Le fasi del parto naturale

Quando parliamo di parto naturale intendiamo un parto fisiologico che non termina con il taglio cesareo. Quando ci stiamo avvicinando alla data del termine della nostra gravidanza, è normale chiedersi come si svolgerà il parto: solitamente, le fasi fisiologiche sono quattro, ovvero la preparazione con i prodromi da travaglio, la dilatazione, l’espulsione e il secondamento.

Ma vediamo insieme nel dettaglio queste fasi del parto naturale, per arrivare in sala travaglio e in sala parto preparate e più tranquille.

Le fasi del parto naturale: quali sono i momenti del parto fisiologico naturale

I prodromi del travaglio

Innanzitutto, bisogna partire dal presupposto che con l’avvicinarsi della presunta data del parto la futura mamma può cominciare a sentire dolori e fastidi al basso ventre, e non solo a ridosso del vero momento del parto ma già qualche giorno prima. Sono dolori brevi, che durano pochi secondi e che possono verificarsi distanziati nel tempo. Più ci si avvicina al parto, quindi, più questi dolori aumentano di frequenza. Il basso ventre comincia a tendersi, il dolore aumenta, ed è questo il periodo detto “prodromico”: il nostro bambino sta incuneando la sua testa nel canale uterino. E questo provocherà, a volte, la rottura e la perdita del tappo mucoso.

Questa fase può durare qualche ora o qualche giorno e non vi sono segnali e sintomi precisi: ogni donna può provare sensazioni differenti, poiché queste contrazioni preparatorie variano da corpo a corpo. Sono contrazioni sopportabili, leggere, ma che ci stanno avvertendo che qualcosa sta accadendo.

La dilatazione

Queste contrazioni man mano si intensificano e provocano la dilatazione del collo dell’utero, che dovrà arrivare alla dilatazione completa di dieci centimetri per permettere il passaggio del bambino. Le contrazioni diventano più dolorose e regolari, più frequenti, ed è questo il segnale che dobbiamo andare in ospedale (quando le contrazioni arrivano ogni 5-6 minuti e durano ognuna dai 40 ai 60 secondi sappiamo che è il momento).

Anche qui non vi è una durata certa per la dilatazione: varia da donna a donna in base alle caratteristiche fisiche della mamma, a fattori mentali e alle caratteristiche del bambino. Per un parto fisiologico si raccomanda comunque di non superare le 18 ore (al termine delle quali solitamente il medico opta per un cesareo), 12 nel caso del secondo figlio e dei successivi.

L’espulsione

Ed ecco che giunge il momento del parto vero e proprio, ovvero la fase in cui il feto uscirà dal canale vaginale per fare il suo ingresso nel mondo. Prima che avvenga, la mamma prova una sensazione di voglia di spingere ed è questo il momento di assecondare l’impulso assumendo la posizione più comoda. In questa fase la mamma quasi “riposa”: sembra che le contrazioni cessino, anche se il bambino continua a uscire progressivamente. Una piccola pausa prima dell’ultimo sprint, insomma, che dura circa 30 minuti e che permette ai tessuti vaginali della partoriente di adattarsi al passaggio del bambino.

Il secondamento

Una volta che il bambino è nato, ecco l’ultima fase, quella dell’espulsione della placenta: avviene solitamente dopo circa 15-20 minuti dal momento della nascita del bambino, e quando tarda può essere stimolata da alcuni massaggi dell’ostetrica al ventre della madre. Quando proprio non accade, dopo un’oretta, si procede all’espulsione manuale con un intervento attivo in sala operatoria.

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Giulia

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Cecilia

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