Un goccio di vino: quanto fa male ai bambini assaggiare l’alcool?

Un argomento delicato, quello dell’alcool associato all’infanzia. Ma riteniamo sia giusto affrontarlo perché sono molti i genitori che si chiedono quanto male faccia quel goccio di champagne offerto al bambino durante la sua festicciola di compleanno, o quanto sia pericoloso cucinare con l’alcool (e in questo caso vi invitiamo a leggere anche questo articolo dedicato all’argomento).

Un fatto è certo: la frase “Ma sì, ma è solo per scherzo, lascia che lo assaggi!” è molto pericolosa. E l’invito è quello a non offrire mai, mai alcool ai bambini.

Un goccio di vino: quanto fa male ai bambini assaggiare l’alcool?

Innanzitutto, partiamo da un concetto ovvio ma che ci teniamo a sottolineare: l’esempio dei genitori è sempre al primo posto nella classifica dei metodi educativi più efficaci. I bambini ci osservano e fanno loro ciò che facciamo noi, quindi è logico che anche nel campo del consumo di alcool questa regola è da seguire.

Come ci relazioniamo noi con l’alcool? Abbiamo un rapporto sano, ne beviamo con moderazione e sappiamo dire no? Oppure ne abusiamo troppo spesso, lo teniamo sempre in tavola e mostriamo come l’assenza di alcool ci faccia innervosire? Tutto questo avrà conseguenze sui bambini, che delineeranno il loro rapporto con l’alcool anche basandosi su ciò che hanno vissuto indirettamente durante l’infanzia.

In questo senso, soprattutto negli Stati Uniti e in UK, c’è una tendenza molto interessante: quella a dare in maniera continuativa e regolare un goccio di vino a tavola, diluito con molta acqua, ai bambini. Si ritiene infatti che questo accorgimento possa spingere i bambini a vedere il vino e l’alcool con responsabilità. Tuttavia non è così.

“I genitori non dovrebbero dare ai bambini piccole quantità di alcool per far sì che diventino bevitori responsabili”, si legge sul Telegraph. “Alcune ricerche mostrano come i bambini che sono stati introdotti all’alcool da molto piccoli rischiano maggiormente di diventare adolescenti bevitori e di sviluppare problemi legati all’alcool in età adulta”. I genitori, in questo caso, hanno una convinzione: quella di dare i giusti strumenti per capire l’importanza di non abusare di questa sostanza. Un po’ un controsenso, no?

Fortunatamente da noi questi casi sono pochi. Quando si parla di “goccio di vino al bambino” si intende quello dato sporadicamente in un’occasione particolare, solitamente durante i compleanni. Ma anche qui c’è da sottolineare un concetto: l’alcool fa sempre male ai bambini. E anche se noi riteniamo che una lacrima non faccia male, dobbiamo sempre tenere in considerazione il corpo dei bambini, molto più piccolo del nostro (e quindi basta anche una gradazione molto bassa a causare danni), e soprattutto in crescita. L’alcool si deposita infatti nei tessuti più ricchi di lipidi e anche in piccolissime quantità può causare ebbrezza nei bambini (e no, non c’è da ridere, dato che i danni sono a carico del loro sistema nervoso in via di sviluppo):

Da uno studio condotto dalla Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza (SIMA) in collaborazione con l’Osservatorio Permanente Giovani e Alcol, pubblicato sul Corriere, esce un quadro preciso: i genitori offrono spesso un goccio di alcool ai bambini, soprattutto durante i compleanni o i matrimoni, sin dai primi anni di vita. Sono infatti circa il 30% del campione preso in considerazione i giovani che dichiarano di avere bevuto per la prima volta un poggio di vino tra i 6 e i 10 anni. L’8% dei giovani dichiara inoltre di averlo provato prima dei 6 anni.

Un fatto è di certo chiaro: l’alcool è deleterio per i bambini. Il National Capital Poison Center degli Stati Uniti lo dichiara addirittura un veleno. Questo perché l’alcool compromette il sistema nervoso centrale (uccidendo le cellule neurali, che nei bambini si stanno ancora sviluppando) e causa ipoglicemia. L’ipoglicemia può essere poi causa di crisi e coma, e dunque di morte. Le conseguenze poi si estendono al fegato: l’alcool nei bambini compromette infatti le funzioni epatiche, dal momento che il loro fegato non è ancora del tutto formato.

 

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