere i piedi dei bambini da tagli e abrasioni. Inoltre, la sabbia calda può causare ustioni, quindi è importante che i bambini abbiano sempre qualcosa ai piedi quando camminano sulla sabbia calda.

Igiene personale

La sabbia può facilmente entrare in contatto con gli occhi, il naso e la bocca dei bambini, causando irritazioni o infezioni. Incoraggiare i bambini a lavarsi le mani prima di mangiare e dopo aver giocato nella sabbia è una buona pratica per mantenere una buona igiene. Inoltre, portare con sé salviette umidificate o gel igienizzante può essere utile in spiaggia.

Prevenzione delle infezioni

Le infezioni cutanee possono essere un problema se la sabbia entra in contatto con piccole ferite o graffi. Pulire immediatamente qualsiasi taglio o graffio e applicare un disinfettante aiuta a prevenire infezioni. Coprire le ferite con cerotti impermeabili è una buona pratica per mantenerle pulite e protette mentre si è in spiaggia.

Sara

sara.png

Cecilia

Untitled_design-3.jpg