L’importanza scientifica dell’intervallo

Esattamente come il gioco libero, l’intervallo a scuola è un momento fondamentale della vita quotidiana dei nostri bambini. Ve ne avevamo già parlato qui, sottolineando gli aspetti positivi di questa pausa libera a scuola, che non dovrebbe essere eccessivamente controllata da parte degli insegnanti e degli educatori ma che dovrebbe essere considerata un momento di gioco libero nel quale i bambini, con libertà, sperimentano i limiti, i ruoli e le relazioni sociali.

A venirci incontro è uno studio scientifico pubblicato nel gennaio del 2013 sulla rivista Pediatrics, specializzata in pediatria.

L’importanza scientifica dell’intervallo: perché la pausa tra le lezioni è di vitale importanza nella vita dei nostri bambini

“The crucial role of recess in school”, ovvero “il ruolo cruciale dell’intervallo a scuola”: il titolo della ricerca è molto evocativo. Gli studiosi coinvolti (tra i quali il dottor Robert Murray e la dottoressa Catherine Ramstetter) volevano semplicemente mettere in luce, portando a sostegno dei validi argomenti scientifici, quanto la tendenza a diminuire i minuti dell’intervallo nelle scuole di tutto il mondo sia pericolosa, poiché l’intervallo è in realtà un momento insostituibile e necessario nella vita quotidiana dei bambini.

Durante l’intervallo, infatti, il cervello dei bambini ha la possibilità di staccare e di rompere gli schemi seguiti durante la giornata, deconcentrandosi. Ma non è finita qui, poiché giocare liberamente durante l’intervallo offre ai bambini benefici cognitivi, sociali, emotivi e fisici da non sottovalutare. Addirittura, i ricercatori definiscono l’intervallo come un complemento dell’educazione fisica. Questo perché spesso gli insegnanti tendono ad associare le due cose, diminuendo il tempo dell’una e dell’altra poiché “in eccesso”. In realtà le due cose non si sovrappongono in alcun modo ma si completano in maniera strettissima e importante.

Se l’educazione fisica, infatti, è fondamentale per lo stimolo di svariate capacità fisiche e sociali, l’intervallo lo diventa allo stesso modo per altre abilità. Durante l’intervallo i bambini giocano, camminano, corrono, chiacchierano, inventano, il tutto senza la supervisione costante e senza le regole imposte dagli adulti, e attraverso tutto questo sviluppano capacità che altrimenti rimarrebbero sopite.

La pausa tra le lezioni permette ai bambini di riposare, giocare, immaginare, muoversi, pensare e soprattutto socializzare. E se questo non bastasse a fare capire l’importanza di questo momento, pensiamo solo ai benefici a livello accademico: dopo l’intervallo i bambini sono molto più attenti e ricettivi e le loro capacità intellettive sono acutizzate. Questo perché esattamente come noi adulti per lavorare bene è necessario staccare un attimo ogni tanto.

Tornando quindi ai benefici a livello sociale, l’intervallo è insostituibile perché è un momento quasi unico durante la giornata. I bambini non hanno in nessun altro luogo le possibilità che gli dà l’intervallo: non durante le lezioni condotte dagli insegnanti, non al parco supervisionati dai genitori, non durante le attività del dopo scuola, non a casa… Perché è praticamente solo durante l’intervallo che possono giocare con i ruoli, determinare le proprie regole, fare gruppo, interagire con i loro coetanei in libertà. Il tutto sotto la supervisione degli insegnanti, che è diversa da quella dei genitori.

Durante l’intervallo, quindi, i bambini imparano a comunicare tra loro, a negoziare, a litigare, a cooperare, a condividere, a risolvere i problemi. E poi provano sulla propria pelle l’autocontrollo e mille altre abilità, il tutto con i propri compagni, non confrontandosi con gli adulti.

Tutte queste frasi sembrano quasi un’ovvietà, ma non è così, perché è vero che l’intervallo viene sempre considerato pochissimo o addirittura ne vengono diminuiti i minuti a favore di altre lezioni. No, non è assolutamente giusto e non è nemmeno producente. Anzi. Diminuire le ore di intervallo significa togliere ai bambini energia e concentrazione innanzitutto. E significa in secondo luogo negare loro la possibilità di crescere armonicamente.

Giulia Mandrino

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