La truffa delle scuole di yoga

Come sempre quando si parla di discipline olistiche, purtroppo l’Italia in fatto di regolamentazione non è molto sul pezzo. Tardano sempre ad arrivare leggi che regolino il settore, e a pagarne le conseguenze è anche lo yoga. Perché lo yoga? Perché c’è un vuoto legislativo davvero importante, che, come sempre quando ci si trova in una situazione del genere, crea parecchi disagi, perché (lo sappiamo, è un paradosso) chiunque, allo stato attuale, può decidere di praticare e insegnare lo yoga, diventando in 3 giorni maestro.

Ne abbiamo quindi parlato con Clemi Tedeschi, formatrice e insegnante di yoga.

La truffa delle scuole di yoga: perché dovremmo fare più attenzione quando ci affidiamo ai professionisti del settore yoga e olistico

Gli ultimi anni hanno visto un diffondersi sempre più importante delle scuole di yoga. Le principali associazioni si sono naturalmente impegnate per ottenere un riconoscimento, un riconoscimento che però in Italia tarda ad arrivare, come per tutte le discipline olistiche. Il clima che si è perciò creato si inserisce in un’incertezza giuridica e in una mancanza di controllo che purtroppo non può che destare preoccupazioni.

Recentemente (per fortuna) le principali associazioni italiane di yoga hanno quindi deciso di concordare una sorta di protocollo nel quale vengono definiti alcuni standard professionali a cui gli insegnanti di yoga dovrebbero attenersi in termini di conoscenze specifiche e competenze pedagogiche. “Grazie a questo protocollo”, ci ha raccontato Clemi, “chi fosse in possesso di un corso di studi di 700 ore e volesse sottoporsi ad una certificazione presso un ente supervisore (l’UNI) potrebbe farne richiesta. L’unica difficoltà è che per farlo bisogna necessariamente essere in possesso di partita IVA, e anche in questo senso, quindi, sembra che più che alla certificazione della competenza si punti ancora solo all’inquadramento fisico degli insegnanti”.

Detto questo, esistono molti corsi di formazione professionale dedicati allo yoga. Ma anche qui dovremmo accettarci che questi siano seri, e non organizzati alla bell’e meglio per ottenere certificazioni che oggettivamente, poi, non valgono nulla. Per essere certi che siano seri, quindi, dovremmo prendere in considerazione alcune caratteristiche: che abbiano un programma articolato e coerente; che ci sia una buona alternanza di teoria e pratica (poiché l’una non vive senza l’altra, e viceversa); che gli insegnanti abbiano un punto di vista equanime, e non “confessionale”, come specifica Clemi Tedeschi, dal momento che ci sono varie scuole di pensiero; che preveda esercitazioni frequenti per verificare in itinere l’apprendimento degli allievi; e infine che sostenga la promozione di un clima di rispetto e di cooperazione tra docenti e allievi, poiché troppo spesso “ho riscontrato un clima di sudditanza alimentato da alcuni docenti che ritengo poco rispettoso e poco produttivo, in quanto inibisce i rapporti tra allievi e una proficua circolazione di conoscenze”.

“In altre parole nella quasi totalità delle scuole di formazione mancano la competenza pedagogica e didattica. Fatto ancor più grave se si considera che lo Yoga è prassi, è esperienza e l’approccio intellettuale è bandito dalla trasmissione”: Clemi è perentoria, e le sue parole derivano direttamente dalla sua esperienza. “Insisto su quest’ultimo punto perché credo fermamente che in occidente anche in ambito yoga si debba mettere al centro del processo di trasmissione l’allievo e non i contenuti come avviene nelle classi indiane”

Ma allora quali sono le conseguenze per chi si affida a insegnanti non competenti (non sapendo, naturalmente, quali siano le loro competenze)? Premesso che è sempre meglio “fare qualcosa” che “non far niente sul divano” (in altre parole: meglio frequentare una classe qualsiasi di yoga che non farlo del tutto), “quando lo yoga proposto è una ripetizione di sequenze di asana esperite in modo fisico e superficiale tanto varrebbe andare ad un corso di buona ginnastica”. Ciò significa che esistono scuole che, erroneamente, puntano quasi esclusivamente sulla perfezione tecnica delle asana, quando in realtà la pratica dello yoga ha anche un’anima.

Non solo: “l’allievo andrebbe affiancato nella pratica, nella respirazione e nell’auto osservazione con gradualità, nel rispetto dei propri ritmi. Il rispetto di questi ritmi respiratori produce calma e chiarezza mentale, è uno dei principali obiettivi della pratica, e senza questa componente si rischia di alimentare solo frustrazione e competitività. Trovo le classi in cui tutti respirano insieme allo stesso ritmo molto belle da fotografare, ma piuttosto ansiogene da frequentare”.

E non sono solo le classi per adulti ad essere a rischio incompetenza. Anche quando scegliamo di fare praticare lo yoga ai nostri bambini dovremmo assicurarci che i corsi siano qualitativamente e professionalmente alti. Le regole da seguire per capire se un corso di formazione per insegnanti di yoga che vogliano concentrare il loro lavoro sui bambini sono le stesse di cui sopra, a cui dobbiamo aggiungerne certamente di altre pensate proprio nello specifico per la pedagogia dei più giovani.

Meglio quindi evitare le proposte di corsi di formazione concentrati in una sola settimana: “per acquisire e digerire le competenze essenziali servono alcuni requisiti iniziali e tempi di assorbimento, sperimentazione e verifica”. Quando si tratta di bambini e ragazzi, infatti, non si sta insegnando solo uno sport, ma si sta contribuendo alla loro crescita. Ecco perché l’insegnante dovrebbe essere in grado di conoscere a fondo le caratteristiche dell’allievo, del contesto educativo e di quello socio culturale in cui vive.

Allo stesso modo sarebbero da evitare i corsi di formazione gestiti solo da un paio di persone: “Un programma efficace richiede la cooperazione di un team di docenti, non di pochi prescelti”.

In questo senso Clemi suggerisce quindi il corso “Yoga per Crescere”, “di cui andiamo molto fieri: si sviluppa in otto incontri e vanta la presenza di un folto gruppo di insegnanti di altissimo profilo. La teoria si alterna alla pratica e le competenze vengono verificate con un questionario intermedio e una tesi di gruppo finale. Dall’anno prossimo saremo presenti anche in Toscana e in Veneto con una formula più concentrata (8 giorni + 2 week end), mantenendo le caratteristiche di serietà e ricchezza di offerta che ci contraddistinguono”.

 Giulia Mandrino 

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Cecilia

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