3 approcci alla scuola sconosciuti in Italia e che tutto il mondo imita

Nemo propheta in patria. Proprio vero, anche quando si parla di approcci pedagogici. In Italia abbiamo i tre migliori metodi educativi, eppure li snobbiamo come fosse niente. E sì che nel resto del mondo hanno ormai preso piede, e in maniera massiccia!

Parliamo dei metodi Montessori, Reggio e Munari, i grandi snobbati in Italia: 3 approcci alla scuola sconosciuti in Italia e che tutto il mondo ci imita

Certo, anche in Italia sono presenti molte scuole che ne seguono i dettami. Ma, diciamolo, spesso si tratta di strutture private che costano un occhio della testa, o laboratori sporadici presenti in qualche programma, ma senza continuità. Addirittura, certi metodi come quello ideato da Bruno Munari vengono utilizzati (correttamente, ma in maniera comunque limitata) in laboratori e workshop per adulti o sui luoghi di lavoro, senza però venire inseriti in programmi scolastici che ne ricaverebbero altrettanti benefici.

Per quanto riguarda invece i metodi stilati da Maria Montessori e Loris Malaguzzi (quello delle scuole di Reggio, appunto) nel secolo scorso vanno forte, anzi, fortissimo, nei paesi di lingua anglosassone: facendo una veloce ricerca online vi renderete conto che la maggior parte dei blog che ne parlano e la maggioranza delle scuole che presentano i programmi ispirati a questi due pedagogisti sono in lingua inglese, e gli istituti montessoriani e ispirati al Reggio Approach ormai proliferano tra America e Gran Bretagna (in totale ci sono circa 22.000 scuole Montessori nel mondo; in Italia sono circa 150, in America 4.500, tanto per capirci)!

Gli anglosassoni, dunque, si sono resi conto dell'efficacia di tali metodi. Perché noi no? Perché fermarsi a sistemi ormai standard che puzzano un po' di vecchio?
Prendiamo il metodo Montessori, ideato dalla pedagogista Maria Montessori nel Novecento. Non stupisca se è uno tra i più osannati all'estero: la qualità e l'efficacia sono concrete, provate, e un metodo così semplice eppure così attento a tutti i bisogni del bambino non può che essere tra i primi in classifica!

Sostanzialmente, questo metodo senza tempo, innovativo seppur vecchio di quasi cento anni, si fonda sull'idea di indipendenza del bambino e sulla sua mente assorbente. Vestirsi da soli, mangiare da soli, potersi muovere liberamente in casa o a scuola e imparare secondo le proprie tendenze e i propri tempi è ciò che concretamente detta il metodo montessori. Il bambino è un individuo unico con la sua personalità, e come tale gli deve essere consentito di apprendere e di crescere secondo le sue modalità. Non solo: la mente assorbente dei bambini, che assimila tutto ciò che lo attornia nei primi anni di vita, è centrale in questo metodo. Nei primi 3 anni il bambino assorbe indipendentemente da ciò che gli adulti attorno a lui compiono, ma dai 3 ai 6 anni la sua mente è parzialmente malleabile. Tutto ciò che lo colpisce e che entra nella sua testa contribuisce a formare la sua persona, e Maria Montessori lo sa bene. Per questo secondo il suo metodo sono centrali lo stimolo e la creatività intesa come strumento d'apprendimento globale.

La creatività e l'arte sono pilastri anche degli altri due metodi fiore all'occhiello (snobbato) dell'Italia, e cioè il Reggio Approach (vedete, il termine con il quale è maggiormente conosciuto è inglese, ça va sans dire...) e quello ideato dall'artista poliedrico Bruno Munari.

Anche nel Reggio Approach, come in quello Montessori, al centro sta il bambino, inteso come individuo con una propria identità e costruttore delle proprie conoscenze. Stando al centro di tutto il bambino, nelle scuole di Reggio (chiamate così perché il metodo è originario proprio di Reggio Emilia, città nella quale il pedagogista Loris Malaguzzi fondò le prime scuole) il sapere non viene diviso in settori trattati come compartimenti stagni, ma l'apprendimento avviene trasversalmente, in base anche alle esigenze delle classi, nelle quali si predilige il processo piuttosto che il risultato, il percorso più che la meta.

Sia nelle scuole montessoriane che in quelle reggiane l'ambiente è importantissimo, guarda al bambino (per Maria Montessori tutto dev'essere naturale e all'altezza dei piccoli, per Malaguzzi accogliente, ampio e pensato per favorire la collaborazione e il lavoro di gruppo), e le scuole sono sempre davvero bellissime.
E, oltre alle classi, nelle scuole di Reggio è fondamentale l'Atelier, con la figura dell'atelierista (il "maestro d'arte"), in quanto la creatività è intesa come sperimentazione attraverso cento linguaggi per apprendere in maniera più attiva.

Bene, lo stesso vale per Bruno Munari, che negli anni Settanta ideò i suoi laboratori: anche per lui il bambino deve raggiungere l'indipendenza, attraverso un metodo didattico basato sul fare.

Giocare con l'arte in tutte le sue forme significa per Bruno Munari dare al bambino la possibilità di imparare i processi di codificazione e rielaborazione in contrasto con quelli meccanici spesso inculcati. Facendo, e capendo "come" si fa qualcosa, il bambino otterrà uno spirito critico e propositivo fruibile poi per tutta la sua vita, a livello personale e lavorativo.

Il fare, il fare da soli, l'essere individui a se stanti con una propria identità, la creatività come strumento d'apprendimento e non mera "fantasia", l'indipendenza, lo spirito critico, il saper destreggiarsi in ogni situazione: i pilastri educativi e gli obiettivi di questi tre approcci sono incredibilmente attuali, e sarebbe bellissimo se la loro patria gli desse nuovamente il posto che gli spetta.

Non sarebbe bellissimo poter scegliere una scuola così attenta al bambino e ai suoi bisogni, così all'avanguardia, così accogliente, senza doversi preoccupare delle rette astronomiche o dell'eccessiva distanza da casa?

Sara Polotti

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