L’educazione empatica, ovvero la collaborazione al posto dell’imposizione

Le nostre reazioni e la relazione con i nostri figli sono fortemente condizionate dagli obiettivi che ci poniamo: è molto importante esserne consapevoli per poter operare delle scelte e creare la relazione che vorremmo.

Trovare l’equilibrio non è facile e continuare a mantenerlo richiede altissime dosi di pazienza, resilienza e capacità di mediazione. Insomma, impegnativo vero? Capita di perdere l’equilibrio, ma questo non ci rende genitori peggiori: educare i figli non è una gara alla perfezione.

Un modello educativo che si basa su questa convinzione è l’educazione empatica, che, come dice il nome, si fonda sull’empatia, ovvero la capacità di ascoltare l’altro, di mettersi nei panni altrui e di sentire davvero le emozioni provate da chi sta di fronte.

Non imposizione, ma collaborazione

L’educazione empatica svolge il ruolo di “guida” nel percorso della famiglia che sceglie la collaborazione piuttosto che l’imposizione e che non ritiene la violenza fisica (né quella verbale) uno strumento comunicativo adeguato ad un bambino.

Badate: considerare importanti i bisogni di un bambino non significa permettergli di fare qualunque cosa abbia in mente né nascondere le conseguenze eventualmente negative delle sue azioni.

Cos’è giusto? E cosa sbagliato?

I genitori molto frequentemente mi chiedono:
- È giusto permettere a mio figlio di scegliere i vestiti che vuole indossare la mattina? 
- È giusto cedere alle sue insistenze? 
- È giusto lasciarlo piangere?
- È giusto metterlo a letto alle otto?

Quando parliamo di educazione con i nostri figli non c’è GIUSTO o SBAGLIATO, non esiste una risposta universale, ma una risposta per quel bambino e per quel genitore in quel momento particolare della loro storia. Il ruolo dell’educazione empatica è quello di aiutare la famiglia a capire COME trasmettere una regola, come farla rispettare, come ottimizzare e finalizzare la comunicazione e le azioni affinché siano efficaci.

Come evitare minacce, imposizioni e castighi

Se il mio obiettivo è quello di rendere i miei figli autonomi e capaci di pensare con la loro testa, non mi comporterò in modo da renderli sottomessi e ubbidienti, non mi relazionerò con loro in maniera impositiva, non minaccerò punizioni e castighi. Frustrazione, rabbia e collera sono le emozioni probabilmente più difficili da modulare, regolare e gestire, sia per gli adulti che per i bambini ed è solitamente da queste emozioni che derivano minacce, punizioni e castighi.

Vediamo un modo per evitarli.
Se siete davvero in collera con vostro figlio e volete che modifichi un comportamento che contrasta con i vostri bisogni, non dimenticate che il vostro atteggiamento diventa un modello per lui, che farà proprio per gestire la sua rabbia. 

Una soluzione che trovo particolarmente efficace segue questo schema:
1) VEDO CHE.... 
2) SENTO CHE.... 
3) HO BISOGNO DI..... 
4) POTRESTI TU....
5) MOTIVAZIONE INTERNA

Come prima cosa osservo che cosa sta accadendo in una determinata situazione senza esprimere un giudizio (1), poi identifico ed esprimo le mie emozioni (2), riconosco le mie necessità, i miei bisogni ed i miei valori (3), esprimo richieste chiare e negoziabili (4) e infine fornisco una motivazione all’interlocutore.

Per esempio: 
Mamma: “per favore, Marco, rimetti in ordine la tua stanza”.
Marco non lo fa.
Mamma: “Marco, ti ho detto duemila volte che devi sistemare la tua stanza prima di cena, ma non serve a niente, tanto tu non ascolti mai”.

Al posto di queste frasi possiamo usare:

Mamma: “vedo che la stanza è in disordine e sono arrabbiata perché ci metto tanto tempo a pulirla quando è in questo stato, potresti prenderti l’impegno di sistemare per bene le tue cose il sabato mattina? Renderesti più facile il mio lavoro”.

Educazione empatica: il potere della motivazione interna

La semplicità di questa frase, ne convengo, è soltanto apparente, e nasconde in realtà una fase complessa che richiede consapevolezza di sé e dell’altra persona. La cosa più difficile è sicuramente quella di identificare il comportamento preciso degli altri senza generalizzare e senza giudicare (non ascolti mai - ti comporti male - devo sempre farlo io). Inoltre, è estremamente difficile individuare il vero bisogno ed esprimerlo facendo una richiesta chiara e precisa nel qui e ora (“prometti che lo farai”, “potresti farlo adesso, per favore”).
Il punto (5) è di estrema importanza perché fornisce al bambino una MOTIVAZIONE INTERNA COLLABORATIVA (riconoscimento, valore) piuttosto che esterna (premio fisico: tv, gioco ecc).

La motivazione interna genera inclusione nelle dinamiche familiari, sottolinea il ruolo del bambino e l’utilità delle sue azioni, aumenta la sua autostima e la fiducia nelle sue competenze.
Il bambino comprende così che ciò che fa è degno di fiducia e ottiene il consenso delle persone cui vuole bene e questo contribuisce a sviluppare la sua auto-efficacia.

Quello descritto oggi è solo un piccolo pezzo dell’immenso puzzle che rappresenta le relazioni di una famiglia, ma è proprio così che inizia ogni cambiamento, un pezzettino alla volta, tutto si incastra e la visione d’insieme non tarda ad arrivare.

Se dopo aver letto tutta la letteratura disponibile sugli approcci educativi, sentite di avere ancora difficoltà a finalizzare l’azione e rendere efficace la comunicazione, allora forse è il momento di cercare il confronto con un professionista. 

Le relazioni con le persone, anche in una realtà governata da Google e da tecniche/metodi/strategie universalmente valide, rimangono indispensabili per comprendere una STORIA, la vostra storia, che è UNICA e IRRIPETIBILE e merita ascolto e attenzione.

Barbara Bove Angeretti

Consulente per il sonno e l’educazione empatica

Presidente dell’associazione Maternage

Mamma di due bambine, studiosa nerd

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Cecilia

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